A tutto Sherlock! (3) – Le lunghine di Fabio Lotti

M.J.H. Simmonds Sherlock Holmes. Il delitto impossibile
Londra, 1884. Il noto investigatore di Baker Street ha risolto sei casi in sei giorni, e a meno di un mese di distanza è in piena crisi di astinenza da investigazione. Almeno finché l’Ispettore Gregson di Scotland Yard non gli si presenta con quello che, per lui, è un antidepressivo naturale, ovvero un caso apparentemente irrisolvibile. Il proprietario di una tenuta di campagna nel Bedfordshire è stato trovato morto strangolato nella sua casa, in cui erano presenti numerosi ospiti. Nessuna traccia dell’arma del delitto, niente indizi. Proprio quello che ci voleva per ridestare Sherlock Holmes dall’apatia…L’indagine, un vero rompicapo per la polizia, si rivela tutt’altro che semplice anche per Sherlock, conducendo il duo Holmes & Watson fino alla lontana Africa. Vi invitiamo quindi a fare i bagagli e a prepararvi a partire con l’immaginazione grazie a questo nuovo apocrifo tutto da scoprire.
E dopo il romanzo, appuntamento con Luigi Pachì Sotto la lente di Sherlock, con l’approfondimento dal titolo Cultura sociale e storica attraverso Sherlock Holmes.

Daniele Pisani Sherlock Holmes e il furto della Gioconda
Il numero 221B di Baker Street è vuoto. Sherlock Holmes si è ritirato in campagna, e un malinconico dottor Watson ripensa ai bei tempi passati nel suo appartamento di Queen Anne Street, quando all’improvviso riceve una visita inaspettata. Si tratta del Commissario Capo Lestrade e di Louse Lépine, prefetto della polizia francese, e il motivo della visita è un caso… fuori dall’ordinario: qualcuno ha rubato la Gioconda. E se è vero che senza Sherlock Holmes Londra è ancora più grigia, senza la Monna Lisa, il Louvre lo è anche di più, avendo perso la sua stella più luminosa. Di fronte al furto dell’opera d’arte più famosa del mondo, il vecchio duo Holmes-Watson non potrà che tornare in azione.
Ma ora lasciamo la parola all’autore, Daniele Pisani: “Ambientato nel 1913, tra Londra, Parigi e Firenze, è il racconto di come il capolavoro leonardesco sia stato recuperato e il ladro arrestato grazie a Holmes. Occorre dire che non mi sono preso nessuna licenza. Si sa chi ha rubato la Gioconda, è storia ufficiale, e si conoscono le modalità, gli indizi lasciati, le false piste e molto altro. Nel romanzo c’è tutto, riportato fedelmente, offerto al lettore nella veste più accattivante possibile. Ciò che ho fatto è stato prendere questi ingredienti e far muovere Holmes, dalla prima all’ultima pagina, in maniera credibile senza modificare la Storia, di modo che, chiuso il libro, il lettore abbia la dolce illusione che a ritrovare la Gioconda sia stato davvero Sherlock Holmes. E perché no, dico io. Parallelamente all’indagine, poi, sviluppo anche diversi temi emozionali, tra cui uno che mi è molto caro: siamo nel 1913, Holmes e Watson non sono più giovincelli, questa potrebbe essere la loro ultima avventura. Inoltre, con l’età, Holmes potrebbe sentire il bisogno di un degno successore…”
Corrobora il romanzo l’articolo Sherlock Holmes a caccia del capolavoro leonardesco scomparso dal Louvre di Luigi Pachì, nella rubrica Sotto la lente di Sherlock.

Richard T. Ryan Sherlock Holmes. Il culto che uccide
Una piccola scatola polverosa rivela un inedito del dottor Watson a lungo rimasto nascosto. I fatti risalgono all’equinozio di primavera del 1899. Sherlock Holmes viene chiamato dall’ispettore Lestrade di Scotland Yard per un misterioso delitto rituale, avvenuto nientedimeno che tra i monoliti di Stonehenge. Il cadavere di una giovane ragazza è stato ritrovato barbaramente ucciso su una delle pietre del famoso sito archeologico, usata come altare sacrificale. Ma l’orrore non finisce lì… Gli organi interni della ragazza accoltellata sono stati disposti come una macabra cornice attorno al corpo senza vita; il sangue è stato usato per dipingerle addosso simboli arcani, mentre dei rami di tasso le sono stati messi fra i capelli come per incoronarne il capo. I primi sospetti ricadono sugli uomini appartenenti al culto neopagano dell’Antico ordine dei druidi. Ma si tratterà davvero di un sacrificio umano? Il più grande investigatore del mondo non crede, anche perché la soluzione più ovvia di un’indagine non sempre si rivela essere quella giusta.
In coda, il consueto appuntamento di approfondimento su romanzo e autore con Luigi Pachì, direttore dello Sherlock Magazine, nell’articolo dal titolo Sherlock Holmes tra riti pagani e sapienza druidica.

Barry S. Brown La signora Hudson e i crimini degli invincibili
Torna la signora Hudson nei panni di “mente occulta” del terzetto investigativo di Baker Street in una nuova, turbolenta indagine. Tutto ha inizio con una cliente di nome Moira Keegan, e fin qui nulla di insolito. Peccato che la cliente in questione abbia le treccioline, nastri colorati tra i capelli, un bel grembiulino bianco sopra il vestito… e circa dodici anni. La bambina teme per la vita di suo padre, minacciata – a suo dire – da “persone orribili”, e quindi ha pensato bene di rivolgersi al famoso Sherlock Holmes (senza sospettare minimamente che a tirare le fila dell’agenzia investigativa, in realtà, sia la sua padrona di casa). Il racconto di Moira è un fumoso insieme di suggestioni, da cui è difficile cavare un ragno dal buco, e il trio di investigatori fatica a credere che si possa trattare di un vero caso. Ma quando il cadavere del padre di Moira viene ritrovato nei pressi del porto sul Tamigi, brutalmente assassinato, Sherlock & Co. sono costretti a ricredersi. Non solo il caso esiste, ma è anche una bella gatta da pelare. Il padre di Moira, infatti, sembra essere collegato agli Invincibili, un gruppo di radicali irlandesi responsabili di una serie di omicidi accaduti a Dublino alcuni anni prima, incluso quello di un funzionario britannico. Riuscirà la signora Hudson a risolvere il caso, districandosi tra gli attentati dei fanatici religiosi e i contrasti con lo Special Branch di Scotland Yard… continuando al contempo a servire puntualmente il tè delle cinque?
E per la rubrica Sotto la lente di Sherlock, La vera mente di Baker Street, di Luigi Pachì.

Paul Schullery Sherlock Holmes. Una minaccia per l’impero
Londra, 23 giugno 1897. Mentre torna a Buckingham Palace, la regina assiste a un incidente in St James Park. Due uomini, all’apparenza saliti su un albero per assistere dall’alto al corteo per il suo Giubileo di Diamante, cadono vicino alla carrozza, proprio al suo passaggio…
Chi saranno? La nostra storia, però, ha inizio una settimana prima del grande evento, quando Samuel Clemens, in arte Mark Twain, si presenta al 221B di Baker Street in cerca di aiuto. Il celebre scrittore teme per la propria incolumità e per quella della sua famiglia a causa delle apparizioni sempre più ravvicinate di un inquietante, losco figuro. La pubblicazione del suo ultimo libro, fortemente critico verso certi membri del governo sudafricano, potrebbe averlo messo nei guai fino al collo. Il duo investigativo Holmes & Watson si mette subito all’opera insieme all’insolito terzo elemento, in un’indagine che spazia dai bassifondi fino agli alti piani governativi di Londra, in un perfetto intreccio di cronaca, letteratura e storia. Ben presto il trio scopre che in gioco potrebbe esserci molto di più della vita dello scrittore: è l’intero Impero britannico a essere in pericolo! Riusciranno Holmes, Watson & Twain a fermare i nemici della Corona senza lasciarci la pelle? E chi saranno mai i due uomini misteriosi arrampicatisi sull’albero durante il corteo del Giubileo di Diamante della Regina Vittoria?
In appendice, non poteva mancare l’appuntamento con Luigi Pachì e la sua rubrica Sotto la lente di Sherlock, con un approfondimento dal titolo: Sherlock Holmes in aiuto di Mark Twain e dell’Impero britannico, ricco di curiosità su Paul Schullery, autore statunitense inedito in Italia.

Nicholas Meyer Sherlock Holmes. Il fantasma di Parigi
1891. Dopo la finta morte di Sherlock Holmes nella cascata di Reichenbach, il celebre investigatore viaggia per l’Europa sotto falso nome, spacciandosi per il norvegese Sigerson, finché approda nella capitale francese e decide di restare lì per un po’. Si imbatte così in un mistero al teatro dell’Opéra di Parigi. Dopo il tutto esaurito per l’esibizione del giovane soprano Christine Daaé, un violinista dà forfait in modo eclatante, gridando e dando spettacolo per ragioni ignote. Attratto dal mistero come un’ape al miele, Holmes ne approfitta per fare un’audizione per il posto di violinista… e indagare sulla sua misteriosa e improvvisa defezione. Scopre così che il pittore Dégas è un assiduo frequentatore degli spettacoli, e che… un fantasma infesta l’Opéra de Paris, i cui sotterranei un tempo avevano funto da prigione e si dice siano ancora traboccanti di cadaveri. Il caso resta piuttosto fumoso finché una sera, a esibirsi sul palco con il violino di Holmes, arriva la bellissima Irene Adler. Dopo lo spettacolo, la Donna ragguaglia il detective su alcuni retroscena: la sera della defezione del vecchio violinista, il capo macchinista del teatro era stato trovato impiccato durante il secondo atto dello spettacolo. La Adler, molto amica di Christine Daaé, chiede a Holmes di proteggere il soprano da oscure minacce. Il macchinista aveva una cotta per la giovane, ed era rivale in amore del visconte De Chagny. Inoltre, c’è  un terzo uomo misterioso che visita la bella cantante nel suo camerino e, ogni sera, un misterioso posto sempre vuoto in prima fila, per quanto pieno sia il teatro. Lo scettico investigatore si rifiuta di credere in un fantasma dell’Opera. Ma allora, quali intrighi si celano nel dietro le quinte del teatro?

A tutto Sherlock! (1) – Le lunghine di Fabio Lotti

Libri che parlano dell’Investigatore per antonomasia, oltre a quelli dell’autore Conan Doyle, ce ne sono millanta in giro curati amorevolmente dal nostro Luigi Pachì. Vediamone qualcuno.

Laurie R. King Sherlock Holmes. L’isola della follia
Mary Russell riceve la disperata richiesta d’aiuto di un’amica: sua zia, la rispettabilissima ma mentalmente instabile Lady Vivian Beaconsfield, è scomparsa. Mary è già sconvolta da recenti eventi, che l’hanno vista affrontare un efferato delitto, una terribile perdita e sconvolgenti relazioni su Sherlock Holmes, l’uomo che un tempo era il suo mentore e per cui ormai prova qualcosa di molto più complicato. Tutto vorrebbe tranne che farsi coinvolgere in questa storia… ma non può tirarsi indietro, e l’investigatore con lei. Tutto farebbe pensare che Lady Beaconsfield sia sfuggita dal manicomio di Bedlam per rubare e portare via con sé i preziosi gioielli di famiglia. Ma qualcosa non torna… E se invece fosse stata incastrata?

Daniel D. Victor Sherlock Holmes. Attentato al Club Diogene
E se dietro i grandi omicidi politici ci fosse una misteriosa organizzazione segreta? Quando lo scrittore americano Jack London si presenta al 221B di Baker Street vestito da barbone e inizia a farneticare di complotti e assassini, il dottor Watson fatica a credere che una simile accusa possa essere vera. Sherlock Holmes ha la stessa reazione una volta che il fedele amico gli riporta la storia. Ma quando i macabri dettagli di un folle piano omicida iniziano a emergere attorno a loro, persino l’investigatore più famoso al mondo e il suo scettico amico devono ricredersi. Lo scrittore Jack London è al lavoro su un libro di denuncia delle miserevoli condizioni in cui versano i derelitti dell’East End. La prima parte del libro parla proprio di un’organizzazione criminale nota come “Assassini S.p.A.”. Un libro destinato a rimanere per sempre incompiuto. Come se non bastasse, sembra che i dettagliatissimi resoconti delle imprese di Holmes redatti dal dottor Watson siano finiti nelle mani sbagliate. È proprio attingendo a essi che qualche losco figuro ha messo in moto un’infernale macchinazione, usando le informazioni raccolte per complottare… l’omicidio di Mycroft Holmes!

Albert Hall Sherlock Holmes. L’ombra della gorgone
Sherlock Holmes e il Dottor Watson accettano di indagare sulla misteriosa scomparsa della figlia di Mr Avery Quill.
Il corpo viene ritrovato poco dopo l’accettazione del caso e lo stesso Mr Quill viene ucciso poco dopo con l’identico modus operandi della figlia. L’assassino lascia sulle scene del crimine dei biglietti da visita che riportano la testa di Medusa, la Gorgone, un dettaglio che Holmes riesce a connettere allo strano “Club del Cento per Cento”, un ritrovo per i reietti delle famiglie nobili.
E state pur certi che i rampolli rinnegati hanno tutta l’intenzione di impedire all’investigatore di Baker Street di svelare il loro vero intento…

Richard T. Ryan Sherlock Holmes. La pietra del destino
Gennaio 1901, Londra. Mentre l’Inghilterra è in lutto per la morte della regina Vittoria, Sherlock e il dottor Watson vengono ingaggiati da Mycroft Holmes per assicurarsi che i gruppi separatisti irlandesi e scozzesi non approfittino dell’occasione per colpire. Quello che nessuno, neanche il più grande investigatore del mondo, si aspetta, è che la minaccia degli attentati sia solo un diversivo per un furto degno di un vero maestro del crimine. A venire rubata è l’antica Pietra del Destino, un cimelio della storia scozzese sottratto vari secoli prima e nascosto sotto il trono delle incoronazioni nell’abbazia di Westminster. Avvolta nelle leggende, l’antica reliquia, altresì nota come Pietra delle Incoronazioni, non è soltanto un simbolo di rivalsa per i separatisti. Senza di essa, infatti, l’erede della regina Vittoria, Edoardo VII, non potrà essere incoronato per non infrangere una tradizione che dura ininterrotta dal XIV secolo. Soltanto Sherlock Holmes sarà in grado di mettersi sulle tracce del cimelio. Ma per farlo dovrà rischiare il tutto per tutto e infiltrarsi sotto mentite spoglie nella Fratellanza Repubblicana Irlandese, e questa volta non gli basteranno tutti i quadrifogli dell’isola per farla franca.

Davies David Stuart Sherlock Holmes. Lo spettro dello Squartatore
L’arrivo al 221B di uno sconvolto Ronald Temple spinge Sherlock Holmes e il Dottor Watson a lanciarsi nella caccia ai rapitori di un bambino. Ma quando nessuna richiesta di riscatto arriva e iniziano anzi a profilarsi sinistre connessioni con i piani alti della società vittoriana, il caso si fa inquietante. Non è un rapimento qualsiasi. Proseguendo le indagini, la vita del duo di Baker Street si trova ben presto in pericolo, mentre emergono ulteriori dettagli sul misterioso lignaggio del bimbo rapito e inquietanti connessioni con gli omicidi avvenuti nel quartiere di Whitechapel un decennio prima. Se il nome del quartiere non vi suona nuovo, un motivo c’è. Il titolo originale di questo apocrifo sherlockiano è The Ripper Legacy, l’eredità (o il “retaggio”) di Jack the Ripper, alias “lo Squartatore”.

David D. Victor Sherlock Holmes. Il segreto del Thor Bridge
Le stroncature letterarie sono un colpo duro per uno scrittore, ma quando è uno scrittore illustre a stroncare l’operato del più celebre detective del mondo, la questione potrebbe avere ripercussioni ancora più pesanti. Soprattutto se lo scrittore è Samuel Langhorne Clemens, universalmente noto come Mark Twain. Clemens e Holmes avevano collaborato mesi prima durante un’indagine di omicidio a Thor Bridge nello Hampshire, e Watson come sempre aveva narrato il tutto sotto forma di romanzo. Ma ora Clemens ha dichiarato che il detective di Baker Street è tutt’altro che infallibile e che avrebbe commesso un grave errore nelle indagini, mettendone in dubbio la professionalità… State pur certi che Holmes non lascerà correre e vorrà mettere chiarezza, a tutti i costi e una volta per tutte, sui fatti di Thor Bridge. Perché la storia potrebbe non essere affatto andata come raccontato da Watson…

Martin Davies Sherlock Holmes. La Signora Hudson e il testamento di Lazzaro
Nuovo appuntamento a Baker Street con gli apocrifi di Martin Davies. E ad aprirci la porta del numero 221B è, ancora una volta, la Signora Hudson, pronta a rientrare in azione dopo La Maledizione degli Spiriti (Il Giallo Sherlock n. 48) e La Rosa del Malabar (Il Giallo Sherlock n. 52). Come per altre avventure, la padrona di casa del più famoso investigatore al mondo affiancherà Sherlock Holmes nelle indagini su un caso apparentemente impossibile, rivelando di possedere un acume al di fuori dell’ordinario. Fra le colline innevate e gli sbuffi di nebbia della Londra vittoriana, i nostri eroi dovranno affrontare l’enigma del “Testamento di Lazzaro”, una mitica reliquia che avrebbe il potere, sostengono alcuni, di riportare i morti in vita. La storia inizia quando con un uomo investito da una carrozza a pochi passi dal 221B della nota via londinese. Flotsam, la giovane assistente della signora Hudson, raccoglie le ultime, farneticanti parole dell’uomo, che muore lasciando un preciso messaggio per Sherlock Holmes: un morto è stato visto risorgere dalla tomba.
Con Il testamento di Lazzaro si conclude la pubblicazione in italiano della trilogia dedicata alla Signora Hudson da Martin Davies (1965), almeno in attesa che il brillante autore britannico non sforni qualche nuova avventura per la padrona di casa di Baker Street 221B e per la sua “Watson”, la cameriera Flotsam.

Arthur Hall Sherlock Holmes. Il demone del crepuscolo
In questa avventura ai limiti del sovrannaturale Sherlock Holmes e il dottor Watson sono convocati da Lady Heminworth nella sua spettrale residenza di Thobald Grange, nel Warwickshire. Da quando il figlio e il marito sono stati assassinati, la donna vive nel terrore in una dimora costruita sulle rovine di un antico castello, in cui sembrano aleggiare oscure presenze. Il terrore raggiunge il culmine con il ritrovamento di una pergamena che rivela l’esistenza di una maledizione contro i proprietari del castello e tutti i loro discendenti, lanciata da un giullare di corte giustiziato in quello stesso luogo secoli addietro. Soltanto facendo appello a tutte le sue straordinarie capacità deduttive Sherlock Holmes riuscirà a sbrogliare i fili di un intrigo diabolico e a sconfiggere un avversario apparentemente immune dai colpi di arma da fuoco e in grado di sparire nel nulla, come un fantasma…

Paul D. Gilbert Sherlock Holmes. Il ratto gigante di Sumatra
Una nave abbandonata lungo una banchina di Canary Wharf, a Londra, senza equipaggio. A bordo solo un giovane mozzo in fin di vita, che muore di lì a poco. Tutti gli altri, scomparsi nel nulla. Unico indizio, oscuri segni incisi sulle assi del ponte di coperta, forse lettere di un alfabeto sconosciuto. Il resoconto dell’ispettore Lestrade, in visita al 221B di Baker Street, è musica per le orecchie di Sherlock Holmes, bramoso di nuovi casi da risolvere. E il mistero della Matilda Briggs, destinata al trasporto del tè dall’India, appare quanto mai degno della sua attenzione. Cosa può aver condannato a un simile destino il bastimento fantasma? Una letale epidemia che ha decimato i marinai, gettati via via in acqua per arginare l’infezione, oppure un ammutinamento dagli esiti tragici? Nessuna ipotesi ordinaria offre a Holmes risposte soddisfacenti. E a suscitare un brivido nello sconcertato dottor Watson non è soltanto il vento gelido che soffia sul Tamigi. Si racconta di un essere terrificante come la morte stessa, proveniente dalla lontana Sumatra. Una vicenda per la quale il mondo non è ancora pronto.

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Dicembre 2015

candelaC’è poco da dire. Un momento di silenzio per tutte le vittime di questi barbari assassini che infestano le nostre città.

cadaveri in divisaCadaveri in divisa di Peter Lovesey, Mondadori 2015.
“L’agente Harry Tasker, in servizio di pattuglia, percorre Walcot Street, a Bath, a piedi. Un attimo dopo, qualcuno gli spara in testa”. Terzo poliziotto ammazzato in dodici settimane con un fucile d’assalto ad alta velocità, tra l’altro in dotazione della stessa polizia (che l’assassino sia uno di loro?). Caccia aperta al “Cecchino del Somerset”. Ci prova subito Ken Lockton, il poliziotto più anziano sulla scena del crimine, ma viene ferito gravemente alla testa con il calcio di un fucile.
Se qualcuno può cavarci qualcosa da questa storia ingarbugliata è il sovrintendente investigativo Peter Diamond, capace “di agire fuori dagli schemi e senza tabù, sfidando anche le resistenze e la sfiducia dei colleghi” (ha perso pure la moglie assassinata in Victoria Park). Intanto il cecchino ha lasciato il fucile contro una ringhiera. Vorrà riprenderselo? Appostamenti e sorveglianza dei sentieri del bosco dove può apparire da un momento all’altro. Avvistato un sospetto e qualcuno in motocicletta investe Diamond, costretto a portare le stampelle (per un po’).
Accanto alle indagini della polizia ci sono quelle di una certa Ishtar attraverso il suo blog e la collaborazione di altre due donne: Anita e Vicky. La loro missione è scoprire la verità sull’accaduto e forse sono già sulla via giusta perché c’è un tizio che…
Intanto nel portafoglio di Harry Tasker si scopre un foglietto con la scritta “Il prossimo sarai tu”, e si scopre pure che il suddetto si serviva della sua posizione per intascare bustarelle. Il quadro si fa più complicato con la cattura di un uomo che non vuole rivelare la sua identità.
Quasi al termine della vicenda le due indagini convergono, si accende la lampadina al nostro Diamond e… Racconto ricco di movimento, dubbi, ripensamenti, sorprese, false piste, tensione e momenti di crisi confortato dall’amica-amante. Finale in crescendo con brivido incorporato. Traduzione superba di Mauro Boncompagni.

L’incanto delle sireneL’incanto delle sirene di Gianni Biondillo, Guanda 2015.
Milano, settembre e caldo boia. L’ispettore Ferraro in piscina per togliersi qualche chilo di troppo (la figlia Giulia lo tratta come una palla di lardo), lui che, giovanotto secco secco, era chiamato Chiodo dagli amici del quartiere. Vorrebbe defilarsi un po’ da tutto ma questa volta deve vedersela con l’omicidio di una modella, una di quelle “sirene” o “divinità iperuranie”  che volteggiano sinuose nella sfilata di moda del noto Varaldi. In effetti il colpo di fucile (un M24 SWS con mirino ottico) doveva toccare proprio a lui ma si è chinato al momento giusto a raccogliere delle orchidee. Da qui l’indagine che Ferraro conduce soprattutto per l’insistenza di una vecchia amica nel mondo della moda, Luisa Donnaciva, con la quale si ritrova abbracciato nella doccia come dieci anni prima (corsi e ricorsi storici). Una pista potrebbe essere quella di uno sgarro che il suddetto Varaldi avrebbe fatto a chi gli forniva la droga.
Accanto all’indagine la storia di Aisha, nove anni, riccioli ribelli e due occhioni azzurri (Occhiblù) e il fratello Mu’ammar costretti a lasciare il proprio paese bombardato per l’Italia dove vive un altro fratello. La bambina si ritroverà sola lungo il viaggio, avrà l’aiuto del clochard Baffo (Oreste) che vuole ritornare a casa perché sente giungere la sua fine e anche quello della prostituta Marta che accoglie i suddetti al momento del bisogno.
Le due storie servono, sia per la presentazione dei personaggi che per una riflessione, ora sottile e ironica (sfruttato anche il dialetto in chiave di sorriso), ora dura e cruda sulla nostra società: critica al mondo della moda fatto di invidie e giochi di potere; profluvio di servizi televisivi sull’omicidio citato, ne parlano tutti, anche “nani e ballerine” con ripetizione “ad libitum” delle immagini della morta fotomodella; sgombero di un bilocale cinese con l’ispettore-macchietta De Michelis che ha quasi una erezione per l’eccitamento; bulli contro un baracchino di un creduto islamico (inutile essere, invece, un egiziano copto, cioè cristiano); giovinastri sfatti e disillusi dalle canne; scontri con la polizia e scontri tra “fasci e antifasci” e si finisce a razziare al supermarket (vedete un po’).
L’indagine, che si avvale anche dell’informatore Mimmo ‘O Animale (soprannome tutto un programma), ha come corollario i dubbi, i rovelli, una piccola luce, “un particolare che non gira come dovrebbe” fino all’”esplosione” della verità.
Personaggio indelebile Aisha, forte eroina delle sofferenze di vita, un po’ di impostazione da fiaba per gli sventurati, qualche scena superata dalla realtà stessa in un quadro di sicuro impatto emotivo con storie che si sviluppano e intrecciano fra loro mescolando il bene e il male. E il nostro Ferraro che nulla lo turba e nulla lo infastidisce? Che non crede alla storia della livella perché siamo tutti diversi, anche nella morte? Si scioglierà, si scioglierà. Qualcosa alla fine si rompe nel suo petto davanti ad una bara. E si accorge di singhiozzare. Sempre di più.

lo specchio neroLo specchio nero di Gianluca Morozzi, Guanda 2015.
“C’era una ragazza morta con la gola tagliata dentro una stanza con la porta chiusa dall’interno, e un  uomo morto in un bagno cieco con la porta chiusa dall’esterno. L’unica persona viva tra quelle due porte era lui e soltanto lui. Lui che aveva un coltello insanguinato in mano.” Trattasi di Walter Pioggia, scrittore e direttore di una piccola casa editrice di Bologna. Com’è finito lì, in quella stanza viola di via della Luna? Inizia così un tourbillon mentale alla ricerca di una pur semplice spiegazione, partendo dal ricordo degli eventi precedenti che risultano difficili e nebulosi. Ricordi vaghi, a intermittenza, lui e l’amico Mizio, il concerto al Botanique, al bar, una voce che lo chiama… Che si sia immaginato tutto? (tra l’altro è seguito pure dallo psicanalista) o che l’abbiano, addirittura, drogato?
In prima persona gli estratti da un suo libro: i ricordi dell’adolescenza, la famiglia problematica con la sorella che si droga e prostituisce, gli amici di scuola (lui il freak della classe), le ragazze, le canne, le prime esperienze sessuali, via da casa, l’incontro con un signore… E, insomma, “Nomi, facce, urla e pianti di un pesantissimo, insostenibile passato”.
Stacanovista, legge tutto quello che gli mandano gli scrittori, “testi densi”, “testi pop”, “gli obbrobri insalvabili”. L’incontro con Isabel, belloccia il giusto, e il suo libro “Lo specchio nero” da leggere e valutare per eventuale pubblicazione. Ottima intesa tra i due con fremiti stuzzicarelli finiti bene e si capisce dove. Alla notizia della scoperta dei cadaveri riprende l’assillo e la ricerca ossessiva della verità in un continuo alternarsi di alti e bassi. In corsivo qualcuno che soliloquia (mio conio) o scrive su Walter, il quale deve stare tranquillo fino a quando non incontrerà un cancello “E tutto finirà come deve finire” (miezzeca!).
Una Bologna descritta con affetto, stile brioso, ironia pungente sul mondo dell’editoria, musica, soprattutto rock, libri, scrittori, sogni, incubi, paura, l’amore che addolcisce, l’amore che ferisce, gli specchietti per le allodole, per noi lettori, doppio colpo a sorpresa finale tanto per gradire. Realtà e finzione, tutto si mescola e si inebria e mi immagino come si sia divertito l’autore a scrivere questa storia “strana” e inquietante (così come brividoso era stato il suo racconto Bambini nel grano in Delitti in vacanza di AA. VV., Newton Compton 2015). Aggiungo il mistero della camera chiusa insieme alla citazione degli amati scacchi. Una manna per il sottoscritto. Bel libro, noir o thriller psicologico che sia, anche senza il mistero della camera chiusa e la citazione degli scacchi.

Il mistero del caso irrisoltoMr. Holmes – Il mistero del caso irrisolto di Mitch Cullin, Neri Pozza 2015.
Se volete sapere quale potrebbe essere, con il trascorrere del tempo, l’evoluzione psicofisica del nostro Sherlock Holmes, questo è il libro che fa per voi. Lo ritroviamo nel 1947 a novantatré anni con la lunga chioma rasata a zero, la barba ridotta ad “una peluria ispida sul mento sporgente e le guance incavate”, piazzatosi in una fattoria del Sussex come apicultore, aiutato dalla giovane governante Mrs Munro e dal figlio (di lei, naturalmente) Roger che gestisce gli alveari. Il ragazzo scopre nello studio di Holmes un suo manoscritto “L’armonicista”, il cui contenuto entra a far parte del presente libro. Praticamente la storia di una donna sposata che certi giorni scompare per molto tempo, dopo avere imparato a suonare un’armonica a vetro (alcuni sostengono che con questo strumento si possano richiamare i morti). Infine è raccontato il suo viaggio a Kobe, in Giappone, invitato da Tamiki Umezaki, figlio di “uno dei più abili ministri degli Esteri del Giappone” che aveva conosciuto Holmes.
Dunque al centro il Detective per antonomasia. Riporto spunti tratti in qua e là: vecchio, si è detto, claudicante (cammina con due bastoni), accusa alcune malattie come la flebite e l’ulcera gastrica, gli piacciono i sigari, i libri, un bicchiere di brandy al bisogno, preferisce le brezze serali e le ore dopo la mezzanotte, si accorge della fallibilità della sua mente (anche se ogni tanto vengono fuori le note capacità deduttive), trova difficoltà ad esprimere i propri affetti pure con Roger, rivede ogni tanto il suo Manuale pratico di apicoltura, ritocca L’Arte dell’investigazione, ricorda il fedele Watson (lo preferisce chiamare John) che disponeva di “una naturale perspicacia e di un’astuzia innata.”, il suo viaggio a Kobe, le visite a Hiroshima, ai giardini Shukkei-en, alla Cupola della bomba atomica, ricorda i segni della povertà e della fame, il suo rapporto complesso con Umezaki. Un personaggio ormai circondato da un senso di decadenza e di morte.
Praticamente il libro potrebbe essere diviso in tre parti e così intitolato: 1) La vecchiaia; 2) La scomparsa; 3) La ricerca del padre. Una scrittura delicata, sensibile e nello stesso tempo intensa avvolge i personaggi e l’ambiente creando un’atmosfera di vera, sentita umanità. Dicevo dei ricordi e aggiungo i desideri, i sogni, la malinconia, gli scherzi della memoria, le domande sofferte sulla vita, i dubbi su se stesso, i silenzi, lo spettacolo incredibile della natura e delle api, il senso di colpa, la lacrima che scende furtiva e alla fine il vuoto: “Mai avevo provato un tale, incomprensibile vuoto dentro di me, e allora, mentre il mio corpo lasciava la panchina, iniziai a comprendere quanto fossi solo al mondo”. Una stretta al cuore per noi lettori che lo avevamo visto splendido e dinamico personaggio, solitario, è vero, ma ricco di infinite risorse, ora profondamente abbattuto. Così è la vita. Per tutti. Anche per le figure indimenticabili create dalla nostra fantasia.

Un giretto tra i miei libri

Il libro dei mortiIl libro dei morti di Patricia Cornwell, Mondadori 2007.
“Dopo l’ultimo, devastante caso che l’ha vista in azione in Florida, Kay Scarpetta decide che nella sua vita è giunto il momento di una svolta, non solo professionale. Si trasferisce così a Charleston, nel South Carolina, dove apre uno studio di patologia forense con l’irrinunciabile aiuto della nipote Lucy e del fidato Pete Marino. Proprio quando sembra prendere avvio una tranquilla esistenza nella routine della provincia americana, Kay è chiamata a Roma per collaborare con i carabinieri che investigano sull’orrenda fine di una giovane campionessa di tennis statunitense.
L’alone di mistero che circonda il delitto si infittisce al ritorno della dottoressa a Charleston, quando emergono angoscianti collegamenti tra il caso insoluto di Roma e quello di un bambino morto in seguito alle privazioni e ai maltrattamenti subiti. E a tutto ciò non sembra essere estranea un’antica nemica di Kay, la psichiatra Marylin Self…”.
Primo impatto del lettore con vittima in una vasca di ghiaccio e assassino che la tormenta. Scarpetta chiamata a Roma per risolvere il caso della campionessa di tennis americana Drew Martin uccisa mentre si trova in vacanza a Roma. Il suo corpo è ritrovato nudo e mutilato nei pressi di piazza Navona. L’assassino le ha cavato gli occhi, ha riempito le orbite di sabbia e ha richiuso le palpebre con la colla. Dopo morta, non quando era in vita. Prime schermaglie con il capitano Poma (elegante, vanitoso e polemico) su alcuni termini usati da Scarpetta. Poi corte al ristorante con Benton Wesley, compagno di vita di Kay, visibilmente geloso. Aggiungo che la dottoressa Marilyn Self, la psichiatra più famosa del mondo, condannata per la testimonianza di Kay Scarpetta, è in contatto via mail con Sandoman, l’assassino, combattente in Iraq dove ha subito traumi psicologici profondi.
Kay Scarpetta: vista dalla sua “nemica” Marilyn Self “Tailleur nero gessato di azzurro, camicetta azzurra che fa sembrare ancor più azzurri gli occhi. Capelli biondi corti, pochissimo trucco”. Subito alle prese con la corte del capitano Poma (elegante, vanitoso, polemico e… profumato) che fa scattare la gelosia del suo compagno Benton Wesley (già detto). In realtà lo disprezza. Esperta in vini italiani sceglie, ad una cena, il Brunello di Montalcino Biondi santi del 1966 (mica scema). Acuta osservatrice: “C’è qualcosa di tenero, di affettuoso nella posizione in cui l’ha messo”. Dal colloquio con Benton si viene a sapere che Kay ha avuto un incontro sessuale con uno più giovane di lei, perché pensava che lui fosse morto. Ritorno a Charleston con Pete Marino e Lucy. La quale Lucy ha una Ferrari e rapporti gay con Janet che non ne vuole sapere di sposarsi. Con la sua nipote e Rose ha messo a posto il nuovo ufficio: “Per mesi hanno sverniciato, abbattuto pareti, sostituito finestre e tegole e girato per imprese funebri, ospedali e ristoranti alla ricerca di attrezzature di seconda mano”. Contrasti con Marino “aizzato” dalla bella Shandy Snook “Ti tratta come una merda. Per lei non sei nessuno. Ti usa come uno schiavo”. Kay lo trova cambiato. Non è più quello di prima. Lui si sfoga “Se ci penso, ero un bravo pugile, però non volevo ridurmi il cervello in pappa. Ho fatto il poliziotto a New York, ma poi mi sono stufato. Ho sposato Doris, che poi mi ha lasciato. Ho avuto un figlio psicopatico, che poi è morto. Adesso do la caccia a psicopatici di mestiere… A Richmond, quando io ero ispettore capo e tu dirigevi l’Istituto di medicina legale, andavamo d’accordo… Poi ti hanno licenziato e io me ne sono andato”. Ubriaco fradicio tenta pure di violentarla. Lo calma e lo mette a letto. In contrasto anche con Lucy che la trova troppo accentratrice “Hai bisogno di pensare che tutto dipenda da te e che tu possa aggiustare ogni cosa”. Ogni tanto ripensa al passato “Kay ricorda le lunghe passeggiate, la brezza salmastra e i tramonti ammirati dal balcone, e ripensa a quando tutto questo è finito. Rivede il cadavere che aveva creduto essere di Benton fra i resti dell’incendio, i suoi capelli grigi, le membra carbonizzate in mezzo al legno bruciato e alla cenere”. Premurosa con Rose che ha un cancro incurabile. Perfettamente a suo agio nel suo laboratorio.
La storia si sviluppa da diverse angolazioni. In corsivo quella dello psicopatico. Abbiamo Kay Scarpetta ormai tuttologa (sa proprio tutto di tutto), una tecnologia all’avanguardia, una serie di coincidenze al massimo livello, e una mancanza, almeno in parte, di brivido (a me ha fatto questa impressione). Il tutto un po’ ingarbugliato. Un buon thriller deve essere complesso, complicato ma non “ingarbugliato”. Non so se mi spiego…

il lupo rossoSe mi trovo davanti a scrittrici (ma anche scrittori) scandinave vado quasi (meglio non essere perentori) sul sicuro. Vedi Asa Larsson e Karin Fossum, tanto per portare due esempi. Sarà l’habitat che le ispira, quei cieli e quei silenzi immensi, fatto sta che hanno le parole giuste incorporate nelle dita sia con la penna che con il computer. E quindi non ho fatto difficoltà a fidarmi di Il Lupo Rosso di Liza Marklund, Marsilio 2008.
“Rientrata in redazione dopo la lunga assenza seguita a un’inchiesta che l’ha molto scossa, Annika Bengzton, reporter di punta della Stampa della sera di Stoccolma, parte per Luleå, non lontano dal circolo polare artico. Deve incontrare un collega giornalista che le ha promesso informazioni su un vecchio attentato terroristico rimasto irrisolto su cui lei sta indagando. Ma quando arriva, viene a sapere che qualcuno lo ha ucciso.
Le ricerche di Annika, trentacinque anni, un matrimonio in difficoltà e due bambini da accudire, conducono a un uomo che, quasi invisibile, è tornato nel profondo nord della Svezia per ritrovare le sue radici e riunirsi al gruppo di cui un tempo aveva assunto il comando, in nome di un’idea folle per la quale aveva deciso di lottare”.
Partiamo dunque dalla nostra Annika Bengzton: si è detto trentacinque anni, crisi matrimoniale, due bambini, un maschio ed una femmina. Siamo nella linea normale delle detective lady. Qui si può aggiungere il tradimento del marito Thomas che si aggiunge a sua volta ad un rapporto difficile con un precedente fidanzato ed un suo innamoramento non ricambiato. Aggiungiamo ancora, tanto per sfruttare questo verbo, la brutta avventura “intorno al Natale precedente, quando era stata presa in ostaggio e tenuta prigioniera in un tunnel da una serial killer psicopatica, la Bombarola”. Conseguenza: crisi di panico e vocine che le ronzano per la testa. E caffè a barili. Anche quattro per volta. Non si pone limiti e si espone senza pensarci a situazioni limiti (oggi mi va di ripetere le stesse parole). Passione per la giustizia e la verità. Vista dal marito: estranea e inafferrabile. Un’aliena scesa sulla terra, anzi per essere più precisi “una piccola donna verde venuta da un altro pianeta”. Alterna momenti di depressione e di sconforto ad altri sicuri e decisi. Soprattutto quando c’è da togliere di mezzo l’”altra” del consorte facitor di corna. E quando c’è da far valere le sue idee con il classico scontro con il direttore responsabile del giornale. Mangia di tutto, anche un cheeseburgher con salsa e cipolla che mi ha fatto rivoltare lo stomaco. Sua amica Anna Snapphane, pure lei sfortunatina. Lasciata dal marito con problemi di affidamento della figlia. Non crede in Dio (ritorno ad Annika), non ha interesse per i monumenti e gli hotel con piscina. Le piace il contatto con la gente normale. Ottima madre che si dedica con cura ai figli. Un personaggio complesso e tormentato.
Seguito anche  il terrorista assassino, imbottito di idee maoiste, con una vita familiare difficile alle spalle, frustato da suo padre che pratica il laestadianesimo (c’è sempre da imparare) e pochi mesi di vita per un cancro allo stomaco. Oltre al giornalista viene ucciso anche il ragazzo che aveva visto tutto ed un consigliere comunale. Intreccio tra politica e giornalismo, miti rivoluzionari, il cambiamento della società, scontro fra chi si rassegna e chi vuole ancora combattere, lettere anonime, nomi in codice tra cui Lupo Rosso che dà il titolo al libro, paesaggi, il silenzio, il freddo, brevi pennellate di sesso, l’indagine psicologica, l’”imprigionamento”, la fuga, la salvezza, la gloria giornalistica. Stile semplice, nitido, sicuro con qualche appesantimento di troppo nell’ultima parte. Un buon libro.

Il marcio nella cittàIl marcio nella città di Mickey Spillane e Max Allan Collins, Mondadori 2012.
New York, anni sessanta. Cazzotto che spacca la faccia, braccio spezzato, metà dei denti saltati, palle a raggiungere le interiora. Ecco Mike Hammer, investigatore privato, subito in azione a difendere un ragazzo da due bastardi. È ritornato dalla Florida per riprendersi da una brutta ferita. Sua segretaria amante (che aspetta inutilmente di sposarlo e vorrebbe un figlio) Velda Sterling, stangona bonona dalle curve mozzafiato (frase fatta) e dal seno traboccante di allegria. Pure dotata di forza e coraggio, ferita sulla schiena e sul palmo della mano.
Amico Pat Chamber, capitano della polizia di New York che lo vorrebbe ancora in vacanza e giovane viceprocuratore che lo vorrebbe, invece, senza licenza. Traffico di droga, c’è penuria in giro e sta per arrivare un grosso carico, lotta tra due capi trafficanti con il dubbio di un terzo incomodo. Un paio di tentativi per farlo fuori e a rimetterci sono gli assalitori. Qualche spunto sulla città: poeti di strada, capelloni stravaganti, hippy, musica folk elettrica, mercato degli ambulanti, puttane, tossicomani, predatori, una pioggia fastidiosa e insistente. In giro per ristoranti, bevute di Pabst e whisky, fumate di Lucky accese con il suo formidabile Zippo, ricordi di soldato nella giungla contro i giapponesi.
Mike Hammer si fa largo nella giungla del male con il passo spedito e i modi spicci, senza badare tanto al sottile. Se c’è da ammazzare si ammazza e basta, se c’è da fare l’elemosina si fa all’ubriacone di turno e non allo stronzetto capellone.
Il linguaggio è diretto, veloce, non privo di ironia e battute varie. Alla fine la resa dei conti e godetevi lo spettacolo.

Dalla nostra “inviata” Patrizia Debicke (la Debicche) arriva Lo Zoo di Marilù Oliva, Elliot 2015.
lo zooIntanto si cambia completamente scenario e dalla consueta e familiare Bologna si passa alle spiagge incantate di uno splendido Salento estivo. Quindi il suo immaginario (ma quanto potrebbe invece essere vero) Zoo rappresenta una terribile metafora tesa a raccontare quel delittuoso campionario di grettezza e abiezione umana che è poi l’unico vero Zoo di questa storia. Perché troppo spesso il vero zoo è fuori della gabbia e invece il disumano recinto rettangolare, della tenuta di Pescalusa nelle Puglie, è solo un luogo di depravazione e di torture che, con le sue gabbie di cristallo imprigiona sette povere e innocenti vittime: l’uomo scimmia, la donna vaso, l’angelo ermafrodito, il minuscolo nano, la sirena, Polifemo, uomo con un solo occhio, e la vecchia strega. Poveri e disgraziati esseri deformi la cui unica colpa è una mostruosa anormalità.
Ma l’unica belva, il vero mostro è lei, la Contessa Clotilde, che ha segregato nella sua casa castello, ereditata dal marito morto, questa novella Corte dei Miracoli destinata ai folli esperimenti del suo ultimo uomo – un chirurgo sospeso dalla professione per interventi proibiti – e che tiene in schiavitù, con la complicità dei suoi dipendenti lautamente prezzolati: il guardiano tatuato, un torvo aguzzino maniaco di porno su facebook, una cameriera bruttarella assai e con poco sale nella zucca e il sorvegliante sentinella, incaricato della sicurezza della tenuta.
Depravata e crudele peggio di una mantide religiosa, ebbra per decenni di gloria, fama e potere, con la muta e pelosa connivenza dei potenti locali, impazza, mettendo in atto la contorta e abbietta follia di un orrendo show, riservato a pochi ed eletti ospiti.
La ferocia, che trasuda da ogni pagina, richiama purtroppo la spaventosa ma ordinaria normalità della quale siamo spesso testimoni e che vede tanti, troppi personaggi sopraffare, soggiogare, umiliare e uccidere gli indifesi, i più deboli, i diversi, facendosi forti di una presunta supremazia.
Ma qualcosa che non fila per il verso giusto spezza finalmente la malvagia catena di omertà. L’angelo ermafrodito è scomparso. La sua gabbia di cristallo foderata di ovatta per fingere le nuvole è vuota. Dove è finito? Si scoprirà che è morto, anzi che è stato ucciso. Ma da chi e perché? Chi ha peccato dovrà essere punito?
Un consolatorio lieto fine riduce a fatica l’amaro in bocca di una lucida, dissacratoria e tragica analisi delle multiformi e inesauribili debolezze umane.

Fabio Jonatan JessicaUn saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Sherlock Holmes: Gioco di ombre (2011)

sherlock-holmes-gioco-di-ombreSherlock Holmes – Gioco di Ombre
(Sherlock Holmes: A Game of Shadows)
Regia di Guy Ritchie
Con Robert Downey Jr., Jude Law, Noomi Rapace, Jared Harris, Stephen Fry
Regno Unito, USA, Australia, 2011

In soli tre anni, grazie anche al rinnovato interesse per la figura di Sherlock Holmes, Sherlock Holmes – Gioco di Ombre è diventato ormai un classico delle feste.
Ispirato a L’ultima avventura – con tanto di scena sulle cascate svizzere, in un panorama mozzafiato – è ambientato nel 1891. Sherlock Holmes trascina l’amico John Watson in un’avventura in giro per l’Europa, sebbene il buon Watson sia in procinto di sposarsi. Così l’addio al celibato è funestato da una spettacolare scazzottata con un cosacco, mentre la luna di miele a Brighton diventa una rocambolesca missione tra Parigi e la Svizzera, sulle tracce del professor Moriarty, brillante matematico e nemico storico di Holmes.

Gli estimatori di Millennium Trilogy riconosceranno Lisbeth Salander-Noomi Rapace nei panni di una zingara focosa, chi ha seguito Fringe avrà un déjà-vu vedendo James Moriarty, e non si può non apprezzare Stephen Fry nei panni di Mycroft Holmes. Ma la straordinaria coppia Holmes-Watson (rispettivamente Robert Downey Jr e Jude Law) si manifesta in questo film in tutto il suo splendore. Affiatati, ben assortiti, lo Sherlock Holmes di Ritchie ha smussato i suoi caratteristici tratti di asocialità, mentre Watson è più compagno che comprimario (tanto che, mi fanno notare, sembra accentuato l’elemento di omosessualità latente che caratterizza le coppie celebri). Brillanti anche le scene d’azione, in slow-motion, e spettacolari effetti speciali.

Forse i puristi del canone sherlockiano storceranno il naso davanti a questa sceneggiatura “infedele”, ma Gioco di Ombre è 129 minuti di divertimento, suspense e sorprendenti trovate, fino al sospiro di sollievo finale.

Stra-raccomandato, adattissimo se volete staccare per un paio d’ore dallo stress delle feste.

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Novembre 2014

OLYMPUS DIGITAL CAMERAAl nostro circolo gabinettistico di lettura è successo un fatto inusuale. Più precisamente a tutti noi appartenenti al suddetto circolo. Partendo dal sor Pampurio dall’occhio porcino che un giorno si è sentito come chiuso e impotente ad esternare il lato corporale durante la riunione, fattore decisivo di crescita culturale secondo l’obiettivo comune. Nemmeno con il nostro aiuto, i nostri “Forza, dai che ce la fai!”, “Non demordere!”, “Siamo tutti con te!” ed altri similari incoraggiamenti. Lui ce l’ha messa tutta, è diventato paonazzo che sembrava scoppiare da un momento all’altro ma nisba, niente, nemmeno un refolo di vento. Si pensava che l’incidente rimanesse nell’alveo di un singolo episodio quando il disturbo si è allargato piano piano, dicevo, a tutti noi. Colpa sicura di qualche lettura pesante, di qualche malloppone indigesto che avevamo letto e commentato ultimamene. Occorreva fare qualcosa, trovare un rimedio per ritornare al felice connubio mente-corpo allietato dall’allegro scampanio degli sciacquoni. Qualcosa che allentasse le viscere, che provocasse una specie di terremoto liberatorio. “La confessione di Pupo!” ha esclamato la sora Corinna, fan sfegatata del cantante. E così è iniziata la lettura di questa “cosa”, aspettando frementi l’esito sperato. Credetemi, è bastata mezza pagina perché certi argini oscuri venissero rotti provocando una tracimazione mai vista con mugolii di soddisfazione e urla di gioia. Il problema era risolto. Tirata di sciacquone e via a casa, finalmente svuotati e con il sorriso sulle labbra. Conclusione: tutti i libri sono utili.

sherlock gm1Non ho mai avuto una grande passione per gli apocrifi (lasciamoli in pace i grandi morti) ma se si tratta dei miei inseparabili G.M. allora la cosa prende un’altra piega. Così segnalo Sherlock Holmes e il diario segreto del dottor Watson di Phil Growick. Un’avventura incredibile di Sherlock e Watson nella Russia della guerra civile del 1918. Ed una missione impossibile (si direbbe oggi): salvare la famiglia imperiale dei Romanov prima che lo zar Nicola II venga giustiziato insieme alla Zarina Alessandra e ai cinque figli dai rivoluzionari bolscevichi!

Segnalo pure I morti non riposeranno di Tessa Harris che ci porta nella Londra fine Settecento dove certi dottori anatomisti si contendono i corpi dei morti per le loro ricerche (brrr!).

assassino tra noiAggiungo L’assassino è tra noi di Ellery Queen, una folla micidiale di deduzioni e controdeduzioni, unita ad una atmosfera tesa e ossessiva con squarci di sorriso. Un libro sorprendente. Un classico.

Per finire beccatevi La scatola d’argento di Margaret Millar. Bella storia ricca di tensione, inquietudine e suspense con tranello finale in cui ricompare la scatola d’argento del titolo perduta in precedenza. Margaret Millar è stata la moglie del più noto Kenneth Millar, ovvero Ross Macdonald. Magari non alla sua altezza ma mica male.

Uno sguardo alla Polillo fa sempre bene. Tra gli ultimi arrivati dei Bassotti Invito con delitto di R. Philmore che dimostra in modo inequivocabile come il sesso non sia faccenda riservata ai gialli di oggi. Qui abbiamo rapporto prete e prostituta, moglie assatanata, politicone invischiato in bordelli e allegri scambisti. Tutto il tempo è paese.
Così come in La stessa sera alla stessa ora di Herbert Adams dove allegrotte fanciulle se la spassano mica male. Naturalmente ci sono i morti ammazzati e il solito dilettante di talento.
Per i Mastini andiamo sul sicuro con La bella addormentata e Il brivido blu di Ross Macdonald che non ha bisogno di presentazione.

cacciatore del buioScrittore da brivido nostrano Donato Carrisi che ebbe il suo battesimo di fuoco con Il suggeritore, Longanesi 2009, praticamente un successo strepitoso ed incetta di vari premi prestigiosi. Due anni dopo si fa vivo con Il tribunale delle anime ambientato in una Roma misteriosa, segue L’ipotesi del male (premio Scerbanenco 2013) e, ultimo arrivato, Il cacciatore del buio, tutti pubblicati dalla Longanesi. Qui abbiamo un personaggio particolare, Marcus, l’ultimo dei penitenzieri, un prete che ha il dono di “scovare le anomalie e di intravedere i fili che intessono la trama di ogni omicidio”.

Mica male, in fatto di brividi, anche Massimo Lugli di cui consiglio Crimini imperfetti – Tutte le indagini di Marco Corvino, Newton Compton 2013. Ci si trova Il carezzevole, L’adepto, Il guardiano e Gioco perverso ad un prezzo eccellente strada dei delitticon una miscela esplosiva: riti satanici, esorcisti, maghi, sensitivi, corpi mutilati e sezionati, animali sacrificati, con il nostro cronista Marco Corvino a districare le orribili trame e a fare un po’ i conti con se stesso. Ora, mentre scrivo, ho tra le mani l’ultimo nato La strada dei delitti, Newton Compton 2014, che non è da meno nel portare alla luce fatti orrendi relativi a bambini e adolescenti sfruttati da bande di criminali senza scrupoli. Sono arrivato al decimo capitolo (circa un quarto del libro) in un batter d’occhio seduto su una panchina del “giardino” del paese in cui vivo e già sono in pena per la vita di Sveglio, uno dei tanti ragazzi (ha tredici anni) maciullati dalla sorte… Arieccomi! Terminato con soddisfazione anche per la parte finale che, insomma, mica si può stare sempre a prenderle. Due linee che si intersecano, quella di Corvino e di Sveglio (poi Gigi quando viene in Italia), e che danno vita ad un bel racconto con scrittura energica di forte impatto emotivo e qualche luccichio di umanità in un mondo di merda. Vince la parte di Sveglio su quella canonica e più prevedibile di Marco. Qui la recensione.

petrosjanPer i grandi campioni di scacchi Petrosjan oltre i confini della teoria di Tigran Petrosjan, Prisma 1998.
Sono stato sempre colpito dalle corporature tozze e massicce. Nei miei ricordi di ragazzino esile i compagni più robusti e cicciottelli mi suscitavano simpatia e sicurezza insieme, anche perché potevano venirmi meravigliosamente in soccorso quando c’era da menar le mani fra le bande rivali. Dunque la “stazza” di Tigran Petrossiàn (così ho trovato scritto in altri libri) si presentò per la prima volta ai miei occhi in tutta la sua gradevole possanza.
Tigran Vartanovic Petrossiàn nasce il 17 giugno 1929 a Tblisi, capitale della Georgia, ma i suoi genitori sono armeni ed egli per tutta la vita si sentirà orgoglioso di essere cresciuto in una famiglia operaia. Conosce il gioco degli scacchi a undici anni in maniera del tutto occasionale, comune a molti campioni, in una colonia estiva da un amico che gli spiega il movimento dei pezzi. La cosa gli piace ma la spinta decisiva arriva, come attesta lui stesso nel primo capitolo del suo gioiello Lezioni di strategia, pubblicato lodevolmente dalla Prisma, nel vedere al Palazzo dei pionieri a Tblisi una simultanea di un adulto contro tanti bambini. Il fatto lo colpisce e da quel momento non si stacca più dagli scacchi.
Il Nostro è stato spesso criticato per il gioco pattoso, troppo difensivista, poco portato all’attacco. La profonda capacità di penetrare e capire ogni tipo di posizione gli impediva di forzare gli eventi, di azzardare. Egli ricercava la pura e semplice “verità”, rispettava quello che di concreto maturava sulla scacchiera. Sarebbe stato un peccato sciupare con una mossa inopportuna, e bella solo in apparenza, tutto il lavoro portato avanti fino a quel momento con tanto sudore. Tigran Vartanovic Petrossiàn è stato un grande stratega, un grande giocatore di scacchi, un grande campione. È scomparso prematuramente il 13 agosto 1984 minato da un male incurabile.

Secondo Bruno Arpaia lo scrittore medio è morto. E io mi sento poco bene (è una vita che volevo scimmiottare questa battuta).

ira domini forteIra Domini di Franco Forte, Mondadori 2014.
Milano, agosto 1576. Caldo, peste, monatti, morti, fopponi (fosse comuni), patiboli, grida e dolore. Carlo Borromeo a visitare il Lazzaretto Maggiore per qualche conforto ai disperati. Nello stesso tempo un assassino armato di balestra sembra colpire chi gli capita a tiro. Ultima vittima una ragazza in piazza Carobio. Urge l’intervento del nostro Niccolò Taverna, notaio criminale, con i due assistenti: il gigante Rinaldo e il fiero portoghese Tadino che lo aiuteranno nelle indagini. Secondo problema: sequestrati i figli di don Carlos de Alcante, ricchissimo nobile spagnolo in rapporti con il governatore Guzman e la Corona. Tutti asserragliati in un magazzino di pietre e sabbia che serve per la Fabbrica del Duomo voluta dallo stesso Carlo Borromeo. I sequestratori (incisiva la figura tracotante e spietata del loro capo Lasser de Bourgignac) chiedono soldi, cavalli e una lettera di immunità per fuggire in Francia. Niccolò è chiamato a fare da mediatore, stretto tra i poteri forti di allora.
Due impegni che lo tengono costantemente occupato, mentre il suo cuore vibra per Isabella Landolfi, intelligente, ironica, un po’ monello che lo tiene anch’essa sul chi vive. La classica ragazza con piglio moderno, simbolo di quella donna che, secondo uno dei personaggi (il maestro Cordelli), conquisterà il mondo. Niccolò Taverna, dicevo, uomo forte, risoluto, acume sherlockiano (vedi le sue “scoperte” sul nonno di Isabella) e deduzioni tecniche sulle armi del tempo, aggrappato alla terra e nello stesso tempo disilluso, come dimostra il colloquio con il cardinale Borromeo, il quale invece “credeva in ciò che non poteva vedere”.
Dunque due linee di sviluppo che alla fine si intersecano, con momenti di viva tensione (perfino Rinaldo viene colpito dal balestriere assassino) e altri di lucida analisi delle vicende infiorettati da qualche sorriso, in una ricostruzione storica accuratissima della Milano cinquecentesca, di una città che soffre e nello stesso tempo cerca di non abbandonarsi alla disperazione.
Alla prossima.

il tempo non cancellaIl tempo non cancella di Roberta De Falco, Sperling & Kupfer 2014.
Trieste. Stelio Kunz, “critico letterario per necessità” e “scrittore incompreso”, deve scrivere un pezzo su Ivo Radek, scrittore famosissimo, che si appresta a ricevere la laurea honoris causa dall’Università.
A Trieste anche Rhoda Wallace, importante agente letterario dello stesso Ivo Radek, che viene a fagiolo per il commissario Ettore Benussi, uscito indenne da un incidente di otto mesi prima (moglie Carla, figlia Livia) per il suo gialletto (anche lui scrive, mannaggia) e chissà che la bella Rhoda non lo aiuti a realizzare il suo sogno. In corsivo e in prima persona, raccontata da un vecchio che sta per morire, la vicenda dell’esodo istriano sotto i talloni di Tito e nello stesso tempo la storia sofferta d’amore di due giovani per la stessa ragazza.
La linea di indagine del commissario Benussi (goliardichetto il giusto) si sviluppa dal fatto che Ivo Radek viene colpito pesantemente alla testa nella biblioteca della facoltà universitaria dove si è svolta la premiazione ed è portato in fin di vita all’ospedale. Ma il libro è, soprattutto, un condensato di varie problematiche legate alla società tra cui: storie di clandestini, storie individuali e sentimentali che si intrecciano fra loro, storie familiari, rapporti duri e difficili moglie-marito o genitori-figli, il ritrovamento di una madre da parte della figlia abbandonata alla nascita in un orfanotrofio, la forza di una donna abbandonata dal marito che ce la fa a rompere con il nuovo compagno. Dolore, solitudine, rabbia, malinconia ma anche lo slancio di aiutare gli altri con Violeta e padre Florence attraverso la loro struttura d’accoglienza.
Il libro è, pure, una specie di sarcastico pamphlet sulla mania di scrittura che prende tutti i bipedi pensanti (compresa l’autrice e il sottoscritto, dico io), sui brutti manoscritti infarciti di sesso e violenza, sui gialli che arrivano da ogni parte con “serial killer psicopatici e asociali” e sulla lotta all’ultimo sangue fra le case editrici.
Un romanzo, un romanzetto a tratti toccante (soprattutto il corsivo) ma nel complesso stereotipato e scontato con una scrittura che non lascia il segno. Però mi pare giusto sottolineare il giudizio estremamente positivo in copertina di Maurizio De Giovanni sulla scrittrice “Una voce che promette di diventare sempre più importante nel polifonico coro del romanzo nero italiano contemporaneo”. Per correttezza nei confronti del lettore.

mistero Oliver RyanIl mistero di Oliver Ryan di Liz Nugent, Neri Pozza 2014.
Oliver Ryan, irlandese, è un uomo bello e sicuro di sé. Uno scrittore famoso sotto lo pseudonimo di Vincent Dax. Sua moglie Alice, dolce e carina, è l’illustratrice dei suoi libri per bambini. Una sera di novembre 2011 la “picchia così selvaggiamente da ridurla in coma”. La notizia si sparge subito attraverso i mezzi di comunicazione e tutti ne rimangono sbigottiti. Ma allora chi è veramente Oliver Ryan? La risposta l’avremo leggendo i racconti e le confessioni dei suoi amici e conoscenti. E, soprattutto, di lui stesso.
Dunque vediamoli questi amici e conoscenti. C’è Barney a cui ha “fregato” Alice proprio quando le aveva comprato l’anello di fidanzamento; c’è l’amico Michael ossessionato dall’idea di essere gay; c’è Moya, l’attrice vicina di casa con la quale ha un lungo rapporto; c’è Madame Veronique che gestisce un castello con tenuta (vigneto) a Bordeaux; c’è  Stanley che lega con Oliver al ST. Finian’s; c’è suo fratello più piccolo Philip ed Eugene, fratello di Alice, con quoziente intellettivo inferiore alla norma.
Tutto gira intorno al Personaggio. Bello e fascinoso, dicevo. Ragazze ai suoi piedi, sempre al centro della scena ma un tarlo lo rode, la mancanza della madre, la mancanza di amore del padre che lo “elimina” praticamente dalla sua esistenza. Ed il Male che lo abbraccia.
Dai racconti e dalle confessioni degli altri ecco tanti piccoli tasselli che contribuiscono a comporre la sua inquietante figura con prospettive diverse e ad offrirci il destro per la conoscenza di altre storie. C’è tutta la vita, c’è tutto l’uomo in questa vicenda: la nascita e lo sviluppo dei sentimenti, il sesso, l’amore cercato e l’amore mancato, il figlio non desiderato e quello voluto, la vergogna del peccato, la lotta e la sofferenza di esprimere la propria sessualità, gli sfruttati, le sorprese, il dolore, la voglia di farla finita, il suicidio, la morte. E poi i ricordi, i sogni, qualcosa di buono che all’improvviso si accende nell’animo di Oliver.
A fine lettura un senso di rabbia misto ad un sentimento di tristezza infinita per la debolezza del nostro essere, di noi tutti, di fronte agli agguati del male.

Spiluzzicature
Alla solita Feltrinelli di Siena ho girato e rigirato fra le mani Tre stanze per un delitto di Sophie Hannah, Mondadori 2014, dove viene resuscitato il testa d’uovo Poirot. Così a naso (lette, comunque, una cinquantina di pagine) niente a che vedere con l’eleganza e l’ironia della Christie. Però i tempi cambiano. Spiluzzicato pure Il telefono senza fili di Marco Malvaldi, Sellerio 2014, che mi ha convinto all’acquisto. Ne riparleremo alla prossima. Altre occhiatine in qua e là senza sugo di nulla.

Spiluzzicature con atavici ricordi
Il successo ottenuto con i miti greci, più precisamente con Storie illustrate dai miti greci, edizioni Usborne 2013, nei confronti del mio nipotino Jonathan (vedi il suo interesse ai tanti mostri che li popolano) mi ha spinto a ripassare in qua e là i miti in generale che mi hanno sempre affascinato sin da ragazzo. Ho ripreso in mano i due volumi di Anna Ferrari Dizionario di mitologia, Istituto geografico De Agostini 2006, e mi sono lasciato trasportare dalle storie più belle e dai personaggi più famosi che popolano questo mondo magico e misterioso.

Un giretto tra i miei libri.
delitto a teatroNgaio Marsh è un pezzo grosso della letteratura poliziesca e, insieme ad Agatha Christie, Dorothy L. Sayers e Margery Allingham, “fa parte dell’originale quartetto delle “Queens of Crime”, ovvero le scrittrici inglesi di gialli che dominarono la scena della crime fiction nell’epoca d’oro tra gli anni Venti e Trenta”. Dunque un caldo benvenuto a Delitto a teatro di Ngaio Marsh, Elliot 2010.
Siamo di fronte ad un omicidio sul palcoscenico (il revolver era caricato con proiettili veri) dell’ultimo atto di “Il Topo e il Castoro”, un tema caro agli autori del giallo classico. Indaga l’ispettore capo di Scotland Yard, Roderick Alleyn, chiamato a risolvere l’enigma e presente alla scena. Tranquillo, sicuro di sé “Io, signori, rappresento la Legge” e “Tutti siete sospettati. E tutti mentite e recitate”. A fargli da spalla l’amico Nigel Bathgate che in qualche modo si dà da fare per risolvere il mistero.
L’indagine porta a scoprire diverse cosette sul morto: un passato da drogato e molestatore di fanciulle, buttato fuori perfino dalla scuola. Infuriato contro Gardener che gli ha rubato la parte principale e contro Stephanie Vaugham, la primadonna della compagnia. Qualche particolare: sparite e poi ritrovate le cartucce fasulle macchiate con biacca fresca, lettera minatoria, un po’ di movimento, pedinamenti, spezzoni di colloquio compromettenti, ricatto, altre vittime, la ricostruzione della scena con delitto, un trucchetto per incastrare l’assassino, lo scioglimento di tutto l’ambaradan.
Lettura veloce, scorrevole intessuta di molti dialoghi. Un prodotto dignitoso senza eccedere.

Delitto in manicomio di Jonathan Latimer, Mondadori 2009.
Si inizia bene con il poliziotto privato William Crane libero da vincoli matrimoniali che se ne va in manicomio (su una autoambulanza) per proteggere la signorina attempatella Van Kamp a cui hanno rubato una cassaforte blindata con quattrocentomila dollari in titoli e la chiave di una cassetta di sicurezza (ergo è ricca). Qui troviamo il dottor Livermore con una barbetta alla Italo Balbo, il dottor Eastman, la signorina Clayton e… strani mugolii che provengono da fuori. Appartenenti ad un uomo che corre carponi e si magia una falena con un ben assestato colpo di denti. Come inizio, ripeto, non c’è male. Si continua con la signorina Evans, un gran pezzo di gnocca che mette scompiglio fra i dottori (ma non solo) e una serie di deduzioni alla Sherlock Holmes tirate fuori dal cappello a cilindro di Crane. Arrivano poi in fila tutti gli altri personaggi della storia.
Che è la storia di morti strozzati o infilzati per la gola con un discreto coltello a lama lunga. La storia di questa benedetta cassetta che passa da una mano all’altra per poi scomparire. La storia del nostro Crane che corre di qua e di là per tutta la clinica (è pure sospettato degli omicidi) in una atmosfera da paura resa più lieve da un substrato ironico e dissacrante.
È anche la storia della barbetta del dottor Livermore che sembra vivere per conto suo come quella di Rubin del club dei famosi Vedovi Neri di Asimov, a rimarcare il senso divertito di tutto il contesto, confortato pure dalla scena della signora Brady che, tutta nuda e impaurita, sembra volersi gettare dalla finestra.
Finale da giallo classico con doppio colpo di scena ad accontentare gli amanti di questo genere.
Leggetelo e moltiplicatevi. [Questo romanzo sembra essere disponibile solo nelle librerie dell’usato, n.d.A.]

delitto imperfetto solanaDelitto imperfetto di Teresa Solana, Sellerio 2008.
Eduardo e Borja dirigono una specie di agenzia che si occupa di sbrigare faccende poco limpide dei ricconi. Si presenta un giorno un importante politico destinato a una carriera di governo, che chiede di occuparsi del mistero del quadro di un noto pittore che ritrae sua moglie. Un caso di adulterio? I due dilettanti cominciano a battere pista, tra salotti e club esclusivi, quando la signora viene trovata morta per avvelenamento.
Sono fratelli gemelli ma non lo fanno sapere. Di carattere opposto: quanto il primo è serio e posato (pure sposato), quanto il secondo è single e spostato. Un tipetto particolare che non va tanto per il sottile. Un viaggio a Parigi per conoscere il pittore del quadro con annessi ricordi. Troppo tardi. Gli è venuto un colpo…
Storia movimentata, ora passabile, ora ingenua, ora con diverse lungaggini di troppo e il solito Armani che nel giallo c’è di casa e di bottega (L’ho ritrovato ultimamente anche in A rischio di Patricia Cornwell).
Insomma un giallo così e così con un finale tirato per i capelli. C’è ancora tanto da lavorare per avvicinarsi ai più bravi giallisti spagnoli…

di tutti e di nessunoDi tutti e di nessuno di Grazia Verasani, Kowalski 2009.
Giorgia Cantini, single poco più che quarantenne, ha un’agenzia di investigazioni a Bologna. Deve seguire, su richiesta della madre Edda Fraschi, una giovane, Barbara, che ha smesso di frequentare la scuola senza un motivo apparente. Nello stesso tempo Franca Palmieri, una specie di indovina di tarocchi e di fondi di caffè, viene trovata uccisa in un giardino con fendenti alla schiena ed al volto. Giorgia se la ricorda come la Ragazza dei Rospi che si offriva ai giovani e che abitava nel suo quartiere di quando era ragazza. E dunque si interessa anche di questo caso con l’aiuto di Luca Bruni, funzionario capo della Sezione Omicidi.
Andando avanti si compone la figura della nostra detective: sorella impiccata, padre divorziato con nuova moglie, si sposta su una Citroën, fuma Camel, in preda ai ricordi del passato, della madre che amava la cultura francese, dei suoi amori più o meno fortunati, della sua musica, delle sue letture con i grandi scrittori e filosofi a farle compagnia. Riflessioni sul presente, sulla vita, sull’amore, sul dolore dei luoghi che non si riconoscono più perché cambiati. Un’atmosfera un po’ uggiosa, sfumata, in una Bologna però sempre bella, bellissima “con le sue penombre, i suoi cieli chiusi, i nascondigli, gli orti”.
Ad aiutarla nel suo piccolo ufficio Genzianella, la cui madre piange tutto il giorno perché “il marito è scappato con la badante russa di un vicino” (piccolo squarcio di ironica realtà), pizzicotti alle sottane che cinguettano intorno allo scrittore famoso di turno.
E poi il tema sulla violenza alle donne e il problema della loro tutela, il senso dello sforzo vano, che non va bene niente ma bisogna resistere e insistere, stacchi tra il bar Felicita e le varie trattorie dove si parla, si osserva, si riflette. Sesso e amore, sesso e amore e Franca Palmieri che si erge su tutti.
Un primo finale bello e toccante. Un secondo finale per sorprendere il lettore che sciupa un po’ l’atmosfera  di intima commozione che si era venuta a creare. Come inserire una nota più alta dove non è più possibile. Peccato.

Termino con la nostra incontenibile Patrizia Debicke (la Debicche)
risaia crudele realiRisaia crudele – Quei giorni dell’inverno ’45, Frilli 2014, di Alessandro Reali.
Protagonista del suo nuovo romanzo è Lisandro, uomo ricco, arrivato che, richiamato dalla lettera di Carlin, un caro amico in fin di vita, torna dopo più di cinquant’anni dai vigneti della California alle risaie di Casoni Borroni, una frazioncina di Mezzana Bigli, vicino al Po, al confine tra Pavia e Alessandria, che oggi ormai conta meno di cento abitanti.
Perso nei ricordi, in un continuo, drammatico flashback, il vecchio Lisandro rivive un episodio di guerra di odi, di passioni, con l’amore, la gelosia, la vendetta e la morte che invadono le pagine e le macchiano di sangue. E, in un torrido pomeriggio d’agosto, ritrova il suo passato di umile paesano, tra le tombe del piccolo cimitero di Casoni Borroni. Un passato che lo fa soffrire dipanando i fili della memoria, un passato che gli parla in particolare di Cristina, di don Dalmazio, di Leone, di Santino, tutte persone che la morte si è portata via nei terribili giorni dell’inverno tra il 1944 e il 1945. Giorni di ghiaccio e di neve, che allora lui, Lisandro, poco più che ventenne, testa calda e sanguigno, sopraffatto dai fatti e dalle situazioni, ha affrontato a suo modo, da cane sciolto, da vendicatore ma anche con profonda ingiustizia fino alla tragedia che ha segnato il suo destino.
L’incontro con l’amico morente si trasformerà quasi in una catarsi liberatoria e porterà Lisandro – figlio di un tempo pieno di lotte e contraddizioni più dell’oggi – a parlare, a confessare, a sfogarsi, a rivivere quel gelido inverno della sua pazza giovinezza e della crudele resa dei conti, sua personale e dell’Italia intera, sconvolta dalla spaventosa e fratricida guerra civile tra fascisti e partigiani.
Non potrà mai sapere che quanto resta del suo irrimediabile passato, è ancora là, poco lontano.

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti