Omicidi in inverno – Margaret Doody

Margaret Doody
Omicidi in inverno
Mondadori, 2021
Traduzione di Rosalia Coci
Recensione di Patrizia Debicke

È l’ultimo giorno dell’anno 1752. In una Londra buia e notturna, con la neve che vien giù di traverso e il gelo che taglia il volto dei pochi che osano avventurarsi per strada, Harley, giovanotto un po’ stagionato, di buona famiglia (ma nessuno sa chi siano i suoi), arrivato al Temple per studiare legge, per poi abbandonare i libri di diritto e passare abulicamente a un mezzo impiego di scrittore, sta bevendo in compagnia a un tavolo del Dog and Manger, uno squallido pub frequentato da rari avventori. Uomo eccentrico ma non matto, trascorre spesso serate come quella, con il gelo che all’aperto fa da padrone, in cerca di una birra e di calore umano. Di pochi mezzi, infatti, Harley, per sbarcare il lunario e concedersi un alloggio, si guadagna da vivere a modo suo, scrivendo di tutto. Abituale frequentatore del greco e del latino, si dedica a pagamento sia a eseguire colte traduzioni di classici latini che a buttar giù libri e libercoli divulgativi su commissione, pamphlet, resoconti di processi in tribunale, pubbliche esecuzioni, eccetera, eccetera, preferibilmente sui fatti e fattacci che avvengono ogni giorno sulle strade londinesi. Una specie di giornalismo ante litteram insomma, che gli consente di sopravvivere e di mettersi in tasca qualche scellino.
Quando, infagottato nel vecchio cappotto verde con in mano una lanterna cieca, si alza per uscire dal pub e affrontare la neve in compagnia di un altro avventore, Tommy Grizewood, è ormai il capodanno del 1753 e a Londra si festeggia l’arrivo del nuovo secondo calendario gregoriano, anche se sono in tanti ancora a voler immaginare che la vera data sia ancora il 21 dicembre. Ma, fatti pochi passi nel quartiere del pub, un intrico di stradine e vicoli poco lontano dalla banchina della Torre e vicinissimo al fiume, i due nottambuli intravedono al lato della strada, vicina a una staccionata, una bella e giovane donna morta. Qualcuno l’ha uccisa e abbandonata alle carezze della neve che scende, dopo averle tagliato la gola. La poveretta indossa solo un abito da sera rosa con scarpe abbinate. A una della scarpe manca la fibbia mentre sull’altra riluce uno scintillante diamante. Harley prende il comando della situazione e, dopo aver mandato a chiamare il coroner, farà trasportare il corpo della vittima nel pub dove verrà disteso ed esposto in vista su un tavolo. All’alba, convocati i giurati secondo la legge, e sentiti i testimoni, cioè Harley e Tommy Grizewood, e il parere dell’investigatrice per escludere uno stupro, la corte si aggiorna.
Ma Harley, che mentre esaminava il cadavere nella neve aveva avuto modo di raccogliere un orecchino, certo di conoscere l’identità della vittima si presenta in casa del marito, il barone Cookfield, un bizzarro aristocratico, per restituirlo e, così facendo, informare dell’omicidio anche tutta la famiglia. Questo gli darà diritto a una ricompensa, la conferma di aver visto giusto ma anche alcuni indizi per mettersi sulle tracce dell’assassino di Lady Barbara Cookfield, nata Boscange Mount Holly. Convinto che l’indagine gli potrà garantire ampio materiale per scrivere e rimpolpare le sue scarse finanze, Harley cerca di incastrare l’assassino mettendosi in caccia della seconda fibbia scomparsa. Ma non può trascurare altre piste e potenziali sospetti, quali l’ultimo amante della baronessa, e dovrà anche scoprire cosa c’entri il vecchio e beneamato calendario giuliano e chi è interessato a eliminare i potenziali beneficiari di una strano e complicatissimo testamento redatto da un lord deceduto mentre era in viaggio in Europa.
Con la consueta intelligenza e maestria nel ricostruire ambientazioni storiche fedeli, e senza mai perdere il tono ironico e un po’ provocatorio a cui ha abituato i suoi fedeli lettori con le avventure di Aristotele, Margaret Doody ha fatto un salto di millenni e, con un acuto divertissement settecentesco, ci regala un intrigante giallo storico intelligente, che richiama Henry Fielding e presenta un perspicace, anche se improbabile, detective colto e raffinato, impegnato a sbrogliare un misterioso caso che lo costringerà a indagare tra i bassifondi londinesi di una Londra povera e disperata e i fastosi meandri dei palazzi dell’aristocrazia inglese.

Margaret Anne Doody è una storica della letteratura e scrittrice canadese (nata il 21 settembre 1939). Ha completato il dottorato all’Università di Oxford nel 1968. Ha insegnato all’Università del Galles dal 1969 al 1976, quando è passata all’Università di Princeton, poi alla Vanderbilt University e infine all’Università di Notre Dame, dove ha contribuito a fondare il programma di dottorato in letteratura di Notre Dame. Ha pubblicato articoli e saggi di grande interesse, tra i quali si ricorda The true story of the novel (1996), oltre a romanzi gialli. Alla fine degli anni Novanta sono stati ripubblicati alcuni suoi romanzi, con protagonista Aristotele nelle vesti di detective, che hanno riscosso un grande successo di pubblico. Tra gli altri: Aristotle Detective (1978, trad. it. 1999); Aristotle and the Mystery of Life (2003, trad. it. 2003). Sellerio ne ha pubblicati in Italia ben dieci.

Nota storica
Il calendario gregoriano prende il nome dal papa Gregorio XIII, che lo introdusse il 4 ottobre, ed entrò in vigore il giorno dopo la pubblicazione della bolla papale Inter gravissimas. Al giovedì 4 ottobre (giuliano) infatti fece seguito venerdì 15 ottobre (gregoriano) 1582 in Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Polonia-Lituania e Belgio-Paesi Bassi-Lussemburgo. Con questa riforma il pontefice intendeva superare lo sfasamento temporale degli equinozi e dei solstizi creato dal calendario introdotto da Giulio Cesare nel 46 a.C. e in auge fino ad allora.
Negli altri paesi cattolici fu adottato in date diverse nell’arco dei cinque anni successivi (Austria a fine 1583, Boemia e Moravia e cantoni cattolici della Svizzera a inizio 1584). I paesi protestanti resistettero inizialmente al nuovo calendario “papista” e vi si uniformarono solo in epoche successive: gli stati luterani e calvinisti nel 1700. In Inghilterra e nelle sue colonie, tale calendario entrò in vigore solo nell’anno 1752. Ragion per cui l’autrice, per costruire il nocciolo del suo giallo settecentesco “Un omicidio in inverno”, gioca machiavellicamente sulla differenza di undici giorni tra i due calendari.

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