La Debicke e… La prima pietra

La prima pietra
di Fabio Novel
Delos Passport, 2017
Racconto lungo

Questo racconto è ambientato nel Mali, stato interno dell’Africa Occidentale, e più precisamente a Adjelhoc, in Azawad, regione che nel 2012, dopo violenti combattimenti, aveva dichiarato la propria indipendenza, per tornare meno di un anno dopo a far parte dello stato originario.
Fabio Novel sa ben raccontare storie del mondo e dal mondo. Sono storie legate a persone e a consuetudini con ambientazioni molto precise e curate che portano il lettore in realtà lontane e diverse dall’ordinario.
Dopo averci fatto conoscere una certa Asia del Sud Est, con i suoi romanzi Scatole siamesi e Sangue khmer, e racconti come Phuket inferno, senza trascurare altre location per le sue trame (quale Le mani di Hussein, inserito inizialmente nell’antologia Capacità nascoste e riproposto in seguito su Segretissimo Mondadori), stavolta ha scelto uno scenario dell’Africa Centrale: l’Azawad maliano. Uno sconfinato territorio che dagli anni Sessanta continua a dilatarsi, un’immensa pianura tagliata da poche e frastagliate creste montuose con ripide scarpate che dividono una serie di altopiani in arenaria, il più alto dei quali raggiunge appena i cinquecento metri. Circa tre quarti dell’area di Azawad è desertica o semi-desertica. E anche là vivono e si muovono i famosissimi tuareg.
I Tuareg (con g dura) sono un popolo berbero, tradizionalmente nomade, stanziato lungo il deserto del Sahara (principalmente nel Mali e nel Niger ma anche in Algeria, Libia, Burkina Faso e perfino nel Ciad dove vengono chiamati Kinnin).
La lingua tuareg (tamahaq, tamajeq o tamasheq, a seconda della pronuncia) è un dialetto berbero. E il nome Tuareg, di origine araba, sarebbe il plurale arabo dalla parola Tārgī, “abitante della Tārga” (Tārga in berbero significa “canale” e si rifà al Fezzan, una vallata libica). I Tuareg però definiscono se stessi solo: Kel tamahaq, “coloro che parlano la tamahaq”.
Ma di cosa parla La prima pietra?
A Adjelhoc, i tuareg sono in rivolta per ottenere l’indipendenza, ma la loro lotta è pesantemente contaminata dall’ideologia di gruppi armati islamico-radicali, quali AQMI e Ansar Dine.
E con loro, arriva il lato più oscuro della sharia. Su questo insolito e difficile e sfondo geopolitico e sociale, Fabio Novel porta in scena una tragedia, un atroce dramma di amore e morte, marchiato da incomprensioni familiari, vendicative meschinità umane, ideali laici e fanatismi religiosi. E ci spiega che La prima pietra è liberamente ispirato, cambiando i nomi dei personaggi e certe motivazioni, a un fatto realmente accaduto nel 2012.
L’incipit del racconto recita:
«Non troppo aguzza, non troppo smussata. La misura giusta, adatta a versare il giusto sangue.
Non troppo piccola: all’impatto, non provoca sufficiente dolore.
Non troppo grande: potrebbe ammazzare sul colpo»…
Una torbida, efferata e rituale esecuzione ordinata dalla barbarie.

Fabio Novel è nato nel 1966, a Trieste. In gioventù ha consolidato un forte legame con l’Est Asiatico. Ha pubblicato racconti per varie antologie, nelle collane Segretissimo e Giallo Mondadori, su M-La rivista del Mistero e sulla rivista Writers Magazine Italia.
Per MilanoNera ha pubblicato in digitale il racconto Fiori per Diana e il western L’uomo che uccise Texas Jones. Per l’editore DelosDigital, i thriller neri Phuket Inferno (DelosCrime, 2015) e Sangue khmer (Odissea Digital, 2016).
Ha collaborato alla stesura del DizioNoir (DelosBooks) e all’edizione italiana del gioco di ruolo Spione, di Ron Edwards.
Per Mondadori ha curato due speciali AA.VV. della collana Segretissimo, dedicati alla spy fiction italiana: Legion (2008) e Noi siamo Legione (2015).

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