Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Settembre 2016

cento-racconti-illustrati-degli-autori-per-ragazzi-piu-notiIn quel di Ampugnano, dove vado quasi tutte le mattine a leggere e camminare (ormai lo sapete), ho portato Cento racconti illustrati degli autori per ragazzi più noti, Edizioni Usborne 2012, per tenermi al passo con le letture del mio nipotino Jonathan che ha frequentato la prima elementare. E sono ritornato indietro nei secoli quando pure il sottoscritto volteggiava sinuoso sulle ali della fantasia fra lupi feroci, brutte streghe, orchi mostruosi ma anche fatine carine che risolvevano il tutto con un tocco di bacchetta magica (beate loro) facendomi tirare un sospiro di sollievo dopo tanto batticuore.
Per Jessica, tre anni, bionda, occhioni azzurri da infarto, mi cimento con testi più semplici (vedi Masha e Orso, oppure Peppa Pig, per esempio). Però è difficile conquistarla. Inizio a leggerle una storia ma dopo tre parole di numero “Ora basta, nonno” e via a saltellare giuliva. Comunque Jessica è proprio una lettrice spiccicata da gabinetto che fa onore alla mia rubrica. Quando le scappa qualcosa prende il vasino, raccoglie i suoi libretti e incomincia a leggerli a voce alta, rimbrodolando non so che cosa. E via così per delle mezz’orette intere. Due tesori (se gli girano bene).

Inizio, come al solito, con gli immarcescibili G.M.
Delitto in prestito e altre storie di Cornell Woolrich, Mondadori 2016.
delitto-in-prestito-e-altre-storieQuando mi trovo davanti a Cornell Woolrich mi prende un non so che, una specie di ansia e di brivido incorporato. C’è sempre qualcosa di imprevisto e di ossessionante nelle sue storie.
Sentite questa. Jerome Swanson ha bisogno di soldi per curare il figlio malato. Ma come procurarseli? Viene a fagiolo il “Daily Reflector” con la bella somma di dollari che mette a disposizione di chi darà informazioni per la cattura dell’assassino di Robert J. Ranger, facoltoso agente di cambio. Bene, il gioco è fatto. Basta qualche ricerca, presentarsi come l’assassino stesso, intascare i bigliettoni, poi il nostro Jerome si trarrà d’impaccio con la testimonianza della moglie e del dottore. Ok, ottima idea, se tutto filasse liscio…
Murray Hobart, esperto, espertissimo di francobolli. C’è bisogno di lui per l’ispettore Foster. È stato ucciso un agente immobiliare soffocato nella sua poltrona con un fazzoletto, collezionista pure lui di francobolli e alcun album tutti intorno al luogo del delitto. Bisogna ispezionarli per vedere di ricavarci qualcosa, una traccia, un indizio. Tra i francobolli il famoso Capo di Buona Speranza che vale una fortuna. A meno che non si tratti di un falso. Ma Murray sa come verificarlo e ora lo hanno lasciato tutto solo. Allora potrebbe… la tentazione è forte…
Due amici diversi: Bill Brown, vivace, brillante, pittoresco e Joe Greeley, un semplice sgobbone. Due poliziotti, il primo promosso e il secondo solo a fare pesanti ricerche (vedi il destino). Un omicidio e i due che indagano insieme. Qualcosa nel comportamento di Bill non quadra. Qualcosa di poco chiaro…
In prima persona. Il Caso. Un giornale, conti inattivi non reclamati da molti anni. Un peccato lasciarli lì. Occorre studiare la faccenda e farsi passare per il possessore di uno dei conti stessi. Tutto fila liscio, un sacco di soldi in tasca per chi racconta la storia. Ma c’è qualcuno che lo nota, che lo fissa in un night club. Certo un poco di buono. Per risolvere il problema l’aiuto di un amico occasionale (bastano dieci dollari). Ma il destino è davvero incredibile…
Ecco, dicevo, il Destino, il Caso, qualcosa che all’improvviso si intromette nell’agire dell’uomo e ne condiziona il suo scopo. Spesso in negativo, talvolta con inaspettata sorpresa positiva.
Ogni volta che leggo un lavoro di Cornell Woolrich, non so perché ma mi pare di essere catapultato in un’altra dimensione.

Dieci incredibili giorni di Ellery Queen, Mondadori 2016.
dieci-incredibili-giorni“È successo ancora. Lo scultore Howard Van Horn si risveglia in un alberghetto di New York dopo l’ennesimo episodio di amnesia. Ha addosso del sangue non suo e i segni di una colluttazione. Forse questa volta, durante il lungo blackout di cui nulla ricorda, ha davvero fatto quello che si aspettava, prima o poi: forse ha commesso un omicidio.”
Urge un aiuto. Dell’amico Ellery Queen, in casa sua a Wrightsville per essergli vicino al prossimo attacco. La famiglia: il padre Diedrich, uomo grosso e affascinante, ha sposato la giovane e bella Sally, che piace subito a Ellery; lo zio Wolf che emana “acredine”, un “filo sottile e storto” che sdegna il nipote e Sally, “pericoloso.”; Christina Van Horn, la madre che gira nel parco di notte e cita salmi della Bibbia. “Abbiamo fatto un patto con la morte!” grida (perché?).
La faccenda si complica. Ellery pensa che il male di Howard sia dovuto al profondo attaccamento verso il padre messo in pericolo da Sally ma poi scopre…
E qui mi fermo. Dieci, incredibili giorni. Oscuri misteri familiari, lettere d’amore nascoste in un doppio fondo di un cofanetto, furti, ricatti con voce artefatta, omicidio, momenti di crisi, inquietudine, il lampo, la luce ed ecco “il piano, l’intero, orribile, magnifico piano” formarsi nella mente del nostro Ellery. La Bibbia e i dieci comandamenti. E gli anagrammi. Cosa c’entra la Bibbia e cosa c’entrano gli anagrammi? Vedrete che c’entrano anche questi.
Un viaggio inquietante tra gli oscuri meandri di una famiglia. Una costruzione assai complessa dei due famosi cugini.

Quella casa nella brughiera di Ngaio Marsh, Mondadori 2016.
quella-casa-nella-brughieraCuthbert ha assassinato l’amante della moglie; Mervyn ha mandato all’altro mondo un ladro con un ferro da stiro piazzato in cima ad una porta; Wilfred, Kittiwee per gli amici dato che ama i gatti, ha sbattuto mortalmente contro un muro la testa di una guardia che li maltrattava; Nigel, appartenente ad una setta estrema, ha fatto fuori una donna definita da lui “peccaminosa”, mentre Vincent ha soltanto avuto il torto di rinchiudere una vecchia strega in una serra piena di vapori di arsenico.
Ecco i “particolari” domestici, ognuno con le proprie mansioni, della isolata residenza di campagna di Halberds, il cui proprietario è il ricchissimo antiquario Hilary Bill-Tasman che ha invitato Agatha Troy, moglie del sovrintendente di Scotland Yard Roderick Alleyn, a dipingere il suo ritratto. Fra poco ci sarà un party natalizio e la festa si prospetta molto interessante (soprattutto per il lettore).
Tra gli invitati anche la bella Cressida Totthenam, fidanzata di Hilary, la zia Bed non la vede di buon occhio ma “è la pupilla dello zio Flea”. Ci sono pure i signori Forrester con il loro domestico Alfred Muolt e Bert Smith, un antiquario.
Intanto piccoli inconvenienti, piccoli “scherzetti” di cattivo gusto: trappola per Troy con un barattolo di olio e trementina sulla porta che le cade in testa, biglietto sotto la porta di Cressida definita donna peccaminosa che deve stare attenta, altro biglietto per il colonnello Forrester (dopo la lettura si sente male), sapone nell’orzata di Smith. Trattasi di burlone che si diverte a fare brutti scherzi o che cosa? E quale fine si propone?
Il clou della festa è la cerimonia dell’Albero affidata al colonnello Forrester vestito da druido con barba, baffi, sopracciglia, parrucca, stivali e abito dorato a fare le dovute manovre per portare i regali ai bambini del luogo. Solo che si sente male e verrà sostituito da Moult che improvvisamente sparisce. Le ricerche successive risultano del tutto vane, si sospetta che sia stato ucciso, e allora occorre l’intervento di Alleyn con la sua abilità psicologica per tirar fuori qualche mezza verità da quel branco di servitori poco raccomandabili. Tra neve, pioggia e situazioni atmosferiche tremende, lui stesso in pericolo di vita. Aggiungo Troy che si sente a disagio in mezzo a sconosciuti in una casa isolata, un cuneo infilato tra i pannelli di una finestra, una cassetta preziosa, un diario, documenti assai delicati. Pure due gatti, Drittone e Sapientone, con il loro momento di gloria. Personaggi sbozzati magnificamente e il “sospetto” che si infila dappertutto.
Ancora un inedito della banda mondadoriana a cui va il nostro ringraziamento.

Delitti in prima pagina di Fredric Brown, Gregory Mcdonald, Cornell Woolrich, Mondadori 2016.
delitti-in-prima-paginaDi detective giornalisti ce ne sono stati parecchi. Basta leggere la bella Introduzione di Mauro Boncompagni che ci offre solo un assaggio. A Partire da Joseph Rouletabille di Gaston Leroux e via a seguire con Philip Trent di E.C. Bentley e poi Roger Sheringham, Flashgum Casey e Kent Murdoch per arrivare a Jim Qwilleram, forse il più famoso, tanto per dare un’idea e già sapete i nomi degli autori. O vediamo, ora, con chi faremo la nostra conoscenza…
Gorgo fatale di Fredric Brown
In prima persona da Sam Evans dell’“Herald” per un articolo su un ragazzo morto a Whitewater Beach in un incidente. Sembra Henry O. Westphal, investito mentre cerca di attraversare le rotaie. Falso allarme. Il morto è un polacco che ha rubato il portafoglio al suddetto Obie di cui era compagno di scuola. Intanto la moglie Millie se ne va per un periodo di riflessione ed ecco riapparire la vecchia fiamma Nina con relativo salto sul letto. Ricerche su ricerche, Sam non è convinto dell’incidente, sogni, incubi, una vera ossessione. Scoperte di altre morti strane tra cui quella della sorella dello stesso Obie. Dubbi, perplessità, solo una sua fissazione? Qualcuno che lo segue. Pericolo. La svolta finale. Un turbinio di pensieri che volteggia lungo tutto il racconto con il lettore sballottato di qua e di là, ora quasi certo di ciò che avviene, ora confuso e come preso per il naso.
Giovedì mi ucciderai di Gregory Mcdonald
Irwin Fletcher, detto Fletch, giornalista del “News Tribune”, residente a The Beach per un’inchiesta sulla droga. Ecco ricevere una proposta sorprendente da certo Alan Stanwyk che lo ha scambiato per un barbone ”Voglio morire giovedì prossimo, tra una settimana esatta, circa alle otto e mezzo di sera.” Ma come? Ucciso da lui con un colpo di pistola, tanto dovrà schiattare lo stesso per un cancro. In cambio cinquantamila dollari e un biglietto per Buenos Aires. Mica male. Ma per Fletch qualcosa non quadra. Meglio registrare quello che è successo e fare le dovute ricerche sul tizio in questione. Intanto Alan Stanwyk è un famoso manager, ricco e sano (così sembra)…
Dialoghi veloci, talora esilaranti con le due ex mogli, con il padre di Alan, telefonate a getto continuo attraverso false identità. Spudorato mentitore il nostro giornalista che ha vinto anche un premio prestigioso non ritirato. Capace di scoprire chi fornisce la droga (spunti su questo triste mondo) e tutto proteso a scoprire anche il mistero della incredibile richiesta. Ci riuscirà?
Galoppino di Cornell Woolrich
Clint Burgess è solo un galoppino, uno che deve andare in giro a cercare notizie senza scrivere una parola. Ma prima o poi farà carriera. Di sicuro, lui ne è certo. Intanto si deve catapultare nel locale Mike’s Tavern dove è stato ammazzato proprio il titolare Mike Oliver. Un tipo per niente simpatico e tirchio, secondo il barista. Ha leticato pure con un vecchio cliente che viene subito incriminato. Ma Clint non è convinto della sua colpevolezza. Per esempio c’è un bicchiere con le impronte ed uno pulito sul bancone del bar. Insomma un bicchiere di troppo. Perché?…Ce la farà Burgess a risolvere il caso e, magari, a intraprendere la sua fantomatica carriera? Vediamo.
Un trio speciale. Tre personaggi alla ricerca della verità. Tre tipi diversi contro tutto e tutti. E il lettore è lì, a bocca spalancata, che li segue nei loro movimenti e nelle loro elucubrazioni attraverso una scrittura spesso veloce, ironica, leggera e pure divertente (soprattutto nel Galoppino) dentro una trama da manuale. Ora sorpreso, ora scosso, ora ammirato, ora un po’ sconcertato tra gli improvvisi cambiamenti che gli si parano davanti.

Un caso bizzarro per il commissario Carra di Claudio Arbib e Rodolfo Rossi.
un-caso-bizzarro-per-il-commissario-carraUltimamente ho letto diversi libri del “Giallo Italia” per vedere cosa ti inventano i nostri compatrioti. Qualche volta con soddisfazione e più spesso con un certo sconforto. Diciamo la verità (ovvero la verità di chi dice diciamo la verità). Il fatto è che ci sono in giro millanta gialli o gialletti tutti uguali spiccicati e uno non ne può più di leggere le solite tiritere. Vediamone alcuni punti in comune.
1) Intanto il commissario con contorno di sottoposti. E qui, naturalmente, c’è: si chiama Carra. Laureato, colto, divorziato da una moglie amata e che ama ancora. Niente bambini, matrimonio sfilacciato, ormai senza senso. Suo amico professore Luigi Bevilacqua (meglio di google per il commissario) che conciona di pittori surrealisti e metafisici (un ripassino fa sempre bene). Passeggiate, ricordi, sogni, incubi che lo tormentano. Non mancano i sottoposti con le loro caratteristiche personali: Di Giacomo, Tuozzi, Marzullo e Vittoriani (se ricordo bene), compreso il dialetto che porta vivacità al dialogo e alla storia.
2) Di solito esiste il superiore rompipalle che deve per forza dire la sua e avvertire che su, in alto, ma in alto alto, qualcuno desidera che si faccia in una certa maniera. E anche questo lo si trova a pizzicare il nostro Carra con il suo eloquio infiorettato di citazioni latine che spingono al sorriso.
3) Ogni storia ha il suo “caso” o i suoi “casi”. Bene, qui ne abbiamo praticamente quattro: quello “bizzarro” del titolo si riferisce al ritrovamento di un elefante morto, o meglio, di una elefantessa (in seguito si saprà che se ne è “andata” causa overdose). Ottimo il personaggio di Attilio Cecconi, il barbone incazzato nero che cerca di scassinare un furgone frigorifero per inserirvi gli eventuali pezzi dell’incredibile animale. Accanto a questo la sparizione di un ragazzo dai capelli verdi, la vicenda di un bambino rom rapito che già si enuclea fin da principio e la morte per overdose di una prostituta rom. Quattro problemini tutti sul groppone del nostro Carra.
4) Oltre al “caso” o ai “casi”, dietro alla pura indagine c’è sempre uno sguardo alla società. Vedi, nel presente contesto, il problema della droga, del traffico degli stupefacenti reso più consistente dalle novità tecnologiche (via internet, per esempio), lo sfruttamento vigliacco delle prostitute e dei ragazzi che può coinvolgere persone inimmaginabili come un prete. Una parte cruciale svolta con piccoli tocchi di delicata commozione anche attraverso i ricordi degli sfruttati. Aggiungo le minchiate dei politici, la critica delle forme del lavoro sempre più astratto (leasing, banqueting, franchising) e via di seguito.
5) Spunti sul luogo dove si svolge la vicenda. In questo caso Roma “con i suoi marciapiedi coperti di automobili, con i suoi bidoni della spazzatura stracolmi, i suoi muri coperti di manifesti elettorali abusivi…”, e perfino una veloce carrellatale sulle varie parti della città postate come in un caleidoscopio.
6) Qualche personaggio particolare un po’ a macchietta. Il già citato Attilio Cecconi e, aggiungo, la signora altezzosa, moglie di un ambasciatore presso la Santa Sede, che fa venir voglia di prendere a calci in culo.
7) Naturalmente una trama giallistica bene organizzata che non faccia capire subito dove si va a parare. E qui, bene o male, ci siamo.
Dunque le solite cose. Ciò che distingue, che può distinguere ogni giallo o gialletto tra i millanta in circolazione è soprattutto il linguaggio, la potenza della scrittura, la capacità di evocare emozioni e sentimenti. In una parola, lo stile.
E allora? E allora questa è una storia che si fa leggere volentieri, dove accanto alla parte drammatica della dura, schifosa realtà (certi personaggi, sbozzati con pochi tocchi, rendono bene l’idea) convive una tenera delicatezza e un soffio di sorriso. Anche il personaggio principale, ovvero il commissario Carra, risulta ben costruito, afflitto da problemi esistenziali che il classico uomo comune si porta appresso. Al termine perfino un quiz per i lettori appassionati d’arte e di enigmistica. Che volete di più?

La detective miope di Rosa Ribas, Mondadori 2016.
la-detective-miopeQuesta ci mancava. Voglio dire tra le millanta detective sfornate ci mancava una che fosse miope. Caratteristica inusuale che stona con l’occhio “acuto” che dovrebbe possedere qualsiasi detective. Inusuale, perciò curioso e attraente per il lettore, sottoscritto compreso.
Dunque Irene Ricart, detective privata di Barcellona ha questo problema. Non il solo e il più grande. È da poco uscita da uno ospedale psichiatrico dove è rimasta per molti mesi, causa l’uccisione del marito poliziotto e della figlia di dieci anni. Il suo obiettivo, da qui in avanti, sarà quello di scoprire l’assassino.
Primo passo trovare un lavoro, e allora viene a fagiolo Miguel Marin, un biondo scuro che le offre l’opportunità di inserirsi nella propria agenzia “Detectives Marin”. Suoi colleghi Rodrigo Carrasco, il veterano che gode piena fiducia del capo; il nipote del suddetto capo, Felix (viso degno di un affresco rinascimentale), che aiuta nelle faccende informatiche; Flavia Irigoyen, giovane detective argentina dalla stretta di mano mortale e la segretaria Sarita Picó che le resta simpatica.
I casi piuttosto “strani” di cui si occuperà: figlio di un grossista di stoffe che sbaglia i conti; un signore che sospetta che suo padre sia un negro; ritrovare un cliente di un “ocularista”; scoprire se il dipendente di un fast food sia realmente malato e, infine, beccare il ladro di un furto di scatole con ragni (sì, avete capito bene).
Secondo la teoria dei 6 gradi di separazione (scoprirete cos’è) ogni caso può portarla alla soluzione del suo personalissimo tormento. Ma deve fare in fretta che la miopia sta peggiorando. Intanto diventa sempre più consistente l’idea che la morte di Victor sia probabilmente legata al suo lavoro, soprattutto a qualche storia di droga. Tutti i mezzi sono buoni per arrivare alla verità, compreso il travestimento da giornalista con Felix che porta la telecamera. Momenti di euforia e di crisi in cui le pare di avere sbagliato tutto. Un personaggio positivo, generoso (ospita in casa anche una ragazza filippina trovata legata in un bordello da Rodrigo) che trasforma il dolore in determinata, caparbia azione.
La storia è raccontata dalla stessa Irene, il presente alternato con il passato, con i ricordi della malattia, del marito, della figlia e del padre, i vari personaggi sono ben caratterizzati. Non mancano tratti di tensione (viene seguita da qualcuno che le butta all’aria la casa) evidenziati da una scrittura incisiva senza tanti svolazzi, intessuta di citazioni varie e di una simpatica vena ironica. Trama giallistica che ripercorre un filone fin troppo abusato. Però capisco che tirarne fuori una originale sia un’impresa davvero titanica.

Spiluzzicature
Per chi desidera sapere subito il nome dell’assassino, tra l’altro già morto, senza lambiccarsi troppo il cervello, è pronto La vedova di Fiona Barton, Einaudi 2016. Naturalmente il libro ha diversi risvolti interessanti, a cominciare dal punto di vista dei vari personaggi. Così, a naso (leggiucchiato in qua e là), la scrittura mi pare buona.
I delitti della città vuota di diciotto autori, Atmosphere 2016, lo consiglio senza averlo sfogliato. Nel senso che lo sfoglierò di sicuro dopo il bel giudizio di Maurizio de Giovanni.
Svelato il mistero di chi si cela dietro lo pseudonimo dello scrittore Emilio Martini e il suo commissario Bertè. Due del gentil sesso, Elena e Michela Martignoni. Su La regina del catrame, Corbaccio 2012, non ero stato troppo tenero terminando con un “libro da inserire in quella caterva di pubblicazioni che scivolano nel carino e lì ci restano”. Però gli auguri glieli faccio lo stesso e, ripensandoci, restare nel carino non è poi così male.
Continuano a scodinzolare i Bassotti della Polillo con Omicidio in laboratorio di T.L. Davidson. Qui ci lascia le penne il professore Sheppery avvelenato dal cianuro. Chi indaga per capirci qualcosa sono l’ispettore Mellison di Scotland Yard e il dottor Blyte. Come succede spesso (anche nella vita reale) la personalità del morto, ritenuta di grande moralità, si scopre essere piuttosto diversa. Praticamente una doppia vita…
Il lettore amante della buona scrittura si butti senza tema su Insospettabili, antologia di racconti gialli curata da Fulvio Gianaria e Alberto Mittone. Potrà trovarvi autori particolari distanti fra loro nel tempo e nello spazio, occupati occasionalmente nella letteratura gialla. Basta qualche nome: Cechov, Hemingway, Svevo, Buzzati, Moravia, Dickens… e perfino un certo Giorgio Spini con il quale mi laureai al tempo che fu. Tutti grandi anche quando sguazzano in una materia che non è proprio la loro.

Un giretto tra i miei libri
Per motivi di spazio solo pochissime righe.
il-silenzio-delle-ombreIl silenzio delle ombre di Freeman Wills Crofts, Mondadori 2008.
“Il Surrey, quale ameno, tranquillo angolo del paradiso. Almeno fino a quando alcuni dei suoi abitanti non cominciano a svanire nel nulla. Per primo lo scontroso dottor James Earle, poi l’infermiera Helen Nankivel, che sembra essere la sua amante. L’ispettore French sospetta che siano stati assassinati, ma nessun cadavere è stato rinvenuto e tutto rimane nel campo delle ipotesi…”. Quello che ha rappresentato Crofts per il romanzo poliziesco è già stato scritto da Willard Huntington Wright (più conosciuto come S.S. Van Dine, il creatore di Philo Vance) e cioè il migliore esponente della tendenza realistica, per cui nella scelta della trama e dei suoi personaggi, in primis di chi deve indagare, si va più al sodo. Niente detective “particolari”, geniali e bizzarri al tempo stesso, ma poliziotti laboriosi e tenaci. Più umani, insomma. Come il nostro Joseph French. Stile piano, concreto, sicuro. Andamento lento della trama che coinvolge e appassiona il lettore nella ricerca degli scomparsi. Solita spiegazione finale che può infastidire i non amanti del giallo classico.

Il silenzio di Jan Costin Wagner, Einaudi 2008.
il-silenzio“Nell’estate del 1974, durante i campionati del mondo, una ragazzina viene violentata e uccisa nei pressi di Turku, in Finlandia. Le indagini della polizia, condotte da Antsi Ketola, non portano ad alcun risultato.
Trentatré anni dopo, nel luogo in cui una semplice croce ricorda la vittima, viene rinvenuta la bicicletta di un’altra giovane, Sinikka Vehkasalo: uscita per andare all’allenamento di pallavolo non è più tornata in casa.
Il caso viene affidato a Kimmo Joentaa, e Ketola, andato in pensione da poco, si dichiara disponibile ad aiutarlo. Intende in qualche modo riparare a quell’insuccesso professionale che ancora gli brucia, ed è profondamente convinto che vecchio e nuovo delitto siano opera di un’unica persona…”
L’indagine si sviluppa in maniera semplice, così come semplice e naturale è il linguaggio e lo stile. Il tutto un po’ moscio, a dir la verità. Un neo piuttosto grosso la soluzione finale tirata per i capelli.

Sherlock Holmes e le ombre di Gubbio di Enrico Solito, Hobby and Work 2006.
sherlock-holmes-e-le-ombre-di-gubbioTralasciando tutta la prima parte, andiamo al nocciolo quando Pier Luigi Neri da Gubbio chiede l’aiuto di Holmes. Una specie di lupo fantasma terrorizza la sua città. Data la fama di grande detective solo lui può risolvere il mistero. Dunque Holmes e l’inseparabile dottor Watson partono per risolvere il nuovo caso.
Essi vengono inquadrati con le loro note caratteristiche, i loro tic e le loro manie. Holmes che snocciola una dietro l’altra le sue famose deduzioni (anche troppe), con i suoi momenti alti e bassi, il violino, la conoscenza degli scacchi (sua l’osservazione sul “curioso meccanismo mentale” dei giocatori di scacchi mentre assiste alla partita tra due personaggi) e così via. Watson amante delle comodità, del suo buon sigaro, del giornale inglese e, soprattutto, del suo sherry. In mancanza di meglio basta il Nebbiolo. Vi si trovano citazioni espresse o sottintese di altri libri, notazioni ironiche sugli italiani e gli inglesi, una conoscenza accuratissima della Londra di allora. Ma, soprattutto, un amore sconfinato per Gubbio, per questo luogo bellissimo e “bizzarro” insieme. Ritrovo qui lo stesso stile, la stessa garbata arguzia, la stessa fine ironia che fanno dei libri dell’autore una sana e piacevole lettura. Sia emozionale che intellettuale.

Passiamo ora alla nostra imprescindibile Patrizia Debicke (la Debicche) che ci presenta Roma Caput Mundi. L’ultimo Cesare di Andrea Frediani, Newton Compton 2016.
roma-caput-mundi-lultimo-cesarePer chi sa e studia di storia, la figura di Costantino rappresenta una bella sfida.
Secondo quanto si è scritto di lui, fu uomo sempre ambiguo e pieno di contraddizioni imperatore “cristiano” e contemporaneamente alleato degli ariani e massima autorità religiosa pagana. Santo? Uhm… soprattutto diavolo, mi pare.
Comunque in questo secondo episodio di Roma Caput Mundi, Andrea Frediani non mette Costantino sugli altari né lo condanna. Lui resta sempre sullo sfondo, da perfetto antagonista par suo, che non guarda in faccia a nessuno. Lo scenario della storia è quello dello scontro tra Costantino e Licinio per il dominio dell’impero e, anche stavolta, come per L’ultimo pretoriano, il personaggio principale è Sesto Martiniano. Ex pretoriano, valoroso combattente, innamorato sfortunato e, oibò, sempre sconfitto. Lo è stato al fianco di Massenzio, nella battaglia di Ponte Milvio, e lo sarà, al fianco di Licinio per otto anni e nella battaglia di Crisopoli, che ne decretò la definitiva sconfitta. L’ultimo Cesare pagano, investito di stoicismo e “mos maiorum” augusteo.
Una disfatta cosciente e per questo più eroica di fronte ai tempi che cambiano, con il nodo sostanzialmente culturale delle guerra civile che man mano va precisandosi con l’evoluzione degli eventi.
Personaggi buoni, cattivi, vigliacchi, coraggiosi e crudeli quanto basta. Un cristianesimo che talvolta sconfina nel fanatismo e fa rimpiangere troppo spesso l’apertura mentale dei pagani.
Un romanzo maturo e interessante, con alla fin fine Sesto Martiniano, l’eterno sconfitto, che riesce a dominare moralmente sul vincitore. Perché, come giustamente scrive l’autore nella sua postfazione: «Ma soprattutto questo è un romanzo e, come in amore, tutto è lecito o quasi».
La storia invece parla solo dei vincitori.

Fabio Jonatan JessicaUn saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

2 thoughts on “Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Settembre 2016

  1. La lettura di Ellery Queen la ricordo da ragazzo (c’erano in TV, in quel periodo, dei telefilm ben realizzati in USA): acquistai una raccolta di più romanzi edita da Mondadori, con una bellissima copertina rigida marrone. E’ ancora nei miei scaffali…quasi quasi la rispolvero!
    Grazie Maestro.

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