La Debicke e… Il segreto del commendator Storace

Renzo Bistolfi
Il segreto del commendator Storace
TEA, 2018

Sapore piacevolmente vintage per Il segreto del commendator Storace, romanzo “luciferino” con cui Renzo Bistolfi torna in libreria, romanzo che potrebbe avere come sottotitolo: morire proprio al momento sbagliato.
Il ricco e malandato commendator Lisandro Storace da settimane sembra che stia per morire; ormai si contano innumerevoli i salvifici interventi in extremis del dottor Cabella e i tentativi di estreme unzioni impartiti da Monsignor Malacalza, chiamato di corsa quando la fine sembrava vicina ma, ogni volta, questo novello Lazzaro pare risuscitare miracolosamente. E ora, dopo un ultimo inimmaginabile recupero, ha convocato per una merenda domenicale dell’ottobre 1957, nel suo grande ed elegante appartamento di Sestri Ponente pieno di opere d’arte, l’arciprete monsignor Malacalza, il cavalier Damonte, amministratore dei suoi beni, il maresciallo Galanti e due stravaganti vicine di casa. Con il dichiarato scopo di rivelare a tutti loro qualcosa. Ma aspettava forse qualcuno? Perché per organizzare questa pubblica rivelazione ha fatto anche arrivare in transatlantico da New York l’unico pronipote, fino a quel momento assolutamente ignaro della loro parentela. Insomma sembra che non voglia morire senza aver prima raccontato il suo segreto. Ma quale importante rivelazione dovrà mai fare? Potrebbe riguardare l’increscioso accaduto di dieci anni prima, quando la giovane e bellissima moglie del commendatore, in uno dei suoi frequenti attacchi di rabbiosa paranoia, ha abbandonato precipitosamente il tetto coniugale, senza poi dare mai più notizie di sé. Da quel momento il marito, il commendatore, si è chiuso in casa, lasciandosi sopraffare da uno stato di prostrazione. Ma, proprio quando Lisandro Storace è finalmente pronto a parlare, zac muore, lasciandoli tutti a bocca aperta e con un palmo di naso.
Il pronipote Nicolò, detto Nick, giovanissimo (23 anni) alto, magro, remissivo ma molto curioso, vorrebbe scoprire cosa c’era di così segreto nella vita di quel prozio, appena conosciuto. Doveva essere importante se il commendatore aveva organizzato tutto quel circo e, superando la sua timidezza, decide di indagare. Fa domande tra le persone più vicine allo zio, passeggia tra i vicoli, dove raccoglie confidenze e sussurri, e poco per volta riesce a mettere insieme i primi pezzi del variopinto puzzle legato al microcosmo di affetti che circondava il vecchio commendatore, pur andando incontro a strane disavventure. Ma lui testardo va avanti a ogni costo, evitando d’un soffio misteriosi vasi che piombano giù dai balconi, incappando in rischiose scivolate sui binari del tram, senza lasciarsi fermare da lettere anonime e brutte bronchiti che non vogliono guarire. Evidentemente qualcuno vorrebbe che il famoso segreto restasse sepolto per sempre con il commendator Storace. Insomma il romanzo gira tutto attorno a “quella faccenda là….”, il segreto di cui nessuno vuole o può parlare, ma che a poco a poco verrà rivelato in un crescendo di atmosfere e situazioni che rimandano ai mistery di Agatha Christie.
Molto godibile l’affollato palinsesto di personaggi maggiori e minori, una calibrata polifonia di voci capace di evocare immagini autentiche, sepolte nella memoria dando piacevolezza alla narrazione divertente e dal sapore antico. Un raffinato noir di provincia che riesce a riportarci in un mondo d’altri tempi.

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