A ruota (gialla) libera – Ai morti si dice arrivederci

Rubrica a cura di Fabio Lotti
Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…
Questa volta lascio il posto alla recensione di un libro.

Ai morti si dice arrivederci di Luigi Guicciardi, Damster edizioni 2021.
Ho conosciuto il commissario Giovanni Cataldo di Modena (in realtà un siciliano sui generis alto e biondo) in Errore di prospettiva, Hobby and Work 2008, che aggiunsi alla schiera dei “tristi”. Ecco cosa scrissi “Laureato in scienze politiche e specializzato in criminologia, sposato ma non mi pare un matrimonio che funziona (diciamo pure in crisi). Mangia spesso da solo, anche uova e un po’ di salsiccia, panini e birra, o va alla Trattoria Pascoli. Fuma sigarette, per vestirsi bastano i jeans e una camicia di flanella, sopra il loden verde. Di poche pretese, insomma. Ora ottimista, ora pessimista, ora in preda ad un “senso strano di scoramento”, ora depresso, con la testa vuota, ora indeciso o colpito da una stanchezza nervosa fatta “di un briciolo d’ansia e di inquietudine”. All’occorrenza tosto e implacabile. Con alti e bassi tipici di una personalità sensibile e complessa. Una fitta alla tempia è il segnale di una nevralgia, affiorano ricordi poetici delle scuole medie e ricordi legati all’odore dell’incenso. L’uomo al centro del mistero della morte “Si muore sempre per quel che si è, o che si è stati”. Di ogni indagine gli resta sempre qualcosa che non va perduto: un nome, un volto, una frase. Alla fine tira un lungo sospiro come se si fosse tolto un peso dallo stomaco.”
Oggi è stato lasciato dalla moglie, ha due figli, una breve storia con la ricercatrice di chimica Annalisa, e si trova davanti ad un caso avvenuto al convento delle Pie Operaie di San Giuseppe. Sembra un suicidio dell’anziana suor Alda che ha ingerito una intera scatola di Stilnox prescrittole dal medico per dormire. Ma ci sono tre elementi che non quadrano… Meglio avvertire il questore Fassarini e iniziare le indagini per omicidio con l’aiuto dell’ispettore De Pasquale.
Via ai colloqui con chi la conosceva. Da cui vengono fuori le liti con un ragazzo che la accusa di averle strappato la fidanzata Cristina convincendola a farsi suora, o il fatto di aver mandato una ragazza in galera. Dunque alcuni sospetti, fra cui anche padre Egidio, contrario alla riesumazione della salma per l’autopsia. A questi elementi si aggiunge un fatto particolare avvenuto quindici anni prima. Un padre scaccia di casa la figlia minorenne perché incinta. Lei va al convento, partorisce e poi scompare. Il padre, pentito, la vuole ritrovare e ingaggia l’investigatore Angelo Salis. Che c’entri, in qualche modo, con la storia della morta? E poi sembra che ci sia di mezzo anche una truffa di una fondazione benefica della città…
Caso complicato, caso difficile anche se, per Cataldo, non esistono casi facili. Occorre tutto l’impegno personale e della squadra per venirne fuori. In un momento particolare della sua vita. La moglie ha perso il nuovo marito in un incidente stradale e chiede di rivederlo. Lui ha conosciuto Annachiara Barbi “felicemente divorziata”. È bella, ha una sua compostezza e una sua grazia. Si sente attratto anche se non dimentica la moglie, come dimostra la fede ancora al dito che non ha tolto perché qualcosa rimane.
E arriva un altro omicidio della novizia che aveva lasciato il fidanzato, suor Cristina Ferraguti, ora scomparso. È stata stuprata e strangolata ma senza lasciare tracce di sperma, a cui si aggiunge un altro morto, che si è buttato o l’hanno buttato giù da un precipizio a strapiombo. Un ragazzo che frequentava la scuola della stessa Cristina. Il momento è critico. Ci vuole un guizzo, un’idea, qualcosa che metta allo scoperto l’assassino come nel più classico dei classici. Un trucco, un tranello. E allora silenzio, buio, tremore, passi felpati a legare insieme tecnica deduttiva e suspense.
Il metodo operativo di Cataldo si basa, soprattutto, sulla lettura della realtà “…una parola, uno sguardo, una coincidenza, un elemento in apparenza insignificante o non correlato con l’indagine in corso, che mette radici nel subconscio e dà origine a un piccolo germoglio di inquietudine.” E noi siamo lì con lui a valutare i volti e le espressioni dei personaggi che gli rispondono per trovare qualcosa di nascosto, di non detto. Siamo con lui quando sente il bisogno di passeggiare per le diseguaglianze di Modena, che sia il centro storico o le periferie, e ritornare su certi luoghi dove è accaduto qualche fatto particolare, per percepirli e respirarli a fondo “nei polmoni e nel sangue”. E restiamo ancora con lui infilati nella sua personale, tormentata storia umana costellata di ricordi. Avvolti, spesso, in un velo di languida malinconia.

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