La Debicke e… Questa non è l’Italia

Alan Friedman
Questa non è l’Italia
Newton Compton, 2019

Con il suo celebre taglio saggistico-narrativo, che ha l’enorme pregio di farsi leggere e capire facilmente, Alan Friedman ci spiega che Questa non è l’Italia. Ci racconta gli avvenimenti dell’ultimo anno italiano, che ha visto al timone la male assortita accoppiata giallo-verde, i maggiori cambiamenti e le più incombenti incognite verso le quali rischia di sbattere il muso il Paese.
Friedman, da anni acuto, attento e qualificato spettatore degli sviluppi politico-economici italiani, ci conduce per mano nelle problematiche legate ai temi attuali, per aiutarci a vedere più chiaro nella pioggia di informazioni che ci bagna ogni giorno, provando a distinguere la pur cupa realtà dalle favole (anche dette fake news). Sarebbero tante le questioni da affrontare. Per esempio: l’immigrazione è veramente un’emergenza nazionale? Le regole europee della moneta unica possono essere realmente riviste? Stavamo rischiando una nuova e pericolosa crisi che poteva affossare l’Italia? La disinvolta e pericolosa politica di attacco all’Europa, istigata dal ministro degli interni degli ultimi mesi, che non perdeva occasione per sventolare sconsideratamente la sua Excalibur leghista-sovranista, dove ci stava portando? Credere a certe fantastiche promesse di Salvini & company è come credere ai folletti che portano doni ai bimbi buoni. Da qui, e dalla immaginosa follia di una Europa sovranista, i conseguenti sbalzi dello spread. In una lucida analisi Friedman affida a un meticoloso elenco di capitoli del suo saggio le domande sul futuro dello stivale che lo inquietano e alle quali prova a dare lumi. Tra queste:

Quale significato dare al risultato delle ultime elezioni europee?
Quella dell’immigrazione è davvero un’emergenza?
Quali saranno le conseguenze sull’economia italiana dell’addio di Mario Draghi alla Banca Centrale Europea?
Quali le prospettive future per lavoro e crescita nell’era del populismo?
Le politiche economiche del governo giallo-verde sono un successo o un fallimento?

Friedman non ha limitato la sua analisi all’interno dei confini dello stivale, ma è andato oltre, verso il potenziale futuro dell’Europa, con gli instabili andamenti geopolitici che solcano il vecchio continente e le sofferte relazioni tra Europa, Russia, Cina e Stati Uniti governati dal lunatico e imprevedibile Donald Trump.
Coinvolgente, lucido, corretto, ma anche preciso, graffiante e spietato, questo nuovo libro di Alan Friedman sarebbe potuto diventare l’unica bussola per orientarci in un Paese allo sbando, e invece si è trasformato in un perfetto necrologio del governo gialloverde.
Eh già, perché Questa non è l’Italia avrebbe dovuto essere la sofferta cronaca di quattordici mesi sovranisti, con una serie di brutti retroscena e scioccanti e sporche verità, ma il suicidio politico di Salvini l’8 agosto lo ha fatto diventare una specie di testamento dell’eredità sovranista. Con i corposi aneddoti legati al povero ministro dell’economia, Tria, in trappola per dovere, che cercava a ogni costo di eludere Di Maio e le irrealizzabili richieste dei Cinque Stelle, i viaggi a Mosca del capo della Lega con la sua corte “sprovveduta” e chiacchierona. Le sue fantasie russe su un Putin pilastro del debito pubblico italiano mentre le colonne leghiste Giorgetti e Zaia spingevano Salvini a staccare la spina. La dannosa meteora Paolo Savona per fortuna finita nel dimenticatoio. Ma anche gli sproloqui del guru americano sovranista Steve Bannon, messo alle corde da Friedman con documenti e fatti che ne stroncano il mito, gli attacchi alla Commissione europea, lo spread sempre più su, il ritornello dei minibot per salvare i debiti (i minibot ossignore!).
Per fortuna sembrano oggi già capitoli chiusi. Ormai il secondo governo Conte, quello giallorosso, ha giurato. «Spero finisca per sempre l’era dell’Italia incattivita, volgare, razzista, piena di odio e paura che Salvini ha promosso nella sua attività al governo. C’è stato un rigurgito da parte della vera maggioranza silenziosa italiana contro l’estremismo. Ora gli italiani hanno bisogno di un periodo di guarigione per leccarsi le ferite».
Ma tre giorni fa, martedì 17 settembre, una altro Matteo, quel Renzi che aveva fortemente istigato la nuova via politica italiana, ha detto addio al PD e ha fondato un nuovo partito. Si è formalmente impegnato a sostenere il neonato governo italiano e probabilmente lo farà. Ma a quali condizioni? Un giro di manovella e la ruota della giostra del balletto politico italiano riparte. Aspettiamo notizie.

Alan Friedman è un giornalista statunitense esperto di economia e politica. All’inizio della carriera fu collaboratore del Presidente Jimmy Carter, poi è stato per anni corrispondente del Financial Times, in seguito inviato dell’International Herald Tribune ed editorialista del Wall Street Journal. Tra i suoi libri ricordiamo: Tutto in famiglia, La madre di tutti gli affari, Il bivio, Ammazziamo il Gattopardo (che ha vinto il Premio Cesare Pavese), My Way. Berlusconi si racconta a Friedman da cui è stato realizzato il documentario distribuito da Netflix in tutto il mondo. Con la Newton Compton ha pubblicato Questa non è l’America (per settimane in vetta alle classifiche dei libri più venduti e vincitore del Premio Roma per la Saggistica 2017) e Dieci cose da sapere sull’economia italiana, il libro di saggistica più venduto del 2018.

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