Le gialle di Valerio/71: Morchio

Fragili veritàBruno Morchio
Fragili verità
Garzanti, 2016
Giallo

Genova. Luglio 2015. Giovanni Battista Bacci Pagano, ateo divorziato single, va al funerale del suo amico e coetaneo Cesare Almansi, senatore schiantatosi con la Bmw sul guardrail della Firenze-Lucca. Dalla precedente campagna elettorale (un paio d’anni) si erano ritrovati, affrontando poi una terribile complicata pericolosa vicenda criminale: “la verità è così fragile, e chi può escludere che sia stato un colpo di sonno?” È un’altra indagine a occupare i pensieri dell’investigatore privato. I coniugi Selman lo chiamano nella loro stupenda villa del Seicento per capire dove può essere finito il figlio 16enne Giovanni, adottato 8 anni prima in Colombia. Sono ricchi: Jacqueline è un’architetta arredatrice d’interni, bella cinquantenne mediterranea, Chanel N. 5; Giacomo un ingegnere civile ereditiero, isterico e rammollito, astemio e vegetariano, esile con gli spermatozoi pigri; Giovanni si chiamava Bernardo, aveva trascorso un’infanzia povera e disperata, ha un fisico scolpito da arrapante indio, acerbo e atletico, potente in piscina. Bacci si sta ancora rimettendo dal gravissimo trauma che quasi lo aveva ucciso, sei mesi imbragato in una gabbia ortopedica. Fuma la pipa, gira in Vespa 200 PX, prova a chiacchierare dell’incarico con Totò Pertusiello, il carissimo capo della sezione omicidi andato in pensione da sei mesi, con problemi cardiologici. Ci riflettono su davanti a un Negroni e poi riesce a trovare subito il ragazzo. Scopre che spaccia in discoteca e si interessa alle FARC, le Forze armate rivoluzionarie del suo paese d’origine, sarà complicato riportarlo a casa, ovunque essa sia.

L’ottimo psicologo e psicoterapeuta Bruno Morchio (Genova, 1954) prosegue la serie notevole e di successo (11 romanzi, prima Frilli ora Garzanti), il noir dei caruggi, con un bel testo dedicato “a tutti i Giovanni che ho conosciuto nel mio lavoro in consultorio”. Una lunga relazione condizionata dal non aver figli, l’adozione da adulti di chi ha già maturato indimenticabili passaggi di vita, i lussi di relazioni affettive insicure e parzialmente insincere, i percorsi per farsi male e per accettarsi davvero, i contesti emotivi e culturali della guerriglia contro oppressioni inaccettabili sono il filo di una narrazione in prima, intensa e psicosociale, dopo la parentesi giallo politica. Non a caso il riferimento continuo è questo monito del Che: “bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza”. Già. Anche Guevara fu ucciso a sangue freddo il giorno dopo la cattura (e l’anno prossimo ricorrerà il cinquantenario dell’assassinio nel 1967, seguite Taibo II)! Il vero elemento thriller del romanzo è la parte colombiana della storia, anche nelle ricadute italiane. Segnalo la presbiopia affettiva: capacità di giudizio offuscate verso le cattive scelte di persone vicine, stoica determinazione nel combattere la cattiveria lontana. La figlia Aglaja, prossima a laurearsi in lettere (Morchio si laureò con Sanguineti), convivente col padre, è in vacanza a Le Castella (ricordo) e prima o poi se lo sposa l’acuto cuoco fidanzato Essam, con dote da detective. Molti cocktail, decisivo l’Asinello. Ottimi bianchi e fiaschi di Chianti. Conte e Guccini nei passaggi chiave.

(Articolo di Valerio Calzolaio)

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