I Bastardi di Pizzofalcone di Maurizio de Giovanni

Bastardi di PizzofalconeArriveranno.
Arriveranno e si metteranno a fare domande.
Scaveranno nelle parole, nelle espressioni. Cercheranno di capire il colore dei sentimenti, fiuteranno come cani alla ricerca della ragione di un odio.
Magari cercheranno male, perché non cercheranno l’amore. Invece è proprio l’amore, certe volte, quello che mette fine alla vita. L’amore è una corrente forte, gli direi; l’amore è come un fiume, che arriva placido e bello e dietro un’ansa che pare come le altre, che non sembra diversa da tutte quelle del percorso che dalla sorgente arriva fino al mare, trova un abisso e diventa una cascata violenta e terribile.
Di amore si può vivere, gli direi. L’amore è quella forza che ti prende per mano e ti porta alla fine della giornata, del mese, dell’anno e della notte. L’amore è un sogno, solo un’illusione: ma puoi conservarla e coltivarla, quell’illusione, e farla crescere fino ad abitarci dentro. […] (I Bastardi di Pizzofalcone, Einaudi Stile Libero Big, 2013, pag. 81)

Continua, inarrestabile, l’ascesa di Maurizio de Giovanni. Romanzo dopo romanzo, non solo non ci sono cenni di pause narrative, ma si rinnovano trame e personaggi. In che modo de Giovanni riesca a introdurre in ogni libro una così grande quantità di drammi e crimini, senza mai ripetersi, per me ha del misterioso.
Dunque, l’ispettore Lojacono, già visto ne Il metodo del Coccodrillo (ne avevo parlato molto brevemente qua), viene trasferito al commissariato di Pizzofalcone. Non è certo un premio: Pizzofalcone è nell’occhio del ciclone dopo una brutta vicenda che ha portato all’arresto di buona parte dei suoi agenti per traffico di droga. Il tentativo di salvare in extremis uno dei commissariati più antichi del centro storico viene affidato al commissario Palma, che chiede agli altri commissariati di Napoli di inviargli “forze nuove”. Agli altri non pare vero di potersi liberare degli elementi scomodi: Lojacono, appunto, ma anche Francesco Romano, Alessandra Di Nardo e Marco Aragona. Una squadra di reietti raccattati che andrà a fare compagnia ai superstiti di Pizzofalcone, Giorgio Pisanelli e Ottavia Calabrese, nel disperato tentativo di salvare il piccolo commissariato dalla chiusura. L’occasione si presenta immediatamente: l’omicidio di De Santis Cecilia coniugata Festa, moglie di uno dei notai più in vista della città. Una vicenda sordida: la donna era già oggetto di pettegolezzi nel “bel mondo” napoletano per via di una relazione extra-coniugale che il marito intratteneva con una rossa focosa. Ma la verità è molto diversa da ciò che le apparenze suggerirebbero, come scopriranno Lojacono e Aragona.
Nel frattempo Romano e Di Nardo indagano su un probabile sequestro di persona: anche qua, tanto squallore e molte apparenze ribaltate.
Infine Pisanelli, sopravvissuto allo sconquasso di Pizzofalcone, conduce una ricerca personale su una serie di suicidi sospetti.
Fin qui la parte investigativa; ci sono poi le storie personali di ciascuno dei protagonisti, intense e drammatiche. Di Lojacono qualcosa già sapevamo: l’allontanamento forzato dalla Sicilia, dalla moglie e dalla figlia; la difficoltà di abbandonarsi a una nuova relazione nonostante le attenzioni di due donne (in questo, ma solo in questo, Lojacono non si discosta dal suo “antenato letterario” Ricciardi). Degli altri scopriremo a poco a poco. Perché è certo che la squadra dei Bastardi ha appena iniziato il suo cammino.

I Bastardi di Pizzofalcone ha esattamente tutti gli ingredienti che un romanzo di genere deve avere per catturare una moltitudine di lettori. È scorrevole, intenso, pieno di colpi di scena. Ha – come gli altri romanzi di de Giovanni – una carica di pathos notevole. Per chi ha amato il commissario Ricciardi, l’ispettore Lojacono è una piacevole novità: è differente, ma non diverso. Una sorta di variazione sul tema. Lojacono non sente gli ultimi pensieri dei morti, ma a un certo punto “Si chiese cosa avesse pensato la signora prima di morire. Sarebbe stato comodo, saperlo: l’ultimo, fugace pensiero prima del buio della notte. Chissà se aveva pensato all’amore, se aveva ricordato qualcosa, qualcuno. Se era stata sorpresa.” e chi conosce Ricciardi sa che, in un altro tempo e in un’altra vita, questo desiderio di conoscenza avrebbe trovato amara soddisfazione.

La saga di Pizzofalcone ha un debito dichiarato con l’87° Distretto di Ed McBain e uno (non dichiarato, ma ancora più evidente) con il dramma teatrale napoletano. In generale l’intera produzione di de Giovanni ha il merito di essere “popolare” nell’accezione più positiva del termine: non c’è traccia di snobismo o elitarismo, ma incontra i gusti più ampi e diversificati perché riesce a parlare alla “pancia” dei lettori.

Ora, io so che in questi giorni l’autore è amareggiato perché un certo premio (la cui sestina finale era peraltro già molto discutibile) non è andato come lui avrebbe voluto. Comprendo il cruccio, ma prendendo le giuste distanze dall’accaduto si renderà conto che c’è modo e modo di essere “popolari” (anche il Grande Fratello è popolare, per dire). Non voglio entrare nel merito, sarebbe ingiusto nei confronti di chi ha vinto, ma le cose vanno viste in prospettiva. Anche i numeri parlano chiaro: diciassette tra romanzi di genere e non (incluse pièce teatrali e graphic novel) contro… uno. Insomma, non c’è proprio competizione, e questo lo sanno (soprattutto) i lettori.

Superfluo a dirsi, ma a scanso di equivoci: I Bastardi di Pizzofalcone (disponibile anche in ebook) è consigliatissimo.

3 Comments

  1. Maurizio de Giovanni ha il merito di riuscire ad evitare la pallosità sentimentale fine a se stessa. Anche se qualche volta, dai picchia e mena, ci è andato vicino.

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