Donato Carrisi Story: 2. L’intervista (2009)

donato carrisi[Sempre nel 2009, l'AngoloNero telefonava a Donato Carrisi per fargli qualche domanda. Ecco cosa si dissero i due, allora]

È stato il successo del 2009: Il Suggeritore (Longanesi) dell’esordiente Donato Carrisi si è aggiudicato il Premio Bancarella, il premio Letteratura Gialla di Camaiore e ha riscosso un notevolissimo consenso di critica e pubblico.
Il Suggeritore è un romanzo anomalo: ambientato in un luogo non identificato, attinge a piene mani dalla casistica nota di casi di serial killer. La rielaborazione di Carrisi risulta essere però molto originale, coinvolgente, spiazzante. E anomala è la trafila del romanzo, come ammette lo stesso autore.

AB – Il Suggeritore: un successo inaspettato o costruito a tavolino? Ti aspettavi questo risultato?
DC – Assolutamente no. Sono arrivato alla pubblicazione nel modo più rocambolesco possibile. Ho iniziato a scrivere il libro senza avere un’idea di come funzionasse il mondo editoriale. Poco prima di finire il romanzo ho cercato un agente editoriale e ho puntato direttamente a Luigi Bernabò, l’agente di Ken Follett e Dan Brown, pensando che non mi avrebbe risposto. Invece si è detto subito interessato. Così gli ho mandato il romanzo e mi ha richiamato. Dopo un lavoro di editing minimo, il romanzo è stato messo all’asta. L’ha spuntata subito Longanesi e immediatamente dopo sono arrivati gli editori stranieri. È stato il primo caso di un esordiente venduto all’estero prima di essere pubblicato. Io ero incredulo, mi chiedevo: ma è normale che sia così? Sono stato molto fortunato.
Inoltre si è creato un ottimo rapporto con la casa editrice, con l’agente, addirittura anche tra loro e la mia famiglia…
Molti hanno lamentato il fatto che il libro abbia avuto un lancio clamoroso. Ma perché? Invece di compiacersi del fatto che qualcosa nel mondo editoriale sta cambiando, se un editore è disposto a puntare così tanto su un esordiente italiano, ci si rammarica quasi di questo.

AB – Tu sei anche sceneggiatore. Dunque hai già, professionalmente, una certa consuetudine con la scrittura.
DC – Scrivo dall’età di 19 anni. Ho scritto molto per il teatro perché avevo una piccola compagnia teatrale in Puglia: producevo, cercavo gli sponsor, costruivo le scenografie insieme a mio padre, facevo veramente di tutto. Adesso non lo rifarei, anche perché era un mestiere rischiosissimo: bastava che un attore avesse l’influenza per mandare tutto all’aria, pagando spese incredibili. Ho fatto radio per tanti anni, ho scritto di tutto.

AB – Questo è il primo romanzo che scrivi o il primo pubblicato?
DC – Il primo pubblicato; il primo romanzo risale al 2000 e per fortuna non l’ho pubblicato perché non era maturo. Era un noir, ma completamente diverso. Sarebbe stato difficile, dopo un libro mediocre, fare un exploit come quello del Suggeritore.

AB - Temo piuttosto che potrai avere un altro problema. Dopo un simile exploit sarà difficile mantenere lo stesso livello con il secondo libro. Lo dico anche per scaramanzia, eh.
DC – Mi rendo conto perfettamente che non sarà facile. Lo sento molto come un banco di prova, perché è lì che si vedono le carte dello scrittore. Però ho mollato tante cose nella mia vita per dedicarmi ad altre che mi appassionavano di più. Tante volte sono ripartito da zero. Anche in questo caso, si tratta di “azzerare” mentalmente questa esperienza e ricominciare da capo…

AB – Ritroveremo la squadra del Suggeritore in un altro romanzo? Il finale si presta ad un seguito…
DC – Ma perché, non può finire così? Io non sono per i finali chiusi, la storia deve continuare anche oltre le pagine. Ci sono personaggi affascinanti proprio perché conservano intatto il loro mistero.
Ho imparato la lezione di Jeffery Deaver che non fa mai morire i cattivi, piuttosto muoiono i buoni. I suoi cattivi sono tutti rinchiusi in un carcere di massima sicurezza a Manhattan. Perché sono i cattivi che fanno la storia.

AB - Come ti sei documentato?
DC – Ho una formazione giuridica da penalista che è un po’ una vocazione familiare. Gli studi sono iniziati all’epoca dell’Università, con Criminologia e Scienza del comportamento. Il lavoro della tesi, che ho dato con uno dei periti del caso Chiatti (il “mostro di Foligno”), mi ha permesso di entrare in contatto con la cosiddetta “fascinazione del Male”. Io l’ho sperimentata con Chiatti: lui aveva un disturbo narcisistico della personalità e noi pendevano dalle sue labbra. Era pazzesco.
Per dimostrare quanto siamo attratti dal male faccio un gioco, durante le presentazioni: dico al pubblico che siamo tutti mostri, infatti ci ricordiamo i nomi dei carnefici ma non quelli delle vittime. E quando il pubblico mugugna chiedo: chi ricorda il nome del bambino ucciso nella strage di Erba? Nessuno risponde, di solito, ma tutti ricordano i nomi dei colpevoli, Rosa e Olindo.
Per quanto riguarda le persone scomparse, ho frequentato l’investigatore che da anni cerca Angela Celentano, la bambina scomparsa sul monte Faito. Quando un rapito torna a  casa c’è un momento di smarrimento da parte dei parenti, che si trovano davanti una persona irriconoscibile, magari traumatizzata, comunque segnata a vita. Dovranno fare i conti con questa nuova realtà. Nel libro ho voluto restituire questa realtà, il dolore che non si può capire, lo smarrimento, i non-sentimenti. È questo che accade in tutti i casi drammatici di cronaca.

AB – Che rapporto hai con la letteratura di genere? Oltre a scriverne, sei anche lettore?
DC – Sono un lettore onnivoro, ma ho una pessima memoria per nomi e titoli… Tra i miei preferiti ci sono sicuramente Claudel, Faber, Connelly, Deaver, Klavan, soprattutto i suoi romanzi più noti, Sedaris, L’ombra del vento di Zafon…

AB – In Italia si ripropone spesso una questione di lana caprina a proposito della letteratura di genere come letteratura tout court o letteratura di serie B. Anche se la risposta potrà sembrare scontata, tu da che parte stai?
DC – Io racconto storie. Non mi definisco neanche uno scrittore. Sulla copertina del libro c’è scritto “romanzo”, non thriller o altro. Io sono per la contaminazione dei generi. Credo che la cosa che ha funzionato nel Suggeritore sia stata proprio questa: pur avendo la struttura del thriller c’è tanta introspezione, ci sono degli argomenti. C’è un livello di sentimenti che in alcuni thriller rimane inesplorato. Da lettore sentivo questa mancanza di approfondimento.
Trovo la struttura del thriller molto efficace, per via del ritmo, della partitura quasi musicale. Il thriller si presta all’universalità. Credo si possano scrivere anche bellissime storie d’amore sotto forma di thriller, perché è un meccanismo che non tradisce mai.

AB – Che tipo di riscontro hai avuto dai lettori?
DC – Ho un buon rapporto con i lettori: ho una pagina su FaceBook, rispondo a tutti, anche se con grandissimo ritardo. Ho girato molto l’Italia perché credo nella promozione personale del libro. Non mi sono risparmiato. Anche se da lettore non so se sarei interessato a conoscere l’autore, forse preferirei che mantenesse una sorta di aura di mistero.

AB – Il premio Bancarella è arrivato a sorpresa, più o meno.
DC – Beh sì, c’erano delle voci in questo senso, ma ovviamente non era scontato. Anche per via del fatto che sono esordiente, non sapevo se volessero creare un precedente in questo senso. Io l’ho vissuto come un thriller: c’era tutta la casa editrice schierata, c’era anche mia mamma, io ero tesissimo. È stato il mio contrappasso…

AB – Quali progetti hai in cantiere?
DC – Iniziare a scrivere il secondo romanzo. Continuare a fare lo sceneggiatore, magari cambiando genere. E poi stiamo chiudendo l’accordo per il film tratto dal Suggeritore.

Donato Carrisi Story: 1. Il Suggeritore (2009)

il suggeritore[Era il lontano 2009 quando l'allora AngoloNero incontra per la prima volta Donato Carrisi. Era appena uscito Il Suggeritore e da queste parti era piaciuto molto. Adesso sto leggendo L'ipotesi del male: in attesa della recensione mi piace l'idea di riproporre la strada percorsa in 4 anni]

L’ho letto con la solita prevenzione che accompagna lo spettro del capolavoro. Perché è normale, se uno si crea delle attese sulla base di recensioni e pareri altrui, poi basta poco, pochissimo a deluderle.
E invece.
Il Suggeritore, opera prima di Donato Carrisi, è veramente buono. Ora, a essere onesti, l’ho letto in modo molto critico e ho cercato il pelo nell’uovo. E qualcosina qua e là l’ho trovata. Intanto l’ambientazione in un non-luogo, cioè un luogo indefinito (da qualche parte negli States?), che rende particolarmente facile il compito di non incappare in errori. Il romanzo si svolge in un luogo genericamente estero, con protagonisti sommariamente descritti (presumibilmente di razza bianca, e forse Mila è un’ispanica, ma non è certo), che hanno nozioni e svolgono procedure a volte strane – ma non sapendo esattamente dove ci troviamo, chi può dire cosa sia giusto e cosa sia sbagliato? Ecco che l’apettativa di verità, di aderenza alla realtà, rimane sospesa a favore di una ben più plausibile verosimiglianza.
È vero poi che ci sono riferimenti a casi realmente accaduti. Quasi tutti, direi (solo la mia mancata conoscenza di tutto lo scibile sui Serial Killer mi impedisce di affermare che siano tutti casi veri). Ovviamente però il lavoro di Carrisi è stato quello di romanzarli e ricondurli a un’unica trama narrativa, con un gruppo di personaggi di riferimento. Ed è un lavoro ben confezionato. Il motto dell’autore potrebbe essere: non ho inventato niente, ma l’ho fatto bene.
Il racconto è serrato e pieno di twists and turns, come si conviene a un thriller di razza. Colpi di scena a volte inaspettati, a volte prevedibili, ma anche quando si capisce dove vuole andare a parare l’autore ci si chiede “come” riuscirà a farlo.
Le ultime duecento pagine si leggono di corsa. Io, per dire, mi sono fermata a leggerle in macchina, sotto un lampione, in meno di un’ora. Non volevo nemmeno perdere tempo a tornare a casa.
Visto che l’idea era quella di trovare i punti deboli di quello che unanimemente è stato accolto come la punta di diamante del thriller italiano, l’ultima obiezione (che spero si riveli una profezia errata) è che avendo messo dentro Il Suggeritore così tanto (in termini di fatti, notizie, drammi, sentimenti), mi sembra arduo riuscire a scrivere un secondo romanzo che sia (almeno) “tanto quanto” il primo. Il Suggeritore dovrebbe essere uno stand-alone. Ovviamente spero di sbagliarmi.

Certo è che dopo aver letto Il Suggeritore nessun altro thriller vi sembrerà all’altezza, almeno per un bel po’ di tempo.

ilmioesordio: concorso con pubblicazione in palio

ilmiolibroÈ partita la terza edizione di ilmioesordio, il concorso del sito ilmiolibro.it dedicato ai nuovi talenti della narrativa italiana.
La selezione delle opere è affidata a Scuola Holden, ma contribuiranno alla valutazione anche i lettori, che potranno leggere le opere in concorso ed esprimere un giudizio pubblicando una recensione.
Partner editoriale d’eccellenza l’editore Feltrinelli che premierà con la pubblicazione non solo il migliore romanzo o libro di racconti ma anche la migliore opera della sezione gialli.

Il concorso è diventato in breve tempo la più vasta iniziativa in Italia di raccolta e selezione di nuove opere letterarie, molte delle quali scritte da giovani autori. Il vincitore dello scorso anno, Francesco Fracassi, classe 1984, arriva in questi giorni in libreria con il suo Aumarais, pubblicato nella collana “i Narratori” di Feltrinelli: un raffinato romanzo giallo che fonde poesia e mistero.

Potranno partecipare all’edizione 2013 i romanzi, i gialli e i libri di racconti inediti inviati entro il 6 agosto attraverso il sito ilmiolibro.it
I vincitori saranno resi noti in autunno.

Scopri come partecipare

Domani: caccia al tesoro via Twitter per il Salone del Libro di Torino

salone_libro_2013Giovedì 16 maggio, in occasione dell’apertura del Salone del Libro di Torino, di cui Margherita Oggero è madrina, Mondadori lancia una caccia al tesoro via Twitter, il cui filo conduttore è proprio la scrittrice, con il suo mondo, i suoi romanzi e i suoi protagonisti.

Il premio è particolarmente prezioso e divertente: il vincitore incontrerà Margherita Oggero e diventerà un personaggio del suo prossimo romanzo.

La caccia al tesoro parte alle 9 del mattino, quando verrà lanciato il primo indizio via Twitter dall’account @librimondadori. Nuovi indizi verrano twittati ogni 2 ore, fino alle 17 quando verrà comunicato l’indizio finale. Vincerà chi avrà individuato correttamente tutti gli indizi e sarà stato il più veloce a risolvere e twittare il quesito finale.

Alla caccia al tesoro possono partecipare tutti, dal Salone, da casa o dall’ufficio, e l’hashtag dedicato è #perdutitralepagine, come il titolo del romanzo di Margherita Oggero in questi giorni in libreria.

Partecipate e fate girare la voce!

 

Premio Camaiore di Letteratura Gialla 2013 – La prova dei Nove

Ingroia con Di Giovanni(Maurizio de Giovanni, vincitore dell’edizione 2011, con Antonio Ingroia)

Nel 2013 il Premio Camaiore di Letteratura Gialla raggiunge il traguardo delle dieci edizioni. Un decennio in cui l’Amministrazione Comunale di Camaiore ha costantemente investito in una manifestazione capace di intercettare il successo di libri e di autori anziché di celebrarlo.
Un decennio importante per tutta quella parte di narrativa italiana che riunisce sotto il colore giallo il poliziesco, il mystery, la detective story, il thriller e il noir, solo per citare le varianti più popolari del colore. Un decennio in cui il giallo è cresciuto talmente tanto da finire sul banco degli imputati con l’accusa di aver fagocitato il mainstream, di essere ormai la narrativa tour court.
Comunque la pensiate, anche solo la formulazione dell’accusa rende l’idea della dimensione del fenomeno.
E allora, giunti a questo bel traguardo, abbiamo voglia di fare un bilancio. Vogliamo festeggiare, ma non autocelebrarci, quindi non lo faremo da soli. Vogliamo fare il punto con tutti voi, amici, giurati, sostenitori e simpatizzanti. Riguardare insieme quello che è successo (i libri che abbiamo letto e apprezzato, in definitiva) in questi dieci anni per capire cosa potrebbe succedere in futuro.
Sono nove i romanzi che hanno vinto il Premio Camaiore fino a oggi. Nove romanzi di nove scrittori, dal momento che nessun autore ha mai fatto il bis.

Eccoli, in rigoroso ordine cronologico.

Giancarlo De Cataldo, Romanzo Criminale (Einaudi)
Gianrico Carofiglio, Ad occhi chiusi (Sellerio)
Alessandro Perissinotto, Una piccola storia ignobile (Rizzoli)
Paolo Roversi, La mano sinistra del diavolo (Mursia)
Michele Giuttari, Il basilisco (Rizzoli)
Donato Carrisi, Il suggeritore (Longanesi)
Marco Vichi, Morte a Firenze (Guanda)
Maurizio De Giovanni, Il giorno dei morti (Fandango)
Roberto Costantini, Tu sei il male (Marsilio)

Quale di questi indichereste come il libro più importante? Quale ha resistito più al passare degli anni e delle mode? O quale più di tutti lascia intravedere scenari futuri? O semplicemente: quale di questi vi è piaciuto di più?

I nove titoli saranno votabili sulla pagina Facebook del Premio Camaiore di Letteratura Gialla a partire dalle ore 20 di mercoledì 8 maggio  fino alle 24 di domenica 12 maggio.

La classifica finale prevederà un punteggio a scalare (9, 7, 5, 3, 1) dal primo al quinto titolo classificato.
In caso di pari numero di voti, i due libri si divideranno alla pari la somma dei punti delle loro posizioni.
Ai punti ottenuti da questa classifica verranno assommati i punti assegnati da una giuria di 10 esperti.

SANYO DIGITAL CAMERA

(I romanzi finalisti dell’edizione 2012)

In caso di parità finale fra due o più titoli nella sommatoria dei punti, sarà dichiarato vincitore il libro più votato sulla pagina Facebook. Nel caso in cui anche i voti espressi sulla pagina Facebook del Premio Camaiore di Letteratura Gialla fossero eguali, si procederà a una votazione di ballottaggio sulla pagina di Facebook.

L’autore vincitore sarà invitato durante l’estate alle iniziative della 10 edizione del Premio Camaiore di Letteratura Gialla.

Il consulente tecnico del Premio
Giampaolo Simi

La città d’oro di Leonardo Gori (segnalazione)

la-citta-doroAvevo lasciato Leonardo Gori alle prese con il capitano dei Carabinieri Bruno Arcieri, che si muoveva in Toscana in un arco temporale piuttosto ampio (fino alla fine degli anni Sessanta). Lo ritrovo adesso con La città d’oro (Giunti 2013, anche in ebook), terzo romanzo con Niccolò Macchiavelli.
In un’intervista nel lontano 2009 alla domanda “Se non avessi inventato Bruno Arcieri, quale protagonista “seriale” ti sarebbe piaciuto creare?” la risposta era stata: “Il prossimo, a cui sto lavorando. E non dico di più, un po’ per scaramanzia, un po’ perché viviamo in tempi in cui gli incroci pericolosi sono spesso mal segnalati…”
Segno che la scaramanzia ha funzionato, penso. Già vincitore del premio Scerbanenco, del premio Fedeli e del premio Azzeccagarbugli, Leonardo Gori fa parte della ristretta cerchia di stimati scrittori che si cimenta con il giallo storico. Una soluzione letteraria complessa, perché richiede un attento studio di atmosfere, dettagli e ambientazioni.
In questo romanzo un emissario di Macchiavelli viaggia da Firenze a Siviglia fino al Nuovo Mondo sulle tracce di un libro fondamentale per risanare le sorti di Firenze, devastata da un morbo misterioso e incurabile. Ma il giovane Andrea non è solo in questa ricerca: sulle sue tracce si muovono (amici? nemici?) un Gigante irlandese e una giovane donna misteriosa. E chi è l’Inglese che Macchiavelli “ospita” nel palazzo della Signoria, trattenendolo contro la sua volontà?
Il Segretario (in questo romanzo particolarmente cupo e privo di scrupoli) rimane sullo sfondo, l’azione è lasciata soprattutto ad Andrea che, dopo un durissimo addestramento, abbandona la famiglia e rischia la vita per cercare “la città d’oro”. Un’utopia o una realtà?
Tradimenti, corruzione, passioni: gli ingredienti del grande feuilleton si mescolano alla storia e alla filosofia. Più che un giallo, un thriller avventuroso e ammaliante.

Edgar Awards 2013

the edgarsSolo un rapido aggiornamento sugli Edgar Awards assegnati un paio di giorni fa, importante vetrina del crime anglosassone che fornisce ottimi spunti anche per noi (e di cui avevo anticipato le nomination, qua).
Il vincitore di quest’anno è Dennis Lehane con Live by Night (appena preso in ebook). Nella categoria Best Critical/Biographical non ha vinto il libro per cui tifavo; in compenso A Scandal in Belgravia, primo straordinario episodio della seconda stagione di Sherlock, ha vinto nella sezione TV Episode Teleplay. Quest’ultima però era una previsione troppo semplice persino per me :)
Passate un buon weekend, io completo il mio lungo periodo di riposo!

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Maggio

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl gabinetto di lettura condominiale è ormai una realtà consolidata. Nella prima riunione avevo distribuito diversi gialli classici insieme ai miei tre gialletti. Su questi ultimi silenzio assoluto. Stimolati dal sottoscritto ad intervenire senza alcun timore reverenziale e ognuno con il proprio modo di esprimersi, si è alzato dalla tazza il sor Antonio tenendosi le brache per coprire un paio di palle avvizzite pericolosamente ciondolanti e ha buttato giù tra i denti rimasti un Fanno cacare in perfetta sintonia con il momento. Ho sfoderato uno smagliante sorriso, elogiando la sua spontanea franchezza rispetto ad una viscida leccata di culo (tanto per rimanere nella metafora), senza far trapelare l’istinto omicida, e siamo passati a trattare di Holmes, Miss Marple e Poirot.
I tre illustri personaggi hanno ricevuto considerazioni per nulla esaltanti. Poirot non è stato capito. Troppo leccato e impomatato soprattutto per i lettori maschi. A me mi sembra un bucone! ha sentenziato ancora il sor Antonio rifilandomi un’altra coltellata al cuore. Ho replicato, stizzito, di tenere un linguaggio più rispettoso che altrimenti avrei sciolto l’assemblea ponzatoria.
Miss Marple è stata paragonata subito ad una vecchietta del quartiere di fronte pettegola da morire. Qualche volta le taglierei la lingua! ha esclamato la sora Virginia con la giugulare impazzita, resa paonazza dalla rabbia e dallo sforzo robusto (è stitica), subito assecondata dalle altre che se fosse stata presente l’avrebbero spellata viva. Anche Holmes non ha avuto fortuna perché uno che si buca con la coca deve andare dritto in galera a pedate nel deretano e la chiave nel cesso. Ho cercato di difendere in qualche modo i miei eroi ma mi sono trovato di fronte ad un muro invalicabile. Per il futuro dovrò escogitare qualche sistema per rendere la discussione un pochino più approfondita.

Spiluzzicature.
Trattasi di una nuova idea che mi è venuta proprio mentre ero sprofondato a meditare sulla tazza casalinga riguardo alla crisi del mio borsellino in crescente difficoltà operativa. Soprattutto nei confronti dei libri. Per farla breve sempre più spesso mi fermo in libreria a leggere senza comprare (furbo, eh! Ma mi lasciano fare perché sanno che alla fine qualche euro ce lo lascio). Mi sgranocchio l’incipit e poi in qua e là secondo l’estro del momento. Bene, segnalerò quei libri che mi hanno colpito favorevolmente in questo mio saltellante spiluzzicare. Giudizio ovviamente “a naso” che conta quel che conta (anche se ho un bel naso). Vediamo cosa viene fuori…
Per ora segnalo come discreto libro spiluzzicato Nemmeno il tempo di sognare di Pierluigi Porazzi, Marsilio 2013. Ho iniziato a spiluzzicare anche Io sono lo straniero, di Giuliano Pasini, Mondadori 2013. All’inizio ho storto la bocca per la solita ragazza presa e rinchiusa in una stanza, poi, andando avanti la scrittura (guardo soprattutto questa che inventare storie nuove è quasi impossibile) non mi è dispiaciuta.

Scrittori-lettori. Sempre in giro a leggere e declamare le loro opere per la promozione. Poverini! (soprattutto nel senso che devono sorbirsi da loro stessi, e a voce alta, ciò che hanno scritto).

Se trovate qualche recensione su un libro che vi mozza il fiato (e ne trovate a iosa) non lo leggete, soprattutto se siete asmatici come il sottoscritto. Perché rischiare la vita?

Tutti gusti sono gusti disse il tizio martellandosi le palle su un incudine. Era Bersani.

Ritorno ai miei cari G.M. con un anno in più sulle spalle (compiuti gli anni il 1° maggio!).
I detective dell’impossibile di Edgar Wallace, S.S. Van Dine, Christianna Brand (e di’o po’o).
Qui non la faccio lunga. Classiche storie da rompicapo con un tizio che viene ucciso in una stanza chiusa da tutte le parti dove non passa un filo d’erba. Voi seguite appassionatamente la vicenda, cercate di capire, di arrivare ad una conclusione logica ma in fondo rimanete sempre a bocca spalancata come un pesce fuor d’acqua. L’ideale per tenervi svegli.
La donna è mia di Harry Whittington.
Immaginatevi di vedere una bella ragazza dai capelli neri, che avete già incontrato in precedenza, precipitarsi fuori dal suo villino accanto al vostro, correre verso il mare e lasciarsi andare sotto le onde. Immaginatevi di salvarla, lei che si dispiace per questo, è disperata perché tutti la ingannano e vuole farla finita. Dice di chiamarsi Paula ma di lì a poco arrivano due uomini, uno il marito e l’altro il dottore di una clinica privata dalla quale Joyce (affermano che si chiama così), “instabile nelle sue emozioni”, è scappata. Immaginatevi il vostro turbamento soprattutto se quel dottore dalla dolcezza eccessiva proprio non vi convince.
È quello che capita a Jeffry Patterson, giovane soldato in congedo, ventotto anni, capelli color stoppa, alto un metro e ottanta, in vacanza lontano dal negozio di ferramenta in cui dovrebbe lavorare. Da qui la sua ossessione di conoscere la verità. Da qui le sue ricerche. Da qui i suoi guai.
Lotta all’ultimo sangue per scoprire la verità. Inquietudine, paura, azione che ci tengono legati alla lettura.
Oscuri presagi di Margery Allingham.
Una famosa Galleria d’arte a Londra, un quadro rovinato, un antico vaso Kang-Tse fracassato, una strana storia di incidenti sospetti che mette in agitazione Frances Ivory, la figlia del proprietario (ora in Cina) che dovrebbe andare sposa ad un tizio che non le piace. Per questo finge un fidanzamenti con un amico pittore (non so se succede anche oggi). Aggiungo la sorellastra sposata ad un uomo che scompare e una sfortunata spedizione in Tibet dove sparisce un ex fidanzato della suddetta sorellastra (dice lei).
La storia si incentra soprattutto sulla figura di Frances (altro personaggio interessante la nonna) presa da brividi, paura, terrore, rimuginamenti vari fino al classico morto ammazzato trovato nell’armadio trapassato da una lama sottile.  Ed ecco l’arrivo dell’ispettore Ian Bridie, scozzese, aspetto autorevole, occhietti grigi, volto dalle rughe sottili, sopracciglia “singolarmente arcuate”, voce dolce, e insomma “un vecchio gufo dall’aria ufficiale”. Tutto tende a creare tensione come il vento che geme alle finestre della casa, fruscii, passi furtivi e insomma qualche spunto di gotico per tenere sul chi vive il lettore. Riunione finale rivelatrice tipica del giallo classico. Un libro piacevole e ben confezionato.

Da vecchietti si diventa uggiosi. L’ho già scritto da altra parte nei riguardi di un paio di libri. Lo ripeto qui. Prendiamo Il respiro del drago di Michael Connelly, Piemme 2013.
Quando si incontrano certi scrittori ci si aspetta sempre qualcosa di più. Come in questo caso. Connelly un mito, Bosch lo stesso. Forse è sbagliato, ma è così. Dunque Bosch è a Los Angeles e la figlia Madeline, tredici anni, a Hong Kong. Ne riparleremo in seguito. Ora occupiamoci, anzi è il nostro detective che si deve occupare di un morto ammazzato. Più precisamente di John Li (sua vecchia conoscenza), asiatico, di circa settanta anni, dietro il bancone di alcolici del suo negozio, tre colpi al petto ma niente bossoli (uno verrà trovato in seguito ma non vi dico dove). Rimasti due DVD dai quali si evince che il morto doveva pagare una tangente alla Triade cinese.
Bosch è tormentato come padre (sente di non avere svolto bene questo compito), sempre attratto dalla ex moglie con la quale resta in buoni contatti, una furia quando deve salvare la figlia presa in ostaggio dalla Triade a Hong Kong. Uomo prettamente di azione: “Nessun piano. Entro e prendo mia figlia”. Poco incline a rispettare le regole (ne sa qualcosa l’asiatico sotto interrogatorio), hamburger, jazz, il contrabbasso di Ron Carter, la tromba di Miles Davis e di Tomasz Stanko.
Naturalmente c’è tutto l’ambaradan del thriller in questo libro: le ultime tecniche di rilevazione delle impronte con il potenziamento elettrostatico, i compagni di avventura con i loro problemi personali, i dubbi, i tentennamenti, i ricordi che affiorano, pedinamenti, interrogatori, cazzotti, sparatorie.
La prosa scivola via spedita lungo il viale del dialogo serrato, qualche squarcio di ambiente, qualche spunto personale, il collega che vuole mettersi (pericolosamente) in mostra.
Non so, ma mi pare un qualcosa di letto e riletto e non sono stato coinvolto più di tanto (sarà la vecchiaia). E alla fine un sentimentalismo stereotipato (è colpa mia, no è colpa mia, ma se ti dico che è colpa mia…) che poteva essere svolto con maggiore efficacia.
Uno dei libri meno riusciti di Michael Connelly (di quelli che ho letto, si capisce).

Continuiamo con Una coppia perfetta di Joe R. Lansdale, Einaudi Stile Libero Big 2013.
Una coppia perfetta. Un bianco, Hap,  che racconta in prima persona insieme ad un negro gay, Leonard, preso dai wafer alla vaniglia. Tre racconti veloci senza tante storie (l’ultimo più esteso). Le storie ci sono ma filano via lisce che è un piacere. Con loro c’è da farla poco lunga. Due botte e via e non in senso sessuale. Ne sa qualcosa, per esempio, Smokestack che vuole fare una rapina in banca e poi uccidere l’autista della banda stessa, un ragazzino ancora coi brufoli il cui fratello vorrebbe tirarlo fuori dai guai con l’aiuto del nostri. Jab in un occhio, gancio alla gola, calcio nelle palle. Se poi viene rapita la rossa Brett di Hap allora potete immaginarvi la scena. Al posto del cazzottone arriva la carabina e il cervello schizza da tutte le parti. Spesso si trovano invischiati in formidabili casini, tra raggiri di bugiardi, maschi o femmine che siano, morti tra i piedi, poliziotti che li guardano in cagnesco.
Qualche esile momento di riflessione, qualche ricordo che spunta timido e poi al lavoro tra delinquenti e trappole di tutti i tipi. A dar loro una mano c’è Marvin Hanson, ex poliziotto con agenzia investigativa, e c’è pure qualche personaggio particolare che si stacca dal gruppo. Vedi l’avvocato Veil che, per difendere  Leonard in gattabuia (sa giocare a scacchi), spara certe argomentazioni (crack uguale peste) che hanno una impensabile forza di convinzione. Alla fine tutto si risolve. Arriva Brett la rossa e un caldo abbraccio è quello che ci vuole.
Il gusto di raccontare. Tra azione, metafore sorprendenti e battutine al pesto (mi è venuta così) si passa un po’ di tempo in allegria.

A casa del diavolo di Romano De Marco, Time Crime 2013.
Giulio Terenzi, trenta anni, master in economia, laureato con 110 e lode, “fisico di atleta, vestiti firmati e tanta boria addosso”, lavora in banca, si aspetta una promozione e invece viene sbattuto a Castrognano, provincia dell’Aquila a 1328 metri di altezza, abitanti 294. Praticamente in punizione per avere scopato una bella signora, cosa non riuscita al capo Paolantoni livido di invidia. Deve sostituire un certo Rinaldi dal quale riceve alcune informazioni sugli abitanti del paese: gente strana, anziani che scompaiono, nessuno che denuncia e insomma un’atmosfera “malata” in giro.
In concreto: fine drammatica dello stesso Rinaldi stramazzato con la macchina in un burrone, qualche dubbio, incidente o omicidio?; maresciallo Astolfi e brigadiere Papale ad indagare; la bella Assunta, moglie del proprietario dell’unico locale insoddisfatta, e dunque ci sta che nasca qualcosa con il nostro dongiovanni; Albino, ragazzo ritardato che fa strani disegni, tra cui scene di morte e simboli satanici (sembra proprio che ci sia in giro una setta occulta); la baronessa De Santis sempre dietro la finestra e suo nipote Corrado che opera prelievi consistenti dal suo conto bancario.
Ricorrente il tema dell’amore e della donna, dubbi, inquietudine, mistero, superstizioni, false piste, un po’ di sesso che fa sempre bene.
Una scrittura pulita, scarna, essenziale, qualche spunto in dialetto abruzzese a renderla più viva. Un libro senza tanti ghirigori, strapazzamenti di parole, frasettine in corsivo e frasettine brevi che saltellano per ogni dove come scimmie impazzite. Prima parte lenta e avvolgente (la migliore), seconda più spedita con finale a tutta birra e continui colpi di scena e di sorprese (anche troppe) che mi hanno fatto venire il mal di testa.
La verità non è mai quella che sembra. Fino in fondo.

Un saluto alla nuova lettrice da gabinetto Eva Clesis. Questi i suoi libri: Guardrail, Las Vegas 2008; 101 motivi per cui le donne ragionano con il cervello e gli uomini con il pisello, Newton Compton 2010; E intanto Vasco Rossi non sbaglia un disco, Newton Compton 2011; Parole sante, Perdisa Pop 2013.
Guardami di Jennifer Egan, minimum fax 2012.
È una storia a più voci, nonostante la più schiacciante, oltre che interessante, sia quella della protagonista, Charlotte, modella non più giovane e neanche troppo famosa, che dopo essersi immessa nella corsia piana delle pubblicità da minestra in brodo, più che calcare le passerelle o i grandi settimanali di moda, ha un incidente pazzesco, in cui le si disintegra la faccia. Ora, questa è la parte più interessante del libro, che mi ha ricordato un po’ Invisible Monsters di Palahniuk. Perché la chirurgia le ricostruisce un volto nuovo e doloroso, con cui Charlotte acquista anche una nuova identità, anzi, una non identità. La nuova faccia infatti fa sì che gli altri non la riconoscano, e lei stessa si viva come qualcuno che non è percepito, notato, perciò non esiste.
Passa infatti da essere la ragazza sopravvissuta alla provincia e con qualche anno di celebrità al non avere più né una faccia da modella né una riconoscibilità donata da una qualsivoglia attrattiva. Così da diventare letteralmente trasparente, come le ragazze che vanno al ballo per fare da tappezzeria.
Per sopravvivere, l’unica risorsa che le rimane è reinventarsi, ricollocarsi nel mondo. Non sarà facile per lei, di cui seguiamo le vicende, inframmezzate a quelle di altri due personaggi: Charlotte, omonima della protagonista, adolescente figlia della migliore amica della prima Charlotte, che fa i conti con i conflitti della sua età, e Moose, suo zio, ex ragazzo popolare che invece lotta per tenere insieme i pezzi di una vita interrotta. La vita interrotta nella ricerca di un’identità più sicura, autentica, potrebbe essere il filo conduttore di questi tre personaggi. Il libro ti dà subito l’impressione di essere stato molto ragionato, portato avanti con una scrittura apparentemente disinvolta. Lungo cinquecento pagine, è un romanzo appassionante, anche se qui e lì sfilacciato quando ci allontaniamo da Charlotte per ritrovarci con gli altri personaggi che non riescono a prenderci allo stesso modo. Un libro spiazzante per certi versi, troppo strutturato per altri, ma che rimane una prova valida, di sicuro ambiziosa.

Chiudo con la nostra incommensurabile Patrizia Debicke (Debicche).
Il cammino del penitente di Susana Fortes, Nord 2012.
Febbraio, domenica e una studentessa di filosofia, Patricia Palmer, viene ritrovata morta  con  le scarpe infilate al contrario nella cattedrale di Compostela dal decano da  padre Barcia, un ometto che pratica e vive gli ultimi sprazzi  di una religiosità ai limiti del fanatismo. Che il diavolo, il maligno ci abbia messo lo zampino?
L’autopsia chiarirà che la ragazza è stata  uccisa da un colpo violentissimo all’addome che le ha spappolato la milza.
Ci immergiamo a capofitto in un’affascinante Santiago gelida e piovosa ma, al tempo stesso, abbastanza grande e incasinata da farci dimenticare che è forse il luogo di pellegrinaggio più antico e celebre al mondo. Ma pellegrinaggio per rendere onore a chi? A San Giacomo o a Priscilliano, il vescovo condannato come eretico e giustiziato dalla bigotta chiesa di allora? E proprio il Liber Apologeticus di Priscilliano, che l’archivio della diocesi ha dato in prestito alla biblioteca dell’università, è stato appena rubato. Perché?
Il commissario Lois Castro e il medico legale dottor Arias sono davanti a un delitto e a una situazione fuori dagli schemi. Delitto che mette in moto anche il giornalista Villamil, veterano del quotidiano locale Heraldo Gallego con la passione per le cravatte stravaganti e la sua protetta Laura Marquez, borsista appena arrivata, con problemi esistenziali e che nel tempo libero si sfoga tirando di scherma. Entrano in scena altre figure: un docente di filosofia certo Fidel Dalmau, che ha raggirato la povera ragazza uccisa per suoi scopi, il fidanzato della Palmer, che come lei voleva salvare il mondo dalla contaminazione, e il  ricco giovane e bel diacono Santa Olalla,  membro del clan della Ferticeltia, multinazionale locale con i suoi intrallazzi internazionali.
Mentre l’inchiesta del poliziotto Castro si concentra su possibili legami con il movimento verde del quale la ragazza era un’esponente e da novella Erin Brokowitz faceva guerra alla Ferticeltia accusata di inquinamento ambientale, i giornalisti Villamil e Marquez imboccano la pista del libro rubato.
La testardaggine di Laura la spinge a infilarsi nelle fauci del lupo… A rischiare la pelle…  Ma l’ora del giudizio sta per suonare e, anche se la soluzione lascia un po’ l’amaro in bocca, tant’è.

Un caro saluto a tutti i lettori e collaboratori da…
Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

(Diamo il benvenuto alla piccola Jessica :) )

Sveltine di Inachis Io

sveltine Inachis IoSi va dalla passione per il cioccolato all’amore di una vita, dalle relazioni virtuali all’amore “rubato” (ma sarà poi davvero così?), dal tradimento al classico ménage a trois, dall’amore irrimediabilmente perduto al futuristico “social sex” del futuro… Brevi racconti di raffinato erotismo conditi spesso dal sentimento, o almeno dalla passione divorante.

Il misterioso autore si cela dietro lo pseudonimo di Inachis Io. Di lui sappiamo che è un uomo sposato (capito, donne?) con figli che nella vita lavora con le parole e per passione scrive racconti che pubblica (anche) sul sito Dire fare l’amore.

15 racconti che si leggono in un tempo brevissimo (quindici, dieci minuti, anche meno), pubblicati da Emma Books e disponibili solo in formato elettronico. Questo è il link per acquistarli su Amazon a un prezzo più che accessibile.

I titoli:

Il gioco
Sai tenere un segreto?
Il primo bottone
Passepartout
Cose che possono succedere alla tua vita sessuale in dieci minuti
Dopamina
Calibro 18
iSex
Finestra sul cortile
Strip poker
Adrenalina
Il reggiseno no
La venticinquesima ora
Quattro chiamate senza risposta
La scopata al contrario

“Morto e mangiato” e il ritorno di Jeeves

Cattura Morto e mangiatoSegnalo un’iniziativa a scopo benefico ideata da Paolo Franchini e Chiara Poli. Si tratta di Morto e mangiato, un’antologia di 100 storie zombie donate da altrettanti autori. Poche, semplici regole: scrivere una storia da 1800 caratteri (spazi compresi) nella quale gli zombie siano protagonisti e inviarla (insieme a biografia e liberatoria) entro il 2 novembre 2013 con la modalità indicata sul sito (alla voce Contatti).

Attenzione: se si arrivasse prima a 100 racconti, il termine verrebbe anticipato.

I guadagni saranno devoluti a A.I.S.EA Onlus e Associazione ST Onlus.

**

Per una volta una buona notizia: Jeeves, il maggiordomo di Bertie Wooster nato dalla splendida penna di P.G. Wodehouse, che tante estati della mia vita ha accompagnato, tornerà nel primo sequel autorizzato a opera di Sebastian Faulks. Uscita prevista in UK, novembre 2013.