Una perfetta bugia (Le gialle di Valerio 239)

Peter Swanson
Una perfetta bugia
Einaudi Torino, 2020 (orig. 2018, All the Beautiful Lies)
Traduzione di Letizia Sacchini
Noir

Maine, maggio. Tra meno di una settimana Harry dovrebbe festeggiare la laurea a New Chester (Connecticut): tesi pronta, esami finiti, formalità espletate, si sente concentrato e preoccupato. Improvvisamente lo chiama Alice Moss, la seconda moglie del padre: Bill è morto cadendo dalla scogliera, era sull’alto sentiero dove andava a camminare quasi tutti i giorni. Harry parte subito per Kennewick dove la coppia viveva in una vecchia magione vittoriana (ribattezzata la Signora in grigio), un poco restaurata subito dopo la sua partenza per il college. Il padre amava i libri, soprattutto i gialli; prima possedeva una libreria antiquaria col socio Ron nel West Village a New York, poi un tumore aveva ucciso la prima moglie Emily, lui aveva aspettato il diploma del figlio e poi, pur mantenendo alcuni legami, s’era trasferito a nord, nella zona in cui era nato (il Maine); lì aveva conosciuto la bella Alice (di 13 anni più giovane), che lavorava in un’agenzia immobiliare, mai sposata e senza prole, e aperto un negozio di libri per i villeggianti, i turisti e i pochi cittadini. Non si capisce proprio come mai sia caduto, ben presto però la polizia si orienta sull’ipotesi di omicidio, Bill aveva preso una gran botta in testa mentre camminava. Harry è sempre più inquieto, la morbida prosperosità di Alice lo turbava già prima, ora lei è ancor più accogliente e seduttiva, eppure dubita che sia completamente sincera. Inoltre, al funerale vede Grace, una graziosa ragazza 25enne che sembra aver condiviso tempo e interessi con Bill, forse addirittura una relazione amorosa, e che comunque gli nasconde qualcosa. Scopre così di non aver ben compreso le storie sentimentali dell’amatissimo padre e di essere a un punto di svolta delle sue. Ombre e ossessioni, cadaveri e segreti riguardano pure il passato e ora s’infittiscono, molti mentono, tutti sentono il pericolo e qualcuno ha in programma nuovi omicidi.

Il bravo scrittore americano Peter Swanson (Concord, Massachusetts, 1968) ha forse due costanti finora: Old e New England, vari protagonisti a incastro con tranelli dietro l’angolo, sempre nuovi. Conferma qualità di fantasia e abilità di scrittura, anche il nuovo libro è avvincente e compatto, un torbido noir. Il romanzo ha due parti, ognuna con differenti protagonisti, si alternano Harry e Alice nella prima, Caitlin (la sorella gemella eterozigote di Grace) e Jake (l’uomo legato ad Alice adolescente) all’inizio della seconda, vari per il resto. La narrazione è tutta in terza persona al passato, ma affronta e alterna due periodi temporali distanti, le odierne luttuose avventure di Harry e i lontani trascorsi affettivi di Alice. Tutto funziona in modo abbastanza oleato e realistico, le bugie possono essere sia belle che brutte. Non è uccidere il problema, casomai cambiare sé stessi e le vittime. Sono ovviamente continui i riferimenti ad autori e opere di genere giallo: sulla scia del padre (ucciso nemmeno 50enne), Harry appena può sceglie il police procedural di Ed McBain, anche se poi deve far quasi tutto da solo per capire se e come cavarsela. Bill spiega così il piacere assoluto per il genere: “Non sono mai riuscito a fidarmi di un libro che non si aprisse con un cadavere”, una regola stilistica che per decenni molti hanno mantenuto (compresi McBain e, pure qui, l’autore). Segnalo il Phone Finder per localizzare cellulare e persone tramite computer. Nelle relazioni a due l’indifferenza conferisce potere, a futura memoria, meglio archiviate tale dinamica prima possibile. Riempire il vuoto con le domande è sintomo d’egoismo. Si beve tanto e in ogni occasione, mini e superalcolici, ognuno con gusti variegati e legati al momento; il buon vino non si smentisce mai, Primitivo per festeggiare in barca. Jake e Alice ascoltavano i Genesis; Bill preferiva Frank Sinatra e Bob Dylan.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Il Muro (Le brevi di Valerio 367)

John Lanchester
Il Muro
Sellerio Palermo, 2020 (originale 2019)
Traduzione di Federica Aceto

Gran Bretagna. Forse tra poco tempo, potrebbe essere vero a breve. I cambiamenti climatici antropici hanno innalzato il livello dei mari, molte terre costiere sono sommerse. La Gran Bretagna ha costruito tutto intorno all’isola un muro lungo centinaia di chilometri. A impedire che qualcuno tenti di attraversarlo ci sono i Difensori, giovani in servizio obbligatorio con un’arma assegnata dopo un breve addestramento impartito da quelli che stavano lì prima, e che loro impartiranno ai sostituti dopo due anni. Una vitaccia al freddo: ogni volta che un Altro riesce a invadere, un Difensore viene abbandonato in mare. Arriva Joseph Kavanagh, di origini irlandesi, e narra in prima persona la sua storia a difesa del confine. John Lanchester (Amburgo, 1962) è cresciuto a Hong Kong, ha studiato in Inghilterra, ormai da tempo vive e lavora a Londra nel mondo informativo, con all’attivo cinque interessanti romanzi fra il 1996 e il 2019. In Il Muro affronta con disperato acume migrazioni e clima.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La locanda del Gatto nero (Le gialle di Valerio 238)

Yokomizo Seishi
La locanda del Gatto nero
Sellerio Palermo, 2020 (orig. 1973)
Traduzione di Francesco Vitucci
Giallo

Giappone, sobborghi di Tokyo. Primavera 1947. Una lettera dell’investigatore privato Kindaichi (cognome) Kosuke (nome), un trasandato circa 35enne non molto alto con fitta chioma di capelli, viene recapitata a Okayama presso l’abitazione di Y, scrittore di gialli, lì sfollato qualche anno prima. Si erano incontrati nell’autunno 1946, mentre era iniziata la pubblicazione a puntate su un’importante rivista di un bel romanzo di Yokomizo sul celebre caso del koto (strumento musicale dal suono ruvido) e dell’uomo con tre dita, con protagonista proprio Kindaichi. Erano restati qualche giorno insieme a chiacchierare, elucubrando sul genere giallo. Il delitto narrato era della tipologia della camera chiusa e l’autore stava pensando di scriverne altri con differenti tipologie classiche di omicidi. Kindaichi raccontò di quanto gli era accaduto sull’isola di Gokumon, accordando il permesso di scriverne in futuro e riconoscendo di fatto Yokomizo come biografo ufficiale. Mesi dopo arriva la lettera e, tre giorni dopo, pure un plico di documenti relativo a un caso occorso poche settimane prima all’investigatore in un distretto remoto della capitale, tra febbraio e marzo 1947, ai margini di una linea ferroviaria periferica. Finalmente si è cimentato in un caso con un cadavere senza volto, tipologia ambita. Dalla storia vera vien fuori un altro discreto romanzo. Tutto inizia fra il piccolo giardino della Locanda del Gatto nero in un quartiere a luci rosse e l’adiacente cimitero del tempo buddista Rengein situato più in alto. Il giovane bonzo rinviene un corpo di donna, il volto è irriconoscibile causa putrefazione di quasi un mese, c’è anche un’accetta nel fango. Arriva l’agente Nagatanigawa che conosce bene la zona, una settimana prima la coppia che gestiva il locale aveva venduto e si era trasferita, il nuovo proprietario lo stava ancora ristrutturando e di sera era chiuso. Non sarà facile per i poliziotti ricostruire chi è la donna morta e cosa è davvero successo, almeno finché non giunge l’aiuto dell’eccentrico investigatore privato sollecitato con affanno da amici.

La necessità di conoscere meglio le storie nazionali del genere di matrice occidentale mystery, detective story, crime, thriller, noir, policier riguarda anche il Giappone. Il genere giallo è entrato progressivamente a far parte di tutte le letterature nazionali, soprattutto nel corso dell’ultimo secolo. Ogni cultura e ogni autore aggiungono qualcosa di proprio, anche se vi è sempre una fase, perlopiù iniziale, dove il genere viene rivisitato da molti autori nella propria lingua, ripercorrendo tuttavia la sua evoluzione storica anglosassone di regole e strappi alle regole, trucchi e tipologie per una continua sfida col lettore. In Giappone, uno dei propulsori fondatori, come editor prima e come grande scrittore poi, fu Yokomizo Seishi (1902 – 1981), anche premi letterari sono a lui dedicati. Scrisse decine di romanzi, molti divenuti film o serie tv, quasi tutti attorno a un personaggio, celeberrimo in patria e in vario modo resuscitato dopo la morte dell’autore. In italiano fu pubblicato un romanzo nel Giallo Mondadori negli anni Ottanta. Prima con Il detective Kindaichi (2019), ora con La locanda del gatto nero (2020) Sellerio sta opportunamente riproponendo i classici esordi investigativi di Yokomizo (originali del 1973), divertenti e godibili, per quanto sembrino datati alcuni espedienti letterari o anche piantina e mappa della scena del crimine. Originale ovviamente è l’ambientazione storica, gran parte dei personaggi protagonisti della vicenda risentono della seconda guerra sino-giapponese: il quartiere si era ingrandito grazie a un’imponente fabbrica di munizioni e aveva poi risentito dei poco puliti commerci e traffici connessi; i gestori della locanda erano tornati dalla Cina, costretti a rimpatriare a conflitto iniziato, e si erano dovuti adattare in vario modo. Il titolo fa riferimento al gatto preesistente alla locanda, protagonista anche nella macchinazione. L’epilogo del romanzo è una nuova lettera all’autore di commento dell’investigatore. Segue un breve glossario che spiega alcuni oggetti tipici, meno abituali per noi lettori non giapponesi. La birra è sfiatata, meglio il sakè caldo.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… La fiamma nel buio

Michael Connelly
La fiamma nel buio
Piemme, 2020
Traduzione di Alfredo Colitto

Il nuovo thriller di Michael Connelly riporta in scena – ed è la terza volta – la nuova coppia di detective Bosch/Ballard. Lui si porta da una vita il nome di Hieronymus Bosch – la madre era una ammiratrice del grande pittore olandese –, lei è Renée Ballard, detective di grandi capacità relegata al turno di notte, detto l’Ultimo Spettacolo, punizione per aver osato presentare un reclamo per molestie sessuali contro il suo ex capo, il tenente Olivas.
Anche stavolta Connelly è riuscito a sorprendermi perché, quando pareva che finalmente si fosse arrivati a una messa a punto dei ruoli tra coprotagonisti, sia pur con nuove opportunità di collaborazione, invece zac, tutto potrebbe dover cambiare. Ma tant’è. Si sa che i legami di sangue contano e legano, volenti o nolenti, ogni persona alla propria famiglia, ciò nondimeno capita a tutti di incontrare un qualcuno per noi importante, qualcuno a cui voler assomigliare e da cui poter imparare tutto e il meglio. Potrebbe essere questo il tipo di legame che si sta creando fra Ballard e Bosch: reciproco rispetto fra insegnante e allieva? Non ancora, perché finora sono rimasti nella fase della reciproca conoscenza, attenti a controllarsi e non invadere gli spazi altrui. Il loro rapporto/scambio è alla pari, perché entrambi hanno ancora molto da insegnare e da imparare.
Ma torniamo al romanzo: un ragazzo, con precedenti penali per droga, è stato trovato in un vicolo nella zona della città in mano a criminali e spacciatori, ucciso da un colpo di pistola sparato a bruciapelo. Un caso come un altro? No, un cold case che risale a vent’anni prima, ma nessuno è mai riuscito trovare l’assassino e, quando arriva tra le mani del nostro detective Harry Bosch, è il giorno del funerale dell’ex poliziotto John Jack Thompson, una leggenda del Los Angeles Police Department. Tanti al dipartimento hanno imparato il mestiere da Thompson, e tra questi proprio Bosch, che lo rimpiange sia come amico che come maestro, anche perché John Jack Thompson aveva lo straordinario talento di saper intuire quando qualcuno mentiva. Un caso irrisolto, dunque, che gli arriva come “insolita” eredità tramite la vedova di Thompson, contenuto in un fascicolo che il collega aveva trafugato dagli archivi del LAPD prima di morire. Spetta a Bosch il compito di accollarsi il caso, gli pare quasi un dovere morale, anche se quegli appunti, che non avrebbero dovuto trovarsi in casa del suo vecchio mentore, scottano. Tuttavia la faccenda lo stuzzica abbastanza da fargli coinvolgere Ballard e metterla davanti a una serie di potenziali piste da seguire, testimoni da interrogare, documenti da analizzare e tanti, troppi rischi da correre, in un crescendo di suspense che ci accompagna fino all’ultima pagina tenendoci con il fiato sospeso.
Perché niente è come sembra, per cui quell’indagine si trasformerà nel pericoloso innesco di una bomba a scoppio ritardato che porterà lui, e per riflesso la collega e allieva Renée Ballard, a rischiare davvero di brutto.
Una storia alla quale Connelly ha scelto di dare un diversa impostazione, con Ballard in prima linea e Bosch relegato a un ruolo meno attivo del solito. In questo romanzo si percepisce un punta di affanno e per forza: Bosch comincia ad accusare anni e acciacchi e lo dà a vedere. Il ginocchio operato gli fa male, deve usare il bastone: niente di grave, ciò nondimeno Connelly adotta, nell’impatto descrittivo del suo personaggio, toni più malinconici rispetto all’abituale scanzonatezza.
Ma tranquilli, secondo me la coppia Ballard-Bosch è ormai ben affiatata e promette di restare in pista ancora un po’. È proprio la capacità di Connelly di creare e far muovere personaggi così affascinanti e diversi tra loro a stuzzicare i suoi lettori. Vedi ad esempio il fratellastro di Bosch, l’avvocato Haller, che con la sua presenza porta in scena quel pizzico di “legal” che in un thriller non guasta mai. Micheal Connelly ha imbroccato da tempo la giusta via: si avvale di due o tre linee narrative che ti tengono incollato alle pagine, spingendoti ad andare avanti, e ci riesce alla grande. Una preziosa formula magica che gli fa scrivere uno dopo l’altro romanzi indovinati. Una brillante alchimia per avere successo che forse gli preclude la possibilità di scrivere un vero, grande capolavoro. Ma per me è ok, fa sempre molto piacere leggerlo e quindi va bene lo stesso.

Michael Connelly è uno scrittore statunitense di thriller. Laureatosi in ingegneria, nel 1980 comincia a lavorare presso la redazione di alcuni giornali. Nel 1986 produce un reportage insieme ad altri due giornalisti intervistando i sopravvissuti di un disastro aereo. Il loro lavoro viene candidato per il Premio Pulitzer. In seguito a questa esperienza Connelly trova impiego come giornalista criminologo al «Los Angeles Times». Vincitore del Premio Bancarella nel 2000 con Il ragno, la maggior parte dei suoi libri riguarda le indagini di un detective del Dipartimento di Polizia di Los Angeles, Hieronymus “Harry” Bosch: il suo nome è lo stesso del famoso pittore olandese, da cui la madre del detective era affascinata. Connelly è particolarmente attento a far emergere l’evoluzione psicologica del suo protagonista, al di là degli stereotipi narrativi del genere “hard boiled”. Molti dei libri di Connelly sono ambientati a Los Angeles. Dal suo Debito di sangue è stato tratto l’omonimo film diretto da Clint Eastwood. Con molta ironia lo scrittore, in un romanzo successivo (Il buio oltre la notte) ha fatto commentare causticamente il film ai suoi stessi personaggi, in un piacevole intreccio tra realtà e finzione. Del 2011 è L’uomo di paglia, mentre la saga relativa a Harry Bosch è giunta al diciannovesimo capitolo con Il lato oscuro dell’addio del 2018. I suoi libri sono stati tradotti in 31 lingue diverse; in Italia sono stati pubblicati inizialmente da Hobby & Work e ora sono editi da Piemme. L’autore è stato insignito nel 2010 del prestigioso Raymond Chandler Award, il premio letterario istituito da Irene Bignardi nel 1996 in collaborazione con il Raymond Chandler Estate dedicato alla scrittura noir. Tra i suoi libri più recenti: Il dio della colpa (2015), La strategia di Bosch (2016), Il passaggio (2017), Il lato oscuro dell’addio (2018), L’ultimo giro della notte (2018), Doppia verità (Piemme 2019), La notte più lunga (Piemme 2019) e La fiamma nel buio (Piemme, 2020).

Storia della colonna infame (Le brevi di Valerio 366)

Alessandro Manzoni
Storia della colonna infame
Con una nota finale di Leonardo Sciascia
Sellerio Palermo, 2020 (sesta edizione, 1^ ed. 1981, 1° ed. orig. 1840)

Milano. 1630. Fra il 1629 e il 1633 il Nord Italia fu colpito dalla peste. La stima è che morirono 1.100.000 persone su una popolazione di circa 4 milioni, oltre 180.000 su 250.000 nella sola città di Milano. Ne “I promessi sposi” (1827) Alessandro Manzoni manifesta l’idea di farne specifica trattazione, nel successivo saggio Storia della colonna infame racconta l’episodio emblematico della condanna come presunti untori del commissario di sanità Piazza e del barbiere Mora. Accusati dalla “donnicciola” Caterina Rosa, furono interrogati con tortura, condannati a torture atroci e a poi morte con il supplizio della ruota. La donna aveva visto il primo la mattina presto del 21 giugno 1630 toccare i muri con le mani; la casa del secondo fu demolita e, al suo posto, venne eretta la colonna infame.
Espliciti i riferimenti al Verri, impliciti quelli all’attualità della pandemia Covid-19. Il famoso testo fu criticato da Croce e molto apprezzato da Sciascia, che ne firma la nota conclusiva.

(Recensioni di Valerio Calzolaio)

A ruota (gialla) libera – Le lunghine di Fabio Lotti

Lettura veloce e sempre gradevole quella de Il signor Cardinaud di Georges Simenon, Adelphi 2020. Il signore del titolo ha praticamente tutto: una bella casa con giardino, va alla messa la domenica con il figlio, salutato e rispettato da tutti. Non gli manca niente, nemmeno una splendida moglie, Marthe, conosciuta da giovanissimo di cui è perdutamente innamorato. Solo che questa un bel giorno se ne scappa con un amante portando via tremila franchi. Pensate che Cardinaud si metta a piangere e disperarsi? Manco pe’ gnente. Si rimbocca le maniche e via a riprendersi l’adorata, birichina sposa. Leggere per credere…

Chi vuole buttarsi su un thriller psicologico si becchi La casa delle voci di Donato Carrisi, Longanesi 2019.
Naturalmente dovete essere preparati ad infilarvi nei misteri e negli angoli bui della mente umana che il protagonista, Pietro Gerber, è uno psicologo che cura con l’ipnosi bambini vittime di abusi. Fino a quando, caso nuovo, decide di curare, a Firenze dove vive, una donna, Hanna Hall, che crede di avere ucciso da piccola il fratellino Ado. Ed ecco l’incontro. Un incontro particolare, la donna sembra conoscerlo… Un affondo nella psiche, nei meandri oscuri della memoria con colpi di scena da brivido horror.

A questo aggiungerei un classico come A sangue freddo di Truman Capote, Garzanti 2005, che ci riporta nel novembre del 1959, ovvero ad un fatto di cronaca tremendo, ad una strage avvenuta nel Kansas dove fu sterminata una famiglia intera. L’autore partecipò di persona, insieme all’amica Harper Lee (famosa autrice de Il buio oltre la siepe), alle indagini per scrivere un resoconto della vicenda da pubblicare sul New Yorker che poi trasformerà in un libro dando vita al nuovo genere di “romanzo-inchiesta-verità.” Un libro che suscitò enorme scalpore ed emozione nei lettori e nella pubblica opinione, soprattutto perché portò a galla tutto il mondo dell’esperienza umana dei due autori dell’incredibile delitto.

Altro lavoro ispirato ad una storia vera Che cosa hai fatto, Lizzie Borden? di Sarah Schmidt, Piemme 2020.
Ovvero la storia di Lizzie Borden del 1892 a Fall River nel Massachussets. Siamo ad agosto quando una mattina scopre l’uccisione del padre a colpi di ascia e quello della matrigna finita allo stesso modo. Verrà accusata (aveva dichiarato di non aver sentito niente, nessun rumore) e prosciolta per mancanza di indizi ma per tutta l’America sarà lei l’assassina. Lei, lei sola in casa insieme alla domestica che non aveva alcun movente. La scrittrice ripercorre il caso mettendo soprattutto in rilievo i problemi della famiglia, un padre violento, una matrigna “cattiva” come nelle favole, le incomprensioni e gli scontri tra Lizzie e la sorella maggiore Emma entrambe nubili, legate da un intreccio indissolubile di amore-odio.

Ci si può fidare di una che è stata condannata per l’omicidio del proprio futuro marito? È quello che cerca di scoprire la produttrice televisiva Laurie Moran della serie Under Suspicion che si occupa di vecchi casi irrisolti, i cosiddetti cold case. Precisamente in Non chiudere gli occhi di Mary Higgins Clark e Alafair Burke, Sperling & Kupfer 2019. Questa volta si trova di fronte quello di Casey Carter che, dopo aver trascorso quindici anni in carcere per l’omicidio del fidanzato Hunter, rampollo di una famiglia molto ricca e potente, le chiede di indagare per la riabilitazione del suo nome portando la storia in TV con il titolo La Bella Addormentata Assassina (dormiva sul divano, aveva giurato, quando il compagno fu ucciso in casa). Solo che, andando avanti nell’indagine, viene fuori un ritratto di Casey piuttosto particolare, aggressivo e violento. E qui il lettore incomincia a dubitare e la suspense a crescere…

Chi vuole fare un viaggetto nella Berlino del 1936 (l’anno delle Olimpiadi durante le quali Jesse Owens fece incazzare Hitler) può tranquillamente sfogliare Violette di marzo di Philip Kerr, Fazi 2020. Qui potrà conoscere l’investigatore Bernhard “Bernie” Gunther, ex poliziotto, gran bevitore e donnaiolo incallito, tutto preso dal proprio tornaconto piuttosto in linea con l’asprezza dei tempi. Deve ritrovare una bellissima e preziosissima collana di diamanti rubata ad Hermann Six, ricco magnate dell’acciaio, che ha pure perso la figlia Greta e il genero Paul Pfarr uccisi nel loro letto a colpi di pistola e poi bruciati. Tra l’altro Paul faceva parte di coloro che erano spregiativamente denominati “violette di marzo” (da qui il titolo del libro) perché aderirono al partito nazista solo in un secondo tempo quando era già in grande ascesa. E si scopre in cattivi rapporti proprio con il suocero… Un viaggio nella crudezza, brutalità, odio e violenza dei tempi durante la dittatura di Hitler attraverso l’intreccio di personaggi realmente esistiti e inventati.

Dalla Berlino del 1936 alla Bari di oggi con I quattro cantoni di Gabriella Genisi, Sonzogno 2020.
Con il commissario Lolita Lobosco detta Lolì, già incontrata dal sottoscritto ne La circonferenza delle arance sulla quale avevo scritto “Alcuni spunti: 36 anni, capelli lunghi corvini, quinta di reggiseno, arance sempre a portata di mano, si sposta su una Bianchina cabriolet celeste pallido del ‘62, adora la musica napoletana, madre siciliana e padre carabiniere napoletano morto ammazzato davanti a casa, ottima cuoca, detesta le smancerie, adora i bagni rilassanti nella vasca e i massaggi del centro benessere.” Questa volta se la deve vedere con il brutale assassinio di un fotografo a pochi giorni dalla festa di San Nicola. La sera successiva una Mercedes, che cerca di sfuggire ad un posto di blocco, si infrange contro un muro facendo morire gli occupanti, due uomini di etnia rom. E quando si scopre che il dna di uno dei due era anche sulla scena del crimine il caso sembra risolto scatenando rabbia, odio e razzismo. Ma la nostra Lolita non ne è affatto convinta, anche perché altri delitti insanguineranno la città. Cocciuta come sempre, tra relazioni complicate, buona cucina e rischio della propria vita, saprà arrivare alla verità.

Dalla Bari di oggi alla Palermo, sempre di oggi, con Mercato nero di Gian Mauro Costa, Sellerio 2020.
E qui incontriamo un altro personaggio femminile, la poliziotta Angela Mazzola, belloccia anzichenò, che si è messa in proprio e ora è chiamata a risolvere il caso dell’uccisione di Ernesto Altavilla con un colpo di arma da fuoco, figlio del classico pezzo grosso della città. Viaggio attraverso una Palermo difforme tra i quartieri multietnici di Ballarò, dove regna lo spaccio e la droga, e quelli dei cosiddetti “alti” dove impera l’arroganza. Importante l’aiuto della donna di cui si era innamorato Ernesto e di un ragazzo nigeriano. Da tutta la storia Angela ne esce fuori come un personaggio allegro, intraprendente e nello stesso tempo duro e caparbio per raggiungere il suo scopo.

A volte un personaggio me ne fa ritornare alla mente un altro. Vedi Al Giambellino non si uccide di Matteo Lunardini, Piemme 2020, dove possiamo incontrare Ruggero Casipolidis, soprannominato Zappa, conduttore del programma radiofonico Kriminalia alla Radio Milano Libera. Ex carcerato, vive da solo con la madre in una città invasa dal caldo (siamo d’agosto), quando in redazione arriva un messaggio che annuncia l’uccisione di una prostituta. La mattina seguente una donna viene davvero trovata morta e su di lui nascono i sospetti. Per salvarsi deve risolvere il mistero tra mafia milionaria, rapine, tossici, puttane, travestiti, passato e presente che si mischiano, girando per Milano con la sua Vespa…
Ecco, proprio questo girare con una Vespa mi ha fatto ricordare Enrico Radeschi, il giornalista hacker, simpatico e scanzonato, protagonista di alcuni romanzi di Paolo Roversi pubblicati da Marsilio. Originario della Bassa (del paese di fantasia Capo di Ponte Emilia) gira sempre in sella ad una vespa gialla del 1974, il Giallone, e risolve i case più intricati avvalendosi delle sue doti informatiche e dell’aiuto del vicequestore Loris Sebastiani.

Filastrocche in cielo e in terra (Le varie di Valerio 122)

Gianni Rodari
Filastrocche in cielo e in terra
Einaudi Ragazzi, 2020 (nuova edizione per il centenario, 1^ ed. 1960 con illustrazioni di Munari)
Introduzione di Luciana Littizzetto
Infanzia (di tutte le età)

Italia democratica e repubblicana. Centouno strampalate magistrali splendide filastrocche di Gianni Rodari, alcune di quattro righe, altre di ottanta, perlopiù con meditate rime, godibili in ogni momento della nostra vita qualunque sia la nostra attuale fase esistenziale. Fatevele leggere se siete in là con gli anni e se vi è capitato già di averle lette voi a figli o nipoti, vi entrerà ancora della musica dentro, comprenderete meglio pensieri o emozioni che erano forse sfuggiti. Sono divise per divertenti argomenti educativi, una bella pagina rossa a separarne sette: la famiglia punto e virgola, la luna al guinzaglio, il vestito di Arlecchino, i colori del mestiere, il mago di Natale, un treno carico di filastrocche, le favole a rovescio. Spesso hanno un obiettivo pedagogico, giusto uno, magari implicito: come si motiva un elemento grammaticale, come si descrive un colore, come si fa l’amore coi numeri, come si memorizza una sequenza o un’operazione, come si traduce un’astronomica notizia di prima pagina. Ma non è obbligatorio, non è sempre necessario sapere perché si gode e a che serve. Il potere è della fantasia e la fantasia va messa al potere. Se fosse vivo dovrebbero inserirlo in ognuna delle task-forse sul Covid-19, inventerebbe il modo giusto per comunicare e responsabilizzare, demistificare frasi fatte e luoghi comuni, evitando moralismi ordini conformismi. Come spiega Littizzetto nell’introduzione del bel volume: “la fantasia e la realtà abbracciate in una danza di parole… Pulite. Essenziali. Non sbrodola mai… È mirabile la sua conoscenza del mondo dei piccoli, la capacità sopraffina di entrare nella loro stessa modulazione d’onda e spargere semi buoni… i valori, quelli che noi, così politicamente corretti e scorrettissimi, diamo ormai per scontati. C’è la tolleranza, l’accoglienza, il rispetto del diverso, la bellezza dello stare in pace… Riprendiamo in mano Rodari. Seminiamolo nelle teste dei nostri bambini”. E degli adulti, non si fa per dire.
Nel 2020 ricorrono i due anniversari decisivi per il Maestro Giovanni Gianni Rodari, maestro elementare, clandestino e partigiano, inviato e cronista, pedagogo, uno dei più grandi scrittori del Novecento, il sesto autore italiano più tradotto al mondo: la nascita povera (Omegna, sul lago d’Orta, 23 ottobre 1920) e la prematura morte (Roma, 14 aprile 1980). Nel 1970 vinse il prestigioso Hans Christian Andersen, il premio Nobel per la letteratura per ragazzi. Ma scriveva per tutti, non visse spensierato, sperimentò generi diversi, inventò linguaggi. Dalla narrazione leggera di tanti piccoli oggetti e mestieri ci ha consegnato uno sguardo allegro e acuto sul mondo, attraverso fiabe, poesie, racconti, romanzi e queste magiche filastrocche, un punto di vista denso di valori semplici e necessari, amicizia solidarietà pace, sempre a partire dalla realtà quotidiana di un bambino, che sia a casa o a scuola, nel parco o in movimento, con attorno oggetti animabili da un respiro vitale, da un tocco d’artista (con gusto, olfatto, odorato, vista, udito, voce, ascolto) attento a un approccio ironico tanto alla scienza quanto alla tecnologia. Scrisse tanto, da educatore democratico e da giornalista militante, inventando la grammatica, l’aritmetica, la storia e la geografia della fantasia: insegnare e imparare giocando e scherzando, delicatamente insieme, disarmati alla pari, con misurata proprietà di parola, senza mai farci la morale. Prendiamo lo spunto degli anniversari per rileggerlo tutto, a caratteri grandi e con tanti spazi bianchi sulla pagina. Verrebbero da fare almeno 101 esempi sulle cose rimarchevoli delle 101 filastrocche contenute nel bel volume rilegato e cartonato, riedito per l’occasione. Le sue filastrocche sono state tradotte in 47 lingue diverse. Il portale 100giannirodari.com riporta tulle le pubblicazioni e le iniziative in corso, convegni mostre laboratori creativi, in biblioteche, librerie, musei, luoghi della cultura di tutt’Italia (e non solo).

(Recensione di Valerio Calzolaio)