È appena uscito (era il 2011, n.d.b.) Corpi di scarto, contributo di Elisabetta Bucciarelli alla lotta alle ecomafie promossa da Legambiente ed Edizioni Ambiente. Un romanzo che fa riflettere sul concetto di rifiuto e sui pericoli collegati allo smaltimento criminale delle sostanze tossiche.
Siamo nella più grande discarica della Città. Al centro di tutto e vicino a tutto. Piena di ogni cosa e in continuo mutamento.
E non siamo nemmeno tanto lontani dalla realtà. L’emergenza rifiuti, che si palesa nelle strade di molte città italiane, trascende il problema, contingente, delle pile di sacchi neri che si accumulano vicino a cassonetti strapieni. Riguarda la possibilità di riciclare, l’opportunità di stoccare e smaltire rifiuti tossici e non, l’incuria con cui la questione è stata affrontata sul piano politico, fino ad assumere dimensioni ingestibili.
La discarica al centro di tutto brulica di miasmi e di emarginati, scarti sociali, rifiuti umani. Una comunità i cui componenti hanno creato solidi legami che surrogano l’assenza di una famiglia. Se non stupisce che tra gli abitanti della discarica ci siano barboni alcolizzati, extracomunitari e cani randagi, colpisce invece la presenza di due giovani studenti, Iac e Lira Funesta. Anche loro, in qualche modo, “scartati”. Siamo abituati a credere che chi vive in una discarica si trovi in una condizione di estrema marginalità, ma non è così.
La discarica è una metafora, ma ancor più forse è una sineddoche. Noi crediamo che i rifiuti, una volta espulsi dalle nostre case, fuoriescano anche dalla nostra vita e non vediamo che viviamo tutti in una enorme discarica a cielo aperto. Non solo perché siamo circondati da sostanze tossiche, respiriamo veleni, mangiamo chissà cosa, ma perché i nostri stessi pensieri sono avvelenati dal pregiudizio, dall’ignoranza, dalla superficialità.
Il tema dei rifiuti è al centro di Corpi di scarto. Ma se l’autrice è Elisabetta Bucciarelli non può mancare la riflessione più intima e spietata sull’umanità dolente: siamo tutti il rifiuto di qualcuno. Quest’affermazione lapidaria (lanciata nel libro dalla voce fuori campo della Profetessa) genera una riflessione positiva: essere scarto, rifiuto, produce l’opportunità di una “seconda vita”. Diversa, più autentica. Ciò che per qualcuno è un rifiuto, per qualcun altro è un tesoro prezioso.
Ancora, torna il tema della ossessiva ricerca della perfezione fisica, territorio d’elezione dell’eminente chirurgo plastico Mito, che darà il suo modesto contributo allo sviluppo della storia.
Fuori dalla logica del rifiuto e degli scarti si pone Lorenzo, pompiere intervenuto a spegnere un incendio alla discarica e poi coinvolto dalle vicende dei suoi abitanti. Lorenzo non giudica ma interviene per aiutare. La sua è una presenza sana, solidale.
Al di là del tema del libro, attualissimo e importante, rilevo che, pur mantenendo una scrittura densa e mirata a far riflettere, per la prima volta Elisabetta Bucciarelli apre a un argomento di ampio respiro con l’obiettivo di far parte di un progetto collettivo, quello promosso da Legambiente (di più qua). È un’evoluzione personale e professionale che rientra in un percorso non occasionale, ma fortemente pensato, partecipato e condiviso.
Molti i temi da approfondire e mi riprometto di parlarne a breve anche qua a Roma (cosa che abbiamo fatto, il 16 aprile 2011, n.d.r.) con l’autrice. Ma ne consiglio in ogni caso la lettura: quando il noir impone la riflessione siamo davanti a un libro con potenzialità dirompenti.
Ricordo che parte delle royalties ricavate dalla vendita dei libri della collana VerdeNero sono devolute ai progetti SalvaItalia di Edizioni Ambiente.