La Debicke e… Il metodo della Fenice

Il metodo della feniceIl metodo della fenice
di Antonio Fusco
Giunti, 2016
Pagine 240

Terza indagine per il commissario Casabona, personaggio cult di Antonio Fusco. Romanzo quasi interamente ambientato nella città in cui Fusco vive ormai da dieci anni, Pistoia, celata dietro il nome di fantasia di Valdenza. Una città che lui, napoletano trapiantato in Toscana, ha imparato ad amare e il suo amore traspare dalle belle descrizioni, dai nomi e dai luoghi: c’è il pozzo del Leoncino, c’è Piazza della Sala con i suoi locali che ostentano travi a vista e il bar con un leggendario lampadario: una grande ruota ornata con corna di cervo. E c’è la superba piazza del Duomo: «L’ingresso nella piazza del Duomo, uno spettacolo a cui non ci si abituava mai. Gli spazi, le prospettive, l’armonia degli edifici e il grande basolato in pietra…».
Riverente omaggio dovuto a Pistoia alla vigilia del 2017, l’anno in cui la città sarà Capitale della Cultura.
Antonio Fusco, che nel suo romanzo offre una sponda persino alla storia medioevale del traditore Filippo Tedici, ha anche tratteggiato un suggestivo affresco della celebre Valle degli Elfi negli Appennini Pistoiesi, popolata (in un insediamento a circa 1000 mt. di altezza) da una comunità di persone che hanno scelto di vivere una vita contadina, semplice come era fino agli anni ’50, senza servirsi di strumenti meccanici e senza confort nelle case (quali riscaldamento, elettrodomestici, tv…).
Insomma una specie di comunità Amish toscani.
Ma Casabona, nonostante si muova per Pistoia e dintorni e indugi poeticamente volgendo lo sguardo attorno a sé, non perde mai colpi: lui e la sua squadra sono sempre pronti a confrontarsi con il Male. E Antonio Fusco, da professionista del crimine par suo, costruisce per il suo personaggio un noir delineato puntualmente.
Quando, alle prime luci dell’alba, una telefonata anonima denuncia un delitto alla centrale di Valdenza, il commissario Casabona, che da un paio di giorni si è trasferito nella foresteria della questura per dissapori e incomprensioni con la moglie, è il primo ad arrivare sul posto. Sotto il vecchio ponte di Campanelle, o Ponte di Castruccio, sul fiume Lima, poco lontano dall’insediamento degli Elfi, trova il corpo di una giovane donna sconosciuta, nuda, con la testa sigillata in un sacchetto di plastica e le gambe parzialmente carbonizzate. Il delitto sembra lineare: vicino al cadavere la Scientifica rinviene elementi utili all’identificazione della morta e Luca Simoni, quello che pare il suo probabile assassino, viene ritrovato annegato al volante della sua auto in fondo al lago di Galleti: incidente o più probabile suicidio provocato dal rimorso?
Casabona non ci crede: il suo istinto gli dice che dietro quelle due vittime – lei escort, lui pornoattore locale – deve celarsi altro. Forse un doppio delitto per coprire le magagne di una setta dedita a pericolosi giochi erotici? O ancora peggio?
Evidentemente non sbaglia perché i morti collegabili al caso aumentano. Dall’alto però si preme perché lui chiuda alla svelta le indagini. Chi sta cercando di celare scomode verità? E non sarà invece che un odio malato e feroce vorrebbe far ardere il fuoco della purificazione sino in fondo, come nel crudele mito della Fenice, perché solo dalle ceneri potrebbe rinascere impunito a nuova vita? Per risolvere il caso, Casabona dovrà andare avanti a ogni costo, scavare nel marciume perbenista di certa provincia italiana, dove conta solo l’apparenza, e niente è veramente come appare.
Per il nostro commissario, un’esperienza dura e sconvolgente in un suo momento di personale riflessione, che sembra addirittura mettere a rischio i suoi più stretti vincoli familiari.

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