Giorgio Glaviano
Sbirritudine. Un poliziotto dentro la mafia più feroce: una storia vera
Rizzoli 2015
Noir
Sicilia. L’ultimo venticinquennio. Lui perde il padre a 13 anni, cazzeggia un poco poi decide di seguirne le orme, si diploma e nel 1983 diventa agente di Polizia. Ha una moglie, poi un figlio, poi un’altra figlia però vive esclusivamente per il lavoro; se bisticciano dorme in ufficio su una brandina o in auto, se serve resta in servizio per giorni, se lo chiamano risponde sempre, a qualsiasi ora per ogni cosa. È stato alla volante a Palermo e a fare il piantone a Prezia, alla ricerca di una vera squadra investigativa contro i boss. Ha incontrato dirigenti inerti o collusi, Carabinieri che scippano casi e ricattano mafiosi; qualcuno in alto o a fianco lo boicotta; altri rinunciano, sbiellano, si trasferiscono, lui no. Ora è notte, attende una chiamata importante dal questore il giorno dopo a mezzogiorno, continua a girare in auto: la sua Bonifacio, Cefalù, Messina, Catania, Siracusa, Agrigento, Marsala, Trapani. I misfatti gli scorrono davanti: la Chiesa corrotta, i politici a busta paga, la guerra dei corleonesi, amici e nemici morti. Non sa cosa risponderà.
Il 40enne sceneggiatore Giorgio Glaviano è siciliano, vive e lavora a Roma. Narra in prima persona una storia monocorde, una persona onesta (povero insonne con macchina scassata) che ne vede di cotte e di crude e non stacca mai, rinunciando a tutto per servire lo Stato e sconfiggere il locale padrino latitante Fifi Bellingeri, passando tutti i giorni con i pezzi di fango cercando di non sporcarsi troppo, scoprendo che i delitti di mafia non sono gialli noir thriller polizieschi, piuttosto un cruciverba: Stato e mafia sono realtà plurali con gruppi sanguigni diversi e comunque in evoluzione e connesse. Le vicende nazionali scorrono sullo sfondo, anche Riina e Falcone. La parentesi internazionale si svolge a Belgrado. La bellissima femmina Paola rimanda un poco a Patrizia di “Romanzo Criminale”. Ascolta Battisti e mangia male. Il titolo apparve su un giornale del 2011 per un pentito, qui significa inquietudine totalizzante di sbirro.
(Articolo di Valerio Calzolaio)