America piccola – Gianmario Sacco

Gianmario Sacco
America piccola
Scatole Parlanti, 2021
Recensione di Roberto Mistretta

Chi conosce la Sicilia (ma anche chi non la conosce) non avrà difficoltà ad immaginare la location di Monbrugone. Una borgata marinara che diventa paradigma di una Sicilia ben più complessa, tenuta in scacco da una mafia mascherata eppure potente, celata dietro una falsa pietà; un quartiere difficile, dove tutti sanno tutto, dove ognuno ha la propria versione della verità, dove il compromesso morale e il patto con la malavita sono spesso taciti e obbligati.
Siamo negli anni Quaranta e facciamo la conoscenza di un’umanità caleidoscopica e dolente, piagata dalla guerra: Michelino Panepinto, fatto a pezzi da una mina antiuomo mentre tentava un furto su commissione; Melino Lombardo che scomparve per non dare spiegazioni del fatto, il peschereccio I tre fratelli appartenente a Santino, Luca e Mariano, affondato tra spuma e marosi. Un’umanità di perdenti. Vita dura, stentata, strappata coi denti, dove il mercato nero diventa linfa per alimentare commerci illegali, malaffare e crescere piccola manovalanza disposta a tutto.
Il nostro protagonista, Pino Bonvissuto, fin dalla nascita è segnato da un destino di abbandono cominciato con la nonna, Teresa Lo Nigro, messa incinta da ragazzina da un marinaio e a lui mai ricongiuntasi per le bizze del destino in quell’America vagheggiata e sognata, dove pure l’amato l’aveva chiamata e aspettata per mesi. Alla fine lui era partito per il sud e Teresa, con la figlioletta Maria che aveva rischiato di morire durante l’allucinante viaggio in nave, farà mesto ritorno a Monbrugone, per sempre segnata dalla vergogna. Pino fin da ragazzino tenterà di trovare il suo posto a sole e, crescendo si accompagnerà a chi fa intrallazzi anche coi soldati americani, che dopo lo sbarco, presidiano la Sicilia, in particolare le borgate servite da porticcioli.
Un’America Piccola sembrava nascere per le strade del paese, come se quei soldati venuti da lontano avessero condotto fin lì un pezzo delle proprie storie, delle proprie vite e dei luoghi nei quali avevano vissuto o delle città nelle quali erano nati.”
Ma in terra di mafia conta l’ombra che ti protegge e quando Pino suo malgrado si troverà ad assistere all’omicidio del soldato americano Caccialanza, la cui unica colpa era stata quella di vincere al gioco, si ritroverà a pagare un prezzo salatissimo che non aveva messo in conto. Sarà don Pietro Genovese a pretenderlo: “Abbisogna capire che fine ha fatto u surdatu, qua non ce n’è usciamo più. In giro solo sbirri e soldati ci sono.”
E lui, nuddu ammiscatu cu nenti, capirà ben presto cosa significhi nascere senza un lignaggio di uomini ‘ntisi nella terra delle coppole storte. Lo capirà fin troppo bene quando don Pietro lo fisserà negli occhi, tenendosi ben stretto accanto il nipote figlio di sua sorella, il nipote assassino, e pronuncerà parole che sapranno di condanna senza appello per Pino: “Io so che lui non c’era, che eravate tu e un altro, che non s’ha caputu cu è.
Mi fu chiaro in un solo istante che la mia vita, così come la conoscevo, finiva quel giorno, a quell’ora, in quel salotto, seduto agli ordini di don Pietro Genovese che aveva deciso d’autorità che la colpa dell’assassino del soldato sarebbe ricaduta su di me.
Gianmario Sacco fa proprie le mille storie che hanno travagliato la Sicilia e i siciliani alla fine dell’Ottocento e nel dopoguerra, segnando la vita di intere generazioni. Vite bruciate nella fiamma di una gioventù presto svanita come neve al primo sole, scoperchiando una realtà che presenterà il proprio conto e reclamerà una parvenza di giustizia togliendo la libertà a un innocente.
Non so cos’è esattamente, forse semplicemente una storia, con dentro tante storie. È il mio primo libro, con tutto il carico emotivo che ne consegue per il sottoscritto. Si tratta di un salto nella memoria, in un tempo nel quale la moralità e l’idea del Bene erano un lusso che in molti (troppi) non potevano permettersi. Può un contesto sociale influenzare così pesantemente i destini degli uomini che ne fanno parte? Per me sì, e Pino Bonvissuto, uno dei protagonisti di America Piccola, lo sa bene. Una guerra finita, ma con un grave carico di macerie alle sue spalle, un quartiere tanto solidale quanto crudele, una borgata siciliana, Monbrugone, stretta nella morsa di una povertà irredimibile: ho raccontato delle storie, che hanno questo filo conduttore.”
Così l’autore, il trentottenne Mario Sacco di Termini Imerese (Pa), anticipò al Termini Book Festival questo suo romanzo America Piccola.
E nella prefazione il sociologo Pietro Piro scrive: “Gianmario Sacco ha scritto un libro che parla del passato. Certamente. Ma è anche una porta che permette di oltrepassare il tempo e osservare le eterne ripetizioni della storia che con incredibile precisione riprodurre la miseria umana e la inchioda alle sue infinite colpe”.

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