La Debicke e… I berretti di Bonnie Dundee

I berretti di Bonnie DundeeI berretti di Bonnie Dundee
di Niccolò Capponi
Porto Seguro, 2016
Pagine 205

Saggio storico e ben pepato di Niccolò Capponi, con il quale, da bravo esperto par suo, riesce a far digerire anche ai profani la sofferta preparazione e la complessa ricostruzione di sanguinose battaglie, legate alla prima rivolta giacobita in Scozia e che cominciarono a ridimensionare poderosamente le pretese di Giacomo II Stuart sul trono.
Il titolo del libro si rifà all’emblematico e tradizionale berretto scozzese o tam o’shanter, perché così ribattezzato dall’omonima opera letteraria di Robert Burns. Realizzato in lana, assomiglia a un basco con i colori dei tartan e con un pompon nel mezzo.
Recita aulicamente la quarta di copertina del libro: «La vulgata storiografica ha sempre sminuito l’importanza della prima rivolta giacobita, descritta come un episodio marginale ed ininfluente nella catena degli eventi britannici ed europei. La vedevano diversamente John Graham of Claverhouse, visconte di Dundee, e gli highlanders che componevano il suo esercito, mentre, la sera del 27 luglio 1689, attendevano il crepuscolo sulle pendici del Creag Eallaich , a nord ovest del passo di Killiecrankie: per loro la battaglia che stavano per combattere non era solo nel nome del re in esilio Giacomo II Stuart, ma anche per difendere la libertà dei rispettivi clan e del loro paese, simboleggiata dal grande stendardo con il rosso leone di Scozia e il motto Nemo me impune lecessit – Nessuno mi sfida impunemente».
Ma chi erano i rivali che erano pronti a fronteggiarsi sul campo di battaglia il 27 luglio del 1689?
Cominciamo con una brevissima sintesi tanto per chiarire le idee a quanti della storia anglosassone non ne sanno un’acca.
Le insurrezioni giacobite che rivendicavano l’indipendenza della Scozia dal governo inglese e la restaurazione del casato cattolico degli Stuart sul trono scozzese, provocarono tra il 1688 e il 1746 una serie di scontri tra i giacobiti scozzesi e l’esercito inglese, esaltati da The braes o’Killiecrankie, celeberrima canzone tradizionale.
Il titolo della canzone si rifà alla battaglia di Killiecrankie, avvenuta il 27 luglio 1689 e che fu combattuta tra le truppe inglesi del generale Hugh Mackay e i ribelli giacobiti guidati da John Graham di Claverhouse, visconte di Dundee (1648–1689), conosciuto come “Bonnie Dundee”, il bel Dundee.
Claverhouse si era rifiutato di giurare fedeltà a Guglielmo d’Orange che, dopo la deposizione del re Giacomo Stuart (II d’Inghilterra e VII di Scozia) stava tentando di conquistare il potere. Aveva già combattuto a fianco dei giacobiti e si adoperò con tutte le sue forze per radunare un esercito per sostenere il suo re.
Dunque i rivali in campo erano l’esercito regolare inglese, comandato da Mackay e un esercito scozzese, raccogliticcio ma pericolosamente combattivo, fatto di alcuni grandi lord (come gli Atholl e gli Argyll, sempre dubbiosi e pronti a voltar gabbana secondo come tirava il vento) molti alla testa dei clan più duri e feroci sotto la guida di Dundee. Tra loro cito, tanto per fare un esempio pratico, la leggenda vivente Sir Ewen Cameron of Lochiel, capo dei Cameron che, coinvolto in un corpo a corpo con un ufficiale inglese gli dette un morso sul collo e dopo ricordava sempre la sua prodezza dicendo: “un bel boccone saporito”.
Il micidiale attacco condotto da Dundee con abile e diversificata tattica portò i suoi uomini alla vittoria di Killiecrankie, ma in seguito la sua morte in battaglia, benché tenuta nascosta per giorni, riuscì a ribaltare le carte in tavola.
A tarda primavera dell’anno successivo, infatti, dopo un terribile inverno che aveva messo alla prova anche la rude tempra degli highlanders, l’esercito inglese agli ordini di Livingstone, vice di Mackay, si rifaceva brillantemente a Cromdale.
La morte di Dundee aveva provocato l’immobilismo, un vuoto di potere, la divisione, tra “galli dello stesso pollaio” in competizione tra loro, e poi il progressivo sfaldamento dell’esercito scozzese. Come aveva dichiarato allora il “quasi antropofago” Sir Ewen Cameron of Lochiel: «Tutte quelle grandi potenzialità assieme al diffuso spirito giacobita, svanirono nel nulla».
Ventisei anni dopo, il 13 novembre 1615,  il duca di Argyll alla testa dell’esercito inglese riusciva a controllare le soverchianti forze dell’ultima insurrezione giacobita comandate dal conte di Mar e, poco dopo, l’Inghilterra e la Scozia si fondevano definitivamente sotto un unico sovrano.

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