A tutto Sherlock! (1) – Le lunghine di Fabio Lotti

Libri che parlano dell’Investigatore per antonomasia, oltre a quelli dell’autore Conan Doyle, ce ne sono millanta in giro curati amorevolmente dal nostro Luigi Pachì. Vediamone qualcuno.

Laurie R. King Sherlock Holmes. L’isola della follia
Mary Russell riceve la disperata richiesta d’aiuto di un’amica: sua zia, la rispettabilissima ma mentalmente instabile Lady Vivian Beaconsfield, è scomparsa. Mary è già sconvolta da recenti eventi, che l’hanno vista affrontare un efferato delitto, una terribile perdita e sconvolgenti relazioni su Sherlock Holmes, l’uomo che un tempo era il suo mentore e per cui ormai prova qualcosa di molto più complicato. Tutto vorrebbe tranne che farsi coinvolgere in questa storia… ma non può tirarsi indietro, e l’investigatore con lei. Tutto farebbe pensare che Lady Beaconsfield sia sfuggita dal manicomio di Bedlam per rubare e portare via con sé i preziosi gioielli di famiglia. Ma qualcosa non torna… E se invece fosse stata incastrata?

Daniel D. Victor Sherlock Holmes. Attentato al Club Diogene
E se dietro i grandi omicidi politici ci fosse una misteriosa organizzazione segreta? Quando lo scrittore americano Jack London si presenta al 221B di Baker Street vestito da barbone e inizia a farneticare di complotti e assassini, il dottor Watson fatica a credere che una simile accusa possa essere vera. Sherlock Holmes ha la stessa reazione una volta che il fedele amico gli riporta la storia. Ma quando i macabri dettagli di un folle piano omicida iniziano a emergere attorno a loro, persino l’investigatore più famoso al mondo e il suo scettico amico devono ricredersi. Lo scrittore Jack London è al lavoro su un libro di denuncia delle miserevoli condizioni in cui versano i derelitti dell’East End. La prima parte del libro parla proprio di un’organizzazione criminale nota come “Assassini S.p.A.”. Un libro destinato a rimanere per sempre incompiuto. Come se non bastasse, sembra che i dettagliatissimi resoconti delle imprese di Holmes redatti dal dottor Watson siano finiti nelle mani sbagliate. È proprio attingendo a essi che qualche losco figuro ha messo in moto un’infernale macchinazione, usando le informazioni raccolte per complottare… l’omicidio di Mycroft Holmes!

Albert Hall Sherlock Holmes. L’ombra della gorgone
Sherlock Holmes e il Dottor Watson accettano di indagare sulla misteriosa scomparsa della figlia di Mr Avery Quill.
Il corpo viene ritrovato poco dopo l’accettazione del caso e lo stesso Mr Quill viene ucciso poco dopo con l’identico modus operandi della figlia. L’assassino lascia sulle scene del crimine dei biglietti da visita che riportano la testa di Medusa, la Gorgone, un dettaglio che Holmes riesce a connettere allo strano “Club del Cento per Cento”, un ritrovo per i reietti delle famiglie nobili.
E state pur certi che i rampolli rinnegati hanno tutta l’intenzione di impedire all’investigatore di Baker Street di svelare il loro vero intento…

Richard T. Ryan Sherlock Holmes. La pietra del destino
Gennaio 1901, Londra. Mentre l’Inghilterra è in lutto per la morte della regina Vittoria, Sherlock e il dottor Watson vengono ingaggiati da Mycroft Holmes per assicurarsi che i gruppi separatisti irlandesi e scozzesi non approfittino dell’occasione per colpire. Quello che nessuno, neanche il più grande investigatore del mondo, si aspetta, è che la minaccia degli attentati sia solo un diversivo per un furto degno di un vero maestro del crimine. A venire rubata è l’antica Pietra del Destino, un cimelio della storia scozzese sottratto vari secoli prima e nascosto sotto il trono delle incoronazioni nell’abbazia di Westminster. Avvolta nelle leggende, l’antica reliquia, altresì nota come Pietra delle Incoronazioni, non è soltanto un simbolo di rivalsa per i separatisti. Senza di essa, infatti, l’erede della regina Vittoria, Edoardo VII, non potrà essere incoronato per non infrangere una tradizione che dura ininterrotta dal XIV secolo. Soltanto Sherlock Holmes sarà in grado di mettersi sulle tracce del cimelio. Ma per farlo dovrà rischiare il tutto per tutto e infiltrarsi sotto mentite spoglie nella Fratellanza Repubblicana Irlandese, e questa volta non gli basteranno tutti i quadrifogli dell’isola per farla franca.

Davies David Stuart Sherlock Holmes. Lo spettro dello Squartatore
L’arrivo al 221B di uno sconvolto Ronald Temple spinge Sherlock Holmes e il Dottor Watson a lanciarsi nella caccia ai rapitori di un bambino. Ma quando nessuna richiesta di riscatto arriva e iniziano anzi a profilarsi sinistre connessioni con i piani alti della società vittoriana, il caso si fa inquietante. Non è un rapimento qualsiasi. Proseguendo le indagini, la vita del duo di Baker Street si trova ben presto in pericolo, mentre emergono ulteriori dettagli sul misterioso lignaggio del bimbo rapito e inquietanti connessioni con gli omicidi avvenuti nel quartiere di Whitechapel un decennio prima. Se il nome del quartiere non vi suona nuovo, un motivo c’è. Il titolo originale di questo apocrifo sherlockiano è The Ripper Legacy, l’eredità (o il “retaggio”) di Jack the Ripper, alias “lo Squartatore”.

David D. Victor Sherlock Holmes. Il segreto del Thor Bridge
Le stroncature letterarie sono un colpo duro per uno scrittore, ma quando è uno scrittore illustre a stroncare l’operato del più celebre detective del mondo, la questione potrebbe avere ripercussioni ancora più pesanti. Soprattutto se lo scrittore è Samuel Langhorne Clemens, universalmente noto come Mark Twain. Clemens e Holmes avevano collaborato mesi prima durante un’indagine di omicidio a Thor Bridge nello Hampshire, e Watson come sempre aveva narrato il tutto sotto forma di romanzo. Ma ora Clemens ha dichiarato che il detective di Baker Street è tutt’altro che infallibile e che avrebbe commesso un grave errore nelle indagini, mettendone in dubbio la professionalità… State pur certi che Holmes non lascerà correre e vorrà mettere chiarezza, a tutti i costi e una volta per tutte, sui fatti di Thor Bridge. Perché la storia potrebbe non essere affatto andata come raccontato da Watson…

Martin Davies Sherlock Holmes. La Signora Hudson e il testamento di Lazzaro
Nuovo appuntamento a Baker Street con gli apocrifi di Martin Davies. E ad aprirci la porta del numero 221B è, ancora una volta, la Signora Hudson, pronta a rientrare in azione dopo La Maledizione degli Spiriti (Il Giallo Sherlock n. 48) e La Rosa del Malabar (Il Giallo Sherlock n. 52). Come per altre avventure, la padrona di casa del più famoso investigatore al mondo affiancherà Sherlock Holmes nelle indagini su un caso apparentemente impossibile, rivelando di possedere un acume al di fuori dell’ordinario. Fra le colline innevate e gli sbuffi di nebbia della Londra vittoriana, i nostri eroi dovranno affrontare l’enigma del “Testamento di Lazzaro”, una mitica reliquia che avrebbe il potere, sostengono alcuni, di riportare i morti in vita. La storia inizia quando con un uomo investito da una carrozza a pochi passi dal 221B della nota via londinese. Flotsam, la giovane assistente della signora Hudson, raccoglie le ultime, farneticanti parole dell’uomo, che muore lasciando un preciso messaggio per Sherlock Holmes: un morto è stato visto risorgere dalla tomba.
Con Il testamento di Lazzaro si conclude la pubblicazione in italiano della trilogia dedicata alla Signora Hudson da Martin Davies (1965), almeno in attesa che il brillante autore britannico non sforni qualche nuova avventura per la padrona di casa di Baker Street 221B e per la sua “Watson”, la cameriera Flotsam.

Arthur Hall Sherlock Holmes. Il demone del crepuscolo
In questa avventura ai limiti del sovrannaturale Sherlock Holmes e il dottor Watson sono convocati da Lady Heminworth nella sua spettrale residenza di Thobald Grange, nel Warwickshire. Da quando il figlio e il marito sono stati assassinati, la donna vive nel terrore in una dimora costruita sulle rovine di un antico castello, in cui sembrano aleggiare oscure presenze. Il terrore raggiunge il culmine con il ritrovamento di una pergamena che rivela l’esistenza di una maledizione contro i proprietari del castello e tutti i loro discendenti, lanciata da un giullare di corte giustiziato in quello stesso luogo secoli addietro. Soltanto facendo appello a tutte le sue straordinarie capacità deduttive Sherlock Holmes riuscirà a sbrogliare i fili di un intrigo diabolico e a sconfiggere un avversario apparentemente immune dai colpi di arma da fuoco e in grado di sparire nel nulla, come un fantasma…

Paul D. Gilbert Sherlock Holmes. Il ratto gigante di Sumatra
Una nave abbandonata lungo una banchina di Canary Wharf, a Londra, senza equipaggio. A bordo solo un giovane mozzo in fin di vita, che muore di lì a poco. Tutti gli altri, scomparsi nel nulla. Unico indizio, oscuri segni incisi sulle assi del ponte di coperta, forse lettere di un alfabeto sconosciuto. Il resoconto dell’ispettore Lestrade, in visita al 221B di Baker Street, è musica per le orecchie di Sherlock Holmes, bramoso di nuovi casi da risolvere. E il mistero della Matilda Briggs, destinata al trasporto del tè dall’India, appare quanto mai degno della sua attenzione. Cosa può aver condannato a un simile destino il bastimento fantasma? Una letale epidemia che ha decimato i marinai, gettati via via in acqua per arginare l’infezione, oppure un ammutinamento dagli esiti tragici? Nessuna ipotesi ordinaria offre a Holmes risposte soddisfacenti. E a suscitare un brivido nello sconcertato dottor Watson non è soltanto il vento gelido che soffia sul Tamigi. Si racconta di un essere terrificante come la morte stessa, proveniente dalla lontana Sumatra. Una vicenda per la quale il mondo non è ancora pronto.

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Febbraio 2020

Un salutone a tutti i lettori!

Furto d’identità di Boileau-Narcejac, Il Giallo Mondadori 2019.
Trattasi di diciotto racconti (se non ho contato male) alla maniera di certi grandi autori del poliziesco dove incontreremo tanti amati beniamini rimasti nei nostri cuori. Impossibile parlare di tutti. Vediamo, allora, cosa si può fare.
Intanto si parte da Sherlock Holmes. Anno 1889 “particolarmente gravido di crimini.” Il collezionista di monete John Bancroft chiede il suo aiuto. Ama la signorina Maisy perseguitata da lettere minatorie che a un certo punto scompare lasciando tracce di sangue. Dopo una breve perlustrazione sul luogo dell’accaduto per Sherlock tutto è molto semplice e sa pure indicare l’aspetto, il lavoro e l’abuso di cocaina dell’assassino lasciando Watson a bocca spalancata. Scontro finale e relativa sorpresa…
Altro grande personaggio Padre Brown che si trova a sciogliere il mistero di una seduta di spiritismo, dove ci scappa il morto colpito da un coltello infilato tra le scapole. Per lui basta ripetere la seduta, questa volta con la sua presenza, per smascherare l’assassino…
Potremo poi incontrare il distinto Lord Peter Wimsey alle prese con il cognato ispettore Parker che sospetta la signorina Mary dell’uccisione di lady Ballister. Come figlia gelosa della nuova moglie del padre. E c’è pure una lettera della suddetta, fuggita, che ammette l’omicidio. Ma Peter Wimsey è tosto, non si lascia fuorviare, anche perché ci sono certi pidocchi in giro…
A risolvere il mistero di un mostro che affoga i pescatori a Loch Bliss arriva il piccoletto belga Hercule Poirot “dai modi cerimoniosi e quasi timidi”. Ritenuto pure vanitoso e un po’ matto. Per lui, comunque, il mostro esiste davvero, ha due braccia e due gambe e “il cervello di un demonio”. Occorre solo osservare attentamente un vecchio pescatore maldestro che sta lanciando l’esca…
Con certi palloncini rossi appesi a determinati appartamenti dove ci scappa il morto se la deve vedere, invece, Ellery Queen. Tra l’altro contro una banda di gangster. Mica facile. Ma lui potrebbe sfruttare proprio un palloncino rosso per sciogliere l’enigma…
Tra i vari personaggi famosi non manca certo Maigret. Trattasi della sua penultima indagine. Non sta bene, è stanco e febbricitante. Deve scoprire l’assassino di Marcenac, genero dei Dufaure-Verneuil, ucciso con un colpo di pistola che non si trova. Per l’ispettore Janvier si tratta della moglie fuggita con l’amante. Chiaro, lapalissiano. Ma non per Maigret. Parlando con i membri della famiglia e osservando bene il luogo del delitto si può giungere alla verità. Vedi pantofole che mancano e un certo odore di cloroformio…
Anche la stazza voluminosa di Nero Wolfe con il simpatico aiutante Archie è presente in questa pregevole raccolta attirato da impossibili orchidee rosse e dal risolvere il caso di sir Lawrence Tyndall che ha messo a punto una macchina capace di bloccare un motore, anche aereo, a chilometri di distanza. Bersagliato da attentati e furti nella sua casa fino alla sua uccisione. Ma certo l’assassino non può sfuggire al voluminoso, infallibile detective. C’è il passo dell’anatra che risolve il mistero…
A rappresentare il giallo prettamente d’azione, il thriller insomma, con la sua efferata brutalità e ferocia abbiamo, per esempio, Andy alla maniera di James Hadley Chase. Un ragazzo, un giovane ladro che piano piano scopre la sua insita violenza…
Non manca neppure la spy-story con Sua Altezza Serenissima Malko Linge preso dal problema dei gopher (giuro)…
e neppure il racconto prettamente umoristico dove Ange e Sandrine cercano di far fuori il nonno Pepé. Ma i nonni non sono mica così tonti…
E poi ce ne arriveranno altri come Lupin, Nestor Burma, Simon Templar…
E qui mi fermo. Per parlare di tutti ci vorrebbe un libro intero. Tanti nostri eroi con le loro straordinarie caratteristiche ben riprodotte dagli autori a svelare astuzie diaboliche e crimini efferati. Cervello e movimento spesso compagni di frizzante avventura, personaggi ben calibrati, vivi, concreti immersi in una ambientazione ottimamente costruita dove anche il tempo ha la sua parte nel creare un’atmosfera di suspense e di paura (il vento che fischia, la pioggia a raffica…), oppure i classici passi nel buio e pericoli inaspettati che possono venire anche da un cane fedele. Vi troviamo violenza e brutalità ma pure sorriso e ironia sparsi al punto giusto, dubbi, incertezze, la luce che si accende improvvisa, le “spalle” incredule a rendere ancor più geniali i veri protagonisti. E poi il denaro, l’invidia, l’amore, la passione, e altri oscuri sentimenti che spingono al delitto. D’accordo, qualche volta gli autori esagerano nel creare meccanismi estremamente complicati, al limite del credibile ma sono pur sempre piccoli nei di fronte all’eccellenza di tutto il resto.
Un furto d’identità ben congegnato e riuscito.
Per La storia del Giallo Mondadori l’undicesima puntata su Gli anni Ottanta di Mauro Boncompagni.
Questa volta incontreremo Stuart Kaminsky, Robert B. Parker, James Crumley, Tony Hillerman, Pierre Boileau e Thomas Narcejac, Margaret Doody, Anne Perry, Peter Lovesey, Leo Bruce, Rupert Croft-Cooke insieme alle puntuali osservazioni del nostro Mauro.

La misura del tempo di Gianrico Carofiglio, Einaudi 2019.
Bari, febbraio 2014. “Ciao, Guido. Non mi riconosci? Sono Lorenza”. È proprio Lorenza, Lorenza Delle Foglie che si presenta davanti all’avvocato Guido Guerrieri dopo tanto tempo dalla loro relazione. Dopo ventisette anni. Cambiata. Non più bella e affascinante. Ora alta, magra, dai capelli grigi. Un’altra. Il Tempo, il Tempo, uno dei personaggi principali della storia…
Chiede aiuto. Suo figlio Jacopo Cardace è stato condannato ingiustamente per omicidio di primo grado, e l’avvocato Costamagna che lo aveva difeso è morto. Via alla lettura degli incartamenti e della sentenza in cui, però, “si motivava in modo adeguato la condanna che pareva del tutto fondata”. Una brutta gatta da pelare.
Non c’è tempo da perdere, l’avvocato inizia il lavoro coadiuvato dalla collega Consuelo (sempre dalla parte delle vittime) e dal duo investigativo Tancredi-Annapaola, quest’ultima la sua fidanzata-non fidanzata molto più giovane. Un primo aspetto da tenere presente: la difesa di Costamagna, che durante quel periodo non stava bene, è debole e deficitaria. Altro punto da sondare: le polveri da sparo ritrovate sui vestiti del ragazzo spacciatore…
Narrazione in prima persona da un Guerrieri cambiato, un uomo più maturo che ha lasciato da parte perfino le sigarette e cucina meglio di prima (spaghetti all’assassina). Gran parte del libro è dedicata al nuovo processo, agli interrogatori dei testimoni e dell’accusato, agli scontri accusa-difesa, insomma alle sottigliezze dell’una e dell’altra parte dove la verità, quella vera, sembra irraggiungibile. Si mette in rilievo l’importanza e la difficoltà del sistema giudiziario, le soluzioni che vanno trovate di volta in volta attraverso “la capacità di convivere con l’incertezza, con l’opacità del reale.” Come a dire niente è perfettamente sicuro. “Tutto diventa quotidianità, le persone fascicoli e carte.”
Accanto alle indagini e al processo i ricordi dei genitori, i ricordi di se stesso e dei suoi cambiamenti, la storia con Lorenza completamente diversa da lui, sempre pronta a provocarlo, a manipolare i discorsi. Belle, invece, le loro conversazioni sui libri, soprattutto sulle fiabe che fanno capire il lato oscuro dentro di noi. Poi ad un certo punto il distacco improvviso, così, senza un motivo logico.
Qualche momento di relax con Mr. Sacco o al ristorante Il piede di porco di Orazio. Spaghetti con frutti di mare e liquore al finocchietto selvatico per finire, altrimenti all’Osteria del Caffellatte, nonostante il nome una libreria di Ottavio, spunti sul bullismo, chiacchierata con un cliente che cura i problemi esistenziali attraverso la filosofia.
Indagine, ricordi, vita reale ma il lettore è sempre con la mente al rapporto Guido-Lorenza per sapere come finirà, se ci sarà qualcosa di nuovo, di inaspettato. Con il Tempo a muovere le fila della vita. A scorrere lento o veloce secondo le età. A farci cambiare o restare ancora noi stessi.

Natale di sangue di Augusto de Angelis, Leo Bruce e Edgar Wallace, Il Giallo Mondadori 2019.
Il do tragico di Augusto de Angelis
“Il do maggiore fu preso di slancio, con agilità e fu tenuto con sciolta franchezza. Una voce d’oro”. Per poco, che ad un tratto la voce della bella soprano Sofia Milena Scimanova, che canta la romanza della Lucia “Quando rapita in estasi” negli studi dell’EIAR, si spezza. È successo qualcosa. Qualcosa di strano perché si è come addormentata. Portata nella sala d’aspetto ad un certo punto va via la luce e… si scoprirà in seguito essere stata uccisa con uno spillone nel cuore. Abitava all’hotel Bristol dove, guarda caso, è arrivato anche il gangster americano Romney Bypas alias Kid Tiger. Altro fatto strano sei buste azzurre recapitate a sei destinatari che provocano in loro grande terrore. Bel guazzabuglio per il commissario De Angelis della squadra Mobile di Milano interessato soprattutto al “mistero dell’anima umana”, alla “psicologia delle persone che egli studiava con accanimento, con passione, con sofferenza…” Caso strano e complesso, numerosi, troppo numerosi gli indiziati “Nove persone attorno a una addormentata. Cinque minuti di oscurità e una di quelle nove persone compie il delitto. Quale di esse?” Occorre conoscere bene la personalità di Sofia, interrogare tutti i testimoni, verificare le loro affermazioni, scoprire i legami con le buste azzurre e Kid Tiger. Mentre, tra l’altro, scoppia un incendio al Bristol proprio nelle stanze dove abitava l’uccisa. La quale, aggiungo, era stata sottoposta a ipnosi per addormentarsi a una certa ora, e questo avviene proprio mentre canta la summenzionata romanza… Caso strano, complesso e difficilissimo ma niente può sfuggire al nostro commissario seguace imperterrito di Freud.
Capolavoro di Augusto De Angelis che costruisce un plot ottimamente congegnato attraverso anche una grande cura nella costruzione variegata, non priva di humor, dei personaggi a partire dalla stessa, affascinante, diabolica Sofia, per continuare con gli altri, ognuno con le sue particolari caratteristiche.
Diario di un assassino di Leo Bruce
Si parte proprio dal diario di un assassino. Egli ucciderà senza un movente e non verrà mai scoperto. Su un lungomare di un piccolo centro balneare, con un martello che già possiede, durante una sera buia di novembre e dicembre. Allora conoscerà “la sublime sensazione di essere un assassino”. Un assassino di un delitto perfetto.
Si passa all’hotel Queen Victoria di Selby-on-Sea. Arriva un tizio strano. Un presunto morto, dichiara di essere alle due ragazze dell’hotel. Si riempie di whisky e via sul lungomare. Qui, seduto su una delle pensiline, viene trovato morto davvero dal poliziotto Sitwell con il cranio fracassato da un grosso martello ai suoi piedi. Ecco pronto il lavoro per l’ispettore John Moore e per l’amico Carolus Deene “Professore Emerito di Storia presso la Queen’s School di Newminster”, profondo conoscitore e appassionato di alcuni dei più celebri delitti del passato. Seguiremo lui e i suoi metodi basati sulla logica. Intanto il morto è Ernest Rafter, odiato collaborazionista per aver passato informazioni ai giapponesi e creduto davvero morto. Via alla ricostruzione dell’accaduto. Colloqui con i familiari, con le ragazze del locale, ricostruzione metodica dei suoi ultimi movimenti e dei passanti che erano circolati a quell’ora sul luogo del delitto. Ricostruzione precisa, dettagliata, ma manca il movente. Manca davvero un movente credibile. E arriva un altro delitto con le stesse modalità di esecuzione. Beh, ora qualcosa si incomincia ad intravedere. Che sia il Caso, il Destino, un elemento imponderabile a fornire l’indizio utile?… Ci penserà Carolus a sbrogliare l’incredibile matassa.
Il caso Chopam di Edgar Wallace
E il Caso, l’Imprevisto è proprio il personaggio principale di questo racconto. Alphonse o Alphonso Riebiera è un uomo che ci sa fare con le donne. Specie se maritate. Le conquista e le ricatta fino a quando il marito di una di esse non scopre il suo “gioco”. Allora gliela farà pagare cara. E infatti verrà trovato ucciso da un colpo di pistola sparato da un tizio a sua volta ucciso da lui. Ma qualcosa non quadra. L’assassino doveva essere il marito e invece… Cosa è veramente successo?…
Ancora una scelta oculata e ben calibrata del nostro Mauro Boncompagni. Tre capolavori ambientati durante le feste natalizie tra psicologia, logica ed evento inatteso a creare interesse, attenzione, sgomento nel lettore attratto da plot assolutamente intriganti. Sempre tenuto sul chi vive dentro atmosfere incerte e nebulose costruite con garbo, leggerezza e ironia. Il tutto presentato all’inizio con una bella ed efficace introduzione.

Un mondo di ferro di Marco Bettalli, Laterza 2019.
Il regalo più bello di Natale è stato questo libro dell’amico Marco, professore di Storia greca all’Università di Siena (anche ottimo giocatore di scacchi), che mi ha riportato indietro nel tempo ai miei studi di Storia moderna con il prof. Giorgio Spini (lo cito sempre con ingenuo, fanciullesco entusiasmo). Un libro, lo dico subito, bello, raffinato, elegante. Di gradevole lettura su un argomento così complesso e fascinoso come la guerra nel mondo antico.
Intanto l’autore nella Introduzione chiarisce subito le sue scelte: niente storia evenemenziale disposta cronologicamente; niente storia antiquaria; niente storia decisa dalle strategie dei comandanti. Piuttosto storia vista dal basso, ovvero “l’analisi del fenomeno guerra all’interno delle società antiche”.
Poi ci inoltriamo, sotto la sua esperta guida, nel passato. In un passato lontano di guerre, di assedi, di lotte per mare e per terra. Di eserciti greci, romani, macedoni, persiani, cartaginesi ognuno con le proprie caratteristiche, con i propri punti di forza e debolezza. Di nomi fascinosi e roboanti che ci riportano ai nostri studi fanciulleschi: Epaminonda, Milziade, Ciro il Giovane, Filippo V, Scipione l’Africano, Tito Quinzio Flaminino, Claudio Marcello, Alessandro Magno, Annibale e via di seguito, tanto per citarne alcuni sparsi nel tempo in qua e là. Di nomi, ancor più fascinosi degli storici che hanno raccontato quei momenti drammaticamente terribili e stupendi: Plutarco, Senofonte, Polibio, Strabone, Erodoto, Tucidide, eccetera, eccetera.
Quanti nomi, quante storie! Con la guerra piantata saldamente al centro. La guerra di Troia, le guerre persiane e del Peloponneso, quelle di Alessandro Magno e quella, epica, di Annibale. Vista nelle sue varie sfaccettature, come educazione, esaltazione, fine a se stessa e terrore. Intorno ad essa i generali, i soldati (opliti, psilòi, peltasti, mercenari), le armi, le tattiche, il rapporto con la religione (vedi il timore degli dei, i sacrifici, gli oracoli, gli indovini), con la società, la sua cultura, la sua arte (poesia, filosofia, teatro, storia) e le sue classi sociali (aristocratici, proprietari terrieri, poveri derelitti). Una guerra di uomini (ci sarebbero volute migliaia di Lisistrate per cercare di fermarla) necessaria e inevitabile, quasi fenomeno naturale collegato alla vita. Una guerra “etica”, individuale e di massa, a stretto contatto con la politica (le due sfere “in larga misura coincidono”), attraverso la quale si scopriva il valore del singolo, della persona, il valore del coraggio e dell’obbedienza, per risolvere certi problemi, certi inevitabili contrasti. Una vera manna di arricchimento per moltissime persone insieme ad una marea stupefacente di derelitti e di morti.
Lo studio è accurato, accuratissimo, ricco di fonti e citazioni (anche in chiave moderna) corredato, alla fine, da cartine, cronologia e incredibile bibliografia. Un racconto dotto e complesso senza mai cadere nel pesante, attraverso una esposizione leggera, limpida, veloce, incasellata dentro brevi capitoli. Ascoltiamo il nostro Marco Bettalli proiettati in un mondo lontano. In un mondo di ferro. Con un chiaro, semplice, passionale intento “Il mondo antico era quello che era, né più bello né più brutto del nostro. Era solo diverso, e mi piacerebbe che queste pagine mettessero in risalto un po’ di questa diversità e servissero, almeno in piccola parte, a comprendere l’universo mentale dei suoi abitanti. Non per renderli scioccamente più vicini: ma per lasciarli là dove si trovano, con grande rispetto e, perché no, anche un po’ d’amore”.
Leggendo il libro talvolta sembra davvero di essere lì, con i grandi del passato, ad assistere, meravigliati, alle loro storie, ai fatti che hanno vissuto, visto o studiato. A seguire, da lontano, le operazioni di un assedio, lo scontro di una battaglia navale o campale, le gesta eroiche di un grande condottiero. Oppure ad aspettare intrepidi e ansiosi, insieme agli altri soldati, sotto pesanti armature e il caldo asfissiante, l’arrivo del nemico, pronti a combattere e morire per qualcosa in cui crediamo o ci hanno fatto credere.
Dello stesso autore ricordo anche Mercenari. Il mestiere delle armi nel mondo greco antico, Carocci 2013.

I Maigret di Marco Bettalli

Le vacanze di Maigret del 1948
L’abbiamo già visto in pensione, in “esilio”, in missione o nella sua Parigi. Ora Maigret è in vacanza a Les Sables, località di mare in Vandea, ben conosciuta da Simenon che vi soggiornò un anno, e l’ambientazione è funzionale a introdurre mille situazioni che suscitano il sorriso: perché Maigret, in realtà, è antitetico al concetto di vacanza, non va al mare, non ha hobby, odia il sole e il caldo, non legge, non sa che fare e, in buona sostanza, beve come una spugna. In questo caso, poi, la cosa si complica per l’improvviso attacco di appendicite della signora Maigret, utile solamente a veicolare l’inizio del caso e a scatenare Simenon nella descrizione rispettosa quanto velenosa delle suore che dominano nel piccolo ospedale di provincia. Al di là di tutte le amenità e delle consuete punzecchiature sociali, con il commissario particolarmente insofferente della buona borghesia e a suo agio con pescivendole e gente da poco, il giallo, ancora una volta non giallo (il colpevole è il primo e unico sospettato fin dalle prime pagine), è a tinte foschissime, con l’uccisione a sangue freddo di una ragazzina e varie altre atrocità; tutto si basa sulla figura affascinante quanto improbabile del dottor Bellamy, eccezionalmente intelligente e irrimediabilmente malato d’amore e di gelosia per la sua bella moglie. Il duello ingaggiato con Maigret lo perderà, ovviamente: ma è evidente che, in qualsiasi altro caso – bastava che il commissario andasse in vacanza in qualche altro posto… – l’avrebbe fatta franca.

Firmato Picpus del 1944
Legato a ricordi infantili (è l’unico Maigret con Gino Cervi, TV fine anni 60, del quale mi ricordi qualcosa), è un bel Maigret ambientato nella Parigi accaldata d’agosto, con tutti gli ispettori e i luoghi comuni tradizionali al loro posto. Indimenticabile nel titolo (Picpus non è che una pubblicità di una ditta di traslochi in rue Picpus, entrata per caso nella trama: in romanzi successivi apparirà curiosamente come la via dove abita il dottor Pardon, amico fidato di Maigret), ha uno splendido inizio: Maigret aspetta nervoso l’assassinio preannunciato di un’indovina, l’evento si verifica puntualmente e la polizia, quando accorre sulla scena del delitto vi trova… un vecchio suonato e incappottato nonostante il caldo afoso dell’estate. Il giallo, che ci rivelerà le schifose trame di una vecchia signora, una di quelle figure intrise di cattiveria sorda, profonda e irredimibile che Simenon è maestro nel tratteggiare, tende poi un po’ a ingarbugliarsi in una macchinosità che l’autore riesce a stento a controllare. Lo scioglimento, col violentissimo temporale d’estate che fa da spartiacque e il finale con il vecchio, che si rivela di grande umanità e simpatia, coccolato al ristorante da un Maigret soddisfatto, è molto bello: l’umanità fa schifo, ma c’è per fortuna chi la comprende e, con i mezzi che ha a disposizione, punisce i colpevoli e premia le persone per bene.

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

Nozze per i Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni, Einaudi 2019.
Un proverbio dice: nozze bagnate nozze fortunate, ma queste Nozze, l’ultimo capitolo dei Bastardi di Pizzofalcone, non potranno essere fortunate perché bagnate di sangue la sera della vigilia. Il momento che avrebbe dovuto essere speciale, di festa, si trasforma in una tragedia. È inverno e anche a Napoli fa freddo, il vento s’incunea gelido sotto le vesti e magari piove… E poi una data di febbraio, decisa da un giorno all’altro, quasi un capriccio.
Ma gli sposi non badano a spese. Gente danarosa con casa residenziale in collina, fanno parte di quel mondo che può andarsi a cercare, se lo desidera, il caldo altrove, o magari il mare in lontane spiagge tropicali. E allora perché no! Affari loro. Ma quel momento, che avrebbe dovuto essere meraviglioso, si è trasformato in una tragedia. L’abito nuziale della futura sposa, che galleggia sull’acqua, ha destato l’attenzione di Costanza Giaquinto, ottantanove anni compiuti e tutta una vita passata nell’antico palazzo tirato su nel Seicento, oggi trasandato ma ancora in piedi.
Un dedalo di stanze edificato sul tufo di un piccolo promontorio naturale, che si sporge sull’azzurro del golfo, sovrastando una piccola spiaggia privata corredata da un anfratto, una grotta artificiale frequentata spesso dagli innamorati e dove, ai suoi tempi, l’originaria padrona del palazzo incontrava gli amanti. La vecchia signora affacciata alla finestra in quel pomeriggio di febbraio ha visto «che la corrente che spingeva acqua dalla riva al largo recava una grande macchia bianca. Qualcosa di ampio e setoso, con merletti e veli. Un abito da sposa. Che andava via, in direzione dell’isola simile a una figura di donna». Ha chiamato la badante per farsi portare il cappotto, è scesa con lei per vedere meglio e da vicino e nella grotta ha trovato una bella ragazza, nuda, immobile, distesa supina sulle lisce rocce di tufo, morta… Un nuovo caso per la squadra di poliziotti più scombinata ma infallibile della questura partenopea: i Bastardi di Pizzofalcone…

Le sigarette del manager di Bruno Morchio, Garzanti 2019.
Dopo una telefonata di richiesta di aiuto, Bacci Pagano, il detective dei carruggi, sfida il meteo di una capricciosa primavera che minaccia pioggia, sale sulla Vespa e si mette in strada. Sono passati otto mesi dal crollo del ponte Morandi, che ha fatto 43 morti, e quella non è una strada qualunque perché passa proprio sotto il monumentale troncone, triste e muto testimone dell’umana incuria. È la strada che porta in Val Polcevera e, invasa dalle pozzanghere, corre di fianco alle acque impetuose del torrente. Di là Bacci imbocca via San Biagio, che si arrampica sulla collina alle spalle dell’IperCoop e del centro commerciale e, approfittando della panoramica dello scenario, osserva incuriosito, già conscio della negatività di ciò che vede, le ferite inferte negli ultimi trent’anni alla valle: sono pochi gli stabilimenti ancora in funzione e gli scheletrici fossili dei gusci industriali testimoni d’un operoso passato offrono uno scarno paesaggio da archeologia industriale. Una periferia quasi irriconoscibile, torpida, immersa in un ignorante, complice sopore e con i sensi annacquati dalle colorate offerte dalle multinazionali. Poi la lottizzazione fatta di decorose villette a schiera, sovrastata da verdi e boscose colline dominate dai forti di Begato e del Fratello Minore. La sua cliente, Donatella Sampò, madre di un ragazzino di tredici anni e moglie di Oreste Mari, imprenditore scomparso sei mesi prima e sotto accusa per bancarotta fraudolenta, che abita in una delle villette, gli apre la porta. Descrive la sparizione del marito quasi come un classico spunto da barzelletta: una sera alle sette Oreste Mari lascia borsa e telefonino all’ingresso ed esce di casa dichiarando di essere rimasto senza sigarette. Non è più tornato. E nessuno, secondo lei, né fisco, né polizia lo sta veramente cercando….
Con Le sigarette del manager Bruno Morchio offre una diversa visibilità a uno dei luoghi più tormentati della sua terra, la val Polcevera, ferita gravemente dalla tragica caduta del ponte e martoriata dal susseguirsi di eventi climatici. E si serve di Bacci Pagano, il suo personaggio cult, per gridare a gran voce spregiudicate e scomode critiche ai “nemici”, quella nuova genia umana fatta di collusione malavitosa con gli uomini d’oro della ‘ndrangheta che spadroneggia nelle vite e negli umani affetti e interessi.

I cinque cadaveri di Robert Bryndza, Newton Compton 2019.
Londra 1995: un mostruoso serial killer, per la stampa “Il Cannibale di Nine Elms”, uccide barbaramente ingenue adolescenti. Gli scenari sono da grand guignol e il soprannome non è casuale: il killer, infatti, prima morde selvaggiamente le sue vittime fino a staccare larghi brandelli di carne da cosce e schiena, poi le asfissia con un busta di plastica stretta attorno al collo da una corda sottile, fermata da un nodo elaborato, con una serie di giri che si intersecano fino a formare un piccolo gomitolo chiamato “a pugno di scimmia”.
Kate Marshall ha venticinque anni, è una giovane detective bella e ambiziosa e da sedici mesi fa parte della squadra di polizia di assegnata al caso, chiamato in codice Operazione Hemlock. Un caso che da due anni ha messo la polizia con le spalle al muro. Infatti, benché il Cannibale abbia già colpito mortalmente quattro volte, sembra introvabile e inafferrabile. Nessuna traccia certa di lui. Kate Marshall però è convinta che non bisogna abbassare la guardia: prima o poi, nel suo delirio di onnipotenza, il killer commetterà un errore fatale. Non sbaglia e sarà proprio lei a catturarlo, ma la situazione che si verrà a creare, invece di essere per lei motivo d’orgoglio, arriverà a compromettere la sua carriera in polizia, la sua reputazione e per un pelo non ci rimetterà anche la vita…
Robert Bryndza, dopo l’indiscutibile successo della sua precedente serie thriller divisa in tre volumi e interpretata da una tosta e convincente Erika Foster, con I cinque cadaveri inaugura una nuova serie con protagonista Kate Marshall, personaggio forte ma inquieto, una donna con le stimmate che ha rischiato e continua a rischiare il tutto per tutto, anche la vita, stringendo i denti per sopportare ciò che verrà.

Le letture di Jonathan

Cari ragazzi,
ecco a voi il Diario di una Schiappa. Si salvi chi può! di Jeff Kinney, il Castoro 2013.
Oggi tocca proprio a me, Greg Heffley la Schiappa, raccontarvi qualcosa delle mie avventure. Jonny è malato e non può scrivere. Dunque… Questa volta mi sono cacciato in un bel guaio. Dovevo cominciare a fare qualche soldo per comprare i regali di Natale a tutta la mia famiglia. Allora mi sono messo al lavoro e ho appeso dei poster sul muro della scuola con della colla verde super forte. Nei poster ho scritto che avrei spalato la neve dei vialetti per 5 euro. Ma appena appesi i cartelloni si è messo a nevicare e sul muro sono rimaste solo tre grandi macchie verdi. Qualche giorno dopo la scuola è stata chiusa per una forte nevicata e adesso io sono qui, a casa sotto le coperte, sapendo che al rientro a scuola mi aspetterà una supermegaextra punizione.
Adesso vi racconto qualche altra stupidaggine di cui mi devo occupare… L’altro giorno non sapevo cosa fare quando ho trovato un gioco da tavolo sui trucchi di magia. Ho deciso di farne vedere uno a mio fratellino Manny e poi lui lo ha rifatto con gli occhiali di Mamma, ma non è andata molto bene perché li ha rotti. Come al solito la ramanzina me la sono beccata IO.
Andiamo avanti. Oggi Mamma mi ha chiesto di preparare un hot dog a Manny ed è quello che ho fatto. Appena cotto ci ho messo una linea perfettamente dritta di senape. Ma Manny è scoppiato in lacrime, ed io non capivo quale fosse il mio errore visto che la linea era drittissima. Dopo un po’ è arrivata Mamma e mi ha detto che Manny vuole la senape nel lato CORTO dell’hot dog.
Roba da matti!!!

Le letture di Jessica

Cari ragazzi,
Oggi vi presento Hänsel e Gretel dei Fratelli Grimm, Giunti 2017.
Ai margini del bosco c’è una piccola casetta dove vivono un taglialegna con la seconda moglie e due bambini. Il primo si chiama Hänsel, la seconda Gretel. Sono molto poveri e la matrigna dice ogni giorno al marito di portare i due marmocchi nel bosco e lasciarceli. La prima volta riescono a ritornare a casa perché Hänsel ha fatto cadere dei sassolini bianchi lungo la strada. La seconda volta, però, non riescono a tornare a casa perché sulla strada ha lasciato le briciole di pane mangiate dagli uccellini. I due ragazzi si perdono nel bosco e tremano di paura. Ad un certo punto trovano una casa fatta di dolci e abitata da una strega che li vuole mangiare belli grassi. Ma essi sono furbi e riescono a fuggire dopo avere spinto la strega nel forno. Poi trovano un cofanetto pieno zeppo di monete d’oro, la matrigna muore, ritrovano il loro babbo e diventano la famiglia più felice del mondo. Un racconto in certi momenti pauroso con un bel finale felice. Leggetelo!

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Gennaio 2020

Da questo mese incomincerà la sua collaborazione, oltre al nipotino Jonathan che già conoscete, anche la nipotina Jessica. Con il mio aiuto, naturalmente. Un modo per stimolarla a leggere e scrivere. Un modo per trasmettere anche a lei la mia passione per i libri. Forza Jonny! Forza Jessy! E forza a tutti i nonni e ai nipotini del mondo!
Buon Anno!!!

Sherlock Holmes. Donne, intrighi e indagini di Martinelli, Mezzabarba, Nava, Solito, Vesnaver e Voudì, Il Giallo Mondadori 2019.
Uno studio in Hudson di Luca Martinelli
Watson e una delle sue avventure più angoscianti del 1899. La signora Hudson è sparita, “non si trova nel suo appartamento, né in soffitta o nel resto della casa”. Sherlock teme che sia stata rapita. Indizio preoccupante un piccolo triangolo di stoffa bianca appartenuto al grembiule della suddetta. Via alla ricerca sfruttando anche i famosi Irregolari. Forse c’è di mezzo la banda dei testamenti che minaccia “donne anziane e sole che la morte di un parente ha reso beneficiarie di un lascito testamentario”. E qualcuno chiede un riscatto attraverso il “Globe”. Ma Holmes ha già capito tutto proprio dalla lettura del giornale e si appresta a fornire la spiegazione con la solita studiata teatralità.
La dama velata di Giacomo Mezzabarba
Mattina nebbiosa del 1891. Ecco l’arrivo di una donna velata nell’appartamento di Baker Street che ha chiesto l’aiuto di Holmes attraverso una lettera. Una bella signora sposata da due anni con matrimonio combinato. Però a un certo punto si è accorta che a suo marito piaceva un altro tipo di relazioni (alla Oscar Wilde, tanto per intenderci). Ha chiesto il divorzio più volte sempre respinto. Qualche tempo fa, innamorata del giovane Harold, ha intrattenuto con lui un rapporto amoroso. Ma è stato assassinato. Lei è Ann Musgrave, moglie di sir Arthur Boscombe partito per Parigi proprio il giorno precedente l’assassinio. Caso ad hoc per il Nostro con l’aiuto imprescindibile di Watson e i delitti non finiscono… fino a quando il classico grido “Diabolica, Watson! Si tratta di una mente diabolica.” Ci siamo.
Sherlock Holmes e Margherita di Samuele Nava
Una nuova avventura di Sherlock che Watson si affretta a trascrivere. Sono trascorsi tre giorni dalla sua falsa morte tra i gorghi delle cascate di Reichenbach e ora si trova presso le sponde settentrionali del Lago Maggiore. Ha un appuntamento, sotto falso nome di Altamon, con Verri, funzionario di Pubblica sicurezza, per essere introdotto in Italia. Ma c’è un vecchio prete che strappa pagine su pagine di un libro, gettandolo, poi, in acqua. Perché? Ripescatene alcune dal nostro Altamon-Sherlock, trattasi di un libro proibito di Rosmini morto proprio a Stresa nella Villa ducale dove ora si è sistemata la regina Margherita. Gli eventi si susseguono uguali e preoccupanti: scomparsa di una cameriera, di un carabiniere dal posto di guardia e, addirittura, della stessa Margherita di Savoia! Un buon indizio per risolvere il mistero l’aroma di artemisia con l’aiuto di un piccolo cocker inglese.
La scomparsa di lady Freemont di Enrico Solito
Un telegramma dall’ispettore Gregson per il nostro duo Holmes-Watson. Sono convocati a casa del famoso egittologo August John Freemont. All’inizio Freemont non la prende troppo bene, non sapeva di questo intervento del detective. Ma viene convinto dallo stesso Holmes. Il suo racconto: il matrimonio con la più giovane Annie va tutto bene all’inizio, poi “Annie è diventata distratta, svagata”, e un bel giorno è sparita, lasciando un biglietto di addio. Nella casa Harry il maggiordomo, la moglie cuoca e una signora per le pulizie che viene solo alcune mattine. Via in camera di Annie (qui qualcosa non torna) e di Freemont dove c’è un sarcofago con una mummia dentro. Ma mancano i canopi ed è pure scomparso il gatto della cuoca. Per Holmes basta fare due più due e il caso è risolto.
Sherlock Holmes e le ragazze di madame Jai di Elena Vesnaver
Davvero sfortunata la bella lady Edwina Cavendish, duchessa di Glenrose. Le sono capitati una serie di fatti piuttosto macabri: un fantoccio di stoffa abbigliato con una delle sue vestaglie impiccato alla finestra della sua stanza; i suoi abiti sulle grucce completamente tagliati e ultimamente una delle sue cameriere personali ha trovato il corpo senza vita del cane preferito. Holmes pensa che tutti questi incidenti siano solo l’anteprima di qualcosa di più grave. Occorre avvertire del pericolo la duchessa. La quale, tuttavia, rifiuta sdegnosamente il suo aiuto. E si ritroverà morta stecchita con uno spillone per capelli infilato nel cuore. Una brutta storia che ha come protagonisti un pittore di quadri spinti, le “ragazze allegre” di Madame Jai e un quadro molto, ma molto particolare…
Sherlock Holmes e lo scottante segreto della signora Hudson di Alain Voudì
Il giornalista Benjamin (Ben) Mutton in una casa di cura dove si trova la signora Hudson, novantenne, per conoscere da lei una storia scandalosa del 1883. Una storia che la riguarda con suo marito che dilapida rapidamente i beni della famiglia e se ne fugge via. Ma ora è ritornato per ottenere altri soldi minacciandola, addirittura, di adulterio. Le ha rubato un diario dove la moglie ha descritto, con il suo nome attuale Martha Turner, situazioni molto compromettenti. Diario che tra poco sarebbe stato pubblicato, come altri suoi pezzi, dopo l’annuncio al pubblico. Ma c’è l’aiuto del duo Sherlock-Watson a tirarla su. Basta rintracciare il marito e…

Otto racconti che mettono in mostra le doti preziose degli autori capaci di costruire vicende incredibili e intriganti in un contesto dove emergono le caratteristiche peculiari dei maggiori attori: Sherlock e Watson. Le classiche, impreviste deduzioni del primo, i suoi cambi di umore, le strimpellate incredibili (per Watson) del violino, le frecciatine alla sua “spalla”, le sparizioni e riapparizioni improvvise, i travestimenti. Le sorprese e le meraviglie a bocca aperta del secondo, i ricordi sulla sua moglie (quando è morta) e l’ammirazione (quando è viva) “Ebbene sì, dopo anni, la ritengo ancora la cosa più bella che possa essermi capitata”, l’umorismo che deriva dal rapporto fra i due. Ma anche altri personaggi hanno una loro consistenza e vitalità delineata con pochi tratti sicuri in contesti diversi. E non mancano riferimenti alla bellezza dell’italico suolo (una meraviglia del mondo), alla lotta delle donne per i loro diritti, agli amori “particolari” e ai tempi che corrono, “Temo Watson, che questo mondo sia agli sgoccioli: verrà un vento che lo travolgerà.”
…Una lettura veramente piacevole.
Preziosa introduzione e appendice (qui è sviscerato il rapporto di Sherlock con le donne) di Luigi Pachì. Infine per La storia del giallo Mondadori la decima puntata di Mauro Boncompagni sugli anni Settanta. Con Ruth Rendell, Jim Thompson, Bill Pronzini, Collin Wilcox, Nicholas Blake, Patrick Quentin, John Dickson Carr, Patricia Wentford, Rae Foley e Harry Carmichael.

Per l’ultima volta, Kathleen e altri racconti di Cornell Woolrich, Il Giallo Mondadori 2019.
Per l’ultima volta Kathleen
Burke, ex carcerato, è nella pista da ballo per rivedere Kathleen che danza con il nuovo fidanzato. Monta la rabbia, ma basta una matita sul pavimento per farlo cadere e chiedere a Kathleen se vuol essere accompagnata a casa. Così, come ultima volta, e l’invito è accettato. Lungo il percorso il bacio di addio e poi la bella ragazza scompare improvvisamente nel bosco alla ricerca delle chiavi perdute. Inutili i richiami, le urla e tutti i tentativi di trovarla. Tra l’altro sarà pure ritenuto il responsabile della sua morte orrenda. Unico amico Bill Bailey che lo può difendere. Secondo lui basta trovare un tipo vigliacco, con il complesso di inferiorità, afflitto da una gelosia malsana, soggetto a crisi di follia o da qualche infermità congenita e il gioco è fatto. Però…
Provino
Los Angeles. Lettere minatorie all’attrice Martha Meadows. Il poliziotto Galbraith, seppure infastidito (non sopporta questo tipo di personaggi), deve tenerla d’occhio. Via a trovarla sul set dove sta girando una scena. E lì succederà che bruci come una torcia umana, mentre per un attimo è andato a telefonare. Senza che nessuno dei presenti, a cominciare dal regista, sappia spiegare l’accaduto. Ad aiutarlo nella soluzione del misterioso, incredibile evento la macchina da presa e un occhialino…
Una strana eredità
Un uomo e una donna in macchina di notte. L’uomo ha commesso qualcosa di grave. La donna non vuole accettare il denaro che gli offre. Apre la portiera e “Temo di non essere tagliata per… il delitto.” Ora l’uomo è solo. Per strada incontrerà due furfanti che vorranno “ereditare” i soldi che ha con sé sfruttando i suoi documenti. Ma c’è un brutto odore in giro…
La disperata difesa della signora Dellford
“New Cordoba. Lee Randall, un tempo attrice a New York e adesso signora Dellford, è stata accusata di omicidio e in attesa di processo…” Un caso molto “sentito” dal giovane avvocato Lawrence (Larry) Brett che in passato si era innamorato di lei vedendola nelle esibizioni a teatro. Deve aiutarla. Ha ucciso, dicono, suo marito che si celava sotto falsa identità. Dunque il processo in tribunale, le testimonianze, l’odio della gente. Ma Larry chiede che il processo si svolga anche nel luogo dove è avvenuto il fatto. È il metodo più adatto, secondo lui, a ricostruire gli eventi. E qualcosa succederà. Vediamo…
Un problema di balistica
Coleman è accusato dell’omicidio di Edmund Lombard che gli doveva duemila dollari. I poliziotti insistono, lo torchiano, lo picchiano. Niente da fare. Lui è tosto, sicuro di sé, ha una pistola calibro 38 e Lombard è stato ucciso con una calibro 32. Secondo la balistica. Ma c’è qualcosa che non quadra e basta andare dal commesso di una tabaccheria per risolvere il caso.
Il cadavere nel tappeto
La matrigna di Larry è stata uccisa da suo padre, il signor Weeks, che veniva tradito. Ora è stesa sul letto. Il figlio vuole salvarlo e studia un piano. Gli propone di ritornare a New York, mentre lui si occupa di far sparire il corpo. Come? Avvolto in un tappeto per infilarlo nella macchina dell’amante che ha chiamato al telefono. Piano difficile, difficilissimo con la sorella che arriva all’improvviso e tutto il resto… Anche perché il padre vuole autodenunciarsi. Non c’è più niente da fare. Ma…
Notte d’incubo
La signorina Garrity è morta. Ha voluto nel testamento che tutti i suoi gioielli di enorme valore siano riposti con lei nella tomba. Ormai la notizia si è sparsa, la sanno tutti. Anche il duo Chick Thomas e Zabriskie Faccia d’Angelo. Il primo ha un’idea magnifica. Infilare Faccia d’Angelo nella bara della signorina prima del trasporto e poi beccarsi il tesoro “con una bella scorta di lime e scalpelli”. Il secondo non è tanto d’accordo ma, evidentemente il più debole, desiste e accetta. Come andrà a finire?…

Tempo fa, a fine lettura di un altro suo libro, scrissi “Quando leggo Woolrich, non so se capita anche a voi, mi pare di essere trascinato lentamente, come i personaggi dei suoi racconti, verso un qualcosa di oscuro e ineluttabile. Non possiamo fare niente. Tutto è preordinato, già stabilito.” Anche in questi racconti c’è sempre qualcosa di imprevisto e imprevedibile, frutto di un Destino cinico e baro che cambia completamente la prospettiva: un aiuto insperato, uno scambio imprevisto, un incidente fortuito. Ma c’è anche la capacità dell’uomo di risolvere casi e situazioni a prima vista impossibili. Con la forza dell’amore, l’intelligenza, la furbizia, l’osservazione, il colpo d’occhio, la deduzione. Brivido, tensione, paura, sempre sul filo del rasoio e non mancano situazioni comiche, assurdamente grottesche che aprono la bocca al sorriso.

L’ombra cinese di Georges Simenon, Adelphi 2019.
Parigi. Novembre piovigginoso. “Un ufficio come tanti altri. Mobili chiari e carta da parati in tinta unita. E un uomo sui quarantacinque anni, seduto in una poltrona, con la testa reclinata sui fogli sparsi davanti a lui. Un proiettile lo aveva colpito in pieno petto.” Trattasi del signor Couchet, facoltoso industriale fattosi con le sue mani, trovato dalla portinaia dello stabile che ha chiamato Maigret. Dalla cassaforte mancano un sacco di soldi. Primo dubbio: il ladro è anche l’assassino?
Il morto si era separato dalla prima moglie che gli ha dato un figlio, e ora viveva insieme alla seconda tradendola con Nine, una bella ragazza che lavorava come ballerina al Moulin Bleu. Il primo obiettivo di Maigret è interrogare gli abitanti dello stabile per scoprire qualcosa di più sulla vita del defunto (se, per esempio, avesse dei nemici). Ogni tanto, fissando i loro volti, qualche ricordo si affaccia alla sua mente, qualche disagio “quando si è costretti a prendere in considerazione certi aspetti della vita che di solito si preferisce ignorare”. Un palazzo “strano”, una atmosfera “opprimente” con una matta che urla e una che spia.
Dunque, per farla breve, tutto gira intorno a: la prima e la seconda moglie del morto, l’amante del morto, il figlio debosciato del morto, il secondo marito della prima moglie del morto, la vecchia pazza che urla, quella che spia, un uomo e una donna tra i bidoni della spazzatura alla ricerca di un guanto, un ambasciatore sussiegoso… e poi il classico testamento piuttosto “particolare” che mette sul chi vive il Nostro.
Solita capacità del grande Simenon di creare personaggi vivi con pochi tratti, di pennellare con tocchi d’artista gli ambienti del palazzo, chiusi, polverosi, privi di luce, di cattivo odore, addirittura sporchi, claustrofobici e rimbombanti di urla della matta con la pazzia che sembra strisciare lungo le pareti come simbolo premonitore. Abile anche a mettere in risalto la diversa condizione sociale, vedi i parenti del morto contadini e piccoli borghesi e quelli della moglie “eleganti e sobri”.
Al centro Couchet “un uomo sanguigno, energico e grossolano, venuto su dal nulla” che ce l’aveva fatta. Lasciato dalla prima moglie quando ancora non era ricco, sposa una ragazza di buona famiglia e così “Tè, pasticcini, tennis e scampagnate…” e se la spassa con altre donne come Nine. Tutte e tre con caratteristiche psicologiche diverse a creare il fascino inquietante del racconto e la continua tensione. Al centro pure Maigret, il solito acuto osservatore tra una fumata di pipa e l’altra, questa volta di poche parole tra cui il ritornello che si porta appresso ”Bel tipo, quel Couchet!”. Altro personaggio importante il Palazzo claustrofobico (già detto) ma anche… la Finestra. Eh, sì, proprio la Finestra dalla quale si può intravedere un’ombra cinese. Come un occhio vivo, penetrante… e la Sorte, il Destino che se ne frega di tutto e di tutti.

L’impronta del gatto di Augusto De Angelis, Sellerio 2007.
Qui il nostro commissario De Vincenzi “affronta l’assassinio di un depravato milionario venezuelano, vivente a Milano. Il cadavere è trovato proprio sul portone dell’abitazione della vittima. Ma spunta il felino con le sue zampette sporche di sangue e rimette in moto verso una direzione diversa De Vincenzi, che, lento e agile un po’ come un gatto anche lui, ha il genio di profittare delle opportunità del caso”.
Subito un’idea su cui riflettere: il Caso, già “Il Caso! Sempre il Caso era l’alleato di ogni investigatore e il nemico dichiarato dei criminali” dichiara De Vincenzi. Ecco come ci appare: “L’uomo, che apriva la porta della vetrata e che precedeva gli altri due, era bruno, assai distinto, con uno sguardo penetrante e nello stesso tempo quasi stanco, malinconico”. Momenti di difficoltà: “Questa volta il suo metodo psicologico di impregnarsi in un ambiente, per conoscerne il suo abitatore, falliva”. A un certo punto esclama “Un groviglio!” riferendosi alla complessità dell’indagine. Sopraffino lettore, legge anche “L’Autobiografia” di Salomone Maimon che gli resta antipatico per le sue idee sull’occultismo. Tranquillo, ma quando occorre sa essere agile e veloce. Lavoratore instancabile, rimane nel suo ufficio oltre l’orario consueto. Bastano un panino e un bicchiere di birra per andare avanti. Alla fine della storia, ma in genere di tutte le storie che ho letto, De Vincenzi non esulta, non gioisce ma anzi “…sentiva un grande amaro in bocca e un senso di oscura desolazione nel cuore. Un sensitivo, in fondo, un romantico a cui lo studio dell’anima umana, a ogni esperienza, procurava soltanto dolore”.
Passato e presente che si allacciano insieme, il classico assassinio all’interno di una famiglia, la paura che si insinua tra le pieghe della storia. Stile piano, semplice, concreto. E poi l’abilità del commissario. Va bene il Caso ma, come afferma l’avvocato Vercelloni a chiusura del romanzo, “Il Caso! Macché! Una sola cosa occorre ed è rara a trovarsi… Che l’investigatore sia un profondo osservatore e sappia far scaturire la verità dagli elementi psicologici del delitto!”.
In ogni caso (vedete questa parola come si insinua dappertutto…) bravo De Vincenzi! E bravo anche il nostro De Angelis che ebbe a lavorare sotto il fascismo e che può a buon diritto essere considerato il padre (o uno dei padri) del giallo italiano.

I Maigret di Marco Bettalli

L’ispettore Cadavre del 1943
La differenza è nei particolari. Questo Maigret non è particolarmente originale e il giallo, come sempre, è quello che è. Eppure siamo davanti a un autentico capolavoro. Non solo la descrizione del piccolo paese di Saint-Aubin in Vandea immerso nella nebbia invernale è, per così dire, più nitida, precisa, affascinante di quella di tanti altri piccoli luoghi della provincia francese toccati nelle peregrinazioni del commissario (la precisione è frutto anche del fatto che Simenon in quegli anni viveva proprio in quella regione); non solo i personaggi di contorno sono particolarmente “giusti” nelle loro manie, aberrazioni, tristezze di uomini e donne più o meno colpiti dalla vita; non solo la figura di Ca(da)vre è indimenticabile nella sua miseria, nella sua disperazione. A fare veramente la differenza è un Maigret grandioso, un Maigret talmente straordinario da diventare, a un certo punto, una sorta di dio onnipotente: “era una sorta di padreterno, e conosceva quel luogo come se ci vivesse, o meglio, come se fosse stato lui a crearlo”. E, in questo delirio, anche il suo essere sempre dalla parte dei vinti si stempera in una superiorità che gli mostra da lontano le miserie del mondo, di tutto il mondo, e gli impedisce di lottare per i deboli contro i borghesi sempre vincitori. I ricchi, certo – la “combriccola” – alla fine vinceranno come sempre, perché, pur nello schifo delle loro vite segrete che viene mostrato senza risparmio (il falso aristocratico, vero colpevole, ma insomma, anche la ragazzina che va a letto con ben due uomini in pochi mesi, a quei tempi!), sono loro a comandare e non c’è nulla da fare per opporsi; ma anche perché non è che i poveri siano moralmente migliori: dalla madre del morto, che vende il suo dolore per denaro, a tanti altri, illusi, ubriaconi pronti anch’essi a qualsiasi compromesso pur di mettere le mani su due lire. Per il dio Maigret sono tutti umani, profondamente umani nelle loro manchevolezze, ricchi e poveri: e come un dio, egli se ne nutre, delle debolezze altrui, le assimila, con la celebre metafora della spugna, qui descritta con grande vivezza: “in quei momenti sembrava gonfiarsi oltremisura, divenire ottuso e goffo, come insensibile, come cieco e muto, un Maigret che il passante o l’interlocutore ignaro avrebbero potuto scambiare per un mezzo scemo, o per uno sprovveduto …”. Splendido.

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

Il lato nascosto di Pierluigi Porazzi, La Corte editore 2019.
Nuovo romanzo e nuovi protagonisti per Pierluigi Porazzi, di ritorno in libreria con Il lato nascosto. Stavolta lascia a casa Alex Nero, investigatore e personaggio cult, per offrirci una nuova storia dedicata a due “normali” poliziotti, gli ispettori Alba Leone e Ramon Serrano, non giovanissimi, entrambi un po’ in carne, che si sforzano di convivere e far bene nonostante certe fragilità, tante passate pene e diverse problematiche sul piano professionale e familiare. Così diversi eppure così uguali. Single per scelta e necessità lei, suoi compagni di vita una cagnolina e una gatta, Alba Leone è donna sensibile e introspettiva, ma allo stesso tempo forte e capace di impennate e colpi di testa, all’opera poi una stakanovista fatta e sputata. Solo apparentemente in secondo piano lui, Ramon Serrano, abbastanza ipocondriaco e un po’ in crisi nel privato, con moglie, figlio a carico e un matrimonio in fase di stanca, ma che ha cercato di realizzarsi nel lavoro. Lavoro che continua ad amare nonostante gli orrori visti e superati durante la lunga carriera in polizia. Insomma, due anormali “normali” ma con quel pizzico, quanto basta, di umanità in più da farsi subito apprezzare dai lettori. Scenario prescelto: Udine. Sintesi della trama: una giovane donna, Sabrina Lupieri, già nota alla polizia per aver fatto condannare in passato il suo aggressore e stupratore, viene ritrovata strangolata nel suo appartamento. Sulla scena del delitto verranno convocati subito gli ispettori Alba Leone e Ramon Serrano. A prima vista il caso si direbbe lineare: la vittima era una escort di alto livello che frequentava abitualmente diversi personaggi di spicco della città e l’assassino, dopo un rapporto forzato, ha lasciato il suo DNA sul corpo della vittima. Non dovrebbe essere difficile identificarlo, arrestarlo e non ci dovrebbero essere dubbi sull’identità del colpevole. E invece…
Con Il lato nascosto Pierluigi Porazzi ancora una volta si conferma una “garanzia noirista” e, nella sua trama, inanellando una serie di argomenti scottanti, si confronta con il social thriller, descrivendo il continuo e progressivo sgretolamento morale e materiale di questo nostro mondo attuale, senza tuttavia mai rinunciare ai suoi azzeccati colpi di scena e al suo sempre intrigante ritmo narrativo.

Le sette dinastie di Matteo Strukul, Newton Compton 2019.
La migliore definizione che si può dare di questa ultima fatica di Matteo Strukul è chiamarla Il ‘400 al potere. Sissignori, perché il Potere con la P maiuscola domina dalla prima all’ultima pagina: imposto con la forza, usato, gestito (ogni tanto ma non troppo) ma soprattutto maltrattato e calpestato senza pietà dalle famiglie e dalle dinastie reali che se lo contesero ferocemente per tutto un secolo. Delle sette famiglie, definite dinastie all’inizio, solo gli Aragona videro anche a distanza di secoli i loro eredi sedere orgogliosamente sui troni e mantenere direttamente il potere fino ai nostri giorni (Giovanna la pazza, figlia di Giovanni, fratello e successore in Spagna di Alfonso il Magnanimo, fu la madre di Carlo V, l’imperatore che allungò la sua rapace mano sull’Italia conservandola, in buona parte, asservita fino al 1800). Un’efficace carrellata sull’Italia del XV secolo, arricchita dalle sanguinarie descrizioni delle abitudini dei governanti di allora. Sul piatto intrighi, complotti, tradimenti, delitti, barbarie, il tutto mischiato a una ininterrotta e mutevole doppiezza che sfidava a tenzone tutti contro tutti, in un continuo mulinare di scambi di alleanze, favori, ripicche, contrasti ed efferati omicidi. Lo stesso secolo che fu testimone dei più spaventosi affronti all’umana etica contemporaneamente fu nicchia e culla dorata di straordinari e impareggiabili talenti artistici, che regalarono alla penisola imperitura memoria di capolavori di meravigliosa beltà, finanziata dai Signori. Ma da Milano, a Venezia, a Firenze, a Roma e Napoli, quei massimi detentori del potere si alternarono dominando, schiacciando i sudditi, costringendoli a battersi sotto la loro bandiera mentre le alleanze, mutevoli come i tempestosi venti di un uragano, non facevano che girare. Questa è l’Italia del XV secolo, che si vide anche dilaniata e impoverita dalle continue guerre, affamata dalle carestie e spesso stremata dalle epidemie…
Storia vera a fare da cornice a una polposa parte di pura fiction. Donne coraggiose pronte a tutto, meravigliose amanti ma anche donne forti, guerriere dure come l’acciaio. Matteo Strukul ricostruisce generosamente manie, odi, amori, gelosie, affetti, devozioni, vitali legami di dovere. I numerosissimi personaggi costellano le pagine con le loro piccole e grandi vicende personali. Un ventaglio di comprimari inventati rende più corposa la trama e la movimenta senza risparmiarsi. Tanti minuziosi particolari forse in grado di spiegare al lettore che non era così comodo e facile vivere in quei tempi di gloria, ma anche e soprattutto di terrore, per chi non aveva mai voce in capitolo. La storia non è fatta da persone con gli stomaci deboli e non è per stomaci deboli. Ma ricordate sempre: questa, in gran parte, è proprio la vera storia.

Le letture di Jonathan

Cari ragazzi,
oggi vi presento Diario di una Schiappa. La legge dei più grandi di Jeff Kinney, Il Castoro 2009.
Questa volta seguiremo insieme Greg, ovvero la nostra Schiappa, durante gli episodi più divertenti. Eccolo, è lì, a scuola con i suoi amici che decidono di fare uno scherzo a un loro compagno di nome Chirag, ovvero fingere che non esista. Adesso ci spostiamo in classe dove la maestra chiede a Greg di contare gli alunni. Lui li conta saltando Chirag che si arrabbia e lo tortura di botte. La solita Schiappa sfortunata!
Continuiamo a seguirlo. Ora è tornato a casa, sta guardando la televisione quando arrivano i suoi genitori per dirgli qualcosa. Ascoltiamoli. Essi partiranno e Greg e i suoi fratelli, Rodrick e Manny, dovranno restare in casa da soli per un intero weekend. Ma appena i genitori escono i tre fratelli organizzano una grande festa. Ecco, stanno arrivando alcuni amici, la casa si riempie sempre di più. Che confusione! A festa finita è tutto un disastro. Adesso, ragazzi, è meglio filare via prima che ritornino i genitori. Continuate voi lettori a seguirlo. Che cosa combinerà ancora?…

Le letture di Jessica

Cari ragazzi,
vi presenterò qualche libro che ho letto, naturalmente con l’aiuto di nonno Fabio. Oggi ecco a voi Bambi di Walt Disney 1997.
Nella foresta è nato il nuovo Principino, cioè il cerbiatto Bambi. È curioso di tutto aiutato dalla mamma e dal coniglio Tamburino. Una volta vede uno stagno in cui è riflessa la sua immagine e quella di una cerbiatta che si chiama Feline con la quale gioca. Poi arrivano i cacciatori, allora fuggono nel bosco ma la mamma sparisce. Incontra il Principe della foresta, il suo babbo, che gli fa sapere che i cacciatori hanno portato via la mamma e ora deve imparare a vivere da solo. Troverà di nuovo Feline, diventata una bella cerbiatta, combatterà contro un cervo maschio e la sposerà. Feline gli farà due cerbiattini e vivranno felici. Che bella storia! Con un po’ di paura dei cacciatori.

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Dicembre 2019

Seduto sulla tazza del water, preso da improvvisa ispirazione, mi è venuto istintivo rifare il verso ad una famosa poesia.

Ed è subito getto
Ognuno sta solo sul cuor della tazza
Trafitto da uno spasmo nel retto
Ed è subito getto.
La poesia si trova davvero dappertutto.

(Una volta a dicembre si declamavano poesie natalizie, oggi invece… o tempora, o mores! NdA)

Il pianto dell’alba di Maurizio de Giovanni, Einaudi 2019.
Avendo iniziato con il primo libro Il senso del dolore, Fandango 2007, non potevo trascurare questo che sembra essere l’ultimo della serie (stando a quel che ci fa capire l’autore). Ecco cosa avevo scritto a fine recensione “Il romanzo si svolge per storie parallele. Stile pacato, lineare, attento ai dettagli, senza troppi sobbalzi a tenere bilanciato un ritmo lento e doloroso. Spunti sul regime fascista che tendeva a coprire i lati oscuri della società “Nessun delitto, solo sicurezza e benessere di regime: così era sancito per decreto”. Qualche insistenza di troppo nel definire i contorni del commissario. Meglio se più sfumati. Un buon libro da leggere. Che avrà senz’altro un seguito. Ci potete scommettere”. Facile previsione e ricordo con piacere una mail di ringraziamento da parte dell’autore che serbo gradito nella memoria.
Al dunque. Il vento, il libeccio, non porta mai buone notizie “Nulla si muove nella testa dell’uomo, attraversata da un proiettile che ora è fermo all’interno del cervello, in mezzo al sangue rappreso, espulso dalla pistola che è nell’altra mano della donna che sogna”.
Napoli fascista, 1° luglio 1934. Il commissario Luigi Alfredo Ricciardi ce l’ha fatta, sposando Enrica, la ragazza della casa di fronte che, vedendola dalla sua finestra, gli aveva fatto tremare il cuore. Ora aspettano un figlio, maschio o femmina che sia (ognuno della famiglia ha una sua idea). Siamo di domenica primo luglio. Esce di casa “nel vento carico di sabbia” e si avvia verso la questura, ma non ci arriva. Ad attenderlo all’angolo di Sant’Anna c’è il brigadiere Maione e una ragazza che singhiozza. Un omicidio. È stato ucciso con un colpo di pistola in testa l’amante di Livia Lucani, vedova Vezzi (spasimante non ricambiata del Nostro), trovata dalla domestica Clara nel suo letto, che odora di vino, addormentata e con la pistola in mano. Un bel problema perché l’ucciso è il maggiore della cavalleria germanica Manfred Kaspar von Brauchitsch, addetto culturale del consolato tedesco (aveva chiesto in passato la mano di Enrica). Guai politici in giro che arriva la polizia politica (appunto) a prendere in mano le redini dell’inchiesta. E Livia e Manfred spariscono…
Ma Ricciardi non demorde, aiutato dal generoso dottor Modo (antifascista) con il suo cane e dal citato Maione (ottima forchetta). Dalle indagini, svolte con accurata discrezione, viene fuori che Manfred era stato coinvolto nella famosa notte dei lunghi coltelli, per mezzo della quale Hitler fa fuori le SA di Rohm. Di mezzo c’è pure l’OVRA fascista ed un tizio “coi capelli grigi, profumato di lavanda”: Falco. Il delitto è solo una montatura per incastrare Livia.
Al centro della storia, naturalmente, il nostro commissario, non più chiuso e introverso come nel passato, ma ora marito gioioso, deciso ad andare fino in fondo sfruttando tutte le occasioni con l’apporto dei suoi fedeli compagni di viaggio. Al centro, sempre comunque, con la sua “maledizione”, il Fatto, le terribili visioni e le voci dei morti che lo perseguitano (anche Enrica ne è al corrente), e la paura che possa essere trasmesso al nascituro.
Personaggi ben ritagliati a partire dalla cara e sensibile moglie per continuare con la giovane, granitica governante Nelide (addirittura parteciperà, a suo modo, all’indagine), l’amica ricchissima Bianca Borgati ancora attratta da Ricciardi, al femminiello Bambinella… Personaggi con le loro particolari caratteristiche che spingono talvolta al sorriso, i loro dubbi, gli errori, i sensi di colpa, il passato che riemerge improvviso, ma anche con la forza genuina dell’affetto e della determinazione. Insieme ad altri scaltri, ambigui, a spie senza scrupoli tramanti biecamente nell’ombra.
Una parte importante spetta all’Amore nelle sue varie e diverse sfaccettature. Amore ricambiato e respinto, le gioie e le sofferenze dell’amore, l’amore che si trasforma in forte amicizia ma “quando il vento cambia diventa un veleno. Si insinua nelle teste, altera gli equilibri”. Allora arriva la disperazione di una vita frustrata, il tradimento, la vendetta. Arriva la morte. In una Napoli vista nei suoi vari e molteplici aspetti, dai “bassi” vocianti e maleodoranti alle silenziose magioni dei ricchi.
La scrittura di Maurizio va via leggera e fluttuante, inframezzata da qualche spunto in dialetto, talvolta attraverso un picchiettare, un vibrare continuo sulla stessa parola (che sia il “vento”, l’”anno”, la “paura” o una intera frase) per approfondire sensazioni o concetti. Per esplodere come in un crescendo di una sinfonia. Un bel noir sentimentale dentro una ingrovigliata spy-story, senza cadere nella melassa del sentimentalismo. L’ultimo capitolo del nostro Ricciardi come adombrato nel sottotitolo del libro? Vedremo…

Peccati immortali di Aldo Cazzullo e Fabrizio Roncone, Mondadori 2019.
Roma. Tutto ruota attorno ad un cellulare. I tempi sono cambiati. Oggi negli abiti dei morti non si trovano più lettere od oggetti compromettenti, ma questi moderni arnesi di comunicazione. Come il cellulare nella tasca della giacca del cardinale Michelangelo Aldovrandi, “ritrovato a Porta Sant’Anna, steso sul sedile posteriore dell’Audi nera”, volato tra le braccia di Lucifero durante un’orgia, che contiene delle foto assai “pericolose” anche per il leader del nuovo Popolo dell’Onestà (vedi i Cinque Stelle).
Cellulare che passa da una mano all’altra, partendo da quelle della suora Remedios (attendente del cardinale) a cui viene rubato, in una Roma vista nei suoi molteplici aspetti dai bassifondi delle periferie, dai campi rom della mala nigeriana ai palazzi del potere e della Curia, dalla povertà dei miserabili alla ricchezza ostentata dei benestanti. Dove danzano giulivi sesso, droga, brutalità, tradimento, sfruttamento, ricettazione, intrallazzi, violenza, brama di potere e chi più ne ha più ne metta. E dove si può trovare una caterva di personaggi politici e altri famosi di vario genere (attrici, attori, sportivi e via discorrendo) proprio al momento attuale dell’alleanza Pd-Popolo dell’onestà. Molti alla ricerca del cellulare, pronti ad uccidere per averlo che potrebbe mettere in crisi il governo e lo stesso Vaticano. Due nuovi investigatori sulle sue tracce: la citata Remedios e Leone Di Castro, detto Grigia, antiquario e già agente dei servizi segreti, esuberante in carne e votato alla pasta, che devono svolgere il lavoro a favore di un altro cardinale.
Intrighi, sussurri, paure, sorrisetti ambigui, veleni, citazioni colte, rivisitazioni storiche, colpi di scena, mangiate e bevute in trattoria. Non manca niente in questo magma di sordide situazioni, in questo tourbillon di sorprese tra personaggi di ogni risma, dagli sfigati maneggioni a quelli che si sentono, addirittura, invincibili. Immortali.
Scrittura veloce, tambureggiante, spesso grottesca, cruda e cattiva ma anche ironica, tesa al sorriso, intrisa di dialetto romano e raccolta in capitoletti brevi da buttare giù in un sorso. Un viaggio fantapolitico, assurdo e realistico, un viaggio tenebroso all’esterno e all’interno dell’uomo (dal killer al grande porporato) dove ogni tanto si accende una piccola luce nel buio più profondo. Una lacrima. Uno spiraglio di umanità. Uno spiraglio d’amore.

Cinquanta in blu di Costa, Malvaldi, Piazzese, Recami, Robecchi, Savatteri, Simi e Stassi, Sellerio 2019.
Otto racconti per festeggiare i cinquant’anni dalla fondazione della Sellerio della collana “La memoria”. Ogni autore ha scelto un libro tra i millanta del catalogo e lo ha proposto come elemento fondamentale, con motivazioni diverse, della storia.
Ci si può trovare di tutto in questi racconti. Anche l’“hikikomori”, ovvero il “ritiro sociale” da una società diventata troppo competitiva. È ciò che capita al figlio di un avvocato che si presenta al biblioterapeuta Vince Corso (consiglia la lettura di romanzi contro l’infelicità) per un aiuto. Il figlio si è chiuso in se stesso e non esce più di casa. L’avvocato piange, si dispera. A far capire il problema c’è già il libro di Gesualdo Bufalino La luce e il tutto che comprende il racconto L’isola plurale. Sorpresa finale.
E possiamo impattare una strana storia di cartoline. Cartoline abbandonate di qua e di là in una azienda di famiglia (ditta di mobili). Chi le dissemina? Perché? Una bella gatta da pelare per Carlo Monterossi chiamato a risolvere il mistero, ma viene a fagiolo Un uomo muore solo di Hans Fallada dove c’è un tizio che dissemina cartoline postali a Berlino durante la Resistenza contro il Reich. Allora serve solo una mappa dell’azienda per sciogliere l’enigma…
Oppure si parte con nonno Ampelio di Massimo Viviani che ha il diabete, e si continua con il prof. Castellani che si è gettato dalla finestra della sua stanza d’albergo (così sembra) nella quale niente computer e niente cellulare. Era un esperto di testi scritti e doveva tenere una conferenza, insieme ad un ex compagno di Massimo, al congresso “Structures in Languages” sull’identificazione di Geoffrey Holiday Hall, autore del capolavoro The End is Known, e, addirittura, deporre in un importante processo negli Stati Uniti. Ma qualcosa non quadra per Massimo e la fidanzata vicequestore Alice Martelli. Prima di tutto le conseguenze della caduta che non convincono e poi ecco una serie TV americana tratta proprio dal libro…
Aggiungo un plico in busta bianca portata al prof. Lorenzo La Marca che racconta in prima persona. Contiene il libro La vera storia di Salvatore Giuliano di Ignazio Buttitta. Firmato Bianca C, da parte di suo padre. Perché? Per quale scopo? Un mistero da svelare insieme a Michelle “medico di morti ammazzati”. Via, dunque, alla ricerca di chi ha portato il plico. Tra succosi piatti culinari una storia, una vecchia storia di un carcerato al quale era stato insegnato cos’è un giallo…
E poi Milano. Tempi movimentati per Amedeo Consonni. Ci sono da pagare le spese per il prossimo matrimonio della figlia Caterina e le solite urla provenienti dall’appartamento numero 15. E c’è l’appuntamento con una nuova cliente, la signora Cioppi-Casigli-Mori. Deve risistemare certi divani che, secondo lui, non avrebbero bisogno di nessuna sistemata. Ma se insiste le farà avere un preventivo. In un cuscino trova un collier voluminoso di smeraldi che vale una fortuna. Dubbi, pensieri. Occorre una ricerca per capire la strana situazione e viene a fagiolo un “volumetto sulla storia delle famiglie nobili della zona.” Mentre qualcosa di brutto succede nell’appartamento numero 15…
Da Milano a Erice, Sicilia. Saverio Lamanna a un funerale. Capisce che il morto era un avanzo di galera e ripensa ad una busta gialla consegnatagli dall’amico Peppe Piccionello, ovvero il “solito manoscritto del solito scrittore in cerca di pubblicazione”. Si tratta di una storia che ricalca proprio quella del morto, di uno che è stato incastrato e si uccide. Una storia triste, di malagiustizia. Poi al Salone di Torino tra diversi famosi scrittori. C’è il problema della “copiatura” dei libri, ovvero del “calco” di un altro in modo da… insomma come in un racconto di Borges “Pierre Menard, autore del Chisciotte”…
Arriva il ricordo, il ricordo di un libro, ovvero di Assassinio al Comitato Centrale di Manuel Vásquez Montálban regalato, da chi racconta la vicenda, a Oberdan Danesi. Storia di quest’ultimo che ora comanda lo yacht di un imprenditore italo-maltese. E colpo di scena finale, riguardante le 58 persone di migranti dell’Esmeralda trattenute in mezzo al mare, dove ritroviamo proprio Oberdan. Che ci fa sulla nave? Cosa vuole?…
Infine il poliziotto Angela e Storie e cronache della città sotterranea di Salvo Licata. Il suo incontro con Elina, vittima della Palermo nera. La vicenda narrata nel libro è quella di Assunta, una prostituta come la madre della stessa Elina. Storie antiche, storie di donne che volevano sfuggire al loro destino e alla loro miseria con gli orchi a sbarrar loro la strada.
Otto racconti che, come dicevo all’inizio, prendono spunto da un libro. Otto racconti diversi, in diverse città e contesti sociali con finali talora sorprendenti. Storie ben costruite, personaggi perfettamente sbozzati, tra cui gli inseparabili pupilli degli autori. Ci si può trovare di tutto: metamorfosi di una persona, scambio di equivoci, la forza del dubbio, emigrazione, malvagità, truculenza e romanticismo, angoscia, paura, ironia, sorriso, letture, citazioni (a volte qualche abuso), buona cucina, moventi, inganni, incomprensioni, malagiustizia… Insomma la vita, insomma l’uomo visto attraverso molte delle sue diverse sfaccettature. Con la scrittura tipica di ogni autore sempre gradevole ed efficace.
P.S.
Porc… mi sono dimenticato i titoli dei racconti abbinati agli scrittori! Leggendo il libro li troverete da voi.

“Ma non credo, signor Constable, che voi cenerete stasera”. L’altro si rizzò nella poltrona. “Non cenerò? Perché diavolo non dovrei cenare?”. “Perché non credo che a quell’ora sarete ancora vivo” disse semplicemente Pennik. E Pennik è il personaggio su cui ruota Lettore, in guardia! di Carter Dickson, Mondadori 2008.
Pennik, una specie di mago che sembra abbia poteri stupefacenti: leggere nel pensiero e servirsi di onde psicocinetiche capaci di uccidere. Insomma il padrone della Teleforza. E, guarda un po’, questo signor Sam Constable ad arrivare a cena proprio non ce la fa.
Ma il personaggio principale, come succede spesso nei romanzi di Carter Dickson, è Henry Merrivale, il Vecchio, capo del controspionaggio militare e investigatore a tempo perso. Ci mette un po’ ad arrivare, precisamente al capitolo ottavo, ma quando arriva si fa sentire. Se Gideon Fell, la sua creatura più famosa, pare modellata sulla figura di Chesterton (23 racconti), quella di di Sir Henry Merrivale ha molte somiglianze con Winston Churchill (22 opere). Ecco una descrizione “Movendo gli occhiali su e giù sul naso, sir Henry Merrivale sbirciava alternativamente Sanders e l’ispettore. Di tanto in tanto, come muoveva il corpaccione sull’ottomana, la polvere accumulata nelle tende sovrastanti gli cadeva sulla testa calva, e allora lui guardava in su e imprecava”. Ma non solo impreca. Mi sono divertito a sottolineare il modo con cui si esprime: sbuffa, grida, ringhia, accentua il broncio, esorta, si scuote, si acciglia, grugnisce, scuote il capo, trasalisce, brontola, emette un ruggito, ordina secco, ha l’aria chiusa e ostinata. Una specie di belva chiusa in gabbia. Una grossa belva dalla mascella quadrata con un pancione “ornato da una gran catena d’oro che doveva servire a sostenere l’orologio” e che lo precede “Maestosamente come la polena di una nave”. Inutili le cure dimagranti. Fuma da una pipa annerita e, da altre avventure, sappiamo che è un bel bevitore e un gran sottaniere. E questo ce lo rende ancor più simpatico.
Inutile fare l’elogio di Carter Dickson, alias John Dickson Carr (vero nome), alias Carr Dickson, alias Roger Fairbairn. Tutti (o quasi) conoscono la sua perizia stilistica, la sua bravura nel concertare e sviluppare gli intrecci (talvolta fin troppo ingegnosi) e rendere credibili e veri i personaggi. E anche Lettore, in guardia! conserva intatte tali peculiarità.
Oggi sembra che sia tornato di moda con le pubblicazioni della Mondadori e della Polillo (qua un piccolo ritratto). E questo non può che essere un bene. Non solo per gli appassionati del giallo classico ma per tutti i lettori.

I Maigret di Marco Bettalli

Maigret del 1934
Sorprendentemente, troviamo Maigret, in una fredda mattinata di febbraio, in pensione nella sua casetta nella Loira, con la signora Maigret che prepara marmellate (il pensionamento nasconde, a quanto pare, un tentativo di Simenon di liberarsi del suo ingombrante personaggio). È in effetti il primo romanzo, di pochi, nel quale il commissario ha terminato la sua carriera e si gode la vita in campagna, leggiucchiando il giornale, pescando al fiume e giocando a carte, oltre che, ovviamente, mangiando i manicaretti della instancabile moglie. A richiamarlo a Parigi è una disavventura occorsa al nipote, anche lui poliziotto ma molto più tonto dello zio. Segue una storia piuttosto divertente, tutta imperniata sulle difficoltà di Maigret, frenato nell’inchiesta dal suo status, e sulla sua presenza ingombrante al Quai des Orfèvres, con Lucas che cerca di aiutarlo. La storia, di per sé, come spesso accade non è straordinaria: ambientata come tante nei locali notturni di Montmartre, è da ricordare soprattutto per la figura del protagonista e deus ex machina Cageot, freddo, impenetrabile, quasi privo di anima, che ingaggia con l’ex-commissario un duello senza sangue versato, che si conclude con un macchinoso trucchetto “tecnologico” della cui verisimiglianza sarebbe lecito dubitare. Ma a chi può importare? Un’ultima noterella: perché questo titolo incongruo? Maigret e il nipote ingenuo, come in alcune traduzioni italiane, sarebbe già meglio.

I sotterranei del Majestic del 1942
Bello per almeno due motivi: la descrizione meravigliosa di un mondo sommerso e misterioso, quello dei sotterranei di un grande albergo parigino (nella realtà il Claridge), nel quale vivono e lavorano centinaia di impiegati, camerieri, contabili, cuochi, intenti a soddisfare le richieste continue del bel mondo che alloggia nelle costose camere dei piani superiori; e per la storia gialla che, una volta tanto, ha un certo interesse e non è del tutto scontata o inutile, sia pure con qualche insensatezza (la seconda persona uccisa: perché uno che scopre il colpevole di un delitto deve andare dall’assassino a comunicargli che la sua coscienza gli impone di andare alla polizia? Ci vada, e stia zitto; verrebbe da dire che se l’è meritata, la sua triste sorte…). Quanto al resto, un Maigret in gran forma spadroneggia e, come sempre, mostra intolleranza per i ricchi e una grande tenerezza e comprensione per la povera gente, giungendo fino a mettere delicatamente in mano a una puttanona in crisi di astinenza una bustina di droga frutto di una recente retata. Il colpevole, invece, e non per la prima volta, è uno rimasto nel mezzo: un piccolo borghese sfortunato che cerca di truffa in truffa di sollevarsi dalla sua condizione. Maigret gente del genere proprio non la sopporta… (v. nr. 15 e 35, per esempio).

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

Via del riscatto di Mariolina Venezia, Einaudi 2019.
Arriva la serie televisiva (prima puntata 22 settembre) ed esce in libreria la quarta (e mi sento di dire, senza tema di smentita, geniale) avventura di Imma (Immacolata) Tataranni, una specie di “amazzone” della Basilicata, armata di codice penale invece che di spada, scritta da Mariolina Venezia. Sì e sì, torna proprio lei, la dottoressa Tataranni, sostituto procuratore di Matera, quarantacinque anni, alta uno e un barattolo (a conti fatti uno e cinquanta), mente fina, naso a patata, capelli crespi color ruggine “sparati”, che continua a muoversi in lungo e in largo arrampicata sull’immancabile tacco dodici – e qualche volta le capita di spiaccicarsi rovinosamente a terra. E i vestiti poi. Ossignore, di sicuro non un figurino di moda perché le sue scelte e gli accoppiamenti di colori sono, ehm, a dir poco rivoluzionari. Secondo sua suocera, poi, addirittura Imma è “la donna peggio vestita di tutta la provincia”. Comunque, ve l’abbiamo ripresentata in tutta la sua poliedrica eccentricità e tutte le sue peculiari caratteristiche. Imma Tataranni anche stavolta è l’insuperabile protagonista che fastosamente, al di là della macchietta, diventa un personaggio che conquista il lettore, lo fa sorridere – ma ricordiamoci che quando c’è di mezzo un delitto e intrallazzi e soperchierie varie, magari anche riflettere – e lo costringe per forza ad andare avanti. Per scoprire come funziona la storia, sempre rigorosamente giallotragicomica, e soprattutto per scoprire comunque come andrà a finire.
Ma intanto andiamo a dare un’occhiata a cosa succede: scenario Matera medievale avvolta nel freddo bubbone di un pomeriggio di febbraio, Imma obbligata ad andare in giro per il centro storico con tutta o quasi la sacra famiglia del marito, più ospiti in vena turistica. E un botto rompe il silenzio, uno sparo? Imma si sa, non può resistere, deve dare un’occhiata, e nell’intrico dei vicoli medievali incrocia fugacemente una donna impellicciata che si dilegua subito inghiottita dalla nebbia che si sta alzando. Ma il giorno dopo in procura arriva la notizia: in  un palazzo vicino a via del Riscatto – il famoso palazzo Sinagra, che ha vissuto secoli di passati splendori ma ora è in vendita – nell’inquietante stanza rossa con dipinti alle pareti che raffigurano i vizi capitali, è stato ritrovato il cadavere di un agente immobiliare, Antonello Ribba, ucciso con un colpo di pistola al cuore. Il palazzo gode di sinistra fama. Lo si dice addirittura frequentato dai fantasmi. Chi l’ha ucciso? Imma Tataranni si fa assegnare il caso e lo porta avanti più scatenata, insofferente e peggio vestita che mai…

Il lupo nell’abbazia di Marcello Simoni, Mondadori 2019.
Marcello Simoni ci sorprende piacevolmente una volta di più con un colto e raffinato romanzo di ritorno al Medioevo. Ma all’Alto medioevo stavolta, che ci presenta, avvolto nella carta regalo, con una trama gialla da manuale, un misterioso e ineccepibile enigma della camera chiusa, un rebus che riesce a integrare al meglio verità e finzione. Siamo nell’832 in Assia, nel colmo di un gelido inverno che attanaglia l’abbazia benedettina imperiale di Fulda. Un momento difficile per il Sacro Romano Impero voluto da Carlo Magno, sconvolto da lotte intestine.
La terza di copertina recita solenne: «Anno Domini 832. Sorpreso da una violenta bufera di neve, un contingente armato dell’imperatore Ludovico il Pio trova riparo presso l’abbazia benedettina di Fulda, nel cuore dell’Assia. Riprendere il cammino è impossibile: le vie che collegano Magonza a Erfurt sono impraticabili, e ancor più pericolose paiono le selve nei dintorni. L’incondizionata ospitalità offerta agli armigeri dall’abate…»
Un romanzo profondamente realistico, immerso in un gelido inverno che condanna gli abitanti dell’Europa del nord nel mese di dicembre a lunghe ore di buio rotto appena dal chiarore delle torce per i viandanti in arrivo e alla luce delle lanterne e delle candele i frati che operano laboriosamente nell’Abbazia, con le finestre sigillate da tende di pergamena, trattata con grasso per renderla impermeabile e abbastanza adatta a mantenere il calore. Non troverete un errore e neppure la più piccola sbavatura nell’eccellente ricostruzione storico-ambientale di Marcello Simoni. E il suo lupo nell’Abbazia approfitta della sacralità di uno scenario religioso che godiamo appieno nei particolari e minuziose abitudini e che sia per l’atmosfera, sia per la suspence che sprigiona, ci rimanda al grande Umberto Eco. Le imponenti mura che racchiudono il complesso abbaziale, lo scriptorium, magico regno degli amanuensi e dei miniaturisti, il lungo dormitorium con le sue celle dei monaci, la colombaia, indispensabile rifugio per i piccioni latori o portatori di messaggi, la contigua Villa Fuldensis, il povero villaggio satellite dell’Abbazia con i suoi abitanti, la splendida chiesa di Saint-Michael e la sua misteriosa cripta dai tanti cunicoli segreti, le porte di accesso, ricreano un indispensabile scenario perfetto per la narrazione gialla di Simoni…

Dare e avere è il quarto capitolo che Novelli & Zarini, Fratelli Frilli 2019, dedicano al loro protagonista Michele Astengo, l’uomo dal Borsalino, il cappello portato da tanti grandi attori cinematografici. Gli anni aumentano e con gli anni anche i fili bianchi della barba, l’unica cosa che cala invece è il conto in banca. Finiti i benefici del caso Argentero, ormai il nostro è quasi agli sgoccioli in attesa di nuova linfa e quindi: cinghia stretta. Ex poliziotto, ex marito, riciclatosi a investigatore privato, gode del vantaggio di un ufficio di rappresentanza nel palazzo Doria Danovaro, ereditato alla morte di un munifico zio. Quindi Palazzo avito, sede di prestigio dominata da fastosi stucchi d’epoca ma arredata con mobili stile Ikea. Dimenticavo, Astengo condivide l’ufficio con la bella Dalia, suo braccio destro e segretaria. Lei lo ama, cerca di scalfire la sua dura scorza, vorrebbe essere qualcosa per lui, magari mettere in piedi una relazione, ma lui la ignora crudelmente. Preferisce vegetare in una vita volutamente avulsa da inutili complicazioni, tipo quelle che considera rischiose, di cuore. Vivacchiare pigramente insomma. Stavolta è immerso in una calma piatta, neppure rotta da qualche inchiesta di routine. Rifiuta con sdegno persino i tentativi di Delia di incastrarlo a tradimento con una esotica atmosfera di tango e il dono di una rosa rossa. Ma, anche se Astengo non lo sa, alcuni punti fermi della sua vita stanno per cambiare. La sua abulia verrà forzosamente scossa a seguito di un tragico e spaventoso fatto di cronaca, un drammatico ed esibizionistico suicidio avvenuto a pochi passi dal suo ufficio in Salita San Matteo che, in poche ore, è diventato virale sul web…

Le letture di Jonathan

Cari ragazzi,
ecco a voi Diario di una schiappa. Una vacanza da panico di Jeff Kinsey, il Castoro 2018.
Questa volta il povero Greg si ritrova ad affrontare una vacanza da panico. Lui desidera tanto trascorrerla davanti ai videogiochi sgranocchiando patatine, però la mamma non la pensa allo stesso modo. Allora partono con l’aereo per l’“Isola de Corales”, un villaggio tropicale. Naturalmente a Greg tocca il posto più brutto dell’aereo, in mezzo a una famiglia composta dai genitori e un bambino piccolo che piange sempre. Al villaggio si ritrova ad affrontare molte avventure più o meno pericolose: dovrà lottare con un ragno gigante, dovrà sopportare le lamentele di suo padre per il mal di pancia, si ritroverà a bere un enorme quantità d’acqua perché perderà il boccaglio durante un’immersione e tante altre…
Dunque, cari lettori, cercate di aiutare la povera Schiappa durante le sue avventure!!!

Un saluto e Buone Feste da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Novembre 2019

Agli amici giallisti-scacchisti tre blog da seguire:
SoloScacchi
Scacchierando
Unoscacchista
Ci troverete anche il sottoscritto.

 

Morte di un dottore di D.M. Devine, Il Giallo Mondadori 2018.
Silbridge in Scozia. “Ebbi la certezza che Henderson fosse stato assassinato solo due mesi dopo la sua morte. Se ora ci ripenso, credo di averne avuto la sensazione quasi dall’inizio…”. Chi parla e racconta in prima persona proprio all’inizio della storia è Alan Turner, socio del fu dottor Henderson che ha un incontro nello studio con il sindaco Hackett. Più scontro che incontro. Sul fatto che sta per arrivare Elizabeth, la bella seconda moglie del defunto, una sgualdrina per il sindaco e, sempre secondo lui, anche l’amante di Alan. Dal colloquio si capisce che era morto per asfissia di una stufa a gas, dopo aver battuto la testa contro il parafuoco nel suo studio, dove era stato trovato proprio dalla stessa Elizabeth.
Tutto ruota attorno a questa morte creduta solo una disgrazia dall’ispettore Gordon Munro, mentre gli abitanti della città pensano, come il sindaco, che gli assassini siano i due amanti. E poi come aveva fatto l’uccisore a sapere che avrebbe trovato la sua vittima nell’ambulatorio a quell’ora? Henderson aveva annunciato solo a cena, insieme ad Alan ed Elizabeth, che non sarebbe uscito come faceva tutti i lunedì, ma una telefonata gli aveva fatto cambiare idea. Una telefonata dell’assassino? Per Elizabeth si tratta sicuramente del cugino Andrew Fairgrieve che gioca d’azzardo e chiede continuamente soldi, ma Alan non le crede perché Andrew è solo “uno svagato e pasticcione”. Ella stessa si sente in pericolo, ha ricevuto una lettera minatoria, ha avuto in passato un incidente con la macchina manomessa.
Le indagini vanno avanti con Munro “un omone massiccio” dalla “corporatura di un peso massimo” spesso in lite con Alan che gli aveva fregato “la sua ragazza”, ovvero Joan Griffith, nipote del sindaco. I sospetti e i sospettati non mancano. Oltre ad Alan ed Elizabeth ci sarà anche una discreta litania di personaggi, a partire dallo stesso sindaco, che avevano motivi per uccidere Henderson. Tra i quali magari proprio uno dei pazienti di quel funesto lunedì. Si scoprirà anche qualcosa di “particolare” sulle tendenze sessuali del dottore tanto da aprire un altro campo di indagine. E l’assassino colpirà ancora…
Dialoghi lunghi (a volte esagerati) che danno un ritmo lento al racconto, passato e presente che si intrecciano, dubbi, assilli, incertezze, tormenti. Perfino una partita a scacchi (interessa solo a me) e una citazione improrogabile di Sherlock Holmes. Ma la domanda principale è “Chi sarà l’assassino? È questo? È quello? È Elizabeth o, addirittura, lo stesso narratore bugiardo?” Mah…
Finale tenero e sentimentale. Lieto solo per qualcuno.

Investigatori col monocolo di Freeman Wills Croft, J.J. Connington, R. Austin Freeman, Il Giallo Mondadori 2019.
Il silenzio delle ombre di Freeman Wills Crofts
Il romanzo potrebbe intitolarsi benissimo “Sparizioni”. Il primo a dileguarsi nell’aria è il dottor Earle in un piccolo villaggio del Surrey. Stava seduto in poltrona “e tre minuti dopo era scomparso senza un suono, senza essere visto, senza lasciare traccia, senza il benché minimo motivo. Svanito dalla faccia della terra”. La seconda un’infermiera che era stata sorpresa, addirittura, insieme al dottore. In seguito ne sparirà anche un’altra. Così, come per miracolo.
Bella gatta da pelare per l’ispettore French, “di bassa statura, intelligente e piacevole”, in stretta collaborazione con il sovrintendente Sheaf. Prima domanda che sorge spontanea: “Una fuga d’amore tra il dottore e l’infermiera, dato che anche la moglie se la intendeva con un bel giovanotto?”. Seconda domanda: “Un assassinio?”. Potrebbe essere questo o quello ma allora perché non si ritrovano i corpi? Roba da far andare in pezzi il cervello. Ma l’ispettore è un duro (sua massima “Occupati sempre dei contro, perché i pro sanno badare a se stessi”), infaticabile di notte e di giorno, a piedi, in bicicletta, in macchina, scruta, osserva, prende appunti, esamina e riesamina, ricomincia da capo. Da tenere presente la cattiva salute del dottore, il suo testamento e un libro importante da lui scritto. Classica soluzione finale precisa, puntuale, rigorosa, con allegati orari e cartina.
Il cratere del diavolo di J.J. Connington
Ambledown nella campagna inglese del 1942. In piena guerra. Scoperto, lì vicino, un tesoro vichingo da un archeologo durante uno scavo. Tesoro maledetto secondo l’ubriacone del luogo e una antica maledizione per cui “chi dovesse ritrovarlo andrà incontro a morte sicura”. Detto fatto, l’archeologo muore durante un bombardamento, anche se probabilmente è stato ucciso prima con un colpo in testa per rubare parte del tesoro dello scavo. Il capo della polizia sir Clinton al lavoro insieme all’amico Wendover (entrambi giocano a scacchi) e all’ispettore Camlet. Ed ecco delle strane morti di girini e di conigli simili a quella dell’ubriacone trovato riverso per strada. Senza alcuna spiegazione plausibile per il dottore Allardyce. Forse tutto si spiega, invece, con qualche “arcano rito magico” da parte di un chiaroveggente di origini africane. Meglio controllare.
Intanto fioccano le domande: morti per avvelenamento?, che tipo di avvelenamento?, chi ci guadagna da queste morti?, che cosa ci guadagna?, sono collegate fra di loro?, è possibile che ci sia di mezzo il dottore stesso? o sono causa del chiaroveggente che “incanta” con i suoi trucchi? Una ricerca lunga, difficile, per sfatare certe sciocche credenze e andare al sodo sfruttando a fondo le conoscenze mediche e scientifiche del tempo (riguardo, soprattutto, a determinate sostanze tossiche e velenose). Finale drammatico vissuto attraverso le azioni di chi si è reso colpevole. Ma sir Clinton è vicino…
Il caso Burnaby di R. Austin Freeman
Frank Burnaby, un uomo sulla cinquantina, tranquillo, timido, gentile. Sua moglie sulla trentina, attraente ed esuberante. Quattro figli, tre ragazzi e una ragazza. E un amico, Cyril Parker, bello, gradevole, sagace. Una famiglia felice, per il dottor Jardine che racconta la storia. Ma qualcosa succede, qualcosa di strano perché Frank viene colto sempre più spesso da attacchi che sembrano dovuti a un veleno (viso arrossato, gola secca e pupille dilatate). Per svelare il mistero occorre l’intervento dell’amico dottor Thorndyke. Andando al sodo gli attacchi sembrano collegati a qualche cibo preparato dalla moglie e fornito da Cyril. Moglie che, per questo, verrà accusata. Ma Thorndyke sui veleni ne sa una più del diavolo…
Ottima Introduzione e scelta dei testi del nostro Mauro Boncompagni. Si respira in questi romanzi un’atmosfera strana, misteriosa, irrazionale. Persone che svaniscono, persone e animali che muoiono in maniera inesplicabile. Comunque dalla lettura attenta e minuziosa (ci vuole un po’ di pazienza) dei meccanismi e dei mezzi scientifici che portano alla morte (per contrastare, appunto, l’irrazionale), compresa una discreta serie di veleni, anche noi lettori siamo ora pronti a scaraventare nella bara qualcuno che ci sta sul gozzo con ampie possibilità di farla franca. Di French, sir Clinton e Thorndyke non se ne vedono in giro.

La logica di Falconer di Ian Morson, Mondadori 2019.
Oxford seconda metà del XIII° secolo. Si sta avvicinando il Natale ed è in corso la festa di santa Fridesvida. Chiesa abbaziale gremitissima, tutti osannanti per le sue spoglie mortali ma Edward Petusance, sacerdote della chiesa di Sant’Aldate, geloso di questo successo è alla ricerca disperata di una simile “attrazione” per attrarre, appunto, i pellegrini con le loro monete sonanti. Nello stesso tempo anche Falconer, maestro reggente della Facoltà delle Arti, sta cercando nel ghetto ebraico un misterioso alchimista per conto dell’amico Ruggero Bacone esiliato in Francia. Oxford è veramente un tripudio di gioia e di esaltazione, un miscuglio di artigiani, mercanti, pellegrini spendaccioni da ogni dove. È arrivata una compagnia di giullari e giocolieri con a capo Stefano de Askeles, che ha messo gli occhi sulla bella Margaret Peper moglie di John, per sfruttare al meglio la situazione. E ci sarà pure il re Enrico, uomo devoto, con la regina e i nobili ad assistere alle sacre rappresentazioni. Un altro personaggio, Tommaso di Cantilupe, ex cancelliere dell’Università di Oxford, cerca intanto di riguadagnarsi la benevolenza del re che lo vuole punire per essersi associato con le gilde dei mercanti e dei borghesi, sospettato anche di complicità con i briganti e le razzie nei campi.
Tutto procede regolarmente fino all’assalto dei briganti alla compagnia (verranno respinti) e alla morte del “diavolo”, di solito interpretato dallo stesso Askeles, colpito alla schiena con uno scalpello di carpentiere. Ma questa volta trattasi invece, con stupore di tutti, di fratello Adam… E Falconer ha assistito alla scena intravedendo “un’altra sagoma più umana staccarsi da quella forma diabolica e ritirarsi nell’ombra protettiva del palco”. Indaga Peter Bullock, guardia della città di Oxford. Per lui l’assassino è sicuramente John Peper, ingelosito delle attenzioni di Askeles per la moglie. Pensava, ne è sicuro, che sotto la maschera del diavolo ci fosse proprio lui. Ma Falconer è dubbioso, qualcosa non quadra, anche altri hanno motivo di toglierlo di mezzo. Nel frattempo è preso dal risolvere il messaggio criptico di Bacone “Non occorre spingersi fino ai germani per trovare quest’uomo. Basta cercare tra omega e alfa”. Che cosa significa? E i delitti non cesseranno… Falconer, comunque, interrogando e osservando con occhio acuto ciò che gli sta intorno si è già fatta un’idea. Li ha tutti riuniti al Collegio di Aristotele dove ha preparato un colpo finale ben congegnato per smascherare l’assassino.
La storia è un interessante viaggio ricco di suspense e di sorprese, lungo una città e una società variegata e complessa, con le sue particolari credenze e tradizioni (vedi, per esempio, la nomina per un giorno tra gli studenti del Signore della Sregolatezza), le mire, gli odi all’interno dei gruppi sociali più poveri e più potenti, lo studio dell’alchimia e dell’astrologia, gli scontri con i briganti e gli ebrei ribelli del tredicesimo secolo.
Per la Storia del giallo Mondadori la nona puntata Gli anni Sessanta di Mauro Boncompagni. A partire da Ed McBain con il suo 87° Distretto finendo con Ruth Rendell sulla quale l’autore farà in seguito un discorso a parte. Ma ci sono pure Marric, Hillary Waugh, Donald Westlake, D.M. Devine, Ellis Peter, Philip MacDonald, Howard Brown, John Ball e John Wainwright. Che volete di più?…

L’estate del mundial di Piero Colaprico, BUR 2015 (precedentemente Net 2006).
“Il 17 giugno 1982 è un brutto giorno per Pietro Binda, onesto e coriaceo maresciallo della sezione Omicidi, prossimo alla pensione. Nel cortile del Banco Ambrosiano è stato scoperto il corpo della segretaria di Roberto Calvi, da un paio di giorni scomparso da Milano. E poi una telefonata dall’amico anarchico Loris: la sua amica Lavinia, quella che faceva la soubrette, è stata uccisa sulle scale di casa e lui è tra i sospettati. E così Pietro Binda si ritrova tra le mani due indagini: quella ufficiale, riservatissima, che scatta quando da Londra arriva la comunicazione che il “banchiere di Dio” è morto impiccato sotto il ponte dei Frati Neri; e quella ufficiosa, a fianco di Loris. Nella rovente estate milanese, mentre cresce l’entusiasmo per l’impresa dell’Italia ai mondiali di calcio in Spagna, il maresciallo entra in due mondi che gli erano sconosciuti, quello del denaro e quello del varietà: mondi che possono essere entrambi molto ostili, letali”.
Il maresciallo Pietro Binda si è trasferito a Milano da tre mesi. Infanzia a Trani, da poliziotto a Caserta e poi a Milano. Sposato con Rachele che gli sembra non solo più vecchia ma anche più materna e premurosa. Molto attaccato a lei “Nonostante i tanti anni insieme, cosa davvero volesse certe volte la moglie non riusciva a comprenderlo: era difficile capire le donne in genere, la sua in particolare. La tenne stretta, e le appoggiò la testa nell’incavo del collo, come facevano da fidanzati, tante vite prima”. Ha un figlio Umberto che fa un lavoretto come pasticcere, pettinatura da rasta e passa ore al centro sociale Leoncavallo. Incomincia ad essere allergico ai “semi della violenza” che hanno invaso Milano e l’Italia. Ama la musica classica, soprattutto Beethoven. Baffetti alla Amedeo Nazzari, capelli grigi, cicatrice sul fianco (destro o sinistro non ricordo). Beve spremuta mista di arancio e pompelmo, grignolino e anche grappa. Buono il risotto al taleggio e al radicchio travisano così come l’orata in salmoriglio al cartoccio. Gli piace anche il “pulaster” allo spiedo e antipasti vari con un po’ di pesce in carpione. Frutta tropicale. Una buona forchetta. Il calcio gli interessa solo quando non ha da fare cose più importanti. Cambiamenti a Milano “Finalmente aveva compreso: Armani, le commesse altezzose, le vetrine spoglie e nello stesso tempo ricche, non erano altro che le tracce di un nuovo culto pagano che si stava diffondendo intorno al Duomo. Una fede nell’apparenza che da Milano si propagava nel resto del mondo”. Forte volontà, paziente, mani larghe e pesanti da montanaro. Quando occorre sa essere duro. E anche cambiare giudizio: “A Binda Loris adesso appariva migliore di quanto pensasse, meno superficiale, e non sapendo come dirglielo si limitò a dargli una pacca sulla spalla”. Stremato dal lavoro ma appagato “Il lavoro, soprattutto se ben fatto, aveva questo potere terapeutico: quando cominciava a girare per il verso giusto, portava una tale dose di soddisfazione da lenire piccole e grandi stanchezze”. Qualche critica alla riviera romagnola dove si sta appiccicati gli uni agli altri. Una confusione…Sesso tranquillo: “Non c’era più la passione dei primi incontri, ma anche la profonda calma di chi si conosce da una vita e ha visto, da quell’unione, nascere anche un altro essere umano, era un buon afrodisiaco”. Gli piacciono gli articoli di diritto. Critica alla società italiana: “Insomma, amici, in un paese come l’America uno che diventa ricco e non sa certificare da dove ha preso i soldi, rischia di finire in carcere, come capitò ad Al Capone. Invece, in Italia i furbi hanno un premio, finché va bene”. A buon intenditor poche parole…
Colaprico è uno scrittore vero. Diretto, spiccio, senza tanti fronzoli.

I Maigret di Marco Bettalli

La chiusa n. 1 del 1933
Il protagonista assoluto della storia – quasi un one man show – è un donnaiolo intelligente, ingombrante, eccessivo, stranamente amico e “doppio” dello stesso Maigret, corpulento marinaio di chiatte (ancora chiatte!, sia pure alla periferia di Parigi) divenuto ricchissimo proprietario di una flottiglia. Tutta la storia, in un incantato aprile di inizio primavera, si risolve in un complesso ed estenuante – anche se a volte appena accennato – gioco psicologico tra Maigret (descritto come prossimo – pochissimi giorni! – alla pensione: Simenon, in questo periodo, aveva dei problemi relazionali con il suo personaggio: nei due successivi lo troviamo prima “in esilio”, poi finalmente in pensione. Ma sarà Maigret a vincere…) e il protagonista, e tra quest’ultimo e un suo vecchio amico malmesso, di cui aveva in passato cinicamente posseduto la figlia con grossi problemi mentali (un leit motiv stereotipato spesso presente nei romanzi di Simenon). La parte gialla interessa l’autore ancor meno del solito: il compito viene sbrigato molto rapidamente – quasi per dovere, verrebbe da dire – e in modo, a tratti, un po’ confuso e poco convincente. Restano le scene con Émile Ducrau, detto Mimile, a volte indimenticabili, sicuramente la parte migliore di un romanzo non privo di pecche.

La casa del giudice del 1942
Siamo ancora sul mare, ma i protagonisti non vanno sulle navi, sono mitilicultori. Maigret è esiliato a Luçon, per oscure trame svoltesi a Parigi, di cui nulla ci viene detto (Simenon ci tornerà rapidissimamente in un accenno in Maigret e il ministro, n.46). Se la passa un po’ tristemente con l’idiota e vanesio ispettore Méjat, quando finalmente, in un piovoso gennaio, gli si presenta un caso degno di questo nome, con un irreprensibile giudice avanti negli anni nella cui casa si svolgono misteriose trame e vengono nascosti cadaveri. Al centro della storia, tra le più inverosimili, nella quale Simenon dispiega senza risparmio la sua usuale misoginia, vi sono complessi intrecci tra il figlio del giudice, che figlio in realtà non è, la figlia descritta sia pur pudicamente come ninfomane all’ultimo stadio e quindi rinchiusa in una casa di cura, amici più o meno fedeli, donnette bisbetiche e impiccione, ragazzotte messe incinte in continuazione, in una descrizione di vita di paese a tinte forti, ma a tratti efficace. Contrariamente agli schemi usuali, a salvarsi questa volta è proprio la figura del giudice, tipico esempio di alto borghese pieno di scheletri (in senso letterale…) nell’armadio, ma in qualche modo onesto e nobile nella sua disperazione di padre sfortunato e di ancor più sfortunato marito.

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

Alle porte della notte di Paolo Roversi, Marsilio 2019.
Radeschi, Radeschi francamente ci mancavi. Sei cambiato, d’accordo, diverso, nuovo? Più riflessivo? Maturo? No, a ben vedere fa sempre capolino il ragazzo di provincia arrivato a Milano per fare fortuna come giornalista, ma diventato anche il bersaglio sotto pressione di un invisibile e minaccioso nemico che gliel’ha giurata a morte. Stavolta si parte alla grande con una scenografica rapina in una gioielleria del pieno centro di Milano, in via Montenapoleone, il cuore più costoso dello shopping della città. L’allarme azionato a distanza, che chiama in soccorso la polizia, pare scombussolare i piani dei due rapinatori, ma loro niente! Impavidi prendono una commessa in ostaggio, escono in strada, sequestrano armi in pugno il furgone di una lavanderia e, dopo aver ingaggiato un conflitto a fuoco con i carabinieri, fuggono bruciando semafori e travolgendo ostacoli. Ai terrorizzati occupanti del mezzo sequestrato i banditi si presentano come Luglio e Novembre. La loro fuga, che provoca una sanguinosa e letale carambola che vedrà coinvolte volanti della polizia, auto e taxi, bloccherà Piazza San Babila, permettendo al furgone di dileguarsi nel nulla.
Una brutta storia che, oltre a rovinare le vacanze programmate al vicequestore Loris Sebastiani, bruciato all’aeroporto mentre era in partenza per il Portogallo con una polposa e giovane fiamma, darà il via a una nuova indagine che lo costringerà a coinvolgere, sempre in veste di consulente della polizia, l’amico, giornalista e hacker Enrico Radeschi…
Gli anni passano, sono passati anche per Radeschi e per il vicequestore Sebastiani. Restano certe vitellonesche abitudini: Sebastiani mastica ancora sigari e non smette di correre dietro alle sottane e Radeschi sogna le bistecche. Poi, sempre cani per Radeschi, anche se il labrador Buck ormai quasi in pensione è stato sostituito dal chihuahua Rimbaud. Regge gli anni il “giallone” e parte nonostante il gelido e nevoso inverno milanese. MilanoNera è diventata una testata web di gran successo molto seguita, con un redattore di pregio che si chiama Andrea e che è uno schianto di ragazza. Prende peso e il dovuto spazio la figura del Danese, che pare un diavolo incarnato o forse un abile e donchisciottesco giostratore che non crede al destino. Ma stavolta potrebbe sbagliarsi? Che stiano rischiando di brutto tutti davvero? Che ne dite? Grazie Paolo, alla prossima!

L’ombra di Melanie Raabe, Corbaccio 2019.
“Tu porti morte… L’11 febbraio ucciderai al Prater un uomo di nome Arthur Grimm. Di tua spontanea volontà. E con ottime ragioni” È questo il minaccioso vaticinio sussurrato da una vecchia mendicante a Norah Richter in una strada di Vienna. Perché mai Norah dovrebbe uccidere qualcuno e chi è mai Arthur Grimm? Ciò nondimeno quelle parole riescono a catapultare a ritroso nel tempo Norah, giovane ma affermata giornalista tedesca, appena trasferita a Vienna, dove ha accettato una lusinghiera proposta di lavoro. Perché quella data, poi? Proprio un 11 febbraio di diciotto anni prima, quando era ancora una ragazzina, era successo qualcosa di terribile: il suicidio della sua amica d’infanzia. Suicidio che l’aveva toccata dolorosamente e in un certo senso aveva segnato per sempre la sua vita. Talmente segnato da renderle difficile, se non impossibile, accettare un rapporto duraturo. Basti pensare che il suo improvviso trasloco a Vienna aveva visto anche la rottura del suo affettuoso legame con Alex. Legame su cui pesava per lei la paura di impegnarsi definitivamente per poi magari essere abbandonata.
Melanie Raabe ha creato con Norah Richter una donna forte e indipendente, pronta ad affrontare le sfide della vita. Ha successo nella sua professione, ha vissuto a Londra, in varie città tedesche e quando era molto più giovane ha saputo gestire la disintossicazione dalla droga dopo un’overdose quasi fatale. Fa coraggiosamente campagna in prima persona per i diritti delle donne e per la giustizia in generale. Allo stesso tempo Norah è una persona introversa, che per la sua rettitudine si è fatta dei nemici e con pochissimi veri amici. Una donna che si affida a saltuari brevi contatti sul web, preferisce arrangiarsi, regolare i suoi problemi da sola, cosa che la fa apparire agli altri, anche ai colleghi di lavoro, inavvicinabile, distaccata e arrogante. Quelle parole della mendicante le appaiono all’inizio solo uno stupido e macabro scherzo. C’è solo quella fortuita coincidenza di data, 11 febbraio, che le richiama tristi flashback del lontano passato e la disturba. Insomma, lei non conosce nessun Arthur Grimm. Ma Norah è una giornalista d’indagine. Il suo io la spinge a investigare, deve sapere se la sua presunta vittima Arthur Grimm esiste veramente, chi è, lo cerca e lo individua…

Dodici rose a Settembre di Maurizio de Giovanni, Sellerio 2019.
Personaggi già usati in precedenti racconti pubblicati per Sellerio, Mina Settembre e gli altri per la prima volta diventano interpreti di un romanzo. Un indovinato e irresistibile ventaglio di maschere farsesche che si muove agilmente sul palcoscenico di Napoli, città dolorosa come la pietà michelangiolesca, spesso sfinita dalla tragedia. Ma una città che sa farsi anche criminale, crudele, spietata verso i deboli che de Giovanni non ci nasconde, anzi ci fa scoprire nelle sue pagine arricchite dal fiorito ironico dialetto, stravagante ma polposo linguaggio dei suoi personaggi di ogni livello sociale. Insomma un ventaglio che, con le tante sfaccettature delle sue storie, si allarga fino a diventare un colorito emblema della difficoltà della vita. Per chi non avesse ancora incontrato Gelsomina Settembre detta Mina, assistente sociale di un consultorio napoletano, mi pare doveroso chiarire che è una borghese napoletana laureata che lavora nei Quartieri Spagnoli, cosa che troppo spesso la costringe a impegnarsi in casi che chiedono giustizia. Ma Maurizio de Giovanni ci sorprende sempre.
Mina Settembre è una tosta, che riesce a far fronte al suo lavoro difficile ovunque, ma che purtroppo a Napoli deve subire anche la permanente carenza di personale e quindi non è in grado di fornire vera assistenza, ed è sottoposta alla conseguente sfiducia degli assistiti che guardano come intrusi quei poveri sottopagati impiegati disposti a farsi il mazzo dietro un tavolino. O peggio li considerano impiccioni che vorrebbero ficcare il naso in cose che non li riguardano. Insieme a Mina, ecco il suo “team”, un improvvisato gruppo d’intervento in termini guerreschi. Sul lavoro colmo di buona volontà, da lei spesso scoraggiato (è fidanzatissimo con una collega in missione in Africa e l’insicurezza affettiva di Mina non le concede di dargli spazio) il “dottore”, il ginecologo Domenico «chiamami Mimmo» Gammardella, bello come il sole, un gemello di Robert Redford assolutamente ignaro degli effetti del suo fascino; «Rudy» (da Rodolfo Valentino per chi ne dubitasse) Trapanese, il quasi nano portiere dello stabile che si crede un adone con gli occhi sempre “appizzati” sulla sofferta ben oltre la quarta di seno, croce e delizia di Mina; e, più di lato, le irresistibili e spesso generose amiche di sempre con le quali Mina condivide ancora una inestinguibile complicità e amicizia dai tempi di scuola, senza dimenticare il suo ex marito, il magistrato De Carolis, arrogante rompiscatole anche se ogni tanto vorrebbe conciliare le leggi con la giustizia. Per tutti loro, baracca e burattini, Maurizio de Giovanni si è ingegnato a coinvolgerli in due quasi parallele corse contro il tempo…

Le letture di Jonathan

Cari ragazzi,
oggi vi presento Diario di una Schiappa. La dura verità di Jeff Kinney, Il Castoro 2012.
Greg, la solita schiappa, questa volta si ritrova ad affrontare molte avventure. Però senza il suo migliore amico Rowley, perché hanno litigato poco prima dell’inizio della scuola. Dovrà affrontare il quarto matrimonio dello zio Gary, dove si ritroverà a dormire tra gli “scapoli” e fare l’assistente del suo fratellino Manny alla cerimonia. Dovrà rinunciare alla festa di Jordan Jury, il ragazzo più popolare della scuola, partecipare al pigiama party scolastico dove fanno giochi stupidi che a Greg non piacciono e, come sempre, combinerà un sacco di guai. Dovrà anche andare dal dentista del suo babbo che gli darà un apparecchio che gli arriva fino alle orecchie. E persino fare un esperimento di scuola, mantenendo intatto un uovo per un giorno che però gli cucinerà la mamma per colazione. Insomma dovrà affrontare molte avventure divertenti senza il suo migliore amico, ma “Farà pace con lui?”…

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Ottobre 2019

Questa volta andiamo subito al sodo senza farla tanto lunga.
La profezia degli incappucciati di Roberto Mistretta, Il Giallo Mondadori 2019.
Avendo già letto dell’autore con soddisfazione Il canto dell’upupa, Cairo 2008, non ho avuto remore nell’acquistare anche questo. Sul personaggio principale, il maresciallo dei Carabinieri Saverio Bonanno di Villabosco, avevo scritto “…lasciato dalla moglie vive con la madre donna Alfonsina, la figlia Vanessa e il cane Ringhio. Si sposta con macchina Punto (un po’ di pubblicità alla Fiat fa sempre bene). Abitudinario. Caffè in casa e poi al bar “Excelsior” (ma non lasciatevi ingannare dal nome). Fuma in continuazione, ottima forchetta, risultato la pancia. Ogni tanto arriva la tristezza quando affiorano ricordi della scuola, il tempo non passava mai e pensava a suo padre sempre più lontano. O ricordi di sua moglie che un giorno se ne era andata via con il trapezista di un circo famoso. Simpatia per l’assistente sociale Rosalia. Anzi, più che simpatia “Rosalia Santacroce era una di quelle donne che facevano ribollire il sangue”, “Emanava un caldo profumo di femmina. Inebriava e confondeva”, e ancora “Rosalia Santacroce aveva la voce di un soprano che canta un’aria leggera. Gli occhi erano due stelle che rischiaravano la notte, e risplendevano nello squallore della caserma come diamanti nel deserto”. A volte nella sua mente sesso e appetito si fondono umoristicamente “Con un leggero movimento del bacino, distese il fondoschiena rotondo, Bonanno lo immaginava soffice come un bignè di ricotta e farcì il sedile”. Animo sensibile anche alla vista della bellezza della natura “Dio che spettacolo! Perché gli uomini avevano smesso di guardare il cielo!”. Buono. Buono ma se si arrabbia sono guai per tutti. E non molla l’osso come un mastino. Insofferente dei regolamenti e delle regole un po’ come il Montalbano di Camilleri. Non capisce nulla in fatto di computer e internet e deve chiedere aiuto ai suoi sottoposti più giovani. Un bel personaggio, realistico e credibile.”
Ora se la deve vedere con un caso particolare. Nel corso di una celebrazione religiosa il governatore Nofrio Falsaperla di una confraternita secolare muore sotto il peso del baiardo a forma di croce incollato sulla schiena. Sembra una disgrazia, una semplice disgrazia. Invece ecco arrivare un foglio di quaderno strappato “Nun fu disgrazia maresciallo! Nofriuzzo lo ammazzarono!”
Il caso si amplia, subito diffuso da diversi servizi giornalistici, ma per il suo superiore capitano Oliva trattasi solo di tragica fatalità. Comunque l’indagine va avanti. Nofrio, a cui piacevano ragazzi e ragazze aveva messo gli occhi addosso anche a Minica, la Veronica della processione che era fuggita prima dell’arrivo dei carabinieri. Inoltre qualcuno si era opposto al soccorso e ci saranno di mezzo tre donne: la moglie del vicegovernatore Ideale Dolcefiore, la citata Minica e la moglie del falegname. Accanto a questo caso l’uccisione dello stesso Oliva e il ferimento dell’amico Stoppani per le indagini contro le cosche (nessuno ha avvertito il maresciallo) che gestiscono una cordata di malaffare sugli appalti pubblici e truffe milionarie sui contributi europei a fondo perduto. E arrivano altre morti…
Al centro sempre lui, il nostro Bonanno affondato nei ricordi (ma anche in certe succulenti mangiate), l’amore per Rosalia, la rinascita, qualche fumata con le Benson & Hedges, il ritorno della moglie Emma (che cosa vorrà?) contrastata dalla stessa Rosalia. Il tutto tra una serie di spunti sul paesaggio “selvaggio ed aspro” oppure incantato per “il tripudio di smeraldo e indaco del cielo, il turchino dei monti, il cinerino dei massi, il biancore luminescente dei cirri, il salmastro spumeggiante delle onde. La maestosità dell’Etna”. E spunti ironici su certi personaggi come sul giornalista Mimmo Castelli che sguazza “nelle notizie di cronaca nera come un rospo nel pantano” ad aprirci la bocca al sorriso.
Lettura leggera, piacevole, passaggi ben calibrati dal dramma all’allegro, dai momenti di crisi alla forza del riscatto. Una miscela ben dosata di ricordi, sentimenti, mistero e azione. Tutto gira intorno ad un’antica profezia conosciuta dal vecchio governatore (lo incontreremo a narrare la sua storia), ovvero il segreto del baiardo e un cuore particolare che vale milioni di euro…
All’interno il racconto Stazioni di Andrea Montalbò.
La fuga di Sabrina. Dalla cassetta tirata agli agenti che la inseguono esce fuori una T-shirt insanguinata di un bambino. Il commissario De Felice, una specie di Bronson fuori programma, deve indagare sul rapimento di Paolo di dieci anni gettato in una roggia. La sospettata sembra proprio Sabrina Storti. In passato processata per truffa e assolta ma ha perso tutto: famiglia, lavoro, amici. Sarà il classico capro espiatorio? Scontro finale fra lei e De Felice. Chi vincerà?…

Com’è morto il baronetto? di H.H. Stanners, Polillo 2019.
Qui ritrovo anche i miei amati scacchi. Addirittura proprio all’inizio “Dereck Furniss scrollò la scatola per far cadere i pezzi degli scacchi che poi cominciò a disporre sulla scacchiera”. Il romanziere giocherà con il professor Harding (classico detective dilettante) durante la festa ad Astonbury che celebra il giorno dell’incoronazione del re Giorgio VI. Naturalmente abbiamo subito una morte sospetta, più precisamente del baronetto Jabez Bellamby trovato stecchito nella sua cava di gesso per un colpo sparato con la sua pistola (ha anche un ematoma sul viso). Per l’ispettore Marriot si tratta di suicidio, come riferirà al suo capo Philip Pannell, anche perché il morto aveva un sacco di problemi: finanziari, fisici (di salute) e sentimentali. La moglie se la intendeva con un amante (l’avvocato Newth) e lui stesso si era innamorato non ricambiato di Brenda Derwenth Smith, una bella sventola di venti anni, troppo più giovane di lui e affollata di corteggiatori.
Ma non è tutto così chiaro per il professor Harding. Guardiamo più da vicino il nostro detective dilettante: di aspetto giovanile non dimostra i suoi quarantatré anni, alto e magro, sguardo mite, espressione sagace e pensierosa, sembra più un inglese in vacanza che un professore americano di diritto internazionale (perde a scacchi ma si rifarà). E ora l’ispettore Marriot, anch’egli alto e dal viso ossuto, occhi grigi, sopracciglia color sabbia, capelli prima rossi tendenti al bianco, aria di scarsa vitalità compensata da modi bruschi. Lo vuole al suo fianco per godersi l’occasione di osservare i suoi famosi metodi investigativi.
Alla festa di Astonbury mancava anche Hughie Bryant, nipote del maggiore Derwenth-Smith che, viaggiando in macchina piuttosto brillo, uccide pure un ciclista sconosciuto. Un punto cruciale della storia è che Jabez aspettava una telefonata da Bradford, e allora perché andare in giro proprio in quel momento? Diversi i sospettati ognuno con il suo bel movente e altri particolari a rendere complessa l’indagine: orme da studiare sul luogo della morte (mancano proprio quelle dell’ucciso); un bottone di pantaloni sul terrapieno da cui si vedeva il corpo di Jabez; fili di erba stretti nella sua mano; diamanti grezzi del morto scomparsi come certi buoni al portatore di quindicimila sterline e una valigia blu; mozziconi di sigaretta Vendredi, sempre del baronetto, trovati in una macchina di Hughie Briant… Insomma un bel groviglio di particolari e situazioni da chiarire. “Tutto in quel caso appariva sconcertante e contraddittorio” rimugina Harding.
Altro punto fondamentale della vicenda è il classico problema degli orari, a partire da quello della morte, dentro il quale si muovono i personaggi, assai complicato ed arduo da sbrogliare. Narrazione trattata con una cura davvero felicemente minuziosa nella complessità della trama, nella caratterizzazione dei protagonisti e dell’ambiente con citazioni imprescindibili di Sherlock Holmes. Alla fine spiega tutto il professore. O quasi… E gli scacchi hanno qui il loro bel rilievo.

Il tempo dell’odio di Ruth Rendell, Il Giallo Mondadori 2019.
Il primo personaggio che incontriamo è Maxine, la donna delle pulizie della famiglia Wexford dove troviamo l’ex ispettore Reginald, ora in pensione, impegnato nella lettura della Storia della decadenza e caduta dell’impero romano di Edward Gibbon. Da Maxine, tra mille chiacchiere (grande lavoratrice con un solo difetto: “Non stava mai zitta”), viene a sapere della morte della vicaria di cui lei stessa ha trovato il corpo. Strozzata… E dal sovrintendente di polizia Burden arriva l’invito telefonico a partecipare all’indagine. Subito accettato ché stare con le mani in mano lo annoia.
Ma chi era la vicaria? Trattasi di Sarah Hussain, figlia di un’irlandese e di un indiano, sacerdote della Chiesa d’Inghilterra a Kingsmarkham nel Sussex, quarantotto anni con la figlia Clarissa, anche se non sposata. Uccisa nella canonica di St Peter. Odiata per la sua pelle scura e dalla vita difficile, molto difficile. Wexford scoprirà in seguito che era stata addirittura violentata e Clarissa il frutto di quella violenza. Non volle fare denuncia alla polizia ma rivelò a una sua amica che l’uomo era “giovane, attraente e asiatico”. Al centro del suo pensiero l’amore, che poteva esplicarsi perfino nei matrimoni gay. Una donna divisiva, insomma, anche all’interno della chiesa stessa. C’era, poi, un altro uomo che la corteggiava, che la molestava troppo assiduamente.
Via, dunque, alla ricerca del molestatore (si scoprirà essere l’avvocato Gerald Watson) e dello stupratore con una lunga indagine a ritroso nel tempo attraverso i colloqui con tutti coloro che l’avevano conosciuta. Intanto sembra trovato l’assassino di Sarah nel giardiniere Duncan Crisp. Burden ne è convinto, convintissimo, è lui non c’è dubbio, ma il dubbio viene, invece, a Wexford che andrà avanti da solo: un particolare importante da non farsi sfuggire, un tatuaggio di una santa con l’aureola che può essere utile. Ma dove l’aveva visto? E poi tra i personaggi incontrati chi mente? Chi dice la verità? Alla ricerca di qualcuno che si nasconde sotto falso nome. Ma dove?…
Di fianco all’indagine momenti di vita familiare di Wexford con la moglie Dora, la figlia Silvia (ne ha anche un’altra, attrice teatrale, e cinque nipoti) che va ad abitare con Clarissa, la quale si fidanza con suo nipote Robin. Momenti sereni e qualche scontro con i giovani. E squarci di vita sociale dove impera il razzismo e il maschilismo, dove quotidiane sono le violenze domestiche anche psicologiche. Il tempo dell’odio come da titolo. E ben venga una nuova legge a riguardo che aiuti le donne.
Una vicenda ricca di dubbi e incertezze fino alla fine quando arriva un nuovo, impensabile personaggio. Ma Wexford è un uomo solido, tutto d’un pezzo, non si lascerà fuorviare dall’idea che si è già fatta concreta nella sua mente. Tra l’altro ha sempre il suo fedele Gibbon a fargli compagnia.
Per La storia del giallo Mondadori l’ottava puntata Gli anni Cinquanta di Mauro Boncompagni.
A partire da Peter Cheyney, Kenneth Millar, Brett Halliday e Richard Ellington per finire in bellezza con James Hadley Chase. Bastano i nomi…

L’ermellino di porpora di Pierre Borromée, timeCRIME 2012.
Quando in seconda di copertina ho letto di un cadavere di una giovane donna ridotto in poltiglia a martellate, il cui delitto sembra ricollegarsi ad un altro avvenuto sette anni prima, e che l’assassino potrebbe colpire ancora di nuovo, visto e preso (pagando). Meglio andare su un usato sicuro (Bersani) che trovarmi di fronte a qualche pericolosa originalità.
L’usato sicuro inizia a Villecomte in Borgogna. A scoprire il cadavere la donna delle pulizie come nel più classico degli usati sicuri. La signora giace sul suo letto con la lingua di fuori e il viso orrendamente sfigurato. Probabilmente pure strangolata e con una profonda ferita all’addome. Trattasi di Juliette Robin, moglie dell’avvocato Pierre Robin che non si trova in giro. L’assassino si è introdotto in casa attraverso una porta-finestra del salone dopo avere rotto il vetro per arrivare alla maniglia. Piccolo particolare interessante, la signora è ancora vergine.
L’usato sicuro continua con la presentazione di chi deve condurre le indagini. In questo caso il commissario Baudry. Uomo del popolo, operaio metalmeccanico a sedici anni, scuole serali, accento duro che gli fa aprire le vocali, poca inventiva ma tenace e coscienzioso, soprannominato Zanna Bianca o Kaiser per i suoi baffoni all’insù. Un quintale di ciccia da “sfuriate bestiali” con due nemici: la moglie uggiosa e la Direzione centrale della polizia giudiziaria.
Segue, sempre secondo le modalità dell’usato sicuro, il contorno degli altri membri addetti alle indagini con le loro situazioni particolari di cui un paio amanti della bicicletta. A ruota (viene a pennello) le indagini stesse con gli interrogatori, i dubbi, il modus operandi dell’assassino che sembra sia stato ripetuto in passato. Più precisamente nel caso di Saint Martin, quando una ragazzina ritardata di quindici anni, nuda, era stata massacrata a colpi di accetta senza subire violenza. In entrambi i casi un accanimento sul volto. Trattasi di psicopatico?
Sotto accusa il marito ritrovato che aveva avuto una relazione travagliata con la sorella maggiore della moglie, ma bisogna andarci cauti che un avvocato è un avvocato (scontro tra autorità giudiziaria e polizia). A questo punto l’usato sicuro si rimpolpa con il solito intervento di una storia minore che si incastra nell’alveo di quella maggiore. Due giovani zingari erano presenti a Villecomte nell’ora del delitto, ergo interrogatorio disumano, fuga e morte per caduta del giovane Johnny (vedi un po’ i nomi moderni degli zingari), rivolta della loro comunità. Il caso si complica.
Non la faccio lunga. Non ho voglia di farla lunga. Finalino tesino con qualcuno che sta per rimetterci le penne e viene salvato da qualcun altro (un classico dell’usato sicuro). Il tutto condito da una prosa semplicina, precisina, tranquillina, pure banalina senza sobbalzini di sorta e le solite frasettine in corsivo sparse qua e là stimolanti all’abbiocco.
Con l’usato sicuro si va sul sicuro. Niente sorprese ansiogene ma una rassicurante cantilena di storie risapute che ti culla dall’inizio alla fine. A questa età è meglio non rischiare.
Buonanotte.

I Maigret di Marco Bettalli

Il cavallante della «Providence» del 1932
Ancora chiuse, canali, marinai, chiatte, un ambiente che Simenon evidentemente predilige (v. anche i due successivi). Siamo ad aprile, ma nel nord della Francia è come se fosse inverno. Maigret si profonde più che altro fisicamente in una inchiesta poco gratificante (aiutato per breve tempo da Lucas: non si capisce perché si trovi lì e perché si occupi del caso, ma non ha molta importanza), compiendo fino a 68 km. in bicicletta, su strade infami, in un solo pomeriggio. Il giallo in realtà è quasi inesistente, tanto che l’assassino è sbandierato nel titolo… Rimangono, come accade spesso, i personaggi: la sgangherata e ricca compagnia del Southern Cross (in una scena, due di essi giocano a scacchi, un evento rarissimo nei Maigret), nullafacente, provvista di mezzi e velatamente immorale; i teneri, poveri coniugi della «Providence» e soprattutto il cavallante, vero fulcro di tutta la storia, esempio caricatissimo di discesa agli inferi di un borghese che uccide per amore, sconta 15 anni di prigione e poi non riemerge più, trasformandosi in una sorta di animale tra gli animali – i suoi amati cavalli – senza più parola, senza più speranze, senza quasi più fattezze umane.

All’insegna di Terranova del 1931
Continuano le ambientazioni in luoghi d’acqua: Maigret viene convinto a intervenire per salvare un giovane raccomandatogli da un vecchio amico e accetta di passare le sue vacanze nel mese di giugno (insieme alla signora Maigret, presente in un ruolo tutt’altro che trascurabile) a sbrogliare questo caso a Fécamp, località di mare. La faccenda, che ha il suo fulcro in vicende di qualche tempo prima svoltesi a bordo di un peschereccio impegnato nella pesca del merluzzo a Terranova, è assai torbida, avendo come motore centrale l’irresistibile attrazione che una donna molto sensuale (imbarcata irregolarmente sulla nave, in mezzo a dozzine di maschi in astinenza…) è in grado di suscitare. La soluzione del caso, come spesso accade, non è particolarmente interessante: ancora una volta, sono i personaggi, a partire dal defunto capitano, irreprensibile finché la passione puramente animale per la donna non lo travolge, oppure il giovane e ombrosissimo protagonista con la sua fedelissima fidanzata, a costituire la parte più interessante della storia. Non uno dei Maigret migliori, ma comunque non privo di fascino.

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

Una madre perfetta di Kimberly Belle, Newton Compton 2019.
Atlanta, Georgia: la gita scolastica di una scuola della haute, la Classical Cambridge Academy, avrebbe dovuto essere una normale escursione, una breve vacanza in campeggio. Una straordinaria esperienza per bambini delle elementari… Per Kat Jenkins, orfana, oggi madre single che non naviga nell’oro, con l’unico sostegno a distanza (vive nel Tennessee) di Lucas, un vecchio amico di famiglia, Ethan, il suo bambino di otto anni, è l’unica cosa che conta, l’unica cosa buona che le è rimasta del disastrato matrimonio con Andrew Maddox che prima del divorzio l’ha ingannata e soprattutto abusata moralmente e fisicamente. Ethan poi è un bambino speciale, piccolo e mingherlino per la sua età ma dotato di un’intelligenza eccezionale, quoziente 158, ma non ha facili rapporti con i compagni che lo bullizzano e lo evitano. Restiamo a fianco di Kat Jenkins, Kat, la prima voce narrante, quando la mattina abbraccia suo figlio che sta per salire in autobus per andare al campeggio con i compagni e gli insegnanti. Sono diretti nei boschi che sovrastano Dahlonega, vecchia e famosa città georgiana della Caccia all’Oro. Al suo ritorno a casa, una minuscolo proprietà di due piani in un quartiere di periferia che può appena permettersi, Kat lascia il telefono in cucina, sale in camera al secondo piano e crolla in sonno profondo. Stanchezza arretrata e stress, accumulato per il faticoso e difficile lavoro di consulente immobiliare, si fanno sentire, ma quando alle prime luci dell’alba viene svegliata da un educatissimo agente di polizia Brian Macintosh, si trova di fronte al peggior incubo che possa capitare a una madre: suo figlio è scomparso nel nulla dopo uno strano incendio dietro lo chalet che ospitava scolari e insegnanti…
Un thriller intrigante, sostenuto da una scrittura brillante, da personaggi credibili e da una trama in cui l’autrice riesce a tenere alta la tensione, mettendo anche in evidenza il divario economico e sociale tra i sofisticati Huntingtons e Kat Jenkins, impegnata in un’impari lotta con l’ex marito con il quale sa di dover trovare un modus vivendi perché anche lui adora il figlio. Due protagoniste di polso, diverse tra loro ma entrambe forti e determinate. Un finale ben calibrato ma che già serpeggia nelle pagine, in cui sono disseminati elementi che consentono di intuire una possibile soluzione. Ma l’epilogo, con la sua crudele realtà, completa al meglio tutta la storia.

Nuovo approdo in libreria per Marcello Simoni con L’enigma dell’abate nero, Newton Compton 2019, terza puntata della Secretum Saga. Una storia veloce, spregiudicata ma che non si fa certo mancare colti e curatissimi riferimenti storici e una perfetta ricostruzione ambientale. Ambientata nel Quattrocento, vede come protagonista Tigrinus (eroe di professione e ladro per scelta) che deve il suo nome alla tinta bicolore dei capelli: bianco e nero. Fatto misterioso e, per chi ha scelto di fare il suo mestiere, anche abbastanza pericoloso, perché lo rende facilmente riconoscibile. Per fortuna il suo secolo non era avaro di mantelli e cappucci con cui celare le chiome. Dunque anche un azzardato ma riuscito patto con il lettore che fa il tifo per lui e un indovinato mix di generi narrativi. Si passa infatti dal gustoso sapore del feuilleton salgariano/dumasiano e quindi cappa e spada, avventure, agguati, complotti e tradimenti, al crogiolarsi aggirandosi per sotterranei, che si rifanno alla letteratura gotica anglosassone, senza mai dimenticare il classico atout finale che esalta la trama gialla, la soluzione del mistero… Thriller che fa volare il lettore fino alla fine coinvolgendolo mistero dopo mistero. Cosa si può chiedere di più a un thriller storico? Perfettamente centrata l’atmosfera di una Ravenna tardo medievale, affollata fino all’inverosimile da rifugiati in fuga davanti alle galee ottomane. Grazie Marcello, come sempre bravo e a presto!

Il giallo di Ponte Sisto di Max e Francesco Morini, Newton Compton 2019.
Liberty romano dai palazzi alle chiese a dominare culturalmente la narrazione e il mondo di Petrolini come scenario. Una netta virata da parte dei fratelli Morini che stavolta lasciano la possanza e la fascinazione della grande arte figurativa per il palcoscenico, ma per Roma si tratta di un palcoscenico molto speciale. Quello indimenticabile e intramontabile che vide come massimo divo e protagonista Ettore Petrolini. Forse l’eccessiva vicinanza del grande comico con il fascismo – Mussolini era tra i suoi fan e lui per anni approfittò a piene mani di questa vicinanza – il nuovo e diverso clima politico del dopoguerra ha contribuito a un parziale oblio della sua immane bravura e grande umorismo. Ma di quei tempi un comico, un uomo di spettacolo, doveva vivere e il regime non tollerava chi non si adeguava almeno formalmente alle sue regole. Afflitto da angina pectoris, allora non esistevano gli stent e non si operava di bypass, ebbe ripetute, drammatiche crisi successive e morì giovane, ad appena cinquantadue anni. La sua innata civetteria gliene faceva dichiarare, però, solo cinquanta. I Morini, oltre a far sì che la memoria di Petrolini domini con prepotenza la scena per tutto il romanzo, gli hanno regalato anche un’importante parte nella narrazione. Insomma hanno fatto di lui un ingombrante fantasma romano tornato a fare danno. Infatti quando scompare un giovane comico, Simone Rossmann, figlio unico di famiglia molto agiata con la quale ha rotto i ponti  per darsi al palcoscenico, secondo la denuncia del padrone di casa, un michelangiolesco settantenne ex stagnaro (idraulico per i non romani), salta subito fuori una prima incredibile coincidenza. Il ragazzo abitava in un monolocale dello storico edificio romano di via Baccina, rione Monti, dove aveva vissuto il giovane Ettore Petrolini, come testimoniato dalla targa appesa sulla facciata del palazzo. Non basta: il repertorio del giovane attore era improntato quasi fanaticamente ai vecchi ritmi e giochi di parole petroliniani. Le indagini vengono subito affidate al gigantesco ispettore milanese Ceratti che, coadiuvato dal fido agente Cammarata, dopo aver sfondata la porta a spallate ed essere entrato scoprirà una seconda e invasiva coincidenza: l’appartamento è completamente tappezzato da immagini, foto e locandine di scena del grande idolatrato divo del varietà del Novecento, Ettore Petrolini. E quando Ceratti, spiazzato dall’assurdità della situazione, in cerca di conforto documentaristico e aiuto nelle indagini, convoca come al solito il libraio Ettore Misericordia che lo raggiunge tallonato da Fango, voce narrante della situazione e indispensabile spalla, guardandosi attorno verrà fuori una terza stranezza. Sul piatto del centenario grammofono anni Venti c’è un disco a settantotto giri, “Ha detto il sole”, imperituro successo di Petrolini che, messo in funzione, continua a incantarsi sinistramente sulla parola “morire”. E la voce incisa sul disco è proprio quella del divo anteguerra. Sembrerebbe una macabra e premonitrice coincidenza, perché pochi giorni dopo viene rinvenuto un altro cadavere. Per il povero e gigantesco ispettore milanese la faccenda si rivela subito talmente intricata che per arrivarne a capo necessiterà del fiuto e della longa manu di Misericordia. Insomma, di qualcuno in grado di immergersi totalmente nel mondo e nella storia dell’inizio Novecento romano, prendendo in considerazione tutti i possibili particolari indispensabili per sbrogliare il caso. E chi più di Misericordia, esperto dell’epoca, che deve addirittura il suo nome di battesimo al padre, libraio come lui ma anche fan di Petrolini? Per sbrogliare il mistero si dovrà intraprendere una rocambolesca indagine che si addentrerà nella movimentata e non sempre lineare vita di Ettore Petrolini, uomo vissuto quasi un secolo prima. I misteri del passato si intrecciano con quelli del presente dando vita a un’avventura piena di colpi di scena tra straordinari palazzi, vicoli, strade e piazze romane.
Ancora un giallo, in una fresca atmosfera marzolina, che ci rituffa nella consueta e teatrale ma verace rappresentazione della Città Eterna, tra antichi monumenti e vestigia del Ventennio. Una Roma dai ritmi “moriniani”, in bilico tra il presente e il passato, che talvolta ci fanno dimenticare il tempo. Un giallo che prende per mano il lettore e l’accompagna in tanti luoghi belli e segreti della Capitale. Una collaudata ricetta condita dall’intelligente humour dei fratelli Morini che ci regalano un giallo classicheggiante, ma anche un raffinata e utile guida turistica per un pubblico di eletti. Da leggere.

Le letture di Jonathan

Cari ragazzi,
oggi è la volta Diario di una Schiappa. Portatemi a casa! di Jeff Kinney, il Castoro 2015.
Greg, il ragazzo che già conoscete, questa volta parte per un viaggio di vacanza con la sua famiglia. Partono e a lui, sfigato, naturalmente in macchina tocca l’ultimo posto, stretto e pieno di bagagli. La prima tappa del viaggio è una fiera, un mercato pieno di giostre e divertimenti dove Manny, il fratello più piccolo, vince un porcellino vero. Poi decidono di andare in spiaggia, però fanno un incidente e chiamano il carroattrezzi. La macchina è rotta e il meccanico la sta aggiustando, ma ci vuole molto tempo. Quindi decidono di andare a un parco acquatico lì vicino. Si divertono molto, ma perdono la chiave del loro armadietto nel quale avevano messo i cellulari e i portafogli. Sconsolati tornano nel posto in cui hanno lasciato la macchina ma si accorgono che è sparita. Quindi chiedono un passaggio e due signori li riportano a casa. Ma le loro avventure e le loro disgrazie non finiscono qui…
Un diario davvero divertente!

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Agosto 2019

Arieccoli!…
Ogni estate è così. Un attacco quasi improvviso che si riversa nelle strade della città. Bande di giannizzeri, lanzichenecchi, samurai, opliti, barbari, ostrogoti, visigoti, unni, vichinghi. Di ogni tipo, di ogni razza umana. Con le loro armi micidiali: le bocche. Bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie, birrerie, tavolini all’aperto sono invasi dalle bocche fameliche di eserciti italiani e stranieri. Che tutto trangugiano, tutto bevono, tutto distruggono. Inutili i pianti disperati di pizze, lasagne, briosce e gelati. Cuori di pietra e terra bruciata intorno a loro.
Ogni estate è così. Siena viene praticamente invasa da una moltitudine enorme di uomini, donne, ragazzi e ragazze. Bianchi, gialli, rossi, neri o di qualsiasi colore. Un’ondata gigantesca che sfila come un serpente impazzito tra le viuzze medievali della città.
Ogni estate è così.

La gemma del Cardinale de’ Medici di Patrizia Debicke Van Der Noot, TEA 2019.
“Firenze era parata a lutto. La città piangeva il suo granduca. Francesco I era morto il 19 ottobre nella villa di Poggio a Caiano. Due settimane prima aveva accusato lievi disturbi gastrici. Vomito, nausea”. Siamo nel 1587. All’annuncio del decesso muore anche la moglie granduchessa Bianca “in preda a brividi, dolore e vomito”. L’erede, il cardinale Ferdinando de’ Medici, scopre casualmente qualcosa che lo mette in guardia. Nel cassetto di uno scrittoio-forziere rinviene una bottiglietta che, secondo il suo medico, contiene arsenico, un veleno letale. Allora Francesco è stato assassinato e qualcuno vuol far ricadere la colpa su di lui! E forse dietro a questo c’è il fratello Pietro “invidioso, tenebroso, invelenito”. Meno male che l’altro fratello Giovanni può dargli una mano in un momento storico allo stesso tempo grandioso e difficile. Il Granducato di Toscana è uno stato florido, ricco, guidato dalla potente famiglia dei Medici, mercanti e banchieri il cui oro fa gola a molti. Il pericolo più infido proviene dalla Spagna di Filippo II che vuole liberarsi di Ferdinando altrimenti “l’eresia e le tenebre governeranno”, ora preso anche dai preparativi della Invincible Armada per conquistare il regno d’Inghilterra, mentre la Francia è in fiamme percorsa da eserciti che predano e fanno terra bruciata. L’unica difesa potrebbe essere costituita da una coalizione con i Farnese, gli Este, Venezia, l’impero e lo stesso papa. E occorrono uomini fidati che proteggano le spalle come il luogotenente Donati e Niccolò Fieschi, comandante della guardia.
Ma qualcuno della setta, voluta da Filippo II e guidata dall’Illuminato, ovvero un frate di origine francese, riesce a inserirsi, a trovare da loro un impiego: “Il prescelto aveva eseguito gli ordini, facendosi accettare come agnello nella tana del leone”. Così come Pamela, la ragazza che si è fatta mettere incinta dal più piccolo dei fratelli Juan Batista, pagata dall’ambasciatore Olivares per avere un “orecchio attento” nella casa di Don Giovanni. Ad aumentare ancor più i sospetti dei Medici si aggiungerà la premonizione di Rodolfo II d’Asburgo durante una delle sue allucinazioni “Guardatevi dai corvi… Volano a frotte, neri, incontrollabili. Hanno un capo che li guida, li sprona e un monarca che li appoggia… Vedo invidia, sangue, la religione. Non la vera, ma il fanatismo crudele. È una setta? Sì!”
La combatterà soprattutto Don Giovanni, giovane biondo, alto, sul collo una catenella d’oro dalla quale pende una “sferetta porta aromi a forma di tritone in oro e smalto, con rubini, perle e un grosso granato”. Aiutato, in seguito, anche dal generale Ottavio Colonna e dal suo piccolo eunuco Alizeth (e qui preparatevi ad una sorpresa). Difesa personale e alleanze, dunque continuamente in giro tra gli stati amici a cercare appoggio, aiuto, ora con promesse, ora con favori e ricchi regali.
Romanzo ampio e complesso. Personaggi storici realmente vissuti e inventati ben costruiti e fatti vivere con pochi tratti efficaci. Ognuno con i suoi tic, le sue manie, le malattie che li tormentano (vedi, per esempio la gotta di Filippo II o la depressione di Rodolfo II). Complotti, intrighi, l’assassinio, il potere, lo sfarzo, gli abbigliamenti, i banchetti, le cerimonie, l’amore, il sesso, angherie e umiliazioni (come la storia della bella Clelia Farnese, la “gemma” di Ferdinando de’ Medici) ma anche l’amicizia, la devozione, il sacrificio, la commozione che può nascere all’improvviso da una scena inaspettata, da qualcosa che colpisce nel profondo, una piccola luce nel buio di tanta grettezza e crudeltà. In giro tra i palazzi più potenti ma anche in bettole malfamate e avventure all’aperto dove si rischia la vita, come durante una lotta sanguinosa contro i lupi.
Capitoletti brevi alternati a quelli più lunghi in cui vengono espresse le intenzioni dei vari attori sulla scena. Lettura veloce, piacevole, che si avvale di una profonda conoscenza degli aspetti storici e sociali dell’epoca, ovvero ricerca storica e invenzione felicemente a braccetto lungo il racconto, dove grandeggia l’uomo con tutto il male e il bene che si porta appresso. Scontro finale che potrebbe preparare un altro seguito…
Di Patrizia Debicke vorrei ricordare L’oro dei Medici, Corbaccio 2009, L’uomo dagli occhi glauchi, Corbaccio 2010 e La sentinella del papa, Todaro 2013.

Le scelte imperfette di Manuela Costantini, Giallo Mondadori 2019.
“E lo vede. È proprio di fronte a lei. Un ragazzo legato per il busto con una corda che gli gira intorno al petto a uno di quei tavoli bianchi, scostato dal mucchio. Sandra lo guarda. Occhi negli occhi. Solo che quelli del ragazzo non ci sono più”. Siamo nel vecchio edificio dell’ex liceo da dove qualcuno è uscito poco prima correndo. Sandra cammina male dopo un incidente automobilistico ma deve arrivare al commissariato per dare l’allarme. Si ferma davanti allo studio dell’avvocato Filippo Dolci dal quale avrà l’aiuto desiderato.
Incomincia la storia con i suoi personaggi e gli eventi connessi. Filippo Dolci, dunque. Qualche spunto veloce. Avvocato, già detto, sposato con Lavinia, ha una figlia piccola Emma che ama teneramente. Basso, lo dice lui stesso, cappello Borsalino che non riesce ad indossare, ricordi della nonna sempre al centro dei suoi pensieri, la sua storia della pioggia, alla ricerca delle lettere di un certo nonno partigiano quando lui era bambino, apprensione per il suo grande amico Nunzio all’ospedale, la passione per il cibo e, dunque, da Osvaldo per la pizza più buona del mondo.
Gli altri: Pietro Ciccone, commissario di polizia; Saverio Tudini e Caterina Bernabè ispettori; il vicequestore Leone Nuvoli (preso da un bel libro di Dino Buzzati); Adele Scalzi medico legale; Nunzio Maiorani e Canella Ernani amici. Ognuno con la propria caratteristica peculiare di vita e di aspetto ben concretizzati.
Gli eventi principali: per ora tre omicidi in luoghi diversi; a un disgraziato sono cavati gli occhi, all’altro tagliate le mani, a un terzo le orecchie e non sarà finita… Perché prendere queste parti del corpo? Quale problema angoscioso e terribile si agita nell’animo dell’assassino? L’ospedale, tutto sembra girare attorno all’ospedale, anche perché gli uccisi vengono anestetizzati con il Diprivan… E Sandra, a un certo punto, ricorda qualcosa che le era sfuggito, qualcosa di bianco nella visione dell’uomo che correva via.
In prima persona il racconto di Filippo, in terza quello degli altri che si incrociano, si allacciano e convergono. Abbiamo il classico indiziato che scappa e viene messo in luce uno dei problemi attuali che agitano l’opinione pubblica, ovvero la legittima difesa (caso di Michele Corsini).
Un libro con domande infinite sull’uomo. Sulla sua malvagità (forse uccide perché non è felice secondo una suora), sulle sue scelte sbagliate o segnate dal Destino, sulla ricerca di un senso da dare alla vita. Le morti brutali restano quasi in secondo piano in un racconto dall’aspetto ugualmente concreto, brutale ma direi anche filosofico. Entrano nella scena vicende del presente e del passato individuale e collettivo come la guerra e la Resistenza. Importanti le scelte, ripeto, che bisogna fare “anche quando tutto sembra perduto”. Anche quando la vita ci appare “una grandissima, immensa, gigantesca fregatura”. Un personaggio questo Filippo Dolci che riesce, con la sua mitezza e bontà, a sfumare gli aspetti più neri dell’uomo. A fine lettura alziamo la testa e stringiamo le labbra. Qualcosa rimane.
Per La storia del Giallo Mondadori ecco Le copertine, quinta interessante puntata del nostro Mauro Boncompagni.

La notte non esiste di Angelo Petrella, Marsilio Farfalle 2019
Già conosciuto l’autore e il personaggio principale Denis Carbone in Fragile è la notte. Ecco cosa scrissi “Napoli, quartiere di Posillipo sotto un caldo boia. Fuma Rothmans e beve, a litri, cognac Macallan. Poi Maalox e Gastroloc a consolare lo stomaco. Fisico snello, capelli brizzolati, occhi azzurri, vita sballata tra scommesse, allibratori, ubriacature, scopate nelle ville dei ricchi da costargli la carriera e l’unica donna, Laura, che abbia mai amato. Via con la Clio, Bukowski, Moby Dick, Henry Miller e romanzi polizieschi nella piccola biblioteca. Carattere di merda. È lui, l’ispettore di polizia Denis Carbone”.
Questa volta niente caldo boia ma, alla vigilia di Natale, “un inverno inquieto” che è dire poco. Anche la Natura ci metterà di suo in una storia che incomincia con il ritrovamento del corpo di una bambina, sporco, tumefatto e seviziato. Ecco, allora, riemergere il terribile passato di Carbone: la perdita della sorella Alice, forse annegata in mare, forse rapita da qualcuno per sua colpa. Un assillo, un tormento che lo ha gettato in un baratro di vizio e disperazione. Nella sua vita, tra le altre, due donne: Teresa ex amante che gli annuncia di essere incinta, e Laura, un tempo anch’essa fidanzata, ora sposata con un altro dal quale vuole divorziare. Suo capo Lettieri, che gli fa girare le palle e il vice questore Tagliamonte deciso a incastrarlo per una vecchia vicenda non completamente chiarita in cui era stato coinvolto.
Qualche indizio come la caramella trovata nelle tasche dei pantaloni della morta, la nigeriana Salimah, a fare da esca per la vittima e il solito video che inquadra un sospetto con un particolare tatuaggio (il simbolo del Sole a cinque raggi) a dare impulso all’indagine in un ambiente davvero difficile: “Era un pezzo d’Africa trapiantato nel cuore dell’Europa, ma era l’Africa peggiore: quella della miseria, dei riti vudù e della gente prigioniera di un mare incurabile”. Tutto sembra ruotare attorno alla setta misteriosa del Culto del Sole Nero frequentata da uomini potenti. E arriva l’uccisione di un altro bambino mentre viene arrestato, addirittura, il suo capo Lettieri…
Verità e menzogna, apparenza e realtà si intrecciano e mescolano fra loro generando momenti di estremo dubbio e incertezza: chi è davvero questo?, chi è davvero quello? (non c’è da fidarsi di nessuno). In una Napoli disfatta dal gelo, dal vento, dalla pioggia e dagli uomini stessi dentro un groviglio vorticoso di eventi che si susseguono a ritmo serrato con continui colpi di scena (anche troppi) per un finale che ci prospetta una nuova avventura. Al centro il solito generoso Denis Carbone tra incazzature, ricordi penosi e incubi votato alla ricerca della verità dentro un’atmosfera esoterica che sembra vada di moda. Violenza contro violenza attenuata, in parte, dallo spicchio di luce d’amore di Laura e Teresa.

L’uomo che amava le nuvole di Paul Halter, Mondadori 2019.
Anno 1936. Pickering nel Somerset in Inghilterra. Un giornalista bizzarro, Mark Reeder, che ama le nuvole; una ragazza eterea, Stella, che svanisce nel nulla e predice il futuro; un vecchio maniero custode di storie e sciagure inquietanti. Il puzzle è già costruito per coinvolgere il criminologo Alan Twist e l’ispettore Archibald Hurst di Scotland Yard. E per attirare l’attenzione dei lettori. Soprattutto la mia.
O vediamolo più da vicino. Il giornalista Mark Reeder, dicevo, decide di andare in vacanza. Entra nella sua auto, segue le nuvole e arriva al villaggio costiero di Pickering nel Somerset. Qui incontra Stella, una bella ragazza di 20 anni figlia di John Deverell che si è suicidato due anni prima a causa del fallimento dei suoi affari. Si era buttato da una alta scogliera così come la giovane moglie Dorothy. I due vivevano in un maniero in cima ad una collina dove il vento soffia sempre, che fu venduto quando John morì e Stella iniziò a vivere con la sua madrina maestra Miss Patience Walsh.
L’incontro e la frequentazione (ci scappa pure un bacio) lo porta a scoprire altre soprannaturali “caratteristiche” della ragazza, ovvero la sua capacità di trasformare in oro strofinando certe pietre e la premonizione delle morti proprio il giorno esatto.
Gli altri personaggi della incredibile vicenda sono Charles Trent, frequentatore della locanda locale, Joseph Wilder pescatore, Kenneth Fish e sua moglie Amanda entrambi insegnanti, Thomas James vicario e l’attuale proprietario del maniero Gerald Usher che lì vive con il maggiordomo Jasper. Tutti a conoscenza di almeno una delle “doti” di Stella.
Ottima è la loro caratterizzazione partendo dai due principali diversi nel fisico e negli atteggiamenti. Hurst robusto, dal respiro pesante, il viso arrossato e una ciocca di capelli che ondeggia nei momenti burrascosi. Si agita, sbraita, inveisce, aspira continue boccate dal suo sigaro. Twist alto e magro, con magnifici baffi rossi, volto pacifico e sorridente, occhi azzurri di “un brillio malizioso” dietro un pince-nez con cordoncino di seta nera. Una specie di calma serafica che non disdegna i pasticcini a delineare un perfetto, ironico, contrasto. E poi, come detto, il vento che soffia minaccioso e le premonizioni delle morti che puntualmente avvengono. Eventi soprannaturali? Chi c’è dietro a tutto questo? La stessa Stella o chi per lei? Plot complesso, intrigante, brividoso, apparenza e realtà che si mischiano, chi è quello?, chi si nasconde dietro l’altro? Inutili tutti i tentativi organizzati da Hurst per scoprire le sparizioni improvvise di Stella (una fata? una silfide, secondo i dubbi di Mark?) e acciuffare l’eventuale assassino dopo la predizione funerea della stessa.
Dunque lungo tutto il racconto circola il mistero, l’arcano, l’impossibile, la morte ma anche l’amore. Spiegazione finale di Twist come nel più classico dei classici. E se non convince del tutto, data la complessità proposta, pazienza. La mano dello scrittore di vaglia c’è e si vede.
Per La storia del Giallo Mondadori ecco in arrivo L’era Tedeschi di Mauro Boncompagni. Non perdetela.

I Maigret di Marco Bettalli

Il caso Saint-Fiacre del 1932
Celebre, e anche giustamente, anche se è il libro in cui Maigret si dà meno da fare e meno dimostra la sua straordinaria sensibilità e intelligenza, limitandosi a fungere da spettatore privilegiato di un dramma cupo, che si svolge nel giorno dei Morti nel paesino dove è nato e ha passato l’infanzia. Il tema del ricordo è fondamentale in ogni pagina: la tomba del padre (si chiamava Évariste, intendente al castello dei conti di Saint-Fiacre), la bimba dagli occhi storti compagna di giochi e ora triste zitella, la grande chiesa dove il commissario aveva servito da chierichetto in tante gelide mattine… Sul piano del giallo, la fama è dovuta al fatto che l’assassinio (formalmente non perseguibile; e una domanda rimane, senza che Simenon si curi di dare spiegazioni: per quale motivo avvertire la polizia giorni prima?) è compiuto facendo morire la contessa di crepacuore con l’inserimento nel messale di un messaggio per lei terribile, che annuncia il falso suicidio del figlio; poi la trama va avanti in modo inerziale, con la figura del conte Maurice che cresce sempre di più, fino a prendere tutta la scena da mattatore: un triste trionfo, ma con la soddisfazione almeno di aver ripulito il castello delle meschine figure di imbroglioni e farabutti che vi si erano stabiliti, anche e soprattutto per colpa sua.

La casa dei fiamminghi del 1932
Ambientato a Givet, alla frontiera franco-belga, bagnata dalla Mosa con le sue chiatte e i suoi battellieri, e con l’usuale contorno di freddo, pioggia e nubifragi vari (Simenon ama Maigret quando il suo cappottone è intriso di pioggia e il suo eroe sta per prendersi un malanno, combattuto con un’incredibile quantità di grog e liquori assortiti), mentre le notazioni sulle differenze tra francesi e belgi si agganciano in tutta evidenza alla condizione stessa di Simenon, La casa dei fiamminghi è un Maigret strano, che pone innanzi tutto un quesito morale: è vero che il commissario, qui e altrove, mostra di avere una sua idea di giustizia che può contrastare con le procedure ufficiali, ma è corretto “salvare” l’assassina, una lontanissima parente (che tra l’altro l’aveva tirato in ballo senza alcun incarico ufficiale) che ha ammazzato con premeditazione – a martellate! – una povera ragazza per “motivi familiari” legati alla salvaguardia di un fragile e troppo amato fratello? Comunque, il dipanarsi della storia permette a Simenon di dispiegare la sua capacità di disegnare personaggi, tra i quali il ritratto di Anna, l’assassina, è ben riuscito.

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

Il pianto dell’alba di Maurizio de Giovanni, Einaudi 2019.
Ci sono voluti undici episodi della fortunata serie, ambientata negli anni Trenta del Novecento, per regalare a Ricciardi la speranza di un futuro. Poi finalmente la certezza di un sentimento ricambiato, un sereno matrimonio senza sfarzo, la sua volontà di tornare a Fortino, il castello avito, per il viaggio di nozze anche per presentare a quanto resta della famiglia sua moglie, la baronessa di Malomonte e proprio là concepire con reciproco amore ed estrema tenerezza una nuova vita. Il Ricciardi che esce una mattina dal portone di casa, per andare a coprire il turno domenicale in questura, non è più il commissario ombroso e solitario che abbiamo conosciuto. Ha imparato a sorridere, a gioire dei gesti affettuosi di Enrica, a ricambiarli. E infatti è un uomo e un poliziotto diverso il protagonista di Il pianto dell’alba. Sembra un’altra persona. E forse lo è. Perché la responsabilità è qualcosa che fa cambiare, nei sentimenti ma anche nelle reazioni di fronte alla realtà politica di quel periodo, che copre tre anni di vita del commissario fino al fatidico 1934. Nel 1934 in Germania ci fu quella che è passata alla storia come La notte dei lunghi coltelli, un notte di massacri organizzata per volere del Führer con il dichiarato intento di eliminare ogni ostacolo alla propria ascesa al potere. Nella notte tra il 30 giugno e il primo luglio del 1934, infatti, furono eliminati i capi delle SA (Squadre d’Assalto) e gli avversari di Hitler all’interno del partito…
De Giovanni trasforma quel sanguinoso episodio della notte tra il 30 giugno e il 1 luglio. con la definitiva presa del potere in Germania del partito nazionalsocialista, nella causa incidentale e nel minaccioso sfondo della sua storia, riportando in scena Manfred, l’ufficiale nazista che aveva chiesto la mano di Enrica e Livia, la bella cantante vedova.
Ma ritorniamo al nostro vecchio amico e siamo contenti per lui. Enrica è la incontrastata regina del suo cuore e della casa. E infatti ogni volta che esce di casa e si allontana da lei, quasi in una muta confessione di amore, non fa che alzare lo sguardo per cercare il suo che lo segue dalla finestra. Sguardi, i loro, colmi di condivisa complicità. Perché Ricciardi, il trentaquattrenne da sempre provato da un grave fardello psicologico e che forse per la prima volta della vita sperimenta la dolce spensieratezza di un adolescente, oggi è un uomo felice. Dai giorni del Purgatorio dell’Angelo, la precedente indagine, Ricciardi ha aperto il suo cuore a Enrica e le ha affidato il suo pesante segreto (dono o condanna che sia): la sua angosciante capacità di saper cogliere gli ultimi istanti di chi sta per morire per cause innaturali. Lei lo ha ripagato offrendo appoggio, acquietandolo con comprensione e infinito amore. Contraccambiata. Tanto che Nelide, nume tutelare tuttofare del commissario, granitica nipote della vecchia tata morta, le spiega senza peli sulla lingua «Sì, vabbè, il barone, se mai ho visto uno che, parlando con rispetto, si è completamente scimunito per amore, è lui». Oltre al matrimonio, l’abbiamo preannunciato, Ricciardi sta per diventare padre. Una gioia infinita appena velata dal segreto timore che il nascituro possa ereditare il dolore insito nei suoi occhi verdi, invece della serenità e gioia di vivere che brilla in quelli di Enrica. Il sesso poi? Maschio o femmina, cosa che si scoprirà solo alla fine, è oggetto di discussioni e contrastanti interpretazioni tra Maria, madre di Enrica, e Nelide. Però, anche se il romanzo parte con un Ricciardi che esce disinvolto e appagato dal portone di casa avviandosi verso il lavoro, c’è il sottotitolo dell’indagine: «Ultima ombra per il commissario», che porta in sé la premonizione di un mutamento. Il pianto dell’alba narra infatti, come ha anticipato Maurizio de Giovanni, una storia molto articolata. Leggeremo che quella domenica mattina Ricciardi non arriverà mai in questura perché incontrerà il brigadiere Maione, che sta scortando la cameriera di Livia in lacrime e gli chiede di seguirlo. Ricordate Livia, l’amica cantante da sempre infatuata di Ricciardi, che da mesi esce con un tedesco, il maggiore Von Brauchitsch, che corteggiava Enrica? Tra loro è scoccato qualcosa, la sera prima erano a una gran festa, ma la cameriera di Livia, rientrando prima del previsto, li ha scoperti nel letto: lui morto, lei priva di sensi ma con in mano la pistola con la quale Brauchitsch è stato ucciso. L’immediato accertamento di Ricciardi e Maione, supportati dal dottor Modo, viene interrotto dall’arrivo della polizia politica fascista che li allontana e si accolla il caso. Ma se Ricciardi, Maione e Modo sentono di dovere a Livia almeno un’indagine senza preconcetti, sanno di avere a che fare con gente pericolosa, senza scrupoli e soprattutto servi del potere. E allora bisogna muoversi con grande discrezione, senza dare scandalo. Come? Tornano in scena i personaggi noti, il femminiello Bambinella trascinato dall’acume del brigadiere Maione, il fruttivendolo Tanino o’ Sarracino coinvolto nell’affare dall’intelligente logica contadina di Nelide, l’infinità generosità del dottor Modo a cui tutti devono qualcosa, l’impagabile contessa Bianca Palmieri, la vera grande amica sempre pronta a intervenire per Ricciardi. Come se in questo clima da fine di un ciclo, ciascuno di loro volesse offrire il meglio per contribuire alla soluzione del caso. Una trama complessa che naviga a vista nell’aspro clima di paura di quei tempi. E la paura allora attanaglia Ricciardi…
Una trama con un’indagine da brivido che vede implicati tanti burattinai, che va a intrecciarsi ad altre storie su diversi piani personali e professionali gestiti da agenti fedeli in contrasto, con sporche azioni biecamente premeditate da ambigue spie e personaggi equivoci. Come venirne a capo? Maurizio de Giovanni aveva fermamente dichiarato di voler chiudere la serie Ricciardi con questo dodicesimo episodio. Tuttavia solo l’idea ha messo in subbuglio i fan della serie. Ma poi sarà davvero la fine di Ricciardi? O piuttosto un lungo congedo? Sicuramente questo preciso ciclo narrativo di Ricciardi legato agli anni Trenta è finito. Ma in futuro? Chissa…

Il mistero del cadavere sul treno di Franco Matteucci, Newton Compton 2019.
Per i tipi della Newton risale in scena Lupo Bianco, al secolo l’ispettore Marzio Santoni, e noi torniamo in Val di Luce, straordinaria e fiabesca località montana (a me ricorda tanto l’Abetone e l’autore, nelle note finali, ammette tranquillamente qualche artistica correità). È comunque una spettacolare ambientazione per un ideale paese montano che Matteucci riempie di personaggi originali e decisamente intriganti. Cominciamo subito con Marzio Santoni, il gigantesco poliziotto dai lunghi capelli biondi, dotato di un odorato finissimo, che possiede una vespa rigorosamente bianca e vive nella sua baita immersa nell’incontaminato splendore della natura, priva di tecnologie moderne e comodità. E ci vive spesso con la piacevole compagnia di qualche bella ragazza di turno e sempre con quella di un piccolo zoo che comprende un riccio, un topo, Romeo una specie di efficientissimo cane poliziotto, un gattino (new entry), un pipistrello e una colonia di formiche. Passiamo ora alla sua squadra di collaboratori, cominciando dal suo vice e numero due Kristal Beretta, impavido pilota della Suzuki Samurai, nessuna condizione atmosferica potrà mai arrestarlo e che carbura divorando la vasta gamma dei cioccolatini Ferrero, per proseguire con l’anziano ma efficientissimo dottor Franzelli con l’hobby della pittura e l’irrinunciabile supporto del maresciallo Pieretti a capo del team della scientifica. Ci sarebbero anche le vedette clandestine, le “mirtillaie”, curiose vecchiette che tutto vedono e di tutti sanno, ma quelle tengono sempre la bocca chiusa. Al massimo diffondono voci. Figure caratteristiche, gente di montagna, dura, chiusa, grezza, non cattiva ma omertosa. Però per fortuna ogni tanto a dare una mano arriva il messaggio, profumato di Chanel n°5, firmato dalla misteriosa Coccoina. Dopo novene e preghiere in chiesa, in fervida attesa della gara maschile di Coppa del mondo, finalmente la neve fiocca abbondante (anche troppo) su Valdiluce e su alcuni segreti che intrigano Lupo Bianco e il suo vice. Coccoina ha scritto instillando sospetti sulla morte della giovanissima sensitiva Franca Berti, un cuore puro in grado, si diceva, di parlare con gli alberi. Ma la sua morte è stata davvero provocata dalla sua pur gravissima e letale malattia?…
I morti ammazzati si accumulano e Santoni e il suo vice, per riuscire a scoprire gli assassini, dovranno districarsi in una fitta ragnatela di illeciti, atti criminali e spaventosi omicidi, supportati anche dall’utilizzo di modernissime e fantascientifiche tecnologie. Ma ogni indizio che trovano, mostrando solo parte della verità, pare volersi intrecciare malignamente in un macabro gioco mortale. E mentre non aiuta certo la testarda omertà delle vedette, per fortuna la famosa Miss Coccoina, ha deciso di svelare la propria identità, intervenire e con la sua testimonianza indirizzare la svolta finale delle indagini. Imperdibili le atmosfere montane e il fine humour descrittivo nella presentazione dei vari personaggi, sia animali che esseri umani. E complimenti per l’ingresso di Valdiluce nel Guinnes dei primati per produzione della più grande quantità di vin brulé al mondo. Ben 2106 litri! Urrah! Franco Matteucci, alla prossima!

Le letture di Jonathan

Oggi vi presento Lo strano caso del ladro di notizie di Geronimo Stilton, PIEMME 2015.
Come tutte le volte Geronimo se ne sta tranquillo nel suo ufficio. Però questa volta, oltre ad essere molto tranquillo, è anche veramente soddisfatto perché è uscito il suo nuovo libro, un vero e proprio topseller. Ad un tratto entra in ufficio la sua segretaria Topella per comunicargli una cosa piuttosto importante. Il loro giornale, l’Eco del roditore, ha venduto solo dieci copie mentre la Gazzetta del ratto ne ha vendute molte di più per una notizia sensazionale in prima pagina. Geronimo, assai depresso, decide di andare a cena in un ristorante con la sua famiglia per tranquillizzarsi. Lì incontra Sorcello Panzana, un direttore de “La Gazzetta del Ratto”, che riceve una telefonata alle dieci in punto. È stato chiamato da qualcuno che gli ha comunicato una notizia sensazionale da mettere in prima pagina per il giorno dopo: un furto ad una fabbrica di formaggio. Il giorno seguente Benjamin, il nipotino di Geronimo, legge il giornale e capisce che qualcosa non torna… sono stati imbrogliati. Infatti la notizia è falsa!
Ma questa non è l’unica notizia falsa, ce ne saranno molte altre escogitate da Sorcello per vendere più copie, come il furto del pezzo di formaggio della Statua della Libertà di Topazia, che invece era stato messo in una botola sotterranea da Sorcello stesso e dai suoi collaboratori…
Geronimo riuscirà a far conoscere l’inganno di Sorcello a tutti e a vendere più copie?… Ogni tanto, cari lettori, anche voi, come lui, troverete sparsi degli indizi che vi aiuteranno a capire la truffa. In bocca al lupo!

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti