La sconosciuta del lago di Nicola Verde

Qualche giorno fa, guardando Criminal Records (ricostruzione di crimini d’epoca narrata dall’inquietante Roberto Sbaratto), mi sono ricordata di aver letto un romanzo, quest’estate, di cui non ho scritto la recensione.
Ma poiché a distanza di qualche mese lo ricordo ancora, devo dedurne che qualcosa di positivo mi ha lasciato. Si tratta di La sconosciuta del lago (Hobby & Work, 2011) di Nicola Verde, un true crime che racconta la triste storia di Caterina Mazzarese. Il romanzo si apre con il ritrovamento, da parte di due giovani, del cadavere gravemente mutilato e decapitato di una giovane donna nei pressi di un lago. È l’estate del 1955 e sul caso indaga il terribile commissario Leopoldo Malerba (per una volta uno sbirro tutt’altro che accattivante), che ricostruisce non solo l’identità della donna, ma anche la squallida vicenda familiare da cui Caterina si era allontanata.
La vicenda – ispirata a un fatto realmente accaduto – è ricostruita attraverso le “voci” incrociate di chi conosceva la ragazza e della ragazza stessa (e questo è l’aspetto che appesantisce l’intreccio: è pur vero che ci sono voci diverse, ma tutte convengono i un’unica direzione e non apportano significative novità al caso).
L’aspetto rilevante invece è che se nella realtà il caso non ha mai trovato soluzione, nel romanzo Verde inventa un cattivo memorabile. Nel complesso non il miglior Verde, ma è pur sempre un lavoro onesto.

2 Comments

  1. Cara Alessandra, ti ringrazio molto per lo spazio che dedichi al mio romanzo, e questo nonostante non ti abbia convinta del tutto (d’altra parte non si può sperare di convincere sempre e, soprattutto, tutti). Se, come dici, davvero ti ha lasciato qualcosa ne sono lietissimo. Il “cattivo memorabile” è stato costruito ad hoc perché suscitasse antipatia e nessuna voglia di immedesimazione, esattamente l’opposto del modello che va di moda e che Cappi ha mirabilmente definito come il “commissario cliché”, – anche se il mio personaggio è stato concepito prima della definizione -. Un romanzo, il mio, che non vuole essere consolatorio, ancora in opposizione alle peculiarità del giallo. Insomma, non ho cercato la “benevolenza” del pubblico, è stato un tentativo di spezzare, in qualche modo, le forme del giallo e del noir. Non so quanto riuscito, ma questo è! Un caro saluto

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