La Debicke e… Il mercante d’arte di Hitler

Il mercante d’arte di Hitler
di Nicola Kuhn e Meike Hoffman
Newton Compton, 2016

«Svizzera, 2010. Cornelius Gurlitt, cittadino tedesco di 79 anni, sta viaggiando su un treno diretto a Monaco quando viene fermato per un controllo di routine. Agli occhi degli agenti l’uomo non è che un innocuo vecchietto, ma un’ispezione rivela che, cuciti nel risvolto della sua giacca, ci sono ben novemila euro in contanti. Una cifra importante per un pensionato, che porta la polizia ad approfondire le indagini. Si scopre così che nella sua casa di Monaco l’anziano vive come un barbone, nel disordine e nella sporcizia, ma tra scatole vuote di cibo e carte ammucchiate alla rinfusa, nasconde un vero, inestimabile tesoro: più di duemila capolavori di ogni epoca, ufficialmente scomparsi nel bombardamento di Dresda del 13 febbraio 1945. Cornelius afferma di aver ereditato quella fortuna – opere di Canaletto, Picasso, Franz Marc, Matisse, Dürer, Rodin, Kokoschka e moltissimi altri, per un valore stimato di oltre un miliardo di euro – da suo padre, Hildebrand Gurlitt , “mercante d’arte” al servizio del Führer…»
Questo ritrovamento è solo lo scoop finale, o se vogliamo la casuale conclusione della saga dei Gurlitt, di quella incredibile storia di “Il mercante d’arte di Hitler” ricostruita pezzo su pezzo da Meike Hoffmann della Freie Universitaet di Berlino e da Nicola Kuhn del Tagesspiegel nella prima lunga e dettagliata biografia di Hildebrand Gurlitt, l’uomo che, al servizio del Führer, per tanti anni sequestrò e requisì, anche con la forza, le opere d’arte degli artisti ebrei e tutto ciò che il regime chiamava “arte degenerata” perché avversa ai principi del nazionalsocialismo.
Una storia di un momento del nostro passato prossimo in cui prevaricazione, odio e violenza facevano da padroni. Un periodo tragico e di sofferenza per molte popolazioni del mondo. E di sfrenata corsa al potere per chi stava al comando. Un libro storico da leggere e meditare. Spulciando attentamente negli archivi del Terzo Reich, Meike Hoffmann e Nicola Kuhn hanno ricostruito l’incredibile “carriera” di uno spregiudicato curatore di mostre che, cavalcando l’onda del nazismo, riuscì a diventare uno dei collaboratori più stretti di Hitler e uno dei principali mercanti d’arte nei territori occupati.
La polizia doganale, con un’indagine fatta quasi pro forma, scoprì che Cornelius Gurlitt, lo stravagante vecchietto, non presentava la denuncia dei redditi ma viveva nel bel quartiere di Schwabing, a Monaco. L’appartamento, arredato con mobili fatiscenti, era sporco da fare schifo, traboccava di carte e spazzatura, ma appesi alle pareti e accatastati negli angoli c’erano centinaia di quadri. E che quadri, capolavori di ogni epoca! Un tesoro quasi inestimabile, scomparso dal 13 febbraio del 1945. Un tesoro che si pensava distrutto nel terribile bombardamento di Dresda. E invece quell’incredibile patrimonio d’arte è là, intatto. Sono oltre 1.400 dipinti di Canaletto, Picasso, Franz Marc, Matisse, Duerer, Kokoschka o Rodin. Altre migliaia di opere verranno ricuperate a Salisburgo in una seconda casa di Gurlitt. Per un valore che supera largamente il miliardo. Sono opere, però, di origine criminosa, che l’uomo ha ereditato da suo padre, Hildebrand Gurlitt e che da decenni, per vivere, ha smerciato sul mercato nero.
Hildebrand Gurlitt era uno dei quattro specialisti incaricati da Hitler di confiscare in Germania opere d’arte dette “degenerate”, sia perché non rappresentative dello stile nazista, sia perché dipinte da ebrei. Queste opere venivano o rivendute a musei e collezionisti esteri (in valuta pregiata) o scambiate con altre più grate al regime. Hildebrand Gurlitt in particolare aveva il compito di acquisire capolavori per il “Museo del Führer” di Linz.
Hildebrand Gurlitt, nato in una famiglia colta di artisti e intellettuali di Dresda, una nonna ebrea, aveva incominciato la sua carriera come esperto d’arte al Koenig – Albert – Museum di Zwickau, dove alla fine degli anni Venti collezionava con entusiasmo opere delle avanguardie germaniche, quadri di Max Pechstein, Ernst Ludwig Kirchner, Oskar Kokoschka. Ma quando, all’inizio degli anni Trenta, cominciò la cupa propaganda nazista a binario unico, Gurlitt fu licenziato. Passato poco dopo alla direzione di un Museo di Amburgo, continuò a raccogliere tele degli espressionisti e di artisti ebrei. Però quando il primo maggio del 1933, mentre le camicie brune sfilavano per la città anseatica, rifiutò di issare la bandiera nazista, si trovò contro il partito e a luglio dovette lasciare l’incarico. A quel punto si mise in proprio lavorando come mercante d’arte, come curatore di mostre, poi all’improvviso si convertì al nazismo.
«Come mai uno spirito critico, un entusiasta delle avanguardie — si sono chieste le autrici della biografia — ne diventa improvvisamente il liquidatore, si trasforma da vittima in carnefice?». Inspiegabile? No! forse non tanto, ricordiamoci che allora per vivere in una Germania nazista, non allineati e con un quarto di sangue ebreo poteva essere molto, ma molto pericoloso.
Di là, l’incondizionato appoggio del Füher, la sua grande ascesa verso il successo e, dopo, l’opportunità di assecondare la sua incontrollabile smania di possesso, impadronendosi di un’inestimabile raccolta di opere.
Alla disfatta tedesca poi, nel dopo guerra, riuscì rocambolescamente a sfuggire tra le maglie degli inquisitori alleati e tenere per sé e occultare quella che ormai era diventata la “sua” collezione privata.
Avrà dominato in lui la maniacale follia di certi collezionisti per i quali conta soltanto il possesso e non l’esibizione dell’opera? Probabile e comunque è certo che Hildebrand Gurlitt non ha mai pensato di rendere qualcosa ai legittimi proprietari, alle loro famiglie o agli eredi. E non deve aver mai provato rimorso per le sue scelte, tanto che nel 1956, prima di morire, fece promettere al figlio di tacere per sempre.
Cornelius Gurlitt è morto nel 2014. La sua volontà era di donare la collezione paterna al Museo di Berna, ma tante di quelle tele illegalmente sequestrate forse potrebbero ancora essere restituite…

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