La Debicke e… Gli occhi neri di Susan

Cover Gli occhi neri di SusanGli occhi neri di Susan
di Julia Heaberlin
Newton Compton, 2016
Pagine 333

Black-Eyed Susan, che poi è il titolo originale del romanzo, è il nome di una pianta erbacea annuale o biennale che appartiene alla famiglia delle Composite ed è originaria delle regioni occidentali del Nord America. I fiori, simili alle margherite ma con petali giallo intenso o arancione, hanno il nucleo centrale fatto di tanti piccoli fiori di colore viola scuro o nero.
Di questa pianta si dice che “Esprime l’urgenza di lasciar penetrare la luce nel profondo del cuore. Per le persone che hanno vissuto un trauma o sofferenze talmente grandi che sono state rimosse, ma che hanno portato a stati di depressione, ansia, angoscia, che sembrano emergere senza un motivo apparente… Porta luce nel buio interiore, favorisce l’eliminazione delle tossine emozionali sviluppando il coraggio di sviluppare il lato oscuro della personalità… Quindi è utile nel caso di vecchi traumi rimossi, amnesie di tipo emozionale … per affrontare… gli episodi traumatici del passato che sono tenuti chiusi nei recessi della psiche e che operano come parti in ombra della personalità…”. E, dunque, è a ragione veduta che l’autrice ha dato questo titolo al suo libro, un bel thriller intenso, a tratti terrificante, vissuto e sofferto psicologicamente dalla protagonista su due diversi piani temporali a distanza di quasi vent’anni l’uno dall’altro.
Fino a che punto può arrivare la mente di una persona normale senza perdersi? Quanto si può pretendere da se stessi? Tessie era un’adolescente normale, orfana di madre ma circondata da una famiglia affettuosa, composta dal padre, dal fratellino e dai nonni. Era un’atleta in erba che correva ogni giorno per allenarsi, ma anche una ragazzina come le altre che si godeva la vita con Lydia, la sua migliore amica. Erano diventate inseparabili fin dalla seconda elementare, legate dalla solidarietà e da una complicità assoluta. Ma nel 1995 la vita di Tessie fu sconvolta. Venne rapita, gettata in una fossa sotto un mucchio di ossa, circondata da margherite gialle, le Black-Eyed Susan, creduta morta. E dopo tanti mesi di sofferenze e di lunghe e invasive terapie psichiatriche, dovette testimoniare in tribunale.
Vent’anni dopo Tessie, miracolosamente sopravvissuta, madre di Charlie, una deliziosa figlia adolescente, è ancora vittima dei suoi demoni, di quelle inquietanti e maledette Susan dagli occhi neri che erano vicino a lei in quel campo e che continuano a ballare dentro la sua testa.
Terrell Darcy Goodwin, il mostro, condannato come il serial killer delle Black-Eyed Susan, è nel braccio della morte e ormai l’esecuzione si avvicina, ma quando Tessa nota una margherita gialla spuntata fuori dalla finestra, il suo bozzolo, quel suo piccolo mondo di sicurezze che per tanti anni ha cercato di ricostruire, sembra miseramente destinato a crollare. Tornano i dubbi, riaffiorano i perché. Quali erano le vere stigmate del mostro? E se non fosse stato lui? Se Tessie, fraintendendo dei chiari segnali che avrebbero dovuto metterla in guardia, avesse involontariamente contribuito a far condannare un innocente? E se magari il vero mostro fosse sempre libero e pronto a colpire ancora?

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