Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Novembre

Una ventata di aria nuova…

Come già scritto anche sul blog di “Soloscacchi” la lettura al gabinetto è molto più proficua della lettura in altri luoghi normali. Già lì allo sforzo di comprensione si aggiunge lo sforzo di ponzamento, dando vita ad una lucidità di interpretazione straordinaria. Talvolta mi è capitato di ricredermi su un libro letto da una parte e riletto al gabinetto. In meglio o in peggio, si capisce. Insomma qui sulla tazza, lontano da tutto e da tutti, raccolti in noi stessi, c’è un altro gusto, un altro sapore, e mi piacerebbe formare il club dei lettori al gabinetto per portare una ventata di aria nuova in questo nostro asfittico tran tran. E non si tratta solo del leggere. È risaputo che Lutero, sofferente di costipazione cronica, abbia scritto le sue 95 tesi proprio sulla tazza del water di casa sua (ritrovata nel 2004), e da una recente ricerca d’archivio si è scoperto che Leopardi buttò giù l’Infinito non sul famoso ed ermo colle, ma proprio sul meno famoso ma altrettanto ermo sedile ponzatorio, dal quale “sedendo e mirando” (e non era, dunque, dietro la siepe) tira fuori tutta quella popò di roba che va a finire in un dolce naufragar. Con grande soddisfazione del poeta e di noi lettori.

Parto con un certo rischio. Mi ci gioco i gioielli di famiglia sulla fortuna giallistica di Carlo Parri che con Il metodo Cardosa, (Il Giallo Mondadori 3068, 2012 – disponibile anche in ebook), ha dato vita ad una storia che avrà futuro. Terza sezione della Squadra Mobile di Roma. Qui è stato trasferito il vicequestore aggiunto Leonardo Cardosa che viene dalla Sicilia. Intanto un pensiero a Francesca Vanni, una collega con cui amoreggia e due parole con Caterina, la sua scrivania anni Trenta. Il 20 settembre altro spostamento, via dalle scartoffie “a cercare assassini” al commissariato Vescovio. Subito un morto ammazzato con un colpo di pistola alla nuca presso un’edicola di giornali. Trattasi di Edmondo Corcelli “forse il più importante costruttore di Roma”, fissato con l’occultismo. Assassino a volto scoperto come da ripresa di una telecamera di sorveglianza. Pubblico ministero Caterina Lamanna che in passato lo aveva indagato per corruzione confortandolo, tuttavia, con qualche salto sul letto che fa sempre bene. Tutto ruota intorno ad un libro antico del Cinquecento in cui è incollato un manoscritto, forse dell’anno Mille (lo vogliono in tanti, pure gli americani) copiato in latino criptato dal fratello minore di Giovan Battista della Porta, che svelerebbe i segreti del teletrasporto (se ho capito bene). Altro aspetto della vicenda quello relativo alla sorella che vive in Sicilia, fatta oggetto di minacce per la sua casa (non vuole venderla) che deve nascondere qualche segreto.

Furbetto (in senso positivo) il nostro Parri che mescola occultismo, documenti antichi, cultura (citazioni a go-go, ma quella su Holmes poteva risparmiarcela), spunti d’amore senza cacciarsi nel palloso rosa, accenno lesbico per stare ai tempi, individuo e coralità, momenti di pausa, di riflessione e altri di adrenalinica azione. Personaggio Cardosa ben calibrato tra gonne, libri, poesia, musica, un tipo forte che non si lascia andare con la prima venuta anche se si porta dietro la fama di sciupafemmine. Il suo metodo una specie di mappa stradale disegnata nell’aria, intuizioni che non riesce a spiegare agli altri. Allora entra nella fase “del miracolo” dietro la scrivania con Calvados e pistacchi e tutto si chiarisce.

Scrittura decisa, diretta, veloce, senza tanti svolazzamenti, fresca ironia che spesso fa capolino anche nelle fasi più serie. Non è la prima volta che mi ci gioco i gioielli per un autore e con Maurizio De Giovanni già riuscii a salvarli (allora valevano di più).

Altri G.M. Trappola per cenerentola di Sébastien Aprisot. Clinica: ragazza in cura per il viso e le mani bruciate causa una fuga di gas nella sua casa, la ricostruzione, la memoria che vacilla (eufemismo, praticamente non si ricorda di niente). Si chiama Michèle, detta Mi e nell’incendio è morta l’amica del cuore Dominique, detta Do (giuro). Ma possibile che Janne Murneau, la governante che lavorava per la zia ricca (da lei odiata) e che ora la segue, non se ne sia accorta?

Racconto inquietante, enigmatico sull’interrogativo dell’identità, cambi veloci di prospettiva, come in un sogno, in un delirio. E il lettore ci rimane invischiato.

Un cadavere al giorno di  Charlotte Armstrong. Bessie Gibbon, vent’anni, morti il padre e la madre va a vivere dallo zio Charles, ricco una cifra, sposato con Lina. Casa “alta, stretta, scostante”, zio brutto, spaventoso e strano amante del gioco a tavola reale che sta svolgendo con Bertram, Hudson, Guy: il Ranocchio, il Vescovo e il Cicisbeo, lui è il Pirata (secondo Bessie). Le pedine sono a forma di ometti, uno dei quali, quello rosso dello zio, viene trovato sul cadavere di  Hudson ucciso nel suo studio a partita finita con una ferita di arma da fuoco. Ultima frase del morto “Non l’avevo visto”.

Ad indagare, oltre la polizia, l’ex insegnante MacDougal Duff, alto, snello, le mani affusolate, occhi nocciola, palpebre pesanti, stanco e un po’ triste. “Le azioni dell’uomo dipendono dalle sue emozioni” è il motto dell’investigatore per hobby, importante conoscerle per capire il significato di certe azioni. Classico mystery basato sugli orari, i travestimenti e… e, come già detto, le emozioni.

Per il pulp segnalo Savana padana di Matteo Righetto, TEA 2012. Tralascio il contenuto per motivi di spazio. Scrittura veloce, energica, personaggi grotteschi, ributtanti, ironia sferzante, qualche spunto in dialetto e qualche amara verità ridicolmente tragica che fa capolino nella baldoria infernale. Una sgangheratezza pulp sulle orme Maestro Victor Gischler. E non sarebbe stato male averla ancor più accentuata.

Per il post noir invece Strane cose domani (anche in ebook) di Raul Montanari, Baldini Castoldi Dalai 2012.
Pulizia di scrittura, rispetto per la parola, un’ombra di malinconia che scivola lungo tutto il racconto, qualche sprazzo di critica al mondo in disfacimento: guerre, integralismo islamico, economia in ginocchio, inflazione, povertà. Se c’è qualche passaggio in cui si perde un po’ di “atmosfera” è nelle scene di movimento, di scontro fisico diretto, di “esterno” che mi pare la parte meno riuscita (si fa per dire). Alla fine la pagina si libra nel cielo come una mongolfiera. Ma sì, saliamo in alto che di lassù tutto si ama

Duplice effetto Villa Tre Pini di Marco Polillo, Rizzoli 2012. La Villa è sempre stata uno dei punti focali della letteratura poliziesca, soprattutto del giallo classico, ovvero del mystery. Basti ricordare quella dei Dieci piccoli indiani dell’Agatha internazionale.

Qui, nella Villa Tre Pini sulle colline del lago Maggiore, invitati da Maria Carla, se ne riuniscono tredici (se non ho contato male) che porta pure sfiga. Tra questi troviamo Enea Zottìa, il vicecommissario della Questura di Milano, infelicemente sposato con Enza e legato ad una storia sentimentale con Serena, amica della padrona di casa, che abbiamo già trovato nei libri precedenti di Polillo. Timido, con la paura di essere inadeguato, “un certo impaccio nel parlare”, soprattutto di fronte ai rappresentanti dell’altro sesso. Capelli neri, occhi scuri, baffoni ispidi. Un vero uomo del Sud.

La situazione si evolve, gli invitati sembrano avere qualche passato rapporto fra loro e nascondere pure qualche segreto. Chiaro che arriva il morto, all’inizio dato per dipartito in modo naturale (di mezzo il diabete e l’insulina). Ma c’è qualcosa che non quadra per il nostro vicecommissario un po’ depresso dalla situazione matrimoniale (se ne accorge anche il gatto) e dal rapporto difficile con Serena, attratta da un giovanotto piuttosto misterioso e affascinante. La storia va avanti con i soliti intrecci e i dubbi di Enea, insieme a quelli degli altri personaggi (“dubito, ergo sum” sembra il motto del libro), e ancora a più di metà percorso il caso sembra proprio chiuso.

Misteri della scrittura e del mio disfacimento neuronale. Un libro che mi appare intrigante, ironico (vedere la figura bersagliata dello scrittore Ludovico Incerti, il cui cognome è tutto un programma), bene organizzato e nello stesso tempo corposamente palloso.

La felicità è un muscolo volontario di Rosa Mogliasco, Salani 2012 (anche in ebook).

Non la faccio lunga. Capitoletti brevi, i fili della storia che passano veloci da un personaggio all’altro e si intrecciano fra loro, qualche spunto sulla società, sui barboni, sui senza tetto, sulla difficoltà a trovare lavoro anche da laureati (via dall’Europa!), sulle differenze tra culture diverse, qualche lieve condizionamento delle sfumature con il vibratore come trofeo di vittoria, un po’ di presa in giro di certi “rivoluzionari”, ironia spruzzata per ogni dove, citazioni a go-go su libri, personaggi, cinema e pure un accenno agli scacchi che fanno sempre piacere ad un fissato come il sottoscritto.

E insomma un lavorino brillantino, coltino, citatino, un po’ ingarbugliatino. Discretino.

Mi ha fatto girare mille volte sulla tazza Flumen di Filippo Strumia, Elliot 2012, che il Signore lo abbia in gloria. Roma, agosto infernale, la città sembra sudare. I barboni, al servizio delle forze oscure del male, sono divisi in categorie: i rettili, gli aristocratici che prendono le decisioni più importanti; i barboni comuni, i cosiddetti mendicanti, tra i quali benzinai, ossia gli esecutori “uomini spregevoli” dediti al saccheggio e allo spionaggio, infine i nuovi arrivati prima dell’iniziazione. Questa è l’idea di Edmondo, pazzoide benzinaio, ex ricercatore universitario, primo sospettato della fine di Mario, anch’egli benzinaio, arso vivo, con sei lucertole intorno a cerchio, una tra i denti, le gambe “strette da una catena agganciata al palo dell’insegna pubblicitaria”, alto livello alcolico nel suo sangue, in cui si trova la sostanza Tujone che serve a preparare l’assenzio. Il primo di una lunga catena di delitti degli stessi lavoratori, con le stesse modalità

Praticamente uno sguardo al mondo dei barboni e dei diseredati, scavato attraverso le reazioni dei personaggi (amore e diffidenza , se non schifo). Personaggi sbiaditelli, senza presa nella memoria. Libro pazzoide, onirico che si perde in certe parti del reale ingenue e poco credibili nella loro attuazione (tutta quanta l’indagine mi pare in deficit). Una amalgama tra sogno e realtà che non ho trovato del tutto convincente. Ma forse l’autore voleva proprio questo, che il lettore si lasciasse andare anche lui all’illusione senza stare a guardare il pelo della logica.

21 Comments

  1. Fabio, mi piacerebbe sapere come faresti a portare “una ventata di aria nuova” formando il “club dei lettori al gabinetto”, forse imponendo ai soci di mangiare lavanda e petali di rosa? 🙂

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  2. La “ventata di aria nuova” è chiaramente autoironica e tutto il discorso del gabinetto fa parte di quella tradizione corporale toscana che vive da secoli. Nella quale ci sto come un ragno. Grazie per l’intervento che stare sempre solo un po’ mi deprime.

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  3. Fabio, lo sapevo che eri ironico (con o senza auto poco importa), volevo solo provocarti nella speranza che ti lasciassi andare nell’inventare qualche ricetta tipo per “il lettore al gabinetto”, affinché quest’aria nuova soffiasse davvero con grande vigore 😉

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  4. Ho fatto un sacco di iniziative come il comitato per l’anno sabbatico per la protezione delle palle italiane (quello, insomma, per far mettere di scrivere almeno per un anno) ma nessuno mi dà retta… 🙂
    Con questa nuova iniziativa stimolo (notare il verbo) tutti a leggere sulla tazza del gabinetto per migliorare la qualità della lettura. In seguito l’invito verrà esteso agli scrittori. Io sono convinto che solo in questo modo si potrà avere un deciso miglioramento della cultura nel nostro paese.

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  5. Mi spiace di arrivare tardi in questo confronto ma io sono un’assoluta sostenitrice del club dei lettori del gabinetto, anzi se si fa pretendo di avere la prima tessera. Tutta una vita ho passato a leggere al gabinetto e lo faccio tuttora e ho tramandato la tradizione alle mie tre figlie, dopo averla ricevuta da mio padre che ci ha preso una laurea in medicina (ha sempre sostenuto che quello che ha studiato lì non l’ha mai più dimenticato…) insomma, leggere al gabinetto è un’arte, una necessità, una sublimazione della letteratura e del testo!!

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  6. Cara Rosanna
    sei un balsamo per le mie orecchie! Ti iscrivo subito nella lista delle lettrici al gabinetto. Se hai tempo parlaci di un libro che ti ha profondamente scosso lì sulla tazza. Grazie.

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    1. potrei fare una lista lunghissima!! così, a volo, ti posso citare L’urlo ed il furore di Faulkner(che mi ha sconvolto), Storia di un matrimonio di Andrew Sean Greer (bellissimo!!!) , La strada di Cormac mac Carthy (straziante), gli altri libri di Mc Carthy (tremendamente impressionanti) e poi fumetti, libri vari, dalla fantascenza al giallo ma poco noir, mi è bastata la graphic novel di De Cataldo per farmi stare male per mesi, non reggo il genere.
      Sono un’onnivora in fatto di letture ma con una spiccata preferenza per i romanzi, anche in lingua (vuoi mettere un buon Simenon in versione originale e non tradotta, la dolcezza dell’espressione di Saint Exupéry – e non sto parlando del Piccolo principe, ma piuttosto di Volo di notte) magari anche un pò deliranti – ho adorato la quadrilogia di Guida galattica per autostoppisti – e non sono riuscita mai a veder il film!!
      Sì, perchè la mia seconda passione è il cinema e quello al gabinetto non si può vederlo anche se adesso con i computer portatili e i tablet si possono tentare esperimenti arditi – ma il grande schermo è un’altra cosa, 3D a parte che non mi fa delirare affatto- che ne dici, potremmo ampliare il club?

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  7. Accidenti che mitragliata! Al prossimo incontro mi piacerebbe davvero conoscere un tuo parere su una tua lettura al gabinetto e vediamo se qualche altro lettore ci segue… 🙂

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    1. purtroppo gli ambienti in comune nei quali potremmo realizzare un “incontro” seriamente dedicato al tema sono di una tale mancanza di poesia da scoraggiare anche la lettura di una striscia di Mafalda…(e chi mi conosce sa che sacrifico questo rappresenti per me!) 😛 Volendoci incontrare letterariamente e per post allora lancio come tema di confronto il libro di Richard Matheson “Tre millimetri al giorno”. Meno noto di “Io sono leggenda”, ha una scrittura bellissima e soprattutto ha la capacità della suspence, del pathos e del colpo di scena finale spettacolare nel suo minimalismo che capovolge completamente tutto il senso del libro. La rilettura secondo me ne risente nel senso che perdi la suspence ed acquisti in pathos. Sarebbe un ottimo soggetto cinematografico ma mi auguro che a nessuno salti intesta di metterlo su pellicola, dopo quello che ho visto fare a “Io sono leggenda” che praticamente rappresenta lo stupro cinematografico di un’opera letteraria. Aggiungo che come libro da gabinetto è ottimo anche perché favorisce un’intensa concentrazione unita ad emozioni ben assortite – come stimolo è ideale! 😀

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  8. Rosa’, devo aggiungerti ai vecchietti del Bar Lume 😉
    Io purtroppo non riesco a capirvi perché sono velocissima… Al bagno riesco a leggere un paragrafo, al massimo. Sono una lettrice da divano, o meglio ancora da letto 🙂

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  9. Cara Rosanna
    grazie per la tua disponibilità e il tuo consiglio di lettura gabinettale. Sono sicuro che anche altri lettori non appartenenti alla nostra cerchia ne terranno conto. E vedrai che anche Alessandra prima o poi dovrà ricredersi.

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      1. Quando vai nella tua Palermo, durante la stagione, prova a fare una scorpacciata di fichi d’india 😉

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    1. Assolutamente vero! la regolarità intestinale ha un peso estremamente relativo nella lettura al gabionetto. Fabio ha sintetizzato in una sola frase la vera realtà: è una scelta filosofica, un chiudersi nell’intimo per entrare totalmente e di getto in un luogo isolato dove la lettura è reale, dove non c’è il libro ed il lettore ma libro e lettore sono una cosa sola. Di volta in volta io penso come il protagonista, vivo come il protagonista e, se mi immagino scrittrice, scrivo come l’autore del libro che ho in mano. Potrei scrivere un libro intero di incipit secondo i diversi stili derivanti dal libro in corso…sto aspettando di essere abbastanza vecchia e ponderata per farlo! 😛

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