La Debicke e… La lista nera

Harald Gilbers
La lista nera. L’ex commissario Oppenheimer e la resa dei conti
Emons, 2019

Torna in libreria Harald Gilbers, autore tedesco poco noto in Italia, forse perché scrive di argomenti ostici a chi non ha ricordi diretti e magari pensa che quei ricordi sarebbero da scordare.
I suoi romanzi, che inquadrano fedelmente l’agghiacciante periodo dell’Era Nazista tedesca, della sua fine e dell’immediato dopo, come questo, sono accurati gialli storici che dovrebbero far riflettere e magari servire da indispensabile ripasso a chi volesse informarsi davvero. Sissignori, perché Harald Gilbers, senza dare lezioni o spendere giudizi, narra senza fronzoli ciò che accadde allora e lascia al lettore il compito di valutare. Lui non esprime condanne, si limita a ritrarre quello che fu lo scenario in Germania, la supina accettazione e l’ottuso servilismo di un popolo che per anni, dopo essersi lasciato affascinare dalle grida, dai proclami di una mostruosa dittatura, con inaudite complicità politiche anche internazionali, ha calpestato tutti i diritti umani. Una dittatura che, indorata dal potere, aveva avviluppato i cervelli e le coscienze di troppi tedeschi, plagiandoli e costringendoli a chiudere bocca, occhi e orecchie. Fino a doversi risvegliare, quelli che sopravvissero, in un mondo in preda alla fame e alle rovine.
Dicembre 1946. L’inverno, che ha aggredito le strade con neve e ghiaccio, si annuncia già come il più freddo del secolo. Ciò nonostante a Berlino, pur divisa in ben quattro settori (americano, inglese, francese e russo), comincia lentamente la ricostruzione. Stanno riaprendo in sedi improvvisate teatri e cinema, ma purtroppo le tessere distribuite tra la popolazione non garantiscono la sopravvivenza quotidiana. Viveri e soprattutto combustibile scarseggiano, costringendo la gente ad ammassarsi nei pochi locali che si riescono a scaldare, ma non basta: con le tubature gelate anche l’acqua manca. Bisogna andarla a prendere alle poche pompe in funzione. Tra ammassi di macerie, che servono da magro rifugio a pochi disgraziati, e muri pericolanti, l’unica cosa che prospera nella città martoriata è il mercato nero. Si vende e si compra di tutto, tutto ha un possibile mercato.
Per tenersi lontano dalle quotidiane scaramucce ideologiche (o peggio) tra Alleati, l’ex commissario Richard Oppenheimer, ebreo scampato al campo di concentramento solo per aver sposato una donna di razza ariana, ma che aveva dovuto rinunciare al suo incarico di poliziotto, non è ancora tornato in servizio attivo e, seduto a una scrivania dell’Ufficio Ricerche, smista tranquillamente le schede delle persone scomparse.
A costringerlo a rimettersi in pista sarà il colonnello sovietico Aksakov, ufficiale del N.K.V.D. per il quale mesi prima ha risolto un difficile caso, che lo arruola per indagare su un brutale omicidio e scagionare un funzionario comunista arrestato dalla polizia vicino al cadavere. Il corpo nudo di un uomo anziano infatti, con gambe e braccia coperte di scritte con nomi, è stato ritrovato dietro ai bidoni della spazzatura di un edificio tra la Hermannstrasse e Neukolln fuori dalla zona sovietica. In bocca al morto i resti carbonizzati di un foglio. Un lista nera?
Il morto si chiama Orminski. Ma il ritrovamento del cadavere fa parte di un diabolico piano accuratamente premeditato, iniziato mesi prima, che ha già ucciso. Orminski non è la prima vittima e l’ex commissario Oppenheimer, in veste di specialista, dovrà rintracciare il vendicativo fil rouge che collega una serie di delitti con identiche stimmate (tutti i corpi avevano gli stessi nomi scritti con inchiostro nero) strettamente collegati agli orrori di un campo di concentramento.
Muoversi e avere i documenti necessari per circolare o addirittura uscire di casa non è facile. Tuttavia questo problema non ha bloccato un uomo furbo, intriso di sete di vendetta, che intende andare avanti fino a quando non l’avrà completata. Toccherà all’ex commissario Oppenheimer, con l’aiuto del’ispettore Billhardt e dei suoi assistenti Wenzel e Reinmann, il difficile compito di provare a fermarlo.
Romanzo bello e coinvolgente, che ci rimanda indietro nel tempo, tra le rovine di una Berlino semi paralizzata dal freddo, a seguire Oppenheimer che macina chilometri in sella alla sua preziosa bicicletta, nei suoi rischiosi appuntamenti e nei pochi e intensi momenti di vita domestica vissuti nella difficile quotidianità di allora. Un dopoguerra berlinese diverso, peggiore che in ogni altro paese occidentale. La guerra fredda è alle porte e negli anni successivi Berlino diventerà sempre più zona bollente, culla di loschi affari e astrusi complotti internazionali.
Confidiamo nel ritorno di Oppenheimer in un prossimo libro di Gilbers. Lui ormai, nonostante la pesante influenza sovietica, pensa di tornare in polizia a fare il suo lavoro, quello che, come dice sua moglie: «Tanto ti sei già rimesso a fare l’ispettore…» Perché il suo destino è quello di ripartire da capo, avvalendosi del suo straordinario talento e del suo famoso intuito, per sbrogliare altri delitti.
L’ex commissario Oppenheimer è protagonista di altri tre precedenti romanzi di Harald Gilbers, Berlino 1944, I figli di Odino e Atto finale, sempre editi da Emons Edizioni.

Harald Gilbers (Monaco di Baviera, 1969) ha studiato letteratura inglese e storia moderna e contemporanea. Prima di diventare regista teatrale, ha lavorato come giornalista delle pagine culturali e per la televisione. I suoi gialli sono tradotti in francese, polacco, danese e giapponese. Il primo romanzo della serie dell’ex commissario Oppenheimer, Berlino 1944. Caccia all’assassino tra le macerie (pubblicato da Emons nel 2016), ha vinto il Glauser Preis 2014, uno dei più importanti riconoscimenti per i gialli in Germania, mentre il secondo romanzo, I figli di Odino, ha ottenuto in Francia il Prix Historia 2016.

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