Il pianeta umano (Le varie di Valerio 85)

Simon L. Lewis e Mark A. Maslin
Il pianeta umano. Come abbiamo creato l’Antropocene
Einaudi, 2019 (ed. orig. 2018)
Traduzione di Simonetta Frediani
Scienza

Terra. Eoni, ere, periodi, epoche, piani. Il nostro pianeta natale funziona come un unico sistema integrato: componenti fisiche, chimiche e biologiche (comparse circa 4 miliardi di anni fa), oceani, atmosfera e terre emerse sono tutti collegati. Noi, Homo sapiens, specie saggia, siamo un’aggiunta biologica recente. I cambiamenti ambientali causati dalle nostre attività sono aumentati al punto che oggi le azioni umane costituiscono una nuova forza della natura, che determina in misura crescente il futuro del pianeta. Ripercorrendo la storia sociale della nostra specie troviamo quattro transizioni principali che modificarono in modo fondamentale sia le società che gli impatti sul sistema, due legate alle forme d’uso dell’energia, due all’organizzazione umana: la prima circa 10500 anni fa derivò dalla nascita dell’agricoltura (cattura diretta di maggiore energia solare), la seconda dal “colombiano “scambio transoceanico di specie a partire dal Cinquecento, la terza dall’estrazione di antichi depositi concentrati di energia solare (con conseguente reimmissione in aria) a partire dalla fine del Seicento, la quarta dalla creazione di una rete di istituzioni globali dopo l’ultima guerra mondiale. Gli effetti cumulativi sono paragonabili a quelli di altri eventi geologici di scala globale e, combinando le parole greche traducibili con “uomo” e “recente”, gli scienziati di varie discipline da tempo riflettono se e da quando vi sia stato l’inizio di un nuovo strato sedimentario (ancora in corso ovviamente) che possa essere definito Antropocene. E su cosa ci aspetta. Vi sarà una quinta transizione a nuova forma di società umana, forse in grado di mitigare i nostri impatti sull’ambiente e di migliorare la vita delle persone? Oppure stiamo andando verso un collasso?

Gli scienziati inglesi cinquantenni Simon L. Lewis e Mark A. Maslin hanno scritto un ottimo testo di approfondimento teorico e divulgazione colta. Sono convinti che le scelte politiche dei prossimi decenni possano determinare la rotta di gran parte dell’umanità per un periodo di tempo molto più lungo e, per permettere la costruzione di risposte intelligenti, chiariscono benissimo qual è la posta in gioco, partendo da quando qui la vita è iniziata, nella notte dei tempi, in cui la Terra si formò per aggregazione di particelle con la gravità che attraeva materia fino a formare un oggetto grande come un pianeta (4,54 miliardi or sono). La geologia è scienza umana e da secoli aiuta a ricostruire la storia terrena (terrestre), pur condizionata dalle preoccupazioni dominanti nelle varie fasi, che fossero e siano religiose, politiche o filosofiche. La stessa suddivisione del tempo è stata via via dibattuta e aggiornata sulla base delle tracce fossili. Gli autori riprendono e rivalutano molte narrazioni classiche, attraverso una chiara comparazione scientifica interdisciplinare: la discesa dagli alberi, l’agricoltura prima rivoluzione energetica, la globalizzazione 1.0, i combustibili fossili seconda rivoluzione energetica, la globalizzazione 2.0 che ci ha condotti a toccare i confini planetari. L’argomentata tesi è che, dall’inizio del mondo moderno del Cinquecento, due circuiti di feedback autorinforzanti e collegati (l’investimento dei profitti per generare altri profitti e la produzione crescente di conoscenza mediante il metodo scientifico) hanno dominato in misura sempre maggiore le culture del mondo. La stimolante ipotesi conclusiva è che sia stato il 1610 il cosiddetto chiodo d’oro (golden Orbis spike), ovvero il marcatore temporale dal quale la Terra ha iniziato a procedere verso un nuovo stato, dopo aver toccato il minimo dell’anidride carbonica atmosferica presente in una carota di ghiaccio antartico. Ricchissima bibliografia, notevole apparato di figure e note, dettagliato processuale stile narrativo.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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