La Debicke e… La lista nera

Harald Gilbers
La lista nera. L’ex commissario Oppenheimer e la resa dei conti
Emons, 2019

Torna in libreria Harald Gilbers, autore tedesco poco noto in Italia, forse perché scrive di argomenti ostici a chi non ha ricordi diretti e magari pensa che quei ricordi sarebbero da scordare.
I suoi romanzi, che inquadrano fedelmente l’agghiacciante periodo dell’Era Nazista tedesca, della sua fine e dell’immediato dopo, come questo, sono accurati gialli storici che dovrebbero far riflettere e magari servire da indispensabile ripasso a chi volesse informarsi davvero. Sissignori, perché Harald Gilbers, senza dare lezioni o spendere giudizi, narra senza fronzoli ciò che accadde allora e lascia al lettore il compito di valutare. Lui non esprime condanne, si limita a ritrarre quello che fu lo scenario in Germania, la supina accettazione e l’ottuso servilismo di un popolo che per anni, dopo essersi lasciato affascinare dalle grida, dai proclami di una mostruosa dittatura, con inaudite complicità politiche anche internazionali, ha calpestato tutti i diritti umani. Una dittatura che, indorata dal potere, aveva avviluppato i cervelli e le coscienze di troppi tedeschi, plagiandoli e costringendoli a chiudere bocca, occhi e orecchie. Fino a doversi risvegliare, quelli che sopravvissero, in un mondo in preda alla fame e alle rovine.
Dicembre 1946. L’inverno, che ha aggredito le strade con neve e ghiaccio, si annuncia già come il più freddo del secolo. Ciò nonostante a Berlino, pur divisa in ben quattro settori (americano, inglese, francese e russo), comincia lentamente la ricostruzione. Stanno riaprendo in sedi improvvisate teatri e cinema, ma purtroppo le tessere distribuite tra la popolazione non garantiscono la sopravvivenza quotidiana. Viveri e soprattutto combustibile scarseggiano, costringendo la gente ad ammassarsi nei pochi locali che si riescono a scaldare, ma non basta: con le tubature gelate anche l’acqua manca. Bisogna andarla a prendere alle poche pompe in funzione. Tra ammassi di macerie, che servono da magro rifugio a pochi disgraziati, e muri pericolanti, l’unica cosa che prospera nella città martoriata è il mercato nero. Si vende e si compra di tutto, tutto ha un possibile mercato.
Per tenersi lontano dalle quotidiane scaramucce ideologiche (o peggio) tra Alleati, l’ex commissario Richard Oppenheimer, ebreo scampato al campo di concentramento solo per aver sposato una donna di razza ariana, ma che aveva dovuto rinunciare al suo incarico di poliziotto, non è ancora tornato in servizio attivo e, seduto a una scrivania dell’Ufficio Ricerche, smista tranquillamente le schede delle persone scomparse.
A costringerlo a rimettersi in pista sarà il colonnello sovietico Aksakov, ufficiale del N.K.V.D. per il quale mesi prima ha risolto un difficile caso, che lo arruola per indagare su un brutale omicidio e scagionare un funzionario comunista arrestato dalla polizia vicino al cadavere. Il corpo nudo di un uomo anziano infatti, con gambe e braccia coperte di scritte con nomi, è stato ritrovato dietro ai bidoni della spazzatura di un edificio tra la Hermannstrasse e Neukolln fuori dalla zona sovietica. In bocca al morto i resti carbonizzati di un foglio. Un lista nera?
Il morto si chiama Orminski. Ma il ritrovamento del cadavere fa parte di un diabolico piano accuratamente premeditato, iniziato mesi prima, che ha già ucciso. Orminski non è la prima vittima e l’ex commissario Oppenheimer, in veste di specialista, dovrà rintracciare il vendicativo fil rouge che collega una serie di delitti con identiche stimmate (tutti i corpi avevano gli stessi nomi scritti con inchiostro nero) strettamente collegati agli orrori di un campo di concentramento.
Muoversi e avere i documenti necessari per circolare o addirittura uscire di casa non è facile. Tuttavia questo problema non ha bloccato un uomo furbo, intriso di sete di vendetta, che intende andare avanti fino a quando non l’avrà completata. Toccherà all’ex commissario Oppenheimer, con l’aiuto del’ispettore Billhardt e dei suoi assistenti Wenzel e Reinmann, il difficile compito di provare a fermarlo.
Romanzo bello e coinvolgente, che ci rimanda indietro nel tempo, tra le rovine di una Berlino semi paralizzata dal freddo, a seguire Oppenheimer che macina chilometri in sella alla sua preziosa bicicletta, nei suoi rischiosi appuntamenti e nei pochi e intensi momenti di vita domestica vissuti nella difficile quotidianità di allora. Un dopoguerra berlinese diverso, peggiore che in ogni altro paese occidentale. La guerra fredda è alle porte e negli anni successivi Berlino diventerà sempre più zona bollente, culla di loschi affari e astrusi complotti internazionali.
Confidiamo nel ritorno di Oppenheimer in un prossimo libro di Gilbers. Lui ormai, nonostante la pesante influenza sovietica, pensa di tornare in polizia a fare il suo lavoro, quello che, come dice sua moglie: «Tanto ti sei già rimesso a fare l’ispettore…» Perché il suo destino è quello di ripartire da capo, avvalendosi del suo straordinario talento e del suo famoso intuito, per sbrogliare altri delitti.
L’ex commissario Oppenheimer è protagonista di altri tre precedenti romanzi di Harald Gilbers, Berlino 1944, I figli di Odino e Atto finale, sempre editi da Emons Edizioni.

Harald Gilbers (Monaco di Baviera, 1969) ha studiato letteratura inglese e storia moderna e contemporanea. Prima di diventare regista teatrale, ha lavorato come giornalista delle pagine culturali e per la televisione. I suoi gialli sono tradotti in francese, polacco, danese e giapponese. Il primo romanzo della serie dell’ex commissario Oppenheimer, Berlino 1944. Caccia all’assassino tra le macerie (pubblicato da Emons nel 2016), ha vinto il Glauser Preis 2014, uno dei più importanti riconoscimenti per i gialli in Germania, mentre il secondo romanzo, I figli di Odino, ha ottenuto in Francia il Prix Historia 2016.

A ruota (gialla) libera – Le lunghine di Fabio Lotti

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…

(Photo credit: l’immagine a sx è tratta da qui)

Diamo uno sguardo veloce a qualche libro della mogliera spiluzzicando in qua e là…
Lo splendore della vita di Sveva Casati Modigliani, Edizione speciale Pickwick 2019.
Praticamente il continuo di Disperatamente Giulia (mi sono informato). Protagonista principale proprio Giulia de Blasco, scrittrice di successo che ha dovuto lottare contro il cancro. Vive con il chirurgo Ermes Corsini e deve ancora tribolare per i problemi che continuamente suscita il figlio Giorgio (le confessa che fuma hashish). Occhio che arriva anche l’affascinante finanziere Franco Vassalli (un classico). Un bel po’ di buio e una luce in fondo al tunnel.

Il segreto della bambina della scogliera di Lucinda Riley, Giunti 2017.
Qui, mi dispiace, ma sfrutto un pezzo già scritto “Dopo un aborto che le ha spezzato il cuore, Grania Ryan lascia New York e la sua carriera di scultrice per tornare nel villaggio irlandese in cui è cresciuta. Un giorno, in mezzo alla tempesta, sulla scogliera a picco sul mare dove è solita fare lunghe passeggiate, scorge Aurora, una bimba orfana di madre da cui è subito attratta in modo misterioso. Ma quando la madre di Grania, nonostante i suoi numerosi ammonimenti, si accorge che la figlia si sta affezionando ad Aurora e al padre di lei, le consegna un plico di lettere gelosamente custodite negli anni. In quelle lettere è contenuta la storia dei Ryan e dei Lisle, due famiglie legate fin dai tempi della guerra e sui cui destini si stendono ombre oscure. Sarà proprio la piccola Aurora e la devozione che Grania prova per lei a spezzare le catene del passato”. Il personaggio principale su cui ruota il romanzo sembra proprio la bambina che parla di sé all’inizio di ogni capitolo.

La figlia del mercante di seta di Dinah Jefferies, Newton Compton 2017.
Indocina francese 1952. Per non farla lunga la storia di due sorelle nate da un matrimonio tra un uomo francese e una donna vietnamita. Ovvero lo scontro tra due civiltà diverse durante un momento di odio, guerra e morte. La guerra, dicevo, la colonizzazione e la ribellione, il passato che ritorna e l’amore che può portare una luce nel buio degli animi (meno male).

Spiluzzichiamo, invece, sui miei interessi. Per chi ama le detective lady ecco Il giallo di villa Ravelli di Alessandra Carnevali, Newton Compton 2017.
Il commissario Adalgisa Calligaris a Rivorosso. Intanto non è bella (diciamo pure bruttina) ma intelligente (meglio di bella e scema). E ironica. Deve vedersela con l’uccisione, per un colpo di pistola, di Silvia Ravelli trovata dalla sorella Antonia nel salotto della sua villa. Ma della pistola nada de nada, i morti ammazzati aumentano, così come i sospettati, a partire dalla sorella stessa. Tra un italiano frizzante e momenti di dialetto umbro vengono messi a nudo certe problematiche sociali come la ludopatia e l’usura. Classica riunione finale questa volta al commissariato.

Un personaggio difficilmente dimenticabile è la detective Kim Stone di Linea di sangue di Angela Marson, Newton Compton 2019. Come già sottolineato da più parti una donna forte, granitica, testarda, anticonformista, istintiva nel parlare e nell’agire. All’esterno. All’interno, invece, piuttosto fragile con un passato doloroso alle spalle. Il che la rende ancor più interessante per il lettore (anche se ormai il passato doloroso alle spalle è diventato un cliché). Qui deve indagare su numerose morti misteriose dove all’assassino basta un colpo di coltello per uccidere. Morti misteriose che non sembrano avere nessun rapporto l’una con l’altra. Né il sesso né la condizione sociale. E nemmeno l’età che fra le vittime c’è pure un bambino. Ma non sarà l’assassino il solo nemico da combattere. Kim se la dovrà vedere con un vecchio nemico: la psicologa Alexandra Thorne…

In Ultimo tango all’Ortica di Rosa Teruzzi, Sonzogno 2019, se ne possono trovare ben due di “detective”, questa volta davvero particolari. Ovvero la fioraia Libera e la madre Iole che dovranno beccare l’assassino di un giovane fuori della balera dell’Ortica dove ballava un tango la bella Katy che alla fine scappa via. E l’ucciso, guarda caso, è proprio di un suo ex… Per la polizia il colpevole, chiaro e lampante, è il maggiordomo di una signora di alto rango. Ma la suddetta signora, non convinta, si rivolgerà proprio al duo dei fiori (diciamo così) per risolvere il caso. Ovvero si metterà nelle mani di una sentimentale e di una hippie in una Milano ricca di musica, di balli e… di segreti.

Chi desidera un noir dai toni decisamente forti si butti su L’isola delle anime di Piergiorgio Pulixi, Rizzoli 2019, dove si possono trovare due donne, ovvero due ispettrici davvero interessanti della questura di Cagliari: Mara Rais ed Eva Croce. Naturalmente ben diverse l’una dall’altra per rendere più frizzante il loro rapporto. Irruenta la prima, più riservata la seconda. Entrambe, però, “incasinate” e spedite in archivio dal loro capo Farci per risolvere dei classici cold case, delitti insoluti di due ragazze non identificate negli anni 1975 e 1986, dopo che è scomparsa un’altra ragazza. L’altro aspetto del libro riguarda il culto della Dea Madre ancora vivo in Barbagia. E il killer ritorna a colpire in una società dove il vecchio si scontra con il nuovo…

Infine per chi ama il giallo classico ecco pronto L’eredità di Mrs Westaway di Ruth Ware, Corbaccio 2019.
Ci sono tutti gli ingredienti per un ritorno ai tempi d’oro degli anni Trenta: una grande tenuta isolata “La Fattoria delle gazze” nella campagna di Cornovaglia; una vecchia signora che lascia un cospicuo testamento; una famiglia che nasconde terribili segreti; una governante scorbutica che sembra sapere tutto; una nipote che non è una nipote (giuro) chiamata per la lettura del testamento; la neve che blocca inesorabilmente ogni uscita. Mistero, pericolo, paura e molti colpi di scena. Proprio un classico…

La Debicke e… La missione segreta che ha cambiato la Seconda guerra mondiale

William Geroux
La missione segreta che ha cambiato la Seconda guerra mondiale
Newton Compton, 2019

Un’eroica storia di coraggio avvenuta nel 1942, durante la Seconda guerra mondiale, tra l’Islanda attraverso il Mar Glaciale Artico fino al porto baltico di Arcangelo. Un’eccezionale storia vera di sopravvivenza e collaborazione: il lungo, pericoloso e gelido viaggio tra i ghiacci di quattro imbarcazioni alleate che si trasformarono in fantasmi per attraversare l’Artico in barba agli aerei e ai sottomarini tedeschi e consegnare ad Arcangelo i rifornimenti necessari alla sopravvivenza dello sforzo bellico sovietico.
Il 4 luglio 1942, quattro navi alleate – tre mercantili americani: Il Troubadour, l’Ironcloud e il Silver Sward e l’Ayshire, un grosso peschereccio inglese dotato di armi antisommergibili – costretti dall’ordine dell’ammiragliato a sparpagliarsi e separarsi dal convoglio, decisero di fare fronte comune, lasciare la rotta più breve e dirigersi più a nord, penetrando nella banchisa polare, in cerca di copertura e rifugio dai bombardieri nazisti e dagli U-boat.
Nonostante i rischi del pericoloso labirinto gelato, affollato dalle taglienti punte degli iceberg che si scioglievano sotto l’estivo tepore solare, giudicarono con questa scelta di aver una migliore possibilità di sopravvivenza, rispetto al resto delle imbarcazioni del convoglio mercantile, nome in codice Diciassettesimo PQ (Convoy PQ-17), che all’inizio del viaggio contava ben trentacinque navi adibite al trasporto di aiuti da guerra per un valore di 1 miliardo di dollari, destinati al porto sovietico dell’Arcangelo, lasciato senza difesa a subire gli attacchi tedeschi via mare e via cielo. I quattro fuggitivi, nascondendosi alla vista del nemico grazie alla pittura bianca stesa sugli scafi e a nivee tovaglie e lenzuoli a fasciare i fumaioli, riuscirono a salvarsi e proseguire con il carico intatto verso il porto sovietico di Arcangelo, guadagnandosi il soprannome di fantasmi.
Bisogna tenere presente, storicamente parlando, che nell’estate del 1942 gli inglesi erano alle corde dopo Dunquerque, l’America aveva da poco subito il feroce attacco di Pearl Harbour che l’aveva costretta a entrare in guerra e la Germania, dopo aver liquidato la Francia e ributtato gli inglesi in mare, aveva impegnato il grosso del suo esercito contro l’ex alleata Unione Sovietica e, avanzando da conquistatore fino a Mosca, aveva costretto Stalin a legarsi in una fragile alleanza con Gran Bretagna e Stati Uniti. Per sostenerlo, Roosevelt e Churchill avevano organizzato degli aiuti di materiali e viveri per mezzo di convogli artici, fatti da navi mercantili, delle carrette del mare messe faticosamente assieme, malamente armate, che, scortate da unità alleate, erano destinate a rifornire il popolo russo allo stremo. Gli equipaggi delle navi erano stati arruolati per lo più tra marinai di navi mercantili e posti sotto il comando di ufficiali della marina militare.
E Il 17° convoglio (PQ-17) aveva appena iniziato ad attraversare l’Atlantico del Nord, quando l’ammiraglio tedesco Reader minacciò, con un’operazione chiamata La morsa del cavallo, di schierare la temibile portaerei Tirpitz, soprannominata Il lupo cattivo, per annientarlo.
In mancanza di informazioni attendibili, l’ammiragliato britannico, nel pavido timore della perdita di insostituibili navi da guerra, ordinò alla sua flotta di disperdersi e lasciare il convoglio senza difesa. La luce del giorno artico di ventiquattro ore in piena estate non dava tregua e i bombardieri attaccavano senza posa. Cosa che provocò un’ecatombe. In seguito Churchill stesso definì quell’ordine “l’episodio più triste di tutta la guerra”.
La politica di alto livello che mise Convoy PQ-17 sotto il tiro incrociato dei nazisti, mentre una difficile alleanza appena forgiata rischiava di dissolversi e il destino del mondo restava in bilico, coinvolse anche gli equipaggi delle navi fantasma. E quindi il comandante della Silver Sward, che veniva dal Maine, il guardiamarina della Marina statunitense Howard Carraway, imbarcato a bordo del SS Troubadour, un ragazzo di campagna della Carolina del Sud, uno dei tanti americani per i quali il convoglio avrebbe dovuto essere il primo assaggio di guerra; il guardiamarina William Carter della US Navy Reserve che, per salire a bordo della SS Ironclad, aveva rinunciato ad entrare alla Harvard Business School e anche Leo Gradwell, avvocato di grido ma anche tenente di riserva dalla Royal Navy Reserve, messo al comando dell’HMT Ayrshire, un peschereccio che era stato convertito in nave antisommergibile.
Una parte di storia non riconosciuta, che si è preferito tenere nascosta, forse per non sentire il peso delle troppe ambigue responsabilità. Uomini normali trasformati in soldati per il bene comune e troppo spesso sfruttati senza riguardo in strategie belliche – e a conti fatti gli iceberg erano pericolosi quanto i nazisti…
Una saga avvincente dedicata agli appassionati della seconda guerra. Un punto vitale ma purtroppo dimenticato della stessa. Una lettura da cardiopalma che immerge, circondati dai ghiacci, nel mezzo dell’oceano Artico e che non ci permette di dimenticare che la guerra combattuta dagli U-Boat tedeschi contro i mercantili americani fu mortale e drammatica, tanto che alla fine i membri della Marina mercantile degli Stati Uniti fecero registrare il doppio del tasso di mortalità di quelli della Marina Militare.

William Geroux ha lavorato come giornalista per oltre venticinque anni, collaborando con il «New York Times», l’«Associated Press» e molti altri quotidiani locali, prima di dedicarsi alla scrittura. È nato a Washington D.C. ma attualmente vive a Virginia Beach. Per saperne di più: www.williamgeroux.com

“Ragione da vendere” di Enrico Pandiani

Enrico Pandiani
Ragione da vendere
Rizzoli, 2019

Parigi, fine agosto. Quando George Stubbs, cittadino britannico, viene ucciso a square Montholon con tre colpi sparati da vicino con un mitra Type 79, in dotazione all’Esercito popolare di liberazione cinese, per il commissario della Brigata Criminale Jean-Pierre Mordenti è impossibile fare finta di niente. È coinvolto in prima persona, visto che si trova proprio a square Montholon, a cena dal collega Alain Servandoni con le rispettive compagne. Mentre la Brigata Criminale, la Crim, sta smobilitando (stanno per lasciare il mitico 36 Quai des Orfèvres e andare al Bastione, la nuova sede della Polizia parigina), Mordenti coopta la squadra al completo per venire a capo del plateale omicidio.
Che si presenta subito come una brutta gatta da pelare: innanzitutto perché il morto è un cittadino britannico, il che comporta il coinvolgimento della poco simpatica polizia d’Oltremanica; poi perché alla sparatoria ha assistito anche la compagna di Mordenti, Tristane, che è la figlia di Patrick Le Normand, granitico direttore della Crim, capo di Mordenti nonché padre e nonno apprensivo; quindi per l’arma del delitto: arma cinese, saranno coinvolti anche loro?; infine, perché chi ha assistito all’omicidio ha notato anche una giovane donna trascinata via dal luogo del delitto, presumibilmente rapita. Come se non bastasse, l’analisi della scena del crimine rileva la presenza di “cocci”, e questo implica il coinvolgimento di un’altra Brigata della Polizia francese, i Brocs (i nostri Nuclei Tutela del Patrimonio Artistico). Uno scenario affollatissimo, nel quale Mordenti si muove con la consueta “disinvoltura”.
Per chi già conosce i romanzi di Enrico Pandiani, aggiungo che a un certo punto entra in scena una detective privata italiana, tale Zara… E saranno botte da orbi.

Con Ragione da vendere la squadra des Italiens è giunta al settimo fortunato episodio (il primo era del 2009, ripubblicato quest’anno da Rizzoli). Sono loro, sempre riconoscibili. Mordenti guida ancora una Karmann Ghia, Le Normand fuma ancora improbabili sigarettine, Zuna Di Falco si è fidanzata (con Maurice De Clock della balistica), la squadra si mantiene coesa, refrattaria alle regole e orientata al risultato, qualunque esso sia. Il clima è quello dell’hard boiled: scazzottate, sparatorie, inseguimenti, alta tensione e calo liberatorio, tanta ironia. Nei lavori di Pandiani confluiscono vari universi: cinema, musica, fumetto, letteratura, fantasia, con un taglio da regista.
Qua c’è anche una strizzata d’occhio ai lettori storici, l’incontro tra due serie che Enrico Pandiani ha portato avanti in parallelo: Les Italiens, appunto, e Zara Bosdaves, la detective ex poliziotta italiana che dal 2012 anima la serie omonima.
Da Les Italiens è in lavorazione una serie tv internazionale (era ora!).

Enrico Pandiani sarà presente a Perugia, in occasione di UmbriaLibri domani, sabato 5 ottobre, alle ore 15.30 (Perugia, Complesso di San Pietro, Corridoio del Trecento)

“La danza dei veleni” di Patrizia Rinaldi

Patrizia Rinaldi
La danza dei veleni
Edizioni e/o, 2019

Sorridere un “va tutto bene” per non deludere chi ho abituato alla forza. Non cedere, non piangere, non maledire, non chiedere aiuto.

Napoli, estate afosa. Giordana Speranza, proprietaria di un negozio di animali in procinto di cambiare vita: uccisa da un morso di Phoneutria. Gian Paolo Amedei, altro proprietario di un negozio di animali, cocainomane lasciato dalla moglie Gabriella, muore di Loxosceles reclusa. Due morti apparentemente scollegate tra loro (per il secondo si pensa a un regolamento di conti nell’ambito del traffico di stupefacenti), ma il commissario Luigi Micheli, del commissariato di Capodichino, non ci vede chiaro.
Nel frattempo la spigolosa, ostica detective ipovedente Blanca Occhiuzzi del commissariato di Pozzuoli, è alle prese con… un cane. Un cucciolo che Ninì (la giovane che ha preso in affidamento, eredità dell’esito infausto di un precedente caso) ha raccolto per strada, praticamente moribondo. “Guaio”, lo chiama Bianca, che ne avverte l’odore di morte. Il cucciolo “Guaio” viene quindi affidato alle amorevoli attenzioni di Ninì e di Sergio, il tuttofare, e alle cure professionali di due veterinari, Gaspare Centopiani e Filippo Martinelli. Grande è lo sgomento quando i due vengono trovati cadavere, vittime di una sparatoria. Peggio ancora, della faccenda si interessa la stampa, nella figura della giornalista Sofia “Albicocca” Rago, che ha un interesse non solo professionale per l’ispettore Liguori (e il cuore di Bianca è trafitto dallo spillo della gelosia).
La squadra di Pozzuoli (il commissario Martusciello, l’agente Carità, Liguori e la stessa Blanca) indaga, incontrando quasi subito un nemico atavico: la criminalità organizzata. Per di più, a causa delle reciproche dinamiche, i quattro non si parlano, non collaborano. Fino a quando…

Elegante e sontuosa, colma di richiami e suggestioni, la raffinata scrittura di Patrizia Rinaldi dà vita e voce, per la quarta volta, a Blanca, donna chiusa ma piena di passioni. Forte di un handicap che non è un limite, Blanca si destreggia però in una ridda di sentimenti ed emozioni che fatica ad accogliere. Gli altri personaggi sono fortemente caratterizzati, vividi, spesso divertenti o tragici. Oltre alla squadra collaudata, spiccano la signorina Amaltea “Zorro Segregazionista” Ornico, bizzarra amante dei cani (ma solo di quelli italiani, che non mischiano malattie), la giornalista vamp Sofia Rago, il crudele boss Sua Signoria, Roberto Giglio che sogna la civile Germania ma è costretto a fare il delinquente di bassa lega, l’agente Vezzi con la sua parlata incisiva totalmente priva di forme verbali.
E poi Napoli, calda afosa, con il mare in tempesta, bella e pericolosa.
E l’amore, l’amore… l’amore che muove il mondo.
Da leggere, magari prima che arrivi l’annunciata serie tv, in modo da poter confrontare i personaggi immaginati con la resa sul piccolo schermo.

Patrizia Rinaldi vive e lavora a Napoli. È laureata in Filosofia e si è specializzata in scrittura teatrale. Ha partecipato per diversi anni a progetti letterari presso l’Istituto penale minorile di Nisida. Nel 2016 ha vinto il Premio Andersen Mi­glior Scrittore. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo La compagnia dei soli, illustrato da Marco Paci, (Sin­nos 2017), vincitore del Premio An­der­sen Miglior Fumetto 2017, Un grande spet­tacolo (Lapis 2017), Federico il pazzo, vincitore del premio Leggimi Forte 2015 e finalista al pre­mio Andersen 2015 (Sinnos 2014), Mare giallo (Sinnos 2012), Rock senti­men­tale (El 2011), Piano Forte (Sinnos 2009). Per le Edizioni E/O ha pubblicato Tre, nu­mero imperfetto (tradotto negli Stati Uni­ti e in Germania), Blanca, Rosso caldo, Ma già prima di giugno (Premio Alghero 2015) e La figlia maschio (2017).

Patrizia Rinaldi sarà presente a Perugia, in occasione di UmbriaLibri domani, venerdì 4 ottobre, alle ore 17.15 (Perugia, Complesso di San Pietro, Corridoio del Trecento)

La Debicke e… Lunga vita all’impero

Simon Scarrow
Lunga vita all’impero
Newton Compton, 2019

Diciassettesima coinvolgente avventura di Le aquile dell’Impero, la superba saga di Simon Scarrow che vede in veste di protagonisti Catone e Macrone. Si conferma l’eccezionale e documentatissimo scenario storico, tanto che all’inizio del libro troverete un’eccellente mappa che descrive la zona di confine tra Roma e la Partia nel I secolo, utile anche per spiegare ai lettori che l’Iberia di cui si scrive nel romanzo non è l’attuale Spagna ma un regno poco lontano dal Mar Nero. Troverete anche, indispensabile per raccapezzarsi tra i personaggi, un’efficace spiegazione su come funzionava la catena di comando della Guardia Pretoria e il dettagliato elenco dei personaggi, storici e inventati, che compaiono nella trama. E per completezza, dopo la parola “fine” del romanzo, una colta e circostanziata nota storico-politica inserita dall’autore.
Ma torniamo a Lunga vita all’impero: un romanzo dal ritmo narrativo ad altissimo livello, con un’eccellente interazione tra i vari personaggi che attraversano una storia straordinaria e densa di azione e di personalità credibili, realistiche, messe umanamente di fronte a reali e difficilissime situazioni.
La storia inizia nell’anno 55 d.C., quando il tribuno Catone e il suo primo ufficiale Macrone si trovano a Tarso, nella Cilicia, estrema frontiera orientale dell’Impero romano, ai confini dell’Armenia e dell’immenso e imprendibile impero dei Parti; Catone e Macrone, alla testa della seconda coorte pretoriana – guardie imperiali sceltissime – su ordine del nuovo imperatore, il diciassettenne Nerone, hanno scortato il generale Corbulone a Tarso per assumere il comando dell’esercito romano.
Dico e confermo l’imprendibile impero dei Parti perché sia l’estensione dell’immenso territorio, sia i metodi di combattimento, con gli attacchi a tradimento della cavalleria favoriti dalle insidie del terreno, avevano fatto sì che anche celebri comandanti romani venissero irrimediabilmente sconfitti (vedi la disastrosa disfatta di Crasso a Sarre). In seguito Augusto, con grande saggezza, aveva trovato più ragionevole controllare le estreme frontiere orientali dell’impero stipulando la pace con i Parti, ma dopo di lui la sfrenata ambizione dei generali romani aveva rischiato di infrangere il difficile equilibrio di poteri nella zona. E l’Armenia, stato cuscinetto tra le due potenze, pareva a entrambi la chiave di volta per controllare la situazione. Il nuovo spinoso motivo del contendere, con il quale dovrà confrontarsi il generale Corbulone, è che i Parti, dopo aver invaso l’Armenia, che godeva della protezione romana, hanno deposto il sovrano iberico re Radamisto, un gigante ambizioso, privo di scrupoli e crudele ma formalmente alleato dell’impero, sostituendolo con Tridate, fratello di re Vologate, sovrano della Partia. Il generale Corbulone ha ricevuto il difficile incarico di rimettere Radamisto sul trono e di prepararsi a una probabile guerra contro i Parti. Ma l’arrivo a Tarso di Quadrato, governatore delle province orientali romane, gli conferma la mollezza dei costumi dei funzionari dell’Impero lontano da Roma e le pessime condizioni del potenziale esercito a disposizione in loco. Le legioni sono sparpagliate e gli uomini pochi, stanchi e male addestrati. Per rimetterli in sesto serve almeno un anno di addestramento e bisogna arruolare nuove truppe, invece l’Armenia non può attendere: è vitale subito per gli interessi strategici di Roma. Corbulone sa di non avere scelta, deve rimettere Radamisto sul trono prima possibile e le uniche forze su cui può fare affidamento sono la coorte d’élite delle Guardie Pretoriane di Catone e Macrone, soldati ben addestrati e di grande esperienza, unico valido atout per svolgere quel difficile compito e organizzare una prima rapida e efficace offensiva in Armenia. Sarà una missione gravosa e pericolosa in cui i nostri eroi dovranno guidare una colonna mista, formata da truppe romane e da uomini di Radamisto, attraverso terreni non mappati, sconosciuti e ostili, per raggiungere Artaxata, la capitale dell’Armenia, e cercare di rimettere sul trono un re niente affatto popolare. Catone, posto al comando di una difficilissima impresa che lo costringe a imporsi, con lo scopo di bilanciare con i suoi ordini i sanguinari desideri del prepotente e incontrollabile Radamisto, sarà anche costretto a lottare quotidianamente per mantenere la forza di se stesso e dei suoi uomini. Circondato da intrighi di traditori e da imprevedibili nemici che si nascondono ovunque, Catone deve fare i conti anche con se stesso e ha disperatamente bisogno del sostegno di Macrone per riuscire a cavarsela e a sopravvivere. Ma, pur potendo contare su di loro e sulla loro indefessa fedeltà, riusciranno a tenere a bada l’insopportabile e fatale narcisismo del re Radamisto? Questi, dominato dalla sua sfrenata e spietata violenza e dalla sua sanguinosa e distruttiva sete di vendetta sui nobili e sulla popolazione armena, potrebbe arrivare a tradirsi e a compiere una serie di gravissimi errori, in grado persino di mettere a rischio l’invincibilità di Roma e dei suoi uomini.

Simon Scarrow è nato in Nigeria. Dopo aver vissuto in molti Paesi si è stabilito in Inghilterra. Per anni si è diviso tra la scrittura, sua vera e irrinunciabile passione, e l’insegnamento. È un grande esperto di storia romana. Il centurione, il primo dei suoi romanzi storici pubblicato in Italia, è stato per mesi ai primi posti nelle classifiche inglesi. Scarrow è autore delle serie Le aquile dell’impero (Il centurione, Sotto l’aquila di Roma, Il gladiatore, La spada di Roma, Roma alla conquista del mondo, Roma o morte, Il pretoriano, La legione, L’aquila dell’impero, La battaglia finale, Il sangue dell’impero, La profezia dell’aquila, Sotto un unico impero, Per la gloria dell’impero, L’armata invincibile, La spada dell’impero), Roma arena saga (La conquista, La sfida, La spada del gladiatore, La rivincita, Il campione), I conquistatori (La battaglia della morte, Il sangue del nemico, Il richiamo della spada, L’erede al trono, Muori per Roma) e Revolution saga (La battaglia dei due regni, Il generale, A ferro e fuoco, L’ultimo campo di battaglia). Ha firmato anche i romanzi I conquistatori (con T.J. Andrews), L’ultimo testimone (con Lee Francis) e Eroi in battaglia. Le sue opere hanno venduto oltre 5 milioni di copie nel mondo.

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Ottobre 2019

Questa volta andiamo subito al sodo senza farla tanto lunga.
La profezia degli incappucciati di Roberto Mistretta, Il Giallo Mondadori 2019.
Avendo già letto dell’autore con soddisfazione Il canto dell’upupa, Cairo 2008, non ho avuto remore nell’acquistare anche questo. Sul personaggio principale, il maresciallo dei Carabinieri Saverio Bonanno di Villabosco, avevo scritto “…lasciato dalla moglie vive con la madre donna Alfonsina, la figlia Vanessa e il cane Ringhio. Si sposta con macchina Punto (un po’ di pubblicità alla Fiat fa sempre bene). Abitudinario. Caffè in casa e poi al bar “Excelsior” (ma non lasciatevi ingannare dal nome). Fuma in continuazione, ottima forchetta, risultato la pancia. Ogni tanto arriva la tristezza quando affiorano ricordi della scuola, il tempo non passava mai e pensava a suo padre sempre più lontano. O ricordi di sua moglie che un giorno se ne era andata via con il trapezista di un circo famoso. Simpatia per l’assistente sociale Rosalia. Anzi, più che simpatia “Rosalia Santacroce era una di quelle donne che facevano ribollire il sangue”, “Emanava un caldo profumo di femmina. Inebriava e confondeva”, e ancora “Rosalia Santacroce aveva la voce di un soprano che canta un’aria leggera. Gli occhi erano due stelle che rischiaravano la notte, e risplendevano nello squallore della caserma come diamanti nel deserto”. A volte nella sua mente sesso e appetito si fondono umoristicamente “Con un leggero movimento del bacino, distese il fondoschiena rotondo, Bonanno lo immaginava soffice come un bignè di ricotta e farcì il sedile”. Animo sensibile anche alla vista della bellezza della natura “Dio che spettacolo! Perché gli uomini avevano smesso di guardare il cielo!”. Buono. Buono ma se si arrabbia sono guai per tutti. E non molla l’osso come un mastino. Insofferente dei regolamenti e delle regole un po’ come il Montalbano di Camilleri. Non capisce nulla in fatto di computer e internet e deve chiedere aiuto ai suoi sottoposti più giovani. Un bel personaggio, realistico e credibile.”
Ora se la deve vedere con un caso particolare. Nel corso di una celebrazione religiosa il governatore Nofrio Falsaperla di una confraternita secolare muore sotto il peso del baiardo a forma di croce incollato sulla schiena. Sembra una disgrazia, una semplice disgrazia. Invece ecco arrivare un foglio di quaderno strappato “Nun fu disgrazia maresciallo! Nofriuzzo lo ammazzarono!”
Il caso si amplia, subito diffuso da diversi servizi giornalistici, ma per il suo superiore capitano Oliva trattasi solo di tragica fatalità. Comunque l’indagine va avanti. Nofrio, a cui piacevano ragazzi e ragazze aveva messo gli occhi addosso anche a Minica, la Veronica della processione che era fuggita prima dell’arrivo dei carabinieri. Inoltre qualcuno si era opposto al soccorso e ci saranno di mezzo tre donne: la moglie del vicegovernatore Ideale Dolcefiore, la citata Minica e la moglie del falegname. Accanto a questo caso l’uccisione dello stesso Oliva e il ferimento dell’amico Stoppani per le indagini contro le cosche (nessuno ha avvertito il maresciallo) che gestiscono una cordata di malaffare sugli appalti pubblici e truffe milionarie sui contributi europei a fondo perduto. E arrivano altre morti…
Al centro sempre lui, il nostro Bonanno affondato nei ricordi (ma anche in certe succulenti mangiate), l’amore per Rosalia, la rinascita, qualche fumata con le Benson & Hedges, il ritorno della moglie Emma (che cosa vorrà?) contrastata dalla stessa Rosalia. Il tutto tra una serie di spunti sul paesaggio “selvaggio ed aspro” oppure incantato per “il tripudio di smeraldo e indaco del cielo, il turchino dei monti, il cinerino dei massi, il biancore luminescente dei cirri, il salmastro spumeggiante delle onde. La maestosità dell’Etna”. E spunti ironici su certi personaggi come sul giornalista Mimmo Castelli che sguazza “nelle notizie di cronaca nera come un rospo nel pantano” ad aprirci la bocca al sorriso.
Lettura leggera, piacevole, passaggi ben calibrati dal dramma all’allegro, dai momenti di crisi alla forza del riscatto. Una miscela ben dosata di ricordi, sentimenti, mistero e azione. Tutto gira intorno ad un’antica profezia conosciuta dal vecchio governatore (lo incontreremo a narrare la sua storia), ovvero il segreto del baiardo e un cuore particolare che vale milioni di euro…
All’interno il racconto Stazioni di Andrea Montalbò.
La fuga di Sabrina. Dalla cassetta tirata agli agenti che la inseguono esce fuori una T-shirt insanguinata di un bambino. Il commissario De Felice, una specie di Bronson fuori programma, deve indagare sul rapimento di Paolo di dieci anni gettato in una roggia. La sospettata sembra proprio Sabrina Storti. In passato processata per truffa e assolta ma ha perso tutto: famiglia, lavoro, amici. Sarà il classico capro espiatorio? Scontro finale fra lei e De Felice. Chi vincerà?…

Com’è morto il baronetto? di H.H. Stanners, Polillo 2019.
Qui ritrovo anche i miei amati scacchi. Addirittura proprio all’inizio “Dereck Furniss scrollò la scatola per far cadere i pezzi degli scacchi che poi cominciò a disporre sulla scacchiera”. Il romanziere giocherà con il professor Harding (classico detective dilettante) durante la festa ad Astonbury che celebra il giorno dell’incoronazione del re Giorgio VI. Naturalmente abbiamo subito una morte sospetta, più precisamente del baronetto Jabez Bellamby trovato stecchito nella sua cava di gesso per un colpo sparato con la sua pistola (ha anche un ematoma sul viso). Per l’ispettore Marriot si tratta di suicidio, come riferirà al suo capo Philip Pannell, anche perché il morto aveva un sacco di problemi: finanziari, fisici (di salute) e sentimentali. La moglie se la intendeva con un amante (l’avvocato Newth) e lui stesso si era innamorato non ricambiato di Brenda Derwenth Smith, una bella sventola di venti anni, troppo più giovane di lui e affollata di corteggiatori.
Ma non è tutto così chiaro per il professor Harding. Guardiamo più da vicino il nostro detective dilettante: di aspetto giovanile non dimostra i suoi quarantatré anni, alto e magro, sguardo mite, espressione sagace e pensierosa, sembra più un inglese in vacanza che un professore americano di diritto internazionale (perde a scacchi ma si rifarà). E ora l’ispettore Marriot, anch’egli alto e dal viso ossuto, occhi grigi, sopracciglia color sabbia, capelli prima rossi tendenti al bianco, aria di scarsa vitalità compensata da modi bruschi. Lo vuole al suo fianco per godersi l’occasione di osservare i suoi famosi metodi investigativi.
Alla festa di Astonbury mancava anche Hughie Bryant, nipote del maggiore Derwenth-Smith che, viaggiando in macchina piuttosto brillo, uccide pure un ciclista sconosciuto. Un punto cruciale della storia è che Jabez aspettava una telefonata da Bradford, e allora perché andare in giro proprio in quel momento? Diversi i sospettati ognuno con il suo bel movente e altri particolari a rendere complessa l’indagine: orme da studiare sul luogo della morte (mancano proprio quelle dell’ucciso); un bottone di pantaloni sul terrapieno da cui si vedeva il corpo di Jabez; fili di erba stretti nella sua mano; diamanti grezzi del morto scomparsi come certi buoni al portatore di quindicimila sterline e una valigia blu; mozziconi di sigaretta Vendredi, sempre del baronetto, trovati in una macchina di Hughie Briant… Insomma un bel groviglio di particolari e situazioni da chiarire. “Tutto in quel caso appariva sconcertante e contraddittorio” rimugina Harding.
Altro punto fondamentale della vicenda è il classico problema degli orari, a partire da quello della morte, dentro il quale si muovono i personaggi, assai complicato ed arduo da sbrogliare. Narrazione trattata con una cura davvero felicemente minuziosa nella complessità della trama, nella caratterizzazione dei protagonisti e dell’ambiente con citazioni imprescindibili di Sherlock Holmes. Alla fine spiega tutto il professore. O quasi… E gli scacchi hanno qui il loro bel rilievo.

Il tempo dell’odio di Ruth Rendell, Il Giallo Mondadori 2019.
Il primo personaggio che incontriamo è Maxine, la donna delle pulizie della famiglia Wexford dove troviamo l’ex ispettore Reginald, ora in pensione, impegnato nella lettura della Storia della decadenza e caduta dell’impero romano di Edward Gibbon. Da Maxine, tra mille chiacchiere (grande lavoratrice con un solo difetto: “Non stava mai zitta”), viene a sapere della morte della vicaria di cui lei stessa ha trovato il corpo. Strozzata… E dal sovrintendente di polizia Burden arriva l’invito telefonico a partecipare all’indagine. Subito accettato ché stare con le mani in mano lo annoia.
Ma chi era la vicaria? Trattasi di Sarah Hussain, figlia di un’irlandese e di un indiano, sacerdote della Chiesa d’Inghilterra a Kingsmarkham nel Sussex, quarantotto anni con la figlia Clarissa, anche se non sposata. Uccisa nella canonica di St Peter. Odiata per la sua pelle scura e dalla vita difficile, molto difficile. Wexford scoprirà in seguito che era stata addirittura violentata e Clarissa il frutto di quella violenza. Non volle fare denuncia alla polizia ma rivelò a una sua amica che l’uomo era “giovane, attraente e asiatico”. Al centro del suo pensiero l’amore, che poteva esplicarsi perfino nei matrimoni gay. Una donna divisiva, insomma, anche all’interno della chiesa stessa. C’era, poi, un altro uomo che la corteggiava, che la molestava troppo assiduamente.
Via, dunque, alla ricerca del molestatore (si scoprirà essere l’avvocato Gerald Watson) e dello stupratore con una lunga indagine a ritroso nel tempo attraverso i colloqui con tutti coloro che l’avevano conosciuta. Intanto sembra trovato l’assassino di Sarah nel giardiniere Duncan Crisp. Burden ne è convinto, convintissimo, è lui non c’è dubbio, ma il dubbio viene, invece, a Wexford che andrà avanti da solo: un particolare importante da non farsi sfuggire, un tatuaggio di una santa con l’aureola che può essere utile. Ma dove l’aveva visto? E poi tra i personaggi incontrati chi mente? Chi dice la verità? Alla ricerca di qualcuno che si nasconde sotto falso nome. Ma dove?…
Di fianco all’indagine momenti di vita familiare di Wexford con la moglie Dora, la figlia Silvia (ne ha anche un’altra, attrice teatrale, e cinque nipoti) che va ad abitare con Clarissa, la quale si fidanza con suo nipote Robin. Momenti sereni e qualche scontro con i giovani. E squarci di vita sociale dove impera il razzismo e il maschilismo, dove quotidiane sono le violenze domestiche anche psicologiche. Il tempo dell’odio come da titolo. E ben venga una nuova legge a riguardo che aiuti le donne.
Una vicenda ricca di dubbi e incertezze fino alla fine quando arriva un nuovo, impensabile personaggio. Ma Wexford è un uomo solido, tutto d’un pezzo, non si lascerà fuorviare dall’idea che si è già fatta concreta nella sua mente. Tra l’altro ha sempre il suo fedele Gibbon a fargli compagnia.
Per La storia del giallo Mondadori l’ottava puntata Gli anni Cinquanta di Mauro Boncompagni.
A partire da Peter Cheyney, Kenneth Millar, Brett Halliday e Richard Ellington per finire in bellezza con James Hadley Chase. Bastano i nomi…

L’ermellino di porpora di Pierre Borromée, timeCRIME 2012.
Quando in seconda di copertina ho letto di un cadavere di una giovane donna ridotto in poltiglia a martellate, il cui delitto sembra ricollegarsi ad un altro avvenuto sette anni prima, e che l’assassino potrebbe colpire ancora di nuovo, visto e preso (pagando). Meglio andare su un usato sicuro (Bersani) che trovarmi di fronte a qualche pericolosa originalità.
L’usato sicuro inizia a Villecomte in Borgogna. A scoprire il cadavere la donna delle pulizie come nel più classico degli usati sicuri. La signora giace sul suo letto con la lingua di fuori e il viso orrendamente sfigurato. Probabilmente pure strangolata e con una profonda ferita all’addome. Trattasi di Juliette Robin, moglie dell’avvocato Pierre Robin che non si trova in giro. L’assassino si è introdotto in casa attraverso una porta-finestra del salone dopo avere rotto il vetro per arrivare alla maniglia. Piccolo particolare interessante, la signora è ancora vergine.
L’usato sicuro continua con la presentazione di chi deve condurre le indagini. In questo caso il commissario Baudry. Uomo del popolo, operaio metalmeccanico a sedici anni, scuole serali, accento duro che gli fa aprire le vocali, poca inventiva ma tenace e coscienzioso, soprannominato Zanna Bianca o Kaiser per i suoi baffoni all’insù. Un quintale di ciccia da “sfuriate bestiali” con due nemici: la moglie uggiosa e la Direzione centrale della polizia giudiziaria.
Segue, sempre secondo le modalità dell’usato sicuro, il contorno degli altri membri addetti alle indagini con le loro situazioni particolari di cui un paio amanti della bicicletta. A ruota (viene a pennello) le indagini stesse con gli interrogatori, i dubbi, il modus operandi dell’assassino che sembra sia stato ripetuto in passato. Più precisamente nel caso di Saint Martin, quando una ragazzina ritardata di quindici anni, nuda, era stata massacrata a colpi di accetta senza subire violenza. In entrambi i casi un accanimento sul volto. Trattasi di psicopatico?
Sotto accusa il marito ritrovato che aveva avuto una relazione travagliata con la sorella maggiore della moglie, ma bisogna andarci cauti che un avvocato è un avvocato (scontro tra autorità giudiziaria e polizia). A questo punto l’usato sicuro si rimpolpa con il solito intervento di una storia minore che si incastra nell’alveo di quella maggiore. Due giovani zingari erano presenti a Villecomte nell’ora del delitto, ergo interrogatorio disumano, fuga e morte per caduta del giovane Johnny (vedi un po’ i nomi moderni degli zingari), rivolta della loro comunità. Il caso si complica.
Non la faccio lunga. Non ho voglia di farla lunga. Finalino tesino con qualcuno che sta per rimetterci le penne e viene salvato da qualcun altro (un classico dell’usato sicuro). Il tutto condito da una prosa semplicina, precisina, tranquillina, pure banalina senza sobbalzini di sorta e le solite frasettine in corsivo sparse qua e là stimolanti all’abbiocco.
Con l’usato sicuro si va sul sicuro. Niente sorprese ansiogene ma una rassicurante cantilena di storie risapute che ti culla dall’inizio alla fine. A questa età è meglio non rischiare.
Buonanotte.

I Maigret di Marco Bettalli

Il cavallante della «Providence» del 1932
Ancora chiuse, canali, marinai, chiatte, un ambiente che Simenon evidentemente predilige (v. anche i due successivi). Siamo ad aprile, ma nel nord della Francia è come se fosse inverno. Maigret si profonde più che altro fisicamente in una inchiesta poco gratificante (aiutato per breve tempo da Lucas: non si capisce perché si trovi lì e perché si occupi del caso, ma non ha molta importanza), compiendo fino a 68 km. in bicicletta, su strade infami, in un solo pomeriggio. Il giallo in realtà è quasi inesistente, tanto che l’assassino è sbandierato nel titolo… Rimangono, come accade spesso, i personaggi: la sgangherata e ricca compagnia del Southern Cross (in una scena, due di essi giocano a scacchi, un evento rarissimo nei Maigret), nullafacente, provvista di mezzi e velatamente immorale; i teneri, poveri coniugi della «Providence» e soprattutto il cavallante, vero fulcro di tutta la storia, esempio caricatissimo di discesa agli inferi di un borghese che uccide per amore, sconta 15 anni di prigione e poi non riemerge più, trasformandosi in una sorta di animale tra gli animali – i suoi amati cavalli – senza più parola, senza più speranze, senza quasi più fattezze umane.

All’insegna di Terranova del 1931
Continuano le ambientazioni in luoghi d’acqua: Maigret viene convinto a intervenire per salvare un giovane raccomandatogli da un vecchio amico e accetta di passare le sue vacanze nel mese di giugno (insieme alla signora Maigret, presente in un ruolo tutt’altro che trascurabile) a sbrogliare questo caso a Fécamp, località di mare. La faccenda, che ha il suo fulcro in vicende di qualche tempo prima svoltesi a bordo di un peschereccio impegnato nella pesca del merluzzo a Terranova, è assai torbida, avendo come motore centrale l’irresistibile attrazione che una donna molto sensuale (imbarcata irregolarmente sulla nave, in mezzo a dozzine di maschi in astinenza…) è in grado di suscitare. La soluzione del caso, come spesso accade, non è particolarmente interessante: ancora una volta, sono i personaggi, a partire dal defunto capitano, irreprensibile finché la passione puramente animale per la donna non lo travolge, oppure il giovane e ombrosissimo protagonista con la sua fedelissima fidanzata, a costituire la parte più interessante della storia. Non uno dei Maigret migliori, ma comunque non privo di fascino.

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

Una madre perfetta di Kimberly Belle, Newton Compton 2019.
Atlanta, Georgia: la gita scolastica di una scuola della haute, la Classical Cambridge Academy, avrebbe dovuto essere una normale escursione, una breve vacanza in campeggio. Una straordinaria esperienza per bambini delle elementari… Per Kat Jenkins, orfana, oggi madre single che non naviga nell’oro, con l’unico sostegno a distanza (vive nel Tennessee) di Lucas, un vecchio amico di famiglia, Ethan, il suo bambino di otto anni, è l’unica cosa che conta, l’unica cosa buona che le è rimasta del disastrato matrimonio con Andrew Maddox che prima del divorzio l’ha ingannata e soprattutto abusata moralmente e fisicamente. Ethan poi è un bambino speciale, piccolo e mingherlino per la sua età ma dotato di un’intelligenza eccezionale, quoziente 158, ma non ha facili rapporti con i compagni che lo bullizzano e lo evitano. Restiamo a fianco di Kat Jenkins, Kat, la prima voce narrante, quando la mattina abbraccia suo figlio che sta per salire in autobus per andare al campeggio con i compagni e gli insegnanti. Sono diretti nei boschi che sovrastano Dahlonega, vecchia e famosa città georgiana della Caccia all’Oro. Al suo ritorno a casa, una minuscolo proprietà di due piani in un quartiere di periferia che può appena permettersi, Kat lascia il telefono in cucina, sale in camera al secondo piano e crolla in sonno profondo. Stanchezza arretrata e stress, accumulato per il faticoso e difficile lavoro di consulente immobiliare, si fanno sentire, ma quando alle prime luci dell’alba viene svegliata da un educatissimo agente di polizia Brian Macintosh, si trova di fronte al peggior incubo che possa capitare a una madre: suo figlio è scomparso nel nulla dopo uno strano incendio dietro lo chalet che ospitava scolari e insegnanti…
Un thriller intrigante, sostenuto da una scrittura brillante, da personaggi credibili e da una trama in cui l’autrice riesce a tenere alta la tensione, mettendo anche in evidenza il divario economico e sociale tra i sofisticati Huntingtons e Kat Jenkins, impegnata in un’impari lotta con l’ex marito con il quale sa di dover trovare un modus vivendi perché anche lui adora il figlio. Due protagoniste di polso, diverse tra loro ma entrambe forti e determinate. Un finale ben calibrato ma che già serpeggia nelle pagine, in cui sono disseminati elementi che consentono di intuire una possibile soluzione. Ma l’epilogo, con la sua crudele realtà, completa al meglio tutta la storia.

Nuovo approdo in libreria per Marcello Simoni con L’enigma dell’abate nero, Newton Compton 2019, terza puntata della Secretum Saga. Una storia veloce, spregiudicata ma che non si fa certo mancare colti e curatissimi riferimenti storici e una perfetta ricostruzione ambientale. Ambientata nel Quattrocento, vede come protagonista Tigrinus (eroe di professione e ladro per scelta) che deve il suo nome alla tinta bicolore dei capelli: bianco e nero. Fatto misterioso e, per chi ha scelto di fare il suo mestiere, anche abbastanza pericoloso, perché lo rende facilmente riconoscibile. Per fortuna il suo secolo non era avaro di mantelli e cappucci con cui celare le chiome. Dunque anche un azzardato ma riuscito patto con il lettore che fa il tifo per lui e un indovinato mix di generi narrativi. Si passa infatti dal gustoso sapore del feuilleton salgariano/dumasiano e quindi cappa e spada, avventure, agguati, complotti e tradimenti, al crogiolarsi aggirandosi per sotterranei, che si rifanno alla letteratura gotica anglosassone, senza mai dimenticare il classico atout finale che esalta la trama gialla, la soluzione del mistero… Thriller che fa volare il lettore fino alla fine coinvolgendolo mistero dopo mistero. Cosa si può chiedere di più a un thriller storico? Perfettamente centrata l’atmosfera di una Ravenna tardo medievale, affollata fino all’inverosimile da rifugiati in fuga davanti alle galee ottomane. Grazie Marcello, come sempre bravo e a presto!

Il giallo di Ponte Sisto di Max e Francesco Morini, Newton Compton 2019.
Liberty romano dai palazzi alle chiese a dominare culturalmente la narrazione e il mondo di Petrolini come scenario. Una netta virata da parte dei fratelli Morini che stavolta lasciano la possanza e la fascinazione della grande arte figurativa per il palcoscenico, ma per Roma si tratta di un palcoscenico molto speciale. Quello indimenticabile e intramontabile che vide come massimo divo e protagonista Ettore Petrolini. Forse l’eccessiva vicinanza del grande comico con il fascismo – Mussolini era tra i suoi fan e lui per anni approfittò a piene mani di questa vicinanza – il nuovo e diverso clima politico del dopoguerra ha contribuito a un parziale oblio della sua immane bravura e grande umorismo. Ma di quei tempi un comico, un uomo di spettacolo, doveva vivere e il regime non tollerava chi non si adeguava almeno formalmente alle sue regole. Afflitto da angina pectoris, allora non esistevano gli stent e non si operava di bypass, ebbe ripetute, drammatiche crisi successive e morì giovane, ad appena cinquantadue anni. La sua innata civetteria gliene faceva dichiarare, però, solo cinquanta. I Morini, oltre a far sì che la memoria di Petrolini domini con prepotenza la scena per tutto il romanzo, gli hanno regalato anche un’importante parte nella narrazione. Insomma hanno fatto di lui un ingombrante fantasma romano tornato a fare danno. Infatti quando scompare un giovane comico, Simone Rossmann, figlio unico di famiglia molto agiata con la quale ha rotto i ponti  per darsi al palcoscenico, secondo la denuncia del padrone di casa, un michelangiolesco settantenne ex stagnaro (idraulico per i non romani), salta subito fuori una prima incredibile coincidenza. Il ragazzo abitava in un monolocale dello storico edificio romano di via Baccina, rione Monti, dove aveva vissuto il giovane Ettore Petrolini, come testimoniato dalla targa appesa sulla facciata del palazzo. Non basta: il repertorio del giovane attore era improntato quasi fanaticamente ai vecchi ritmi e giochi di parole petroliniani. Le indagini vengono subito affidate al gigantesco ispettore milanese Ceratti che, coadiuvato dal fido agente Cammarata, dopo aver sfondata la porta a spallate ed essere entrato scoprirà una seconda e invasiva coincidenza: l’appartamento è completamente tappezzato da immagini, foto e locandine di scena del grande idolatrato divo del varietà del Novecento, Ettore Petrolini. E quando Ceratti, spiazzato dall’assurdità della situazione, in cerca di conforto documentaristico e aiuto nelle indagini, convoca come al solito il libraio Ettore Misericordia che lo raggiunge tallonato da Fango, voce narrante della situazione e indispensabile spalla, guardandosi attorno verrà fuori una terza stranezza. Sul piatto del centenario grammofono anni Venti c’è un disco a settantotto giri, “Ha detto il sole”, imperituro successo di Petrolini che, messo in funzione, continua a incantarsi sinistramente sulla parola “morire”. E la voce incisa sul disco è proprio quella del divo anteguerra. Sembrerebbe una macabra e premonitrice coincidenza, perché pochi giorni dopo viene rinvenuto un altro cadavere. Per il povero e gigantesco ispettore milanese la faccenda si rivela subito talmente intricata che per arrivarne a capo necessiterà del fiuto e della longa manu di Misericordia. Insomma, di qualcuno in grado di immergersi totalmente nel mondo e nella storia dell’inizio Novecento romano, prendendo in considerazione tutti i possibili particolari indispensabili per sbrogliare il caso. E chi più di Misericordia, esperto dell’epoca, che deve addirittura il suo nome di battesimo al padre, libraio come lui ma anche fan di Petrolini? Per sbrogliare il mistero si dovrà intraprendere una rocambolesca indagine che si addentrerà nella movimentata e non sempre lineare vita di Ettore Petrolini, uomo vissuto quasi un secolo prima. I misteri del passato si intrecciano con quelli del presente dando vita a un’avventura piena di colpi di scena tra straordinari palazzi, vicoli, strade e piazze romane.
Ancora un giallo, in una fresca atmosfera marzolina, che ci rituffa nella consueta e teatrale ma verace rappresentazione della Città Eterna, tra antichi monumenti e vestigia del Ventennio. Una Roma dai ritmi “moriniani”, in bilico tra il presente e il passato, che talvolta ci fanno dimenticare il tempo. Un giallo che prende per mano il lettore e l’accompagna in tanti luoghi belli e segreti della Capitale. Una collaudata ricetta condita dall’intelligente humour dei fratelli Morini che ci regalano un giallo classicheggiante, ma anche un raffinata e utile guida turistica per un pubblico di eletti. Da leggere.

Le letture di Jonathan

Cari ragazzi,
oggi è la volta Diario di una Schiappa. Portatemi a casa! di Jeff Kinney, il Castoro 2015.
Greg, il ragazzo che già conoscete, questa volta parte per un viaggio di vacanza con la sua famiglia. Partono e a lui, sfigato, naturalmente in macchina tocca l’ultimo posto, stretto e pieno di bagagli. La prima tappa del viaggio è una fiera, un mercato pieno di giostre e divertimenti dove Manny, il fratello più piccolo, vince un porcellino vero. Poi decidono di andare in spiaggia, però fanno un incidente e chiamano il carroattrezzi. La macchina è rotta e il meccanico la sta aggiustando, ma ci vuole molto tempo. Quindi decidono di andare a un parco acquatico lì vicino. Si divertono molto, ma perdono la chiave del loro armadietto nel quale avevano messo i cellulari e i portafogli. Sconsolati tornano nel posto in cui hanno lasciato la macchina ma si accorgono che è sparita. Quindi chiedono un passaggio e due signori li riportano a casa. Ma le loro avventure e le loro disgrazie non finiscono qui…
Un diario davvero divertente!

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Più scuola, per tutte e tutti (Le brevi di Valerio 310)

Maria Chiara Acciarini e Alba Sasso
Più scuola, per tutte e tutti
Edizioni Gruppo Abele, 2019
Politica scolastica

Italia. Domani, forse, magari. La documentata riflessione di Più scuola, per tutte e tutti, il bel libro delle esperte militanti ex insegnanti (con importante meritata carriera nazionale politico-istituzionale) Maria Chiara Acciarini (recanatese-piemontese) e Alba Sasso (pugliese-romana) prende spunto dal governo giallo-verde Conte-Di Maio-Salvini e fa riferimento a tutto il ventennio 2001-2019, venti anni di “riforme contro” l’educazione scolastica. Le risorse sono state mal risparmiate e il sistema culturale si è gravemente impoverito. Il recente cambio di governo dell’estate 2019 consente ora di utilizzare il libro come chiaro lucido compendio delle cose che andrebbero fatte nei prossimi anni dalla nuova maggioranza parlamentare giallo-rossa, i fili (rossi) da seguire, gli ostacoli da rimuovere secondo Costituzione: “l’istruzione non è un costo ma un investimento di tutto il Paese su sé stesso… c’è bisogno di più sapere per tutte e per tutti”.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

The Bletchley Circle: San Francisco

The Bletchley Circle: San Francisco
Con: Julie Graham, Rachael Stirling, Crystal Balint, Chanelle Peloso, Ben Cotton, Jennifer Spence, Peter Benson, Colin Lawrence, Agape Mngomezulu
Original network: ITV (United Kingdom), BritBox (United States), Citytv (Canada)
Genere: crime, drama.

Su Netflix dall’8 settembre 2019

Prologo: Inghilterra, 1942. Mentre gli uomini sono al fronte a combattere, le donne hanno compiti altrettanto importanti nelle retrovie, in particolare nel settore dell’intelligence. Claire, un’abile crittografa, decifra un codice americano ma distrugge il messaggio (non si fida di quelle divise tutte “fireworks and 4th of July”) e per questo motivo sta per essere trasferita a Bristol. Ma la sera prima del trasferimento viene uccisa. L’omicida non verrà mai scoperto.
Dodici anni dopo, a guerra finita, le ex spie britanniche Jean e Millie (Camilla), tornate da anni a una quieta, monotona vita civile, apprendono dai giornali che a San Francisco si è appena verificato un omicidio con modalità molto simili a quelle che avevano riguardato Claire. Le due donne organizzano quindi una trasferta in America per rintracciare il misterioso “Major Sixth” con cui erano state in contatto durante la guerra. Scoprono così che “Major Sixth” è una donna di colore, Iris, sposata a un “berretto verde” dell’esercito americano. A loro si aggiunge la giovanissima Hailey, esperta tuttofare, anche lei parte del “Presidio”. Le quattro donne cercano di convincere la Polizia che i due omicidi, quello britannico in tempo di guerra e quello americano in tempo di pace, sono collegati, ma non vengono ascoltate. Nel frattempo il killer colpisce ancora, così al gruppo non rimane altro che cavarsela da sole. Il tutto mentre il quartiere di Fillmore, dove Iris vive con marito e figli, è oggetto di una potente speculazione edilizia e di accese rivolte popolari.
Negli episodi successivi affronteranno altri delitti attingendo a risorse personali straordinarie e a volte insospettate.
The Bletchley Circle: San Francisco è lo spin-off di The Bletchley Circle (che, secondo il giudizio di Rotten Tomatoes, è di gran lunga superiore, ma non è mai arrivato in Italia, credo).
La serie trae spunto dalla classica indagine su un crimine violento, ma la parte più interessante è senza dubbio lo spaccato della società americana degli anni Cinquanta. Razzismo, sessismo, omofobia, classismo, ma anche depressione e corruzione, la guerra in Vietnam e la guerra fredda, animano il contesto in cui si muovono le quattro donne, diversissime tra loro per esperienze, provenienza geografica, razza, età e persino orientamento sessuale.
Menzione particolare per la musica jazz dell’epoca, oggi tornata in voga nelle sale da ballo (ah, corsi e ricorsi storici…) grazie al revival del lindy-hop.
Per me, più che gradevole.

Nero a Milano (Le gialle di Valerio 211)

Romano De Marco
Nero a Milano
Piemme Milano, 2019
Noir

Milano. Marzo 2019. Marco Tanzi e Luca Betti sono veri amici. Marco è un ex poliziotto (prima bravo, poi corrotto), ex carcerato (quasi otto anni), ex barbone, ora solitario investigatore privato con regolare licenza in un piccolo vecchio ufficio; un po’ per caso da circa un anno gli affari hanno cominciato a girare bene, possiede gli agganci giusti un po’ ovunque, guadagna circa il triplo di uno stipendio da commissario; quasi 50 anni, un metro e novantotto di muscoli, si allena regolarmente, ha affittato un bel trilocale perfettamente ristrutturato (valore due milioni di euro), gira in Jeep Grand Cherokee nera, non ha più fiducia né speranza: “la vita è solo un’inutile fiera del dolore, dove non c’è spazio per nient’altro”. Luca è uno stanco commissario di polizia quasi 49enne, nervoso e irascibile, senza più spinta ideale o emotiva, se non quella di fare il proprio lavoro, sempre (meno) sulla retta via e sempre (più) incerto sul futuro; separato, un metro e ottantasei per 87 chili, poco sovrappeso, vive solo, mantiene un complicato rapporto con la figlia universitaria Sara, gira in Qashqai grigio. Marco e Luca un tempo erano una formidabile coppia di sbirri, dopo dieci anni senza vedersi si sono ritrovati quando Giulia, la figlia 18enne di Marco, fu rapita e Luca si spese bene per salvarla dal peggio. Ora si aiutano a vicenda, ognuno per i propri casi, e non solo. Da Marco si presenta una splendida signora borghese chiedendogli di ritrovare il figlio Davide appena maggiorenne, se ne è andato fra i clochard, ha un disturbo emotivo comportamentale con tratti schizotipici di personalità; in quei giorni però qualcuno ammazza proprio i senzatetto. A Luca vengono imposte sedute dallo psicologo, pur dopo aver risolto un caso di traffici illeciti e dovendo ancora indagare su una coppia trovata carbonizzata in un villino abbandonato, dopo che era morta la loro figlia e si era probabilmente suicidato il nonno. Le indagini si intrecciano, questa volta sarà Marco ad aiutare Luca per Sara.

Romano De Marco (Francavilla al Mare, 1965) è un professionista della sicurezza integrata (persone, valori, dati) negli istituti di credito, da circa un decennio pubblica interessanti romanzi e racconti di successo, questo è il terzo della serie milanese (dove De Marco non vive ma opera) su Tanzi e Betti. Lo sfondo è quello del noir metropolitano inquinato (da cui il titolo): azione e reazione, violenza e vendetta, affetti e tradimenti, con epilogo sorprendente ma non troppo. Come in altre occasioni la narrazione è mista: Marco e Luca sia in prima persona che in terza; Davide in corsivo e in prima pudica e breve; in terza e prima Luisa Genna, la collega poliziotta appena trasferitasi alla squadra Anticrimine, una quarantenne magra e alta, capelli biondi corti, molto malata; più raramente altre situazioni in terza; una confusione di ruoli e climi ottimamente orchestrata, pur se non sempre del tutto leale con il lettore. L’autore è molto attento sia nella informata descrizione degli ambienti dei clochard milanesi, delineandone anche alcuni personalità in qualche modo esemplari, sia nella sentita introspezione dei casi umani studiati nella malattia e nel dolore. Marco finisce per innamorarsi della 38enne Diletta madre di Davide, ne ha evidenti ragioni, pur se non sa capacitarsene; purtroppo la sua festa di compleanno si fa col prosecco. Aspro il confronto fra Luca e Luisa sullo snobismo musicale, entrambi sono in una giustificata fase ispida e intrattabile, però si trovano pur d’accordo su qualche cosa.

(Recensione di Valerio Calzolaio)