To Rome With Love: lo avete visto?

Io sì, e – tralasciando il fatto che adoro Woody Allen – ho riso e mi sono emozionata. E alla fine mi sono interrogata: mr Allen avrà voluto omaggiare Roma, o invece ci ha clamorosamente presi in giro? Non sono riuscita a darmi una risposta definitiva,  ma un’idea ce l’ho.

To Rome with Love è un film antologico (da qui, probabilmente, il titolo iniziale The Bop Decameron, poi cambiato in quello attuale passando per Nero fiddled, traducibile all’incirca come “Nerone si trastulla”).
Ci sono una serie di personaggi, e di storie, al limite del paradosso (ma giusto al limite, come se fossero appena appena sopra le righe, “stretched”, rispetto a ciò che normalmente accade). C’è il signor Nessuno che diventa famoso all’improvviso e altrettanto all’improvviso cessa di esserlo; i perfetti sposini a cui succede di tutto; i novelli fidanzati alle prese con i rispettivi suoceri; la coppia di americani insidiata da un pericoloso terzo incomodo.
Cast ricchissimo (spicca la squadra di Boris quasi al completo), sinergia interamente italo-americana se si esclude la bravissima Penelope Cruz nel ruolo di una prostituta di buon cuore. Interpretazioni di tutto rispetto per Alec Baldwin, Antonio Albanese e lo stesso Woody Allen, che si è ritagliato il ruolo del suocero nevrotico (alla moglie psicanalista che tenta di analizzarlo dice “Se incontri Freud digli di restituirmi tutti i miei soldi”).

Roma con gli occhi di un americano è bellissima, peccato che ci siano gli italiani, sembra dire mr Allen. Come se avessimo uno straordinario talento nell’incasinarci la vita. La critica nostrana sembra aver rilevato solo gli stereotipi e da questo ha tratto impressioni negative, ma a me sembra, al contrario, che quegli stereotipi siano terribilmente reali e che agli occhi degli stranieri ci caratterizzino. Dovremmo essere più attenti all’immagine di noi stessi che diamo all’estero.
E scommettiamo che invece agli americani piacerà? Perché è proprio così che ci vedono, temo. Un po’ bigotti, bugiardi, schiavi delle apparenze e amanti della musica classica (e del canto sotto la doccia). E sono convinti che Roma sia il posto perfetto per innamorarsi (!!).
Forse quello di Allen è uno sguardo naif? A tratti può sembrarlo, ma è utile, a volte, guardarsi con gli occhi di un estraneo. Per riconoscere vizi e virtù, per imparare a cambiare. Se lo sguardo, poi, è quello del piccolo genio ebreo che ha sempre messo in piazza le sue nevrosi, facendone un punto di forza, diamogli credito: Woody Allen sta cercando di dirci qualcosa. E lo fa “with Love”.

6 Comments

  1. M’incuriosisce la figura di Benigni nel film (che non ho ancora visto, dovrò rimediare): quest’uomo che diventa celebre per non-si-sa-cosa è molto attuale. Della serie “non si è più in tv perchè si è famosi, ma si è famosi perchè si è in tv.” 🙂
    Su Roma e l’innamorarsi: agli occhi di un visitatore, Roma è una città meravigliosa. Se la si visita con la persona del cuore, l’effetto è raddoppiato (esperienza personale).

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  2. Io l’ho trovato più che godibile, anche se da 24 ore sto discutendo (altrove) circa l’esattezza della battuta sul Q.I.
    Attendo altri pareri in merito 🙂

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  3. Il film merita davvero, come tutti i film di Allen per altro!

    Unica nota stonata… un product placement un po’ troppo ostentato… acqua san benedetto, salumi beretta, passato mutti, caffè illy, pasta garofalo, lancia e potrei continuare all’infinito…

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