Letture al gabinetto – Febbraio 2022

Rubrica a cura di Fabio Lotti

Vorrei fare un ringraziamento speciale ai miei nipotini Jonathan e Jessica che hanno collaborato a questo blog, ora impegnati con la scuola e lo sport ma che continueranno a salutarvi insieme al sottoscritto, e non è detto che un domani…

Léon di Carlo Lucarelli, Einaudi 2021
La poliziotta Grazia Negro, che abbiamo conosciuto come cacciatrice di mostri quali il Lupo Mannaro, il Pitbull, il Cane e l’Iguana, è all’ospedale di Sant’Orsola di Bologna dove ha appena partorito due gemelle da un donatore. Per avere queste bambine ha mollato tutto, anche la storia con il cieco Simone è finita (ricordatevi di Almost Blue). Ma c’è qualcosa che non va, c’è qualcosa che non torna. I poliziotti le stanno portando via. Perché? L’Iguana è scappato…
L’Iguana, ovvero Alessio Crotti, “una belva che cambiava identità ad ogni omicidio”, se l’è svignata dalla casa famiglia dove era stato assegnato perché sembrava diventato, lungo l’arco di dieci anni, un paziente modello. Ora, di nuovo in libertà dopo avere ucciso i suoi coinquilini, può essere una terribile minaccia sia per Grazia che per Simone, che si sta macerando nei ricordi con la sua ex compagna di vita.
A condurre le indagini per ritrovare la belva il vicequestore Carlisi, lo psichiatra Persichetti e Anna Maria Cescòn dell’Unità per l’Analisi del crimine violento, quella che comanda, o dovrebbe comandare. Intanto si trasferiscono tutti in una villetta a Monteombraro, isolata in mezzo al bosco, per essere più sicuri. E si incomincia a indagare approfonditamente sul caso. Tra le varie ipotesi quella che L’Iguana sia stato aiutato a fuggire con l’aiuto di un altro, dell’Altro. Può essere l’infermiera che lavorava nella casa famiglia ed è stata trovata nascosta e impaurita sotto il lavandino? O chi?…
Intanto la situazione si evolve al peggio perché il dottor Persichetti è torturato da qualcuno che vuole sapere dov’è nascosta “quella donna”, la poliziotta. Bisogna cambiare ancora una volta rifugio…Ma qui mi fermo, devo fermarmi per non scoprire troppo la trama e togliere la legittima curiosità al lettore verso un racconto estremamente ricco di colpi di scena.
Un indizio potrebbe venire dal tassista che ha portato in giro un tizio alto e stempiato con una mascherina nera (siamo in piena era COVID) lasciandogli dentro qualcosa di strano e pauroso. È stato ripreso dalle telecamere della piazza e assomiglia a Ray Cooper, il batterista al concerto di Elton John a Mosca. Dunque caccia a Ray Cooper…
Tensione, paura, brutalità, disperazione, il vuoto dentro, alternanza di personaggi in prima o terza persona e alternanza temporale, attraverso una scrittura ora fluida, ora singhiozzata. Siamo in prima tra i pensieri e i mesti ricordi di Simone mentre effettua esercizi di piegamento o ripensa alla lettura de La perfezione di Raul Montanari; siamo in terza tra quelli di Anna Maria che medita sul profilo psicologico dell’assassino, sull’ipotesi di uno stalker. Lei, così tagliente e ironica ma anche così fragile. E ancora in prima tra le farneticazioni disperate di un pazzo o di una pazza.
E Grazia Negro? La vediamo indaffarata con le sue bambine ma anche presa dalla nuova, pericolosa situazione, mentre si mordicchia la guancia (tic già sfruttato da Lucarelli per Lara D’Angelo in Il terzo sparo) e in intimo, difficile rapporto con Simone.
Andando avanti nella lettura ci troviamo di fronte ad un continuo inabissarsi nella psiche umana dove il personaggio principale è soprattutto l’Amore, la ricerca disperata dell’Amore, il desiderio dell’Amore che manca e può portare a gesti fatali. Una tragedia in più atti rappresentata a Bologna, comunque sempre la città più bella del mondo. Parola di Roberto tassista.

Post scriptum di Dorothy Bowers, Il Giallo Mondadori 2021.
Settantotto anni, portamento altero della testa, ciocche lisce di capelli argentati, pelle fine e morbida, naso aristocratico a punta alta, colore degli occhi un po’ sbiadito e mascella ben scolpita. Un tempo splendida attrice teatrale Cornelia Crown e adesso signora Lackland, senza figli, stracolma di soldi e, soprattutto, perfida con tutti, specialmente con le due nipoti acquisite Jenny Hernshaw e Carol Quentin. Malata da tempo, si è improvvisamente sentita peggio ma è sembrata riprendersi dopo la visita del dottor Tom Faithful. Il quale, tra le altre, ha ricevuto una strana lettera: “Pensa che sia un segreto il fatto che lei stia lentamente avvelenando la signora Lackland?”. Fatto sta che l’anziana signora lascia improvvisamente la terra, probabilmente per avere ingerito una forte dose di narcotico.
Ecco, dunque, il sovrintendente Littlejohn e il sergente Vale della comunità di Minsterbridge a svolgere le prime indagini interrogando i testimoni della vicenda. Le prime indagini perché il caso sarà affidato all’ispettore capo Pardoe coadiuvato dal sergente investigativo Salt. Il quale ispettore viene presentato “con il passo lungo dell’uomo di campagna” e come “un abile sognatore che riusciva a mantenersi in equilibrio tra razionalità e immaginazione, nel suo lavoro”.
Intanto la signora aspettava la visita del suo avvocato, il signor Archibald Rennie. Forse per cambiare qualcosa di importante nel suo testamento? Poi aveva licenziato la cameriera Hetty, dato il preavviso di licenziamento al maggiordomo Hennessy e non voleva che la nipote Jenny sposasse l’attore Jan Carnowski. Un bel caratterino…
Si capisce subito che qualcuno potesse avercela con lei e, dopo il colloquio di Pardoe con l’avvocato e la delucidazione del testamento, che qualcun altro avrebbe avuto da guadagnarci con la sua morte. Morte dovuta, secondo il medico legale, a pochi grammi di morfina trovati nel suo corpo. “E il flacone vuoto della medicina era stato accuratamente ripulito prima che il dottor Faithful lo maneggiasse per l’ultima volta”. Da chi?…
E poi quelle lettere anonime al dottore e perfino alla dama di compagnia, tutte tese a creare scompiglio come l’arrivo del padre di Jenny. Un bel guazzabuglio che provoca un continuo confronto di dubbi, supposizioni e contrapposizioni tra Pardoe e Salt. Fino a quando qualcuno sparisce, qualcuno che conosce la verità e viene trovato ucciso in un bosco. Ma una luce si sta accendendo nella mente dell’ispettore. “Mancavano ancora uno o due pezzi prima che le congetture si trasformassero in fatti, ma li avrebbe ottenuti l’indomani. Aveva scovato l’assassino. Ed era una faccenda ignobile”. Ci vuole la classica riunione finale. Ma basterà? O anche Pardoe correrà un rischio mortale?…
Dorothy Bowers mette in mostra una grande abilità nel tratteggiare i personaggi sia all’esterno che all’interno. Riesce a comporre un perfetto mosaico con gli orari, i movimenti nella casa, i possibili moventi, i sospetti che vengono fuori anche da certi atteggiamenti, gli indizi taciuti e i colpi di scena sistemati al momento giusto. L’autrice, purtroppo, è scomparsa a soli quarantasei anni.
Per I racconti del giallo abbiamo Fine pena mai di Alessandro Di Domizio, vincitore del premio Gran Giallo Città di Cattolica 2021.
Cinque persone assassinate in un carcere sono troppe. L’ultimo ammazzato, nella sezione dei collaboratori di giustizia, è Francesco, fratello di Esposito a cui viene chiesto di scoprire il colpevole. In premio un permesso di tre giorni a Natale per lui e il compagno di cella Ciruzzo. Mica facile. E pericoloso. Ma Esposito ci sa fare nei casini del carcere.
Ottimo racconto.
Per La storia del premio Tedeschi di Vincenzo Vizzini i vincitori degli anni 2013/14/15: L’odore del peccato di Andrea Franco; Le immagini rubate di Manuela Costantini e La collera di Napoli di Diego Lama.

La casa di tolleranza di Marco Vichi, Guanda Noir 2021.
La casa di tolleranza
Firenze, febbraio 1949.
Siamo in una casa di tolleranza al terzo piano di una palazzina in via delle Burella, gestita dalla “grassona” madama Fedora. Il commissario Franco Bordelli e la guardia Pasquale Scacciati stanno effettuando il solito controllo alla ricerca di certi reati come l’uso della droga o la prostituzione minorile. Qui conosce Rosa, una bella ragazza bionda dall’aria “dell’adolescente ingenua” che emana candore, con la quale stringe amicizia e andrà anche a trovare nella sua casa per dei massaggi (solo per quelli) e qualche deliziosa leccornia. Da lei saprà che nel palazzo di fronte è venuto ad abitare un tipaccio che non le garba per niente. Tra l’altro appena “esce di casa si mette una parrucca, i baffi e la barba finta, e porta gli occhiali neri anche quando fa buio”. Meglio indagare…
Il “tipaccio” risulta essere addirittura un evaso dal carcere di San Vittore, tra l’altro molto pericoloso. Bisogna tendergli una trappola. Con l’aiuto dei suoi uomini e del suo cane Blisk…
Morto due volte
Firenze, aprile 1958.
Il nostro commissario sta passeggiando fra le tombe del cimitero delle Porte Sante. Così, tanto per calmare una euforia da primavera. Gli piace passeggiare e leggere le lapidi che fanno diventare buono anche l’essere più mostruoso. Fino a quando si trova davanti l’iscrizione Antonio Sansa, 2 aprile 1897-7 novembre 1943. Nato nello suo stesso giorno e con lo stesso cognome dello scarafone che striscia nella Metamorfosi di Kafka. Strano, gli sembra di avere avuto il medesimo pensiero davanti a un’altra tomba…
Vero, perché la trova ma con la data di morte diversa, ovvero il 25 ottobre 1954. Quest’uomo, un ebreo, morto due volte proprio non gli va giù. Meglio parlare con la moglie Rachele ancora viva. Un racconto lungo, doloroso, i tedeschi, i fascisti, la persecuzione degli ebrei. E poi la telefonata alle figlie. Ormai vuole conoscere la verità. Bisogna andare fino in fondo esumando la salma delle Porte Sante senza disturbare la burocrazia. E allora, ecco la sorpresa…
Natale di guerra
Firenze 24 dicembre 1966.
Alla vigilia di Natale con la neve, un ricordo di Bordelli di un’altra particolare notte di Natale del 1943. Quando era volontario nel ricostituito Battaglione San Marco, si ritrova in una stalla dell’Abruzzo con due sconosciuti. Uno che si chiama Franco come lui e l’altro addirittura Curzio Malaparte di cui, pensa, deve aver letto il suo nome su qualche giornale. Tutti e tre, su invito di Bordelli, decidono di raccontare una storia per passare il tempo. Inizia proprio Bordelli ricordando un episodio di quando era piccolo, ovvero la profonda amicizia con la vecchia signorina Ermelinda e il suo segreto racchiuso in una scatola di latta e in una lettera che dovrà aprire, se accetta, dopo la sua morte. Lì avrebbe trovato tutto quello che gli chiedeva di fare… Una vicenda davvero penosa dopo la quale ce ne vuole una divertente, quella di Franco che racconta le birbate dello zio Renzo da piccolo. Per ultima la storia del famoso Curzio Malaparte. Egli rievoca addirittura i misfatti della Liberazione, dei cosiddetti salvatori, soprattutto a Napoli, una vicenda così ignobile e miserevole che non metterà mai nelle sue pagine. A fine racconto nella stalla cala il silenzio.
Dunque attraverso le tre vicende sottolineate dai titoli troviamo Bordelli in alcuni anni della sua vita: ora in giro con la bicicletta o la Topolino prestata dal babbo e in seguito con la 600; ora con la fidanzata Eliana e poi con Irene; ora sereno a spasso tra le meravigliose bellezze di Firenze. Fuma Alfa, Macedonia, le Serraglio ma anche sigarette americane di contrabbando, ama la buona cucina e dimostra il suo buon cuore in diverse occasioni. Buon cuore insieme, però, a durezza e puntiglio quando decide di scoprire la verità da solo utilizzando tutti i mezzi, tutti i trucchi, anche bluff per incastrare il colpevole di qualche reato, sia pure un onorevole della Democrazia Cristiana. Si staglia al centro della scena (ma non mancano altri personaggi che restano nella memoria) insieme alle riflessioni e alle storie nefaste sul fascismo, sul nazismo e la maledetta guerra, le angherie, le brutalità, la persecuzione degli ebrei, lo sfruttamento di povere ragazze, il tradimento, l’assassinio e la morte con qualche piccola luce di sorriso e umanità che si accende nel buio più assoluto.

Delitti impossibili di Edgar Wallace, John Sladek e G.K. Chesterton, Il Giallo Mondadori 2021.
Quando un libro è presentato da Mauro Boncompagni me lo becco subito. Soddisfazione assicurata. O vediamo questa volta cosa ci ha preparato.
Occhio per occhio di Edgar Wallace
Clay Shelton è un famigerato truffatore che la fa sempre franca. Solo Robert Long, viceispettore di Scotland Yard dai “metodi, spicci e poco regolamentari”, può riuscire a prenderlo. E ci riesce. Solo che, prima della condanna, Clay profetizza “La mia vendetta colpirà tutti coloro che mi hanno condotto alla morte”. Qui cominciano i guai anche perché, secondo Robert, dietro a tutto questo c’è la setta degli Inesorabili che si avvale della “manodopera” dei bassifondi. Riesce a sfuggire a due attentati e arrivano delle morti piuttosto strane per coloro che in qualche modo erano implicati nella condanna alla pena capitale del truffatore. Ora ne è rimasto uno vivo preso dal terrore. E con ragione, perché sarà ucciso nella classica stanza d’albergo chiusa da tutte le parti. Ma non è finita qui. Qualcuno rapisce la signorina Nora, diventata improvvisamente ricca per un lascito testamentario, di cui si è invaghito il nostro Robert. Inoltre ecco che viene fuori una parentela davvero inaspettata…
Inutile andare avanti. Tipico di Wallace una continua, mutevole girandola di eventi, una sarabanda di improvvisi colpi di scena, un colossale incasinamento da far girare la testa al più granitico dei lettori: rapimenti su rapimenti, apparizioni e sparizioni, pallottole che fischiano, morti ammazzati a go-go, colpi in testa, buchi improvvisi sul pavimento, tensione, paura, iniezioni di narcotico, veleno perfino in un bottone, micidiali cornette del telefono, parentele incredibili, travestimenti e chi più ne ha più ne metta. E l’Amore, che fine ha fatto l’Amore in questa incredibile storia? C’è, c’è, basta arrivare in fondo all’ultima pagina. Non manca niente.
Il mistero dello scarabeo scomparso di John Sladek
“FILOSOFO AMERICANO CERCA INTRIGHI. IN FERIE A LONDRA, QUESTO EMARGINATO DA UNA COMMISSIONE DI DOTTI, LOGICO DI PROFESSIONE E INVESTIGATORE DILETTANTE, DESIDEREREBBE FARE QUALCOSA DI DIVERSO. SI PRENDE IN CONSIDERAZIONE TUTTO CIO’ CHE PRESENTA ASPETTI IRRAZIONALI.” Trattasi di Thackeray Phin che vive ormai da due anni a Londra e pubblica questa inserzione sui giornali, tutto preso dai misteri arcani e l’occultismo. Per raggiungere lo scopo occorre entrare nella Società Eterea del Mandala della signora Vi Webb e scoprire i suoi segreti: denaro, droga, maledizioni, fatti misteriosi durante le sedute spiritiche e persino morte. Con l’aiuto di Becker, un vecchio amico, può tentare l’impresa. E ci riesce, invitato addirittura dalla stessa signora che vorrebbe sfruttarlo per smascherare chi sottrae denaro alla Società. Qui dovrà vedersela con un bel mistero, ovvero la sparizione del dottor Lauderdale chiuso nel bagno, dove verrà trovato solo il sacro amuleto egizio a forma di scarabeo che portava al collo. Una maledizione? Un prodigio? Una proiezione astrale come grida qualcuno?…
E ora Steve Sonday, altro affiliato della Società, sta per mostrare “la potenza delle forze eteree che si generano durante uno stato di trance”. Sembra addirittura fluttuare nell’aria a tre metri dal balcone ma si ritroverà infilzato dalle punte di una cancellata. Deve intervenire la polizia nella persona dell’ispettore capo Gaylord per il quale ci deve essere per forza una spiegazione razionale a questo evento del tutto incredibile. E sembra che abbia già la soluzione in tasca, ovvero la vittima si è appesa ad una corda… ma il nostro novello Sherlock Holmes (citato da lui stesso più volte), fumando tranquillamente la pipa, non è d’accordo. Il mistero si infittisce quando il dottore viene ritrovato…
Anche questa volta è bene che mi fermi tanto la situazione è complicata. Così, per dare un’idea, il nostro cercatore di intrighi si troverà di fronte a tre delitti impossibili per la maledizione dello scarabeo sacro, tra sedute spiritiche e di yoga, letture del pensiero a distanza, adepti ubriachi o drogati che si scontrano fra loro, mariti spariti da tempo, pedinamenti e travestimenti, doppia identità, libri e letture sui fenomeni paranormali, ritrovamento di lettere sul passato che si riversa nel presente e chi più ne ha più ne metta. Infine per beccare l’assassino bisogna comprare una bara e fare il sepolto vivo. Parola di Thackeray Phin!
E non è mica finita…
Il Principe scomparso di G.K. Chesterton
Si tratta della storia di Michael O’Neil, noto a tutti come il Principe Michael, gentiluomo di nobile famiglia con “il talento di apparire quando non era desiderato e di scomparire quand’era ricercato, e soprattutto quand’era ricercato dalla polizia”. Ora si trova in una torre solitaria in riva al mare mentre sta scrivendo alla luce di una candela un altro dei suoi terribili proclami. Occorre catturarlo. Ma succede qualcosa di strano, una esplosione e una lingua di fuoco che illuminano l’interno della torre. Dove non verrà trovato nessuno…
Due romanzi e un racconto altamente brividosi, ricchi di mistero e paura, di fenomeni che al loro primo impatto sembrano mostrarsi al di là delle capacità umane. Incredibili. Impossibili. Ci vuole sempre qualcuno, novello deus ex machina, a farli ritornare sulla terra. E il finale non è mai scontato. Dopo il classico colpo di scena potrebbe seguirne un altro ancor più clamoroso…

I Maigret di Marco Bettalli

Maigret e il caso Nahour del 1966
Maigret non ama i ricchi, lo sappiamo: li vede quasi come una razza a parte, dalla quale è vano aspettarsi qualcosa di buono. Inutile negare, inoltre, che in Simenon la descrizione di “orientali”, ebrei o non, rasenti a volte il pregiudizio razziale, o quanto meno riveli un distacco emotivo che si trasmette al commissario, impedendogli di “comprenderli” umanamente, come anche il più incallito criminale francese può attendersi. Così, se il protagonista del caso Nahour (più che altro, il cadavere) è un ricchissimo libanese maronita (da qui il titolo della prima edizione italiana, Maigret e il libanese), con contorno di misteriosi esponenti di etnie montanare di quelle zone, non ci dobbiamo stupire se ne esce un racconto gelido come la Parigi di un gennaio a 12 sotto zero in cui la vicenda è ambientata. Se il giallo in sé non è privo di qualche interesse (chi ha sparato? e chi ha sparato per primo?, quesiti classici per i gialli classici, non impiegati spesso da Simenon), Maigret appare apatico, verrebbe quasi da dire poco interessato. Si riscatta un po’ nel finale, quando maledice il suo mestiere che lo costringe a rovinare rapporti umani anche se gli interessati non hanno compiuto reati.

Spunti di lettura della nostra Patrizia Debicke (la Debicche)

Sangue freddo di Robert Bryndza, Newton Compton 2021
La segnalazione non ha lasciato scelta all’ispettore capo Erika Foster, in servizio alla stazione di polizia di Lewisham, e ora lei e la sua numero due, l’ispettore Moss, stanno arrancando lungo le sponde del Tamigi per raggiungere il luogo del ritrovamento piantonato da una giovane agente volontaria. Davanti a lei, nella sabbia, notano subito la valigia di stoffa malconcia e logora. Da un buco sull’angolo spuntano due dita di una mano pallide ed enfiate. Infilandosi i guanti di lattice, le due poliziotte spostano il macabro contenitore e Moss spazza via la sabbia scoprendo una zip arrugginita. Dopo un paio di tentativi a vuoto, riesce ad aprire e Erika Foster si trova davanti qualcosa di inatteso e piuttosto scioccante: all’interno c’è il corpo nudo di un uomo al quale hanno segato testa e gambe per far entrare tutto nella valigia. Il volto della vittima è gonfio e tumefatto e dalle sue labbra, grandi e violacee, spunta la lingua nera, ingrossata. Un gran brutto spettacolo.
La scientifica troverà nella valigia anche un sacchetto di plastica trasparente con dentro una fede, un orologio e una catenina d’oro da uomo. Ma niente documenti, bisogna attivarsi per identificare il morto. Il giorno dopo, per un colpo di fortuna, uno dei detective, mandato di rinforzo alla squadra, ricorda che tra le miriadi di casi da lui esaminati la settimana prima c’era stato anche quello di un uomo a passeggio lungo il Tamigi con il cane nei pressi di Embankment, Chelsea. L’uomo del cane aveva trovato una valigia, nel letto in secca del fiume, con dentro il corpo di una donna sui venticinque anni, decapitata e smembrata. Con una settimana di meno nell’acqua, la decomposizione aveva fatto meno danni, tanto da consentire di appurare subito che il volto della ragazza era stato percosso di proposito e con grande ferocia fino a renderlo irriconoscibile.
Ma con due persone uccise allo stesso modo, poi chiuse in una valigia e buttate nel Tamigi, è molto probabile che ci sia stato un legame o qualche connessione tra loro. E l’indagine dovrà allargarsi per forza…
Benché nessuno avesse denunciato la loro scomparsa si scoprirà che le due vittime erano una coppia. Lui di mezz’età, senza lavoro e reduce da due matrimoni falliti, lei strampalata, drogata marcia, ventiquattro anni, figlia dei comproprietari di una rinomata concessionaria d’auto, in pessimi rapporti con la famiglia. E non possiamo dimenticare che nel corso dell’autopsia è saltato fuori che l’uomo aveva nello stomaco una cinquantina di capsule piene di cocaina. Quindi era un corriere della droga? Fatto fuori per uno sgarro? Ma pare da escludere che sia stato fatto eliminare dai trafficanti. Avrebbero provveduto a sventrarlo e ripulirlo. E allora perché mai i due male assortiti innamorati sono stati uccisi?
Mentre Erika e il suo team si immergono nel vortice del lavoro, noi lettori cominciamo a supporre che la polizia di Lewisham non sia sulle tracce di un qualunque assassino ma di un serial killer, che potrebbe essere già pronto a ricominciare…
Purtroppo però, mentre anche Erika immagina quella possibilità e intravede all’orizzonte una pista abbastanza promettente, qualcuno collegato alla sua squadra va in tilt e, per sua colpa, Erika subisce una violenta aggressione, un feroce attacco personale che la spedirà in ospedale con un braccio rotto, due costole fracassate e dopo la costringerà a casa per un lungo riposo forzato. Un grosso ostacolo che, mischiato ai tanti e tristi problemi legati alla sua disastrata vita privata, rischia di tenerla fuori dalla caccia all’uomo.
Ancora una volta tutto sembra contro di lei, ma con la successiva drammatica scoperta di nuove vittime a conferma della sua ipotesi di un serial killer, l’ispettore capo Foster non avrà scelta: appena sarà in grado, dovrà tornare al lavoro. E quando il numero dei morti aumenterà ancora, nella squadra e nei loro superiori subentrerà la certezza che il serial killer si stia divertendo a giocare a rimpiattino con gli inquirenti, spargendo ad arte degli indizi dietro di sé.
Erika insiste testarda, non si dà per vinta, ritorna sui suoi passi, continua indomita a scavare ma mentre finalmente inizia a mettere insieme e incastrare le tessere del puzzle, il caso assume una nuova piega.
In un attimo la posta in gioco diventa cruciale, ma riuscirà Erika a intervenire prima che sia troppo tardi? Il tempo sta per scadere e lei deve affrontare l’incubo di una scoperta inquietante…
Erika e la sua squadra sono ben consci che ogni piccolo errore potrebbe rivelarsi fatale.
Sangue freddo è il quinto caso per Erika Foster, creata dalla penna di Robert Bryndza, slovacca di origine, bionda, molto alta e, benché sia ancora giovane, sola.
Erika è vedova, il marito Mark, poliziotto come lei, è morto durante un azione con lei al comando e purtroppo anche il suo ispettore, James Peterson, con il quale dopo anni di lutto aveva finalmente intrecciato una relazione, è rimasto gravemente ferito in azione al suo fianco e stenta a riprendersi…
Trama ben costruita per un bel thriller che offre una notevole suspense, come Bryndza sa fare, accompagnata da dialoghi ben calibrati e pause di riflessione sorrette da perfette ambientazioni. E l’autore, come d’abitudine, gioca con i sentimenti dei personaggi, buoni o cattivi che siano, concedendo stavolta largo spazio al punto di vista del male: volontà di plagio, errate convinzioni o propositi di sopraffazione, il ritenere di avere l’assoluto diritto di impadronirsi di quanto c’è di meglio a ogni costo.
E se per farlo bisogna uccidere, così sia.

Un saluto da Fabio, Jonathan e Jessica Lotti

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