Ci vuole orecchio (Le gialle di Valerio 201)

Gino Vignali
Ci vuole orecchio
Solferino Milano, 2019

Rimini. Primavera. Alle due del mattino del 3 maggio il bell’avvocato quarantenne Valentino Costanza è al timone dell’efficiente antico peschereccio Aurora, di cui è pure armatore e comandante, venticinque tonnellate a trenta miglia dalla costa adriatica. Dà un morso alla spianata con la mortadella mentre i suoi due marinai tunisini stanno recuperando le reti a strascico. Nel sacco, la parte terminale della rete, è rimasto incagliato un trolley, vi spunta un osso umano. Chiamano subito la Capitaneria di porto e sul molo via via arrivano tutte le forze dell’ordine. Alla presenza del vice questore (al maschile, così vuole) Costanza Confalonieri Bonnet (che all’alba stava correndo sulla spiaggia) e dell’amica medico legale Myrta Albanesi, aprono la valigia, dove sembra accartocciato uno scheletro di bambino. Si tratta in realtà, scoprono poi, del corpo di una contorsionista da circo, più o meno trentenne, uccisa da almeno un anno, forse spezzandole il collo, infilata nel trolley infine gettato a mare. A Costanza, Valentino è piaciuto proprio. Lei è una magnifica contessa vicina al mezzo del cammin di nostra vita, capelli lunghi e mossi, ha il figlio Andrea che fa il liceo nella sua Milano e gioca bene a tennis, trasferita in Romagna da nove mesi è single ma lì si accompagna spesso riservatamente con il sindaco della città (col quale giocano alle citazioni cinematografiche), unico a possedere la card della suite 401 del Grand Hotel, la Gradisca, dove Costanza dimora, gira spesso con la rossa Ducati Monster 821. Oltre che ammirata perché bella è divenuta pure stimata perché intelligente, avendo da poco risolto il clamoroso caso degli omicidi legati a un ingegnere clochard. Si butta a capofitto nella nuova indagine ma, durante una breve trasferta verso il circo di Montecarlo a bordo della Maserati del gentiluomo compagno della madre, notissimo comico, la informano che è stata uccisa l’ereditiera Diamante Brandolini con due colpi al petto sparati sul portone di casa. Ci vorrà orecchio.

Il grande autore televisivo e teatrale Luigi Gino Vignali (Milano, 1949) è conosciuto e apprezzato in coppia con Michele per innumerevoli successi in vari campi dello spettacolo oltre che per la mitica serie letteraria delle formiche, antologie delle battute. Insieme Gino & Michele scrissero nel 1980 anche il testo della splendida canzone di Enzo Jannacci, cui il romanzo è dedicato prendendone il titolo. Dal 2018 ha deciso di dedicarsi al genere giallo, crimini efferati raccontati con umorismo, questo è il secondo degli annunciati quattro della serie. L’allegra godibile narrazione è in terza quasi fissa sulla nobildonna questurina, una leggerezza seria, piena di giochi di parole, di citazioni argute, di riferimenti a donne e uomini della vita mondana milanese e nazionale. Il ritmo incalza, la trama regge, i personaggi incuriosiscono, non servono violenze gratuite, tutta la squadra della Omicidi è alla simpatica altezza. Il bravo sostituto procuratore è la progressista lucana Vanessa Albertini, che adora Pennac e si è rifatta il seno, il nesso non si vede perché non c’è e comunque non c’è niente di male; anche se… il paese è piccolo e il Palazzo di Giustizia mormora. La musicalità del testo è dovuta sia al meglio dei tanti italiani citati che a Radio Swiss Jazz. Al ristorante, Costanza e Riccardo avrebbero voluto scegliere spaghettoni Mancini aglio, olio, peperoncino e calamaretti pennini, se dopo non fosse stata prevista una matura notte di passione. Vini per tutti i gusti: dal Ferrari della festa nello Yacht Club al Bordeaux del Moshi Moshi sul molo di Fontvieille, ai (più nostri) Verdicchio e Trebbiano.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il cuoco dell’Alcyon (Le gialle di Valerio 200)

Andrea Camilleri
Il cuoco dell’Alcyon
Sellerio Palermo, 2019

Vigàta e Mediterraneo. Una fine di maggio di qualche anno fa. Il commissario Salvo Montalbano continua a fare brutti sogni e arriva tardi in ufficio. I due vice sono entrambi assenti, accorsi alla manifestazione degli operai davanti allo stabilimento della fabbrica di scafi in crisi, ora mal gestita con licenziamenti e cassa integrazione dall’antipatico (figlio del vecchio proprietario) Giovanni Giogiò Trincanato, un quarantenne elegante e palestrato, dedito solo al gioco e alle donne. Un operaio disperato si è impiccato e Trincanato chiede a Salvo solo di levargli il cadavere “dai coglioni”, si becca uno schiaffo non certificato. Qualche ora dopo, mentre da tutt’altra parte l’impenitente “fimminaro” di Mimì Augello sta ricevendo una denuncia di scippo e oltraggio subiti da Joan, una meravigliosa giovane americana ventenne, ex Miss Dallas, ora escort extralusso, dodicimila a botta, proprio Trincanato arriva e la persuade a non sporgerla; è lui che ha chiamato Joan e un’altra collega per servizi particolari su una grande leggera barca a vela, una goletta da diporto con bandiera boliviana, venticinque metri di lunghezza per sette di larghezza. Il commissario è stufo di firmare carte, indagherebbe volentieri, però il questore lo blocca, intorno a Trincanato e alla nave ci sono crimini e complotti. La burocrazia interviene con dati ineccepibili: Salvo ha accumulato diritto alle ferie, questa volta ce lo mandano per dovere. L’ufficio personale della questura ha controllato: ha accumulato una tale quantità di ferie non godute che potrebbe restare ormai sempre a casa fino alla pensione. Per il graduale smaltimento iniziano col dargliene dieci giorni, Salvo parte per Boccadasse. Il questore lo vuole scansare del tutto, intende solo allontanarlo da un’indagine delicata o, viceversa, affidargliene una riservata? Anche i collaboratori vengono rimossi, separati, collocati altrove, sembra esserci di mezzo addirittura la Fbi. Mentre nel Mediterraneo continuano a morire poveri migranti nei naufragi.

Il maestro di scrittura e cultura Andrea Calogero Camilleri (Porto Empedocle, Agrigento, 1925) una decina di anni fa scrisse un soggetto per un film italo-americano, poi la coproduzione non fu più realizzata. Il delizioso nuovo romanzo ha, dunque, un’origine non letteraria e non tradizionale: molti cambi di scena e capitoli con lunghezze diverse; incursioni hard-boiled; usi, costumi e personaggi non siciliani. Come sempre, la narrazione è in terza fissa su Salvo, opere pensieri sogni mangiate nell’argot vigatese-camillerese stretto, questa volta con ancor più ricette di varia derivazione e, soprattutto, l’opportunità del commissario di sperimentarsi in cucina (da cui il titolo), spachetti alla Norma e gattò di patiti piaceranno a molti ma non a tutti. Formalmente è il trentesimo della serie, ma Salvo qui è ancora lontano dalla pensione, ha energia da vendere, Enzo (in trattoria, a comanda) e Adelina (a casa, in forno o frigo) gli hanno trasmesso molta arte e lui chiede altri lumi, il gusto già lo possedeva. Fra i memorabili tranquilli pranzi marinari al ristorante (con successiva passeggiata sul molo) e le solitarie succulente cene pronte, rimira un mare con un’imbarcazione per ricchi. Il pranzo preparato da Livia a Genova lo butta proprio, va un pochino meglio (pur senza appetito) al Porto Antico. Dal salumiere lui prende prosecco, il vizioso e viziato Trincanato cinquanta “buttiglie di sciampagne” (otto a testa). La televisione locale avversaria dà conto di tutte le traversie dei nostri amici, con breve interruzione solo per l’eclisse totale di luna. Ancora una volta la lettura è gradevole, colta, interessante; sullo sfondo le prime dinamiche degli sbarchi nel sud della Sicilia, tanti morti annegati per cattiverie o complicazioni, nonostante i porti aperti delle coste e delle isole.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il piano Langer (Le brevi di Valerio 298)

Giuseppe Civati (a cura di)
Il piano Langer
People Gallarate, 2019

Perdita della terra e disfacimento della società marciano da un po’ insieme. Alexander Langer era un parlamentare europeo di 49 anni quando si è privato della vita nei pressi di Firenze il 3 luglio 1995, nato il 22 febbraio 1946 in provincia di Bolzano, padre medico, mamma farmacista. Militò in Lotta Continua, fondò i Verdi italiani, ha lasciato un’impronta biodinamica indelebile nell’ecologismo italiano. Dando avvio al lavoro di una nuova casa editrice, Giuseppe Pippo Civati (Monza, 1975) ha pensato che fosse giusto rendergli omaggio commentando una serie di suoi testi, frasi, appunti che mostrano un pensiero politico lucido e coerente, né velleitario né minoritario. Forse per l’Europa ci vuole non un Piano Marshall ma Il piano Langer, un piano che punti sull’innovazione, sulla mediazione, sulla biodiversità, un manifesto politico per i tempi a venire. Prefazione di Lucio Cavazzoni e postfazione di Irene Scavello (prima del profilo biografico).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

A ruota (gialla) libera (Le lunghine di Fabio Lotti)

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…

La corsa alla disgrazia
Ormai è chiaro, è palese. Direi lapalissiano. Non bastano più i morti a go-go, scaraventati all’altro mondo in tutte le salse, ad attirare l’attenzione dei lettori. Ci si butta pure sulle disgrazie dei protagonisti. Basta prendere in mano qualsiasi romanzo poliziesco.
Non c’è una donna poliziotto che non abbia una situazione familiare o personale da brivido. Grassa se uno dei due genitori è rimasto ancora vivo. Se lo è trattasi di solito della madre, ché il padre conta fino ad un certo punto. Se si è sposata è anche divorziata e comunque il marito o la lascia per un’altra o la lascia per sempre. Nel senso che prima o poi gli capita una disgrazia fra capo e collo e tanti saluti a tutti. Meglio, per lei, di quando rimane e la riempie di botte. Talvolta cade in depressione e può essere pure psicopatica. Se è single allora verrà lasciata dal fidanzato o dai fidanzati (quando non è lei stessa a lasciarli) o le muore il fratello o la sorella o quantomeno perde l’amica del cuore. Insomma qualcosa di brutto le deve capitare. Non ci sono santi che tengano. Difficile trovare un filo di luce nel buio della sua esistenza.
Più fortunati i maschietti (si fa per dire) che di solito sono soli, per scelta o per forza maggiore (anche qui separazioni e divorzi non mancano). Soli per modo di dire, perché spesso proprio soli non sono. O convivono con un babbo rompiballe, o con una mamma magari sorda che non sente nemmeno le cannonate, o hanno fratelli o sorelle con qualche rotella che non funziona, oppure una fidanzata che fa girare loro gli zibidei. E la salute? Dove la mettiamo la salute? C’è chi soffre d’insonnia, chi di colite, chi ha l’ulcera, chi ha mal di cuore (angina pectoris), chi è cieco, chi in carrozzella, chi senza palle (alla lettera), chi ha devastanti sensi di colpa (di solito reduci militari) e aggiungetevi pure altre malattie a vostro piacimento senza tema di sbagliare.
La corsa alla disgrazia è cominciata. Vediamo dove va a finire. Se una disgrazia non capita prima a noi (e qui mi tocco), o all’autore mentre prepara la sua storia disgraziata (e qui si toccherà lui).

Qualche esempio per corroborare quello che ho scritto.

City Hall di Robert Rotenberg, Giano 2009, tradotto magnificamente da Luca Conti, è una storia interessante ambientata a Toronto, nel Canada. Una signora uccisa in una vasca e il marito che si autoaccusa. Tutto semplice, troppo semplice. E infatti la cosa si ingarbuglia fino a diventare complessa come in un thriller che si rispetti. Bene, qui incontro l’agente Daniel Kennicott, sfigato fradicio con i genitori morti in un incidente automobilistico e suo fratello Michael ucciso.

Passo poi a Di tutti e di nessuno di Grazia Verasani, Kowalski 2009. Personaggio principale Giorgia Cantini dell’agenzia investigativa omonima. Madre persa da piccola (direi normale) e sorella impiccata (un po’ meno normale).
Andiamo avanti.

In Crime di Irvine Welsh, Guanda 2009, l’ispettore detective scozzese Ray Lennox della polizia di Edimburgo è in vacanza a Miami. Deve solo rilassarsi e impalmare la bella Trudi Lowe. Lennox è ossessionato da un caso di pedofilia avvenuto qualche tempo prima nei confronti di una bambina che gli squassa il cervello. Per forza, dato che anche lui è stato violentato da ragazzo…

Continuiamo. Ne La stanza delle urla di Thomas O’Callaghan. Mondadori 2009, troviamo: un bel pezzo di poliziotta sotto cura psichiatrica avendo subito nell’infanzia la violenza del padre; il solito tenente di polizia con la moglie morta (sei anni in coma), pure la figlia per un incidente stradale, la madre buttatasi sotto le rotaie della metropolitana e la sorella in terapia perché la testa non è a posto (ci credo!). Termino con il solito braccio destro che ha problemi di alcolismo per averne combinate un paio.

La storia più pazzesca l’ho beccata leggendo In caso di mia morte di Carlene Thompson, Marcos Y Marcos 2004. L’amica della protagonista principale per prima cosa perde i genitori, poi partorisce un bambino senza vita, ed infine viene lasciata dal marito. Un’altra amica è più fortunata, perde solo la madre, poi il padre si sposa di nuovo ma la moglie non ne vuole sapere di lei e viene spedita da una prozia. Una terza amica (la cui sorella, tanto per gradire, è finita morta impiccata per un gioco pazzesco) viene abbandonata dal marito (niente di nuovo sotto il sole), il quale marito perde moglie e figlio in un incidente stradale (e qui qualcosa di nuovo).

Tutto questo nei libri di qualche tempo fa, direte voi.
Vediamo oggi.

Il primo: La logica della lampara di Cristina Cassar Scalia, Einaudi Stile Libero 2019. Il vicequestore mobile di Catania Giovanna Guarrasi, accanita buongustaia e siciliana fino al midollo, ha lasciato un amore per non soffrire e perso il padre, ucciso dalla mafia davanti ai suoi occhi, creandole un trauma devastante.
Il secondo: Pizzica amara di Gabriella Genisi, Rizzoli 2019, dove troviamo il maresciallo Chicca Lopez “Piccolina sì, abbronzata, i capelli lunghi trattenuti da una coda. E carina forte, con quell’aria un po’ orientale. Ma tutta un fascio di nervi e muscoli scattanti, con una voce d’acciaio. Una di quelle piene di tatuaggi sotto la maglietta, se solo il regolamento non lo vietasse espressamente”. Insomma una specie di Soldato Jane. Ma tanta forza se l’è davvero conquistata perché trattasi di figlia unica di ragazza madre, lasciata dai genitori ai nonni e alla loro morte in una casa famiglia.
Il terzo: Nell’oblio di Federico Axat, Longanesi 2019. Il protagonista John Brenner, illustratore di libri per bambini, è divorziato, ha una figlia affidata alla madre che riesce a vedere raramente. Per questo e per altri disgraziati motivi si è buttato sull’alcol. E una mattina trova il cadavere di una ragazza sul pavimento del suo salotto, una pistola e una bottiglia di vodka. Che sia lui stesso l’assassino?…
Il quarto ed ultimo (giuro) Una morte perfetta di Angela Marsons, Newton Compton 2018, dove troviamo la detective inglese Kim Stone con la sua infanzia travagliatissima all’orfanotrofio e la morte dei genitori affidatari morti poco prima dell’adozione. Ma ce ne sarebbero altri millanta…

Ogni volta che mi avvicino a un giallo o post-giallo, a un thriller o post-thriller, a un noir o post-noir mi prende una paura matta. La paura della sfiga. Non vorrei che fosse contagiosa e si trasmettesse via lettura, che già ce ne ho abbastanza di mio.

Il confine (Le gialle di Valerio 199)

Don Winslow
Il confine
Einaudi Torino, 2019 (orig. 2019)
Traduzione di Alfredo Colitto
Noir

Messico e Usa, tutti gli 81 stati (circa). Aprile 2017. A Washington Arturo Art Keller ha appena testimoniato vicende illegali e legali di quarantadue anni di narcotraffico fra Stati Uniti americani e Stati Uniti messicani di fronte al sottocomitato del Senato, presieduto dal vecchio amico Ben O’Brien, per indagare sul vischioso affare Towergate che coinvolge pure il nuovo presidente americano. Ha raccontato e provato proprio tutto, ragioni e strategie della cosiddetta guerra alla droga, i propri crimini e i propri errori, la vicenda che compromette Ben, l’altra che mette di mezzo il presidente. Finisce esausto, dopo ore. Schiva tutti i microfoni e fa una passeggiata con Marisol lungo il National Mall, nel parco accanto al memoriale dedicato ai veterani del Vietnam, come lui. Un cecchino è in attesa per ucciderlo, prescelto da potenti americani e formalmente ingaggiato dai residui narcotrafficanti messicani. Lui vorrebbe finalmente tornare a casa ma la guerra lo ha seguito e ha ancora bisogno del suo sangue. Art SonoSempreSolo Keller era nato nel 1950, intelligente cattolico cresciuto in un barrio californiano, padre bianco, madre messicana bella come il figlio, zazzera scura, naso prominente, Operazione Condor in Vietnam, poi agente DEA, una moglie alta magra occhi verdi bionda progressista, due bravi figli, dai quali si è presto allontanato per dedicare vita e carriera a combattere la droga. Il primo capitolo (1975-2004) lo abbiamo letto nel 2005 grazie a Il potere del cane, il secondo (2004-2012) nel 2015 grazie a Il cartello, il terzo (2012-2017) lo ripercorriamo ora, mentre il cecchino spara e uccide. Inizia a novembre 2012 quando ha successo la trappola ordita da Keller e segretamente dal governo americano per uccidere i capi dei due principali cartelli, l’odiato Adán Barrera compreso.

Non aggiungo altro. Ennesimo imperdibile capolavoro per Don Winslow (New York, 1953), californiano da decenni, il migliore scrittore americano dell’ultimo quarto di secolo. Ritroviamo tutti e quattro i protagonisti del primo capitolo, anche Sean e Nora (nel secondo solo evocati), ovviamente Art e Adán (nel terzo è il suo spirito ad aver vinto e continuare a vivere). Ineccepibile la documentazione di saggi e cronache su cui è fondata l’opera dell’autore. Emergono anche fondate ipotesi sulla strage dei 43 studenti del 26 settembre 2014 a Ayotzinapa, collocate nell’avvincente trama fiction. E troviamo pure Trump interpretato magnificamente dal magnate immobiliare e star dei reality show John Dennison, grande investitore nell’odio (prima di tutto verso Obama), con precisione dalla candidatura all’elezione. Se volete capire qualcosa delle gang e degli spacciatori, dei killer e dei boss, delle città dei femminicidi (Juarez e Tijuana) e delle metropoli dei tossicodipendenti (americani), dei differenti downtown e dei porti atlantici o (poco) pacifici, di tradizioni musicali e cibi locali, delle specifiche dinamiche ed evoluzioni dei vari cartelli, degli intrecci con il commercio di armi e con gli organi di informazione (il romanzo è dedicato ai tanti giornalisti uccisi), degli affari con il Guatemala e con gli altri stati del centro e sudamerica, del tanto denaro sporco che circola nei santuari della finanza, portatevelo dietro durante tutta l’estate 2019, è lungo e terribile ma vale la pena, tanti splendidi romanzi in uno. Si alternano i protagonisti (in rigorosa terza varia) e tante biografie minori (con motivati approfondimenti), relazioni complesse parentali e sociali, contesti ricchissimi e miserrimi, azione e sentimento, un brulicare di punti di vista e di contrastanti impatti emozionali, narrati con dura maestria. “Un confine è qualcosa che ci divide, ma anche che ci unisce; non può esserci alcun muro, proprio come non c’è un muro che divide l’animo umano tra i suoi impulsi positivi e quelli negativi. Keller lo sa. Lui è stato da entrambe le parti del confine” (da cui il titolo).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La grande vergogna (Le brevi di Valerio 297)

Carlo Brusco
La grande vergogna. L’Italia delle leggi razziali
Edizioni GruppoAbele, 2019
Prefazione di Liliana Segre

Italia. 1938. La storiografia revisionista e una certa vocazione autoassolutoria hanno accreditato una lettura riduttiva e minimizzante della legislazione antiebraica promossa dal regime fascista, violento, omicida, discriminatorio e razzista fin dalle origini. L’interessante preciso volume dell’ex magistrato Carlo Brusco (Genova, 1941) spiega bene perché fu invece La grande vergogna. Non si trattava di norme di facciata, i fascisti perseguitarono impedendo l’esercizio di tutti i diritti, umani e civili. Allora vivevano qui 50.000 ebrei, in proporzione molto meno che in Austria e Germania. L’autore ne illustra la condizione durante il ventennio (ce n’erano ovviamente di tutti gli orientamenti politici e culturali, anche di fascisti), esamina la svolta del 1938 (il Manifesto della razza e il censimento), poi leggi e decreti conseguenti, in relazione a università, Chiesa, giuristi, sport e spettacolo, contesto europeo, fino al tragico rastrellamento del ghetto del 16 ottobre.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Umani. La nostra storia (Le varie di Valerio 99)

Adam Rutherford
Umani. La nostra storia
Bollati Boringhieri, 2019 (orig. 2018)
Traduzione di Sabrina Placidi
Illustrazioni di Alice Roberts
Scienza

Animali. Da quando esistono sulla Terra a prima o poi. La biologia ha quattro pilastri condivisi da ogni fattore vivente e da ogni individuo vivente, per quanto unico: universalità del codice genetico (le quattro lettere che vanno a comporre il DNA, A, C, T e G), teoria cellulare (organizzazione della vita in cellule discrete che ricavano energia dal resto dell’universo), chemiosmosi (processo basilare del metabolismo di ogni cellula per utilizzare quell’energia) e selezione naturale (intuita e spiegata da Darwin). Noi siamo viventi e siamo una specie, l’unica residua, del genere Homo dell’ordine dei primati. Il corpo dei primi pochi sapiens era abbastanza simile a quello dei 7,7 miliardi di oggi, eppure qualcos’altro è cambiato profondamente e ha reso la nostra evoluzione capace di squilibrare gli ecosistemi locali e quello globale. Vale la pena studiare e ristudiare il pacchetto delle nostre imperfette facoltà per capire cosa davvero non può essere paragonato con gli animali non sapiens. Molti dei tratti che un tempo venivano considerati unicamente come umani non lo sono: altri animali utilizzano strumenti, fanno sesso non per riprodursi e tra membri dello stesso sesso, comunicano in vario articolato modo. Ogni percorso evolutivo è unico ma tutti gli esseri viventi sono imparentati fra loro. L’evoluzione è cieca, la mutazione è casuale, la selezione no. La novità più grande è che noi accumuliamo cultura e la insegniamo ad altri. Trasmettiamo informazioni, non solo di generazione in generazione attraverso il DNA, bensì in ogni direzione, a persone con cui non abbiamo legami biologici diretti. Narriamo storie che abbiamo creato noi stessi. Insomma, siamo animali straordinari.

Il biologo e divulgatore scientifico inglese Adam Rutherford (Ipswich, Suffolk, 1974) ha scritto un altro bel libro (con riferimenti bibliografici composti soprattutto di articoli recenti), che ruota intorno alla frase di Amleto (Shakespeare) sull’uomo come “capolavoro” anche attraverso “il paragone degli animali”. Per la comparazione sceglie gli elementi cruciali, nessuno solo nostro, tutti più e specialmente nostri: gli strumenti e gli utensili, il sesso, l’anatomia bipede, il linguaggio con parole e simboli. Illustra le tecnologie di delfini e spugne, uccelli e scimmie; affronta le pratiche sessuali più o meno piacevoli di svariati animali; ogni volta evidenzia che abbiamo antenati comuni per quanto oggi stentiamo a crederlo e vediamo solo lo specifico accumularsi e trasmettersi della cultura umana. Il viaggio di ognuno di noi si fonda su migliaia di anni di conoscenze accumulate, a loro volta basate su miliardi di anni di evoluzione. La nostra cultura fa parte della nostra evoluzione ed è un errore cercare di separarle. Non è mai esistito un momento in cui un attimo prima non eravamo Homo sapiens e poi di colpo lo siamo diventati perché un gene è mutato. L’autore saggiamente accenna anche all’idea che noi siamo “un ibrido”, discendiamo da vari tipi di umani africani antichi; fa così spesso riferimento alle migrazioni, talora assegnando loro un decisivo ruolo nell’evoluzione dei caratteri umani, cita (giustamente) spesso Darwin e tuttavia mai la sua teoria a riguardo. Quel che non viene abbastanza sottolineato sono i nessi evoluzionistici dell’interconnesso fenomeno migratorio delle specie, considerato in altri testi o uno spettacolo pirotecnico da ammirare o un fatto storico conchiuso, comunque teoricamente e praticamente separato da quello umano.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il montacarichi (Le brevi di Valerio 296)

Frédéric Dard
Il montacarichi
Rizzoli, 2019 (orig. 1961)
Traduzione di Elena Cappellini

Levallois (al confine con il XVII° parigino). Vigilia di Natale, oltre 50 anni fa. Il poco più che trentenne Albert Herbin torna a casa dopo sei anni di prigione, il piccolo appartamento dove viveva la mamma (ormai morta) è squallido, gira un poco nel suo vecchio quartiere, compra una gabbietta con un uccellino di velluto, entra in un rinomato grande ristorante (“Chiclet”). A mangiare vi sono anche Lucienne, una bimba di 3-4 anni, e Marthe, la magnifica mamma, bruna ed elegante. Gli sguardi s’incontrano, le accompagna nell’edificio dove si sale con la cabina metallica, hanno strani amori alle spalle, riescono solo loro due, vanno al cinema e la serata s’ingarbuglia molto.
Continua la riedizione dei bei primi romanzi noir di Frédéric Charles Antoine Dard (1921-2000), anche questo, Il montacarichi, narrato in prima persona. L’autore divenne poi famosissimo per la serie poliziesca del commissario Sanantonio (lo pseudonimo scelto), qui l’incubo è leggero e ingenuamente torbido.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Il re Scorpione

Valery Esperian
Il re Scorpione – Il fondatore dell’Egitto
(Romanzo dei Faraoni #6)
Fanucci, 2019

Il re Scorpione è il sesto volume della corposa saga di Valery Esperian, un collettivo formato da diversi autori appassionati del genere. Ogni romanzo della saga è stato materialmente scritto da una coppia di autori. I cinque volumi già pubblicati raccontano le avventurose storie dei faraoni di Egitto. Il primo è Cheope. L’immortale; il secondo Akhenaton. L’eretico; il terzo Tutankhamon. Il fanciullo; il quarto Ramses. Il figlio del sole e il quinto Cleopatra. La divina. Il re Scorpione è il prequel della serie, con le vicende delle leggendarie origini di ciò che noi sappiamo oggi sulla grande storia egiziana. Infatti, dopo avere raccontato la millenaria civiltà egizia attraverso gli occhi delle sue figure più famose, Valery Esperian (nom de plume che in questo caso cela Vincenzo Vizzini, vicedirettore di Writers Magazine Italia, editor e curatore della collana EbooK Delos Crime e uno dei suoi colleghi), racconta un’epoca che risale a quasi cinquemila anni fa, in quel territorio africano, poi detto l’Alto Egitto, lungo il Nilo. Un territorio selvaggio e quasi incontaminato suddiviso tra bellicose tribù sempre in lotta tra loro. Uno scenario rozzo e primordiale, in cui gli uomini dovevano battersi giorno dopo giorno per proteggere sé stessi, le mandrie e i piccoli villaggi da incursioni nemiche. E ci troviamo un protagonista di eccezione: il re Scorpione, una figura avvolta dalla mitologia, un sovrano egizio o forse il primo faraone della I dinastia. Questo faraone, conosciuto anche come Menes o Meni (… – 3125 a.C.), semi-leggendario primo unificatore dell’Alto e del Basso Egitto in una data attorno al 3000 a.C, è stato identificato con Narmer, anche se non esistono prove documentali. Tuttavia l’esistenza di questo sovrano è ampiamente provata da una paletta per trucco di straordinaria rilevanza storica (Tavoletta di Narmer), scoperta a Ieracompoli nel 1898, su cui compare il serekht con i glifi “nˁr mr”, e da numerosi altri reperti. Nermer sarebbe riconducibile, secondo le ipotesi più suffragate dagli studiosi, a uno dei capi delle nove tribù che popolavano l’Alto Egitto. Senza prove precise e documenti storici però, gli autori si sono basati su una avvincente ma plausibile ricostruzione avventurosa, regalando ai lettori una trama densa di amore, odio, amicizia, lealtà, tradimenti, passione e guerre.
Un drammatico incipit: villaggio di Issu, Alto Egitto, 3171 avanti Cristo. Al confine settentrionale del suo regno, Ombos, re Ka spia una sentinella, nascosto dietro un sicomoro. In missione con il suo luogotenente Lateef è deciso conquistare e distruggere un villaggio nemico alle sponde del Nilo. Amsi, il capo, si è rifiutato di riconoscerlo come sovrano e sottomettersi al suo dominio. Selket, maga e sposa di Amsi, che ha visto in un sogno premonitore la sua morte e la sanguinosa conquista del loro villaggio, tenta di mettere in guardia il marito ma invano. L’attacco dei nemici è inarrestabile, i nemici dilagano facendo strage e Ka lo uccide di fronte a sua moglie, dando inizio alla stupro della donne superstiti. Lo stupro di Selket sarà commesso davanti al cadavere del marito morto, eretto davanti a lei nella tenda come testimone e ulteriore orrido spregio. Selket si ribella come può e per vendicarsi rivela al malvagio re Ka una terribile profezia, che lo riguarda: uno dei suoi figli da adulto lo ucciderà per occupare il suo trono. Ka dà subito ordine di far fuori il suoi due figli bambini, ma invano. Qualcuno riuscirà a salvarli e uno sarà raccolto e cresciuto amorevolmente nella famiglia di un pescatore. Quel bambino chiamato Narmer, poi universalmente conosciuto come il Re Scorpione, diventerà una figura leggendaria sia come implacabile e formidabile guerriero che come eccellente stratega politico. Narner fu un sovrano saggio e giusto ma spietato verso i nemici. Lottò con determinazione per unificare le tribù dell’Egitto meridionale diventandone il dominatore assoluto. Il suo sogno era creare un unico grande impero capace di fondere i regni che si contendevano il Nilo. Una conquista militare del Basso Egitto sarebbe stata un’impresa ardua, ma Narmer sapeva che anche che solo portando pace e giustizia avrebbe potuto trasmettere al popolo il sentimento di unità fondamentale per dare vita all’impero egiziano. Per riuscirci si servì anche della religione, facendo di sé stesso l’unico uomo capace di mediare con gli dei e concedendo titolo di parità alle diverse confessioni locali. Tirò dalle sua parte i sacerdoti, tanto da imporre loro di diffondere le prime importanti basi per la diffusione di quella che si sarebbe rivelata un’arma potentissima: la scrittura. Vero fondatore dell’Egitto, dopo aver deposto le armi sposò la regina del Basso Egitto unificando i loro reami e regnando con lei. Un periodo storico lontano, dominato da continui conflitti che solo un uomo dal grande carisma come il re Scorpione è riuscito a controllare e a far cessare, pacificando e riunendo tutte le tribù sotto un’unica corona.
Ultimo capitolo di una bella saga che ha visto come curatore Franco Forte, in cui il rigore storico viene messo in secondo piano per la scarsità di fonti sull’antichissimo periodo storico, in favore dell’azione. Che ci richiama i ricordi dell’omonimo film con protagonista The Rock. E quindi un must anche per coloro che amano la fiction avventurosa americana.
Valery Esperian è un collettivo di autori: Antonio Tenisci, Elisa Bertini, Vincenzo Vizzini, Fabio Ancarani, Angelo Frascella, Daniele Pisani, Francesco Citro e Miller Gorini…

La Debicke e… Sorelle sbagliate

Alafair Burke
Sorelle sbagliate
Piemme, 2019

Chloe, benché fosse la minore delle due sorelle Taylor, si è sempre dimostrata la più matura e motivata. Intelligente, precisa, scrupolosa quasi all’eccesso, dopo anni di studi all’università si è trasferita a New York per lavorare nel campo editoriale. Dopo aver superato brillantemente i faticosi anni di gavetta, si è impegnata a fondo e in virtù delle sue doti di manager è arrivata al successo: oggi dirige un importante giornale di moda. Insomma Chloe ha sempre dimostrato di essere una donna in gamba e con la testa sulle spalle, mentre sua sorella Nicky, maggiore di sei anni, crescendo è diventata un’irresponsabile che si caccia sempre nei guai per poi chiedere aiuto. Ha passato la giovinezza a sballarsi, a saltare da un ragazzo all’altro, fino a quando si è miracolosamente sposata con un giovane avvocato, Adam Macintosh, da cui ha avuto anche un figlio, Ethan. Pareva anche che si fosse finalmente calmata ma, dopo la nascita del bambino, i problemi sono ricominciati. Ha ripreso a bere e a drogarsi e quando Ethan, per sua incuria, ha rischiato di morire annegato, Adam l’ha fatta ricoverare in clinica e, anche con l’appoggio di Chloe, ha ottenuto il divorzio chiedendo l’affido del figlio. Di conseguenza i rapporti tra Chloe e Nicky si sono incrinati e per anni sono stati solo formali. Adam ha chiesto il trasferimento a New York per lavorare in tribunale come procuratore. Chloe è diventata prima una specie di tenera zia baby sitter, sempre più presente nella vita di cognato e nipote, e ha finito per innamorarsi, ricambiata, dell’ex marito di Nicky. Si sono sposati e hanno cresciuto insieme Ethan, diventato ormai un adolescente un po’ solitario, sensibile e talvolta complicato.
Ma la perfetta vita di Chloe si incrinerà in modo irreparabile quando, tornando a casa dopo una festa alla quale si era recata da sola, trova Adam morto sul pavimento del soggiorno della loro esclusiva casa di vacanza negli Hamptons, ucciso con diverse coltellate.
Dopo più di dieci anni Chloe e Nicky, ormai diventate quasi delle sconosciute l’una per l’altra, sono costrette a rincontrarsi e in seguito anche a condividere un grande dolore perché ci sono indizi che incastrano Ethan, tanto che dopo pochi giorni la polizia decide di incriminarlo per l’omicidio del padre.
Ma quale può essere il movente di Ethan? Adam Macintosh era un uomo così “perfetto”, una persona affidabile e premurosa… Ma era veramente ciò che sembrava? E qual era il misterioso affare a cui stava lavorando prima di essere ucciso?
Chloe è costretta a porsi una serie di domande e a dubitare di tutto e di tutti. Perché suo marito, negli ultimi tempi, accampava continue scuse e diceva di andare a strani appuntamenti di lavoro? Inoltre lei conosce le debolezze di Ethan, che ha allevato. È mai possibile che il ragazzo, pur messo in crisi dall’adolescenza, possa aver perso la testa e agito tanto sconsideratamente? E forse anche lei potrebbe aver sbagliato qualcosa, mettendo il marito in pericolo? Tante ipotesi e troppi segreti sepolti sotto le sabbie del passato, che cominciano piano piano a riaffiorare, cambiano il gioco in tavola. Bisogna far fronte, proteggere Ethan. In una sfibrante e mortale partita con il destino, la trama gira abilmente attorno a se stessa e il romanzo giallo si trasforma in un formidabile legal thriller con tutte le carte in regola, coinvolgendo il lettore in una girandola di colpi di scena e sorprese fino all’ultima pagina.

Alafair Burke, autrice di La ragazza nel parco, pubblicato in Italia da Piemme, è avvocato penalista con una grande esperienza di processi. I suoi romanzi, sia crime che thriller psicologici, sono bestseller del New York Times, elogiati da autori come Michael Connelly e Dennis Lehane. Con Piemme ha pubblicato La ragazza nel parco (2016), Una perfetta sconosciuta (2017), La ragazza che hai sposato (2018), L’ultima volta che ti ho vista (2018).
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