Se il gialletto rosa si trasforma in un gialletto grigio (senza sfumature)

di Fabio Lotti

Dopo le disgrazie, o insieme ad esse, ecco apparire con l’avvento del gialletto rosa, gli incasinamenti e le pallosità sentimentali nel moderno romanzo poliziesco. Per carità il sentimento vero, la passione, l’amore, il sesso sono elementi essenziali dell’animo umano, ergo per le storie di vita vissuta e per quelle sulla carta. Anche nei cosiddetti gialli dove il fulcro predominante dovrebbe essere il morto ammazzato e la ricerca dell’assassino. Però si sa che spesso il movente di un delitto parte proprio dagli anfratti del cuore e delle pulsioni più in basso, per cui un po’ di intrighi visceraletti ci stanno bene. Un po’. Ma se si tratta di una lagna, di un sospiro, di un lamento continuo allora le cose cambiano e il gialletto rosa si trasforma in un deprimente gialletto grigio.

Classico il caso di uno, mettiamo pure che sia un commissario, che sta con la mogliera ma che non vuole più starci e non ha il coraggio di levarsi dalle palle da una vita di merda e mettiamo che si innamori di una più giovane (perché mai di una più vecchia?) la quale più giovane vuole un bene dell’anima al suddetto commissario – così dolce e quieto – sì però è pure attratta da uno altrettanto più giovane di lui – più birbetto e mascalzoncello – e allora sai i tremori i dubbi gli assilli i vaneggiamenti con la mogliera che anch’essa – piccinina santa – non sa a che santo votarsi appunto e cerca conforto con le amiche e pure il gatto si è fatto triste e malinconico con i baffi che gli cascano sotto il mento.
Se poi nell’ambaradan sentimentalesco ci infili anche una divorziata che da pulzella aveva fregato il ragazzo dell’amica del cuore diventato suo marito che l’ha lasciata e ora freme per uno che però da sempre amico innamorato della stessa amica del cuore di prima (ci siamo?) e allora giù sospiri pianti e alti guai e non c’è nemmeno una bella ruzzolata sul letto o uno stringer famelico di chiappe, ma appena accennato un bacetto piccolo così e va a finire che non si combina niente e quello va via da quella e da quell’altra e il commissario di prima si ritrova solo soletto con la mogliera che si è levata lei dalle palle e la morosa in preda a dubbi assillanti che ci vuole una pausa lunghina di riflessione e noi lettori a buttar giù dagli occhioni intristiti secchiate di lacrime e a gridare maledetto il mondo e maledetto il momento in cui si è letta questa storia.

Li mortacci!

11 Comments

  1. Due precisazioni. Il libro letto è un buon libro (l’avete riconosciuto?), devo dire la verità. Solo questa parte ironizzata è francamente pallosa (per me, si capisce). La seconda parte del mio “pezzetto” era, in originale priva volutamente di punteggiatura proprio per togliere fiato al lettore e rendere l’idea del gialletto grigio ancora più sconfortante. Ma Alessandra, come una brava nipote che mette a posto le cose di un nonno barcollante di testa, me l’ha punteggiata come si deve… 🙂

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  2. Sulla punteggiatura: avevo capito l’intenzione e spero di averla resa, ho aggiunto solo i trattini se no non si capiva niente… 🙂
    Sul libro: no che non l’ho riconosciuto! Pensavo ti riferissi a trame generiche… Adesso mi tocca investigare!!

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  3. Allargherei l’invito agli altri lettori come Ugo, Vito, Paolo ecc… a tentare di riconoscere il libro. Se ne hanno voglia.

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  4. Faccio finta che qualcuno sia interessato a scoprire il titolo del libro e aggiungo un indizio. L’autore in altra veste si tinge di rosso…

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  5. Fabio, io non ci arrivo. Credo di non averlo letto, non riconosco la trama amorosa 🙂
    Aggiungo, io amo le contaminazioni dei generi, e non ho preconcetti verso il giallo-rosa, meglio se con qualche spruzzata di nero e verde, purché non ci sia sopraffazione o ruffianeria. Certo, come lo chiami tu “gialletto rosa” dà già il senso della ciofeca, quindi dubito che lo leggerò anche dopo che avrai rivelato il titolo.

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  6. Vito, si fa per giocare un po’. Il mio giudizio finale è stato questo “Misteri della scrittura e del mio disfacimento neuronale. Un libro che mi appare intrigante, ironico (vedere la figura bersagliata dello scrittore Ludovico Incerti, il cui cognome è tutto un programma), bene organizzato e nello stesso tempo corposamente palloso”. Se non basta questo indizio con uno dei personaggi ne darò un altro più consistente.

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  7. Ho letto con piacere tutti i suoi libri. Una parte di quest’ultimo mi è sembrata così ma senz’altro sarà gradita ad altri lettori.

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