La Debicke e… Interruzioni

InterruzioniInterruzioni
di Camilla Ghedini
Giraldi, 2016
Prefazione di Marilù Oliva

Quattro donne e quattro storie che trattano in modo realistico il tema della maternità. Quella che tutte conoscono, serenamente o no, come figlie, quella sofferta che talune non possono o non vogliono vivere come madri. La maternità vista come travolgente felicità o come evento ineluttabile, un inevitabile baratro o peggio addirittura una drammatica e incontrollabile spada di Damocle.
Quelle di Camilla Ghedini sono storie che parlano di un preciso rifiuto della maternità, di una genitorialità che si desiderava ma poi…, di una sofferta vita, plagiata da una disumana figura materna e infine di una gravidanza o pseudo gravidanza forse interrotta volontariamente?
Il dizionario Treccani definisce interruzione: l’azione, il fatto d’interrompere o d’interrompersi, e più spesso l’effetto, cioè la sospensione o la cessazione nella durata, la soluzione di continuità di azioni, processi, fenomeni…
Nel suo Interruzioni, Camilla Ghedini prova a sviscerare a fondo una complessa tematica umana che viene spesso affrontata in modo scontato o magari con stupida presunzione e cruda arroganza.
E però ogni donna e ogni uomo sono diversi e ciascuno ha le sue problematiche che di volta in volta, vanno considerate “a modo loro”.
Estraggo, dalla conclusioni finali di Camilla Ghedini, pensieri e precise motivazioni del perché di questo suo libro (forse liberatorio?): «Questo scritto avrebbe dovuto essere altro. Era stato concepito per contenere alcune storie di mamme ree di infanticidio… Avrei dovuto scriverlo con la psicoterapeuta Maria Rosa Dominici…. Avevamo ottenuto il permesso dal Ministero. Nel mezzo però c’è stata la vita, anzi la morte, e io non sono riuscita a proseguire. Sono entrata in un dolore profondo, il mio, per la scomparsa improvvisa e traumatica di mio padre… Così ho virato, senza sapere dove stavo andando, con la morte tra le dita… Il risultato sono dialoghi e monologhi che parlano di morte e maternità nelle sue varie declinazioni. Io ci sono come figlia, come madre, come giornalista…»
Tutto che mi porta a tornare daccapo e rileggere e capire meglio la sofferta introduzione del suo  Interruzioni:«E poi succede che la vita si comprenda a un passo dalla morte, ma troppo tardi e senza la possibilità di riscriverla»….
Interruzioni sono quattro brevi storie. Si comincia con la prima, un dialogo esplicativo e che risponde a una precisa domanda: come e perché si può scegliere di non avere un figlio.
La seconda dura, quasi snaturata, narra un confronto diretto con un’infanticida immaginario.
Ḕ il tentativo di spiegare come si possa uccidere il proprio figlio e dopo riuscire ad accettarsi senza punirsi, senza continuare a punirsi. Senza chieder perdono. Continuando a vivere e magari fare normalmente sesso. Sarebbe mai possibile come spiegazione che questa imposizione di essere madre o peggio questa recita forzata a fare la madre, abbia sopraffatto, cambiato o meglio bruciato qualcosa dentro?
Nella terza storia, pesantemente permeata dal dolore, si scopre una ferrea e precisa volontà di subire la morte a quarant’anni per un cancro, da parte di una figlia poco amata. Nella quarta invece c’ è la presenza e il richiamo compulsivo di Giulia, questa bambina, forse voluta ma mai nata, che domina e continua a dilagare sulla scena come un’ossessione.
Provo a valutare con distacco. Non è facile scegliere, decidere, sopportare e vivere l’essere madri. E poi chi può dire quale sia il confine invalicabile che nessuna coscienza potrà superare?
Ai nostri giorni il mondo che ci circonda ci rende pieni di paure, ma non deve condizionarci a fare scelte dettate solo ed esclusivamente dalla ragione. Se si ripercorrono tutti i secoli passati, lontani e vicini, ci si rende conto che quello che oggi crediamo fosse meglio invece era peggio. Ma ora noi siamo qui. Desiderati? Cercati? Per errore? Per caso? In ogni modo ci siamo e credo che molti altri ci saranno dopo di noi.

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