James Ellroy: The Black Dahlia

Un’altra straordinaria testimonianza dal vivo: Paolo Gardinali ha incontrato di nuovo James Ellroy. Ecco il suo racconto.

Ho abbracciato James Ellroy un’altra volta (e ha pure abbracciato mia moglie, non senza qualche mia preoccupazione). Così si sono svolti i fatti:

James Ellroy sembra quasi impacciato di fronte alla mancanza dell’assalto frontale di fan che forse si aspettava. Il problema è che questo non è un incontro con i soliti bookworm (anche se la voce è arrivata anche ad alcuni letterati, ed io mi sono volentieri aggregato) ma un seminario organizzato da Anne Redding, professoressa di Justice Studies al Santa Barbara City College quasi in concomitanza con la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. L’argomento di cui si parla ha cambiato la vita di entrambi i relatori e ha lasciato un marchio indelebile nella mitologia del crimine dal ventesimo secolo in poi: l’efferato omicidio di Elizabeth Short, nota ai posteri come la Black Dahlia (tra l’altro recentemente rievocata anche in American Horror Story).

Prima dell’incontro James Ellroy non sembra il folle predicatore che impersona sul palcoscenico: intrattiene i presenti, ci racconta che in Italia è passato alla Einaudi, che non scrive “gialli” ma “mainstream literature”, e attenzione, sembra molto suscettibile sull’argomento. Scopriamo che vive di nuovo a Los Angeles, molto vicino a dove negli anni Sessanta giravano le scene della Bat Cave nel Batman di Adam West.

Poi si abbassano le luci in sala, comincia la presentazione del caso che ha sconvolto e segnato la sua vita. La storia è nota: Elizabeth Short, ragazza del Massachusetts infatuata tanto dei sogni di celebrità quanto degli uomini in divisa, si perde nella California degli anni Quaranta. Tra il 10 e il 17 Gennaio del ‘47 viene rapita e seviziata per giorni in un tipico “lust murder”, il cui obiettivo è la tortura e la morte della vittima l’inevitabile denouement. Il corpo mutilato, il sorriso tagliato con una lama affilata ispirato chi dice da L’homme Qui Rit  di Hugo, chi dal Joker di Batman, viene ritrovato e di nuovo violentato dalla stampa scandalistica dell’epoca: i reporter dei quotidiani di Los Angeles, non contenti di aver contaminato irrimediabilmente la scena del crimine, telefonano alla madre di Elizabeth in Massachusetts annunciandole che la figlia ha vinto un concorso di bellezza, per raccogliere materiale per l’insaziabile fame morbosa del pubblico. Evidentemente una malattia da cui non siamo mai più guariti.

Nel mezzo della sanguinosa ricostruzione del crimine, arriva allo speaker un biglietto. Silenzio in sala. Il messaggio (in rima) è di James Ellroy, ancora seduto tra il pubblico, che invita le donne single a un after show a base di yoga e piña colada. Risate: l’incantesimo è rotto, sale il reverendo Ellroy che apre con i suoi consueti saluti e conclude la prefazione con un “Vaffangood” che prendiamo come un’affezionata dedica personale. Poi passa a parlare del caso che ha sconvolto e segnato la sua vita, dopo la morte della madre nel ‘58 in circostanze analoghe (anche se non così efferate) a quelle della Dalia Nera. Ellroy ammette di aver “trasmogrifato” la madre in Elizabeth Short, a cui si è idealmente fidanzato (parole sue) per 55 anni. Non solo un’ossessione, un tema che ha segnato i suoi libri, rendendolo il vendicatore ideale della vita troppo breve della Dalia Nera, vivendo nel suo scrivere l’illusione di poterla salvare.
Ellroy parla dei  sogni che si intersecano: Elizabeth Short che cerca un’immagine maschile ideale tra le migliaia di veterani che affollano Los Angeles dopo la guerra, lui una figura femminile da usare al posto della madre. E il mostro che la uccide è la realizzazione dei propri oscuri incubi sanguinari.
Alla fine, quello che ci rimane è una cautionary tale: un enigma che non può e non deve essere risolto, perché proprio nella sua mancata risoluzione giace il potere dell’orrore indimenticabile, che nessun artista e nessuno scrittore può descrivere. L’orrore degli ultimi giorni della Dalia Nera: l’orrore della perdita dell’innocenza di un’intera nazione.

Respectfully Submitted,
Paolo Gardinali,
Inviato Speciale a Santa Barbara (*)

(*) Nota: non lo sapevo, Elizabeth Short era schedata per un precedente arresto ancora minorenne proprio qui nella mia città (Minor in possession of alcohol), cosa che permise alle autorità di identificarne il cadavere anni più tardi. Fu uccisa vicino a Santa Barbara Street in South Central LA.
L’homme qui rit, che forse ha ispirato l’orribile sfiguramento del cadavere, viveva nelle Channel Islands (della Manica, ma che portano lo stesso nome di quelle appena al largo di Santa Barbara). C’è già abbastanza materiale per una nuova conspiracy theory

 

9 Comments

      1. Ugo, spero tu intenda l’uomo in mezzo, altrimenti hai perso una lettrice (mia moglie, unica mia Fashion consultant) 😀

        Per gli standard californiani, Ellroy è vestito in modo estremamente sobrio!

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      2. Paolo, da quanto sei in California e non ti occupi più della nostra (povera) Italia? Se avessi mai visto l’ormai ex celeste governatore della Lombardia non avresti mai potuto pensare che io mi riferissi alla tua sobria e distinta camicia! 😉

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  1. Paolo, sarò anche troppo meridionale di mentalità, ma io non gli avrei permesso di mettere le mani a così breve distanza dal seno di mia moglie… ma hai visto che mani grandi che ha e come le tiene ciondoloni? La tipica “mano morta” 🙂

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    1. Guarda Vito, hai ragione, ero molto preoccupato dato anche il curriculum del famoso individuo che in gioventù era un noto guardone (ammissione frequente dello stesso autore) 🙂

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