Carlo Bonini e Giancarlo De Cataldo
La notte di Roma
Einaudi, 2015
Noir
Roma. 8 aprile 2015. Il giovane Sebastiano Laurenti, alto elegante ironico, figlio di un onesto ingegnere suicida per debiti, educato nei migliori collegi, contempla lo spettacolo del caos, in cinque giorni è riuscito a far bruciare Roma: rivolta contro i centri di accoglienza per immigrati, caccia allo zingaro, sistematica devastazione da parte degli ultras, sciopero selvaggio dei trasporti, blocco della raccolta rifiuti, militari in strada, unità di crisi permanente al Viminale. Ora che il Samurai è in carcere tocca a lui gestire gli affari del crimine organizzato. Non beve e non si droga, ma si sarebbe innamorato della magnifica fredda deputata Pd Chiara Visone e l’alto biondo vizioso Fabio Desideri vorrebbe fargli le scarpe, così è costretto a reagire per non restar fuori dagli affari della linea C della metropolitana e del nuovo giubileo, gestiti da delegati nuovi e forse sani, l’irreprensibile monsignor Daré per il Vaticano e l’ex senatore comunista Polimeni per il Comune. Il pestaggio di un geometra il 12 marzo e il suicidio di don Paolo il 13 marzo aprono per quasi tre mesi una guerra senza esclusione di colpi, di cui il vice del Sindaco prova a essere il regista pubblico.
Il giornalista Carlo Bonini (Roma, 1967) e il magistrato Giancarlo De Cataldo (Taranto, 1956), dopo l’Ostia di Suburra (settembre 2013 il libro, ottobre 2015 il film, 2017 la serie televisiva), continuano a raccontare la criminalità fuori e dentro l’amministrazione pubblica capitale. Sembra di rileggere gli ultimi giorni di Ignazio Marino. Qui il sindaco è il coetaneo professionista prestato alla politica Martin Giardino, detto “er Tedesco”, gira in bici, permaloso e sospettoso, molto onesto, estraneo al vero Governo della città: Maggioranza, Opposizione, Partito dei Costruttori. Il Samurai assiste alla lotta di successione dalla sua cella di detenuto al 41bis in un carcere del Nord.
Il romanzo è in terza varia, personaggi principali e comprimari (alcuni presenti anche nel precedente successo) sono un miscuglio di personalità che vediamo tutti i giorni in tv, forte la tentazione di abbinar loro nomi reali. La colonna sonora rincorre i conflitti: Wagner, Doninzetti (a Seul), Bach (al funerale), De Gregori e il jazz di Adriano, che è un ottimo casalingo cuoco al Ghetto (carciofi alla giudia e rigatoni colla pajata). Vino bianco ma anche Chateauneuf-du-Pape Croix de Bois 2006.
(Articolo di Valerio Calzolaio)