Lontano da casa – Enrico Pandiani

Enrico Pandiani
Lontano da casa
Salani Milano, 2021
Noir
Recensione di Valerio Calzolaio

Dintorni di Torino. Fine novembre 2019. Il rifugiato nigeriano poco più che trentenne Taiwo Ajunwa ha ormai perso l’illusione di poter scappare, da molte ore è nudo e ferito nel bosco, braccato da inseguitori feroci, il coltello che ha in mano serve a poco, quelli girano in gruppo con tute mimetiche e sono armati. Giunge a un muro alto due metri e mezzo con la sommità cosparsa di bottiglie rotte, lo scovano e viene ucciso con frecce di balestra. Quando la polizia trova il corpo da tutt’altra parte, nei giardini di via Mascagni a Barriera, periferico quartiere metropolitano multiculturale, il calvo vicequestore Zappalà si rivolge all’assistente sociale Jasmina Jami Nazeri, folti lunghi capelli crespi, neri e lucidi, sopracciglia troppo folte e naso troppo lungo, non bella seppur dolce e risoluta. Lei conosceva tutti i neri, ha una classe d’italiano per immigrati extracomunitari, da tre anni aiuta sia nel pensionato, fa compagnia e legge libri all’anziana signora Artale lì abbandonata dai figli, che nel centro di raccolta di cibo fresco invenduto e beni alimentari, consegnano cibo a senzatetto e clochard, italiani perlopiù, anche nordafricani albanesi rumeni. Taiwo lo aveva avuto a lezione, in realtà con lui avevano pure vissuto una breve storia d’amore, è sconvolta. I genitori benestanti di Jasmina scapparono da Esfestanaj in Iran quando lei era piccolissima; poi morirono in un incidente d’auto; è abituata a essere autonoma, ora risiede a pianterreno di una casetta di via Vivaldi, sopra stanno Mary e Rosanna, i due cari travestiti che le hanno garantito un alloggio, verso Rosanna è cresciuta una reciproca attrazione. Prima di morire Taiwo era riuscito a nascondere in bocca una piastrina sottile rosso cupo, nessuno sa perché. Ogni tanto Jami incontra l’elegante Smemo, che sembra appunto non ricordare più nulla. Mentre pranza con il collega volontario Antonio, un fratello maggiore, qualcuno rompe la vetrina del locale per metterle paura. Poi scompare Mane, l’amico di Taiwo. E la reazionaria ispettrice Pandora Magrelli la convince che c’è qualcosa di più grosso dietro violenze e misteri, stanno cercando qualcuno o qualcosa d’importante.

Il bravo grafico editoriale, illustratore e sceneggiatore Enrico Pandiani (Torino, 16 luglio 1956) ha pubblicato il primo romanzo noir nel 2009, concentrandosi poi principalmente sulle due diverse serie degli Italiens, il generoso arrembante Pierre e il suo gruppo di agenti capitani comandanti parigini di origine italiana (giunta alla settima avventura) e di Zara Bosdaves, ex poliziotta nel nord-est, ora “private eye” torinese (giunta alla quarta avventura, l’ultima comune): nel romanzo del 2019 i due s’incontrano, si scontrano, s’aiutano e si piacciono, pensano di avere un passato in comune. Qui resta nella sua città e racconta efficacemente soprattutto l’esistenza italiana di molti che vengono da lontano (da cui il titolo), il meticciato di esperienze drammi usi costumi crimini, ambientati in un quartiere pieno di colori e di diseguaglianze. La narrazione è in terza varia, quarantaquattro densi capitoli di cui oltre trenta su Jasmina e una decina sui relativi amici e nemici. Lei, nella cornice del bagno, ha due cartoline arricciate dall’umidità: la riproduzione di un dipinto di Hayez con la fragile giovane donna dai capelli corvini nella quale si è riconosciuta, la foto con l’immagine di Woody Guthrie che tiene in mano la chitarra dove aveva pennellato THIS MACHINE KILLS FASCISTS. Le strade che conducono alla disperazione sociale camminano interamente nel nostro paese, non vengono da fuori. E Torino ne è molto coinvolta di questi tempi. All’inizio del 2021 dalla capitale piemontese arrivano notizie tristi di regolamenti e blitz comunali ostili a senzatetto e clochard, di uomini morti soli per strada causa freddo o malattia. Il romanzo aiuta a capire come si è arrivati a tanto, Jasmina non è un’eroina, solo una interessante sensibile ragazza perbene, arrivata dalla bersagliata sofferente comunità curda in Iran e dal limbo dei richiedenti asilo, a prezzo di immani dolori. Alla lunga, sapere di non poterseli permettere cancella anche i desideri. Birra e vino come capita. Musiche e voci meticce: Lhasa de Sela, Satie, Hindi Zahra, Neli Andreeva.

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