Costato a Don Winslow ben sei anni di ricerche, Il potere del cane (Einaudi, 2009) è il “romanzo criminale” dell’America Latina: se da noi c’era la Banda della Magliana, lì avevano (hanno ancora, immagino) i narcotraficantes che tenevano in scacco interi governi. Il libro si basa su fatti realmente accaduti: su Wikipedia, per chi mastica l’inglese, si trova la comparazione tra personaggi fittizi e persone reali.
Figura centrale è quella di Art Keller, che per quasi 30 anni si dedica – sacrifica la sua intera vita, meglio – alla lotta al narcotraffico. Dall’altra parte i fratelli Barrera e lo zio Miguel Angel. A contorno, una miriade di protagonisti: gli italiani, gli irlandesi, gli agenti federali, un mercenario a metà, un prete eroico. Le donne: poche, come se di questa guerra fra bambini avidi loro fossero solo vittime. A parte Nora, bellissima e disperata, che gioca un ruolo centrale anche se a tratti inconsapevole. E la droga: che scorre a fiumi, che si smercia a tonnellate, che viene usata come moneta di scambio. Che muove il mondo.
Lo straordinario, disperante intreccio di relazioni tra criminali, politici, funzionari di Polizia, CIA e DEA è raccontato con ritmo serrato. Ma anche la discesa agli inferi dei singoli personaggi, ognuno alle prese con il proprio dramma personale, è narrata con grande perizia. Come da manuale, sullo sfondo della Storia si svolgono le storie di rovina e devastazione, non meno interessanti e importanti dei grandi eventi.
A fine lettura rimane la sensazione di una guerra persa in partenza, senza scampo e senza speranza, di una formica in lotta contro un elefante.
Romanzo coinvolgente, indiscutibilmente amaro.
Li avevamo e li abbiamo ancora… Infatti è peggio. Da me arriva almeno una panga boat al mese, ho conoscenti qui in un ranch vicino sulla costa che girano armati proprio per quello. E vasti appezzamenti di foresta nazionale sono disboscati annualmente eliminando centinaia di piante di vegetazione diciamo non nativa, custodite da truci narcos armati di lupara (versione locale, sawed-off shotgun). E questo in un’area molto tranquilla del Norte. A sud del confine, l’immagine è quella opposta, i narcos non sono quelli che si nascondono e arrivano di notte. Anche se alcuni dettagli dell’intreccio politico potrebbero essere di fantasia (ma non credo) il messaggio del romanzo (uno dei migliori che ho letto negli ultimi anni) è evidente: solo che la guerra non è solo persa in partenza, ma disastrosa. La vera guerra è quella contro le popolazioni stritolate da questo finto confronto tra autorità proibizionistiche. E chi ci rimette sono sempre i più deboli, ovviamente, i campesinos, las muertas de Juárez e molti altri.
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Splendida testimonianza diretta 🙂
Ri-bentrovato, Paolo 🙂
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