La Debicke e… I bambini delle Case Lunghe

Corrado Peli
I bambini delle Case Lunghe
Fanucci Time Crime, 2018

1985. A Case Lunghe, un quartiere della frazione di San Felice dove tutti si conoscono, la vita scorre lenta, sempre uguale e i bambini, una banda unita composta da Davide, Carlo, Eleonora, più grandi, ai quali si aggregano Laura e Nunzio, più piccoli e paurosi, crescono sognando meravigliosi viaggi a bordo di una obsoleta e non più in grado di marciare 131 Fiat. Una banda di amici che scorrazza in bicicletta per le campagne della bassa bolognese. E nei lunghi e assolati giorni di vacanza, esplorano i dintorni e, inseguendosi per le stradine dei campi in cerca di emozioni forti e improbabili avventure, azzardano qualche misteriosa puntata in ville della zona che si dicono abbandonate. Poi ci sono i raduni festaioli, gli scontri intrapresi e irrisolti con una banda di ragazzi più grandi. E poi c’è don Gaetano, il gigantesco e pragmatico parroco capace di tenere in riga tutto, anche quando ogni cosa sembra dovere andare in pezzi. Don Gaetano che ama talmente i suoi ragazzi da non esitare a mettersi in gioco.

La storia, un gran bel noir che si nasconde tra le nebbie della “Bassa”, si sviluppa in due epoche: il 1985, con i flash back che rimandano a quando i protagonisti erano bambini, e il presente, il 2016, con quei bambini diventati adulti, chi restando a vivere a Case Lunghe, chi trasferendosi in città. Ma cosa è veramente accaduto in quella lontana notte del 1985? Qualcosa che ha segnato per sempre il loro destino e che, più di trent’anni dopo, li costringerà ad affrontare se stessi. Ci sono Carlo, che allora era rimasto orfano e che ha scelto di fare l’agricoltore nella piccola azienda di famiglia, Eleonora, che ha interrotto la sua carriera di avvocato per tornare a gestire la locanda paterna, e Davide, che ha avuto gran successo e oggi è assessore regionale. Ma ci sono anche Laura e Nunzio e le loro scelte forzate e non. E il muscolare ricordo di Don Gaetano. Ma quei silenzi, quegli orizzonti bassi, quelle nebbie che sembrano non diradarsi mai custodiscono segreti inconfessabili, violenze soffocate nel perbenismo, passioni proibite consumate e rinnegate, silenzi ottenuti con il ricatto… Finché un gruppo di bambini si è ribellato tragicamente, creando un nuovo ordine che pareva durare. Ma, trentun anni dopo, l’arrivo di don Stefano Vitali, inviato a San Felice per dirimere i particolari burocratici di un ingente lascito alla parrocchia della frazione, fa riemergere dal passato i cupi contorni di un dramma che avrebbe dovuto essere dimenticato per sempre. L’ambientazione di I bambini delle Case Lunghe è uno dei maggiori punti di forza di questo romanzo. Una ambientazione bucolica che oggi non è più attuale, ma che invece più di trent’anni prima era ancora vera e tangibile. Allora a quaranta km da Bologna si respirava un’altra aria, la mentalità, le abitudini e le priorità della gente erano altre, diverse. La Case lunghe facevano parte di San Felice, un paesino dove il gigantesco e adorato parroco don Gaetano dettava legge, raddrizzava torti, puniva misfatti e riusciva a far girare lo sguardo anche al maresciallo dei carabinieri. I bambini delle Case Lunghe a piedi e in bicicletta fendevano quella loro personale nebbia fatta anche di incoscienza, ignoranza e omertà che poi era la stessa acquisita, vissuta e accettata dai loro genitori. Tutti volutamente inconsapevoli delle possibili conseguenze e alla fine forse spingendosi troppo oltre. Quei bambini però oggi non sono più gli stessi, sanno che niente potrà essere come prima, anche se molti hanno lasciato che la nebbia annacquasse il passato. Ma se Don Gaetano, che ama i suoi ragazzi e che cerca di proteggerli prima di tutto da se stessi, sapeva e ha taciuto, ora chi mai potrà dire?
Da leggere.

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