Dante detective – A ruota (gialla) libera

Così, come mi frulla per la testa. Spunti di lettura, scrittori, sensazioni, emozioni, satirette per sorridere insieme…

Ormai tutti si sono messi a fare gli investigatori. Del presente e del passato. Anche Dante che troviamo in diversi libri. E, se non come investigatore, lo si trova, comunque, al centro di certe investigazioni…

Partiamo da I delitti della Medusa di Giulio Leoni
Il primo della bella trilogia I delitti del Mosaico e I delitti della luce. Firenze, luglio 1300. Il priore Dante Alighieri è svegliato di notte dal bargello. È stato perpetrato un feroce assassinio nel cantiere del nuovo Palazzo dei priori, ovvero la decapitazione del corpo nudo di Vana del Moggio, conosciuta e amata dai cittadini, Dante compreso, per la sua magnifica voce e compagna del cantore Casella. Il corpo è appeso a una grande scultura in legno a forma di aquila imperiale. Il grande Poeta ne rimane sconvolto e decide di risolvere da solo il triste caso. Intanto scopre che la sera precedente Vana aveva partecipato a una cena segreta in casa di Guido Cavalcanti, poeta amico di Dante, a cui erano presenti una serie di personaggi più o meno scienziati, eretici e di dubbia sessualità. Che cosa c’entrava Vana in quella compagnia? Quale era stato il suo ruolo?… Il tutto in una Firenze esposta a fortissime tensioni. E troveremo un Dante ben diverso da quello immaginato.

Il circolo Dante di Matthew Pearl
Siamo a New York nel 1865. Dunque proprio subito dopo la terribile guerra civile. Qui viene fondato un circolo con l’intenzione di tradurre la divina commedia di Dante che provoca lo scontro con i “senatori” della Harvard University, protestanti e conservatori che non ne vogliono sapere di far entrare il poeta italiano nella letteratura americana. Naturalmente arrivano i morti ammazzati. Il primo è quello di un giudice tremendo divorato dalle mosche carnivore sotto l’insegna di un vessillo bianco, chiaro esempio di contrappasso che Dante, nella sua opera, riserva agli ignavi. Seguiranno altri omicidi tutti sulla scia del citato contrappasso. Caso assai difficile per la polizia guidata dal capo Kurtz e dall’agente Ray. Saranno i componenti del circolo a indagare per risolvere la maledetta ecatombe.

Il libro segreto di Dante di Francesco Fioretti
Un messaggio in codice lasciato da Dante e il dubbio sulla sua morte provocata dalla malaria sono il fulcro di questa vicenda. La figlia del poeta, suor Beatrice, il medico Giovanni da Lucca e l’ex templare Bernard iniziano una indagine, per scoprire la verità su quanto è accaduto prefigurando un assassinio. E vengono a scoprire che molti ce l’avevano con Dante. Un viaggio tra sospettati e anche attraverso i misteri nascosti nelle tre cantiche della Commedia. In un contesto storico del Trecento in piena crisi politica ed economica.

Le terzine perdute di Dante di Bianca Garavelli
Due salti temporali. Parigi 1309. Dante, durante il suo esilio, con Marguerite Porete, accusata di eresia, è depositario prescelto di una profezia per salvare le future generazioni dalla minaccia di violare il segreto della creazione. Oggi. Riccardo Donati studioso di filologia medievale, scopre alcune righe autografe di Dante in una copia del “Roman de la Rose”. Preso dall’eccezionale scoperta ruba il manoscritto e si ritrova invischiato in una faccenda pericolosa con uomini che lo spiano e lo seguono, proprio per le “terzine” del titolo che prefigurano una imminente catastrofe. Ma sarà aiutato dall’amica “guardia del corpo” Agostina, nello stesso tempo forte e fascinosa, che lo salverà nei momenti più pericolosi. E si ritroveranno a Parigi, in una città ricca di cultura, di dibattiti, inquisizioni, scontri di ogni tipo dove troveranno “la soluzione di un enigma che dura da settecento anni”.

I discendenti di Dante di Luca Ammirati
Un delitto efferato in una cittadina del Mediterraneo. Ovvero il cadavere di Diletta Gherardi su un altare circondato da ceri e pozzanghere d’acqua. Sullo sfondo in rosso “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”, una delle terzine più famose di Dante. Bella gatta da pelare per Lorenzo Amoretti, consulente criminologo della polizia dello stato di New York, ritornato in patria per un periodo di congedo. Anche perché questo è solo l’inizio: “Dante”, nome affibbiato all’assassino dalla stampa, continuerà a mietere giovani vittime con il proposito di tramandare un avvertimento che si cela fra i versi della divina Commedia. Ma Amoretti possiede un “fiuto” eccezionale e una vecchia copia del poema che può tornargli utile.

333 La formula segreta di Dante di Roberto Masello
Si parte da Benvenuto Cellini che, nella prima metà del Cinquecento, invoca gli spiriti per carpire il segreto dell’immortalità e viene scosso dall’improvviso apparire del fantasma di Dante. Si continua, quattro secoli più tardi, a Chicago quando la ricca vedova Kathryn Van Owen consegna un manoscritto del Cellini stesso (così sembra), allo studioso David Franco della Newberry Library. Manoscritto “La chiave della vita eterna” in cui viene descritta la Medusa, uno specchio d’argento che rende immortali. La riccona vuole proprio trovarlo con l’aiuto di David a cui va una ricompensa di un milione di dollari. Ricerca difficile e pericolosa a Firenze e poi in Francia (qualcuno, in precedenza, ci ha già lasciato le penne) con l’aiuto di una fascinosa guida turistica. E…occhio a non voltarsi!

La camera di Dante di Matthew Pearl, Rizzoli
Dopo Il circolo Dante ambientato a Boston quasi a fine Ottocento, ecco La camera di Dante, questa volta nel Regno Unito e nel 1870. Nel primo delitti che traggono ispirazione dalle pene dell’Inferno, nel secondo da quelle del Purgatorio. Un membro del Parlamento è ucciso da un masso in un parco malfamato di Londra che porta la scritta di un verso biblico, seguito da una bella donna con le palpebre cucite. E non sarà finita qui. Sparisce pure Dante Gabriele Rossetti, artista preraffaellita in continuo tormento, che sembra, però, presente sulle scene del crimine. A risolvere il mistero, mediante la decifrazione degli indizi lasciati dall’assassino, la sorella poetessa Christina con l’aiuto di Alfred Tennyson e Robert Browning, famosi poeti, insieme al traduttore di Dante Oliver Wendell Holmes. Grande affresco dell’ambiente artistico britannico dell’epoca.

Ce ne sarebbero altri di libri con il personaggio Dante, investigatore o ispiratore di delitti, ma intanto leggiamo questi.

Lo spartito del mondo (Le varie di Valerio 104)

Giovanni Bietti
Lo spartito del mondo. Breve storia del dialogo tra culture in musica
Laterza, 2018
Musica

Mondo umano. Da qualche decina di migliaia di anni e soprattutto negli ultimi secoli. La sapiente cultura umana ha sempre parlato anche attraverso la voce, forse prima con i suoni che con le parole. A sua volta, la musica ha sempre fatto incontrare e dialogare persone, linguaggi, culture. Così, intraprendere un viaggio musiculturale attraverso il tempo significa compiere esplorazioni sorprendenti e stimolanti, cominciare a scrivere uno spartito del mondo intero. Restando nell’ultimo mezzo millennio, migrano le danze e gli strumenti musicali fra gli Stati e i continenti, si avvicinano e contaminano le tradizioni occidentali colte e le culture musicali extraeuropee, alcuni musicisti riescono a unire i popoli pure in totale contrasto rispetto a ciò che contemporaneamente accade nelle società (spesso fra tensioni politiche e militari). Il volume del musicista Giovanni Bietti (compositore, pianista, musicologo) prende in esame alcuni momenti significativi del dialogo musiculturale nella storia europea dal Rinascimento ai giorni nostri, ossia approssimativamente dalla nascita della stampa e dell’editoria musicale (1501) fino all’odierna era della musica “riprodotta”, del disco, del CD, di Youtube. Ovviamente l’autore è consapevole che da sempre esiste pure una zona d’ombra nella storia della musica, un lato ambiguo e contraddittorio: il rapporto con il potere e, di conseguenza, con il mercato. Negli ultimi decenni, poi, la relazione tra aspirazioni artistiche e interessi economici e commerciali si è fatta ancor più intricata da decifrare e divulgare, una concatenazione più che una divagazione.

Il viaggio si sviluppa come un racconto cronologico, attraverso undici capitoli: singoli musicisti, periodi epocali o specifici generi ed evoluzioni estetiche, con esempi musicali audio di accompagnamento e riferimenti conclusivi di approfondimento specialistico; in fondo una buona nota bibliografica, un utile glossario di una sessantina di termini essenziali, l’indice ricco dei nomi e di selezionate tracce audio. Il primo spunto è dedicato a Orlando di Lasso che nel 1573 pubblicò a Monaco un libro contenente 28 composizioni di quattro diverse lingue (latino, tedesco, francese, italiano) a quattro voci ciascuna, insieme a quattro Dialoghi a otto voci nelle quattro lingue. Musicultura appunto, è questa la chiave, una curiosa insopprimibile vocazione al meticciato come incontro, confronto, ibridazione, mescolanza e talora fusione, come sogno ed esperienze plurivalenti di generi e forme, usi e costumi, stili e strumenti intorno alla musica. Il secondo capitolo è dedicato al fondamentale “cambio di passo” che fra Quattrocento e Cinquecento ebbe la danza, il genere che migra con più facilità, si sposta da un luogo all’altro e di adatta rapidamente alle caratteristiche delle varie culture, grazie a ritmo e ripetizioni quasi sempre senza testi verbali e nobile accesso ai balli di corte. Seguono capitoli che affrontano la complicata accoglienza delle musiche di popoli lontani (ebrei, turchi, arabi, cinesi) rappresentate all’inizio in modo grottesco e deformato, la musica strumentale della prima metà del Seicento, la sorprendente vicenda sinfonica della Tarantella (e prima ancora della Pizzica), la specifica funzione universale svolta dalla Nona di Beethoven (nel 1824 la prima esecuzione), le scuole nazionali dell’Ottocento, il ruolo di Debussy (1862-1918) nell’elogio dei piccoli popoli, i microcosmi dell’ungherese Béla Bartók (1881-1945), per chiudere con la nostra era della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte (anche musiculturale).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La notte non esiste (Le brevi di Valerio 318)

Angelo Petrella
La notte non esiste
Marsilio Venezia, 2019
Giallo

Napoli. Dicembre 2018. All’alba l’ispettore Denis Carbone arriva sulla scena del crimine, il cadavere di una bambina nigeriana è rotolato giù dalla scarpata a picco giù dal Parco Virgiliano, malmenata e strangolata, piena di metamfetamina. Lui ha ripreso a fumare pacchetti di Rothmans al giorno (non a bere, però, da tredici settimane), dopo la sparatoria e i guai di quattro mesi prima sente male dappertutto, soffre per l’antica morte della sorellina Alice e per l’assenza di Laura, ingoia di continuo pasticche antiacidi Cronizat. Lettieri, l’integerrimo capo, lo copre, ma il questore lo bracca. Siamo alla vigilia di Natale, niente festeggiamenti; invece rapimenti e uccisioni, incubi e corruzione, oscuri traffici e riti vudù, oltre ai drammi del passato e del presente nella vita dell’arrabbiato tormentato poliziotto. Altro che tenera! La notte non esiste è il secondo capitolo per la serie noir Carbone del bravo traduttore, sceneggiatore e scrittore Angelo Petrella (Napoli, 1978).

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La verità su Amedeo Consonni (Le gialle di Valerio 214)

Francesco Recami
La verità su Amedeo Consonni
Sellerio Palermo, 2019
Noir

Camogli. Novembre 2011. Alberto Scevola e Angela Mattioli si sono trasferiti lì da Milano, in una deliziosa casa rosa (un tempo appartenuta a tal Gassa, tipo strano) all’interno di un paesaggio idilliaco. Ormai sono in pensione e preferiscono vivere appartati e socializzare poco, forse nascondono qualcosa. Lui resta spesso solo, lei ha ancora molte pratiche familiari da sbrigare, perlopiù a Milano, nel condominio di ringhiera dov’era iniziata la loro storia. Alberto s’annoia e non sa bene che fare, continua a ritagliare articoli di cronaca nera, soprattutto segue la vicenda del prossimo processo sul caso della strage di Corsico (quattro vittime), in cui è coinvolto il pessimo vicequestore Magni, accusato di omicidio volontario; pare siano stati appena ritrovati due agenti della squadra che dirigeva, nudi dentro un camion in Turchia; erano scomparsi da quasi un anno, più o meno contemporaneamente a quando veniva dato per morto il testimone chiave, il 66enne ex tappezziere Amedeo Consonni, giustiziato sotto casa, l’appartamento (8) ormai rimasto vuoto. Angela torna nel suo appartamento (2). Amici e inquilini maschi del condominio sono turbati dalla presenza della teutonica poliglotta Yutta che vive con il manovale Antonio (nel 9), capelli biondi e occhi verdi, un metro e ottantacinque di forme splendide, spesso discinta sul ballatoio, una dea. L’84enne Luis De Angelis (16) la spia di continuo col binocolo. Gianmarco, il figlio più grande (anni 14) della disoccupata Donatella Giorgi (appartamento 15), ha una visibile cotta. Non sono da meno Claudio, il marito alcolista occupato come badante presso l’anziana finta invalida Mattei-Ferri (12), i nipoti che prima capitavano di rado come Daniel (di Luis) e il piccolo Enrico (di Amedeo), l’architetto Jacopo Du Vivier (appartamenti 6 e 7). Solo peruviani e cinesi sembrano distratti; e infastidita certo è la furba Mattei-Ferri che sta tramando crimini nell’ombra. Alcune verità sono evidenti, altre meno.

Il bravo scrittore toscano Francesco Recami (Firenze, 1956) aveva lasciato in sospeso vari equivoci e sospetti sui personaggi della sua principale fortunata serie. Dopo l’anno raccontato nei sei programmati romanzi (pubblicati fra il 2011 e il 2016), la casa di ringhiera nasconde ancora segreti e continua a riservare profittevoli sorprese. La narrazione (opportunamente in terza varia) ha come protagonista quel curioso godibile microcosmo milanese, la ventina di inquilini di un modesto edificio del primo Novecento, con una corte rettangolare e ringhiere di ferro battuto, misfatti crimini emozioni sentimenti che lì si svolgono, storie di tutti i generi e sottogeneri. Il primo capitolo scompagina il quadro perché illustra la biografia di Giovanni Bacigalupo detto Gassa (1922-1991), marinaio di Camogli, bisnipote, nipote e figlio di marinai, forte motivato simpatizzante del Partito Comunista Italiano, considerato alla fine un po’ il matto del paese. Soltanto attraverso il dipanarsi delle avventure (ultimo il capitolo 53, “l’oro di Re Mida”) potremo forse capire perché il comunista ha rovinato la vita di Alberto a Camogli, intuire cosa accidenti c’entra con la casa di ringhiera o che poi ci faceva davvero Yutta a Milano, verificare qualche attuale verità pur mantenendo aperti e incerti tutti i futuri. I romanzi di Recami sono sempre una garbata compagnia, tutti sono e siamo un poco portati in giro, il gioco letterario funziona, nella buona e nella cattiva sorte. Qui torna pure la Svetka di Amedeo, Angela si scrive lunghe dettagliate lettere con un vecchio amore, appaiono Schiavone e La Marca sotto mentite spoglie.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Le verità sepolte

Angela Marsons
Le verità sepolte
Newton Compton, 2019

Una nuova drammatica avventura per l’ispettrice Kim Stone, personaggio cult di Angela Marsons, autrice del bestseller Urla nel silenzio.
Ritengo utile, nel caso qualcuno non avesse letto i precedenti romanzi, una breve introduzione della protagonista: Kim Stone è una giovane donna tutta d’un pezzo, appassionata di moto, dura e pura, quasi crudele con se stessa e spesso così asociale da sembrare priva di sentimenti, ma è un ottimo poliziotto anche se ha l’abitudine di andare oltre le righe. Porta dentro di sé diversi scheletri nell’armadio, un’infanzia da incubo con l’agghiacciante scomparsa a sei anni del suo gemello, fatto morire per inedia da una madre schizofrenica. Ma Kim, nonostante i successivi affidamenti, spesso poco azzeccati e che le hanno “regalato” sfiducia generale nella gente, è diventata ugualmente una bella persona che crede nel suo lavoro e vorrebbe garantire giustizia per tutti. Kim è un detective ispettore e coordina coraggiosamente la sua squadra nella Black Country, l’area delle Midlands Occidentali inglesi, che comprende la parte nord e ovest di Birmingham e la parte sud ed est di Wolverhampton. A ogni nuovo caso si butta a capofitto nelle indagini, pretende il massimo da sé e dai suoi, che l’adorano e l’appoggiano. L’unica persona da cui si lascia avvicinare, però, è il sergente Bryant, il suo vice, e l’unico suo cedimento agli affetti un cane, Barnie, un border collie rimasto orfano di padrone.
Ogni romanzo di Angela Marsons narra una storia finita, ma fa parte di una struttura seriale. Quindi, a chi volesse prendere maggiore confidenza con i comprimari, quali Woody, il gran capo, Bryant, sergente e vice e Stacey e Kev, il resto del team, suggerisco senz’altro di leggere anche i precedenti.
Ma torniamo a noi: non ci si annoia mai al dipartimento di Investigazione criminale di Halesowen. Quella che doveva essere una normale esercitazione di archeologia forense di un branco di apatici studenti, con la faccia addormentata da lunedì, in un campo di Harley Green, poco dopo l’inizio del primo scavo improvvisamente si rivela una scena del crimine. La dottoressa A, nuova ed efficientissima anatomopatologa forense, ha trovato un teschio e di conseguenza avverte subito la Polizia della zona. La prima ad arrivare da Halesowen è la detective Kim Stone, seguita a ruota dal detective Travis che viene da West Mercia. Visto che quel benedetto campo del ritrovamento di Hayley Green è a Hunnington, a metà tra la giurisdizione di West Mercia e quella di Halesowen, scoppiano subito scintille tra i due poliziotti. Senza parlare del fatto che tra loro due non corre buon sangue per qualcosa di mai risolto che risale a un’indagine di quattro anni prima. Non appena il terreno è transennato e posto sequestro, saltano fuori altri resti e indizi probatori. Per la dottoressa A è subito chiaro: quelle ossa appartengono ad altre vittime. Tre, almeno. Come se non bastasse, sui poveri resti ci sono tracce di fori di proiettile e di profonde ferite provocate da tagliole per selvaggina.
Costretta dalla decisione dei rispettivi dipartimenti a lavorare fianco a fianco con il detective Travis, Kim Stone comincia a investigare sui proprietari, la famiglia più abbiente del circondario, i Preece, e sui loro affittuari, i Cowley, che tuttora gestiscono il terreno trasformato in cimitero.
Mentre i due colleghi/nemici sono costretti ad affrontare una indagine molto complicata, la squadra di Kim a Halosewen, affidata al misurato Bryant, deve fare i conti con l’emergenza provocata da un’ondata di odio e violenza improvvisa. In città infatti stanno succedendo alcuni atti violenti di stampo ultra razzista, veri e propri “crimini di odio”. Sono azioni di incommensurabile ferocia, commesse in una presunta fanatica difesa di valori inglesi morali ed economici, e prendono di mira asiatici, omosessuali ed emigrati polacchi. Atroci crimini che rimandano ad altri barbari fatti del passato. Potrebbero avere qualcosa in comune con quanto accaduto alle tre vittime di Hayley Green?
Mentre Kim Stone indaga per scoprire la verità, la sua agente Stacey, che ha individuato una potenziale pista sui razzisti assassini, si è cacciata in un pericolo mortale. Il tempo corre e bisogna trovarli e fermarli prima che riescano a uccidere ancora. Un thriller intrigante e velocissimo che incolla il lettore dalla prima pagina fino alla drammatica e avventurosa conclusione. Un romanzo caratterizzato dai rapporti personali tra diversi personaggi, ma anche dalla continua crescita della squadra del dipartimento di Investigazione criminale di Halesowen che sta imparando a gestire meglio i ruoli per diventare più coesa. Anche Kim Stone sta cambiando. Si dimostra più umana e forse sta cominciando ad accettare i suoi antichi demoni per arrivare a far pace con se stessa.

Angela Marsons ha esordito nel thriller con Urla nel silenzio, bestseller internazionale ai primi posti delle classifiche anche in Italia. La serie di libri che vede protagonista la detective Kim Stone prosegue con Il gioco del male, La ragazza scomparsa, Una morte perfetta, Linea di sangue e Le verità sepolte. Vive nella Black Country, in Inghilterra, la stessa regione in cui sono ambientati i suoi thriller. I suoi libri hanno già venduto più di 3 milioni di copie.

La Debicke e… La stanza segreta degli enigmi

Fabrizio Santi
La stanza segreta degli enigmi
Newton Compton, 2019

Tuscania, Alto Lazio. Giulio Salviati, lo scrittore detective protagonista di Fabrizio Santi, si è autoproclamato cavalier servente di Elena che con Arianna, amica e collaboratrice, è stata ingaggiata da Arnaldo Piermarini, ex professore universitario emerito di Filologia germanica e grande appassionato di arte. Il loro compito è quello di catalogare il contenuto della biblioteca privata della famiglia, situata in una vecchia e trascurata magione nobiliare settecentesca sperduta nella campagna sulle colline prospicienti ad Arlena di Castro. La vecchia dimora, a parte le librerie alle pareti cariche di volumi, è praticamente in disarmo. Mentre le due giovani donne si accingono ad affrontare il lavoro sollevando nuvole di polvere, Salviati, complice il caldo e l’ora pomeridiana del mese di giugno, sta per appisolarsi all’ombra di una vecchia quercia frondosa, quando un grido lo costringe ad alzarsi di scatto e a precipitarsi in casa. Arianna, scesa al pianterreno per cercare la borsa con il cellulare, accecata dalla penombra era stata aggredita alle spalle e colpita da uno sconosciuto. L’uomo, robusto e nerboruto a suo dire, si era poi dileguato di corsa passando dalla portafinestra in fondo al corridoio. Per lei come conseguenza solo un bello spavento, ma quella aggressione lascia spazio a molti interrogativi. Un ladro? E se era un ladro, cosa cercava in una casa disabitata? Qualcosa di nascosto tra questi scaffali colmi di testi tedeschi? Un libro? Probabile, e la mente sveglia e acuta di Giulio Salviati intuisce che il presunto ladro cercasse qualcosa del genere. Dopo frenetica ricerca salterà fuori una piccola collezione di manuali di indovinelli ed enigmi storici mai risolti. E, all’interno di uno di questi, Giulio Salviati scoprirà il testo di uno dei rompicapo più famosi al mondo: il celeberrimo “Indovinello del re” che, nel XVI secolo, aveva fatto quasi impazzire l’imperatore Rodolfo II, uno dei massimi cultori dell’esoterismo e dell’alchimia dei suoi tempi, che manteneva a corte una banda di pseudo maghi ed eruditi. La soluzione del cosiddetto “Indovinello del re” infatti sarebbe stata in grado di svelare il percorso da seguire per raggiungere la leggendaria “Camera di giada”, una camera segreta con le pareti ricoperte di giada, colma di tesori e scenario, si diceva, di favolosi fenomeni. Le voci sussurrano che fino a oggi solo pochissimi siano riusciti ad arrivare alla soluzione. Un bel mistero, anche perché nel frattempo il professor Piermarini, proprietario del maniero che contiene la biblioteca, è scomparso senza lasciare tracce. Ogni tentativo di mettersi in contatto con lui, anche attraverso la sua ex moglie e i suoi pochi amici e conoscenti, risulta vano. E oltre alla sua sparizione si inanellano una sequenza di strani fatti: sparatorie, omicidi, altre sparizioni che sembrerebbero non collegate tra loro e invece, secondo Salviati, hanno a che fare con i manuali e con certi dipinti che rimandano sempre a quel maledetto indovinello. Anche se teoricamente dovrebbe fare lo scrittore e stare tranquillamente seduto a tavolino, Giulio Salviati invece non riesce a stare alla larga dai pasticci. Persino stavolta, pur impelagato nella stesura di nuovo romanzo, si ritroverà invischiato in un rocambolesco intrigo che vorrà il suo coinvolgimento come detective, sconsigliato dall’amico poliziotto Restelli, costringendolo a mettersi all’opera per districare il mistero. Comincia così una rocambolesca avventura che lo porterà in viaggio per l’Italia, da Roma alla Toscana, fin su a Torino e nella laguna veneziana, e oltre i confini europei in compagnia di Elena e di Paolo, l’amico esperto informatico e… ben altro. Quali minacciosi pericoli si nascondono dietro quell’impossibile indovinello legato a una fiaba?
Un altro thriller esoterico ben congegnato per un enigma mai risolto. Ma esiste un vero senso per tutto questo? Un mistero che stavolta semina morte e ci lascia con una domanda senza risposta: esiste davvero la camera di giada?

Fabrizio Santi, insegnante d’inglese in un liceo scientifico di Roma, ha esordito come autore con il romanzo Il quadro maledetto. È diplomato in pianoforte al Conservatorio di Perugia e con la Newton Compton ha pubblicato Il settimo manoscritto, L’enigma della cattedrale sommersa e La stanza segreta degli enigmi.

La Debicke e… Troppo lontano per andarci e tornare

Stefano Di Lauro
Troppo lontano per andarci e tornare
Exorma edizioni, 2019

Nel XIX secolo, prima dell’avvento del cinema, della televisione e della diffusione globale di spettacoli e immagini via web, il circo era uno dei divertimenti più ricercati dalle persone di ogni ceto sociale. Chi oggi critica le esibizioni di animali in spettacoli circensi come inaccettabile coercizione, a maggior ragione inorridirebbe per la consuetudine, in voga dal 1800 fino alla prima metà del 1900, di esibire pubblicamente i cosiddetti fenomeni da baraccone. Gran parte delle attrazioni dei circhi di allora, infatti, consisteva in uomini e donne portatori di orride e penalizzanti deformità (nani di ogni genere, giganti, gigantesse, donne barbute, uomini e donne cannone…) che, anche contro la loro volontà, dovevano esibirsi per il divertimento di un pubblico di grandi e piccini. Negli Stati Uniti questi spettacoli, chiamati “freak show”, erano i cavalli di battaglia dei due circhi più famosi dell’epoca: il Ringling Brothers e il Barnum & Bailey Circus. Proprio ai tempi del famoso Circo Barnum, guidato dall’indimenticabile Phineas Taylor Barnum, gran maestro di funambolici “Misteri” e precursore dell’uso dei media dell’epoca (giornali, locandine e coloriti manifesti) Stefano Di Lauro ambienta la sua poetica e fantastica storia/favola del piccolo circo “Au Diable Vauvert”.
“Au Diable Vauvert”, nome tratto, a detta dell’autore, dall’antica residenza medioevale del monarca francese Roberto il Pio, che nei secoli ha preso il significato di “lontano in tanta malora”, come dire “in capo al mondo”, diventa un fondamentale e tangibile personaggio del romanzo. Un romanzo che, collocandosi al di fuori delle correnti letterarie, mira a una scelta poetica più intima, esotica e surreale ma non per questo meno affascinante e coinvolgente. Una storia corale che, con precisi riferimenti ad altre storie e a grandi autori quali Racine, Montaigne, Melville e la sua Moby Dick, mette al centro l’immaginazione e si fa talmente fiaba da rimandarci persino al Pinocchio di Collodi, con il simbolismo della balena che si ripete per tutto l’arco narrativo.
Ma torniamo a Troppo lontano per andarci e tornare.
Il 31 dicembre 1899 il piroscafo mercantile a vapore Holy Steam salpa dal porto di Le Havre facendo rotta su Buenos Aires. Nella stiva del vapore ha preso posto il piccolo circo “Au Diable Vauvert” che, a dispetto del nome, lascia la Francia per la prima volta, costretto dal progressivo disamore del pubblico nei confronti degli spettacoli circensi itineranti. “Au Diable Vauvert” ha caricato i carri, i cavalli, la vecchia lupa, le attrezzature, il tendone da montare con l’ingresso fatto a bocca di balena, le pedane e tutti i componenti della compagnia, ciascuno attore della sua storia e di quella comune, che porta con sé un importante bagaglio di ricordi e di esperienze. In una continua serie di flash back, le loro capacità e le loro esistenze vengono descritte in un lungo percorso umano, denso di stravaganti biografie, arricchite dai nomi parlanti attribuiti ai diversi personaggi: Orlando, Nounours, Mardea…
La trama, che si rincorre tra passato e presente, racconta la vita del circo prima della partenza, i rapporti tra le persone, il continuo viaggiare avanti e indietro sulle strade dal nord al sud della Francia, descritto con una serie di dagherrotipi che rimandano a Biarritz, Arles, ai paesi vicini a Parigi, ai vicoli di Marsiglia, ai villaggi sulle sponde della Loira, in Algeria, al Boulevard du Crime, offrendo al lettore un variegato affresco fin de siecle. Per poi risalire a bordo, scendere nella stiva e affrontare le onde e il mal di mare navigando verso Buenos Aires… forse.

Stefano Di Lauro è autore, regista e compositore. Ha pubblicato “Eroine nient’altro da dichiarare” (2012) e “Dittico dell’amore osceno” (2011) per Shamba Edizioni; “La mosca nel bicchiere – La poetica di Carmelo Bene” (Icaro, 2007); “Opere” (Besa, 2006). Come regista teatrale ha lavorato in Italia e all’estero. Autore di testi teatrali, adattamenti di opere straniere e riscritture di classici, ha anche realizzato opere di video-arte e documentari, e scritto musiche di scena affiancando numerosi progetti musicali e discografici. Ama i miti e per questo si definisce un mitonauta.

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Novembre 2019

Agli amici giallisti-scacchisti tre blog da seguire:
SoloScacchi
Scacchierando
Unoscacchista
Ci troverete anche il sottoscritto.

 

Morte di un dottore di D.M. Devine, Il Giallo Mondadori 2018.
Silbridge in Scozia. “Ebbi la certezza che Henderson fosse stato assassinato solo due mesi dopo la sua morte. Se ora ci ripenso, credo di averne avuto la sensazione quasi dall’inizio…”. Chi parla e racconta in prima persona proprio all’inizio della storia è Alan Turner, socio del fu dottor Henderson che ha un incontro nello studio con il sindaco Hackett. Più scontro che incontro. Sul fatto che sta per arrivare Elizabeth, la bella seconda moglie del defunto, una sgualdrina per il sindaco e, sempre secondo lui, anche l’amante di Alan. Dal colloquio si capisce che era morto per asfissia di una stufa a gas, dopo aver battuto la testa contro il parafuoco nel suo studio, dove era stato trovato proprio dalla stessa Elizabeth.
Tutto ruota attorno a questa morte creduta solo una disgrazia dall’ispettore Gordon Munro, mentre gli abitanti della città pensano, come il sindaco, che gli assassini siano i due amanti. E poi come aveva fatto l’uccisore a sapere che avrebbe trovato la sua vittima nell’ambulatorio a quell’ora? Henderson aveva annunciato solo a cena, insieme ad Alan ed Elizabeth, che non sarebbe uscito come faceva tutti i lunedì, ma una telefonata gli aveva fatto cambiare idea. Una telefonata dell’assassino? Per Elizabeth si tratta sicuramente del cugino Andrew Fairgrieve che gioca d’azzardo e chiede continuamente soldi, ma Alan non le crede perché Andrew è solo “uno svagato e pasticcione”. Ella stessa si sente in pericolo, ha ricevuto una lettera minatoria, ha avuto in passato un incidente con la macchina manomessa.
Le indagini vanno avanti con Munro “un omone massiccio” dalla “corporatura di un peso massimo” spesso in lite con Alan che gli aveva fregato “la sua ragazza”, ovvero Joan Griffith, nipote del sindaco. I sospetti e i sospettati non mancano. Oltre ad Alan ed Elizabeth ci sarà anche una discreta litania di personaggi, a partire dallo stesso sindaco, che avevano motivi per uccidere Henderson. Tra i quali magari proprio uno dei pazienti di quel funesto lunedì. Si scoprirà anche qualcosa di “particolare” sulle tendenze sessuali del dottore tanto da aprire un altro campo di indagine. E l’assassino colpirà ancora…
Dialoghi lunghi (a volte esagerati) che danno un ritmo lento al racconto, passato e presente che si intrecciano, dubbi, assilli, incertezze, tormenti. Perfino una partita a scacchi (interessa solo a me) e una citazione improrogabile di Sherlock Holmes. Ma la domanda principale è “Chi sarà l’assassino? È questo? È quello? È Elizabeth o, addirittura, lo stesso narratore bugiardo?” Mah…
Finale tenero e sentimentale. Lieto solo per qualcuno.

Investigatori col monocolo di Freeman Wills Croft, J.J. Connington, R. Austin Freeman, Il Giallo Mondadori 2019.
Il silenzio delle ombre di Freeman Wills Crofts
Il romanzo potrebbe intitolarsi benissimo “Sparizioni”. Il primo a dileguarsi nell’aria è il dottor Earle in un piccolo villaggio del Surrey. Stava seduto in poltrona “e tre minuti dopo era scomparso senza un suono, senza essere visto, senza lasciare traccia, senza il benché minimo motivo. Svanito dalla faccia della terra”. La seconda un’infermiera che era stata sorpresa, addirittura, insieme al dottore. In seguito ne sparirà anche un’altra. Così, come per miracolo.
Bella gatta da pelare per l’ispettore French, “di bassa statura, intelligente e piacevole”, in stretta collaborazione con il sovrintendente Sheaf. Prima domanda che sorge spontanea: “Una fuga d’amore tra il dottore e l’infermiera, dato che anche la moglie se la intendeva con un bel giovanotto?”. Seconda domanda: “Un assassinio?”. Potrebbe essere questo o quello ma allora perché non si ritrovano i corpi? Roba da far andare in pezzi il cervello. Ma l’ispettore è un duro (sua massima “Occupati sempre dei contro, perché i pro sanno badare a se stessi”), infaticabile di notte e di giorno, a piedi, in bicicletta, in macchina, scruta, osserva, prende appunti, esamina e riesamina, ricomincia da capo. Da tenere presente la cattiva salute del dottore, il suo testamento e un libro importante da lui scritto. Classica soluzione finale precisa, puntuale, rigorosa, con allegati orari e cartina.
Il cratere del diavolo di J.J. Connington
Ambledown nella campagna inglese del 1942. In piena guerra. Scoperto, lì vicino, un tesoro vichingo da un archeologo durante uno scavo. Tesoro maledetto secondo l’ubriacone del luogo e una antica maledizione per cui “chi dovesse ritrovarlo andrà incontro a morte sicura”. Detto fatto, l’archeologo muore durante un bombardamento, anche se probabilmente è stato ucciso prima con un colpo in testa per rubare parte del tesoro dello scavo. Il capo della polizia sir Clinton al lavoro insieme all’amico Wendover (entrambi giocano a scacchi) e all’ispettore Camlet. Ed ecco delle strane morti di girini e di conigli simili a quella dell’ubriacone trovato riverso per strada. Senza alcuna spiegazione plausibile per il dottore Allardyce. Forse tutto si spiega, invece, con qualche “arcano rito magico” da parte di un chiaroveggente di origini africane. Meglio controllare.
Intanto fioccano le domande: morti per avvelenamento?, che tipo di avvelenamento?, chi ci guadagna da queste morti?, che cosa ci guadagna?, sono collegate fra di loro?, è possibile che ci sia di mezzo il dottore stesso? o sono causa del chiaroveggente che “incanta” con i suoi trucchi? Una ricerca lunga, difficile, per sfatare certe sciocche credenze e andare al sodo sfruttando a fondo le conoscenze mediche e scientifiche del tempo (riguardo, soprattutto, a determinate sostanze tossiche e velenose). Finale drammatico vissuto attraverso le azioni di chi si è reso colpevole. Ma sir Clinton è vicino…
Il caso Burnaby di R. Austin Freeman
Frank Burnaby, un uomo sulla cinquantina, tranquillo, timido, gentile. Sua moglie sulla trentina, attraente ed esuberante. Quattro figli, tre ragazzi e una ragazza. E un amico, Cyril Parker, bello, gradevole, sagace. Una famiglia felice, per il dottor Jardine che racconta la storia. Ma qualcosa succede, qualcosa di strano perché Frank viene colto sempre più spesso da attacchi che sembrano dovuti a un veleno (viso arrossato, gola secca e pupille dilatate). Per svelare il mistero occorre l’intervento dell’amico dottor Thorndyke. Andando al sodo gli attacchi sembrano collegati a qualche cibo preparato dalla moglie e fornito da Cyril. Moglie che, per questo, verrà accusata. Ma Thorndyke sui veleni ne sa una più del diavolo…
Ottima Introduzione e scelta dei testi del nostro Mauro Boncompagni. Si respira in questi romanzi un’atmosfera strana, misteriosa, irrazionale. Persone che svaniscono, persone e animali che muoiono in maniera inesplicabile. Comunque dalla lettura attenta e minuziosa (ci vuole un po’ di pazienza) dei meccanismi e dei mezzi scientifici che portano alla morte (per contrastare, appunto, l’irrazionale), compresa una discreta serie di veleni, anche noi lettori siamo ora pronti a scaraventare nella bara qualcuno che ci sta sul gozzo con ampie possibilità di farla franca. Di French, sir Clinton e Thorndyke non se ne vedono in giro.

La logica di Falconer di Ian Morson, Mondadori 2019.
Oxford seconda metà del XIII° secolo. Si sta avvicinando il Natale ed è in corso la festa di santa Fridesvida. Chiesa abbaziale gremitissima, tutti osannanti per le sue spoglie mortali ma Edward Petusance, sacerdote della chiesa di Sant’Aldate, geloso di questo successo è alla ricerca disperata di una simile “attrazione” per attrarre, appunto, i pellegrini con le loro monete sonanti. Nello stesso tempo anche Falconer, maestro reggente della Facoltà delle Arti, sta cercando nel ghetto ebraico un misterioso alchimista per conto dell’amico Ruggero Bacone esiliato in Francia. Oxford è veramente un tripudio di gioia e di esaltazione, un miscuglio di artigiani, mercanti, pellegrini spendaccioni da ogni dove. È arrivata una compagnia di giullari e giocolieri con a capo Stefano de Askeles, che ha messo gli occhi sulla bella Margaret Peper moglie di John, per sfruttare al meglio la situazione. E ci sarà pure il re Enrico, uomo devoto, con la regina e i nobili ad assistere alle sacre rappresentazioni. Un altro personaggio, Tommaso di Cantilupe, ex cancelliere dell’Università di Oxford, cerca intanto di riguadagnarsi la benevolenza del re che lo vuole punire per essersi associato con le gilde dei mercanti e dei borghesi, sospettato anche di complicità con i briganti e le razzie nei campi.
Tutto procede regolarmente fino all’assalto dei briganti alla compagnia (verranno respinti) e alla morte del “diavolo”, di solito interpretato dallo stesso Askeles, colpito alla schiena con uno scalpello di carpentiere. Ma questa volta trattasi invece, con stupore di tutti, di fratello Adam… E Falconer ha assistito alla scena intravedendo “un’altra sagoma più umana staccarsi da quella forma diabolica e ritirarsi nell’ombra protettiva del palco”. Indaga Peter Bullock, guardia della città di Oxford. Per lui l’assassino è sicuramente John Peper, ingelosito delle attenzioni di Askeles per la moglie. Pensava, ne è sicuro, che sotto la maschera del diavolo ci fosse proprio lui. Ma Falconer è dubbioso, qualcosa non quadra, anche altri hanno motivo di toglierlo di mezzo. Nel frattempo è preso dal risolvere il messaggio criptico di Bacone “Non occorre spingersi fino ai germani per trovare quest’uomo. Basta cercare tra omega e alfa”. Che cosa significa? E i delitti non cesseranno… Falconer, comunque, interrogando e osservando con occhio acuto ciò che gli sta intorno si è già fatta un’idea. Li ha tutti riuniti al Collegio di Aristotele dove ha preparato un colpo finale ben congegnato per smascherare l’assassino.
La storia è un interessante viaggio ricco di suspense e di sorprese, lungo una città e una società variegata e complessa, con le sue particolari credenze e tradizioni (vedi, per esempio, la nomina per un giorno tra gli studenti del Signore della Sregolatezza), le mire, gli odi all’interno dei gruppi sociali più poveri e più potenti, lo studio dell’alchimia e dell’astrologia, gli scontri con i briganti e gli ebrei ribelli del tredicesimo secolo.
Per la Storia del giallo Mondadori la nona puntata Gli anni Sessanta di Mauro Boncompagni. A partire da Ed McBain con il suo 87° Distretto finendo con Ruth Rendell sulla quale l’autore farà in seguito un discorso a parte. Ma ci sono pure Marric, Hillary Waugh, Donald Westlake, D.M. Devine, Ellis Peter, Philip MacDonald, Howard Brown, John Ball e John Wainwright. Che volete di più?…

L’estate del mundial di Piero Colaprico, BUR 2015 (precedentemente Net 2006).
“Il 17 giugno 1982 è un brutto giorno per Pietro Binda, onesto e coriaceo maresciallo della sezione Omicidi, prossimo alla pensione. Nel cortile del Banco Ambrosiano è stato scoperto il corpo della segretaria di Roberto Calvi, da un paio di giorni scomparso da Milano. E poi una telefonata dall’amico anarchico Loris: la sua amica Lavinia, quella che faceva la soubrette, è stata uccisa sulle scale di casa e lui è tra i sospettati. E così Pietro Binda si ritrova tra le mani due indagini: quella ufficiale, riservatissima, che scatta quando da Londra arriva la comunicazione che il “banchiere di Dio” è morto impiccato sotto il ponte dei Frati Neri; e quella ufficiosa, a fianco di Loris. Nella rovente estate milanese, mentre cresce l’entusiasmo per l’impresa dell’Italia ai mondiali di calcio in Spagna, il maresciallo entra in due mondi che gli erano sconosciuti, quello del denaro e quello del varietà: mondi che possono essere entrambi molto ostili, letali”.
Il maresciallo Pietro Binda si è trasferito a Milano da tre mesi. Infanzia a Trani, da poliziotto a Caserta e poi a Milano. Sposato con Rachele che gli sembra non solo più vecchia ma anche più materna e premurosa. Molto attaccato a lei “Nonostante i tanti anni insieme, cosa davvero volesse certe volte la moglie non riusciva a comprenderlo: era difficile capire le donne in genere, la sua in particolare. La tenne stretta, e le appoggiò la testa nell’incavo del collo, come facevano da fidanzati, tante vite prima”. Ha un figlio Umberto che fa un lavoretto come pasticcere, pettinatura da rasta e passa ore al centro sociale Leoncavallo. Incomincia ad essere allergico ai “semi della violenza” che hanno invaso Milano e l’Italia. Ama la musica classica, soprattutto Beethoven. Baffetti alla Amedeo Nazzari, capelli grigi, cicatrice sul fianco (destro o sinistro non ricordo). Beve spremuta mista di arancio e pompelmo, grignolino e anche grappa. Buono il risotto al taleggio e al radicchio travisano così come l’orata in salmoriglio al cartoccio. Gli piace anche il “pulaster” allo spiedo e antipasti vari con un po’ di pesce in carpione. Frutta tropicale. Una buona forchetta. Il calcio gli interessa solo quando non ha da fare cose più importanti. Cambiamenti a Milano “Finalmente aveva compreso: Armani, le commesse altezzose, le vetrine spoglie e nello stesso tempo ricche, non erano altro che le tracce di un nuovo culto pagano che si stava diffondendo intorno al Duomo. Una fede nell’apparenza che da Milano si propagava nel resto del mondo”. Forte volontà, paziente, mani larghe e pesanti da montanaro. Quando occorre sa essere duro. E anche cambiare giudizio: “A Binda Loris adesso appariva migliore di quanto pensasse, meno superficiale, e non sapendo come dirglielo si limitò a dargli una pacca sulla spalla”. Stremato dal lavoro ma appagato “Il lavoro, soprattutto se ben fatto, aveva questo potere terapeutico: quando cominciava a girare per il verso giusto, portava una tale dose di soddisfazione da lenire piccole e grandi stanchezze”. Qualche critica alla riviera romagnola dove si sta appiccicati gli uni agli altri. Una confusione…Sesso tranquillo: “Non c’era più la passione dei primi incontri, ma anche la profonda calma di chi si conosce da una vita e ha visto, da quell’unione, nascere anche un altro essere umano, era un buon afrodisiaco”. Gli piacciono gli articoli di diritto. Critica alla società italiana: “Insomma, amici, in un paese come l’America uno che diventa ricco e non sa certificare da dove ha preso i soldi, rischia di finire in carcere, come capitò ad Al Capone. Invece, in Italia i furbi hanno un premio, finché va bene”. A buon intenditor poche parole…
Colaprico è uno scrittore vero. Diretto, spiccio, senza tanti fronzoli.

I Maigret di Marco Bettalli

La chiusa n. 1 del 1933
Il protagonista assoluto della storia – quasi un one man show – è un donnaiolo intelligente, ingombrante, eccessivo, stranamente amico e “doppio” dello stesso Maigret, corpulento marinaio di chiatte (ancora chiatte!, sia pure alla periferia di Parigi) divenuto ricchissimo proprietario di una flottiglia. Tutta la storia, in un incantato aprile di inizio primavera, si risolve in un complesso ed estenuante – anche se a volte appena accennato – gioco psicologico tra Maigret (descritto come prossimo – pochissimi giorni! – alla pensione: Simenon, in questo periodo, aveva dei problemi relazionali con il suo personaggio: nei due successivi lo troviamo prima “in esilio”, poi finalmente in pensione. Ma sarà Maigret a vincere…) e il protagonista, e tra quest’ultimo e un suo vecchio amico malmesso, di cui aveva in passato cinicamente posseduto la figlia con grossi problemi mentali (un leit motiv stereotipato spesso presente nei romanzi di Simenon). La parte gialla interessa l’autore ancor meno del solito: il compito viene sbrigato molto rapidamente – quasi per dovere, verrebbe da dire – e in modo, a tratti, un po’ confuso e poco convincente. Restano le scene con Émile Ducrau, detto Mimile, a volte indimenticabili, sicuramente la parte migliore di un romanzo non privo di pecche.

La casa del giudice del 1942
Siamo ancora sul mare, ma i protagonisti non vanno sulle navi, sono mitilicultori. Maigret è esiliato a Luçon, per oscure trame svoltesi a Parigi, di cui nulla ci viene detto (Simenon ci tornerà rapidissimamente in un accenno in Maigret e il ministro, n.46). Se la passa un po’ tristemente con l’idiota e vanesio ispettore Méjat, quando finalmente, in un piovoso gennaio, gli si presenta un caso degno di questo nome, con un irreprensibile giudice avanti negli anni nella cui casa si svolgono misteriose trame e vengono nascosti cadaveri. Al centro della storia, tra le più inverosimili, nella quale Simenon dispiega senza risparmio la sua usuale misoginia, vi sono complessi intrecci tra il figlio del giudice, che figlio in realtà non è, la figlia descritta sia pur pudicamente come ninfomane all’ultimo stadio e quindi rinchiusa in una casa di cura, amici più o meno fedeli, donnette bisbetiche e impiccione, ragazzotte messe incinte in continuazione, in una descrizione di vita di paese a tinte forti, ma a tratti efficace. Contrariamente agli schemi usuali, a salvarsi questa volta è proprio la figura del giudice, tipico esempio di alto borghese pieno di scheletri (in senso letterale…) nell’armadio, ma in qualche modo onesto e nobile nella sua disperazione di padre sfortunato e di ancor più sfortunato marito.

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

Alle porte della notte di Paolo Roversi, Marsilio 2019.
Radeschi, Radeschi francamente ci mancavi. Sei cambiato, d’accordo, diverso, nuovo? Più riflessivo? Maturo? No, a ben vedere fa sempre capolino il ragazzo di provincia arrivato a Milano per fare fortuna come giornalista, ma diventato anche il bersaglio sotto pressione di un invisibile e minaccioso nemico che gliel’ha giurata a morte. Stavolta si parte alla grande con una scenografica rapina in una gioielleria del pieno centro di Milano, in via Montenapoleone, il cuore più costoso dello shopping della città. L’allarme azionato a distanza, che chiama in soccorso la polizia, pare scombussolare i piani dei due rapinatori, ma loro niente! Impavidi prendono una commessa in ostaggio, escono in strada, sequestrano armi in pugno il furgone di una lavanderia e, dopo aver ingaggiato un conflitto a fuoco con i carabinieri, fuggono bruciando semafori e travolgendo ostacoli. Ai terrorizzati occupanti del mezzo sequestrato i banditi si presentano come Luglio e Novembre. La loro fuga, che provoca una sanguinosa e letale carambola che vedrà coinvolte volanti della polizia, auto e taxi, bloccherà Piazza San Babila, permettendo al furgone di dileguarsi nel nulla.
Una brutta storia che, oltre a rovinare le vacanze programmate al vicequestore Loris Sebastiani, bruciato all’aeroporto mentre era in partenza per il Portogallo con una polposa e giovane fiamma, darà il via a una nuova indagine che lo costringerà a coinvolgere, sempre in veste di consulente della polizia, l’amico, giornalista e hacker Enrico Radeschi…
Gli anni passano, sono passati anche per Radeschi e per il vicequestore Sebastiani. Restano certe vitellonesche abitudini: Sebastiani mastica ancora sigari e non smette di correre dietro alle sottane e Radeschi sogna le bistecche. Poi, sempre cani per Radeschi, anche se il labrador Buck ormai quasi in pensione è stato sostituito dal chihuahua Rimbaud. Regge gli anni il “giallone” e parte nonostante il gelido e nevoso inverno milanese. MilanoNera è diventata una testata web di gran successo molto seguita, con un redattore di pregio che si chiama Andrea e che è uno schianto di ragazza. Prende peso e il dovuto spazio la figura del Danese, che pare un diavolo incarnato o forse un abile e donchisciottesco giostratore che non crede al destino. Ma stavolta potrebbe sbagliarsi? Che stiano rischiando di brutto tutti davvero? Che ne dite? Grazie Paolo, alla prossima!

L’ombra di Melanie Raabe, Corbaccio 2019.
“Tu porti morte… L’11 febbraio ucciderai al Prater un uomo di nome Arthur Grimm. Di tua spontanea volontà. E con ottime ragioni” È questo il minaccioso vaticinio sussurrato da una vecchia mendicante a Norah Richter in una strada di Vienna. Perché mai Norah dovrebbe uccidere qualcuno e chi è mai Arthur Grimm? Ciò nondimeno quelle parole riescono a catapultare a ritroso nel tempo Norah, giovane ma affermata giornalista tedesca, appena trasferita a Vienna, dove ha accettato una lusinghiera proposta di lavoro. Perché quella data, poi? Proprio un 11 febbraio di diciotto anni prima, quando era ancora una ragazzina, era successo qualcosa di terribile: il suicidio della sua amica d’infanzia. Suicidio che l’aveva toccata dolorosamente e in un certo senso aveva segnato per sempre la sua vita. Talmente segnato da renderle difficile, se non impossibile, accettare un rapporto duraturo. Basti pensare che il suo improvviso trasloco a Vienna aveva visto anche la rottura del suo affettuoso legame con Alex. Legame su cui pesava per lei la paura di impegnarsi definitivamente per poi magari essere abbandonata.
Melanie Raabe ha creato con Norah Richter una donna forte e indipendente, pronta ad affrontare le sfide della vita. Ha successo nella sua professione, ha vissuto a Londra, in varie città tedesche e quando era molto più giovane ha saputo gestire la disintossicazione dalla droga dopo un’overdose quasi fatale. Fa coraggiosamente campagna in prima persona per i diritti delle donne e per la giustizia in generale. Allo stesso tempo Norah è una persona introversa, che per la sua rettitudine si è fatta dei nemici e con pochissimi veri amici. Una donna che si affida a saltuari brevi contatti sul web, preferisce arrangiarsi, regolare i suoi problemi da sola, cosa che la fa apparire agli altri, anche ai colleghi di lavoro, inavvicinabile, distaccata e arrogante. Quelle parole della mendicante le appaiono all’inizio solo uno stupido e macabro scherzo. C’è solo quella fortuita coincidenza di data, 11 febbraio, che le richiama tristi flashback del lontano passato e la disturba. Insomma, lei non conosce nessun Arthur Grimm. Ma Norah è una giornalista d’indagine. Il suo io la spinge a investigare, deve sapere se la sua presunta vittima Arthur Grimm esiste veramente, chi è, lo cerca e lo individua…

Dodici rose a Settembre di Maurizio de Giovanni, Sellerio 2019.
Personaggi già usati in precedenti racconti pubblicati per Sellerio, Mina Settembre e gli altri per la prima volta diventano interpreti di un romanzo. Un indovinato e irresistibile ventaglio di maschere farsesche che si muove agilmente sul palcoscenico di Napoli, città dolorosa come la pietà michelangiolesca, spesso sfinita dalla tragedia. Ma una città che sa farsi anche criminale, crudele, spietata verso i deboli che de Giovanni non ci nasconde, anzi ci fa scoprire nelle sue pagine arricchite dal fiorito ironico dialetto, stravagante ma polposo linguaggio dei suoi personaggi di ogni livello sociale. Insomma un ventaglio che, con le tante sfaccettature delle sue storie, si allarga fino a diventare un colorito emblema della difficoltà della vita. Per chi non avesse ancora incontrato Gelsomina Settembre detta Mina, assistente sociale di un consultorio napoletano, mi pare doveroso chiarire che è una borghese napoletana laureata che lavora nei Quartieri Spagnoli, cosa che troppo spesso la costringe a impegnarsi in casi che chiedono giustizia. Ma Maurizio de Giovanni ci sorprende sempre.
Mina Settembre è una tosta, che riesce a far fronte al suo lavoro difficile ovunque, ma che purtroppo a Napoli deve subire anche la permanente carenza di personale e quindi non è in grado di fornire vera assistenza, ed è sottoposta alla conseguente sfiducia degli assistiti che guardano come intrusi quei poveri sottopagati impiegati disposti a farsi il mazzo dietro un tavolino. O peggio li considerano impiccioni che vorrebbero ficcare il naso in cose che non li riguardano. Insieme a Mina, ecco il suo “team”, un improvvisato gruppo d’intervento in termini guerreschi. Sul lavoro colmo di buona volontà, da lei spesso scoraggiato (è fidanzatissimo con una collega in missione in Africa e l’insicurezza affettiva di Mina non le concede di dargli spazio) il “dottore”, il ginecologo Domenico «chiamami Mimmo» Gammardella, bello come il sole, un gemello di Robert Redford assolutamente ignaro degli effetti del suo fascino; «Rudy» (da Rodolfo Valentino per chi ne dubitasse) Trapanese, il quasi nano portiere dello stabile che si crede un adone con gli occhi sempre “appizzati” sulla sofferta ben oltre la quarta di seno, croce e delizia di Mina; e, più di lato, le irresistibili e spesso generose amiche di sempre con le quali Mina condivide ancora una inestinguibile complicità e amicizia dai tempi di scuola, senza dimenticare il suo ex marito, il magistrato De Carolis, arrogante rompiscatole anche se ogni tanto vorrebbe conciliare le leggi con la giustizia. Per tutti loro, baracca e burattini, Maurizio de Giovanni si è ingegnato a coinvolgerli in due quasi parallele corse contro il tempo…

Le letture di Jonathan

Cari ragazzi,
oggi vi presento Diario di una Schiappa. La dura verità di Jeff Kinney, Il Castoro 2012.
Greg, la solita schiappa, questa volta si ritrova ad affrontare molte avventure. Però senza il suo migliore amico Rowley, perché hanno litigato poco prima dell’inizio della scuola. Dovrà affrontare il quarto matrimonio dello zio Gary, dove si ritroverà a dormire tra gli “scapoli” e fare l’assistente del suo fratellino Manny alla cerimonia. Dovrà rinunciare alla festa di Jordan Jury, il ragazzo più popolare della scuola, partecipare al pigiama party scolastico dove fanno giochi stupidi che a Greg non piacciono e, come sempre, combinerà un sacco di guai. Dovrà anche andare dal dentista del suo babbo che gli darà un apparecchio che gli arriva fino alle orecchie. E persino fare un esperimento di scuola, mantenendo intatto un uovo per un giorno che però gli cucinerà la mamma per colazione. Insomma dovrà affrontare molte avventure divertenti senza il suo migliore amico, ma “Farà pace con lui?”…

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Il mondo in gioco (Le brevi di Valerio 317)

Paola Maniotti
Il mondo in gioco. Giochi di strada per l’educazione all’altro
GruppoAbele Torino, 2019 (Versioni precedenti nel 1997 e nel 2007)
Pedagogia

Terra. Da sempre. Giocare è sinonimo di allegria, innocenza, divertimento in tutte le età, soprattutto quando non si è più infanti né ancora adolescenti, dai 6 ai 12 anni, poi ognuno veda per sé. Riguarda innumerevoli attività, dai giochi di scacchiera a quelli di movimento, di squadra organizzati o solitari, con le parole o con i numeri. La bella idea di raccoglierli (quasi) tutti, Il mondo in gioco, esperienza millenaria in lingue e culture diverse, era nata da esercizi didattici interculturali, realizzati in una primaria del Trentino con le varie declinazioni del fare ludico.
La pedagogista Paola Maniotti è stata maestra per decenni, ora da dirigente scolastica ha rielaborato quel testo chiaro e utilissimo per insegnanti, ludotecari, educatori, animatori del tempo libero, delle colonie estive, dei campeggi, compresi i genitori. La prima breve parte riguarda la teoria, la seconda i suggerimenti didattici, la terza uno splendido e comparato repertorio mondiale dei giochi.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La grande nemica (Le brevi di Valerio 316)

Flavio Alivernini
La grande nemica. Il caso Boldrini
People Gallarate, 2019
Politica

Italia. 2014-2019. Nel 2013 Laura Boldrini (Macerata, 1961) fu eletta presidente della Camera dei deputati. Un anno dopo un video sul blog di Beppe Grillo gestito da Casaleggio Associati viene intitolato: Cosa succederebbe se ti trovassi la Boldrini in macchina? Si scatenò l’inferno: una persona fu data in pasto alle peggiori pulsioni della Rete, iniziò una narrazione tossica che l’ha identifica come causa dei mali strutturali e contingenti del paese. Due anni dopo Salvini presenta una bambola gonfiabile come sosia di Boldrini, provocando un ulteriore salto di qualità: insulti violenti, aggressioni verbali e notizie false, offese e odio si moltiplicano ancora. Roba di cui vergognarsi.
E Flavio Alivernini, che nel 2013-14 era al vertice della comunicazione 5 Stelle, si vergognò tanto che negli anni successivi ha poi lavorato con Boldrini, contribuendo alla giusta fiera meticolosa reazione al bullismo, come ora racconta con dovizia di particolari e utili consigli in La grande nemica.

(Recensione di Valerio Calzolaio)