S is for Sue – Intervista a Sue Grafton (reloaded)

SueGrafton[Continua la fase un po’ letargica, invernale, da serie tv divorate e vecchi film riguardati senza troppa riflessione. Nel frattempo recupero post a cui sono affezionata].

Ringrazio Paolo Gardinali per questo pezzo su Sue Grafton, direttamente da Santa Barbara, California (wow!).
A due passi dall’Oceano Pacifico l’universo del reale e dell’immaginario coincidono per una sera. Siamo nella funk zone, a pochi isolati dall’immaginario microappartamento di Kinsey Millhone. È un area che i lettori dell’alfabeto del crimine di Sue Grafton conoscono molto bene, il quartiere degli artisti e artigiani che ancora sopravvivono nella ricchissima Santa Barbara, la perla del Pacifico.  Nell’universo parallelo di Sue Grafton Santa Barbara diviene Santa Teresa, dove gli anni Ottanta continuano ormai da venti romanzi, e cellulari, internet, boom e sboom immobiliari sono di là da venire. La città dorme sonni tranquilli, periferia ricca della turbolenta Los Angeles, cotta dal sole, carezzata dalle nebbie mattutine e soprattutto vegliata dalla dinamica detective protagonista.

Nel cuore della funk zone un edificio coperto di edera nasconde una delle enoteche migliori della città, la Santa Barbara Winery, dove Sue Grafton è stata ben ricevuta tra bottiglie di Sangiovese e crostini al prosciutto e brie.
Originaria del Kentucky, dove risiede part time, Sue è in grado di coniugare una disponibilità casual tutta californiana con tutto il calore della parlata del sud.
Sue è la vera regina del giallo USA, più volte nella best seller list del New York Times. Agitando un bicchiere di vino bianco Sue mi racconta che in Italia ce l’ha portata il suo editore, Mondavi. “Non è per caso Mondadori?” suggerisco, lei ride, conferma che Mondavi è piuttosto quello che preferisce bere.

È proprio Mondadori che l’ha portata in Italia qualche anno fa per un tour. Sue ricorda e si dichiara disponibile a tornare alla prima occasione.
Kinsey invece non ha piani immediati di scappatelle all’estero, dopo la visita in Messico di J is for Judgement.
Kinsey è una “small town girl”, si muove in un mondo scolpito alla perfezione, ben noto a noi residenti del sud California. Il suo fascino è proprio nella dimensione delle sue avventure, l’universo circoscritto, i limiti della vita quotidiana. Kinsey non viene facilmente  coinvolta in intrighi internazionali. Proprio per questo Sue ha spesso abbandonato trame di largo respiro che sarebbero sembrate fuori posto: K is for Killer per esempio doveva essere originariamente “K is for Kidnapping” (rapimento), che negli Stati Uniti è crimine federale quindi difficilmente oggetto d’investigazione da parte di un detective privato.

Sue Grafton(photocredits) Niente Italia quindi in programma come futura ambientazione, “A meno che non si trovi un boyfriend” mi dice, ammiccando. E perche no? Potrebbe essere un gran finale della saga. Tradotti in ventisei lingue (e piratati in Cina per anni, come ama raccontare), i romanzi della Grafton sono editi in Italia nei Gialli Mondadori e più recentemente da Salani/Tea (che però si è fermato a R come Rancore, risalente addirittura al 2006 e non disponibile su Amazon). Negli Stati Uniti siamo già a venti, l’ultimo è T is for Trespass. Ne rimangono sei, tra l’altro le lettere più difficili, compito che al ritmo attuale si concluderà quando l’autrice avrà ottant’anni. Al momento ha scritto e riscritto i primi due capitoli di “U”, ancora privo di titolo*.

Nonostante la verve di Sue, quindici anni d’esperienza a Hollywood e l’originalità dei titoli, emergere sulla scena del giallo USA è stato tutt’altro che facile. “A come Alibi” è l’ottavo dei romanzi della Grafton, e solo il secondo ad essere pubblicato. Sue racconta che all’epoca era invischiata in un drammatico divorzio e passava la notte a fantasticare su come uccidere l’ex marito. Invece di mettere in atto tali piani criminosi, ha pensato bene di farsi pagare per trascriverli. Il resto, come si dice, è storia.

Sue Grafton ha ricevuto il Barnaby & Mary Conrad Award alla trentaseiesima Santa Barbara Writers Conference.

Testo e foto d’apertura di Paolo Gardinali
Santa Barbara (CA), 27 giugno 2008
[God bless Gmail]

* (aggiornamento) Pubblicato nel 2009 come U is for Undertow; adesso è fuori in paperback V for Vengeance (V per Vendetta) del 2012.

2 Comments

  1. Lasciala fare, Fabio, si vede che la bimba ha bisogno di riposo. Vedrai che appena i mandorli saranno in fiore, anche lei riesploderà in tutto il suo splendore insieme alla primavera 🙂

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