Una Cadillac rosso fuoco (Le gialle di Valerio 253)

Joe R. Lansdale
Una Cadillac rosso fuoco
Einaudi Torino, 2020 (originale 2020, More Better Deals)
Traduzione di Manuela Francescon
Noir

Quasi una sessantina d’anni fa, forse il 1964. East Texas, piccole città. Ed Edwards lavora da Smiling Dave, lui e il proprietario vendono auto usate. Dave, cento e rotti chili per appena un metro e sessanta, preferisce restare in ufficio. Ed è molto giovane, quasi un figlioccio capace di far bene a pugni con clienti riottosi, prende commissioni per ogni vendita. Sono abituati a gestire catorci arrugginiti, a contraffare il contachilometri, a sistemare alla meno peggio buchi e difetti (tanto radiatore che cinghia di trasmissione), chiarendo preventivamente che i contratti di vendita non si possono poi rescindere. Dave gli chiede di riprendere la Cadillac rossa che aveva venduto a una coppia, i Craig, lei splendida e il marito bello grosso, l’auto non era male e costava troppo, l’avevano acquistata a rate, ora non pagano. Ci va accompagnato dalla sorella Melinda, graziosa 19enne che vive con la madre alcolizzata in una roulotte, al ritorno ci sarà bisogno di un altro autista. La coppia vive fuori città, hanno un vasto pezzo di terra con un drive-in e un cimitero per animali. Nancy Craig, bionda con gli occhi scuri, li accoglie con rassegnazione, spiega che l’acquirente firmatario è Frank e lui chissà dove si trova, da due mesi via con la macchina, a fare a botte e a scopare da qualche parte. Ed è stato in Corea, ne è segnato, torna a piedi di notte convinto che la Cadillac sia nella rimessa. Proprio così, ma arriva Nancy con un fucile, vanno a letto insieme, Ed non fa brutta figura, almeno sa che le donne hanno il clitoride e lo sa trovare senza bisogno delle istruzioni. Iniziano a vedersi regolarmente, Ed riprende la Caddy ma s’impegna a tenerla, pagandone lui le rate. Molti mesi dopo Nancy suggerisce che se il marito fosse morto o morisse sarebbe l’ideale. Appunto.

Ogni romanzo di Joe R. Lansdale (Gladewater, 1951) è una garanzia, ripete situazioni letterariamente godibili, con colpi di scena, senza sorprese. E sai cosa leggi! Un classico antico hard-boiled non metropolitano, dinamiche che vengono da lontano, la provincia profonda degli stati non uniti del sud! Questa volta la scorrevole narrazione è svolta in prima empatica persona al passato dal protagonista, ambientata negli anni sessanta: trame e accidenti, truffe e sesso, botte sudate e sparatorie letali; la polizia solo alla fine. Non si parla col cellulare né s’intercettano chiamate, non si cercano tracce di DNA né vi sono scienziati sulle scene dei crimini. Ed sembra bianco ma è nero, questo il filo dello svolgimento e dei dialoghi (eccelsi, come al solito). La mamma è bianca, il padre era nero, alto e virile, povero e forte, manesco e violento; il fratello maggiore Jake appare come il più scuro dei figli, fa l’operaio in fabbrica a Detroit, in qualche modo si è sistemato; Melinda vorrebbe studiare, Ed non sentirsi mediocre e fallito. In giro vengono presi per portoricani, messicani, certe volte italiani, belli prestanti bianchi poveri, nessuno sa che sono di sangue negro, loro hanno bisogno di soldi più o meno tranquilli e, inevitabilmente, finiscono per cercare documenti falsi che li “sbianchino” per sempre, almeno in quelle lande molto razziste dove vince solo chi ha la pelle chiara. Tanto più che ci sono neri chi riforniscono la madre di alcol, tipacci non damerini. Birra a fiumi e pure molto whisky.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Tre passi per un delitto (Le gialle di Valerio 251)

Cristina Cassar Scalia, Giancarlo De Cataldo, Maurizio de Giovanni
Tre passi per un delitto
Einaudi Torino, 2020
Noir

Roma. Primavera 2019. Il commissario Davide Brandi, giovane speranza dell’ordine pubblico nazionale, arriva sul luogo del delitto. In un palazzo tranquillo, in una zona residenziale del centro, in un bell’appartamento del quartiere Prati, sotto un grande quadro con La Piccola Fiammiferaia, la donna delle pulizie ha trovato il cadavere di una splendida ragazza in négligé, Giada Colonna, ventotto anni, laureata in Storia dell’arte. Cranio devastato da un solo violento colpo alle spalle. Nessun mobile rovesciato o cassetto svuotato. Nessuna traccia di rapina. C’è sperma nella vagina, cercano di ricostruire le ultime chiamate e gli ultimi contatti. Giada aveva un misterioso attempato amante, infine risalgono a Marco Valerio Guerra, basso e tarchiato, occhi grigi e sguardo acuminato, un settantenne ricchissimo e famoso, certo non bello, che li riceve al settimo piano dello stabile della sua Fondazione in via del Corso. E confessa di essere l’autore dell’omicidio con un lungo sproloquio senza interruzioni. Si considera di intelligenza superiore, un’insuperabile intelligenza emotiva coniugata all’altrettanto innata capacità di manipolare le coscienze e di acquisire strumenti funzionali alle strategie, un burattinaio salito alla massima altezza di denaro e potere, che di fronte ha avuto sempre solo marionette, anche coloro che lo stanno ascoltando ora. Era nato in una famiglia aristocratica di facciata (poi in realtà con le pezze al culo), si era sposato ed è sempre restato (senza alcuna fedeltà) con la moglie Anna Carla Santucci, bella alta annoiata figlia di chi poteva garantirgli un forte investimento iniziale, hanno Lorenzo, figlio quarantenne che lui scansa detestandosi a vicenda, da tempo nemmeno lo vede. Giada ha introdotto una crepa nella sua vicenda di esclusivi successi, non se lo aspettava, è disposto a pagarne le conseguenze.

Tre bravi scrittori italiani hanno concertato un romanzo inusuale a tre ingegni e trenta dita. Inizia De Cataldo (Taranto, 1956) raccontando in prima persona il commissario Brandi alle prese con il caso della vita; segue De Giovanni (Napoli, 1958) con la spontanea dichiarazione confessione autobiografia dell’odioso manipolatore e astuto affabulatore Marco Valerio, prima adulato, poi disprezzato da tanti e dai media, ma che vuole restare arbitro dei destini umani; chiude provvisoriamente Cassar Scalia (Noto, 1977) narrando i riflettuti pensieri di Anna Carla, alla quale proprio la sera del delitto il marito aveva telefonato segnalando che era stato lasciato da Giada, mentre Anna Carla era alle Terme dei Papi di Viterbo con due amiche, tutte e tre ben consapevoli delle frequenti amanti di lui, ora reo confesso di un delitto che però non ha commesso, lei ne è convinta. Al secondo conclusivo turno la sequenza è ovviamente diversa: Marco Valerio continua a testimoniare; Anna Carla risponde alle immediate domande del commissario e, nei giorni successivi, intuisce progressivamente i dubbi dell’investigatore sulla verità; Brandi deve capire tutte le crepe della storia prima di tirare le fila, a suo modo, barcamenandosi fra tecniche e trucchi di chi fa l’inquirente con perspicacia. I tre autori hanno scommesso con successo anche con la propria identità letteraria: difficile rintracciare il Libanese o Spinori nello stile di Brandi, Ricciardi o un Bastardo nello stile di Guerra, Guarrasi in Santucci. Il filo unitario di eventi e relazioni tiene, l’esperimento ha funzionato. In auto Anna Carla cerca un canale nostalgico, in ordine di apparizione Fred Bongusto, Gino Paoli, Ornella Vanoni. A Marco Valerio piacciono sesso, macchine sportive e, ovviamente, il brandy.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Broken (Le gialle di Valerio 250)

Don Winslow
Broken
HarperCollins Milano, 2020
Traduzioni di Giuseppe Costigliola e Alfredo Colitto
Noir

New Orleans. Inutile dire alla piccola mite Eva McNabb che il mondo è a pezzi. Lavora di notte per smistare le chiamate alla sala operativa del Pronto intervento, sente la disperazione umana per otto ore buone, cinque giorni a settimana e nei doppi turni. Incidenti, rapine, sparatorie, omicidi, mutilazioni; paura, panico, rabbia, furia, caos. Il marito è un poliziotto in pensione, John, un omone alto un metro e novantatré col torace ampio e le spalle larghe dei suoi progenitori irlandesi, una leggenda, molto violento sia a casa che fuori, ormai spesso sbronzo. Anche i suoi figli sono poliziotti, abbastanza diversi fra loro: il maggiore, Jimmy, simile al padre, iroso e inasprito, potente ed efficiente, non ha mai una ragazza fissa, tende a odiare tutti; il minore, Danny, alto snello allampanato, sensibile e buono, fidanzato con la splendida allegra infermiera Jolene. Accade che la oleata squadra della Narcotici guidata da Jimmy sequestri un carico di anfetamine del trafficante Oscar Diaz per un valore di un paio di milioni di dollari e mandi saluti irridenti al boss; che Diaz faccia rapire e personalmente spezzi tutte le ossa più grandi di Danny, torturandolo fino alla morte, e invii al fratello il relativo video; che Eva chieda al figlio rimasto vivo di uccidere tutta la banda degli assassini per vendetta. Eva conosce la vita, conosce il mondo: sa che comunque tu ci entri, ne esci a pezzi, rotto. Il primo racconto lungo è per stomaci forti, i quattro successivi meno, l’ultimo più. Il violento episodio della famiglia McNabb è ambientato nell’estuario del Mississippi, ancora sofferente per le conseguenze dell’uragano Katrina. La madre dell’autore era nata lì, lì conobbe il padre durante la seconda guerra mondiale, era agli ultimi giorni di vita durante la stesura della novella.

Ennesimo mirabile capolavoro per Don Winslow (New York, 1953), il migliore scrittore americano dell’ultimo quarto di secolo. Non un libro minore o di transizione, non una raccolta di racconti; sei dettagliate novelle o romanzi brevi, crime stories tecnicamente, attente ai poliziotti, capaci di toccare più generi letterari e corde emotive, con alcuni personaggi che ricorrono, almeno quattro ripresi da differenti precedenti testi. Imperdibile. Non a caso, l’ottima traduzione è stata assegnata ai due ottimi traduttori dei romanzi passati dello stesso autore, Giuseppe Costigliola (le prime tre) e Alfredo Colitto (le seconde tre). In esergo Stephen King, i due si apprezzano. La prima novella, Broken (con citazione di Hemigway) dà il titolo al volume, pure nell’edizione americana. La seconda (per Steve McQueen) è dedicata a un eccelso non violento rapinatore, operativo sulla U.S. Route 101, la PCH, Pacific Coast Highway, el camino real, circa 2500 chilometri da Messico a Canada, oltre la metà in California. Proprio lì a sud agisce Davis, elegante e volatile: non compra niente, non possiede niente, paga in contanti con svariate identità pratiche. Tra l’aprile 2008 e l’ottobre 2018 ha messo a segni perfetti colpi mentre gioiellieri affidano a corrieri merce di enorme valore, due o tre lavori l’anno, mai nello stesso posto. L’unico a pensare che il colpevole sia lo stesso uomo solo è però il tenente Ronald Lou Lubesnick, nessuno dà credito alla teoria e, dopo l’ultima rapina, lui è costretto a separarsi dalla moglie che lo tradisce, pateticamente affitta un piccolo appartamento vista mare a Solana Beach. Casualmente frequenta il complesso residenziale anche Davis, sarà una bella sfida all’O.K. Corral fra i due. La terza novella (per Elmore Leonard) è una divertente mirabolante storia d’amore che inizia con lo scimpanzé Champion in giro con una pistola fuori dallo zoo di San Diego; Lou c’è. Anche la quarta (per Raymond Chandler) si svolge a San Diego e ruota intorno al surf e al Duca, Duke Kasmajian, ricchissimo malandato capo della più grossa agenzia di garante delle cauzioni della zona; Lou c’è ancora e ci sono anche sia il cacciatore di taglie Boone Daniels e i suoi amici della pattuglia dell’alba, sia il 65enne professor Neal Carey e la 68enne moglie pokerista (ex maestra) Karen; tutti in forma, a rischiare la vita. La quinta è un’avventura intermedia di Ben, Chon e O nel 2008, droga e surf nel pericoloso paradiso delle Hawaii, in sorprendente compagnia di Frank Machine e di Bobby Z. La sesta e ultima (anche come scrittura) è meravigliosa e terribile, descrive con cruda poesia quel che avviene ai bimbi strappati alle famiglie immigrate, buttati nelle gabbie del confine col Messico, a El Paso e altrove; il 37enne Cal lavora con le Pattuglie, ha votato per l’uomo del muro ed è un gran segugio; poi incontra Luz, una bambina salvadoregna di sei anni, isolata e silente. Trump c’è e non lotta insieme a noi, Winslow lo avversa con intelligenza e maestria letterarie (oltre che con militanti ottimi tweet quotidiani), solidale col figlio Thomas che lavorò per Obama e ora è nello staff di Biden. Tanto jazz e cioccolato fondente.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

Riccardino (Le gialle di Valerio 249)

Andrea Camilleri
Riccardino
Sellerio Palermo, 2020
Noir
(Volume cartonato anche con la prima stesura del 2005)

Vigata, Montelusa. Novembre 2004. Chi ha ucciso all’alba davanti al Bar Aurora l’impiegato della Banca Regionale Riccardo Lopresti, bello inappuntabile elegante sportivo espansivo, cittadino esemplare e cattolico osservante? Aveva appuntamento con tre inseparabili amici per una giornata da trascorrere insieme; sembra sia arrivata una grossa motocicletta Yamaha 1100 da strada, il conducente con casco integrale gli ha poi sparato due colpi in faccia. Lo strano è che poco prima la vittima aveva sbagliato numero e chiamato a casa il 54enne commissario Salvo Montalbano, presentandosi con un “Riccardino sono!” e ingiungendogli di sbrigarsi. L’indagine parte subito: gli amici erano tutti coetanei (del 1972), si erano conosciuti in prima elementare e non si erano più persi di vista; i giovani “quattro moschettieri” facevano giri e palestra insieme e avevano messo su famiglie intrecciate. Liotta e Licausi avevano sposato le due sorelle di Bonanno, Bonanno quella di Liotta; Lopresti, invece, Else, una tedesca, con la quale però gli altri non mantenevano buoni rapporti, lei sorella minore della sposa di un vigatese. Probabilmente, si capisce subito, Riccardo era amante di una moglie dei tre amici, due geometri e un ragioniere, loro tutti a vario titolo impiegati nella società della miniera Cristallo a Montereale. La vittima aveva fatto anche un’altra telefonata prima di morire. Corna o affari o altro dietro al delitto? Il commissario è molto incerto, sballottato su più fronti, distratto anche dalla voluminosa chiromante chiaroveggente Augustina Tina Macca che denunzia uno strano rumoroso traffico da parte di di un camionista che tutte le notti lascia un pacco nascosto sulla via davanti casa, per poi riprenderlo il giorno dopo con un’auto. Indaga su tutto e si consola mangiando in trattoria da Enzo o quel che Adelina gli lascia in frigo, parlando con Livia al telefono (pur pericolosamente incerta fra Rio e Johannesburg per le vacanze), bevendo whisky a canna.

Per chiudere in bellezza, l’immenso Andrea Camilleri (1925-2019) ha scelto una narrazione tridimensionale, con espliciti riferimenti a Pirandello e ad altri scrittori. Leggerete un impeccabile noir (senza verità e giustizia) imperniato sul solito protagonista (in terza persona fissa), con attorno i suoi mitici fedeli accoliti personaggi (Catarella e Fazio, Enzo e Adelina, la fidanzata Livia e il vice Augello a distanza) ed altre personalità (soprattutto questore, pm e vescovo). Leggerete del complicato locale impatto sociale dei mezzi di comunicazione di massa, in particolare dei rapporti conflittuali con l’immaginario prodotto dall’attore televisivo che interpreta Montalbano e dall’intera serie che stravolge la vita di tutto il paese. Leggerete della pessima relazione ormai instauratasi fra Salvo Montalbano e l’Autore dei romanzi ambientati, hanno opinioni diverse praticamente su ogni questione (eccetto che sullo scrivere o leggere americanate): da una parte sull’indagine, la sua evoluzione, la sua conclusione; dall’altra sulle reciproche biografie, l’invecchiamento e il futuro che, eventualmente, li aspetta. Sono tre le dimensioni, non due! Il vero Montalbano è infastidito dalla popolarità del falso, che gli complica il lavoro di polizia, lo fa sentire insieme bravo attore e inerte spettatore e, soprattutto, è più giovane, fisicamente non gli assomiglia affatto e non deve improvvisare come fa lui, impara la parte e via. Il vero Montalbano ha ormai propri codice e coerenza e sopporta sempre meno le idiosincrasie del pur altrettanto vero Autore che da Roma telefona a Vigata (la sua Porto Empedocle). Dovrà trovare non solo i colpevoli ma pure il modo di liberarsi delle verosimili fiction, una volta per tutte. Camilleri ideò il romanzo nel 2004, comunque come quello conclusivo della serie, voleva essere ironico e autoironico sul personaggio che lo aveva reso famoso nel mondo e gli aveva ingombrato le scritture oltre che la vita. Abbiamo continuato a godere le sue avventure anche dopo, a prescindere, altri diciotto romanzi e vari racconti. Nell’estate 2005 lo consegnò a Elvira Sellerio (1936-2010), amica del cuore e responsabile dell’omonima casa editrice; nell’attesa, Elvira custodì il manoscritto, poi gestito dal figlio quando lei morì e l’autore decise di “sistemarlo” un poco, rimodulandolo nella lingua e nelle sfumature (a 91 anni, nel 2016). Segnalo l’esame di filosofia di Montalbano a pagina 216 e la lettera rivoltagli dall’Autore con le opinioni sul governo del 2004-2005 a pag. 259. Teatralità e musicalità ovunque. Imperdibile.

(Recensione di Valerio Calzolaio)

La Debicke e… Sentenza artificiale

Barbara Baraldi
Sentenza artificiale
ChiareLettere, 2020

Barbara Baraldi affronta per la prima volta una trama dal sapore fantascientifico che mi rimanda subito al celebre “Io robot” del grande Isaac Asimov. E allora concedete a me, per anni maniacale cultrice di fantascienza, di avanzare poche righe. Per quanto attiene al potere e all’utilità delle macchine nel nostro mondo, oggi siamo inchiodati a due opposte profezie: una tecnoutopista, l’altra scettica e catastrofista. La prima, ottimistica e illuminista, guarda al macchinismo come una liberazione (dalle costrizioni materiali, dalla pericolosità del lavoro) e si basa sul sapere sociale e la conoscenza (tecnologica) applicati. La seconda, la catastrofista, è invece molto condizionata dal timore che le più straordinarie tecnologie, magari legate al nucleare, possano sfuggire al controllo dell’umanità e segnarne la fine. E fu proprio Isaac Asimov, scienziato e futurologo, con il bestseller della letteratura fantascientifica Io robot, a metterci davanti agli occhi il peggior dilemma del macchinismo: l’uomo replicherà, secondo Asimov per il 2035, il proprio cervello in un androide. Ma a quel punto il “cervello positronico” (l’antimateria di cui Asimov immagina fatta la mente dei robot) sarebbe in grado di ingaggiare una sfida finale col cervello umano. Nella fantascienza di Asimov, l’uomo può difendersi dal sopravvento dei robot programmandone il software con algoritmi embedded di autocensura e autocontrollo (che nel suo romanzo la Baraldi inserisce e maneggia con perizia).
Ma in uno dei racconti di Asimov, il robot androide Viki (Virtual Interactive Kinetic Intelligence) sfugge al controllo umano… Fa pensare. Insomma, potremmo rischiare davvero il sopravvento delle macchine intelligenti sull’uomo?
La trama di Sentenza artificiale ci regala una splendida, inarrestabile avventura dai ritmi rapidissimi, tutta in salita, per presentarci un futuro prossimo plausibile in cui la maggioranza del governo italiano, sulla spinta di una formidabile pressione economica e mediatica, sta per votare una riforma, la più grande innovazione nella giurisprudenza dall’epoca della riscoperta del Codice giustinianeo. Un riforma per affidare la giustizia italiana a LexIA, l’algoritmo di “sentenza artificiale” in grado di rivoluzionare il processo penale. LexIA è in grado di valutare ogni aspetto del caso, dalle circostanze alle prove, dalle testimonianze alle attenuanti, ignorando le ingerenze politiche nella magistratura e la pressione dell’opinione pubblica, E, se non bastasse, può anche eliminare gli errori giudiziari e, di conseguenza, i risarcimenti milionari che andrebbero a gravare sulla spesa pubblica. Insomma LexIA è un algoritmo in grado di emettere la sentenza senza alcun intervento dell’intelligenza, della capacità decisionale e dell’etica umana. Promotore e sponsor della rivoluzionaria metodologia è Aristotile Damanakis, imprenditore e filantropo, fondatore e amministratore delegato della LegTech, società creatrice del programma, ex avvocato penalista, poi affermatosi nel campo dei servizi informatici per gli uffici legali e i tribunali, settore privatizzato di recente. Ma durante la conferenza stampa in una grande aula del Tribunale di Roma, una pacifica manifestazione dell’opposizione, i Responsabilisti, degenera in attacco rivoluzionario e provoca disordini disastrosi. Alcuni sicari vestiti di nero e mascherati raggiungono la sala delle conferenze. Damanakis viene assassinato e Colbran, ex giudice di Corte d’Assise, fondatore e portavoce del movimento dei Responsabilisti, ritrovato vicino al cadavere con un pistola fumante in mano, viene accusato del delitto.
Sono passati due anni, ogni resistenza alla messa a punto del progetto di LexIA è stata superata, il programma verrà introdotto a giorni. Il primo caso ufficiale su cui dovrà pronunciarsi sarà la colpevolezza di Saverio Colbran, accusato dell’omicidio di Aristotile Damanakis, ma la giovane e brillante informatica e analista ministeriale Cassia Niro, che da alcuni mesi sta lavorando al progetto, ritiene di aver scoperto un’anomalia nel sistema. Anomalia che, a suo vedere, potrebbe mettere a rischio il corretto funzionamento dello stesso. Cassia è sicura che qualcosa o qualcuno abbia sia pur brevemente interferito con la sandbox di protezione di LexIA. Ligia al dovere e all’azienda informa il suo capo e fa rapporto scritto su quando ha individuato. Dritta e decisa fino al midollo, immagina un’interferenza o un errore umano. Non può certo prevedere che, dal momento in cui ha reso noti i suoi dubbi, la sua vita sarà in pericolo. Qualcuno vuole interferire sulla riforma della magistratura ed è pronto a uccidere pur di manipolare le sentenze. Da quel momento Cassia si trasforma in bersaglio per qualcuno disposto a tutto pur di coprire le proprie tracce. Perché come lei è riuscita a vedere l’anomalia, così chi controllava quell’anomalia ora sa di lei.
Cassia, imbattibile hacker, sarà costretta a confrontarsi con un avversario di cui non riesce a indovinare fino in fondo le mosse. Ma il coraggio, la volontà, l’intelligenza, la convinzione, il senso di amicizia, di appartenenza e l’emozione umana a lungo andare possono trasformarsi nella carta vincente che ti può regalare la partita. E sarà infatti Cassia, in una spasmodica corsa per fermare il tempo, a sorprenderci con una serie di colpi di scena.
L’autrice fa pensare alla sua Cassia: “Nessuna macchina potrà mai competere con la flessibilità della nostra mente”.
E noi oggi in questo mondo, dove mille diversi input condizionano e governano le nostre giornate, anche senza la spada di Damocle di LexIA a incombere sulle nostre teste, speriamo che abbia davvero ragione, anche se un perverso angolino della nostra mente continua a chiedersi: chi comanda e decide veramente?
Applauso a Barbara Baraldi nell’aver scelto di portare avanti una trama potente, straordinariamente scenografica, in bilico sul doppio binario scientifico ed etico. Immaginate per un attimo che una macchina possa arrivare a sostituire un intero apparato di giustizia, che possa farsi garante di una giustizia priva di componenti pregiudiziali o soggettive, asettica e super partes: la vorremmo? Questo è il vero dilemma etico che ci affida Sentenza artificiale.
I grandi progressi della scienza e della tecnologia pongono sempre il quesito sui limiti entro i quali ne è consentita la messa in pratica. In Sentenza artificiale LexIA prende decisioni sulla base della riproduzione astratta di una realtà che non capisce. LexIA infatti è un’intelligenza priva di empatia, non in grado di distinguere tra il “bene” e il “male” come li intendiamo noi, e non può prescindere dalle idee e convinzioni dei suoi progettisti….

Barbara Baraldi è autrice di thriller e sceneggiature di fumetti. Pubblica per Giunti editore la serie “Aurora Scalviati, profiler del buio” di cui fanno parte i romanzi Aurora nel buio (2017), Osservatore oscuro (2018) e L’ultima notte di Aurora (2019). Nel corso della sua carriera ha pubblicato romanzi per Mondadori, Castelvecchi, Einaudi e un ciclo di guide ai misteri della città di Bologna per Newton & Compton. Tra il 2014 e il 2015 ha collaborato con la Walt Disney Company come consulente creativa. Dal 2012 scrive per la serie “Dylan Dog” di Sergio Bonelli Editore. È vincitrice di vari premi letterari, tra cui il Gran Giallo città di Cattolica e il Nebbia Gialla. È trai protagonisti di Italiannoir, documentario sul thriller italiano prodotto dalla Bbc. I suoi libri sono accolti con favore dalla critica e dal pubblico e sono pubblicati in vari paesi, tra cui Germania, Inghilterra e Stati Uniti. Dal 2010 tiene lezioni e corsi di scrittura creativa per adulti e ragazzi in collaborazione con le scuole secondarie di primo e secondo grado.