Avevo lasciato Leonardo Gori alle prese con il capitano dei Carabinieri Bruno Arcieri, che si muoveva in Toscana in un arco temporale piuttosto ampio (fino alla fine degli anni Sessanta). Lo ritrovo adesso con La città d’oro (Giunti 2013, anche in ebook), terzo romanzo con Niccolò Macchiavelli.
In un’intervista nel lontano 2009 alla domanda “Se non avessi inventato Bruno Arcieri, quale protagonista “seriale” ti sarebbe piaciuto creare?” la risposta era stata: “Il prossimo, a cui sto lavorando. E non dico di più, un po’ per scaramanzia, un po’ perché viviamo in tempi in cui gli incroci pericolosi sono spesso mal segnalati…”
Segno che la scaramanzia ha funzionato, penso. Già vincitore del premio Scerbanenco, del premio Fedeli e del premio Azzeccagarbugli, Leonardo Gori fa parte della ristretta cerchia di stimati scrittori che si cimenta con il giallo storico. Una soluzione letteraria complessa, perché richiede un attento studio di atmosfere, dettagli e ambientazioni.
In questo romanzo un emissario di Macchiavelli viaggia da Firenze a Siviglia fino al Nuovo Mondo sulle tracce di un libro fondamentale per risanare le sorti di Firenze, devastata da un morbo misterioso e incurabile. Ma il giovane Andrea non è solo in questa ricerca: sulle sue tracce si muovono (amici? nemici?) un Gigante irlandese e una giovane donna misteriosa. E chi è l’Inglese che Macchiavelli “ospita” nel palazzo della Signoria, trattenendolo contro la sua volontà?
Il Segretario (in questo romanzo particolarmente cupo e privo di scrupoli) rimane sullo sfondo, l’azione è lasciata soprattutto ad Andrea che, dopo un durissimo addestramento, abbandona la famiglia e rischia la vita per cercare “la città d’oro”. Un’utopia o una realtà?
Tradimenti, corruzione, passioni: gli ingredienti del grande feuilleton si mescolano alla storia e alla filosofia. Più che un giallo, un thriller avventuroso e ammaliante.