Letture al gabinetto di Fabio Lotti – Dicembre

fabioenipoteQuesta volta inizio dai classici. Lo so, portare i classici al gabinetto non è un bel gesto nei loro confronti, ma lì sulla tazza la concentrazione è fenomenale. E poi i classici non hanno quella puzza sotto il naso (viene a fagiolo) che molti ci vogliono far credere. Sono persone superiori che si adattano in qualunque luogo. E insomma io mi sono portato sotto braccio il Cesare della guerra gallica e il Marziale degli epigrammi, per ridestare i miei spiriti bellicosi e buttar giù due risate. Come immaginavo non hanno fatto storie (È sempre Erodoto che le fa, mi ha suggerito Marziale e passatemela, via). Arrivato al punto in cui i Germani, bestie feroci alte due metri e mezzo che mangiano pure i bambini e di cui non si può sostenere nemmeno la vista, stanno per attaccare l’esercito romano piagnucolante come un neonato in fasce, ecco che Cesare tira fuori un discorso da accapponare la pelle. Che lui, se nessuno l’avesse seguito, avrebbe combattuto con la sola decima legione e gli altri a giocare a briscola (mi permetto qualche libertà nella interpretazione). “Maremma maiala, che coraggio!” ho esclamato istintivamente saltando sulla tazza, e certo lo avrei seguito nell’immaginario se la mogliera, transitante nei pressi, non mi avesse riportato alla realtà con un “Smettila di dire parolacce!” (ne passassi una liscia).

Riportato, dunque, alla realtà ho aperto Marziale e ho cominciato a sghignazzare con lui su una serie di personaggi che avevano tutte le caratteristiche per essere presi in giro: il beone Satiliano che sguazza nel vino, Basso che caca in un vaso d’oro, Fescennia che puzza come una fogna, Cinna pettegolo da tagliarli la lingua, Nevolo un pochettino diverso, Catulla che te la tira pure in faccia mentre quella stronza di Gallia se la tiene stretta e manco gliela fa vedere al nostro Marziale. Stavo ridacchiando di queste ed altre battutacce quando è passata nei paraggi la mia figliola “O babbo che hai da ridere da solo, mi sembri matto!”  (ne passassi una liscia).

Allora mi sono buttato sui miei cari G.M., poco prezzo e alta qualità e vai a trovare una roba così al giorno d’oggi. Intanto beccatevi La fiamma e la morte di John Dickson Carr. Evento curioso quello del sovrintendente di Scotland Yard John Cheviot. Sta viaggiando su un taxi e qualche minuto dopo alla fermata si ritrova a scendere da una carrozza. Dalla metà del ventesimo secolo è piombato nel 1829. Tutto il male non viene per nuocere, almeno nell’incontro con la sua amante Flora Drayton, femmina di una grazia straordinaria con occhi immensi di un viola cupo e ci scappa subito qualche bacio. Primo suo incarico scoprire il ladro di becchime per uccelli (giuro) di Lady Maria Kork, nobildonna piuttosto scorbutica. E il compito non è facile se a questo si aggiunge un delitto bello e buono di una protetta della signora proprio davanti agli occhi del nostro Cheviot, e se l’assassino sembra essere proprio la sua amata Flora che ha in mano la pistola fumante (mica male come inizio). Non la faccio lunga. Mystery, amore (qualche bacio ma quando la passione sta per consumarsi ecco il trillo di un campanello), miscela di cellule grigie e avventura, senso di straniamento del protagonista che si trova a vivere a ritroso nel tempo. Scrittura fresca, ironica, capace di creare la giusta atmosfera di suspense, un bel giallo con qualche punta di fantastico. Insomma Carr. E basta la parola.

Aggiungo I cospiratori di Bill Pronzini. Febbraio 2009. Qualcuno ce l’ha con gli Henderson. Fatta a pezzi con martello e con l’acido la tomba di Lloyd Henderson, morto cinque anni prima, alla periferia di Los Alegres, il figlio aggredito nel garage, devastato uno dei suoi cantieri. Viene chiesto aiuto alla agenzia investigativa di Bill, collega Jake Runyon e Tamara segretaria tuttofare disinibita con storia sessuale con Lucas. Parallelamente si sviluppa l’indagine su alcuni libri pregiati (gialli e hardboyled) di un collezionista (Gregory Pollexfen) spariti dalla sua biblioteca, praticamente inaccessibile, coperti da assicurazione (valgono mezzo milione di dollari). Compito di risolvere il mistero affidato sempre all’agenzia di Bill dall’assicurazione di Barney Rivera, il Pungiglione, un “bastardo grassottello con il viso di un cherubino, il cuore di un pitbull e un senso dell’umorismo che confinava nel sadico”, biascicatore imperterrito di mentine. Un bel miscuglio di pensiero e  azione (per dirla alla Mazzini), di sentimenti contrastanti, di umanità, espressi con una sicurezza professionale impeccabile.

Termino con Charlie Chan e la donna inesistente di Earl Derr Biggers. Difficile risolvere un caso al presente. Impossibile risolverne tre di cui due al passato. Per tutti, ma non per il sergente cinese Charlie Chan della polizia di Honolulu che si trova a San Francisco e sta per avere un figlio. Il primo? No, l’undicesimo e credetemi sulla parola.

Bill Rankin, giornalista del “Globe”, fa incontrare Frederic Bruce, già capo del Dipartimento Criminale di Scotland Yard, con Charlie Chan avendo scoperto che essi hanno in comune la stessa idea sulla fortuna nelle indagini (praticamente l’elemento più importante). Durante l’incontro Frederic racconta con un certo dispiacere il caso di omicidio non risolto e quello di una ragazza svanita nel nulla. Poco dopo viene ucciso con un colpo di pistola. Ai piedi un paio di pantofole di velluto come quelle indossate dalla prima vittima.

Un puzzle complicato con il passato ed il presente che si intersecano fra loro e un rapporto sentimentale che nasce tra dubbi, depistaggi e deduzioni. Scrittura gradevole, ironica, intessuta di aforismi vari del Nostro tra cui “La tigre si mostra condiscendente verso la mosca”, “Può l’elefante criticare la farfalla?” che colpirono favorevolmente il lettore americano dell’epoca e ci scapparono pure diversi film di successo. Alla fine lo troviamo sul parapetto della nave con il “suo viso grassoccio” che “splendeva di gioia”. Buon viaggio e arrivederci a presto, Charlie Chan!

È uscito, e sto per svenire, La strana morte dell’ammiraglio dei famosi membri del Detection Club (Christie, Sayers, Chesterton ecc… – Anche in ebook), Giunti 2012. Dodici scrittori e ventiquattro mani a tirar fuori una storia l’uno dietro l’altro, senza che nessuno sappia che cosa ha in testa colui che lo precede. Il finale tocca ad Anthony Berkeley (quello dei cioccolatini avvelenati, per intenderci) che cerca di far quadrare il tutto. E che il compito non fosse per niente facile lo dimostra la dichiarazione di David Hume, “finalista” di un altro parto sfornato dagli stessi membri (in realtà questa volta dimezzati) “Che Dio mi scampi e liberi dal ripetere in avvenire una simile esperienza”. Nel prossimo incontro vi dirò pure la trama. Ora beccatelo a scatola chiusa.

Don Winslow, Don Winslow, Don Winslow. È tutto un parlare di questo formidabile autore. Ho letto Le belve e I re del mondo. Non dico che siano brutti per fare il ganzino controcorrente ma nemmeno una cosa stratosferica. Buoni libri con il difettuccio di un virtuosismo petulante che diventa, nella sua ripetitività, quasi un manierismo da far sbiadire l’evoluzione storica e quella individuale, i desideri, i sentimenti e le passioni fluttuanti nel tessuto narrativo corposamente sfilacciato. Ma poi ci fanno un film sopra, viene fuori una barca di quattrini e allora sprecato è solo il mio petulante giudizio.

Dopo Corona e Pupo ecco anche Enrico Ruggeri con Non si può morire la notte di Natale, Baldini Castoldi Dalai 2012 (anche in ebook). Non si può morire se non si legge. Altrimenti…Va bene, era una battuta. L’ho letto sdraiato (non si sa mai) e mi sono ricreso, come si dice storpiando volutamente il verbo. Una indagine particolare di un morto non ancora morto (è paralizzato e non può parlare) che cerca di capire chi ha tentato di ucciderlo, mentre gli altri pensano ad un tentato suicidio. Scrittura semplice ma non banale. L’”indagine” resta ai margini (anche perché la soluzione è leggerina), in primo piano uno spaccato di vita, la storia di una vita con i suoi “terribili” rapporti con gli altri, vista dal di dentro. Una malinconica tristezza che scivola lungo tutto il libro. Niente di eccezionale ma potevo leggerlo anche in piedi.

E a proposito di morti insoddisfatti celebre Il morto che non riposa di Guy Cullingford (pseudonimo di Constance Lindsay Taylor), Polillo 2003, nel quale chi indaga sull’omicidio di turno è infatti il morto stesso! Trattasi dello scrittore Gilbert Worth ritenuto suicida e dunque caso archiviato. Archiviato per gli altri ma non certo per lui. Egli sa bene che non si è sparato alla testa ed inizia così un’indagine del tutto particolare che lo vede spiare attentamente i parenti in cerca della verità (mai fidarsi dei parenti…). Trovato pure in Sangue di mezz’inverno di Mons Kallentoft, Nord 2010, nella persona stecchita di Bengt Andersson, un povero psicopatico soprannominato “Pallone” che in passato ha tentato di uccidere il padre donnaiolo e violento e che ora penzola da un ramo di un albero: nudo, ferito, bruciato e congelato (miezzeca!). E ancora, seppure con le fattezze femminili ecco la giovane Wilma, in Finché sarà passata la tua ira di Asa Larsson, Marsilio 2010. È morta ammazzata ma non si dà pace e volteggia di qua e di là come uno spirito inquieto, raccontando la sua fine e quella del compagno Simon.

Non perdetevi Sherlock Holmes in Italia di A.A.V.V., a cura di Luigi Pachì, Odissea Mystery 2012, perché vi strozzo. C’è di tutto e di più in questa pregevole antologia. In primis i personaggi visti attraverso i caratteri fisici e la loro personalità: Holmes che fuma la pipa, suona il violino, è preso dai suoi esperimenti chimici, si fa fare iniezioni di morfina e cocaina, ha le sue paturnie, ora sicuro e presuntuoso, ora “ferito, stanco e preoccupato” tanto da far esclamare al meravigliato dottor Watson “Di fronte avevo un uomo, semplicemente un uomo!” e ci si immagina la stima che ha per lui. Disordinato da morire per cui per cui nessuna donna accetterebbe di vivere in quelle condizioni, il solito contrasto che suscita simpatia con Watson, troppo superficiale, tutto preso su ciò che si mostra più evidente mentre “trascura i dettagli apparentemente nascosti” (ma il pacifico dottore sta proprio bene con il suo whisky, il suo cognac e il pasticcio di manzo della signora Hudson), e pure il contrasto con l’ispettore Lestrade per il quale il caso è spesso risolto quando non è risolto per niente. Qualche volta lo troviamo perfino pacifico apicultore nel Sussex meridionale.

Poi c’è l’inesauribile varietà delle situazioni ma non sto certo a farvela lunga. E insomma storie avvincenti, deduzione, trucchi, ironia ma anche azione, sveltezza di corpo e di mano (non si sta sempre in poltrona). Una lettura gradevole, di cellule grigie ed energia, un puro intrattenimento dell’intelligenza. E, a fine lettura, viene pure la voglia, ogni tanto, di ritornare a spiluccare in qua e là.

Sugli apocrifi non siamo dietro a nessuno.

Per finire un ringraziamento a tutti i lettori che hanno contribuito al successo dei miei due libri sulla falsariga delle sfumature (siamo a centomila copie): Il batacchio infernale, Edizioni Sottoachitocca 2012, e Il randello dell’avvocato, Edizioni Checidòchecidòchecidò 2012. Sto anche approntando Il nespolo assassino per le Edizioni Mammamiaquant’ègrosso! che dovrebbe uscire il prossimo anno.
Grazie, grazie di cuore!

Fabio e Jonathan Lotti

13 Comments

  1. Forte, Fabio! Confesso che ci ho messo un bel po’ a capire che “G.M.” in questo contesto significa Gialli Mondadori e non Grande Maestro (di scacchi). Non hai citato comunque uno degli scrittori di gialli che mi piace di più…. prova ad indovinare?

    Like

  2. Saluto Luisella e Alessandro che hanno avuto il coraggio di sedersi insieme a me sulla tazza. Benvenuti! Alessandro Patelli, per chi non lo sapesse, è un forte Maestro di scacchi e Presidente del circolo scacchistico di Siena. Quale scrittore ti piace di più? Mah, ce ne sono troppi, prer cui…Abbandono! (termine scacchistico ad indicare la resa per chi non lo sapesse).

    Like

  3. Era un po’ che non mi collegavo nei vari siti e blog che frequento per problemi familiari, ora purtroppo risolti, e mi ha fatto piacere ritrovare Lotti e riuscire a sorridere grazie (e con) lui.
    A presto!

    Like

  4. Un saluto anche a Zenone e agli altri che non sono intervenuti ma che si sono affacciati, comunque, su questo blog condotto con illuminata simpatia e competenza da Alessandra. La nostra parola d’ordine sarà, ora e per sempre, “Al gabinetto!”… 🙂

    Like

  5. bellissima l’idea dei classici!! devo tentare anche io magari partendo da Marziale. Ho provato con Seneca ma non sono andata molto avanti … però non è colpa del gabinetto!! ciao Fabio! un bacio Ale!

    Like

  6. Rosanna ti aspettavo! E aspettavo anche un tuo commento su un tuo ultimo libro letto.che ti ha fatto sobbalzare sulla tazza.

    Like

    1. Caro Fabio anche se con molto ritardo mi fa piacere rispondere al tuo invito. Sto leggendoi Racconti in palmo di mano di Kawabata e devo dire che sono una scoperta. Quanto ai classici di cui al post precedente sto sperimentando i Dialoghi con Leucò di Pavese e devo dire che sono qualcosa di strano e affascinante insieme. Entrambi i libri non sono adatti a chi non ha una certa dimestichezza con la lettura al gabinetto per cui attenzione!!

      con l’occasione a te e a tutti i frequentatori di questo blog e dei tuoi post BUON ANNO!!!

      Like

Leave a reply to Luisella Cancel reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.