La Debicke e… La missione segreta che ha cambiato la Seconda guerra mondiale

William Geroux
La missione segreta che ha cambiato la Seconda guerra mondiale
Newton Compton, 2019

Un’eroica storia di coraggio avvenuta nel 1942, durante la Seconda guerra mondiale, tra l’Islanda attraverso il Mar Glaciale Artico fino al porto baltico di Arcangelo. Un’eccezionale storia vera di sopravvivenza e collaborazione: il lungo, pericoloso e gelido viaggio tra i ghiacci di quattro imbarcazioni alleate che si trasformarono in fantasmi per attraversare l’Artico in barba agli aerei e ai sottomarini tedeschi e consegnare ad Arcangelo i rifornimenti necessari alla sopravvivenza dello sforzo bellico sovietico.
Il 4 luglio 1942, quattro navi alleate – tre mercantili americani: Il Troubadour, l’Ironcloud e il Silver Sward e l’Ayshire, un grosso peschereccio inglese dotato di armi antisommergibili – costretti dall’ordine dell’ammiragliato a sparpagliarsi e separarsi dal convoglio, decisero di fare fronte comune, lasciare la rotta più breve e dirigersi più a nord, penetrando nella banchisa polare, in cerca di copertura e rifugio dai bombardieri nazisti e dagli U-boat.
Nonostante i rischi del pericoloso labirinto gelato, affollato dalle taglienti punte degli iceberg che si scioglievano sotto l’estivo tepore solare, giudicarono con questa scelta di aver una migliore possibilità di sopravvivenza, rispetto al resto delle imbarcazioni del convoglio mercantile, nome in codice Diciassettesimo PQ (Convoy PQ-17), che all’inizio del viaggio contava ben trentacinque navi adibite al trasporto di aiuti da guerra per un valore di 1 miliardo di dollari, destinati al porto sovietico dell’Arcangelo, lasciato senza difesa a subire gli attacchi tedeschi via mare e via cielo. I quattro fuggitivi, nascondendosi alla vista del nemico grazie alla pittura bianca stesa sugli scafi e a nivee tovaglie e lenzuoli a fasciare i fumaioli, riuscirono a salvarsi e proseguire con il carico intatto verso il porto sovietico di Arcangelo, guadagnandosi il soprannome di fantasmi.
Bisogna tenere presente, storicamente parlando, che nell’estate del 1942 gli inglesi erano alle corde dopo Dunquerque, l’America aveva da poco subito il feroce attacco di Pearl Harbour che l’aveva costretta a entrare in guerra e la Germania, dopo aver liquidato la Francia e ributtato gli inglesi in mare, aveva impegnato il grosso del suo esercito contro l’ex alleata Unione Sovietica e, avanzando da conquistatore fino a Mosca, aveva costretto Stalin a legarsi in una fragile alleanza con Gran Bretagna e Stati Uniti. Per sostenerlo, Roosevelt e Churchill avevano organizzato degli aiuti di materiali e viveri per mezzo di convogli artici, fatti da navi mercantili, delle carrette del mare messe faticosamente assieme, malamente armate, che, scortate da unità alleate, erano destinate a rifornire il popolo russo allo stremo. Gli equipaggi delle navi erano stati arruolati per lo più tra marinai di navi mercantili e posti sotto il comando di ufficiali della marina militare.
E Il 17° convoglio (PQ-17) aveva appena iniziato ad attraversare l’Atlantico del Nord, quando l’ammiraglio tedesco Reader minacciò, con un’operazione chiamata La morsa del cavallo, di schierare la temibile portaerei Tirpitz, soprannominata Il lupo cattivo, per annientarlo.
In mancanza di informazioni attendibili, l’ammiragliato britannico, nel pavido timore della perdita di insostituibili navi da guerra, ordinò alla sua flotta di disperdersi e lasciare il convoglio senza difesa. La luce del giorno artico di ventiquattro ore in piena estate non dava tregua e i bombardieri attaccavano senza posa. Cosa che provocò un’ecatombe. In seguito Churchill stesso definì quell’ordine “l’episodio più triste di tutta la guerra”.
La politica di alto livello che mise Convoy PQ-17 sotto il tiro incrociato dei nazisti, mentre una difficile alleanza appena forgiata rischiava di dissolversi e il destino del mondo restava in bilico, coinvolse anche gli equipaggi delle navi fantasma. E quindi il comandante della Silver Sward, che veniva dal Maine, il guardiamarina della Marina statunitense Howard Carraway, imbarcato a bordo del SS Troubadour, un ragazzo di campagna della Carolina del Sud, uno dei tanti americani per i quali il convoglio avrebbe dovuto essere il primo assaggio di guerra; il guardiamarina William Carter della US Navy Reserve che, per salire a bordo della SS Ironclad, aveva rinunciato ad entrare alla Harvard Business School e anche Leo Gradwell, avvocato di grido ma anche tenente di riserva dalla Royal Navy Reserve, messo al comando dell’HMT Ayrshire, un peschereccio che era stato convertito in nave antisommergibile.
Una parte di storia non riconosciuta, che si è preferito tenere nascosta, forse per non sentire il peso delle troppe ambigue responsabilità. Uomini normali trasformati in soldati per il bene comune e troppo spesso sfruttati senza riguardo in strategie belliche – e a conti fatti gli iceberg erano pericolosi quanto i nazisti…
Una saga avvincente dedicata agli appassionati della seconda guerra. Un punto vitale ma purtroppo dimenticato della stessa. Una lettura da cardiopalma che immerge, circondati dai ghiacci, nel mezzo dell’oceano Artico e che non ci permette di dimenticare che la guerra combattuta dagli U-Boat tedeschi contro i mercantili americani fu mortale e drammatica, tanto che alla fine i membri della Marina mercantile degli Stati Uniti fecero registrare il doppio del tasso di mortalità di quelli della Marina Militare.

William Geroux ha lavorato come giornalista per oltre venticinque anni, collaborando con il «New York Times», l’«Associated Press» e molti altri quotidiani locali, prima di dedicarsi alla scrittura. È nato a Washington D.C. ma attualmente vive a Virginia Beach. Per saperne di più: www.williamgeroux.com

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