Io, Tina Modotti – Gérard Roero di Cortanze

Gérard Roero di Cortanze
Io, Tina Modotti. Felice perché libera
Elliot Roma, 2021
Traduzione di Chetro De Carolis
Biografia
Recensione di Valerio Calzolaio

Da Udine al Messico, con mille transiti. 17 agosto 1896 – 5 gennaio 1942. Si può sempre trovare una buona occasione per incontrare o reincontrare un’italiana interessante e misteriosa, migrante e sfuggente come Tina Modotti. Fate come se vedeste Monica Bellucci, un secolo prima ovviamente. Assunta Adelaide Luigia Tina Modotti Mondini, era nata a fine Ottocento in Friuli ed è considerata una fra le più grandi fotografe del ventesimo secolo. Figlia battezzata della sarta “cucitrice” Assunta Mondini (1863-1936) e del carpentiere tornitore “tuttofare” socialista Giuseppe Saltarini Modotti (1863-1922), terzogenita di sei sorelle e fratelli, Tina non poté studiare a lungo; fece presto a dodici anni l’operaia in una filanda e in una fabbrica tessile, dodici ore al giorno come dipanatrice, sbobinatrice, torcitrice, orditrice; nella bottega dello zio Pietro imparò a essere fotografata e a scattare foto, poi a capire qualcosa di negativi e positivi. Nel 1913 decise di lasciare l’Italia e raggiunse a San Francisco il padre emigrato (per le idee politiche e la carenza di lavoro), nei decenni successivi divenne una famosa richiesta fotografa e un’indomita rivoluzionaria in vari continenti, parlò molte lingue e amò molti uomini, alcuni particolarmente significativi per la sua vita. Esistono innumerevoli materiali (pur se purtroppo numerose sue foto sono andate perdute per svariare ragioni), varie corrispondenze e curati cataloghi di mostre, alcune buone biografie, tuttavia fu partecipe di così eminenti eventi storici, frequentò con reciproci fascino e stima così grandi personalità, lasciò una traccia così profonda nei tanti che ebbero modo di incontrarla che non si finisce mai di godere leggendone gesta, manufatti, scritti, relazioni.

L’ottimo scrittore e letterato francese Gérard Roero di Cortanze (Parigi, 1948) ben riesce nella difficile impresa di ricostruire coerentemente, con nuove luci e scene, la biografia di Tina Modotti, da leggere! La definizione più corretta è quella di romanzo biografico, non perché non sia accuratamente documentato, quanto perché la narrazione cerca con successo di essere raffinata ed empatica, in ottemperanza con la frase della protagonista nell’esergo: “So che il problema di vivere influisce profondamente sul problema della creatività artistica”. Ecco, l’infanzia e la prima adolescenza abbozzano un’identità sociale culturale politica di Modotti che si affinerà e resterà cruciale: la solidarietà degli operai, dei poveri, degli emarginati contro sfruttamento e discriminazione; la necessità di muoversi ed emigrare per sopravvivere; l’opportunità di lottare per i propri diritti in una libera organizzazione collettiva. Poi la seconda adolescenza e la maturazione californiana aggiungono il desiderio e la capacità di esprimersi in forme artistiche, teatro cinema fotografia poesia giornalismo, condividendo sentimenti e contingenze (non potendo avere figli). I diciassette capitoli hanno il titolo di un’emozione scritta di Tina e tracciano la rotta cronologica dei suoi principali spostamenti. Divenne comunista, visse sempre senza certa stanzialità e senza pace (nemmeno dei sensi), fu spia e crocerossina durante la guerra civile spagnola, morì giovane per un infarto nel suo Messico. Era bellissima e conturbante, non molto alta, flessuosa, capelli color prugna, curve soavi, volto espressivo: ebbe un’esistenza travolgente. Roero di Costanze ce la racconta con garbo, senza pruderie, usando spesso dialoghi esplicativi, evidenziando con equilibrio le questioni controverse, illustrando con parole le foto notissime o perdute. Sempre emergono i turbamenti, i dolori, le malattie, gli inghippi, i guai finanziari, accanto a intensi legami familiari, passioni, gioie, successi, rivoluzioni, generosità. Tina Modotti patì per potersi sentire anche libera e felice (da cui il titolo), continuiamo casti ad esserne fortemente ammirati e inutilmente innamorati, un secolo dopo.

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