La Debicke e… Milano Pastis

Milano PastisMilano Pastis
di Davide Pappalardo
Nerocromo, 2015
Pagine 198
Euro 15

Quasi cinquantadue anni fa, il 15 Aprile 1964, una clamorosa rapina in via Montenapoleone, il cuore pulsante di Milano, sconvolge l’intera città: cinque uomini con i mitra in pugno svuotano una gioielleria.
“La famosa Banda dei Marsigliesi” è sbarcata a Milano e ha messo a segno un colpo sensazionale che segnerà per sempre la storia criminale della “capitale del nord”.
L’opinione pubblica è scossa, la gente vorrebbe una pronta reazione, ma a Roma la storia non sembra fare molta “audience”. Sono in ballo complicati giochi di potere e il presidente Segni è impegnato a mettere i bastoni tra le gambe del governo Moro. Però poi zac, visto che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, pochi mesi dopo un ictus colpisce Segni, lo scaraventa fuori causa e rimette in gioco la disumana “giostra” politica. Saragat viene eletto al suo posto, Moro forma un nuovo governo, e Togliatti muore…
La Banda dei Marsigliesi è bene ammanicata, ha appoggi e legami stretti anche con la malavita romana… E  con lo stato e le forze dell’ordine ancora impreparati a combatterli c’è molto, troppo da fare…

Milano Pastis è un romanzo che, “shakerando” la fiction con la storia, la realtà politica e la cronaca italiana di allora, ci narra i fatti della vita dei cinque rapinatori che organizzarono il furto. Delinquenti provenienti dal marsigliese ghetto portuale e dalle banlieu parigine che segnano il destino. Assistiamo al conflittuale rapporto fra i due fratelli Bresciani, figli di immigrati italiani, il carismatico Robert, indiscusso capo della banda, e Vito, il maggiore, uno sbandato. Siamo testimoni del complicato amore tra Robert e Sherazade. Della rivalità tra Jo Le Maire, il grande vecchio della criminalità parigina, e Robert Bresciani, la nuova leva che si fa largo con le armi in pugno. Vite dure, piene di ombre, di odi, di passioni, che conducono a un futuro senza redenzione, al di fuori dal boom economico, con solo la voglia di rivincita e, come unico miraggio, i soldi tanti, tanti soldi subito e facili.
Speranze e desideri che verranno ben sfruttati da chi li ingaggia per commettere una rapina in centro a Milano, ricorrendo ad armi da fuoco pesanti.
Una possente dimostrazione di forza, per instaurare un clima di terrore, nel quale oscure forze sono più libere di agire e sabotare la sicurezza e la stabilità dello stato. E infatti il clan dei marsigliesi si vedrà trasformato in una importante pedina di un gioco molto pericoloso e che solo tanti anni più tardi verrà individuato, soprattutto come un atto politico. Un romanzo noir che si serve della fiction per interpretare un periodo “nero” della recente storia italiana.

(Articolo di Patrizia Debicke)

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