La Debicke e… L’ultima notte di Aurora

Barbara Baraldi
L’ultima notte di Aurora
Giunti, 2019

E tre! Complimenti, Barbara. Torna il vice ispettore Aurora Scalviati in un giallo-noir dal titolo che intimorisce, accompagnato da una copertina buia come la notte che pare voler oscurare l’anima della sua protagonista. La caduta del personaggio centrale appare quasi la metafora della fine: forse non esiste più speranza? O a un certo punto la mente non è più in grado di elaborare l’orrore della realtà?
Aurora Scalviati non è cambiata, è sempre lei con i suoi pregi e problemi, la brava intuitiva profiler che, per quanto le costi psicologicamente e fisicamente, sa come far breccia nella mente dei serial killer per trovare la verità. Ma ancora non è riuscita a controllare appieno la sua coraggiosa impulsività che potrebbe trasformarsi in un ostacolo alle sue grandi capacità e perderla. La contorta mente di un assassino spesso ha pericolosi alleati e potrebbe far scattare delle trappole in cui è facile cadere. Aurora è un personaggio difficile, diciamo una persona difficile, spesso da prendere con le molle. Dà tutta se stessa, ma chiede tutto e magari troppo a chi è disposto a seguirla. È afflitta da disturbo bipolare, conseguenza del quasi mortale agguato al quale è scampata (ma ha ancora conficcata nel cervello una scheggia di metallo con la quale è costretta a convivere). Deve controllare con i farmaci i sintomi di ansia, ipersensibilità e spasmodica eccitazione che sfoga in durezza di carattere e che, spesso, la portano a trascurare i sentimenti degli altri ferendoli. Ma anni di pratica hanno anche affinato la sua eccezionale abilità di sfruttare il pensiero laterale che le permette di individuare, su ogni scena del crimine, ogni più piccolo particolare utile all’inchiesta. Ma questa volta il caso che dovrà affrontare è più duro e difficile del previsto perché Aurora, suo malgrado, si troverà emotivamente coinvolta.
Le ferite dell’anima sono più difficili da risanare di quelle del corpo. È lo scomodo fardello che Aurora Scalviati, oggi profiler di Sparvara, un commissariato della provincia emiliana, deve accettare e portare con sé ogni giorno. Solo per questo, ha accettato di condividere la sua esperienza durante la conferenza a Palazzo Accursio del professor Menni, docente di fama internazionale e tra i massimi esperti di disturbi post-traumatici. E sarà proprio là, mentre si rinfresca nella toilette, che Aurora incrocerà una misteriosa ragazza con lunghi e lisci capelli neri, stranamente malvestita (indossa una felpa sopra una sottoveste), che le fa una strana domanda: «Credi che si possa mai uscire dal buio?». Una domanda che la intriga e che presto si trasforma in una specie di addio perché la ragazza raggiunge la torre del palazzo, si butta nel vuoto e non sopravvive alla caduta. Un caso che rischierebbe di essere catalogato come suicidio, se non fosse per Aurora che non sa dimenticare le parole dalla sconosciuta. Poteva essere una richiesta di aiuto che lei non ha saputo cogliere? Avrebbe potuto fare qualcosa? Tuttavia deve subito tornare al lavoro, buttandosi alle spalle i sensi di colpa. Qualcuno a Sparvara ha telefonato alla polizia per segnalare il ritrovamento di un cadavere su una secca in riva al Po. La vittima ha il volto orribilmente sfigurato. Evidentemente per giorni è stato sottoposto a terribili torture e infine gettato nel fiume, dove è annegato. L’unico indizio rinvenuto sul cadavere è parte della foto di una bambina… Chi è? Cosa cercare?
Aurora sa di non poter sbrogliare questo caso da sola. Per muoversi sulle tracce dell’assassino deve poter disporre della vecchia squadra, i Reietti, e chiede al magistrato di riunirla. Ma il team di Sparvara, che in passato le aveva dato un caldo senso di appartenenza, ora purtroppo stenta a ritrovarsi. Bruno Colasanti, la roccia che al suo arrivo nella cittadina era stato l’unico punto fermo a cui appigliarsi per ricominciare a vivere, è da tempo in aspettativa. Non ha ancora superato la perdita della compagna, madre di sua figlia, e rifiuta di tornare in pista. La ex forestale Silvia Sassi, che ormai indossa l’uniforme dei Carabinieri, avrebbe voluto essere interpellata prima della forzata convocazione e l’hacker patentato Tom Carelli, poco incline a sopportare le strette regole procedurali della polizia postale di Modena, arriva e si mette al lavoro ma, quando per la prima volta nella vita si trova coinvolto in una sparatoria, è sotto choc e reagisce male. Stanca e sola, ma costretta ad andare avanti comunque, Aurora deciderà di confrontarsi con un pericoloso interlocutore, l’enigmatico ex psichiatra e omicida Curzi che, pur rinchiuso nell’isolamento di una struttura psichiatrica, sembra leggerle nell’anima e conoscere la verità. Però incontrare Curzi vuol forse dire scendere a patti con il male? E magari trasformare la caccia al responsabile di un efferato assassinio in un periglioso viaggio nelle profondità della psiche umana? Quanto a fondo e quanto lontano dovrà spingersi Aurora?
Non le resta che battersi, superare le sue ansie, provare ad aprirsi, cercare e chiedere finalmente aiuto e poi confidare sull’affetto e la rinnovata compattezza della sua squadra per sbrogliare definitivamente il mistero e provare a fare i conti con se stessa.

Barbara Baraldi, originaria della Bassa Emiliana, è autrice di thriller, romanzi per ragazzi e sceneggiature di fumetti, tra cui la serie «Dylan Dog». Il suo esordio nella letteratura poliziesca avviene sulle pagine de «Il Giallo Mondadori» con La bambola di cristallo. In contemporanea con l’uscita del romanzo in Inghilterra e negli Stati Uniti, viene scelta dalla BBC tra i protagonisti del documentario Italian noir sul giallo italiano.

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