Simone Sarasso: si chiude la “Trilogia sporca d’Italia”

simone sarassoIn attesa del nuovo romanzo Il paese che amo (Marsilio, di imminente pubblicazione), ripropongo un’intervista di qualche tempo fa per riannodare le trame della storia da dove era rimasta sospesa.

Autore della “Trilogia Sporca d’Italia” (due terzi già pubblicati, il rimanente terzo sta per arrivare in libreria), Simone Sarasso, novarese, classe 1978, si è letteralmente imposto nel panorama noir italiano con il primo romanzo, Confine di Stato, uscito dapprima con una piccola casa editrice, la EffeQu, poi notato e ripubblicato da Marsilio, che lo ha messo sotto contratto per l’intera Trilogia. Nel 2009 ha visto la luce Settanta, una straordinaria “cavalcata a pelo” su un decennio di misteri della storia italiana, fino al sequestro Moro. Il tutto raccontato in chiave “fiction”, con nomi modificati (ma personaggi perfettamente riconoscibili) e una rielaborazione romanzesca laddove c’erano lacune da colmare. E negli anni Settanta di lacune da colmare ce n’erano tante…

AB – Settanta, romanzo ucronico e secondo volume della Trilogia, è decisamente più imponente del primo e strutturato in modo diverso. Cominciamo con i credits: chi ringrazi per questa tua avventura letteraria?
SS – Un bel po’ di colleghi scrittori: Wu Ming 1 per aver scritto il memorandum sul NIE (New Italian Epic, n.d.i.), Gianni Biondillo per avermi insegnato la lingua degli italiani, Antonio Scurati perché sa bene che cos’è l’epica e Alessandro Bertante (un po’ più degli altri, permettetemi) perché non è solo un grandissimo scrittore ma un vero e proprio fratello maggiore.

AB – Salta agli occhi la differenza tra Confine di Stato e Settanta, anche nella grafica, oltre che nell’impianto narrativo. Eppure ci si aspetterebbe una certa uniformità tra i volumi della trilogia. Come mai questo cambiamento di rotta?
SS – Cambia il periodo, cambia l’estetica collegata a quel periodo e, soprattutto, cambia il mio modo di scrivere. La Trilogia segna un’evoluzione del Paese ma, soprattutto, è lo specchio della mia crescita come autore: più s’impara più si cambia. E finisce che il volume 1 sia molto diverso dal volume 3 (e nemmeno il 2 assomigli agli altri…)

AB – Ci sono evidenti influssi della cinematografia, della letteratura e dei fumetti dell’epoca. Cultore, semplice appassionato o…? Che rapporto c’è tra la scrittura e le altre arti?
SS – Per tutta la vita ho sognato di occuparmi di cinema: sono un grande appassionato di action movie di tutte le epoche, con un particolare occhio di riguardo agli anni Settanta. Ultimamente mi è capitato di scrivere per la televisione e ho capito che la mia vera vocazione è la letteratura e la mia autentica passione sono i romanzi. L’unico mondo in cui si può controllare realmente ogni singolo particolare è quello della carta stampata: quando si crea dal nulla una storia, si ha libertà di decidere le inquadrature, di occuparsi dei dialoghi, di scegliere la fotografia… Nel cinema (che pur è fortemente presente col suo influsso nella mia narrativa), nemmeno il regista ha tutte queste libertà. Figuriamoci lo sceneggiatore…

AB – Andrea Sterling, questo “cattivo-non cattivo” che muove le sorti d’Italia. Credi davvero in una regia occulta dietro la Storia italiana degli ultimi cinquant’anni? Di un solo uomo o di un gruppo di potere? O non c’è, forse, solo molta stupidità e poca lungimiranza in chi, per caso o per calcolo, si è trovato a gestire il potere?
SS – Che la gestione del potere e della cosa pubblica negli ultimi quarant’anni in Italia non sia stata  impeccabile mi pare che sia sotto gli occhi di tutti. Personalmente non credo che ci sia, dietro ai Misteri Italiani, una regia  unica per le decine di eventi tragici che hanno dilaniato il Paese (sarebbe un’ipotesi veramente troppo romanzesca…). Di sicuro, a studiare montagne di documenti più o meno de-secretati, viene il sospetto che più di una volta il potere si sia servito dell’eversione armata extraparlamentare per sovvertire l’ordine costituito. E che spesso queste alleanze siano sfuggite di mano a chi le aveva messe in piedi.

AB – Quale molla ti ha spinto alla scrittura della Trilogia?
SS – L’indignazione. Io voglio continuare a raccontare i misteri più oscuri della storia patria perché solo così le vittime innocenti non saranno mai dimenticate. Raccontare è resistere, non dimentichiamocelo mai…

AB – Come ti sei documentato per la parte storica?
SS – A cascata: sono partito dalla rete, ho ficcato il naso nelle biblioteche e nelle emeroteche e alla fine mi sono fatto strada in mezzo alla polvere degli archivi.

AB – Quale dei personaggi ha qualcosa di te?
SS – Questa è davvero una bella domanda. Di primo acchito risponderei “nessuno”, visto che ho sempre detto di non volermi occupare – come scrittore – del mio ombelico. Tuttavia, più scrivi più ti accorgi che inevitabilmente qualcosa di te scivola nei tuoi personaggi. Non necessariamente qualcosa che ha a che vedere con quello che sei, ma magari con quello che vorresti essere. Io non ho mai avuto desiderio di rapinare le banche in vita mia, ma credo che un po’ dell’impulsività di Ettore Brivido, il mio bandito gentiluomo, mi appartenga. Così come la testardaggine di Domenico Incatenato – il magistrato che indaga sul lato oscuro di Sterling – o l’esuberanza di Nando Gatti – l’attore di poliziottesco che prende un po’ troppo sul serio il suo mestiere – sono “cose mie”. Capita, persino tra scrittore e protagonista, di assomigliarsi un po’: dopo essere stati insieme per così tanto tempo (la lavorazione di Settanta è durata quasi due anni…) è naturale.

AB – Hai scelto di usare il dialetto – su consiglio di Gianni Biondillo. Come ti sei trovato?
SS – Molto bene. Quella del dialetto è stata una mia fissa fin da quando ho letto il primo libro di Gianni. Appena ho interiorizzato il meccanismo mi sono “sfogato”: il nuovo romanzo ne è imbottito…

AB – A proposito di consigli: quali autori ti hanno influenzato e quali consiglieresti a un pubblico di lettori appassionati del genere?
SS – I miei maestri sono i Wu Ming, Giuseppe Genna, Giancarlo De Cataldo, Don Winslow, Valerio Evangelisti, Glen Duncan e James Ellroy.

AB – Infine, e brevemente: chi è Simone Sarasso?
SS – Un artigiano della parola (e, talvolta, dell’immagine) che lavora un sacco. Tutto qua.

Confine di Stato in ebook
Settanta in ebook

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