Il bene di alcuni coincide sempre con il male di altri, ma è valido anche il contrario.
Mila Vasquez, poliziotta con l’abisso nell’animo, viene coinvolta nelle indagini su una sequenza di omicidi legati a persone scomparse da anni. Gli scomparsi sono il suo pane quotidiano, un po’ di più da quando il collega Eric Vincenti è a sua volta svanito nel nulla, quattro anni prima, senza lasciare indizi. Le loro foto campeggiano, in una lunga sequenza di volti per i quali il tempo si è fermato anche da decenni, nella sala del Limbo, il regno degli scomparsi, quelli che – come il gatto di Schroedinger – potrebbero essere indifferentemente vivi o morti. Un orfano di mezza età. Una donna maltrattata dal marito. Un’adolescente affetta da disposofobia. Sono tutti P.V.O., Potenziali Vittime di Omicidio, in gergo tecnico. Fino a quando gli scomparsi tornano, collegati tra loro in un modo che sembra non avere spiegazione, e tornano per vendicarsi.
Poi c’è Simon Berish. Tutti vogliono parlare con Simon Berish. Fin da bambino, Simon raccoglie le confessioni di coetanei e adulti. Nemmeno lui sa il perché, ma ha usato questo talento nella vita: adesso fa il poliziotto ed è il mago delle confessioni. Per sua fortuna ha sviluppato questa competenza, altrimenti sarebbe stato cacciato dalla Polizia anni prima, a seguito di una vicenda i cui contorni non sono mai stati chiariti. Ma in Polizia la fama conta più dei fatti, e la nomea di reietto accompagna Berish ormai da anni.
Mila è sola. Simon è solo. Sono destinati a incontrarsi per affrontare un criminale mai identificato che è tornato a colpire a distanza di anni.
Il nuovo, affascinante thriller di Donato Carrisi, L’ipotesi del Male (Longanesi 2013), segna il felice ritorno di Mila Vasquez, già presente nel Suggeritore. Beh, “felice” riferito a una come Mila Vasquez è un termine un po’ forte, ma insomma, ci siamo capiti. Per Mila Vasquez sono passati sette anni dalle vicende del Suggeritore, per noi qualche mese in meno, ma i tempi tornano. Cosa è successo nel frattempo lo scopriremo nel corso del romanzo.
Ciò che conta invece è che Donato Carrisi non solo non ha perso la mano nella scrittura di thriller di impatto, ma riesce anche a rinnovare il genere, inserendo nel meccanismo consolidato elementi di novità dettati, principalmente, dalle conoscenze di criminologia e antropologia.
L’ambientazione è, come nel Suggeritore, priva di riferimenti geografici precisi e di descrizioni dettagliate, e questo espediente (che altrove risulterebbe forse inaccettabile) consente al lettore di astrarsi dalla realtà e di non focalizzare l’attenzione sui dettagli ma di concentrarsi sulla trama – sui colpi di scena, sugli sviluppi – e sulle riflessioni riguardo alla natura del Male, tema che Carrisi ha trattato anche nel precedente Tribunale delle anime.
Non c’è un unico cattivo, ma tanti, e inaspettati: si nota in questo una vaga somiglianza con The Following, la serie tv che ha spopolato di recente; solo che qui sappiamo fin da subito chi è il colpevole, nell’Ipotesi del Male bisogna arrivare fino alla fine… e oltre.
Un vero thriller “voltapagina” che riesce a riconciliare con il genere anche chi, come me, pensa di aver già letto tutto.
Segnalo che, nei ringraziamenti, Carrisi racconta lo spunto da cui ha preso avvio il romanzo: che sia vero o meno (lo stesso autore non si sbilancia in merito), è senz’altro affascinante.
Infine mi sembra degno di nota che i proventi della traduzione greca andranno a Boroume, un’associazione di volontariato greca che si occupa di sfamare chi è in difficoltà. Un segnale concreto che svela l’attenzione dell’autore per la realtà – critica – in cui siamo immersi.
«Ci sono diverse categorie dei cosiddetti ‘manipolatori di coscienze’.» Cercava di arrivare al punto per gradi. «I seminatori d’odio sono coloro che, senza apparire, creano un ideale malvagio sperando che qualcuno decida di seguirlo: si servono di informazioni artefatte e le diffondono per istigare gli altri alla violenza. Poi ci sono i cercatori di vendetta, che riescono a imporre come obiettivo di una moltitudine sconosciuta l’annientamento di un loro nemico.» […] «Ne esiste una terza. Ed è quella che ci interessa… I predicatori.»