Le gialle di Valerio/73: Pulixi

Prima di dirti addioPiergiorgio Pulixi
Prima di dirti addio
Edizioni e/o, 2016
Noir

La Giungla, metropoli lombarda. Novembre 2015. Il pluridecorato ispettore superiore della Narcotici Biagio Mazzeo, 95 chili, collo taurino e mani tozze, magnetici occhi celeste artico, espressione spesso imbronciata con improvvisi disarmanti sorrisi, sfrontato capo di un Branco di poliziotti corrotti criminali, è ancora alle prese con le conseguenze del violentissimo scontro con lo spietato potente mafioso ceceno Sergej Ivankov, ex leader della guerriglia e re di Grozny. Vatslava Ivankov, la donna del capo lo ha vendicato portandogli via tutto, vari killer la perseguitano ovunque nel mondo, ora Biagio vuole solo vederla o saperla morire lentamente. Per trovarla lui si affida alla ‘ndrangheta e loro lo usano cinicamente quando in Colombia il bravo procuratore aggiunto della DDA di Reggio Calabria Antonio Gualtieri (da 26 anni sotto scorta) fa arrestare Roberto Pagani, narcobroker internazionale di altissimo livello, al soldo di chiunque gestisce traffici di droga o di armi. S’intensificano le guerre, di mezzo Cia e Fbi, agenzie antidroga e servizi segreti, soprattutto il cartello di Sinaloa con El Chapo appena evaso dal carcere federale messicano. Ricatti e tradimenti, stragi e torture, ingiustizie pubbliche e private vedono Biagio restare progressivamente sempre più solo e disperato, preda di fantasmi e rabbia. I suoi amici criminali e fratelli di vita, la madre Miriam del suo piccolissimo figlio Matteo, la gelosa innamorata Donna, tutti vengono travolti da una vicenda tragica e feroce, con al centro la nuova criminalità organizzata del capitalismo finanziario, tutto documentato.

Quarto e ultimo romanzo della serie del poliziotto “nero” per il bravo e maturo Piergiorgio Pulixi (Cagliari, 1982), allievo di Carlotto e pure padovano d’adozione, in terza varia su molti delle decine di protagonisti. Come nei gialli, il volume si apre con l’elenco dei personaggi, tutti con biografie che si intrecciano pericolosamente: i dodici del Branco; i 7 della “Giustizia” non solo italiani, più o meno sani o bacati; le 7 donne in qualche modo intorno a Biagio; i 4 stranieri; i 4 potenti collegati ai capi di “Mamma” ‘ndrangheta. Sette di loro erano già morti nelle precedenti avventure, almeno la metà dei restanti decede durante questa. Non sono molti i paesi per (noi) vecchi. Ormai il crimine è multinazionale e si intreccia con concorrenze e conflitti fra gli Stati, alimentando il circolo vizioso tra affari e certa politica, tra mercato nero delle armi (funzionale a quasi tutti) e banche compiacenti (pubbliche e private). In questo quadro almeno l’Italia ha “la migliore e più rigida legislazione antimafia”. Ambientazione intercontinentale. Il titolo dell’intero libro è anche quello dell’ultimo degli undici capitoli (a parte prologo in Cina ed epilogo nel deserto texano). Pagani è abituato a mangiare in ristoranti da almeno due stelle Michelin, all’occorrenza spazzola alla grande pane e formaggio. La colonna sonora è minuziosamente citata in appendice: presenti non solo album citati durante la narrazione, nessun italiano, molto Johnny Cash ed Etta James, la ragazzina prostituta in partenza per Berlino ascolta “Shells of Silver” dei Japanese Popstars.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Azrael

AzraelAzrael
di Pierluigi Porazzi
Marsilio, 2015
Pagine 358
Euro 15,30

Azrael è il terzo romanzo di Pierluigi Porazzi, un quasi sequel (persino l’antagonista sembra provenire dal passato) che vede il ritorno alla grande di Alex Nero, protagonista e vittima di L’ombra del falco (2010), il thriller che l’aveva introdotto nel panorama italiano. Carta vincente non si cambia e a ragione.
Quindi sempre Udine a fare da scenario e la stessa squadra di uomini fatta di magistrati, polizia e consulenti. Nero infatti era ricomparso anche in Nemmeno il tempo di sognare del 2013.
Pierluigi Porazzi è cresciuto come scrittore e con lui è cresciuto anche il suo personaggio – cult. Alex Nero, ormai ex agente, riciclatosi in investigatore consulente della polizia, è cambiato, è diverso? Un altro uomo? Non proprio, però un uomo provato, che ha molto sofferto ma ha rialzato la testa e, non essendo perfetto, non rifugge dalle armi proibite perché combatte e vive per un ideale, raddrizzare il lato più oscuro della società.
Anche un’Udine diversa, a far da sfondo a una collettività con problemi economici e in crisi di valori morali, e l’indagine principale diventa il vettore per portare alla luce storie che raccontano l’imbarbarimento dei nostri tempi: intolleranza razziale, abusi sui minori, corruzione e affari sporchi di politici senza scrupoli. La città si è trasformata in uno scenario dove domina la corruzione, è in atto una guerra tra poveri e dove ogni giorno bisogna fronteggiare un clima di odio e di violenza.
Proprio su questo palcoscenico fa sanguinosamente irruzione il Teschio che scrive i suoi minacciosi messaggi come Azrael@hotmail.it. Ma perché Azrael? Sappiamo che Azrael (forma inglese dell’in arabo: عزرائیل‎, ʿAzrāʾīl), o ‘Ezra’il o ‘Ezra’, che tradotto alla lettera vorrebbe dire: “colui che Dio aiuta”, è considerato dalla cultura islamica come l’arcangelo incaricato da Allah di apportare la morte agli uomini. Il responsabile della separazione dell’anima dal corpo e di lui (come Malak al-Mawt), parla il Corano alla sura XXXII (La sura della prostrazione), nel versetto 11, che spiega: ‘Vi farà morire l’Angelo della Morte…
Ma questo Azrael di Porazzi, più che un angelo, pare un diavolo della morte che, con il volto coperto da una maschera da teschio, uccide senza logica apparente lasciando brandelli di pelle delle vittime con misteriosi messaggi quasi indecifrabili: indirizzati a chi?
E l’autore non può essere Cristiano Barone, il Teschio di L’ombra del falco, il poliziotto e crudele serial killer fermato da Alex Nero, perché ha un alibi di ferro: è chiuso in un carcere di massima sicurezza, in attesa del processo d’appello.
Qualcuno, un imitatore o forse un complice, sta usando il modus operandi del Teschio e, per riuscire a fermare questo nuovo killer che si fa chiamare Azrael, bisogna rimettere in azione Alex Nero, l’uomo che era riuscito a bloccare il primo.
E Nero non si tira indietro, ricompone la squadra di investigatori che aveva risolto il caso del Teschio/Barone e si mette sulle sue tracce. Una caccia all’uomo, ma anche una corsa contro il tempo. L’indagine è difficoltosa come non mai e Porazzi, che si diverte e ci sa fare, svia il lettore su false piste. Cosa c’entra una palestra frequentata da culturisti che ospita anche meeting di estrema destra? Possono esserci dei legami con Barone? Azrael, che pare abbia il dono dell’ubiquità, continua a colpire a casaccio oppure? In ogni modo bisogna fare presto, scoprire la sua identità e riuscire a fermarlo. Ma per farcela, oltre a fare ricorso ai mezzi scientifici, si dovrà anche risalire con la memoria nel passato. Chi può volere la distruzione morale e la morte di Alex Nero?
Un terzo libro rappresenta una tappa importante per un autore e, a occhio, mi pare che Pierluigi Porazzi sia pronto a fare ancora molta strada. Dice lo “strillo editoriale” di Maurizio de Giovanni: “la scrittura limpida e tagliente di una delle più interessanti voci del romanzo nero italiano, per un nuovo viaggio nella stanza più buia della nostra anima”.
Con Azrael, dopo aver utilizzato un accorto flash back ambientale, approfondisce e perfeziona personaggi e situazioni già note, poi si sbizzarrisce, ci tiene angosciosamente con il fiato sospeso per oltre trecento pagine e alla fine ci lascia in attesa davanti a un futuro scenario a venire ancora tutto da risolvere.

“Azrael” di Pierluigi Porazzi

AzraelPierluigi Porazzi
Azrael
Marsilio, 2015

Una processione infinita di auto. Sui marciapiedi umanità colorata. I negozi storici della città sono quasi tutti chiusi. I primi “Compro oro” hanno aperto all’inizio della crisi, nel 2008, e sono aumentati di anno in anno. Sono come gli avvoltoi: quando sentono odore di morte arrivano a frotte. Adesso sono decine. Pronti a spolpare il cadavere dagli ultimi brandelli di carne. Poi, quando non resteranno che le ossa, se ne andranno anche loro, verso i resti di un’altra economia. Non gli piace sentire parlare di crisi. Questa è una guerra, e le vittime non si contano più, falciate dalla disperazione e dalla miseria.
Non si può salvare un paese già morto. Ucciso dalla corruzione e dai privilegi, da leggi scritte per opprimere gli onesti e salvare i potenti, da disonestà e ipocrisia. Troppe persone cercano soltanto e prima di tutto la loro convenienza. I principi e le leggi devono essere sempre gli altri a rispettarli.
Nessuno, in questi anni, ha mai voluto rinunciare a un euro dei suoi profitti, soprattutto se illeciti o ingiusti. Come se il fatto di non averli meritati rendesse più difficile rinunciarvi. Pensioni e retribuzioni da decine di migliaia di euro al mese sono lo scandalo di quest’epoca, im un’economia malata, in cui pochi detengono ricchezze e risorse affamando tutti gli altri, la maggioranza inconsapevole, stordita dalle menzogne, incapace di ribellarsi finché ognuno curerà soltanto il proprio orticello, fregandosene di tutto il resto, diventando complice dei potenti. [Azrael, pag. 78]

Bentornato, Alex Nero. Dopo L’ombra del falco e Nemmeno il tempo di sognare, tocca ancora all’ex agente di Polizia più malvisto di tutto il nord-est indagare su un caso che rischia di far saltare più di una poltrona. Il Teschio – l’assassino già assicurato alla giustizia in L’ombra del falco – è tornato a uccidere.
Ma come è possibile, se colui che era, oltre ogni ragionevole dubbio, il colpevole, si trova in carcere? La Squadra si ricompatta per dare un senso a un omicidio impossibile: Scaffidi, Santoruvo, Caputo, Rocco e lui, Nero, appunto, a prezzo di molti sacrifici, anche personali, indagano a ritmo serrato. Sullo sfondo Udine, una città travolta dalla crisi e sin troppo indifferente.
Thriller incalzante, a tratti pulp, Azrael si lascia leggere molto rapidamente e non delude.

Le gialle di Valerio/29: Katz Krefeld

alla derivaMichael Katz Krefeld
Alla deriva
Traduzione di Eva Kampmann
Einaudi, 2015
Noir

Copenaghen e Stoccolma. 1979-80 e 2010-13. In Svezia un ignoto assassino sta uccidendo svariate prostitute, sistemando i cadaveri come statue imbiancate nelle autodemolizioni: le uccide, strappa la pelle ai corpi, le concia, le impaglia, imbianca il tutto con la calce. C’è un nesso con la morte di una moglie e madre a inizio 1980. Dal 15 ottobre 2010 anche la prostituta danese 21enne Masja (in arte Karina) viene venduta dal suo ragazzo Igor al racket della prostituzione per saldare un debito di gioco. Finisce schiava del furbo perfido potente trafficante Vladimir Slavros, capelli neri impomatati e occhi piccoli, codino e barbetta da satiro, reduce russo della guerra in Cecenia, ben organizzato uomo d’affari anche in Svezia, per quanto l’Interpol gli dia la caccia. Il “protettore” le fa credere che potrà finire di pagare il debito; Masja comincia a scrivere un diario segreto, regge con l’eroina, organizza una fuga; la madre (di origini lituane) continua a cercarla, vuole qualcuno per trovarla, coinvolge Thomas Ravnsholdt. Ravn vive sulla barca ormeggiata a Christianshavn, quasi sempre zuppo d’alcol, in aspettativa dalla polizia dopo che gli hanno ucciso l’amatissima Eva. Ci prova.

Il bravo sceneggiatore (corti, serie tv) e scrittore danese 49enne Michael Katz Krefeld inaugura una nuova serie, in terza persona varia, già un discreto successo internazionale, dedicato alla moglie Lis. Ravn “Corvo” è incerto se tornare nell’appartamento dove vivevano felici (prima della rapina in casa, mentre lui era al lavoro) e se tornare a fare il mestiere che amava, vedremo i seguiti. L’eroe e la trama non sono originalissimi, tuttavia l’intreccio di biografie e tempi è compatto, molti personaggi sono rimarchevoli, le ambientazioni efficaci. Clima e dinamiche sono da Nord Europa, emergono come sempre le idiosincrasie fra paesi e popoli confinanti. La triste sofferente relazione fra le prostitute restituisce odi e alleanze dei piccoli gruppi, in un inferno. Il piccolo albero a vela “Bianca”, il cane Møffe, i veri amici salvano la vita. Nei casini non si mangia e non si beve granché. Musiche e parole dalle canzoni di Daryl Hall, in particolare “Everytime You Go Away”: porta con te un pezzo di me!

(Articolo di Valerio Calzolaio)

Le gialle di Valerio/13: Carlotto

la banda degli amantiLa banda degli amanti
Massimo Carlotto
Edizioni e/o 2015
Noir

Cagliari e Nordest. Estate 2014. Tempi cupi per Marco l’Alligatore Buratti, ex cantante blues, investigatore senza licenza coadiuvato dal contrabbandiere e rapinatore Beniamino Rossini e dal ciccione ex sessantottino analista Max La Memoria.
Dopo una sanguinosa faida internazionale (lunga sei anni) e un bel biennio con una barista ex pornostar, viene chiamato a Beirut dove la vendicata Sylvie (donna di Beniamino) decide infine di suicidarsi: si getta dalla finestra al termine dell’ultimo pasto con gli amici. Marco ha un crollo emotivo e se ne va mesto in Sardegna a sbevazzare. Lì arriva la svizzera Oriana Pozzi Vitali, un anno prima in Veneto le avevano rapito l’amato amante, ora vuol sapere che fine ha fatto.
Max accetta di aiutarla, in corso d’opera arriverà anche Beniamino, criminale vecchio stampo. Il fatto è che qualcuno rapisce il povero delle coppie segrete e ricatta il ricco con riservato successo. E c’è di mezzo quel genio ed esteta del male che si chiama Giorgio Pellegrini.
Torna il più noto “eroe” seriale del mitico scrittore 59enne Massimo Carlotto, quello che lo ha reso famoso e mantiene uno stuolo di ammiratori, protagonista di sei romanzi (cinque fra il 1995 e il 2002, poi il precedente nel 2009), il soprannome legato al drink con sette parti di Calvados. Marco era stato vittima di un errore giudiziario e aveva scontato sette anni in carcere per partecipazione a banda armata, esperienze che segneranno la sua esistenza in ogni rapporto che intesserà, duro per quanto sincero. Ora prova a farsi crescere i baffi. La narrazione è in prima persona, perlopiù di Buratti, più brevemente di Pellegrini (protagonista feroce e felice di altri due romanzi di Carlotto), con due intermezzi in terza sull’eccentrico poliziotto perbene Giulio Campagna. Le donne sono di rincalzo (anche nelle relazioni d’amore). Le piste politiche appaiono in crisi. Cucina quanto più stagionale e regionale possibile, vini ricercati, ascolti jazz.

(Articolo di Valerio Calzolaio)