Elisabetta Bucciarelli Story – 1 – Femmina De Luxe (2008)

Femmina de luxe[Ci ho preso gusto, con i post vintage. Quindi, in attesa del nuovo romanzo di Elisabetta Bucciarelli, in uscita il 13 giugno per i tipi di e/o, ripropongo the story so far di questa grande autrice]

Milano non è più la Milano da bere degli anni Ottanta. È triste, nevrotica e stressata, così come i suoi abitanti. Questa è Femmina De Luxe: la grassa Olga, leggiadra nei suoi abiti da teatro, Cavallo Lesso, il Pazzo dell’Arte, ma anche Marta, l’apparentemente normale Marta, e sua madre. E poi “l’uomo che cerca”, gelido collezionista di donne perfette per tramite della feroce Baronessa.

La cosa che colpisce in questo breve romanzo di Elisabetta Bucciarelli è che l’omicidio – l’unico omicidio del libro – fa meno paura di tutto il resto: delle ansie, della solitudine, delle piccole e grandi nevrosi che si intuiscono e si svelano attraverso il racconto. Nevrosi da cui non è esente nemmeno l’ispettore Maria Dolores Vergani, già conosciuta in Happy hour e in Dalla parte del torto, qui alle prese con una snervante “attesa”.

Romanzo breve (o racconto lungo che dir si voglia), Femmina De Luxe arricchisce la collana Babele Suite di una nuova, piccola perla nera. Una storia di donne e di “uomini che odiano le donne”, come direbbe Stieg Larsson. Scrittura veloce e godibilissima, lettura piacevole che lascia l’amaro in bocca e qualche questione in sospeso…

Ho avuto il piacere di parlarne con Elisabetta, incrociata – nemmeno a dirlo – su Facebook:

AB – Femmina De Luxe: qual è la genesi? Come è nata l’idea, come si è sviluppata, come è avvenuto l’incontro con Luigi Bernardi, che lo ha pubblicato?
EB – Femmina De Luxe nasce a un anno dall’uscita del mio secondo libro Dalla parte del torto. Avevo in mente da un po’ due personaggi. Olga, una donna oversize, segnata dall’ingenuità e dal candore e Marta, una ragazza che ha la sfortuna di incontrare l’uomo sbagliato e di innamorarsene. Poi c’era una rabbia. Le facce botulinizzate che incontro ogni giorno camminando per la mia città. La bruttezza che sta intorno a noi e la ricerca di una bellezza morale, se esiste.
Mi mancava solo la quiete per scrivere. Il mio libro precedente faceva ancora troppo rumore dentro di me. Poi una serie di eventi sincronici mi hanno portato a incontrare Luigi Bernardi. Io sapevo tutto di lui. Un grande editor. Lui aveva sentito parlare di me (Alberto Perdisa è stato il mio primissimo editore di due fortunati saggi sulla scrittura). Bernardi mi ha messo alla prova. È nata Femmina De Luxe. La sua mail di approvazione è appesa dietro alla scrivania dove lavoro.

AB – Nel romanzo vengono toccati, sfiorati, quasi, temi molto seri: l’ossessione dell’apparire, i disturbi nervosi e della sfera alimentare, la solitudine metropolitana, l’alienazione. Quant’è grave la situazione? Abbiamo davvero perso tutti i punti di riferimento?
EB – Il corpo è al centro di questo libro. Sia per la iperpresenza che per l’assenza totale. Tutto quello che lo trasforma, lo modifica, lo rende gradevole o repellente si è attaccato alle pagine man mano che lo scrivevo. Il tentativo di essere accettati. La volontà di essere rifiutati. L’incapacità di lasciarsi toccare o il desiderio di possedersi. Ci vuole una grande centratura per scegliere la propria direzione. Per non cedere al bisogno di essere amati a tutti i costi. Per non trasformarsi continuamente in funzione di chi ci sta di fronte. C’è solitudine, tanta. Vissuta male soprattutto. E per sconfiggerla si fanno scelte di comodo, spesso più frustranti della solitudine stessa. C’è poco coraggio, questo è il vero male.

AB – C’è una frase, nel libro: “La telefonata finisce presto e senza altre comunicazioni. Le attese generano mostri. Quelle emotive guai seri”. Questa frase mi è piaciuta moltissimo. Quali sono state le “attese” più pesanti, per te? La risposta di un editore che tardava, ad esempio…
EB – Le attese “professionali” sono una costante nella mia vita come in quella di molti. Lunghe, sì. Anche estenuanti, a volte. Ma quelle emotive sono le peggiori. Le aspettative che abbiamo nei confronti degli altri, parenti, amori, amici, quelle sono davvero capaci di condizionarti la vita. L’allenamento continuo e costante che mi sono imposta è di crearmene il meno possibile. Difficile per chi lavora di fantasia tutto il giorno. Quasi impossibile. Il paradosso è arrivare a vivere le cose solo nella testa, per non renderle mai concrete e quindi non doverle sottoporre al vaglio della realtà. Questo è il vero rischio che corre anche l’Ispettore Vergani. Così può succedere di perdersi il meglio, ma si soffre di meno.

AB – Dei personaggi di Femmina De Luxe, quale “salveresti” (nel senso di: quale hai amato di più, nel processo creativo)? E quale, invece, avresti voluto sopprimere?
EB – Olga sicuramente è la “figlia” preferita. All’inizio del libro la sentivo distante, diversa, aliena. Sia le sue forme che il suo rapporto bulimico con il cibo mi tenevano a distanza. Poi man mano mi è sfuggita e si è presa anche le mie paure e le mie fragilità. Si muove in mezzo alla cattiveria e rimane sempre pulita. Generosa ma con un’ingenuità spesso colposa. Ostinata nella sua ricerca dell’amore e della comprensione da parte dell’altro. Ho odiato invece Cavallo lesso. E tu sai già fino a che punto. Quindi mi sono sforzata di amarlo, ma non so se ci sono davvero riuscita…

AB – Pensi di dare un seguito all’ispettore Vergani, a Funi e a Marra?
EB – Maria Dolores Vergani è già nel quarto romanzo che sto per portare a termine. Con lei ci sarà sempre Achille Funi. E anche Mauro Marra tornerà, forse per essere rimpianto o forse no. Questo non posso svelarlo.

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