La Debicke e… Il maestro di Auschwitz

Otto B Kraus
Il maestro di Auschwitz
Newton Compton Editori, 2020

Basato sulla storia vera del famigerato Blocco 31.
Nel dicembre 1943 i capi delle SS decisero di aprire una sezione speciale, all’interno del campo di Auschwitz, nella quale le condizioni di vita fossero apparentemente migliori, per poter dimostrare agli occhi del mondo e delle organizzazioni umanitarie che le notizie riguardanti Auschwitz non erano veritiere. Il Blocco 31 infatti era tenuto in condizioni più accettabili di tutti gli altri, dovendo essere sempre pronto come esempio in caso di ispezioni da parte della Croce Rossa. Ma l’orrida invenzione nazista, premeditata per coprire la disumana crudeltà, dette modo agli ebrei di creare qualcosa alle spalle dei loro aguzzini, un simbolo di umanità e cultura che riuscirono a portare avanti con orgogliosa determinazione fino alla fine: tentare di alleggerire la detenzione ai tanti bambini prigionieri del campo. Al centro del Blocco 31 infatti c’era una baracca dove i più piccoli, mentre i genitori lavoravano, potevano restare sotto la sorveglianza di alcuni adulti selezionati: un gruppo di ex insegnanti ebrei. Insegnanti che in realtà avrebbero dovuto solo tenerli impegnati in qualche modo, senza far loro lezione. Secondo le SS la cultura, per quelle piccole vittime destinate allo sterminio, era inutile. E invece questi insegnanti, aggirando la consegna e servendosi di una mini biblioteca di pochi volumi, sia requisiti a prigionieri condannati a morte che salvati fortunosamente e comprati al mercato nero all’interno del campo, trasformarono quella baracca in una scuola clandestina, un’oasi di quasi normalità in cui si leggevano i testi e si facevano studiare i bambini. Ma, per non rischiare pesanti e mortali sanzioni, mascherarono le lezioni con cori, falsi giochi ed esercitazioni ginniche. I libri a loro disposizione, otto, tra cui un atlante, una grammatica russa, un testo di algebra e qualche romanzo, che venivano distribuiti agli insegnanti ogni giorno, erano ben poco, ma riuscirono a trasformarsi in un faro, il simbolo di un tempo meno oscuro in cui almeno le parole scritte erano libere.

Questo romanzo è ispirato alla storia di Otto B Kraus che, durante la prigionia al Blocco 31, osò sfidare le inflessibili regole imposte dai nazisti. Una vera storia tratta da un giornaliero diario di orrori che lui, miracolosamente sopravvissuto a quel Blocco e a quella immane tragedia, attribuisce nel romanzo al diario di Alex Ehren, un personaggio inventato.
«C’era così poco spazio sulla cuccetta che, quando uno di noi voleva riposare il fianco, dovevamo girarci tutti in un intreccio di gambe, di petti e di pance vuote come se fossimo un’unica creatura dai molteplici arti, una sorta di divinità indù o di millepiedi. Fra noi nacque una certa intimità, non solo nel corpo ma anche nella mente, perché sapevamo che, pur non essendo nati dallo stesso ventre, saremmo di certo morti insieme.»
Alex Ehren, il protagonista di Il maestro di Auschwitz, è uno dei prigionieri, ma è anche un poeta e diventerà un insegnante nel blocco 31 di Auschwitz-Birkenau, il blocco dei bambini. Ogni giorno che passa la lotta per sopravvivere nel campo di concentramento si fa sempre più dura. Il tempo a disposizione, lo sanno, è contato. Eppure Alex e altri compagni, eletti al compito di intrattenitori, senza pensare alle conseguenze continuano a dare lezione di nascosto ai bambini. Il loro è solo un piccolo gesto di coraggio che ha però un incredibile valore sovversivo, perché è il solo modo per tentare di regalar loro un qualche senso della vita e l’illusione di poter sfuggire alla spaventosa realtà della spietata persecuzione che sperimentano sulla propria pelle. E insegnare ai bambini non è l’unica attività proibita a cui Alex si dedica… Non si possono imprigionare i sogni, il desiderio di fare qualcosa, di battersi a ogni costo per la libertà.
Sebbene Il maestro di Auschwitz sia una storia romanzata con personaggi ideati dall’autore, riesce a spiegare molto bene ai lettori la realtà di allora a Auschwitz-Birkenau. Colpisce e commuove che, nonostante gli orrori che li circondano, riescano in qualche modo ad aggrapparsi alla speranza. Dovevano illudersi di una possibile fine per ciò che stavano sopportando e proprio per questo si sforzavano di dare con la routine un senso di normalità ai bambini, per proteggerli da quanto accadeva intorno a loro.
Libro amaro, triste, difficile, durissimo ma avvincente, che offre al lettore uno spaccato dei mostruosi orrori e delle esperienze dei campi di sterminio della Seconda Guerra Mondiale. Una parte di una memoria collettiva che deve essere preservata e mai dimenticata. E i pochi sopravvissuti dovranno testimoniare sempre l’indomita forza di spirito delle migliaia di ebrei che furono sepolti lì per nessun altro motivo se non la loro fede.

Otto B Kraus è nato il 1 settembre 1921 a Praga, in Cecoslovacchia. Lui e la sua famiglia furono deportati nel maggio del 1942 nel Ghetto Terezin e da lì ad Auschwitz, dove Otto divenne uno dei consiglieri dei bambini nel blocco dei bambini. Il loro campo è stato liquidato dopo sei mesi. I detenuti abili sono stati selezionati dal famigerato dottor Mengele e inviati ai lavori forzati in Germania, il resto – oltre 7000 persone tra cui madri con bambini piccoli, i deboli e gli anziani – sono state uccise nelle camere a gas. Otto fu tra i 1000 uomini inviati al campo di concentramento di Schwarzheide-Sachsenhausen in Germania. Dopo la guerra, Otto tornò a Praga dove apprese che né i suoi genitori né suo fratello erano sopravvissuti. Lui si iscrisse all’università per studiare letteratura, filosofia, inglese e spagnolo. Ha ricevuto una modesta sovvenzione e ha iniziato a ricostruire la sua vita. Incontrò Dita per caso, si ricordò di lei come una delle giovani del Kinderblock ad Auschwitz e diventarono amici. Si sposarono nel 1947 e nel 1949 emigrarono in Israele dove vissero dapprima in un kibbutz per poi trasferirsi nel Villaggio della Gioventù Hadassim dove Otto insegnava inglese. Dita e Otto hanno cresciuto due figli e una figlia. Otto B Kraus è morto il 5 ottobre 2000, a casa, circondato dalla sua famiglia.

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