La Debicke e… Un uomo in fuga

David M. Guss
Un uomo in fuga
Newton Compton, 2018

La vera storia del tenente Alastair Cram, l’ufficiale scozzese che durante la Seconda guerra mondiale, fatto prigioniero dai nazisti, evase ben 21 volte dai vari campi di concentramento in Africa, Italia e in Germania.
È il novembre del 1941 quando il tenente Alastair Cram, dopo che il suo carro è stato distrutto durante la scontro con i tedeschi e lui dato per morto, viene fatto prigioniero da un soldato della neonata Afrika Korps a Sidi Razegh, in Nord Africa, durante l’operazione Crusader, piano concepito dall’Ottava armata per sbloccare l’assedio di Tobruck. La sua guerra sui campi di battaglia era finita, ma stava per cominciare la lunga odissea dell’uomo che riuscirà a sopravvivere a dodici duri campi di concentramento, a tre spaventose prigioni della Gestapo, affrontando anche la tortura, e a un manicomio criminale.
Ma, tirate le somme, Un uomo in fuga, riscrittura e condanna delle sofferenze subite dai prigionieri e delle atrocità commesse dai loro carcerieri durante la Seconda Guerra Mondiale, si trasforma anche, per l’indomito spirito degli uomini che le vissero, nell’avvincente racconto delle imprese compiute da Alastair Cram, laboriosamente raccolte dallo scrittore americano David Guss attraverso ricordi, diari e testimonianze dirette.
Al momento della sua cattura, il tenente della Royal Artillery Alistair Cram aveva trentadue anni. Parlava correntemente tedesco, italiano e francese, prima di diventare ufficiale era stato un brillante avvocato e fin da giovanissimo un eccezionale scalatore. Ognuna di queste capacità gli fu utile, ma fu soprattutto l’allenamento sportivo, che aveva forgiato il suo fisico e il suo spirito di resistenza, a consentirgli di perseverare nel cercare la fuga e di trovare la forza per sopravvivere a gravissime ferite.
Il più drammatico dei tentativi di fuga fu forse quello da Gavi, il “Colditz italiano”. Gavi era un castello millenario, inserito in un forte del XVII secolo, una prigione di massima sicurezza vicino a Genova, nella quale venivano inviati “I pericolosi”, soprannominati così perché tutti avevano tentato la fuga almeno una volta. Quando Cram fu mandato a Gavi era reduce da ben sette falliti tentativi di fuga a Derna in Africa, in navigazione verso l’Italia, in Sicilia a Castelvetrano, a Capua dove cominciarono a chiamarlo il Barone, all’Aquila, a Padula e in treno verso la Liguria prima di arrivare a Gavi dove scontò 40 giorni di prigione dura. Fu qui, in un’atmosfera particolare che aveva creato tra i prigionieri un profondo legame di amicizia e collaborazione, che Alastair Cram inserì David Stirling, il leggendario fondatore della SAS, le forze speciali inglesi, tra gli undici prescelti per quella che doveva diventare l’evasione “per mezzo del tunnel della Cisterna”, uno dei progetti più avventurosi e fino ad oggi meno conosciuti di fuga di massa durante tutta la guerra.
Cram fu ripreso, ma ormai per i suoi carcerieri era conosciuto come “evasore seriale”. Una specie di sindrome di Houdini gli impediva di restare prigioniero. Attraverso le testimonianze degli ufficiali britannici che furono suoi complici nei tanti tentativi di fuga, sappiamo che Cram provò e riprovò fino all’ultimo quando, con l’avvicinarsi delle truppe alleate, la detenzione si faceva sempre più pericolosa per l’ordine dato da Hitler di eliminare tutti i facinorosi. Ma finalmente, ad aprile del 1945, riuscì ad allontanarsi definitivamente da una colonna di prigionieri in trasferimento, garantendosi la salvezza. Una ricostruzione dettagliata, accurata testimonianza di una storia di coraggio e di resistenza alle avversità.
Un libro intrigante, vero ma dai toni romanzeschi e profondamente commovente, che fa luce sulle straordinarie imprese e sulla inedita vita di una persona che ha saputo confrontarsi con ogni improbabile probabilità, e un grandioso epitaffio alla ostinata determinazione dello spirito umano che impone di non mollare mai.

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