Sulla rotta del giallo Mondadori (IV) – Le lunghine di Fabio Lotti

Gli Speciali…
Questa volta diamo uno sguardo veloce agli Speciali Mondadori che sono davvero “speciali”. Basti pensare al curatore Mauro Boncompagni. Così, come sono stati presentati in quarta di copertina. Non c’è da aggiungere altro data l’alta qualità degli autori e il costo veramente appetibile.

IL MESSAGGIO DEL MORTO
AGATHA CHRISTIE, I Sette Quadranti
Un gruppo di amici in vena di scherzi, riunito per il weekend, organizza una levataccia shock per un compagno dormiglione collocandogli in camera ben otto sveglie. Ma il mattino dopo le sveglie squillano invano e lo shock è riservato ai burloni: la loro vittima dorme il sonno eterno per aver assunto una dose eccessiva di sonnifero. Il tragico episodio, con tanto di lettera incompiuta, è la scintilla che dà l’avvio a un intrigo dagli sviluppi impensabili.
JOHN DICKSON CARR, Astuzia per astuzia
Non è cosa di tutti i giorni, in uno studio legale, assistere all’irruzione di un ometto che indossa un fez verde e va delirando circa un delitto imminente. Nemmeno accade così spesso che un cliente venga pugnalato a morte in quelle stanze. Eppure è questa la sorte toccata al povero Abu di Ispahan, spirato pronunciando le sue ultime, ermetiche parole a proposito di certi guanti. Un autentico rompicapo che è un invito a nozze per l’avvocato Patrick Butler.
ELLERY QUEEN, L’avventura dell’orologio sotto la campana di vetro
Che cosa si ottiene mettendo insieme un’ametista purissima, un profugo dalla Russia zarista, una coppa d’argento, una partita a poker, cinque biglietti di auguri di buon compleanno e, dulcis in fundo, un orologio protetto da una campana di vetro? Per chiunque non sia Ellery Queen, un rebus impossibile da decifrare. Per lui, un caso semplice come sommare due più due.

AMORI MALATI
ORIANA RAMUNNO, L’amore malato
Una youtuber di successo viene assassinata con selvaggia efferatezza. Per Emma, investigatrice della Mobile, sentir parlare di delitto passionale è inconcepibile, quando non c’è altro che odio. Si tratta forse del fatale epilogo di una storia di maltrattamenti che, come spesso accade, si sarebbe dovuto prevenire? Ma a nessuno importa, finché non è troppo tardi. Un copione che si ripete sempre uguale.
ANTONIO TENISCI, Ombre viola
Il cadavere di una ragazza sul ciglio di una strada. Massacrata nella notte a colpi di martello. Un’altra immagine nell’atroce galleria delle vittime di una violenza cieca che sembra dilagare come un contagio. Bocche mute e sguardi senza futuro, volti che portano i segni del pianto e della sofferenza, in una straziante sfilata che per il commissario Pazienza non può, non deve, diventare routine.
ELISA BERTINI, Nerocuore
Un uomo è accusato dell’omicidio della moglie, e per Minerva Mai l’ombra della paura risorge dal passato a oscurare la sua nuova vita. Perché certe ferite non si cancellano ed è come se ogni volta succedesse a lei. Ma qualcosa non le torna nella ricostruzione dei fatti. È tempo di trasformarsi da preda in fuga a cacciatore. Per non dare tregua agli uomini che uccidono le donne.

DELITTI IN GIOCO
JOHN V. TURNER, L’uomo dal fazzoletto
Per un boxeur come Al Fanlagan, soprannominato il Massacratore, l’incontro per il titolo dei pesi medi dovrebbe essere una passeggiata. Eppure Al va giù al primo round, per non rialzarsi più. Infatti è morto. Avvelenato. Ma come può essergli stata somministrata la sostanza letale, se nelle ore precedenti non aveva assunto cibo né bevande? L’unica ipotesi possibile, per l’avvocato Amos Petrie, è che sia successo sul ring…
S.S. VAN DINE, Il mistero di casa Garden
Sodio radioattivo, l’Eneide di Virgilio e un cavallo da corsa: è con questo rebus astruso che un anonimo attira l’attenzione sulla famiglia Garden. Se poi nell’attico della loro residenza chi si è giocato tutto su un purosangue rivelatosi perdente si uccide con un colpo di pistola, l’enigma si colora a tinte fosche. Ma c’è tra i presenti l’investigatore Philo Vance, pronto a cimentarsi con un assassino che non ha tenuto conto del suo talento.
ELLERY QUEEN, L’avventura della finale di baseball
Ellery Queen, tifoso accanito, si sta godendo a New York la finale del campionato di baseball, ma tutto sembra congiurare per impedirgli di assistere in pace al match. Come quando un famoso ex giocatore muore all’improvviso tra gli spettatori. Allora Ellery dovrà rivolgere per qualche istante la geniale mente al caso di omicidio più inopportuno che gli sia mai capitato.

AGLI ALBORI DEL GIALLO
JOHN BUCHAN, I trentanove scalini
Al ritorno dalla Rhodesia in Inghilterra, l’ingegnere minerario Richard Hannay si ritrova accusato di un omicidio che non ha commesso. La vittima è un americano in possesso di informazioni su un complotto per uccidere il primo ministro greco. Braccato dalla polizia e dai cospiratori, dovrà risolvere il mistero per salvarsi la vita.
EMILIO DE MARCHI, Il cappello del prete
Il barone Carlo Coriolano di Santafusca ha un debito che non è in grado di saldare. Don Cirillo è un religioso che, a dispetto della vocazione, ha messo insieme molti denari. Quale rimedio migliore, per il nobile decaduto, che togliere di mezzo il prete e impadronirsi dei suoi averi? Un delitto perfetto, se non fosse per la sparizione di un certo cappello.
EDGAR ALLAN POE, I delitti della rue Morgue
Al quarto piano di una casa a Parigi vengono rinvenuti i cadaveri di due donne, brutalmente assassinate. Porte chiuse a chiave, passaggi troppo stretti per un essere umano, eppure nessuna traccia del colpevole. Di fronte a un caso che appare senza soluzione, la parola a C. Auguste Dupin, pioniere della scienza investigativa.

TRE MISTERI PER LE SIGNORINE OMICIDI
PATRICIA WENTWORTH, La collezione
La morte violenta di un collezionista è di per sé un caso interessante. Ancora di più se costui, per ironia della sorte, raccoglieva gioielli appartenuti alle vittime di delitti assurti agli onori della cronaca. Per l’investigatrice privata Maud Silver poter contribuire alle indagini è un invito a nozze, e una pessima notizia per il colpevole.
KAY STRAHAN, La Fattoria del Deserto
Quando un omicidio e un suicidio sconvolgono la vita degli ospiti di un ranch nel Nevada, sembra che nessuno possa decifrare una simile esplosione di follia. Nessuno eccetto l’investigatrice Lynn MacDonald.
La sua proposta è semplice e onesta: rimborso spese in caso di insuccesso, diecimila dollari se riesce. E a Lynn non piace fallire.
STUART PALMER, Il mistero della villetta da luna di miele
Per Hildegarde Withers, investigatrice dilettante, intrufolarsi in casa d’altri non è poi così grave se c’è di mezzo sua nipote, scomparsa dopo una lite con il marito. Non sono dello stesso avviso i poliziotti che l’arrestano per violazione di domicilio. Ma avranno modo di ricredersi, quando la zitella ficcanaso scoprirà cose che loro nemmeno si sognano.

I TRE VOLTI DEL NOIR
JAMES HADLEY CHASE, Colpo a freddo
Confessare il suo crimine è ciò che rimane a Chad Winters. Un cronico bisogno di soldi e la presunzione di poter commettere il delitto perfetto l’hanno spinto ad architettare il suo piano. Sposare una ricca ereditiera e poi ucciderla. Niente di nuovo sotto il sole. Ed è finita male. Per quelli come lui va sempre a finire così.
STEFANO DI MARINO, Per il sangue versato
Sergio vorrebbe davvero cominciare un’altra vita, magari con l’affascinante Thiushan. Ma vecchi debiti e una serie di macchinazioni alle quali è impossibile sfuggire lo costringono a tentare un ultimo colpo: un favoloso carico di rubini provenienti dall’Oriente. Il piano s’intreccia però con la vendetta di un uomo solo e disperato…
FRANCIS ILES, Viaggio nel buio
L’omicidio è l’unica soluzione, Norman Cayley lo sa. Un’avventura amorosa può capitare a tutti, ma Rose vuole fare sul serio. Un bel guaio per un avvocato in carriera che invece punta alla figlia del socio anziano dello studio. Per risolverlo gli basterà aspettare in strada, al buio, pieno di whisky e con una rivoltella in tasca…

Non perdeteli e buona lettura!

La Debicke e… Mazzo e rubamazzo (con un pizzico di Mendicante)

Matrimonio tra blues e giallo per Mazzo e rubamazzo di Roberto Centazzo, in coppia con Mendicante, ultimo album di Enrico Santacatterina…

Infatti non solo la canzone Christmas Blues è inserita in Mazzo e rubamazzo, ultima fatica letteraria di Roberto Centazzo, scrittore e giallista doc (creatore e padre degli inarrestabili poliziotti in pensione del team-trio Minestrina in brodo), ma Roberto Centazzo ha collaborato con Enrico Santacatterina scrivendo tutti i testi delle canzoni di Mendicante. Dal giorno dell’uscita di Mazzo e rubamazzo l’album di Santacatterina è stato abbinato al tour promozionale di presentazione in tutte le librerie e negozi. E naturalmente i brani del cd diventeranno pilastro portante della colonna sonora del programma radiofonico «Noir is Rock» con Centazzo sempre in pista. L’album Mendicante ha una genesi inusuale, nata da un fortuito scambio di idee sui social network tra il musicista e lo scrittore. A giugno 2018 Roberto Centazzo pubblica sulla sua pagina Facebook il testo di Christmas Blues, per stuzzicare la curiosità dei suoi lettori in attesa dell’uscita di Mazzo e rubamazzo (pubblicato a gennaio 2019). Enrico Santacatterina, che aveva incontrato lo scrittore solo una volta per pochi minuti, anni prima, viene conquistato dal testo e decide di musicarlo. Il risultato è coinvolgente, funziona ed entusiasma gli autori. Nasce così, si potrebbe dire quasi per caso, il primo rapporto professionale tra i due artisti, che si piacciono e, immaginando di potersi completare a vicenda, allargano la loro collaborazione alla realizzazione di un album in comune. Roberto Centazzo mette a punto i testi per 12 brani musicali con Enrico Santacatterina che da parte sua ha ben chiara la strada da seguire: il ritorno al suo amato blues. Il risultato di questo lavoro fatto a distanza è l’album Mendicante. Un album intriso di blues e rock blues, con testi in italiano e un mood decisamente accattivante e “batti piede”. Un album di canzoni blues, con testi che presentano svariati livelli di interpretazione e significato, musicalmente molto intenso con la chitarra di Santacatterina volutamente mai virtuosistica. Un album che Enrico Santacatterina ha scelto di realizzare da solo, componendo musicalmente tutti i dodici brani, suonando e registrando tutti gli strumenti nel suo studio, con il solo aiuto del fratello Carlo Santacatterina all’organo Hammond. Album prodotto e distribuito da Azzurra Music Mendicante è disponibile nei negozi e in streaming sulle varie piattaforme web.
A questo punto però, visto che si parla di un album che ha saputo realizzare un eccellente mix tra musica e scrittura, si impone una breve sintesi di Mazzo e rubamazzo. Per uno stupido errore informatico/burocratico della Prefettura, che per i nostri eroi assumerà contorni quasi drammatici, il bonifico delle sudate pensioni sul conto corrente di Semolino, Kukident e Maalox è stato bloccato. E si può facilmente immaginare quali possano diventare i tempi tecnici per rimettere in sesto la faccenda. I tre ex poliziotti, orfani all’improvviso di quell’entrata per loro vitale, si trovano economicamente nelle peste e, per racimolare qualche euro, scaraventati in un mondo per loro sconosciuto. Il mondo scomodo e insicuro di chi si arrangia per mettere insieme il pranzo con la cena. In quel «ventre molle» di Genova, però, non si muovono solo delinquenti e poveri diavoli, ci sono ben altri giri. Gente di denaro che gravita e rimesta sporco nello stesso campo d’azione: speculatori, costruttori, uomini d’affari ed esponenti politici. I nostri tre eroi si rendono presto conto che è in atto uno sporco piano: approfittare delle paure di scontri etnici, della delinquenza virale in crescita e del locale degrado degli edifici del centro storico. Il loro intento è: comprarli per un tozzo di pane, far traslocare chi ci abita per poi ristrutturarli in appartamenti di lusso e rivenderli cari, guadagnandoci alla grande. E non basta. Il brutto piano si allarga fino a rasentare la truffa. Le banche infatti, che sanno chi sono i padroni degli immobili, li plagiano, convincendoli a investire i loro magri risparmi in operazioni a rischio, investimenti spazzatura insomma. A quel punto per quei poveretti rimasti al verde, l’unica via percorribile sarà vendere. Tuttavia quando un prete, don Parodi, l’economo della diocesi, viene trovato morto in dubbie circostanze, la Procura apre un’inchiesta. Saltano fuori tante speculazioni immobiliari, troppe!, realizzate da una società che ha tra gli azionisti un’impresa edile in odore di mafia e ohimè… l’Istituto diocesano per il sostentamento del clero. Si suppone anche un possibile giro di riciclaggio, ma va dimostrato. Tutto poi sarebbe avallato dalla banca, coinvolta nell’affare, che copre la società con canali agevolati di credito. Insomma, come Davide contro Golia, abbiamo tre poliziotti in pensione contro quattro poteri forti (mafia, politica, Chiesa e banche). Una battaglia impari? Ma Kukident, Maalox e Semolino, coinvolgendo tutto il quartiere, riusciranno a mettere i bastoni tra le ruote agli speculatori e fregarli. In attesa del prossimo “Minestrina” non ci resta che andare all’azzeccato colpo di scena finale.

Leopardi si tinge di nero (Le brevi di Valerio 257)

Jonathan Arpetti e Christina B. Assouad
Leopardi si tinge di nero
Fanucci, NeroItaliano, 2018
Noir

Macerata e Recanati. Qualche mese fa. Iniziando le pulizie al Centro Studi Leopardiani Maria s’accorge che la sala della Biblioteca non è chiusa e rinviene il cadavere del giovane da poco responsabile, Raffaele Bravetti, trent’anni, celibe (omosessuale) e residente ancora con i genitori. Dalla questura del capoluogo provinciale arrivano subito e indagano il commissario Luca Bonaventura e l’ispettrice Francesca Gentilucci, professionisti ben assortiti e ormai coppia innamorata. Luca, fra l’altro, vorrebbe che lei vada a vivere da lui ed è distratto dalle preoccupazioni della madre per una misteriosa passione del padre.
I due giovani scrittori marchigiani Jonathan Arpetti e Christina B. Assouad sono alla seconda prova di efficace affiatamento; con Leopardi si tinge di nero narrano in terza varia un noir contemporaneo ambientato con garbo e competenza fra le tante eredità materiali, culturali, istituzionali, emotive del grande poeta, scoprendo affari di cuore e beghe amministrative.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Navi a perdere

Carlo Lucarelli
Navi a perdere
Einaudi, 2018

Proverò, non so se ci riuscirò, a dire qualcosa in più di quanto è stato già detto da penne abili e raffinate su Navi a perdere, suggestivo noir di Carlo Lucarelli. Già pubblicato nel 2008 nella collana Verde Nero di Edizioni Ambiente, casa editrice impegnata nella difesa e custodia dell’ambiente, Navi a perdere è stato poi ripreso dall’autore nella trasmissione Blu notte. Intanto, come prima cosa, sono andata a riascoltare parola per parola la puntata del 5 agosto 2011 alle 23,55. La storia è perfetta, soprattutto per la tensione e l’interpretazione narrativa che Carlo, autore e attore straordinario, riesce a regalare al pubblico. La serie era molto bella, straordinariamente coinvolgente e ha avuto un’audience eccezionale per gli argomenti e i tempi trattati, nonostante l’orario notturno della trasmissione. E questa puntata è notevole da tutti i punti di vista: realizzazione della ripresa televisiva, che non si avvale di trucchi ed eccessi spettacolari (vedi misurata ambientazione, ricostruzione ecc.), e soprattutto per il giusto tono ed emotività adottati da Lucarelli. Il mare è come l’aria. Servono navi o aerei per affrontarli e superarli. Servono mezzi concepiti e usati dagli uomini, macchine che possono guastarsi. Succede. E dunque una nave può affondare e un aereo può precipitare. Sono rischi che andrebbero sempre messi in conto. I relitti degli aerei vengono ritrovati quasi sempre, quelli delle navi invece… Quando una nave ha problemi, imbarca acqua e fa naufragio in alto mare, magari scompare definitivamente nelle profondità degli abissi marini. In questa storia ci sono certe navi, più carrette del mare che navi, specie di cargo trasportacontainers, che all’improvviso affondano per misteriose avarie. E a nessuno importa come e perché. Tanto nave e carico sempre sono assicurati. Le assicurazioni servono a coprire i rischi e proprio i Lloyd’s di Londra, in questo noir di Lucarelli, con la loro voce e la loro precisa denuncia avranno importante voce in capitolo. Una loro denuncia fatta a La Spezia, infatti, darà modo alla magistratura di aprire un’indagine.

Un’indagine che si lega anche al caso della Rosso. 12 dicembre 1995. È notte e piove a dirotto. Una Fiat Tipo è partita da Reggio Calabria, corre sull’autostrada in direzione di La Spezia con a bordo due carabinieri, un appuntato e un maresciallo, e il capitano di fregata Natale De Grazia, che collabora con il pool investigativo del procuratore Francesco Neri. Per arrivare ci vorranno circa dodici ore di viaggio. Finora hanno fatto tre soste, per fare benzina, per andare in bagno e per cenare. Ma, passato il casello di Nocera Inferiore, il capitano De Grazia sta male. Ha perso i sensi, non respira, i due carabinieri lo adagiano, mentre chiamano il 112 tentano anche, ma invano, un massaggio cardiaco. In ospedale accertano la sua morte per cause naturali. Infarto? Comunque De Grazia stava andando a La Spezia per approfondire un caso poco chiaro di naufragio seguito da uno spiaggiamento. Il 14 dicembre 1990 alle 7.55 Luigi Giovanni Pestarino, comandante della motonave da carico Rosso della Ignazio Messina & co. di Genova, partita da La Spezia e diretta a Malta, aveva lanciato un SOS mentre passava davanti a Capo Vaticano, in Calabria. Chiedeva aiuto perché la nave, sballottata dalle onde di un maestrale forza 7, stava imbarcando molta acqua da una falla nella stiva. E abbandona la nave con l’equipaggio, portandolo in salvo. Troppa fretta forse? Eh già perché la Rosso, che sarebbe dovuta affondare, invece si raddrizza, si gira e, portata dalla corrente, va alla deriva fino a incagliarsi sulla spiaggia di Formiciche, a quindici chilometri da Amantea. Il giorno dopo, mentre il comandante della capitaneria di porto ha dato ordine di stare alla larga dal relitto e lo ha fatto recintare (la Rosso ha una pessima fama, prima si chiamava Jolly Rosso e nel giro dei marittimi era conosciuta come la nave dei “veleni”) la squadra mandata dall’armatore interviene, sale a bordo e… Ma è un dato di fatto che, quando in seguito la squadra di demolitori di Crotone raggiungerà il relitto, invece di una falla troverà un buco dai contorni netti, che sembra fatto con la fiamma ossidrica. Buco fatto per far “sparire” una parte del carico? Ipotesi avanzata dai carabinieri che indagano sul mancato naufragio. E successiva ipotesi fatta da De Grazia e dal suo pool investigativo: che la nave trasportasse rifiuti radioattivi e che il naufragio fosse solo un trucco per scaricare in fondo al mare un carico molto pericoloso e incassare i soldi dell’assicurazione. Insomma Navi a perdere riassume un susseguirsi di eventi sconcertanti: navi che affondano tutte più o meno nello stesso modo davanti alle coste della Calabria, cariche di rifiuti tossici infilati in cannister che si disperdono come siluri sparati nelle profondità degli abissi dei nostri mari. Siluri utilizzati dal Dodos, operazione di deep ocean operating data? Un sistema usato per anni da Italia, Francia, altri paesi europei e da altri diversi paesi anche al di là dell’oceano? Certo è che strani containers sono approdati alle spiagge di Ischia pieni di merci varie, ma le loro pareti presentano notevoli tracce di torio. Navi a perdere con tre punti in comune: uomini, droga e rifiuti tossici. Il gioco è in mano a gente di potere che mette a repentaglio le condizioni ambientali dell’Italia e del mondo intero, specialmente di tanti paesi in via di sviluppo, imponendo un commercio illegale di rifiuti velenosi, destinati al mare o a discariche illegali in luoghi isolati, quasi irraggiungibili. Ḕ all’opera il lungo artiglio dell’ecomafia. Bisognerebbe intervenire, fermarli e reagire, ma molti di quelli che hanno tentato di farlo ci hanno rimesso la vita. Da troppi fatti si propagano echi di criminalità organizzata, di delitti irrisolti, di tentativi di copertura da parte di imprese e di politici. Tante diverse storie in grado di scuotere le coscienze, che collegandosi tra loro, indichino una possibile verità, o per lo meno ci provino. Lucarelli si serve della parola “dietrologia”, come di un filo rosso per mettere insieme i vari fatti narrati, continuando a spiegarla con l’esatto significato del Devoto. E sa bene che la dietrologia = ricerca di interpretazione, a volte ossessiva, dei fatti diventa spesso un qualcosa di biasimato, visto con sospetto. Come si difendono i presunti responsabili di danni ecologici? Strillando a gran voce che la dietrologia significa paranoia. Facendo passare gli atti e le parole di chi cerca la verità per pura e semplice paranoia. Dietrologia, verità, paranoia. E invece paranoia non è. Si deve sempre battersi per raggiungere la verità. E si può battersi anche rendendo noto questo sferzante reportage, che racconta una storia di fantasmi: i fantasmi delle navi a perdere che gridano la loro verità dal fondo del mare. Una voce inascoltata quella delle navi affondate che «si fanno uscire dalla pancia versi bassi come muggiti, rantoli cavernosi come un sospiro a bocca aperta, gemiti e mormorii lunghi… esiste un canto delle navi perdute?». Un romanzo-inchiesta, coinvolgente come un giallo privo di una conclusione consolatoria. Un romanzo con un protagonista: il capitano di fregata De Grazia. Un uomo che ha cercato la verità a costo anche della propria vita.

Carlo Lucarelli: scrittore noir di successo e volto noto della TV italiana, il suo mestiere è indagare e raccontare la “metà oscura” delle cose. Nato a Parma, terminati gli studi si diede al genere poliziesco esordendo nel 1990 con Carta bianca, che inaugurò la serie del commissario De Luca. Raggiunta la popolarità nel 1997 con il bestseller Almost Blue (da cui viene tratto un omonimo film), l’anno seguente debutta in televisione con “Mistero in blu”, in seguito ribattezzato “Blu notte”, in cui racconta con suspense delitti irrisolti e grandi misteri della realtà italiana. Docente di scrittura creativa alla Scuola Holden, nel 2014 è autore di Albero Italia, giallo storico ambientato nell’Africa coloniale, edito da Einaudi. Nella stagione 2015/16 conduce la trasmissione “Profondo nero” sui canali Sky.

Milano non ha memoria (Le brevi di Valerio 256)

Gino Marchitelli
Milano non ha memoria. Il commissario Lorenzi indaga a Lambrate
Frilli, 2014
Noir

Milano est. Primavera di qualche anno fa. Nel campo di rugby un panettiere egiziano (migrante sui barconi messosi in regola) viene ammazzato di botte, era marito di Layla, padre di Kaled (11), Alì (10), Luna (8). Il vedovo commissario Matteo Lorenzi, due figli universitari, innamorato di Cristina Petruzzi, bella intraprendente giornalista di Radio Popolare, è reduce dall’indagine a Carovigno, nel Salento, e vorrebbe indagare anche ora. S’intrecciano altre misteriose storie e partono depistaggi che coinvolgono agenti e servizi deviati. Non sarà facile.
Il bravo scrittore militante (con tanti lavori energetici alle spalle) Gino Marchitelli (Milano 1959) dal 2012 usa il noir per raccontare come la destra continui a inquinare corpi dello Stato ben dopo Resistenza e Liberazione, condizionando appunto la storia del nostro paese. Milano non ha memoria è il quarto dell’avvincente serie, ne sono seguiti altri due (oltre a narrazioni diverse), da poco in libreria Il covo di Lambrate.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Da molto lontano (Le gialle di Valerio 189)

Roberto Costantini
Da molto lontano
Marsilio, 2018
Noir

Roma e Ravello. Luglio 1990 e gennaio 2018. Dopo la vittoria in Spagna e l’eliminazione agli ottavi in Messico, l’Italia (penultima vincitrice) ospita la quattordicesima edizione dei mondiali di calcio, qualificandosi bene per le semifinali con l’Argentina (ultima vincitrice, Maradona giocava col Napoli). Michele Mike Balistreri, moro e muscoloso commissario alla Terza sezione (Omicidi) della Squadra Mobile, sta per compiere 40 anni e continua ad avere solo rabbia e odio come motori della vita, esaltato e spietato, straniero ovunque. Il fido ispettore Capuzzo lo chiama domenica primo luglio e gli impone subito di inforcare il Duetto, assonnato e scarmigliato come si trova. Il magistrato leghista Mirko Locatelli sembra preoccupato per la lettera anonima giunta al Messaggero il giorno prima, come riportato quella mattina da un articolo (con occhiello in prima): potrebbe essere scomparso il 22enne Umberto Petruzzi, ostico riservato testardo e bellissimo figlio del potentissimo ricchissimo Prospero. Devono andare insieme presso l’immensa tenuta collinare del padre, ville statue colonne piscina cinema giochi giardini rimesse parcheggi. Vien detto loro di non preoccuparsi proprio. Conoscono anche la figlia Elide, ingegnere e sorellastra maggiore del ragazzo, si sta allenando nel tiro al piattello, spiega che l’avvocato factotum Annibaldi ha ipotizzato una fuga con una nuova fiamma, mentre lei è più convinta di un improvviso interesse culturale, niente di che. Indagano, capiscono che ci sono sotto loschi affari, anche la camorra; s’impicciano e rischiano finché poi la malvagia situazione precipita e trova parziale formale conclusione. Il cattivo presunto colpevole esce dal carcere a Natale 2017, il caso si riapre, ora Prospero è senatore, Mirko al CSM. Mike ha quasi settant’anni, da sei in pensione, abbastanza sereno con Bianca, Linda e i suoi ex agenti, pur con vuoti di memoria e sensi di colpa.

Il consulente aziendale e dirigente Luiss Roberto Costantini (Tripoli, 1952) continua a narrare con maestria l’avvincente saga noir di Balistreri, due piani temporali (con soluzioni connesse) per ogni avventura gialla, questo è il sesto romanzo, in prima persona come al solito la prima parte (sul passato), in innovativa terza varia la seconda parte (sul presente). I suoi romanzi sono professionali opere d’alta ingegneria: un complesso sofisticato castello abitato da una quindicina di personaggi in rete, con innumerevoli stanze corridoi anfratti e stanze segrete, dialoghi intenzioni retropensieri e incroci inaspettati, ove sesso e crimine la fanno da padroni. L’unico vero poliziotto sembra Capuzzo, pure alle prese con primi cellulari e computer portatili. In copertina la significativa terrazza di Ravello, a picco sull’acqua. Il fulcro narrativo ed emotivo è Balistreri, una straordinaria cupa capacità di fare introspezione e connessioni, insieme al permanente successo con le donne, in quei giorni dell’estate 1990 apparentemente ne sedusse almeno quattro, perlopiù false e furbe: Silvana Beldon e Clara, rispettivamente bella compita assistente e mite moglie del magistrato; Francesca Cruciani, magnifica esuberante sorella della fidanzata di Umberto; la stessa Elide, piccola e allenata, leggermente strabica e molto dominatrice, maschiaccio che si eccita solo con sangue e dolore. L’amico Angelo Dioguardi una volta gli disse: “in certi casi o ti uccidi o riesci a guardare te stesso da molto lontano, dimostrando ogni giorno di essere meglio di ciò che eri…” (da cui il titolo). Chiacchierando col boss Sabatino Merola allo stadio, Mike osserva la meraviglia di Maradona nel palleggio. Quando trova i primi morti sulla barca, lo stordiscono e in ospedale la dottoressa gli consiglia di leggere Il racconto dell’ancella di Margaret Atwood (1985); anche Silvana lo aveva da parte; pur se lui resta sempre ossessionato dalle ultime pagine di L’insostenibile leggerezza dell’essere di Kundera (1984). Vino rosso argentino (Clara) o brunello (le due sempiterne innamorate)? Mike ascolterebbe di continuo Cohen, Elide invece Rachmaninov suonato al piano da Yuja Wang, tutti gli altri le musiche delle notti magiche del tempo, da Madonna a Bennato; e qualcuno ora balla pure la zumba.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Exit (Le brevi di Valerio 255)

Alicia GiménezBartlett
Exit

Sellerio, 2019 (originale del 1984)
Traduzione di Maria Nicola

Una villa nel giardino lussureggiante di bassi alberelli da frutto. Con-fine vita. Il dottor Eugenius Berset accoglie fra gli ospiti due giovani donne, Pamela e Clarissa. Anche loro hanno presentato il certificato psichiatrico e hanno provveduto a chiudere le pendenze e incombenze nel mondo, lasciando in perfetto ordine tutto e tutti. La psicologa infermiera Matea prepara pasti squisiti, ospitanti e ospiti diventano conoscenti intimi: condividono banchetti, passeggiate, escursioni, chiacchiere, giochi, passioni. Ciascuno sta cercando d’inventarsi un’uscita d’emergenza (da cui il titolo).
Ottima prima prova per una magnifica autrice. Dopo la laurea in letteratura, la scrittrice spagnola Alicia Giménez-Bartlett (Almansa, 10 giugno 1951) pubblicò il suo primo romanzo a 32 anni, Exit (1984). Fu poi edito in Italia da Sellerio nel 2012 (e riedito ora), solo dopo il grande successo della famosissima serie di Petra Delicado (dodici opere e vari racconti 1996-2017) e di altri bei romanzi.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Ragione da vendere (Le gialle di Valerio 188)

Enrico Pandiani
Ragione da vendere
Rizzoli, 2019
Hard-boiled

Parigi. 24 agosto – 2 settembre 2018. Il commissario Jean Pierre Mordenti con la compagna Tristane sono a cena (magrebina) dal collega Alain Servandoni e dalla moglie Karima, nel nono (square Montholon). Mentre ancora gozzovigliano e chiacchierano in piena notte (fra venerdì e sabato), dalla finestra aperta del balcone sentono una frenata, un cozzo, un colpo e altre detonazioni. Non è solo un incidente d’auto, si affacciano e una raffica di mitra colpisce sopra le loro teste, sono stati un uomo e una donna orientali che stavano spostando una ragazza bruna e una cassa da un furgone a una Škoda. Scendono con le armi in pugno, è restato lì solo il cadavere di un cittadino inglese, il 52enne George Stubbs, operatore della Mayfair Brokers Co. di Londra. Arrivano poliziotti di ogni ordine e grado, la squadra-famiglia guidata da Pierre cerca di individuare colpevoli e movente. Incontrano la moglie della vittima che non sembra molto interessata, non perde tempo a riconoscere la salma, fa strani ammiccamenti di sesso e truffa, scompare. Incontrano l’agente di Scotland Yard che, pure lui, scoprono non essere in servizio, implicato in un grosso affare di ricettazione di un bene archeologico di inestimabile valore, una specie di Falcone Maltese. E questi sono solo gli inglesi! Poi ci sono di mezzo vietnamiti e cinesi, collezionisti e ricettatori, bande criminali e doppiogiochisti, vari servizi segreti. Si fa viva pure un’investigatrice privata italiana, Zara Bosdaves, capelli biondi e occhi grigio-verdi, alta snella avvenente, circa 40enne, ottime tecniche di aikido e scasso. E il direttore massimo, il patron uomo di sasso Patrick Le Normand (padre di Tristane e nonno di Ben) è preoccupato che questa volta les italiens (come li chiamano alla Crim) non ce la facciano a venire a capo del caso o, almeno, a uscirne vivi con salvi i loro affetti (ben coinvolti).

Il bravo grafico editoriale, illustratore e sceneggiatore (infografico del quotidiano La Stampa) Enrico Pandiani (Torino, 1956) ha pubblicato il primo romanzo dieci anni fa, iniziando la serie dedicata al generoso arrembante Pierre e al gruppo di agenti capitani comandanti parigini di origine italiana, giunta al settimo romanzo. Nel 2012 ha preso poi avvio la serie di Zara, ex poliziotta nel nord-est, ora “private eye” torinese, giunta alla quarta avventura, se così si può dire. Infatti, qui i suoi due principali protagonisti s’incontrano, si scontrano, s’aiutano e si piacciono, pensano di avere un passato in comune. Ognuno dei trenta capitoli ha come titolo la frase con cui finirà. Narra Pierre, in prima persona al passato, erede del duro padre morto in servizio della compagnia motociclisti e memore della madre tornata a vivere in patria (nostra). Bisogna capire attorno a cosa ruota la giostra di opere d’arte, femmes fatales, sbirri britannici, tagliagole cinesi, ma tutto avviene di corsa, in clima hard-boiled: smitragliate, colpi d’accetta, mosse marziali, fucilate d’assalto, scazzottate a ripetizione, con intermezzi sentimentali e minima introspezione (intensa solo per il protagonista). Funziona: non c’è un attimo di tregua emotiva, una mano lava l’altra! Interessante la vicenda del monumentale esercito di terracotta di Xi’an. Fra l’altro, è in corso il discusso perturbante trasferimento della Gendarmérie dall’arca di Noè in centro al Bastione di vetro e metallo in periferia, dal mitico 36, Quai des Orfévres, nell’Île de la Cité, a pochi passi da Notre-Dame (il più famoso commissariato della storia del cinema e della letteratura mondiale), al ribadito 36, rue du Bastion, per raggruppare a Batignolles tutti i reparti e i 1.700 funzionari finora sparsi. I vini sono francesi, scelti sempre da Pierre: il franco-algerino Coteaux de Mascara nella sanguigna bettola di Poissy, Gaillac Les Gravels domaine Rotier per Zara fuori, “spumante” Vouvray per Zara e inglesi a casa, il rosso Gamay con Zara e Tristane. La musica è quella che si ascolta per radio in auto, come capita, dagli Animals agli Heartless Bastards.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… L’essenza della colpa

Novelli&Zarini
L’essenza della colpa
Fratelli Frilli, 2018

L’essenza della colpa è il terzo capitolo della trilogia, targata Novelli&Zarini, di cui è protagonista Michele Astengo. Gli anni passano anche per lui e i fili bianchi nella barba aumentano.
Ex poliziotto ed ex marito, riciclatosi dignitosamente in investigatore privato, gode di un ufficio di rappresentanza nel palazzo Doria Danovaro, ereditato alla morte di un generoso vecchio zio senza discendenti diretti. Palazzo avito, sede di prestigio ma per il resto cinghia stretta. Astengo condivide l’ufficio, arredato in puro stile Ikea ma dominato da fastosi stucchi d’epoca, con la bella Dalia, braccio destro e segretaria. Rapporto così così, diciamo burrascoso, certo non migliorato dal recente dono di compleanno fatto da Astengo a Dalia: una scatola di cioccolatini scaduti. Lei insiste eroicamente, vorrebbe riuscire a sgretolare la dura scorza del capo, magari alleggerire la sua solitudine, imbastire una relazione, ma lui giorno dopo giorno la respinge senza pietà. Preferisce vivacchiare. Si barcamena seguendo coppie fedifraghe e accettando l’incarico di ansiosi parenti che tentano di riportare sulla retta strada qualche pecora nera, o grigia, di buona famiglia. Incarichi di poco succo, non da cardiopalma, casi banali, poco gravosi, in realtà spesso noiosi e malpagati, ma che servono lo stesso in qualche modo a far quadrare il suo risicato bilancio. Vedi anche: piccoli giochi di ricatto, qualche controversia economica da appianare per il meglio. Insomma calma quasi piatta per una vita volutamente priva di inutili complicazioni, anche quelle, le più rischiose, di cuore.
Ma una telefonata sta per dare una sterzata violenta alla sua pigra e svogliata esistenza perché chi chiama, Arcangelo Argentero, è un possibile cliente che conta, qualcuno a cui è bene rispondere, dire sissignore e magari accettare educatamente il suo cortese invito. Arcangelo Argentero è un naso: tradotto per chi non sa, il più formidabile artefice e produttore di profumi, non a suo nome ma per conto terzi. Tutte le fashion più famose si servono del suo istinto quasi sovrannaturale di creatore. Per il resto di lui si sa poco, la discrezione pare sia tra le sue qualità, e per provare a inquadrarlo un tantino, prima di incontrarlo a tu per tu, Astengo è costretto a fare le capriole. Anche il magnifico palazzo storico di proprietà, in cui Argentero risiede, è un simbolo della sua riservatezza. Nessun nome, uno splendido appartamento all’attico e una cortese persona di servizio che lo introduce e l’accompagna dal padrone, un distinto signore di circa ottanta anni, vestito con raffinatezza, chioma bianca curatissimo ma con tutta evidenza non in perfetta salute.
Arcangelo Argentero ha chiamato Astengo perché vuole il suo aiuto. Un’indagine non ordinaria. L’incarico anche se un po’ strano, in realtà non ha niente di anormale, pare comprensibile, a conti fatti umano. Chiarire dei dubbi: Astengo ci riflette poi, con un certo distacco, accetta, comincia ad approfondire, ad alzare le antenne che segnalano rosso e allora la faccenda si complica. Ma ha fatto una promessa e il suo maledetto senso dell’onore è un gravoso fardello.
E così il nostro si trova proiettato in un’indagine, sul filo del rasoio, con una storia legata al florido impero familiare, che a conti fatti magari non è più tanto florido né tanto familiare. Una strana famiglia, un padre molto ingombrante, due fratelli molto diversi, uno impegnato, l’altro immaginifico, e una madre che vive in una clinica di lusso per pazienti depressi. Michele Astengo va a frugare nei pasticci degli Argentero e finisce con il trovarsi nel bel mezzo di un gioco più grande di lui, preso di mira, coinvolto in un qualcosa di talmente pericoloso da rischiare vita.
La sua lente mette a fuoco morti sospette, sotto l’egida di poteri forti. Ma Astengo si sente punto nell’orgoglio. Deve sbrogliare il caso e, sfidando il pericolo, va dritto per la sua strada. E meno male che mantiene ancora rapporti di collaborazione con i vecchi colleghi. Quelli tosti che si affannano ogni giorni per strada alle prese con casi sempre più complicati da affrontare, quindi ha ancora qualche “santo” nella polizia. Ambientazione principale è Genova. Una breve puntata napoletana serve solo a regalare un brivido in più alla narrazione, mentre la Genova di Astengo, bella, intensa, affascinante e colorita quanto basta, se aggredita può assumere le torbide sfumature della paura.
Personaggio emblematico nella narrazione è il “cinese”, il dirimpettaio che ogni giorno vede attraverso la finestra del suo ufficio. Astengo non sa quale sia la sua occupazione, vorrebbe a ogni costo trovargli una connotazione precisa: vede un manager circondato da materiali elettronici, sempre incollato agli schermi dei suoi computer (un hacker?), un uomo che segue ritmi lavorativi paragonabili a quelli di un incrollabile robot. Pensa che niente e nessuno probabilmente potrebbe riuscire a distoglierlo dal suo lavoro. Una scelta di mentalità e di vita agli antipodi da tutte quelle fatte da Michele Astengo…

Andrea Novelli e Gianpaolo Zarini dopo Acque torbide e La superba illusione ritornano con il terzo episodio dedicato al detective Michele Astengo. Novelli&Zarini hanno scritto tre romanzi di grande successo per Marsilio: Soluzione finale (2005), Per esclusione (2008), pubblicato anche ne Il Giallo Mondadori e Il paziente zero (2011). Hanno pubblicato per Feltrinelli la trilogia Manticora (2015), per Araba Fenice l’antologia Gli insoliti casi del professor Augusto Salbertrand (2013), editata in Germania per Chichili. Molti i racconti per innumerevoli antologie tra cui: Anime nere reloaded -(Oscar Mondadori), Medicina Oscura (Giallo Mondadori), Bad Prisma (Mondadori), Nero Liguria (Perrone), Ribelli (Robin), Genova criminale (Novecento), Una finestra sul noir (Fratelli Frilli Editori). Tra gli ultimi lavori, la partecipazione alla saga spin-off di The Tube (creata da Franco Forte), The Tube Nomads ideata da Alan D. Altieri, considerata dagli appassionati del genere il The Walking Dead letterario in digitale, con l’episodio Shockwave, per Delos Books. Per saperne di più sui loro lavori: www.novellizarini.it

I bambini ci guardano (Le brevi di Valerio 254)

Franco Lorenzoni
I bambini ci guardano. Una esperienza educativa controvento
Sellerio, 2019
Scuola

Elementari. Missioni storiche. Franco Lorenzoni (Roma, 1953) da quarant’anni è un magnifico maestro elementare. Per promuovere campi scuola rivolti ad allievi di ogni età e laboratori di formazione su temi ecologici, scientifici, interculturali e di inclusione nel 1980 fondò la casa-laboratorio di Cenci, un centro di ricerca e sperimentazione nella campagna di Amelia, in Umbria.
Fin dall’inizio, ringraziando sempre bambine e bambini veri protagonisti, sulle sue esperienze pubblica cronache, saggi, articoli e libri: I bambini ci guardano è l’ultimo.
Dal 2013 al 2018 ha insegnato matematica, storia, arte, scienze e movimento nella piccolissima Giove, in provincia di Terni, sulla valle del Tevere, e ha raccolto dinamiche didattiche, pensieri e dialoghi sulle migrazioni (“Il Mediterraneo è la spaccatura di Giotto”) e su altri grandi temi, come guerra-pace, violenza-non violenza, maschile-femminile, valorizzando intuizioni, connessioni e ragionamenti dei piccoli, indispensabili a tutti.

(Recensione di Valerio Calzolaio)