Bambina 37 – Christian Galvez

Christian Gálvez
Bambina n.37
Newton Compton, 2021
Traduzione di Tessa Bernardi
Recensione di Patrizia Debicke

In Bambina n.37 Christian Gálvez sceglie di affidare a un’immaginaria giovane studentessa spagnola, Hannah, il fardello della ricostruzione di una storia: la storia struggente di una bambina, sua nonna, per renderle giustizia e per preservare la memoria di quanto avvenne e di come avvenne.
Una doppia trama, dunque, che dal presente guarda al passato e che si ispira a fatti realmente accaduti.
Si parte dal soggiorno di studi di Hannah che, dopo la laurea in psicologia, è a Firenze per portare a termine una tesi sull’arte fiorentina dal titolo “Emozioni nelle espressioni facciali della pittura del Rinascimento”. Ma la telefonata che le comunica che la parente più prossima, sua nonna, è in fin di vita, la costringe a rientrare a Madrid con il primo aereo. Hannah è orfana, i genitori sono morti in un incidente quando era piccolissima e la nonna – da cui ha preso il nome di battesimo – le ha fatto da madre. Dopo il funerale della nonna, mentre fa ordine nei cassetti di casa, scopre tra le carte un quaderno con sopra scritto “Nationalet”, Werbedruf” e “Berlin” Wehrpass, sormontato da un simbolo, un’aquila sopra una svastica nazista. Un libretto di servizio delle Forze Armate naziste, con note che si riferiscono al proprietario, un giovane morto in Russia, ma sulla prima pagina vuota, disponibile, scritto di traverso ma perfettamente leggibile, c’è un messaggio in italiano, scritto a mano, tanto breve quanto perentorio: «Hannah, bambina numero 37. G. Wolf».
Hannah sapeva già che sua nonna era di origine italiana, una piccola orfana ebrea raccolta e cresciuta ad Arezzo. Ma quel libretto racconta forse che il passato di sua nonna era legato ai nazisti? E cosa significano quel numero 37 e quel nome sconosciuto G. Wolf?
Hannah deve sapere. Con l’aiuto dei suoi docenti universitari e poi tramite l’appoggio dell’ambasciata tedesca, Hannah scoprirà che G. Wolf sta per Gerhard Wolf, il console tedesco nella Firenze occupata dai nazisti dal 1940 al 1944. E quanti conoscono la storia dell’uomo che, nelle drammatiche ore della ritirata tedesca da Firenze, ebbe come priorità quella di salvare l’arte del capoluogo fiorentino e da morte certa, per mano dei suoi compatrioti, tutti quelli che poteva, tra cui molti ebrei, addirittura rischiando la propria vita?
Gerhard Wolf nacque a Dresda e, conclusa la carriera scolastica con una tesi di laurea in filosofia, nel 1927 entrò nel servizio diplomatico della Repubblica di Weimar (lo stato tedesco antecedente al terzo Reich), quando ministro degli esteri era Gustav Stresemann, premio Nobel per la pace nel 1926, che si batté strenuamente perché il Reich entrasse pacificamente nella Società delle Nazioni. Quando Hitler si insediò al potere, nel 1933,Wolf era già a Roma, al lavoro nel consolato tedesco. Pur avendo rifiutato più volte di iscriversi al partito nazista, davanti alle minacce di richiamo in patria e licenziamento immediato fu costretto ad aderirvi nel 1939.
Dal 1940 al ’44, fu console tedesco a Firenze. Nel caos di quegli anni, ferita sanguinosa e incolmabile nel cuore di tanti fiorentini, a rischio della propria incolumità personale e di quella della sua famiglia, decise di non far finta di niente e piegarsi alla disumanità. Con l’appoggio di pochi cittadini illuminati, tra i quali l’indimenticabile campione ciclistico Gino Bartali, prestò la sua opera in accordo con l’arcivescovo di Firenze, Elia della Costa.
Gerhard Wolf è passato alla storia come “Il guardiano del Ponte Vecchio”. La sua meritoria attività fu riconosciuta dopo la guerra e Firenze gli ha dedicato una targa esposta sul Ponte Vecchio. Nel 1944, a seguito della ritirata tedesca dalla città, fece tutto ciò che era in suo potere per evitare che Ponte Vecchio venisse fatto saltare, destino purtroppo toccato a tutti gli altri ponti fiorentini. Tutto questo con il fattivo aiuto e l’accordo del console svizzero Carlo Steinhauslin che, approfittando della neutralità del suo paese, cercò anche lui ogni strada, sia presso le forze armate tedesche che con le milizie fasciste che spadroneggiavano in città, per attenuare lo strazio dei fiorentini e impedire la distruzione della perla medicea. Fino all’ultimo Steinhauslin si spese inutilmente per tentare almeno di portare in salvo le statue di Ponte Santa Trinita. Ma follia e inutile brama di distruzione avevano preso il sopravvento.
Scoprire il nome di Wolf in quel libretto così preziosamente conservato da sua nonna per tutta la vita spingerà Hannah a tornare a Firenze. Perché lei ora deve saperne di più. Deve sapere come e perché il console tedesco sia stato legato alla vita di sua nonna. In un succedersi di capitoli che ci portano avanti e indietro nel tempo, Christian Gálvez racconta, in maniera frenetica e commovente, quel terribile momento di Wolf a Firenze, nell’agosto del 1944. Non c’è coordinamento tra i due eserciti nemici, Firenze non si è guadagnata la patente di città aperta ed è ridotta a un cumulo di rovine, con i nazisti che predano ovunque, peggio di infami avvoltoi.
Le truppe alleate stanno per conquistare la città, ancora occupata dalle truppe germaniche. Ma i paracadutisti del colonnello Fuchs, dopo aver fatto saltare i ponti, sarebbero già pronti a ritirarsi per seguire il resto delle truppe della Wehrmacht a nord, verso la costituenda e mitica Linea Gotica.
La città è nel caos mentre gli Alleati indugiano in attesa di ordini per lanciare l’offensiva finale. Anche i papaveri fascisti sono in fuga. E al di là d’Arno con gli ultimi uomini della Wermacht che stanno finendo di sgomberare, lasciandosi alle spalle solo i paracadutisti, i pochi sopravvissuti della 1° Fallschirmjager Division, mute e feroci macchine da guerra, a piantonare le strade deserte, a far piazza pulita e a coprire una ormai sanguinosa ritirata, il console tedesco riuscirà a ritrovare Hannah?
Una storia in cui sono inseriti a mo’ di cameo nomi di cose e persone conosciute, vedi antiche Librerie ancora esistenti e testimoni di allora, e personaggi famosi quali Enrico Piaggio, Ferragamo… Una storia che costringe a dire: qualunque cosa tu faccia, non giudicare mai senza prima conoscere.

Christian Gálvez è nato a Madrid nel 1980. È uno dei volti di Mediaset Spagna, e dal 2009 accanto al lavoro in televisione si dedica allo studio delle grandi figure del Rinascimento, come Leonardo da Vinci. La sua viva curiosità e le ricerche approfondite hanno portato alla pubblicazione di Leonardo da Vinci deve morire, il suo esordio, pubblicato in Italia dalla Newton Compton, che ha riscosso un grande successo di pubblico e critica e ha raggiunto i primi posti delle classifiche spagnole.

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