La Debicke e… La prima pietra

La prima pietra
di Fabio Novel
Delos Passport, 2017
Racconto lungo

Questo racconto è ambientato nel Mali, stato interno dell’Africa Occidentale, e più precisamente a Adjelhoc, in Azawad, regione che nel 2012, dopo violenti combattimenti, aveva dichiarato la propria indipendenza, per tornare meno di un anno dopo a far parte dello stato originario.
Fabio Novel sa ben raccontare storie del mondo e dal mondo. Sono storie legate a persone e a consuetudini con ambientazioni molto precise e curate che portano il lettore in realtà lontane e diverse dall’ordinario.
Dopo averci fatto conoscere una certa Asia del Sud Est, con i suoi romanzi Scatole siamesi e Sangue khmer, e racconti come Phuket inferno, senza trascurare altre location per le sue trame (quale Le mani di Hussein, inserito inizialmente nell’antologia Capacità nascoste e riproposto in seguito su Segretissimo Mondadori), stavolta ha scelto uno scenario dell’Africa Centrale: l’Azawad maliano. Uno sconfinato territorio che dagli anni Sessanta continua a dilatarsi, un’immensa pianura tagliata da poche e frastagliate creste montuose con ripide scarpate che dividono una serie di altopiani in arenaria, il più alto dei quali raggiunge appena i cinquecento metri. Circa tre quarti dell’area di Azawad è desertica o semi-desertica. E anche là vivono e si muovono i famosissimi tuareg.
I Tuareg (con g dura) sono un popolo berbero, tradizionalmente nomade, stanziato lungo il deserto del Sahara (principalmente nel Mali e nel Niger ma anche in Algeria, Libia, Burkina Faso e perfino nel Ciad dove vengono chiamati Kinnin).
La lingua tuareg (tamahaq, tamajeq o tamasheq, a seconda della pronuncia) è un dialetto berbero. E il nome Tuareg, di origine araba, sarebbe il plurale arabo dalla parola Tārgī, “abitante della Tārga” (Tārga in berbero significa “canale” e si rifà al Fezzan, una vallata libica). I Tuareg però definiscono se stessi solo: Kel tamahaq, “coloro che parlano la tamahaq”.
Ma di cosa parla La prima pietra?
A Adjelhoc, i tuareg sono in rivolta per ottenere l’indipendenza, ma la loro lotta è pesantemente contaminata dall’ideologia di gruppi armati islamico-radicali, quali AQMI e Ansar Dine.
E con loro, arriva il lato più oscuro della sharia. Su questo insolito e difficile e sfondo geopolitico e sociale, Fabio Novel porta in scena una tragedia, un atroce dramma di amore e morte, marchiato da incomprensioni familiari, vendicative meschinità umane, ideali laici e fanatismi religiosi. E ci spiega che La prima pietra è liberamente ispirato, cambiando i nomi dei personaggi e certe motivazioni, a un fatto realmente accaduto nel 2012.
L’incipit del racconto recita:
«Non troppo aguzza, non troppo smussata. La misura giusta, adatta a versare il giusto sangue.
Non troppo piccola: all’impatto, non provoca sufficiente dolore.
Non troppo grande: potrebbe ammazzare sul colpo»…
Una torbida, efferata e rituale esecuzione ordinata dalla barbarie.

Fabio Novel è nato nel 1966, a Trieste. In gioventù ha consolidato un forte legame con l’Est Asiatico. Ha pubblicato racconti per varie antologie, nelle collane Segretissimo e Giallo Mondadori, su M-La rivista del Mistero e sulla rivista Writers Magazine Italia.
Per MilanoNera ha pubblicato in digitale il racconto Fiori per Diana e il western L’uomo che uccise Texas Jones. Per l’editore DelosDigital, i thriller neri Phuket Inferno (DelosCrime, 2015) e Sangue khmer (Odissea Digital, 2016).
Ha collaborato alla stesura del DizioNoir (DelosBooks) e all’edizione italiana del gioco di ruolo Spione, di Ron Edwards.
Per Mondadori ha curato due speciali AA.VV. della collana Segretissimo, dedicati alla spy fiction italiana: Legion (2008) e Noi siamo Legione (2015).

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La Debicke e… La figlia del mercante di seta

La figlia del mercante di seta
di Dinah Jefferies
Newton Compton, 2017

Dall’autrice del bestseller Il profumo delle foglie di tè, un romanzo con un’accurata ricostruzione storica ambientato nel Vietnam francese degli anni ’50. In quegli anni il Vietnam o, come si chiamava allora, l’Indocina, era vittima di una lotta tra la Francia, determinata a mantenere le sue ricche colonie, e i Vietminh che volevano l’indipendenza. La Francia definì la colonizzazione dell’Indocina “una missione civilizzatrice”. Come la Gran Bretagna e altri imperi coloniali, costruì scuole, ospedali e strade, però dietro le migliori intenzioni il colonialismo si è dimostrato solo una questione di profitto.
Nel 1952 i francesi cercavano invano di nascondere i primi sanguinosi attentati dei Vietminh, indottrinati e sostenuti dai Sovietici e dai cinesi.
Nicole, figlia di Duval, ricco e stimato commerciante francese, è “La figlia del mercante di seta”: per metà vientnamita e per metà francese, non ha avuto un’infanzia facile. Amata veramente solo dalla cuoca francese di casa, è cresciuta insicura, amareggiata dal disinteresse che suo padre e Sylvia, la bionda e bella sorella maggiore, provano per lei e dalla disapprovazione che ostentano nei suoi confronti a ogni piccola mancanza. Sua madre è morta nel darla alla luce, straziata dal dolore e abbandonata in una pozza di sangue. È forse questo il motivo che condanna Nicole ad essere il cigno nero della famiglia? A provare un ingiusto senso di colpa, a essere dilaniata dalle spaventose emozioni che una ragazza di sangue misto doveva affrontare in quei momenti?
Nicole vive all’ombra della bella e sfrontata sorella maggiore, Sylvie.
Durante il ricevimento in giardino, organizzato per festeggiare i suoi diciotto anni, conosce Mark, un amico americano di sua sorella. Biondo, alto, con le spalle larghe e meravigliosi occhi blu. Mark è molto gentile… Per Nicole è il classico colpo di fulmine. Ḕ l’uomo dei suoi sogni. Ma cosa c’è tra lui e Sylvie? E poi Mark non è solo un mercante di seta, come credeva. Ḕ legato ai servizi segreti americani e si trova in Indocina per seguire l’evolversi della situazione…
Pochi giorni dopo, quando Duval decide di affidare a Sylvie le redini degli affari di famiglia, legati al commercio della seta, a Nicole non resta che accontentarsi della gestione del vecchio negozio nell’antico quartiere vietnamita di Hanoi. Quella zona tuttavia è anche un pericoloso covo di militanti Vietminh ribelli pronti a tutto per porre fine alla dominazione francese, persino a uccidere o tradire i propri cari. In questo clima sempre più teso e difficile da sopportare, Nicole sarà costretta ad aprire gli occhi. L’antico rione di Hanoi è ben diverso dall’idilliaco quartiere fatto di belle ville coloniali dove vive suo padre. Nicole, tramite Trân, un universitario ribelle, avrà modo di scoprire la corruzione, l’inganno e il dolore su cui si regge il sistema coloniale francese e si renderà conto che anche Mark, suo padre e sua sorella sono direttamente coinvolti nella sanguinaria politica del paese. A quel punto, nonostante sia innamorata di Mark, crede di intravedere una via di fuga da una vita che non ha scelto e da una cultura a cui non sente più di appartenere. Ma in un Paese dilaniato dai contrasti, è difficile per Nicole fare la scelta giusta e capire di chi potersi veramente fidare …
Una storia complicata che è un po’ sfuggita di mano all’autrice, che esaspera certe situazioni emotive comportamentali, un po’ da telenovela. La figlia del mercante di seta infatti pare contemporaneamente una spy story romantica, ma anche un romanzo costruito sulla rivalità tra sorelle, sull’incosciente e dolorosa aberrazione di una certa follia, sui tanti segreti da tenere nascosti e sull’amore sincero che riesce a sfidare la sorte, a cui fa da sfondo, ed è forse la parte più indovinata, l’ambientazione esotica di un Vietnam ancora ebbro di sensazioni, colori e meravigliosi sapori dell’età del colonialismo.

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Le brevi di Valerio/119: Stelvio Antonini

Autore Stelvio Antonini
Titolo Saluti sì, ma niente baci. Storie e personaggi da un “interno” del Pci
Editore Simple
Anno 2016 (terza edizione, 1° 1998, 2° 2004)

Un bravo appassionato onesto funzionario del Pci, giornalista da sempre e lettore onnivoro, racconta le faccende politiche che visse di persona tra la Sicilia e Roma, Macerata e il mondo, dalla fine degli anni cinquanta alla trasformazione in Pds dei primi Novanta, aggiungendovi oggi un capitolo di venti pagine per gli aggiornamenti successivi.
Stelvio Antonini (Montelupone, 1939) è stato consigliere in più comuni, consigliere regionale per quasi 8 anni nelle Marche, componente di segreterie provinciali e regionali, di organismi dirigenti anche nazionali, dirigente di associazioni di massa. Ha incontrato con curiosità e acume personalità che hanno fatto la storia del paese e anonimi protagonisti di movimenti e lotte. In Saluti sì, ma niente baci. Storie e personaggi da un “interno” del Pci offre un quadro ricchissimo e inedito di passaggi più o meno noti della vicenda politico-istituzionale italiana.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

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Le gialle di Valerio/98: Robecchi

Alessandro Robecchi
Torto marcio
Sellerio, 2017
Noir

Milano. Marzo 2017. L’alto sottile solitario nervoso 40enne sovrintendente di Polizia Pasquale Carella arriva sul luogo in cui hanno sparato per strada di notte a Fabrizio Gotti, 60enne ricco imprenditore (catena di lussuose macellerie, giro d’affari di 16 milioni di euro), prima allo stomaco e poi in testa, non un professionista, facendo pure trovare una busta di plastica trasparente con dentro un Sasso. La sera dopo, mentre stanno ancora cercando di capirci qualcosa, con un solo colpo in testa qualcuno uccide l’urbanista immobiliarista ammanicatissimo 59enne Cesare Crisanti e lascia un altro sasso. Carella coinvolge pienamente il vicesovrintendente Tarcisio Ghezzi, acuto e indisciplinato, più vecchio (ormai a 5 anni dalla pensione). Raccolgono informazioni, cercano connessioni, avanzano ipotesi ma prefetto e vertici del Quirinale fanno una riunione e li estromettono. Le indagini passano a una squadra mandata da Roma, Digos, esperti di terrorismo, un profiler israeliano come consulente. Il vicequestore Gregori consiglia loro di mettersi in ferie e di lavorare in squadra clandestina, di nascosto, in silenzio, facendo rapporto solo a lui, che a sua volta li informa e aggiorna sulle dinamiche ufficiali. Fanno tana a casa Ghezzi, la 48enne moglie Rosa li accudisce, non hanno figli. Incappano in vecchie storie degli anni di piombo, nel collettivo del diritto alla casa interno ai casermoni popolari di piazza Selinunte (c’è un Quaderno nel prologo novembrino) e, al solito, nel buon bel beffardo Carlo Monterossi che deve ritrovare l’Anello rubato alla ricca mamma di Katia Sironi, agente e stratega della sua carriera di autore televisivo. Finché non si aggiungono un altro morto con sasso e la sua bellissima moglie.

L’acuminato giornalista e autore televisivo (anche con Crozza) Alessandro Robecchi (Milano, 1960) entra nell’olimpo noir con notevole merito, satirico romanziere ormai d’alta qualità, in terza varia al presente, ogni romanzo della serie (questo il quarto) migliore del precedente. Davvero ottimo! Meno al centro, il protagonista resta Carlo, benestante portatore sano di autentici guai, a quattro puntate dal liberarsi del programma televisivo Crazy Love che lo ha reso ricco e famoso, in permanente procinto dall’iniziare a scrivere un colto documentato saggio su Bob Dylan (specie dopo il Nobel), del quale ricorda e usa mitici versi in ogni contesto assimilabile (a esempio “il mondo è pazzo di giustizia”). Sarà lui (insieme al suo amico borderline private eye Oscar Falcone) a offrire informazioni rilevanti sul caso dei sassi e a scoprire quella parte decisiva della verità ingestibile dalla giustizia ordinaria. I sassi servono appunto a metterci una pietra sopra, anche su carnefici e vittime. Propriamente un noir, dunque, in cui non può darsi insieme giustizia civile e giustizia sociale, giustizia personale e giustizia collettiva, tanto quanto sono evidenti e crescono disuguaglianze formali e sostanziali, delle quali i poliziotti perbene si rendono almeno conto. Il ruolo del vero cattivo lo svolge così l’informazione, la Grande Fabbrica della Merda che non dorme mai, sia gran parte della programmazione tivù sia il combinato disposto dei vari quotidiani. E nella narrazione si capisce che tutti hanno o commettono un qualche torto marcio, da cui il titolo. Ancora Oban 14 in compagnia e Sauvignon blanc da soli, per liberare la mente. Chissà se è ancora a Roma la vedova Campana, Isabella De Nardi Contini?

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le brevi di Valerio/118: Antonio Damasco

Autore Antonio Damasco
Titolo L’immaginifica storia di Esperer
Editore Rete Italiana di Cultura Popolare
Anno 2015

Sollucchero, la costa alle porte del paese di Rien-ne-va-plus. Tra qualche tempo. Nessuno può più passare da una zona all’altra. In quel lembo di terra baciato dal sole, dal mare, da buon vino e ottimo cibo, concentrato ormai delle attrazioni turistiche di tutto il mondo, paradiso terrestre delle giostre, passaggio verso altri luoghi strabilianti, ogni attività non remunerativa aveva smesso di esistere. Arriva un gruppo di aspiranti pellegrini poveri e inerti, le guardie li fermano al confine, allora costruiscono un villaggio sugli scogli, tutt’intorno tanti se ne innamorano.
Una fiaba, null’altro che una fiaba ci racconta Antonio Damasco con L’immaginifica storia di Esperer, illustrata con sapienza da Alice Tortoroglio. Niente a che vedere con Ventimiglia, solo con la gioia di vivere e la bella attività a Torino (e non solo) della Rete Italiana di Cultura Popolare.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le lunghine di Fabio Lotti: Sulla rotta del Giallo Mondadori (III)

Gli Speciali…
Questa volta mi dedico un po’ agli Speciali, a quei libri, insomma, curati spesso da Mauro Boncompagni e da Stefano Di Marino che mettono insieme romanzi o racconti su determinati argomenti. Me li sono beccati tutti ma qui ne citerò solo alcuni.
A dir la verità all’inizio era Supergiallo e ci aveva messo lo zampino pure Alan Altieri con Anime Nere sul quale mi divertii un po’ sfacciatamente anche a dare dei voti in maniera ironica (perdonatemi). Dunque non perdetevi gli Speciali. Sotto la guida di Mauro Boncompagni, dicevo, sono diventati davvero speciali.
Ci si trova di tutto. Pure una serie di signorine zitelline che non sono da meno dei maschietti (anzi!) nello scovare intrepidi assassini. Prendete Le signorine omicidi colpiscono ancora e Le signorine omicidi per rendervene conto. Qui abbiamo Miss Silver, Norma Boyd, Hildegarde Withers, Sarah Keate, Mammina (non scherzo) e Miss Marple a offrirvi qualche esempio della loro abilità investigativa basata, o su una specie di infallibile istinto (femminile, s’intende), o su una straordinaria, stringente logica deduttiva (e non manca neppure il sorriso).
Se le detective in gonnella non vi danno soddisfazione buttatevi pure sui gatti. Non vi prendo in giro. Sfogliate Il gatto che conosceva gli astri di Lilian Jackson Braun e vi troverete in compagnia con gatti particolari come Koko e Yum Yum, il primo che riesce a intuire il chi, il come, il perché, e il luogo dove era avvenuto il crimine, e cercava di comunicare i propri sospetti, il secondo, pardon la seconda, intelligente, ricca di inventiva, furba, che nasconde le prove sotto il divano e sotto il tappeto.
In uno Speciale che si rispetti non mancano, non devono mancare, i veleni come in Veleni letali di John Dickson Carr, Hillary Waugh, Anthony Berkeley. Lunedì 7 giugno Roger Chapman, vice sovrintendente della scuola di Stockford nel Connectict, siede a tavola con la moglie Betty, insegnante di scuola alla media superiore. Tra le altre cose da mettere sotto i denti cipolle alla panna di un sapore terribile. Così come terribile è la sua morte da stricnina e anche la moglie se la vede brutta. Qualche giorno prima, guarda un po’, era nata una discussione in famiglia su Svetonio e sui famosi veleni imperiali, e dunque qui gatta ci cova… (tanto per darvi un’idea del primo romanzo Piazza pulita di Carr).
E non deve mancare nemmeno il sesso intrecciato con la morte come in Eros & Thanatos. Questo, mi ricordo, era a cura di Stefano Di Marino con una lunga trenata di autori, soprattutto al femminile.
Morte, dunque, e sesso. Anzi, prima sesso e poi morte. Naturalmente. Spiattellato in tutte le salse, sviscerato nei suoi più intimi segreti con tecnica sopraffina. Come solo le donne sanno fare. Su questo alzo le mani e mi arrendo. Sesso ed erotismo sottile, seducente, coinvolgente, sporco, cattivo, perverso e violento. E poi gelosia tremenda e tremenda vendetta, ma anche amore, via, la voglia d’amore, il desiderio d’amore, di un sorriso, di una carezza che non c’è e allora il coltello che fende e che squarcia, il sangue che sprizza. Racconti forti, duri, al limite della sopportazione e finali talora imprevisti e spiazzanti. Ai giorni nostri o nel Medioevo il risultato non cambia. La morte violenta d’amore si fa largo fra le maglie del tempo, per insediarsi dappertutto, perfino nei luoghi di pace e di preghiera dove il Male dovrebbe tenersi lontano.
E sono presenti, sempre nei nostri magnifici Speciali, pure le “canzoncine” tremende che preannunciano momenti di sangue. Vedi Melodie di morte di Jonathan Stagge, Robert Goldsborough, Cornell Woolrich. Nella introduzione Mauro Boncompagni ce lo dice apertamente. Certe ballate o filastrocche nel romanzo poliziesco sono di una sfiga pazzesca. Portano morti ammazzati a go-go. E ne fa una lista impressionante.
Figuriamoci, poi, i castelli, dimore eccellenti per efferati delitti come in Delitti al castello in cui figurano Donald E. Westlake, Edgar Wallace e G.K. Chesterton (miezzeca!). Due romanzi ed un racconto. Tre storie diverse, tre stili diversi a costituire una lettura che ci vuole pronti agli sviluppi più grotteschi, aggrovigliati e paradossali. Con riposino e goduria mentale, diciamola così, insieme a Padre Brown di Chesterton.
In Tre donne del mistero si possono incontrare tre scrittrici indimenticabili: Dorothy L. Sayers con il suo investigatore dilettante Peter Wimsey; Ngaio Marsh, a sua volta con l’ispettore Roderick Alleyn e Mary Roberts Rinehart che sfrutta addirittura un veterinario per scoprire la scomparsa di un bambino.
Qualche parola su Le indagini di Scotland Yard di John Dickson Carr, J.J. Marric e Edgar Wallace. Qui troviamo l’ex ispettore Whicher, furbo una cifra. Ha capito chi è l’assassino e vuole tendergli una trappola con la collaborazione di una truffatrice. Poi George Gideon, comandante di un dipartimento investigativo di Scotland Yard, imponente ed elegante, tosto e incrollabile, moglie Kate che lo conforta al bisogno e cinque figli a rendergli la vita più movimentata. E, infine, Reeder della Procura generale, viso lungo, capelli argentei, basette, un paio di lenti cerchiate di metallo, una bombetta, cravatta con nodo già fatto e un ombrello appeso sempre al braccio (mi ricorda padre Brown). Un’autorità nello studio delle emozioni umane, vede il male dappertutto ed ha la mente come quella di un criminale (lo dice lui stesso). Per questo riesce a risolvere i casi più difficili come il presente.
Un mezzo per mandare qualcuno al creatore è senz’altro il cibo. Vedi L’alta cucina del delitto di Ellery Queen (La ricetta del diavolo), Douglas Clark (Ne uccide più la gola…) e Cornell Woolrich (Morte in ascensore).
Intanto, come antipasto, la succosa ”Introduzione” di Mauro Boncompagni sul rapporto giallo-cucina che ha prodotto ottimi risultati, anche perché, come scrive lui stesso tra l’attività del cuoco e quella del giallista c’è una somiglianza di fondo, a pensarci bene: confezionare un buon piatto può essere magari meno complesso, ma è altrettanto soddisfacente che confezionare un buon poliziesco. Il cibo, dunque, personaggio non secondario dei racconti. Stuzzica l’appetito al solo vederlo, ottimo al gusto, direi, se non fosse composto con troppa cipolla, per esempio, e talora non proprio salutare. Insomma avvelenato, in una maniera o nell’altra, capace di dare vita a disquisizioni scientifiche, ricostruzioni incredibili, sospetti, tensioni e paure. Nel terzo diventa addirittura giudice tremendo e inflessibile.
Di detective giornalisti ce ne sono stati parecchi. A partire da Joseph Rouletabille di Gaston Leroux e via a seguire con Philip Trent di E.C. Bentley e poi Roger Sheringham, Flashgum Casey e Kent Murdoch per arrivare a Jim Qwilleram, forse il più famoso, tanto per dare un’idea e già sapete i nomi degli autori. In Delitti in prima pagina di Fredric Brown, Gregory McDonald e Cornell Woolrich faremo la conoscenza del cronista Sam Evans, del giornalista Irvin Fletcher detto Fletch e del galoppino Clint Burgess. Un trio speciale. Tre personaggi alla ricerca della verità. Tre tipi diversi contro tutto e tutti. E il lettore è lì, a bocca spalancata, che li segue nei loro movimenti e nelle loro elucubrazioni attraverso una scrittura spesso veloce, ironica, leggera e pure divertente dentro una trama da manuale. Ora sorpreso, ora scosso, ora ammirato, ora un po’ sconcertato tra gli improvvisi cambiamenti che gli si parano davanti.
Negli Speciali c’è posto anche per il Noir con I tre volti del noir di James Hadley, Stefano Di Marino e Francis Iles.
Tre scelte oculate con determinate caratteristiche: il rocambolesco cambio di situazioni, sia fattuali che psicologiche del primo racconto; Il filone “esotico-avventuroso”, come sottolinea Boncompagni, tipico di Stefano nel secondo, in una Milano dove pullulano orientali di varie razze e dove il movimento la fa da padrone senza sfuggire a pause di puro sentimento; nell’ultimo racconto breve gli spasmi e i contorcimenti dell’animo del protagonista, espressi con una buona dose di ironia, prima dell’esito finale che non è certo come si aspettava. E poi c’è l’amore, soprattutto l’amore non voluto, l’amore forzato e respinto che si trasforma in odio a scatenare gli istinti più brutali dell’uomo.
Alla prossima. Se ci arrivo.

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La Debicke e… In fuga con la zia

In fuga con la zia
di Miriam Toews
Marcos y Marcos, 2017

In una storia americana, la strada regala ideale spazio per sognare, sperare in un’altra vita.
E il viaggio sarà quasi la scelta obbligata per Hattie, ventottenne costretta a tornare da Parigi, dove tentava di costruire un legame e sognava di fare l’artista, al suo Manitoba (Canada) per riprendere le redini della stravagante famiglia di sua sorella Min e farsi carico dei nipoti, il quindicenne Logan e l’undicenne Thebes.

Quando Hattie sbarca dalla Francia, trova Min completamente fuori di testa, Annichilita e sfinita, ha dimenticato ogni gioia, ogni sprazzo di coerenza. Forse le ha annegate nei ricordi insieme a suo padre morto nel mare di Acapulco, forse le ha nascoste nel cassone della sabbia in giardino mentre giocava con i bambini.
I suoi occhi sono accecati dalla follia. È statica, atona, ha perso la giusta direzione, ha perso il filo della sua esistenza e dopo il check-in, e il necessario ricovero in ospedale, rifiuta tutto e tutti. Vuole che la lascino da sola, a morire.
Min aveva un marito di nome Cerkis, un artista che compone gallerie di foto sfuocate, che ha allontanato, come troppe altre cose della sua vita. I suoi figli, Logan di 15 anni e Thebes di 11, abbandonati da troppo tempo a loro stessi, sono allo sbando. Anche sua sorella Hattie si era allontanata, rifugiandosi a Parigi, dopo aver tentato invano anno dopo anno di rallegrarla, di farle capire un comune linguaggio che parlasse di amore e di legami consolidati.
Ma adesso Hattie è tornata, e a suo modo dovrà provare a rimettere ordine.
I tre partiranno in auto per trovare e raggiungere Cherkis, il marito e padre dei ragazzi scacciato malamente da Min. Partiranno per un viaggio che attraverserà il South Dakota, il Wyoming, il Colorado, l’Utah, la California, per raggiungere il confine del Messico.
Alla fine i Troutman ritroveranno il padre, ma il loro lungo viaggio sarà stato anche il modo per ricostruire in qualche modo, metaforicamente, le loro esistenze.
In fuga con la zia non è un patetico romanzo americano, e zia Hattie non è una disneyana Mary Poppins. Questo libro è un incredibile road book a 4 ruote e 4 velocità. Quella ridotta di Min, confinata nella clinica psichiatrica, quella incerta ma obbligata di Hattie che carica i ragazzi su un traballante furgone per andare alla ricerca di Cherckis, che nell’assolato Joshua Tree National Park si è unito ad un gruppo di anarchici per monitorare gli abusi della polizia frontaliera. Dal Manitoba ai confini con il Messico, i veri pilastri che coordineranno questa bella storia su gomma saranno Logan e Thebes. Lei, con i capelli tinti di viola e incrostati di ogni sporcizia, sembra un cucciolo di giraffa, piange poco e inventa di continuo nuove parole, quasi fossero buoni regalo o aquiloni giganti. Logan è un falso duro che parla poco, nasconde le sue emozioni, tiene il cappuccio della felpa sempre calato sugli occhi, tira a canestro e si sfoga lanciando accette nel giardino dei vicini.
Il viaggio insieme servirà a zia e nipoti per conoscersi meglio, analizzare a fondo problemi, ansie e difficoltà della crescita, per volersi bene e riuscire a comprendere come continuare a volere bene a quella strana madre/sorella così condizionante nella vita di tutti e tre.
Un romanzo con tante fermate, molti motel squallidamente tristi e una valanga di parole sovrastate dalla musica a palla. Un romanzo, nonostante le difficili premesse, leggero e coinvolgente! E, soprattutto, un infinito atto d’amore e di sorellanza.
L’autrice, Miriam Toews, canadese di origine mennonita, attrice a tempo perso, e naturalmente viaggiatrice instancabile, nel romanzo In fuga con la zia ha saputo regalare alla narrazione un ritmo azzeccato, nonostante le continue derive di linguaggio e credibilità, traendo confortante ispirazione dal territorio, dallo spazio della natura e da quello della mente.

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La Debicke e… Nella pancia del mostro

Nella pancia del mostro
di Dario Villasanta
Lettere Animate Editore, 2016

Il nuovo romanzo di Dario Villasanta è il seguito ideale di Angeli e folli.
In Nella pancia del mostro un uomo, uno sconosciuto, si sveglia costretto in un letto di contenzione di una cella d’isolamento dell’Ospedale Psichiatrico Giudiziario di Castiglione delle Stiviere. Riconosce il posto, sa che non è la prima volta, ma ora… perché? È solo, di nuovo prigioniero e indossa appena una maglietta e delle mutande. La finestra che vede girandosi ha le sbarre. Una nuova maledetta condanna dunque.
Bentornato nell’inferno dell’OPG?
Domenico, intermediario immobiliare e Giulia, ex prostituta diventata una brava fotografa, da troppo poco affrancati da un passato ai limiti della legalità, apprendono dai giornali la notizia della decisione del tribunale di obbligare quell’uomo a tre anni di misure di sicurezza. Sono sicuri entrambi che si tratti di Dax, l’ambiguo benefattore e amico che in un’estate, che ha ribaltato le loro vite, li ha tirati fuori dal fango, con mezzi legali e non, imboccando se necessario scomode scorciatoie.
Tra i vani tentativi di riuscire a prendere contatto con quel misterioso internato per scoprirne l’identità e forse tirarlo fuori, e l’angoscia dei due protagonisti che devono ancora metabolizzare gli sbagli del passato, il romanzo di Villasanta narra e spiega la crudele e attuale realtà italiana degli OPG, i vecchi manicomi criminali e ci coinvolge, mettendoci di fronte a una forte e necessaria denuncia sociale.
Sul palcoscenico, dentro e fuori quella scellerata struttura sanitaria, si avvicenda sulla scena una squadra di personaggi minori, avviluppati anche loro nella condanna di una personale disperazione. Personaggi, o meglio persone, che non lasciano indifferenti e che vanno a rapportarsi con Domenico e Giulia.
Una storia che pare incredibile, ma che invece è ispirata da fatti realmente accaduti. L’Italia è una nazione che troppo spesso dimentica i vecchi nelle case di cura, i tossicodipendenti nei Sert, i propri figli nelle profonde periferie, i pazzi nei manicomi e molti detenuti negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari. Nella pancia del mostro descrive un viaggio in questo abbandono. Che narra del male degli uomini sugli uomini.
Dario Villasanta, scrittore, è un uomo con un passato non proprio edificante che ha alternato, secondo le dichiarazioni rilasciate in un’intervista, a momenti di vita decisamente più sobri e tranquilli. Però è anche qualcuno che ha voluto ripartire, provare a cambiare e ha ricominciato scrivendo.
Il suo lavoro l’ha ripagato, almeno in parte.
Oggi è blogger e organizzatore di eventi letterari, ha ricevuto un prestigioso premio speciale al Premio Internazionale Città di Cattolica 2015 per il suo ‘romanzo di strada’ Angeli e folli, appena riproposto da Lettere Animate con il titolo Il Prezzo.

Le brevi di Valerio/116: Canti, ballate e ipocondrie d’amore

Autore Canio Loguercio e Alessandro D’Alessandro
Titolo Canti, ballate e ipocondrie d’ammore
Editore Squilibri
Anno 2016
Prezzo 18 euro
Testi, cd, dvd

Canzone napoletana. Da decenni, in vario modo, con varie collaborazioni, il lucano-romano Canio Loguercio riflette e sperimenta un’originale reinterpretazione del cantare napoletano. Lui è la voce. L’indispensabile organetto è suonato da Alessandro D’Alessandro in tredici nuovi colti appassionanti Canti, ballate e ipocondrie d’ammore, cui non mancano altri strumenti e incroci, rinomati compagni di strada. Potete finalmente leggerli e ascoltarli in un prezioso cofanetto che contiene anche il video dello storico sodale Antonello Matarazzo, eredità drammaturgica di centinaia di concerti e incontri in case, locali, scenari di mezz’Italia. Musicisti veri, storie coinvolgenti, ironia colta, amicizie profonde, empatie di paesaggi.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Le Debicke e… Iguana Club

Iguana Club
di Maurizio Lanteri e Lilli Luini
Calibro Nove, 2017
(Presentato oggi a Nebbia Gialla da Patrizia Debicke)

Incipit spagnolo per un improvvisato corriere della droga, l’agente immobiliare Luca Dalmetta, che deve raggiungere Almansa e poi Ayora per uno scambio di “roba” contro denaro, un appuntamento da non mancare. Un’apertura condita subito brutalmente da un eccidio a Jarafuel il 14, lo stesso giorno del massacro di San Valentino, per questo nuovo thriller a firma Maurizio Lanteri e Lilli Luini, che poi si rivelerà la seconda avventura di JB ovverosia Jacopo Bignone e della scatenata aspirante archeologa Consuelo Salini, il suo diavolo/angelo, già conosciuta in veste di protagonisti di Bruja.
Mattia Cattaneo, rampollo di una ricca famiglia molto in vista, scompare misteriosamente e due giorni dopo viene ritrovato sulla spiaggia con la testa sfracellata da un proiettile. Era un rapimento finito male? Oppure?
Mattia Cattaneo spendeva molto, frequentava un giro allargato che faceva capo all’Iguana Club, locale di lusso di Alassio, dove girava allegramente la cocaina e giocava. Jacopo Bignone, in forza come socio e giornalista della Ponente Press, una testata locale web che sta cominciando a quagliare, ci crede poco e imbocca una pista che lo porta in Spagna. E scopre che a Jarafuel, non lontano da Valencia, proprio il giorno del rapimento di Catteaneo, c’è stata una spietata strage di narcos. Unica traccia, l’identikit di un italiano che si è fermato a mangiare in una posada della zona e che assomiglia straordinariamente a Luca Dolmetta, agiato agente immobiliare che conosceva bene Mattia e come lui frequentava il più esclusivo night club di Alassio, l’Iguana Club. Cosa diavolo gira intorno all’Iguana Club?
Dolmetta, informato da Jacopo, confessa il suo coinvolgimento, promette di collaborare ma invece di “sgravarsi” con la giudice Cristina Minoli, taglia la corda.
Con l’aiuto di Jorge, un levriero spagnolo legato al circuito delle corse clandestine, ritrovato mezzo morto e salvato da Dolmetta, Jacopo e Consuelo riusciranno a individuare il marcio che si nasconde dietro l’omicidio di Mattia. Una mortale piovra vorace, o meglio una “ndrina” semidormiente e quasi ufficializzata da anni di soggiorno clandestino in zona come fiorente floricultura, si muove, fa, disfa e stringe i suoi tentacoli alla città. Ma il suo vasto campo d’azione, che spazia dalla prostituzione al controllo della droga, fa gola ad altre mafie che vorrebbero conquistare il mercato…
Noir mediterraneo, storie che raccontano di una certa società con le sue morbose e incontrollabili sfaccettature. Che parlano di gente comune, plagiata e invischiata a forza in situazioni in grado di trasformarle in vittime. O talvolta in carnefici.
Una storia di oggi, di questo nostro attuale mondo bacato e bislacco. Questo mondo che volenti o nolenti ci riguarda e circonda tutti.
Jacopo Bignone irrompe nella storia quasi per caso, se ne impadronisce con la volontà di arrivare finalmente a uno scoop giornalistico, ce la racconta in prima persona, addentrandosi, rivelandoci passo dopo passo i suoi complessi e articolati intrighi e voi… Beh andate a leggervelo!

Gli autori: Maurizio Lanteri, medico pediatra, vive a Garlenda in Liguria.
Lilli Luini lavora in campo finanziario e vive a Taino, sul Lago Maggiore.
Si sono conosciuti sul web e scrivono in coppia dal 2003. Insieme hanno pubblicato: il mistery La Casa del Priore (TracceDiverse 2006), due romanzi noir con Fratelli Frilli (Non tornare a Mameson 2007, La forgia del diavolo 2009), cui sono seguiti Bruja (Todaro, finalista NebbiaGialla 2011) e La cappella dei Penitenti Grigi (Nord 2013). Il loro sito è www.lanteriluini.it