Donato Carrisi Story: 3. Il Tribunale delle Anime (2011)

il tribunale delle anime[E arriviamo al 2011, quando esce Il Tribunale delle Anime.]
Il cadavere aprì gli occhi. Era disteso in un letto, supino. La stanza era bianca, illuminata dalla luce del giorno. Sul muro, proprio davanti a lui, c’era un crocifisso di legno. Osservò le proprie mani adagiate lungo i fianchi, sulle lenzuola candide. Era come se non gli appartenessero, come se fossero di qualcun altro. Ne sollevò una — la destra — e la tenne davanti agli occhi per guardarla meglio. Fu allora che sfiorò le bende che gli coprivano il capo. Era ferito, ma si accorse di non provare dolore. Si voltò verso la finestra. Il vetro gli restituì il debole riflesso del suo volto. In quel momento, arrivò la paura. La domanda gli fece male. Ma ancor più, la consapevolezza di non conoscere la risposta. Chi sono io?”

**

C’è un luogo in cui il mondo della luce incontra quello delle tenebre. È lì che avviene ogni cosa: nella terra delle ombre, dove tutto è rarefatto, confuso, incerto. Noi siamo i guardiani posti a difesa di quel confine. Ma ogni tanto qualcosa riesce a passare… Il mio compito è ricacciarlo indietro.

Mi aspetta come minimo la crocifissione per ciò che sto per dire, lo so, ma me ne farò una ragione.
Avevamo lasciato Donato Carrisi, dopo il successo del romanzo d’esordio Il Suggeritore, con l’interrogativo: e ora come farai a scriverne uno migliore? Ebbene, Carrisi è riuscito nell’impresa. Il Tribunale delle Anime è un thriller a livelli di eccellenza. Una storia straordinariamente complessa che gioca su due temi poco noti: il caso, studiato dalle neuroscienze forensi, della “ragazza allo specchio” e l’esistenza della Penitenzieria Apostolica Vaticana (ai più attenti non sfuggirà che ne accennava già Elisabetta Bucciarelli in Io ti perdono, anche se in termini molto diversi).
Naturalmente non vi racconterò in che modo i due fenomeni sono declinati nel romanzo, perché vi toglierei tutta la sorpresa. E la sorpresa è un ingrediente fondamentale del Tribunale delle Anime.

Sandra Vega è una fotorilevatrice della Polizia Scientifica. Lei ha il compito di fotografare le scene del crimine e guarda il Male attraverso le lenti delle sue macchine fotografiche. Ma Sandra, che ha meno di trent’anni, è rimasta vedova da poco. Il marito, David, fotografo freelance, è morto a Roma cadendo da un’impalcatura. Solo che David non doveva essere a Roma, ma a Oslo. E, oltre al dolore e all’odore di sigaretti all’anice e di dopobarba, Sandra deve fare i conti con molti dubbi rimasti insoluti.

Marcus ha una cicatrice sulla tempia ma non sa esattamente come se la sia procurata. Peggio, non ricorda niente del suo passato. Sa solo di essere un prete, ma un prete particolare. E sa di dover compiere una missione.

Sandra e Marcus si incrociano a Roma, mentre inseguono tracce distinte. Lara, una studentessa, è stata rapita, e il suo rapitore è in coma all’ospedale. Per salvare Lara bisogna capire cosa è successo. E, prima ancora, risolvere altri enigmi che il rapitore ha lasciato sulla sua strada prima di finire all’ospedale.
Ma quando la storia sembra giungere a un epilogo si aprono nuovi e sconclusionati scenari.

Mettendo ancora una volta a frutto conoscenze di criminologia e una scrittura segnata dai tempi del cinema, Carrisi costruisce un thriller ricco di pathos e di colpi di scena. Inaspettatamente non vengono ripresi i personaggi del Suggeritore (se non, incidentalmente, Mila Vasquez, in un cameo finale). Con il secondo romanzo Carrisi ha scommesso sul ripartire da zero, e la scelta sembra essere vincente.
Il Tribunale delle Anime rappresenta molteplici sfaccettature del Male e dell’impatto che un crimine genera intorno a sé, come un sasso gettato nello stagno. Lascia aperta infine la riflessione sulla colpa, sulla vendetta, sulla (fallacia della) giustizia umana e divina.

«Ciao, ti ho chiamata più volte ma scatta sempre la segreteria… Non ho molto tempo, perciò faccio subito un elenco di ciò che mi manca… Mi mancano i tuoi piedi freddi che mi cercano sotto le coperte. Mi manca quando mi fai assaggiare la roba del frigo per assicurarti che non sia andata a male. O quando mi svegli urlando alle tre del mattino perché ti è venuto un crampo. E, non ci crederai, mi manca perfino quando usi il mio rasoio per raderti le gambe e poi non mi dici niente… Insomma, qui a Oslo fa un freddo cane e non vedo l’ora di tornare. Ti amo Ginger!»

3 Comments

Leave a reply to Alessandra Cancel reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.