La Debicke e… Scrivere è un mestiere pericoloso

Scrivere è un mestiere pericolosoScrivere è un mestiere pericoloso
di Alice Basso
Garzanti, 2016

Seconda avventura di Vani Sarca, stuzzicante personaggio del panorama letterario inventato da Alice Basso, con il colpo di genio di regalarle i panni di valente ghost-writer de L’Erica edizioni.
Vani Sarca già, a metà tra Lisbeth Lisander e Abby Sciuto di NCIS, look total black, rossetto e ombretto viola con l’occhio sinistro nascosto da un ciuffo di capelli neri da ragazzina (dimostra almeno dieci anni meno dei suoi trentaquattro), sempre rigorosamente vestita di nero, intelligentissima, menefreghista, animo solitario, carattere di merda, conversazione più tagliente di un rasoio ma che, se serve, sa ammorbidire e calibrare per creare un’immediata connessione. Dote che le regala una marcia in più per il suo lavoro di ghost-writer perché, essendo dotata di una straordinaria capacità, le basta infatti poco, magari un gesto, una parola, un’espressione del viso per immedesimarsi nelle persone e poi, imitandone lo stile, scrivere cose che sembrano scritte da loro.
Chiuso il coinvolgente ma stressante capitolo amoroso con Riccardo, famoso scrittore, afflitto ohimé dalla sindrome della pagina bianca, di L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome, nella vita di Vani Sarca ci sono due novità: la prima, è stata ingaggiata dalla Polizia di Stato in veste di “consulente in materia di comunicazione e relazioni pubbliche”. Eh già perché le sue doti di empatia, quasi da profiler, l’hanno portata a conoscere e collaborare con il commissario Romeo Berganza, scapolone, intrigante reincarnazione di Philip Marlowe, con perenne sigaretta accesa e nipote Ivano tredicenne scavezzacollo. E dato il fallimento come pistolera al poligono di tiro, a frequentare lezioni di autodifesa. Non aikido, molto meglio il krav maga!
La seconda: dopo aver salvato la Casa editrice da uno scandalo epocale con l’aiuto di Berganza, ha ottenuto un rinnovo di contratto con miglioramento salariale, il che fa sempre comodo.
Stavolta Vani dovrà sobbarcarsi una serie di appuntamenti per dedicarsi alla stesura di un libro di arte culinaria, creando un brioso ricettario mondano, tratto dalle memorie dell’ottantunenne cuoca di una famosa famiglia torinese, i Giay Marin. Impresa difficile da affrontare perché Vani, che si fa un punto d’onore sapere di cosa scrive, detesta cucinare e non ha la minima idea di cosa sia lo scalogno. Per fortuna il suo capo, il commissario Berganza, oltre a condividere con lei la passione dei libri gialli d’autore, è un seguace della buona cucina amata da Simenon, Vasquez Montalban e Nero Wolfe e si dichiara pronto a farle lezione.
Ma zac: un’inimmaginabile rivelazione cambia le carte in tavola: l’anziana cuoca confessa di aver commesso un delitto. Un delitto avvenuto anni prima, che riguarda una delle famiglie più in vista di Torino. Uno scoop letterario? Nossignore perché l’argomento scotta e invece serve un’indagine poliziesca. Ci sono vecchie brutte storie che pesano come macigni. Bisogna muoversi con i piedi di piombo. Berganza scava con discrezione, ha bisogno di Vani Sarca e della sua capacità di sondare le persone e scoprirne i segreti più nascosti. Le ipotesi crollano una dopo l’altra, ci sono tanti elementi che mandano fuori strada. La storia è molto complicata e lungo e ingannevole il cammino che finalmente permetterà di conoscere la verità.
Divertente, scorrevole e con qualche flash back che non toglie ritmo alla trama. Da ricordare il ventaglio di personaggi che fanno ala alla protagonista e quasi onnipresente voce narrante, tra i quali stavolta giganteggia il commissario Berganza, accompagnato dalla sua irrinunciabile equipe di “ragazzini”: ancora Morgana, il quasi clone adolescenziale di Vani, Enrico Fuschi, il boss, direttore editoriale della bicentenaria e torinese Edizioni l’Erica, Irma la straordinaria cuoca ottantenne dei Giay Marin, Cinzia Croco, l’insopportabile autrice di La fata della forchetta magica, Riccardo, il grande scrittore, l’ex di Vani che vorrebbe tornare in carica, ma…
Io non tifo per lui!
Ancora una volta Alice Basso sa bene come farsi leggere.

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