La Debicke e… La bugiarda

Hannelore Cayre
La bugiarda
Edizioni Le Assassine, 2020
Traduzione di Tiziana Prina

Il bestseller francese da cui è stato tratto il film omonimo con Isabelle Huppert del regista Jean-Paul Salomé, uscito il 9 settembre nelle sale cinematografiche d’oltralpe.
Protagonista del romanzo è Patience Portefeux. È lei la bugiarda, una bella donna dai capelli bianchi che mettono in risalto splendidi occhi azzurri. Una donna oggi cinquantatreenne, la cui strana e movimentata famiglia (padre di origine franco-tunisina e madre unica sopravvissuta ai campi di sterminio nazisti) ha vissuto sempre in un ambiente al centro di  un impetuoso vorticare di traffici ben poco leciti. Patience è una sognatrice, adora i fuochi d’artificio: quando appaiono in cielo quei mazzi di crisantemi colorati e incandescenti si sente bene, appagata e piena di gioia. Tanto le piacciono che, a costo di indebitarsi, ha ricomprato all’asta a caro prezzo una fotografia di lei bambina in Svizzera, ripresa accanto a Audrey Hepburn e intitolata La piccola collezionista di fuochi d’artificio.
Si era sposata giovanissima con l’amore della sua vita. Il futuro si preannunciava fulgido e luminoso come i suoi amati giochi pirotecnici in cielo. Portefeux, suo marito, bello e brillante, le ha dato due figlie e l’ha fatta vivere nel lusso fino al giorno della sua prematura dipartita a Muskat, nel sultanato dell’Oman, dove si erano conosciuti e dove stavano festeggiando il settimo anniversario di matrimonio.
Suo marito, come suo padre, navigava a vista in affari nebulosi e viveva alla grande, ma era giovane, quindi niente patrimonio da parte in grado di garantire un futuro a moglie e prole.
Dal quel momento per Patience, vedova Portefeux, è cominciata una triste e  progressiva discesa verso gli inferi. Finiti i risparmi in pochi anni, e si è affacciato con prepotenza l’incubo della miseria. Patience ha dovuto trovarsi un lavoro per mandare avanti la famiglia. Niente l’aveva preparata a questo, ma sfruttando la perfetta conoscenza dell’arabo si è “sistemata” come interprete e traduttrice per il Ministero della Giustizia. Passando da una sezione all’altra, sorbendosi pazientemente le lunghe e talvolta penose udienze nei tribunali, dopo anni è infine approdata alla Sezione Narcotici. Qui si è adattata, per pochi euro, ad ascoltare ore su ore di dialoghi telefonici tra trafficanti di droga o presunti tali, per poi trascriverne la traduzione dettagliata. Ma questo lavoro, anche se per buona parte eseguito da casa, oltre ad essere noioso, ripetitivo e deprimente, purtroppo le viene pagato in nero. Privata di ogni copertura sociale, Patience si trova di fronte la prospettiva di uno squallidissimo futuro.
Attualmente Patience, vedova Portefeux, ha due brave figlie, che ha cresciuto spartanamente e fatto studiare alla grande ma che non vede mai, un tiepido rapporto affettivo con un degno poliziotto cinquantottenne e padre single e, ohimè, una vecchia madre afflitta da demenza grave e ricoverata in una casa di riposo, la cui retta da sanguisuga peggiora la sua già difficile, se non drammatica, situazione economica. E come può fare Patience a resistere, lei, una persona per la quale i soldi e il benessere erano l’essenza stessa della vita. Potrà mai riuscire a rialzare la testa, a sognare ancora, a riemergere da quella torbida palude e nuotare nuovamente nell’oro? Poi un giorno, mentre ascolta e traduce le intercettazioni tra membri di una famiglia di presunti trafficanti di droga marocchini, le si presenta finalmente la circostanza per cogliere al volo un’opportunità, legata auna partita di cocaina abbandonata. Da quel momento, muovendosi con prudenza e destrezza, forse sarà in grado di conciliare di nuovo la sua vita con i suoi sogni.
Un inquietante ma divertente romanzo squisitamente psicologico, in cui il confine fra lecito e illecito è molto labile, quasi impercettibile, in una strana guerra fra il bene e il male. Ma, a ben guardare cos’è il bene? E il male?

Hannelore Cayre è avvocato penalista e vive a Parigi. Ha al suo attivo quattro romanzi oltre a La bugiarda e diversi cortometraggi. Pur trattando nei suoi libri temi seri, ha una scrittura pungente, ironica, che ben si adatta al suo temperamento brillante e originale, serio e nello stesso tempo stravagante: nella prima edizione francese del libro appare infatti sulla copertina. Si è fatta fotografare, travestita da protagonista del romanzo, di notte in un parcheggio della periferia parigina dalla figlia Louise, accanto a sé due borsoni del grande magazzino Tati, che hanno un ruolo non secondario nella storia.

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